omosessualità 263x300 Guarire dallomosessualitàRiceviamo da Altra Psicologia e volentieri integralmente pubblichiamo:

Omosessualità? Oggi si può guarire!
martedì 1 gennaio 2008 – AltraPsicologia

Quest’anno Babbo Natale ci ha fatto un bel regalo: giusto qualche giorno prima della grande festa, travestendosi da giornalista ha svelato qualcosa che molti già sapevano, tanti immaginavano e ben pochi potevano affermare di non conoscere affatto.Un numero sempre più alto di psicologi continua a proclamare che l’omosessualità è una malattia, si può curare e addirittura se ne può uscire!
Basta trovare il terapeuta giusto, il canale giusto che in soli 6 mesi (o forse anche meno) può restituirti l’eterosessualità d.o.c. perduta.

Il 23 Dicembre il giornalista di Liberazione Davide Varì pubblica un articolo sconcertante, dal titolo: “Gli ho detto: sono gay. Mi hanno risposto: la sua è una malattia leggera, possiamo curarla.” )
Varì per 6 mesi ha finto di essere gay per potersi sottoporre al percorso terapeutico del Prof. Cantelmi, guru e Presidente dell’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale, fondatore dell’Associazione italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente di psicologia all’Università Gregoriana, per “guarire” dalla sua (presunta e inventata) omosessualità. Il percorso parte con un colloquio “selettivo” di un prete, prevede la somministrazione dell’MMPI e del Rorschach e si sofferma sulla quantità e la modalità dei rapporti sessuali consumati. Mai una domanda sull’affettività, come se tra gay non fosse possibile volersi bene. Dopo una serie di colloqui il percorso di guarigione prevede un “corso di gruppo” di orientamento ultra cattolico, sgranare rosari, partecipare a gruppi psicoterapeutici, studio della Bibbia e dei testi di Josè Maria Escrivà (fondatore dell’Opus Dei), il tutto sullo stesso piano. Attraverso questa miscellanea di pratiche il gruppo promette non senza fatica di arrivare alla sospirata “guarigione”.
La cosa è anzitutto strana.
E’ infatti dal lontano 1974 che non esiste più la diagnosi di omosessualità, eliminata dal Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM). Oggi, e da più di trent’anni l’intera comunità scientifica internazionale considera l’omosessualità una variabile “normale” dell’orientamento sessuale e non una patologia.

Certo, è vero che vi fu un passato lontano in cui (parliamo del primo DSM) era stata inclusa tra i “disturbi sociopatici di personalità”, passando nel 1968 a “deviazione sessuale” a fianco di pedofilia e necrofilia, e arrivando nel 1974 come “omosessualità ego-distonica”. Si noti come il dibattito scientifico e culturale, che riflette oltre al progredire del dibattito scientifico anche la percezione comune e condivisa dei comportamenti normali e patologici, della salute e della malattia, ha via via spostato e circoscritto la questione della scelta di orientamento sessuale. Se infatti la “sociopatia” è una categoria che prevede di per sé una forma di aggressione all’altro, una modalità malata di stare con il prossimo, la “deviazione sessuale” descrive già uno spostamento culturale della questione omosessualità verso il sé, il proprio desiderio, una questione meno “socialmente pericolosa” e più privata. L’altro, dal DSM II, non sarebbe più in pericolo, ma l’omosessualità ne esce comunque come una malattia. La versione del 1974 ha limitato grandemente la diagnosi di omosessualità a quei soli casi in cui l’orientamento sia egodistonico, ossia in cui il soggetto senta in qualche modo l’orientamento sessuale come estraneo al sé. A quel punto restava da decidere se andasse curata l’egodistonia, aiutando il soggetto ad accettare il suo orientamento sessuale “di minoranza” sopportando le fatiche insite in questa condizione, oppure se ci si dovesse impegnare nell’improbabile impresa di modificare l’orientamento sessuale.

Oggi sarebbe forse chiamata con un termine più appropriato omofobia interiorizzata.E’ stato necessario arrivare al 17 maggio del 1990 perché anche la definizione di ego-distonica fosse cancellata dal DSM.

Eppure, poiché le vecchie abitudini sono dure a morire, fino al 1992 l’autorevole APA (American Psychiatric Association) negava l’iscrizione delle persone dichiaratamente omosessuali.La terapia riparativa nasce nel Nord America dal filosofo Joseph Nicolosi, presidente della Narth, National Association for Research and Therapy of Homosexuality, il quale vanta ben 500 casi di “gay trattati” e curati. Anchese pare che i gruppi di mutuo-aiuto per i cosiddetti “gay trattati” spesso si sciolgano perché più di qualcuno trova al suo interno un nuovo partner e quindi addio terapia…

Già nel 2005 l’on. Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, aveva presentato un’interrogazione parlamentare per bloccare, tramite gli ordini professionali, la terapia riparativa. Azione a cui lo psicoterapeuta americano J.M. van den Aardweg, che ha scritto il libro “Omosessualità & speranza” ha risposto parlando di lobby gay all’assalto della scientificità. Come nel caso citato dalla teodem on. Binetti, secondo la quale la lobby gay sarebbe riuscita addirittura a far cancellare l’omosessualità come patologia dai testi scientifici mondiali, chiedendo e ottenendo di partecipare agli incontri della “Commissione Nomenclatura” dell’APA. E sappiamo bene che l’on. Binetti continua (La Stampa del 28/12/2007) in qualità di neuropsichiatria a ripetere che lei e molti altri colleghi considerano l’omosessualità una devianza.
Il codice deontologico degli Psicologi italiani approvato dal CNOP cita:Art. 4. “Nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnìa, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. Lo psicologo utilizza metodi e tecniche salvaguardando tali principi, e rifiuta la sua collaborazione ad iniziative lesive degli stessi.”

Il Codice di autoregolamentazione etica degli psicologi italiani proibisce loro di utilizzare metodi che non salvaguardino il rispetto, tra l’altro, degli orientamenti sessuali e delle altre opinioni, credenze, sistemi di valori. Altrimenti va a finire che ci potrà sempre essere un’Associazione Psicologi del Partito x che cerca di guarirti dall’essere iscritto al partito y, considerandola una perversione del pensiero. E perché non, per ribaltare la situazione, uno psicologo gay che cerchi di guarire Cantelmi o qualche suo degno compare dal loro atavico terrore nei confronti degli orientamenti omosessuali? Magari si potesse “guarire” l’omofobia!
Il fatto è grave ben al di là del cosciente e voluto uso di criteri nosografici abbandonati da decenni, e perfino del cosciente e palese spregio dei codici deontologici vigenti. La gravità di questa vicenda nasce dalla stessa sovrapposizione forzata tra posizioni pseudo-religiose e posizioni scientifiche dalla quale confusione nasce un approccio confusivo e “di parte” di fronte alla teoria e alla pratica psicoterapeutica. La violazione della deontologia ne è una diretta conseguenza. Altre conseguenze, più gravi possono essere solo immaginabili, nel momento in cui la scienza si fa strumento dell’ideologia.

Dal punto di vista della pratica clinica ci si trova di fronte ad uno dei più dolorosi tra i paradossi. Una persona in condizione di debolezza e fragilità si rivolge ad un professionista per una sua sofferenza. Questa persona non dovrebbe trovare, a nostro parere, qualcuno che antepone, o impone grazie al ruolo di psicoterapeuta le proprie convinzioni (religiose, politiche, ideologiche..) alla centralità del paziente stesso, cui si deve il rispetto delle sue “opinioni, credenze, sistemi di valori”, rispetto non a caso previsto “ex lege” in tutte le forme di relazioni di aiuto e non a caso, sancito dai codici deontologici. Non è casuale che in una forma pervertita, questa si, di psicoterapia al di là e in spregio ad ogni deontologia, il gruppo di Cantelmi usi, senza soluzione di continuità, il Rorschach e il rosario, il colloquio clinico e la “penitenza” tipica delle pratiche di espiazione religiosa. Il professionista dell’aiuto qui non usa infatti i saperi e le tecniche per la risoluzione dei problemi psicologici dei suoi pazienti, non è il paziente al centro della questione, ma la cura della propria ansia e il rafforzamento dell’ideologia. E’ infatti aprioristica la convinzione che l’omosessualità sia peccato e patologia e che come tale vada “espiata” oltre che “curata”. Qui invece tutto è volutamente confusivo e confondente, in modo da trasformare l’aiuto terapeutico in una gravissima forma di manipolazione del pensiero nel tentativo di adeguarlo al proprio.

Un assetto cosiddetto “psicoterapeutico” che, come nel caso qui descritto, sembra offrire alle persone risposte preconfezionate e religiosamente orientate, diventa immediatamente uno strumento manipolatorio che procura ad essi strutture psicologiche da falso-sé, anziché percorsi veritieri, trasformando, in caso di successo l’individuo in un automa mosso da convinzioni non proprie che leniscono temporaneamente il dolore e lo omologano al (presunto) sentire comune della società.

Dal punto di vista esclusivamente psicoterapeutico l’insuccesso è evidente, a meno che ingenuamente si pensi che la scelta sessuale sia questione molto esteriore e superficiale. Qui si assiste ad una banalizzazione ed elusione della domanda del paziente, che “sparisce” e ad una semplificazione sul versante della risposta.

Ed allora è la persona a volere “uscire” dall’omosessualità, o è piuttosto una prescrizione di queste sedicenti, pericolose istituzioni psico-religiose, le quali intendono “sorvegliare e punire”, nonché orientare secondo dogmatiche religiose scelte che appartengono ad una sfera personale, quella si, “sacra”?

Ci sembra indispensabile un interessamento deontologico degli Ordini competenti (anche dei Medici) e l’apertura di un’istruttoria approfondita. Su indicazione di una futura collega che ha scritto al CNOP in merito alla violazione dell’art.4 ci siamo attivati per segnalare come AP ai relativi Ordini professionali eventuali violazioni del codice deontologico, sollecitandoli a prendere una chiara posizione in merito e a procedere ad indagini in casi simili, come già dichiarato dalla Presidente dell’Ordine Lazio, dott.ssa Zaccaria su Liberazione del 28/12/2007.
La sofferenza e il rispetto per il dolore di essere “diversi” seppur uguali, richiederebbe secondo noi più rispetto e più cautela di quanta ne abbiano mostrata i protagonisti di questa vicenda, i quali sembrano invece mostrare l’intenzione di convertire piuttosto che quella di ascoltare ed aiutare. E’ grave l’uso del proprio ruolo di autorità e della condizione di fragilità dei propri pazienti per fare del proselitismo, anteponendo un desiderio di “normalizzazione” alla guarigione del paziente nel rispetto delle sue scelte e dei suoi orientamenti. A noi questa teo-pedagogia travestita da psicoterapia inquieta e preoccupa, e ci appare una pericolosissima deriva culturale da bloccare sul nascere.

Fonte: Altra Psicologia

A cura della
Redazione di Psicolinea.it

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Redazione di Psicolinea

Psicolinea è uno dei primi siti di psicologia in Rete, nato ufficialmente il 13 Ottobre 2001.
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7 commenti su “Guarire dall’omosessualità

  1. Gentile Koala/Anonimo,

    Perché mettere insieme tanti insulti gratuiti e in libertà, senza aver neanche letto l’articolo e capito bene cosa vi si dice? E’ vero che dietro l’anonimato si può scrivere qualsiasi cosa, ma non sarebbe più interessante, anche per lei, documentarsi e poi esprimere un’opinione, per metterla a confronto con gli altri lettori?

    Le suggerisco di leggere, oltre quello che è scritto sopra, gli altri post pubblicati su questo sito a proposito della “terapia riparativa”.

    La aspettiamo di nuovo da queste parti, per conoscere il suo parere “informato sui fatti”…

    G. Proietti

  2. Letto l’articolo, i commenti, fatto le dovute osservazioni ed ora penso… ma che diavolo state dicendo? Ritengo che,anche solo pensare che l’omosessualità sia una malattia (per di più curabile)è un abominio,e una mancanza di rispetto. Lo dico da ragazzo gay di 19 anni che è felice e fiero di essere come è. Per tutti i gay che leggono, voglio augurare di trascorrere una adolescenza e una crescita felice, non curandovi di quanto 2 (o 10 milioni)di psicologi vi dice, siate felici di essere voi stessi, e non cercate di essere come gli atri vogliono che siate.
    Quanto a chi supporta l’articolo, rispondo che affermava bene Woody Allen quando diceva che state in piedi poiché finanziati dall’industria dei divani… XD siamo nel 2011 sveglia!!!!! se no mi finirete col essere creazionisti se continuate così ;)
    koala91

  3. dire che l’omosessualità è una malattia è proprio da stupidi…la verità è che oggi come oggi esistono troppi preconcetti e tabù … Nell’antichità c’erano già molti gay, eppure nessuno li vedeva male, e nessuno gli attribuiva strane malattie…
    Io penso che l’amore èuna cosa universale, nel senso : noi amiamo tante cose, in vari modi…amiamo la nostra famiglia, gli amici, le cose che ci piace fare, e una persona,che sia uomo o donna…In fondo chi l’ha detto che essere etero è “normale” e essere gay non lo è? Ok forse potrebbe essere così perchè l’uomo si riproduce cn la donna, ma non per questo l’essere gay è una malattia…

  4. Io vorrei diventare etero perchè io amo le donne ma non mi arr*** mentre con gli uomini mi arr*** ma non li amo cosa devo fare?

  5. La verità è che se l’omosessualità fosse curabile io vorrei essere curato. Quanto sarebbe bello amare una donna, avere dei figli,poter condividere tutto questo con la propria famiglia di origine e con la società in generale. Non c’è giorno che io non pensi questo. Eppure continuo ad essere omosessuale. Sono convinto che un lavaggio del cervello su quanto sono brutti e cattivi i gay e quanto sia cosa buona e giusta l’eterosessualità, sia assolutamente superfluo. Ne siamo già tristemente consapevoli. Quando qualcuno proporrà una terapia che non abbia in se preconcetti religiosi e che si basi esclusivamente su teorie scientifiche sarò il primo iscritto. Amen

  6. infatti l’omosessualità non è ne una patologia ne una malattia essa è un ulteriore conferma che l’uomo ha bisogno della sua mascolinità e la donna della sua femminilità andare con lo stesso sesso non è altro che il modo sbagliato anelare all’appartennza del prorpio sesso cosa leggittima perchè l’uomo e uomo e la donna è donna.
    A prescindere dalla fede ,la quale apre gli occhi e completa quests verità, comqunque sia se si è credenti o meno l’unico modo per uscire dal problema dell’omosessualità che ribadisco non essere ne una malattia ne un difetto o formazione genetica,l’unico modo è x gli uomini iniziare a comportarsi e a prendere le abitudini delgli uomnini etero e per le donne uguale.
    CARI SIGNORI CHE SIATE PSICOLOGI MEDICI FILOSOFI SCENZIATE VI POSSO ASSICURARE CHE L’OMOSESSUALITA’ NON ESISTE

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