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Come si diventa uno stupratore?
Le cause possono essere moltissime: errori educativi (consistenti nel
rinforzare e addirittura favorire dei modelli di comportamento
aggressivo) l’assunzione di droghe disinibenti, il vivere in ambienti
degradati in cui vige la subcultura criminale o in condizioni di basso
livello socio-economico per mancanza di attività lavorativa proficua,
l’umiliazione di essere stati rifiutati da una donna, l’aver subito
frustrazioni e violenze di ogni genere.
In letteratura psicologica vi sono tre scuole di pensiero: quella così
detta ‘femminista’, quella dell’’apprendimento sociale’, quella ‘evoluzionistica’.
La teoria ‘femminista’ (sostenuta da Brownmiller, 1975 – Clarck e Lewis,
1977 – Dworkin, 1981, Schwendinger e Schwendinger, 1983 ed altri)
sostiene che l’aggressione sessuale non sia motivata da un impellente
desiderio erotico, ma da un desiderio di controllare, dominare, umiliare
e quindi mantenere la donna in uno stato di asservimento politico ed
economico nei confronti dell’uomo.
La teoria dell’’apprendimento sociale’, sostenuta principalmente da
Malamuth 1981-84, Check e Malamuth, 1985, Zillman, 1984, Linz 1985) vede
nello stupro una tradizione repressiva nei confronti della donna, non
come reazione ad un impellente desiderio erotico, ma come un’imitazione
di un modello presente nell’ambiente, da cui il soggetto ha ‘appreso’ il
comportamento, divenendo progressivamente desensibilizzato alle relative
conseguenze dannose e associando la violenza al piacere sessuale, nella
convinzione che la gratificazione sessuale si può ottenere rapidamente
attraverso l’aggressione delle donne.
La teoria ‘evoluzionista’ (sostenuta da Symons, 1979, Schields e
Schields, 1983, Thornill e Thornill 1983-87, Marshall 1984, Thiessen,
1986, Ellis, 1989), ritiene la violenza sessuale un fattore quasi
genetico, un impulso maschile a fecondare quante più donne possibili,
soprattutto nella condizione di carenza delle qualità che lo
renderebbero adeguato a soddisfare i criteri di selezione della femmina.
(Insomma, in mancanza di quelle qualità fisiche, psicologiche, sociali
che qualsiasi donna si aspetterebbe in un partner).
Presso il Massachussets Treatment Center (MTC) sono stati raccolti molti
dati, clinici e sperimentali, che hanno consentito di sviluppare una
‘tipologia dello stupratore’ derivata dalla classificazione in basa alla
natura e alla motivazione del comportamento aggressivo, al ruolo
dell’eccitazione e della motivazione sessuale.
La tipologia del MTC distingue sei tipi di stupratori:
1. Tipo ‘criminale opportunista’; presenta scarso controllo degli
impulsi, storia di comportamenti criminali, scarsa empatia, uso
strumentale impulsivo della violenza. Da lui la violenza sessuale è
messa in atto, in modo occasionale, d’impulso, senza premeditazione
2. Tipo ‘non-criminale sessuale non sadico’, caratterizzato da
cognizioni distorte sulle donne e sulla sessualità, sentimenti di
inadeguatezza sulla propria sessualità e la propria immagine di sé come
maschio, fantasie sessuali non aggressive.
3. Tipo ‘criminale con rabbia pervasiva’: la sua rabbia e
la sua ostilità non permettono sentimenti socio-affettivi; si eccita
sessualmente sia durante la visione scenica di stupro, sia durante la
visione scenica di attività sessuali consenzienti; la sua rabbia non è
diretta esclusivamente verso le donne ed è disposto a compiere anche
altri tipi di crimini. Durante lo stupro non ha fantasie sessuali, usa
la violenza anche se non è necessaria ai fini della congiunzione
sessuale. Può anche uccidere.
4. Tipo ‘non criminale vendicativo’: la sua rabbia è
diretta esclusivamente verso le donne, attraverso minacce verbali,
volontà di umiliare e degradare la vittima, possibilità di commettere
lesioni fisiche.
5. Tipo ‘criminale palesemente sadico’: l’aggressione sessuale è spesso
premeditata, guidata da fantasie sessuali violente, che possono portarlo
anche ad inferire gravi lesioni fisiche alla vittima.
6. Tipo ‘non criminale sadico latente’: stessi aspetti del precedente,
senza quello di provocare lesioni alla vittima.
Secondo uno studio di Barbaree e Serin (1992) sembrerebbe che il primo e
il secondo tipo di stupratori preferiscano il modello di eccitamento
erotico offerto dal rapporto sessuale consenziente, mentre il terzo e il
quarto tipo gradiscano, in egual misura, sia il modello di eccitamento
erotico offerto dal rapporto sessuale consenziente sia il modello di
eccitamento ricavato dal rapporto sessuale procurato aggressivamente. Il
quinto e il sesto tipo prediligono esclusivamente il modello di
eccitamento erotico procurato con aggressività.
Cosa fare?
La somministrazione di antiandrogeni, detta anche ‘castrazione chimica’
a uomini adusi allo stupro sembra efficace nel ridurre l’interesse, in
questi soggetti, per l’attività sessuale in genere e pertanto qualcuno
la consiglia come mezzo per reprimere gli impulsi degli stupratori
recidivi. Qualche successo sembra lo si sia ottenuto attraverso
l’utilizzo di farmaci simili a quelli utilizzati in psichiatria per i
soggetti che presentano disturbi ossessivo-compulsivi.
Secondo Marshall (1993) i trattamenti psicoterapeutici da adottare con
gli stupratori devono essere orientati non tanto al riordinamento della
sessualità deviata, quanto all’addestramento nell’empatia, alla
ristrutturazione delle distorsioni cognitive, all’acquisizione della
capacità di agire in intima sintonia con gli altri.
Rif. Bibl.Lipford, La componente aggressiva insita nella sessualità ed i
fattori inducenti la condotta aggressiva che caratterizza lo stupro, in
Rivista di sessuologia, Cic, n. 28
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