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Bisogno di spiritualità

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Dr. Giuliana Proietti


Negli ultimi decenni, con il benessere e la società dei consumi, si sono rapidamente diffusi l’indifferenza religiosa e l’ateismo pratico, tanto che i sociologi scrivevano, alla fine degli anni novanta, che saremmo andati incontro ad una società secolare, senza alcun riferimento ad autorità o valori religiosi.

Alcuni, per definire l'essere umano di questo periodo, coniarono il termine “homo indifferens”, cioè quell'uomo per il quale Dio forse non esiste, ma del quale comunque non sente la mancanza.
Da qualche tempo si assiste invece ad un chiarissimo ritorno alla sfera del sacro, tanto che 91 italiani su cento si dichiarano ‘credenti’ in una qualche religione. Negli anni settanta erano sette italiani ogni dieci a credere esclusivamente ad una ‘religione civile’, fatta di valori umani, etici, per realizzare una società più giusta. Oggi queste fedi laiche del recente passato vengono liquidate con il termine un po' sprezzante di 'ideologie'.

Oggi non può non colpire che, in un mondo in larga parte caratterizzato dalla libertà, dal benessere e dal consumismo, vi sia questo massiccio ritorno alla fede, espressa oltre tutto nelle modalità più vicine all'ortodossia. Chi pensava che la religione fosse la consolazione e la forza dei poveri e degli oppressi ha dovuto ricredersi: anche nell'opulento occidente si torna a pregare e con grandissimo vigore.

E' accaduto esattamente quanto profetizzava Balzac, quando scriveva che ‘una società di atei inventerebbe subito una religione’… Ed infatti, chi proprio non ce l'ha fatta a tornare nelle Chiese cattoliche dei propri genitori si è rivolto a nuovi movimenti religiosi (o “religioni alternative”), alle religioni orientali, alle sette: tutto sembra andare bene, dove si respira aria di spiritualità.

Una spiritualità molto diversa da quella del passato: oggi si assiste infatti ad una sorta di privatizzazione della religione,
alla ricerca del trascendente e di forti sensazioni di benessere che migliorino la qualità della vita stessa e le dia un senso più elevato. Non vi sono molte finalità escatologiche insomma: tutto è molto spirituale, ma anche molto terreno. Del resto è innegabile che la spiritualità possa effettivamente avere effetti terapeutici sul male di vivere, così come è vero che tutte le principali religioni del mondo si prefiggono di rafforzare le qualità positive della natura umana e mai quelle negative.

Il termine «spiritualità» proviene dalla parola ebraica «ruach», tradotto solitamente con «spirito», ma che comprende un’ampia gamma di altri significati, come  «respiro» e «vento». Parlare di «spirito» significa dunque parlare di ciò che dà vita e che anima qualcuno.
Essa consiste nella ricerca di una vita religiosa compiuta e, se si esprime attraverso il misticismo, è spesso in contrapposizione con un approccio accademico, oggettivo e distaccato dell'istituzione religiosa, che si limita a riconoscere e descrivere le convinzioni e le liturgie, senza prendere in considerazione il modo in cui i suoi singoli aderenti vivano e pratichino la loro fede.

Il misticismo è un approccio alla spiritualità che sottolinea l’esperienza interiore, respingendo o conferendo un ruolo del tutto marginale all’ approccio cognitivo o normativo.  In altre parole, un mistico non è una persona che usa la razionalità o le leggi della Chiesa per rapportarsi col divino e questo aspetto della sua vita interiore viene da lui sentito come una particolarità positiva, non come un difetto. L'esperienza mistica prevede il superamento dei limiti naturali, per raggiungere un senso di armonia col mondo esterno, derivante dal processo di fusione col divino. Si tratta di un’esperienza che si osserva in tutti i contesti religiosi, ma che non sempre viene da questi bene accolta, perché può essere giudicata come un modo provocatorio di vivere la fede (l’esperienza interiore del divino viene sentita come più certa e vera di quella proposta dalla teologia accademica).

Il mistico dunque è a suo modo un 'deviante', una persona che vive esperienze intime piuttosto oscure, inconsuete, soggettive, non facilmente comunicabili agli altri in termini razionali. La sensazione di fusione col Totalmente Altro può portare a considerare inutile il proprio corpo, la propria personalità, i propri legami sociali e familiari. Tutto ciò che è materiale, terreno, umano, diventa relativo per il mistico.

Da queste posizioni non è poi così difficile spingersi verso le pratiche esoteriche, alla ricerca di esperienze sensoriali  insolite, che diano il senso della trascendenza, anche attraverso l’uso di sostanze allucinogene. Il mistico non sente la necessità di essere compreso dagli altri uomini e non teme il loro giudizio: per questo può, alla fine abbandonarsi anche alla follia.

Un’altra forma di misticismo è quello antropocentrico, dove non ci si concentra sull'incontro diretto col divino, ma sugli stati più profondi del proprio sé, che conducono comunque, quando si raggiungono livelli elevati di meditazione, verso il divino. Tecniche di questo tipo sono presenti nello yoga indiano e nella spiritualità buddista, per la quale l’ideale da raggiungere è il nirvana, il nulla eterno.

Vi sono poi persone che stabiliscono con il loro Dio privato un rapporto del tutto simile ad una relazione di coppia o amicale: ci si confida con Dio, lo si va ad incontrare, ci si scusa per le proprie debolezze, si chiede perdono oppure aiuto. Questo tipo di approccio mistico è stato definito 'misticismo di sinergia' ed è un po' quello dei napoletani verso San Gennaro.

Dal punto di vista sociale la vita spirituale consacra i valori condivisi da un’intera comunità: questi stessi valori, trasformatisi in riti, danno il senso della trascendenza ed aiutano le persone a sentirsi unite e solidali in una stessa comunità morale, chiamata chiesa.

Dal punto di vista psicologico, la religione per chi crede è molto importante, perché assicura che ci sia un senso in ogni cosa e dunque aiuta a sopportare meglio il dolore, dando coraggio e speranza, come nessuna psicoterapia riesce a fare.

 

Psicolinea.it © Dic. 2007
 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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