La malattia non è comunemente considerata né
come espressione, né come strumento di crescita, né tantomeno come
qualcosa che possa avere un senso positivo. É solo un imprevisto
fastidioso, un’intrusione nella nostra vita ben programmata e proiettata
verso l’immortalità presunta. La malattia viene ritenuta scomodamente
casuale. Conseguentemente a questa visione, si parla di malattia al
plurale, come se fosse ipotizzabile un plurale di salute.
Al contrario la malattia rappresenta
qualcosa di unico, di singolare, di basilare ed aspecifico. É una forma
di squilibrio che porta l’uomo nel disagio e nella necessità di cambiare
alcune sue condizioni esistenziali, se vuole tornare alla salute. Ho
sempre pensato dunque che non è la tecnica che va migliorata, ma la
comprensione dell’essere umano nella sua essenza. Le Costellazioni
Sistemiche sono uno strumento di potenziamento proprio di questa
comprensione consapevole dell’essere. Non si tratta di proporre rimedi
onnipotenti, ma di comprendere le radici del malessere e di fondare
l’intervento della nuova psicosomatica sull’osservazione del movimento
profondo che nell’animo della persona la porta verso una soluzione
legata alla malattia anziché alla salute.
Ogni parte del nostro corpo ha una
funzione specifica che s’integra complementariamente con la globalità
del nostro sistema corpo-mente. Se impariamo a coniugare il sintomo con
il suo significato profondo e con la correlazione all’organo colpito,
avremo maggiori possibilità di arrivare alla causa prima del nostro
malessere. Ciò che siamo abituati a chiamare “malattie”, non sono altro
che simboli, che sul piano metaforico ci propongono significati nuovi ai
nostri disturbi, interpretazioni sul piano simbolico ed inconscio del
nostro malessere. Rappresentare l’organo ammalato o mettere il cliente
di fronte alla personificazione della propria malattia è un invito a
rappresentare il proprio mondo interiore ed a comprenderne le dinamiche
profonde, a volte autosabotanti, distruttive, dolorose.
Le manifestazioni fisiche sono in realtà
la rappresentazione di un contenuto inconscio, metaforicamente espresso
dagli organi implicati nella patologia e le Costellazioni le
rappresentano puntualmente. Nascondendo o reprimendo i sintomi fisici,
ampliamo la problematica inconscia. I sintomi eliminati finiscono
nell’inconscio e nell’ombra della nostra psiche.
Osservare attraverso la rappresentazione
come funziona il nostro copro e la nostra mente e come si muovono, ci
fornisce nuovi punti di vista e nuove possibilità di benessere.
Purtroppo le nostre concezioni di corpo e mente sono spesso basati su
informazioni razionali obsolete e convinzioni per lo più limitanti. Le
Costellazioni permettono di andare oltre.
Le persone cercano spesso solo un
aggiustamento; al sintomo di dolore o fastidio deve corrispondere una
cura con effetti immediati che cancelli appunto il sintomo. Eppure
avrebbe più senso occuparsi della causa profonda di quel sintomo, agendo
direttamente sulla sua origine, non semplicemente estinguendo il sintomo
allarmante. Se non si riesce a dormire, si prende un sonnifero che si
presume debba curare l’insonnia. Se si è ansiosi si prende un
ansiolitico, si suppone esso dia tranquillità. Questa terapia
sintomatica non è però risolutiva in maniera definitiva; allevia
solamente la presenza fastidiosa del sintomo. Il corpo è un fiume di
energia e di informazioni. Dobbiamo solo imparare ad ascoltarle, a
fluire con esse, ad affidarsi al Tutto più Grande di cui Bert Hellinger
è prezioso profeta.
Il filosofo greco Eraclito disse che non
si può camminare nello stesso fiume due volte, poiché vi è sempre nuova
acqua che scorre. In ogni secondo della nostra vita noi agiamo come un
fiume,
Se riuscissimo ad unificare questi
diversi linguaggi, eviteremmo la malattia che risulta sempre da una
disarmonia interiore a uno o più livelli.
Non basta però la consapevolezza, perché
la consapevolezza e l’inconscio sono profondissimi pozzi senza fondo. Al
centro dell’inconscio troviamo le cause dei nostri mali e per arrivarci
dobbiamo intraprendere un lungo viaggio.
L’assenza di malattia non è
l’immortalità, a cui nessuno è mai giunto, almeno per ora, ma è la
possibilità reale di vivere come sé stessi nello spazio privilegiato del
proprio centro, nella presenza piena di sè.
Il mondo è esattamente come noi lo
concepiamo, lo creiamo intorno a noi. Sin dalla vita prenatale riceviamo
ed elaboriamo stimoli su cui costruiamo le nostre reazioni, la nostra
personalità, gli occhiali attraverso cui vediamo il mondo. Costruire una
visione diversa del nostro mondo per diventare più noi stessi è
essenziale per stare bene.
Inoltre, il concetto di biologia
collettiva è fondamentale; il nostro corpo non appartiene solo a noi, ma
a tutti coloro che ci circondano. Questa logica di connessione e
interconnessione globale, dimostrata anche a livello scientifico dalle
più disparate discipline (fisica quantistica, biologia molecolare,
psiconeuroimmunologia, etc.) determina che qualsiasi atto io faccia
genera controatti intorno a me. La congruenza tra ciò che desidero, ciò
che realizzo e ciò che il mondo mi restituisce diventa dunque
essenziale. Se voglio prosperità, devo essere generoso; se voglio
onestà, devo essere onesto. Non potrò, per esempio, arricchirmi se non
permetterò a chi mi circonda di migliorare il proprio status economico.
La malattia che si manifesta in me è
spesso la malattia della mia famiglia, del mio albero genealogico, che
riflette la malattia della società nella quale agisco.
La malattia rivela spesso un’attenzione
egocentrica verso la vita, un egoismo inconscio che deve essere sciolto
per approdare alla generosità della guarigione. Saper essere flessibili,
saper cambiare idee e comportamenti quando necessario, è un segno di
equilibrio, salute e giovialità. Bisogna saper progredire per poter
raggiungere un miglioramento del proprio disagio e della propria
malattia. Imparare ad accettare di lasciare qualcuno o di lasciare uno
stato di cose, anche se doloroso, significa riappropriarsi di sé. Se non
lasciamo le cose, le persone o gli stati d’animo, essi ci posseggono. La
guarigione è imparare ad essere sé stessi, senza falsi attaccamenti.
Quando nasciamo, ci impiantiamo nel
tessuto familiare specifico (razziale, culturale, religioso, ecc.). All’infinitezza
della nostra essenza neonata, la famiglia pone limiti e condizionamenti,
positivi e negativi, questo potremmo definirlo Destino. La coscienza
familiare si esprime attraverso i nomi prescelti, il ricordo dei morti,
le simbologie peculiari di ogni clan familiare, le usanze intrinseche.
Spesso, quando formiamo una coppia, ci innamoriamo di qualcuno, attuiamo
uno “scivolamento genealogico”, proiettiamo sull’altro il modello
genitoriale o parentale che più ci ha condizionato nella nostra vita;
uno zio, una sorella, un nonno, ecc. Ripetiamo le violazioni e le
dipendenze che si sono sviluppate prima della nostra nascita e durante
la nostra vita.
La famiglia è un sistema di ripetizione
a più livelli; spesso viviamo la vita dei nostri genitori o agiamo
all’esatto contrario, che è comunque un modo per vivere il
condizionamento. L’approccio delle Costellazioni Famigliari permette di
osservare i vari livelli di funzionamento delle dinamiche che governano
la nostra vita, di riconoscerle, di lasciare emergere ciò che c’è. Senza
giudizio, senza censura, senza preconcetti. Perché non è il terapeuta
che decide, ma il movimento stesso che fluisce dalla rappresentazione in
maniera spontanea e rispettosa della verità esistente.
L’inconsapevolezza sociale sta alla base
della logica genealogica; siamo costantemente segnati dalla storia, ne
paghiamo i cicli ed i modelli ricorrenti. Le relazioni malinterpretate
fra noi e il mondo e fra le nostre varie dimensioni causano la malattia.
L’Ego non è uno spazio da reprimere, cancellare o annullare; non è
possibile: esso esiste. L’Ego va riscoperto, valorizzato, compreso,
evoluto. È il tessuto più particolare e prezioso su cui costruire il
nostro Destino.
Può sembrare paradossale, ma siamo il
risultato di passate sofferenze e imprevisti, e il nostro futuro ci farà
ringraziare i momenti difficili che abbiamo superato. Spesso trattiamo
il nostro Ego in maniera ingiusta ed anziché amarlo, curarlo e farlo
crescere, sottostiamo ai condizionamenti che portano alla sua negazione.
Non amarsi allontana da noi i piaceri della vita e fa si che proiettiamo
sugli altri ciò che disprezziamo di noi, così da ricevere conferma del
nostro basso valore. La pulsione è impossibile da domare e vince contro
qualsiasi repressione; per questo, per stare bene, dobbiamo imparare ad
osservarla, ascoltarla e realizzarla. Guarire significa parlare
all’inconscio attraverso un agito metaforico e simbolico. Realizzare la
pulsione significa osservare ed ascoltare i segnali del proprio
inconscio. Quando sentiamo timore o qualcosa ci spaventa, stiamo
presenti con questa sensazione, entriamo in contatto così con qualcosa
di noi che non abbiamo mai sperimentato. Guarire significa anche
permettere che la coscienza faccia ciò che non ha mai fatto prima
(consciamente). Ogni atto di guarigione, anche se passa dalla rabbia o
dal dolore, va bene, porta il positivo, poiché dettato dall’amore
verso noi stessi e verso coloro che ci circondano.
Quando decidiamo davvero di cambiare in
meglio la realtà, con la sua variabilità e la sua dinamica, essa ci
aiuta e supporta. La cosa più difficile da ammettere con sé stessi è la
propria responsabilità per non essere stati amati, accettati, accuditi.
Si innalzano così delle difese apparenti che aumentano nel corso della
vita il nostro disagio, anziché attutirlo.
Fra le cause più frequenti della
malattia, osservo, vi sono cinque fattori di colpevolizzazione di sé:
- ci si deve prendere carico della
propria famiglia precocemente e ci si sente inadeguati;
- si tradisce la tradizione familiare o i suoi valori, poiché si fanno
scelte diverse da quelle auspicate dai nostri genitori o referenti
familiari;
- si lascia la famiglia di origine per farsi la propria vita e ci si
sente abbandonanti;
- si fanno scelte che ci fanno sentire cattivi o si è diversi da ciò
che la famiglia desiderava (per esempio, si nasce di un sesso diverso da
quello che i genitori avevano espresso come desiderio);
- si migliorano le proprie condizioni rispetto a quelle della famiglia
d’origine e per questo il “sorpasso generazionale” pesa (per esempio, si
vive una relazione felice mentre i propri genitori erano infelici).
Queste cinque cause di colpevolizzazione
si interiorizzano così radicalmente che spesso conducono il soggetto
all’insuccesso. Il metodo delle Costellazioni permette di agire a
livello profondo sullo svelamento di queste cause.
Quando si è piccoli si subiscono dei
vissuti emotivi che poi si ripeteranno nella crescita, per esempio se
mio padre è stato violento, imparerò ad essere violento (magari in forme
diverse) con me stesso. Ripeto ciò che gli altri mi hanno mostrato,
poiché il mondo che vivo, “me lo vivo”.
Dunque, quando qualcosa ci ammala,
dovremmo imparare a chiederci: perché mi faccio ammalare? Se qualcuno ci
abbandona, dovremmo chiederci: perché mi faccio abbandonare?
Un primo passo verso la guarigione si
ottiene dicendo, personalmente o metaforicamente, grazie a chi ci ha
dato la vita. Un secondo passaggio importante è prendersi la propria
responsabilità per le situazioni che riteniamo ci abbiano ferito.
Diventare adulti è un fatto fondamentale nel processo di guarigione e l’adultità
passa appunto dalla presa di responsabilità.
Il nostro cervello ricerca sempre una
soluzione che provochi il minor danno possibile, per questo, a volte,
preferisce morire o ammalarsi, anziché affrontare la causa del
malessere. Quando ci si ammala, è perché la malattia rappresenta il
minor male possibile rispetto ad azioni diverse.
Essere coscienti di sé significa,
inequivocabilmente, essere coscienti degli altri e del mondo che ci
circonda. Non fare attenzione agli altri, significa autoescludersi dal
mondo e rientrare in una sorta di autismo, spesso causa delle nostre
malattie. Il coraggio di rinnovarci è un passo importante verso la
guarigione.
Viste dall’interno, la nostra
consapevolezza e coscienza paiono ovvie e pervasive. Le persone
reagiscono agli eventi attraverso i loro sensi; riconoscono e pensano
gli eventi esterni, elaborandoli al loro interno. I fatti associati
all’interiorità non sono sempre riducibili a ciò che avviene solo
all’esterno; la psiche non è costituita solo da stati mentali consci. Se
l’inconscio è incomprensibile, perdiamo davvero una grande parte di noi
stessi, quando decidiamo o agiamo
La parola “coscienza” deriva dal latino:
con=con e scio=conoscere, che significa “Ciò con cui conosciamo”. Il
dizionario definisce la coscienza come lo stato di consapevolezza o la
condizione di percepire, l’abilità di rispondere agli stimoli, la
facoltà di riconoscere i contatti ed il potere di sincronizzare le
vibrazioni. L’uomo è stato consapevole del problema della coscienza sin
da quando è diventato cosciente. La coscienza è una parte infinitesimale
della nostra mente, molto più piccola di quanto siamo consapevoli,
poiché, come dice Jung, non possiamo essere consapevoli di ciò di cui
non siamo consci (1960). Le Costellazioni permettono di rappresentare
esattamente tutto ciò che non essendo conscio rappresenta una forza
profonda ma sconosciuta e lo mette discretamente a disposizione delle
possibilità di guarigione e del Grande Tutto che ci circonda nella sua
perfezione.
Anna Zanardi |