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I disturbi dell'ansia

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Dr. Giuliana Proietti


Nelle definizioni letterarie troviamo, per definire l'ansia, termini quali: tormento, incertezza, affanno, dolore, trepidazione. Nelle definizioni scientifiche la qualità dei termini non è poi così diversa: emozioni negative, situazioni traumatiche, percezione ingiustificata di situazioni di minaccia, ecc. Potremmo concludere che, dalla notte dei tempi e ben prima che nascesse la disciplina psicologica, l'ansia viene considerata una condizione mentale che fa parte dell’esperienza umana. Non esiste infatti persona che non abbia mai provato ansia nella sua vita e forse, proprio grazie a questo vissuto, l'essere umano è riuscito ad adattarsi alla realtà, sperimentando il limite invalicabile della sua impotenza, toccando con mano la sua effettiva fragilità.

Ansia e paura sono dunque delle emozioni considerate "adattive". Se, sull'orlo di un precipizio non provassimo ansia e paura, probabilmente potremmo mettere in pericolo la nostra vita: una buona dose di ansia serve per attivare le risorse del nostro corpo, che ci permettono di fronteggiare le situazioni minacciose, attraverso comportamenti di attacco o di fuga. Quando però lo stato di attivazione dell'organismo è costantemente mantenuto in situazioni di allarme, l'ansia diventa patologica.

Cause

L'ansia è influenzata sia da fattori genetici, sia da fattori ambientali di diversa natura i quali, interagendo tra loro, rendono l’individuo più o meno vulnerabile allo stress.
Quando vi è una forte componente genetica, anche uno stress moderato può condurre ad una patologia di un certo rilievo. Al contrario, sono necessari stress intensi per indurre disturbi mentali in soggetti che hanno una minore determinante genetica.

Sintomatologia

I sintomi d'ansia più comuni sono i seguenti:

Sul piano fisico:

Palpitazioni
Debolezza, svenimento
Aumento della pressione sanguigna
Respirazione rapida
Respiro affannoso
Pressione al torace
Senso di soffocamento
Incremento dei riflessi
Tremore
Spasmi muscolari

Sul piano psichico:

Fragilità,
Trasparenza del corpo,
Incapacità di difendersi,
Mancanza di autocontrollo,
Osservazione e valutazione negativa degli altri,
Pensieri negativi su di sé e sulle proprie prestazioni,
Sopravvalutazione degli altri (es. più potenti, più competenti, ecc.)
Sopravvalutazione delle richieste specifiche della situazione

Anche in assenza di gravi, ma soprattutto realistiche motivazioni, i pazienti che soffrono di disturbi d'ansia riferiscono sentimenti di apprensione circa la salute e l‘incolumità fisica dei familiari, la situazione finanziaria, le capacità di rendimento lavorativo o scolastico, ecc.

Diagnosi

Sigmund Freud prestò molta attenzione ai disturbi d'ansia, che considerò come una conseguenza di tensioni emotive inespresse, di conflitti interiori e di aspettative perennemente frustrate. Lo psicoanalista riteneva che le cause dell'ansia fossero dovute a desideri, pulsioni e aspetti della personalità, rimossi e negati, ma capaci di rigenerare ansia e angosce, espresse da vari sintomi, nel quadro complessivo della nevrosi. La “Nevrosi” divenne così un concetto molto esteso ed onnicomprensivo svuotandosi però di ogni significato quale categoria diagnostica.

A partire dalla terza versione del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), e specialmente nella quarta (ed ultima, al momento), le vecchie categorie delle nevrosi sono state ridistribuite tra nuove e più precise categorie diagnostiche, fra le quali vi sono ben definiti i disturbi d'ansia.

Il DSM IV propone sei categorie principali per i disturbi d’ansia:

fobie,
disturbo di panico,
disturbo d'ansia generalizzato,
disturbo ossessivo-compulsivo,
disturbo post-traumatico da stress
disturbo acuto da stress

Le categorie diagnostiche nella presente edizione del manuale statitstico-diagnostico ad uso degli psichiatri sono aumentate, per cui è oggi possibile inquadrare ogni singolo caso in una specifica categoria, che indica criteri specifici e dettagliati per la diagnosi. Si è ottenuto così il vantaggio di migliorare la comunicazione fra i vari specialisti del settore, introducendo un linguaggio e delle definizioni comuni, utili all'approccio multidisciplinare.

Lo svantaggio, nell'ancorarsi a questo manuale, è invece rappresentato dalla difficoltà, per lo specialista, di "tradurre" in quadri categoriali alcuni vissuti psicopatologici dei pazienti. C'è infatti spesso una incertezza nella diagnosi, data la sovrapposizione di criteri e l'elevata frequenza delle diagnosi in comorbidità (si pensi ad esempio alla sovrapposizione dei criteri che riguardano ansia e depressione: agitazione, irritabilità, astenia, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno, tensione muscolare, dolore).

Epidemiologia

Nella pratica clinica i disturbi d’ansia rappresentano una delle patologie più frequenti. Ne soffre circa il 10% della popolazione. Questo ci permette quasi di dire che l'ansia potrebbe essere considerata, per lo psicologo, quello che la febbre è per il medico.

Il pericolo dell'auto-terapia

Quando una persona si rende conto di avere dei problemi di ansia, spesso è portata a cercare anzitutto una sorta di “autoterapia” con alcool, benzodiazepine, antalgici, o stimolanti del sistema nervoso centrale: tutto ciò mette i soggetti ansiosi a rischio di dipendenza e/o abuso e dunque spesso queste autoterapie non solo non producono i risultati sperati, almeno sul lungo termine, ma apportano delle complicanze nel quadro clinico del paziente.

Trattamento medico e psicologico

Il trattamento del disturbo d'ansia deve necessariamente considerare l’interazione tra fattori biologici e fattori psicologici. Oltre ai trattamenti farmacologici, che sono efficaci sul momento, ma che hanno il difetto di creare dipendenza e di non affrontare i problemi del paziente, trovando loro una soluzione, vi sono varie possibili psicoterapie.

L' approccio psicoterapeutico più utilizzato per curare i disturbi d'ansia è di tipo cognitivo-comportamentale e si basa su:

- riconoscimento di eventuali cause scatenanti,
- rassicurazione del paziente,
- risoluzione dei conflitti,
- messa in atto di strategie di adattamento
- apprendimento di tecniche di rilassamento

Dalla presa di coscienza della propria vulnerabilità e delle proprie risorse, può determinarsi il processo necessario a consentire al paziente il cambiamento.

Altre terapie

A parte la terapia medica e psicologica, va tenuto presente che tutto ciò che riesce a mantenere e migliorare il benessere psicofisico senza produrre effetti collaterali o dipendenze può e deve essere utilizzato contro l'ansia (es. yoga, esercizio fisico, meditazione, ecc.). Le cure così dette "alternative" vanno però usate nel contesto di una diagnosi attenta: ove vi fosse non un semplice disagio esistenziale, ma un reale disturbo psicopatologico, gli interventi dovranno necessariamente essere di altro tipo.

Auto-Mutuo Aiuto online

Un rimedio molto recente per curare l'ansia può essere trovato nella possibilità di condividere il proprio disagio con altre persone, conosciute tramite l'uso di Internet: messagistica online, chat room e Forum. Molti pazienti, entrando in queste comunità virtuali, sentono attenuati i loro disagi, ma occorre stare attenti, sia per evitare lo sviluppo di una dipendenza da internet, sia per i comportamenti di isolamento sociale che possono talvolta derivarne.

Sarebbe molto più opportuno, in questi casi, trovare in Rete un terapeuta qualificato, piuttosto che un altro paziente, in modo da tenere sotto controllo lo stress prodotto dai sintomi ed abituarsi a riconoscere e a distinguere i sintomi psicopatologici dai tratti comportamentali.

Numerosi sono ormai gli studi che dimostrano il successo negli esperimenti di trattamento psicoterapico cognitivo-comportamentale online, soprattutto in pazienti con disturbo post-traumatico da stress, ansia e depressione. (Tuttora vietati in Italia)

Conclusione

Poiché, come dice Leo Buscaglia, l'ansia non ci sottrae il dolore di domani, ma ci priva della felicità di oggi, non vi è alcun motivo per soffrire in silenzio, sopportare, subire: i disturbi d'ansia possono essere oggi facilmente curati, tanto da restituire alla persona, in pochi mesi, il benessere che sembrava irrimediabilmente perduto.
 
Psicolinea.it © Nov. 09
 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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