La parola "altruismo"
(dal latino alter, altro) indica la capacità, la
predisposizione, il desiderio, la volontà, di
interessarsi al benessere dei propri
simili. Il termine è stato coniato da
Auguste Comte,
francese, fondatore del positivismo,
allo scopo di descrivere il cardine della sua dottrina del ‘vivere per
gli altri’ (Catechismo Positivista 1832). Egli credeva infatti
che gli individui avessero un’obbligazione morale a servire l’interesse
degli altri, ad essere ‘buoni’
nei confronti dell’umanità, mettendo gli interessi altrui sempre prima
dei propri.
Il termine ‘altruismo’ così connotato non è dissimile dal greco ‘filantropia’
e soppianta i termini settecenteschi di ‘benevolenza’
e ‘beneficienza’, anche se non
può essere assimilato con il termine ‘carità’,
che conserva in sé un’accezione teologica.
E’ sbagliato considerare l’altruismo come una virtù individuale
geneticamente determinata: come tutte le qualità umane esso è il
risultato di una complessa interazione
tra cultura, genetica e personalità. La persona veramente
altruista è inoltre disinteressata,
nel senso che i suoi gesti non si basano sul principio del
do ut des (dò affinché
poi io sia ricambiato). L’altruista sente una motivazione interiore ad
aiutare gli altri e non è mai obbligato a farlo: qualora vi fossero
imposizioni, ricompense, o particolari riguardi per l’opera prestata,
non si potrebbe parlare di altruismo.
Secondo molti psicologi però
l’altruismo totalmente disinteressato in realtà non esiste,
in quanto vi sarebbe sempre un beneficio secondario del donatore,
attraverso le gratificazioni che può ricevere in cambio del suo gesto di
generosità: ad esempio il senso di autorealizzazione, di autostima, di
riconoscimento sociale. (In questo contesto è utile citare uno studio di
Latané e Darley, che hanno indagato sul fenomeno dell’”altruismo
del passante”, ovvero quei gesti altruistici che, nella
stessa persona, sono molto frequenti quando avvengono alla presenza di
altri e rari o inesistenti quando non vi è un pubblico ‘giudicante’).
Sarebbe dunque opportuno distinguere sempre fra
“comportamento” e “motivazione”
altruista: come si è detto, non sempre un comportamento altruista nasce
da una motivazione disinteressata. Come reazione al positivismo e alla
concezione del l’altruismo come una legge morale universale, sono nati
progetti di etiche egoistiche.
Per Nietzsche ad esempio
ritenere che i bisogni degli altri dovessero venire prima dei propri era
degradante e demotivante verso sé stessi. Diceva inoltre il filosofo che
questa cultura dell’altruismo non è un fatto naturale, in quanto questa
aspirazione non esisteva in Europa prima della diffusione della
cristianità. Anche gli economisti
sono stati sempre contrari a vedere nell’altruismo una virtù. Per loro
l’essere umano, nel processo decisionale, è fortemente dominato dalla
sua natura egoista ed è
proprio grazie a questo sentimento che nel
mercato i soggetti soddisfano
i propri bisogni e perseguono i propri fini. Di conseguenza, in senso
economico, la generosità
disinteressata si rivelerebbe un’incongruenza dell’agire umano,
un atteggiamento irrazionale. Un comportamento altruistico
potrebbe inoltre causare effetti non sempre positivi, in quanto la
spinta ad agire in circostanze particolari potrebbe provocare più
problemi che soluzioni ai problemi. Altre volte l’altuismo
potrebbe mascherare un desiderio di
potere: è il caso dell’atteggiamento ‘paternalistico’,
un comportamento altruistico, che però nel tempo può anche generare
comportamenti abusanti e manipolatori
da parte della persona ‘altruista’.
Nella coppia un comportamento
altruistico, volto al sacrificio della propria identità personale, allo
scopo di favorire l’altro, o la relazione con l’altro, nel lungo termine
ha effetti devastanti, perché
ciascun partner ha necessità di crescere e realizzarsi all’interno della
coppia in modo autonomo, e non
attraverso il sacrificio dell’altro. All’interno della coppia,
come nelle società complesse, ciò che veramente conta è la
cooperazione, altresì detta ‘altruismo
reciproco’. Per cooperare occorre
tenere sempre basso il tasso di egoismo,
in modo da rendere l’altruismo una
strategia razionale e conveniente per entrambi i partners.
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