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Ciclotimia e disturbo bipolare
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Dr. Giuliana Proietti |
Significato:
Come dice la parola stessa, il disturbo bipolare consiste nell'oscillazione fra
due polarità. Ad oscillare è il tono dell'umore, che passa da una polarità
depressiva ad una euforica, con una certa ciclicità. Da qui anche l'altro
termine che caratterizza questa condizione: la ciclotimia, che però si riferisce
ad un disturbo meno grave, in quanto definisce un tratto di personalità e non
una vera e propria patologia. Il sintomo psichiatrico fu chiamato inizialmente
“psicosi maniaco-depressiva” : i due stati, di eccitamento maniacale e di
depressione, venivano considerati la manifestazione di un unico processo
morboso.
Definizione:
Il disturbo bipolare è un disturbo del tono dell'umore caratterizzato dallo
sviluppo di almeno un episodio maniacale o misto in un periodo qualsiasi della
vita del paziente.
Ciclicità:
I cicli di depressione ed euforia si alternano a periodi di completa 'normalità',
per cui il soggetto riesce spesso a trovare un equilibrio. Inoltre, non sempre,
dopo la fase depressiva, si ha quella di eccitamento maniacale.
Sintomi:
I sintomi osservabili nella fase depressiva sono quelli consueti della
depressione:
- ansia e irrequietezza,
- demotivazione,
- noia,
- pessimismo,
- sensi di colpa,
- sensi di inadeguatezza,
- scarsa autostima,
- tendenza a piangere ed a commuoversi,
- scarse capacità di concentrazione,
- rallentamento nel pensiero, nell'eloquio, nella gestualità,
- alterazioni del sonno e dell'appetito,
- idee di morte e di suicidio,
ecc.
Meno conosciuti, anche perché più facilmente scambiati per un tratto di
personalità, sono i sintomi relativi alla fase euforica, o maniacale:
- ottimismo eccessivo
- grande stima di sé,
- grande energia,
- espansività,
- eloquio e pensieri accelerati e inarrestabili,
- fuga delle idee,
- insonnia senza sensi di stanchezza,
- iperattività confusa,
- disinibizione sessuale,
- impulsività nelle spese (acquisto di cose inutili e dispendiose compromettendo
la stabilità economica familiare),
- sottovalutazione della realtà,
- facile irritabilità, tendenza alla lite per futili questioni (scenate, cause
in tribunale, ecc.)
- tendenza a comportamenti polemici
- deliri di onnipotenza ( la persona si attribuisce conoscenze importanti,
poteri particolari, missioni per conto di Dio, ecc.)
Se i sintomi durano più di una settimana e la persona è incapace di assolvere ai
suoi abituali compiti lavorativi e familiari, oppure è necessaria
l’ospedalizzazione, si parla di episodio maniacale (disturbo bipolare di tipo
I); se invece la durata dell’episodio è minore, o la compromissione è meno
marcata, viene fatta diagnosi di episodio ipomaniacale (disturbo bipolare di
tipo II).
Esordio della malattia:
L’età di esordio è tra i 15 e i 40 anni: spesso le prime manifestazioni del
disturbo sono di tipo depressivo, a volte alternate a episodi ipomaniacali che
non destano molta preoccupazione.
Nel periodo adolescenziale questo disturbo può causare abbandono scolastico,
perdita del lavoro e problemi di relazione.
Diagnosi:
Per la diagnosi di disturbo bipolare di tipo I è sufficiente la presenza di un
episodio maniacale o misto (copresenza di sintomi maniacali e depressivi per
almeno una settimana, con marcata compromissione).
Eziologia:
Si tratta di una malattia a forte componente genetica, tanto è vero che tutte le
persone interessate hanno parenti o affini con sfumature simili di personalità.
Chiaramente oltre alla predisposizione genetica, grande importanza hanno anche
gli eventi della vita, le influenze dell'ambiente. L'alternarsi delle stagioni
ha grande influenza su questa ciclicità del tono dell'umore, per cui in inverno,
primavera ed autunno si tende più facilmente verso la depressione e durante
l'estate verso l'euforia (o la mania).
Fattori di rischio:
Tra i rischi a cui sono esposte le persone con disturbo bipolare ci sono:
- il suicidio (durante gli episodi depressivi)
- la morte per cause accidentali (es. a causa di una guida spericolata) durante
gli episodi maniacali;
- compromissione dei rapporti interpersonali,
- compromissione della stabilità economica (durante gli episodi maniacali, per
shopping compulsivo)
- perdita del lavoro (es. per comportamenti inadeguati, tenuti durante gli
episodi maniacali)
- uso di tranquillanti e droghe per automedicazione.
La terapia:
La terapia è prettamente farmacologica per i casi più gravi, soprattutto durante
le fasi acute di depressione e di euforia; grande efficacia ha il litio, che
riesce efficacemente a modulare il tono dell'umore. Naturalmente anche la
psicoterapia è di grande aiuto, soprattutto per il sostegno e l'ascolto dato al
paziente nelle sue due fasi, anche se, nella fase euforica, è ben difficile
convincere il paziente che ha bisogno di cure. Un trattamento ideale di
psicoterapia dovrebbe collocarsi tra due episodi, di mania o depressione, per
6/9 mesi.
Il trattamento psicoterapeutico dovrebbe includere:
- informazione. Approfondimento degli aspetti del disturbo bipolare;
- monitoraggio del tono dell'umore. Per capire quando ci sono in atto i
cambiamenti;
- strategie di gestione dell'umore – Per aiutarsi a controllare meglio i
cambiamenti;
- acquisizione di abilità - Per saper far fronte ai momenti di ricaduta nella
malattia;
- terapia cognitivo-comportamentale - Per il trattamento della depressione.
Diffusione:
Il disturbo bipolare di tipo I è una patologia che interessa l’1 per cento della
popolazione; se si prende in considerazione anche il disturbo bipolare di tipo
II, la prevalenza dei disturbi bipolari interessa dal 2,6 al 7,8 per cento delle
persone.
Prognosi:
L'evoluzione della malattia, se non diagnosticata e trattata, può arrivare a un
punto in cui i periodi di stabilità sono sempre più brevi, mentre i sintomi
degli episodi maniacali e depressivi sempre più gravi. Con una adeguata terapia
il decorso del disturbo è in genere benigno, con una remissione totale dei
sintomi nei periodi intercritici nella maggior parte dei pazienti; esistono
tuttavia persone affette da disturbo bipolare in cui il grado di disabilità è
marcato, per il susseguirsi quasi ininterrotto di episodi di malattia, o per la
cronicizzazione di una fase, in genere quella depressiva.
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Psicolinea.it
©
Giu 08 |
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Significato:
Come dice la parola stessa, il disturbo bipolare consiste
nell'oscillazione fra due
polarità. Ad oscillare è il tono dell'umore, che
passa da una polarità
depressiva ad una
euforica, con una certa
ciclicità. Da qui
anche l'altro termine che caratterizza questa condizione: la
ciclotimia, che però
si riferisce ad un disturbo meno grave, in quanto definisce un
tratto di personalità e non una vera e propria patologia. Il
sintomo psichiatrico fu chiamato inizialmente “psicosi
maniaco-depressiva” : i due stati, di eccitamento maniacale e
di depressione, venivano considerati la manifestazione di un
unico processo morboso.
Definizione:
Il disturbo bipolare è un
disturbo del tono dell'umore
caratterizzato dallo sviluppo di almeno un episodio maniacale
o misto in un periodo qualsiasi della vita del paziente.
Ciclicità:
I cicli di depressione ed euforia si alternano a periodi di
completa 'normalità', per cui il soggetto riesce spesso a
trovare un equilibrio. Inoltre, non sempre, dopo la fase
depressiva, si ha quella di eccitamento maniacale.
Sintomi:
I sintomi osservabili nella fase depressiva sono quelli
consueti della depressione:
- ansia e irrequietezza,
- demotivazione,
- noia,
- pessimismo,
- sensi di colpa,
- sensi di inadeguatezza,
- scarsa autostima,
- tendenza a piangere ed a commuoversi,
- scarse capacità di concentrazione,
- rallentamento nel pensiero, nell'eloquio, nella gestualità,
- alterazioni del sonno e dell'appetito,
- idee di morte e di suicidio,
ecc.
Meno conosciuti, anche perché più facilmente scambiati per un
tratto di personalità, sono i sintomi relativi alla
fase euforica, o maniacale:
- ottimismo eccessivo
- grande stima di sé,
- grande energia,
- espansività,
- eloquio e pensieri accelerati e inarrestabili,
- fuga delle idee,
- insonnia senza sensi di stanchezza,
- iperattività confusa,
- disinibizione sessuale,
- impulsività nelle spese (acquisto di cose inutili e
dispendiose compromettendo la stabilità economica
familiare),
- sottovalutazione della realtà,
- facile irritabilità, tendenza alla lite per futili
questioni (scenate, cause in tribunale, ecc.)
- tendenza a comportamenti polemici
- deliri di onnipotenza ( la persona si attribuisce
conoscenze importanti, poteri particolari, missioni per
conto di Dio, ecc.)
Se i sintomi durano più di una settimana e la persona è
incapace di assolvere ai suoi abituali compiti lavorativi e
familiari, oppure è necessaria l’ospedalizzazione, si parla
di episodio maniacale
(disturbo bipolare di tipo I); se invece la durata
dell’episodio è minore, o la compromissione è meno marcata,
viene fatta diagnosi di
episodio ipomaniacale (disturbo bipolare di tipo II).
Esordio della malattia:
L’età di esordio è tra i 15 e i 40 anni: spesso le prime
manifestazioni del disturbo sono di tipo depressivo, a volte
alternate a episodi ipomaniacali che non destano molta
preoccupazione.
Nel periodo adolescenziale questo disturbo può causare
abbandono scolastico, perdita del lavoro e problemi di
relazione.
Diagnosi:
Per la diagnosi di disturbo bipolare di tipo I è sufficiente
la presenza di un episodio maniacale o misto (copresenza di
sintomi maniacali e depressivi
per almeno una settimana,
con marcata compromissione).
Eziologia:
Si tratta di una malattia a forte componente genetica, tanto
è vero che tutte le persone interessate hanno parenti o
affini con sfumature simili di personalità. Chiaramente
oltre alla predisposizione genetica, grande importanza hanno
anche gli eventi della vita, le influenze dell'ambiente.
L'alternarsi delle stagioni ha grande influenza su questa
ciclicità del tono dell'umore, per cui in inverno, primavera
ed autunno si tende più facilmente verso la depressione e
durante l'estate verso l'euforia (o la mania).
Rischi:
Tra i rischi a cui sono esposte le persone con disturbo
bipolare ci sono:
- il suicidio (durante gli episodi depressivi)
- la morte per cause accidentali (es. a causa di una guida
spericolata) durante gli episodi maniacali;
- compromissione dei rapporti interpersonali,
- compromissione della stabilità economica (durante gli
episodi maniacali, per shopping compulsivo)
- perdita del lavoro (es. per comportamenti inadeguati,
tenuti durante gli episodi maniacali)
- uso di tranquillanti e droghe per automedicazione.
La terapia:
La terapia è prettamente farmacologica per i casi più gravi,
soprattutto durante le fasi acute di depressione e di
euforia; grande efficacia ha il
litio, che riesce
efficacemente a modulare il tono dell'umore. Naturalmente
anche la psicoterapia è di grande aiuto, soprattutto per il
sostegno e l'ascolto dato al paziente nelle sue due fasi,
anche se, nella fase euforica, è ben difficile convincere il
paziente che ha bisogno di cure. Un trattamento ideale di
psicoterapia dovrebbe collocarsi tra due episodi, di mania o
depressione, per 6/9 mesi.
Il trattamento psicoterapeutico dovrebbe includere:
- informazione. Approfondimento degli aspetti del disturbo
bipolare;
- monitoraggio del tono dell'umore. Per capire quando ci
sono in atto i cambiamenti;
- strategie di gestione dell'umore – Per aiutarsi a
controllare meglio i cambiamenti;
- acquisizione di abilità - Per saper far fronte ai momenti
di ricaduta nella malattia;
- terapia cognitivo-comportamentale - Per il trattamento
della depressione.
Diffusione:
Il disturbo bipolare di tipo I è una patologia che interessa
l’1 per cento della popolazione; se si prende in
considerazione anche il disturbo bipolare di tipo II, la
prevalenza dei disturbi bipolari interessa dal 2,6 al 7,8
per cento delle persone.
Prognosi:
L'evoluzione della malattia, se non diagnosticata e
trattata, può arrivare a un punto in cui i periodi di
stabilità sono sempre più brevi, mentre i sintomi degli
episodi maniacali e depressivi sempre più gravi. Con una
adeguata terapia il decorso del disturbo è in genere
benigno, con una remissione totale dei sintomi nei periodi
intercritici nella maggior parte dei pazienti; esistono
tuttavia persone affette da disturbo bipolare in cui il
grado di disabilità è marcato, per il susseguirsi quasi
ininterrotto di episodi di malattia, o per la
cronicizzazione di una fase, in genere quella depressiva.
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