Nelle definizioni letterarie troviamo, per definire l'ansia, termini
quali: tormento, incertezza, affanno, dolore, trepidazione. Nelle
definizioni scientifiche la qualità dei termini non è poi così diversa:
emozioni negative, situazioni traumatiche, percezione ingiustificata di
situazioni di minaccia, ecc. Potremmo concludere che, dalla notte dei
tempi e ben prima che nascesse la disciplina psicologica, l'ansia viene
considerata una condizione mentale che fa parte dell’esperienza umana.
Non esiste infatti persona che non abbia mai provato ansia nella sua
vita e forse, proprio grazie a questo vissuto, l'essere umano è riuscito
ad adattarsi alla realtà, sperimentando il limite invalicabile della sua
impotenza, toccando con mano la sua effettiva fragilità.
Ansia e paura sono dunque delle emozioni considerate "adattive". Se,
sull'orlo di un precipizio non provassimo ansia e paura, probabilmente
potremmo mettere in pericolo la nostra vita: una buona dose di ansia
serve per attivare le risorse del nostro corpo, che ci permettono di
fronteggiare le situazioni minacciose, attraverso comportamenti di
attacco o di fuga. Quando però lo stato di attivazione dell'organismo è
costantemente mantenuto in situazioni di allarme, l'ansia diventa
patologica.
Cause
L'ansia è influenzata sia da fattori genetici, sia da fattori ambientali
di diversa natura i quali, interagendo tra loro, rendono l’individuo più
o meno vulnerabile allo stress.
Quando vi è una forte componente genetica, anche uno stress moderato può
condurre ad una patologia di un certo rilievo. Al contrario, sono
necessari stress intensi per indurre disturbi mentali in soggetti che
hanno una minore determinante genetica.
Sintomatologia
I sintomi d'ansia più comuni sono i seguenti:
Sul piano fisico:
Palpitazioni
Debolezza, svenimento
Aumento della pressione sanguigna
Respirazione rapida
Respiro affannoso
Pressione al torace
Senso di soffocamento
Incremento dei riflessi
Tremore
Spasmi muscolari
Sul piano psichico:
Fragilità,
Trasparenza del corpo,
Incapacità di difendersi,
Mancanza di autocontrollo,
Osservazione e valutazione negativa degli altri,
Pensieri negativi su di sé e sulle proprie prestazioni,
Sopravvalutazione degli altri (es. più potenti, più competenti, ecc.)
Sopravvalutazione delle richieste specifiche della situazione
Anche in assenza di gravi, ma soprattutto realistiche motivazioni, i
pazienti che soffrono di disturbi d'ansia riferiscono sentimenti di
apprensione circa la salute e l‘incolumità fisica dei familiari, la
situazione finanziaria, le capacità di rendimento lavorativo o
scolastico, ecc.
Diagnosi
Sigmund Freud prestò molta attenzione ai disturbi d'ansia, che considerò
come una conseguenza di tensioni emotive inespresse, di conflitti
interiori e di aspettative perennemente frustrate. Lo psicoanalista
riteneva che le cause dell'ansia fossero dovute a desideri, pulsioni e
aspetti della personalità, rimossi e negati, ma capaci di rigenerare
ansia e angosce, espresse da vari sintomi, nel quadro complessivo della
nevrosi. La “Nevrosi” divenne così un concetto molto esteso ed
onnicomprensivo svuotandosi però di ogni significato quale categoria
diagnostica.
A partire dalla terza versione del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico
dei Disturbi Mentali), e specialmente nella quarta (ed ultima, al
momento), le vecchie categorie delle nevrosi sono state ridistribuite
tra nuove e più precise categorie diagnostiche, fra le quali vi sono ben
definiti i disturbi d'ansia.
Il DSM IV propone sei categorie principali per i disturbi d’ansia:
fobie,
disturbo di panico,
disturbo d'ansia generalizzato,
disturbo ossessivo-compulsivo,
disturbo post-traumatico da stress
disturbo acuto da stress
Le categorie diagnostiche nella presente edizione del manuale
statitstico-diagnostico ad uso degli psichiatri sono aumentate, per cui
è oggi possibile inquadrare ogni singolo caso in una specifica
categoria, che indica criteri specifici e dettagliati per la diagnosi.
Si è ottenuto così il vantaggio di migliorare la comunicazione fra i
vari specialisti del settore, introducendo un linguaggio e delle
definizioni comuni, utili all'approccio multidisciplinare.
Lo svantaggio, nell'ancorarsi a questo manuale, è invece rappresentato
dalla difficoltà, per lo specialista, di "tradurre" in quadri
categoriali alcuni vissuti psicopatologici dei pazienti. C'è infatti
spesso una incertezza nella diagnosi, data la sovrapposizione di criteri
e l'elevata frequenza delle diagnosi in comorbidità (si pensi ad esempio
alla sovrapposizione dei criteri che riguardano ansia e depressione:
agitazione, irritabilità, astenia, difficoltà di concentrazione,
disturbi del sonno, tensione muscolare, dolore).
Epidemiologia
Nella pratica clinica i disturbi d’ansia rappresentano una delle
patologie più frequenti. Ne soffre circa il 10% della popolazione.
Questo ci permette quasi di dire che l'ansia potrebbe essere
considerata, per lo psicologo, quello che la febbre è per il medico.
Il pericolo dell'auto-terapia
Quando una persona si rende conto di avere dei problemi di ansia, spesso
è portata a cercare anzitutto una sorta di “autoterapia” con alcool,
benzodiazepine, antalgici, o stimolanti del sistema nervoso centrale:
tutto ciò mette i soggetti ansiosi a rischio di dipendenza e/o abuso e
dunque spesso queste autoterapie non solo non producono i risultati
sperati, almeno sul lungo termine, ma apportano delle complicanze nel
quadro clinico del paziente.
Trattamento medico e psicologico
Il trattamento del disturbo d'ansia deve necessariamente considerare
l’interazione tra fattori biologici e fattori psicologici. Oltre ai
trattamenti farmacologici, che sono efficaci sul momento, ma che hanno
il difetto di creare dipendenza e di non affrontare i problemi del
paziente, trovando loro una soluzione, vi sono varie possibili
psicoterapie.
L' approccio psicoterapeutico più utilizzato per curare i disturbi
d'ansia è di tipo cognitivo-comportamentale e si basa su:
- riconoscimento di eventuali cause scatenanti,
- rassicurazione del paziente,
- risoluzione dei conflitti,
- messa in atto di strategie di adattamento
- apprendimento di tecniche di rilassamento
Dalla presa di coscienza della propria vulnerabilità e delle proprie
risorse, può determinarsi il processo necessario a consentire al
paziente il cambiamento.
Altre terapie
A parte la terapia medica e psicologica, va tenuto presente che tutto
ciò che riesce a mantenere e migliorare il benessere psicofisico senza
produrre effetti collaterali o dipendenze può e deve essere utilizzato
contro l'ansia (es. yoga, esercizio fisico, meditazione, ecc.). Le cure
così dette "alternative" vanno però usate nel contesto di una diagnosi
attenta: ove vi fosse non un semplice disagio esistenziale, ma un reale
disturbo psicopatologico, gli interventi dovranno necessariamente essere
di altro tipo.
Auto-Mutuo Aiuto online
Un rimedio molto recente per curare l'ansia può essere trovato nella
possibilità di condividere il proprio disagio con altre persone,
conosciute tramite l'uso di Internet: messagistica online, chat room e
Forum. Molti pazienti, entrando in queste comunità virtuali, sentono
attenuati i loro disagi, ma occorre stare attenti, sia per evitare lo
sviluppo di una dipendenza da internet, sia per i comportamenti di
isolamento sociale che possono talvolta derivarne.
Sarebbe molto più opportuno, in questi casi, trovare in Rete un
terapeuta qualificato, piuttosto che un altro paziente, in modo da
tenere sotto controllo lo stress prodotto dai sintomi ed abituarsi a
riconoscere e a distinguere i sintomi psicopatologici dai tratti
comportamentali.
Numerosi sono ormai gli studi che dimostrano il successo negli
esperimenti di trattamento psicoterapico cognitivo-comportamentale
online, soprattutto in pazienti con disturbo post-traumatico da stress,
ansia e depressione. (Tuttora vietati in Italia)
Conclusione
Poiché, come dice Leo Buscaglia, l'ansia non ci sottrae il dolore di
domani, ma ci priva della felicità di oggi, non vi è alcun motivo per
soffrire in silenzio, sopportare, subire: i disturbi d'ansia possono
essere oggi facilmente curati, tanto da restituire alla persona, in
pochi mesi, il benessere che sembrava irrimediabilmente perduto.
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