GP Il fatto
di avere un doppio cognome è stato per lei un vantaggio o uno
svantaggio?
ACP Mah! E’ stato fonte di divertimento, nel senso
che tutti erano convinti che io fossi nobile e questa cosa la
abbinavano alla mia educazione, al modo di vestire, alle passioni
per la politica internazionale, o per la cultura…. Ed è stato
divertente perché nobile non lo sono affatto e quindi è stata una
cosa curiosa, ma niente di particolarmente positivo o negativo: non
ci sono state significative ripercussioni né in un senso, né
nell’altro.
GP A scuola che tipo di allievo era? Era bravo?
ACP Molto, molto. Non avevo però il massimo dei
voti in condotta perché ero molto irrequieto, nel senso che mi
annoiavano le attese, i tempi lunghi, le eccessive ripetizioni… Sono
sempre stato una persona molto rapida. Quindi questa irrequietezza
mi provocava un voto in condotta non ai massimi, ma ai minimi
sufficienti.
GP A quale età ha cominciato a leggere? E poi, la
appassionavano di più libri di divulgazione scientifica o di
avventura?
ACP Ho cominciato prestissimo:prima con i fumetti,
che divoravo. Dai classici come Topolino ad una vera e propria
passione per i fumetti di guerra. Eroica, Supereroica, Guerra
d’eroi, cose del genere. Poi quando ho cominciato a leggere i libri
(molto, molto presto, anche lì), preferivo libri di avventura,
avventure di ogni genere, a cominciare dai grandi classici, tipo
Salgari, Il Corsaro Nero, I Pirati della Malesia, Sandokan
e via dicendo…
GP Da adulto invece, quale è il libro che ha letto ed al
quale si è sentito più legato e perché?
ACP Direi che non è l’unico, ma sono stato molto
legato a La Montagna Incantata di Thomas Mann, perché c’è
in quel libro tutto il passaggio fra la cultura dell’800 e la
cultura del ‘900. E’ un libro molto denso e molto intenso, molto
pieno di cose importanti.
GP Lei è entrato in Rai giovanissimo: è stata un’opportunità
che qualcuno le ha facilmente offerto oppure è stato un punto di
arrivo faticosamente conquistato?
ACP E’ stato un punto d’arrivo faticosamente
conquistato, ma fortissimamente voluto. Non si sa perché visto che
non c’erano esempi in famiglia, ma io volevo fare giornalismo,
giornalismo televisivo, fin da quando ero molto, molto piccolo e
quindi, come dire, ho studiato, ho lavorato, mi sono preparato,
sempre avendo con molta chiarezza in testa questo obiettivo.
GP Lei ha condotto uno dei primi programmi in cui si parlava
di psicologia. Se non sbaglio si chiamava ‘Test’…
ACP Ho fatto il primo programma in assoluto che si
occupava di parapsicologia e si chiamava Mister O
nell’85 in prima serata su Rai Uno. Poi, nell’86, sempre in prima
serata su Rai Uno ho fatto Test, si.
GP Come fu accolto quel programma in quel periodo?
ACP Bene, bene tutti e due perché l’Italia
all’epoca aveva una conoscenza abbastanza limitata della psicologia,
della parapsicologia e della loro importanza. Quindi si scatenò la
curiosità del pubblico su entrambi gli argomenti e nacque lì anche
la ‘test-mania’. Oggi noi siamo abituati che quasi tutti i giornali
d’estate ci facciano fare i test sulle cose più diverse, ma
all’epoca era una novità assoluta.
GP Senta, lei mi parla di psicologia e parapsicologia… Ma
lei personalmente che rapporto ha con la psicologia, come la
considera? Ha mai provato ad esempio ad entrare in analisi, a fare
una psicoterapia?
ACP L’ho studiata molto, mi interessa molto, lo
considero uno strumento fondamentale per capire noi stessi e gli
altri e quindi se avessi bisogno correrei, perché sono assolutamente
certo che un’analisi o una psicoterapia di supporto in un momento o
in un altro della vita delle persone sia utilissima.
GP Anche lei, nel mezzo del cammin della sua vita si è
trovato in una selva oscura… Qualcosa è cambiato nella sua vita. Ce
ne vuole parlare?
ACP Diciamo che la selva oscura non è
stato tanto il cambiamento di orientamento sessuale e affettivo,
proprio perché per cultura, formazione, conoscenza della psicologia
e della fisiologia non ci trovo nulla di strano nell’inclinazione
omosessuale. La selva oscura è stata la gestione della
perdita del mondo precedente ed in particolare della mia ex moglie,
perché come ho raccontato, sono stato realmente e profondamente
innamorato sia della mia ex moglie che delle mie fidanzate
precedenti nel mondo femminile e quindi non avevo nulla in contrario
a vivermi una dimensione omosessuale della vita; però sono stato
molto addolorato, molto sofferente per la perdita del rapporto con
la mia ex moglie, che è stata veramente importante nella mia vita.
GP E per tornare
alla metafora dantesca, lei ha avuto un Virgilio che l’abbia aiutata,
che le abbia indicato un percorso preciso da seguire?
ACP Un percorso preciso no, perché credo che
nessuno possa o sappia farlo però ho avuto accanto il mio medico,
che per fortuna per adesso corna facendo, non ha dovuto far nulla di
particolare per la salute fisica, però essendo un medico all’antica,
cioè di formazione umanistica complessiva, che non cura solo la
macchina corporea, ma, come dire, le sue complessità tra corpo e
anima, ha saputo starmi vicino, ha saputo darmi quei consigli di
saggezza che una volta si usava chiedere al nonno, allo zio, al
saggio, alla persona più grande e che oggi sono sempre meno
frequenti e che io ho avuto la fortuna di ritrovare in questo
medico-filosofo-umanista chi mi ha dato un contributo, insieme al
sostegno emotivo e psicologico, oltre a consigli di saggezza, non
essendo lui assolutamente coinvolto dalla cosa in sé. E’ un uomo di
formazione oncologica, specializzato in oncologia (per questo dicevo
che per fortuna fino ad oggi non si è dovuto occupare di me), però è
chiaro che avendo questo tipo di specializzazione deve accompagnare
molte persone in momenti difficilissimi e quindi ha una sua
formazione psicologico-psichiatrica importante, che evidentemente ha
utilizzato anche nel consigliarmi.
GP Anche Oscar Wilde, dopo una vita eterosessuale, una
moglie, dei figli, ha scoperto la sua bisessualità, andando incontro
a processi, carcere, allontanamento dagli ambienti che contano. A
lei invece sembra che sia successo il contrario, cioè da quando ha
fatto questo coming out mi sembra che il suo successo si
sia consolidato e, tutto sommato, non mi pare che, oggi come oggi,
lei possa dire di averci rimesso… O no?
ACP Infatti. Secondo me questo è importante dirlo,
non tanto per me, ma per dare coraggio a tutte le persone che ancora
oggi invece soffrono, si vergognano, si nascondono, pensano di
essere malate, sbagliate, di avere qualcosa di cui vergognarsi. Io
ci speravo in questa cosa, anche se non ne ero sicuro, perché
capisce che dimostrare di essere così, dirlo e non avere conseguenze
negative, anzi, addirittura positive, può veramente rivelare a tante
persone che soffrono immotivatamente la via della liberazione, la
via della serenità, la via della felicità. Quindi glielo confermo e
glielo confermo con gioia, soprattutto sperando che aiuti tante
persone a viversi meglio.
GP A viso aperto, come il titolo del suo ultimo
libro…
ACP Esatto. Non ci si rimette mai a vivere a viso
aperto perché qualunque cosa si sia, se lo si è fino in fondo e
senza conflitti, questo ci rende più forti.
GP A proposito, di ‘esserlo fino in fondo’: gli omosessuali
non amano chi si definisce ‘bisessuale’ perché dicono che questo è
un percorso di autoaccettazione non completato, come se il
bisessuale stesse attento a non perdere i privilegi che ha
l’eterosessuale. Lei cosa ne dice di questo?
ACP Le confermo che c’è questa forma di sospetto
nei confronti dei bisessuali, come se volessero la botte piena e la
moglie ubriaca e non volessero dividere con gli altri le lotte, le
fatiche, le battaglie, anche per l’accettazione, per l’acquisizione
di diritti. Questo è vero. Io però consiglio sempre tutti di non
essere intolleranti, nel senso che la bisessualità è probabile che,
come si dice, non esiste come assetto stabile, come assetto di
equilibrio definitivo, ma certamente esiste come un momento di
passaggio. Ed è un momento di passaggio probabilmente necessario,
proprio per evitare scossoni, traumi, accelerazioni dannose e quindi
di essere condiscendenti con la fase bisessuale delle persone perché
è una fase di necessaria stabilizzazione.
GP Perché, secondo lei, la sinistra è in genere più attenta
e disponibile all’accettazione dei diritti delle persone che hanno
un orientamento sessuale omosessuale?
ACP Mah, innanzi tutto dobbiamo fare riferimento al
problema terribile dell’Italia, che ha una destra non liberale,
perché negli altri Paesi la destra ha una formazione liberale e di
conseguenza è attenta ai diritti e non a caso in molti paesi europei
le legislazioni a favore delle coppie di fatto e degli omosessuali
sono state fatte non dalla sinistra, ma dalla destra. Dunque questa
sua giusta osservazione lo è con riferimento all’Italia, dove la
destra è poco liberale, molto clericale, con ancora molti strascichi
di cultura fascista. Paradossalmente è la sinistra in Italia che ha
una cultura più liberale e più libertaria, più attenta ai diritti
dei singoli e di conseguenza anche ai diritti dei singoli
omosessuali. Questo è. E poi è anche un fatto di cultura. In Italia,
sempre e solo in Italia, la destra ha una struttura culturale molto,
molto fragile, mentre la sinistra, piaccia o no, ha una formazione
culturale dei suoi dirigenti molto migliore. Le faccio un esempio
che probabilmente le interessa, la riguarda e che lei conosce:
alcune importanti discipline come psicologia, psicoanalisi,
sociologia, antropologia culturale, sono un patrimonio molto
presente tra i dirigenti e nel mondo intellettuale di sinistra. Sono
quasi completamente assenti nella formazione culturale dei dirigenti
della destra.
GP Se approvassero in Italia i matrimoni gay (ma secondo me
prima dovrebbero arrivare i marziani…) lei si sposerebbe?
ACP Certamente se mi trovassi nella condizione
giusta… Con la persona giusta… Come dice lei, non credo che
succederà mai ed infatti la nostra lotta (intendo la mia lotta
individuale) di appoggio a tutti i movimenti di destra o di sinistra
non è per i matrimoni ma per il riconoscimento dei PACS, cioè per il
riconoscimento delle unioni di fatto laddove si voglia e si possa
riconoscersi reciprocamente diritti e doveri.
GP Ultima domanda: le adozioni nella coppia gay: argomento
delicato e sul quale non tutti sono d’accordo. Lei cosa ne pensa?
ACP Come per i matrimoni, direi che è un tema fuori
luogo e fuori tempo in Italia. Io lo risolverei favorendo e
consentendo le adozioni ai singles. Lei sa che ci sono tante donne
eterosessuali che per una ragione o per l’altra vogliono adottare un
bambino o una bambina da sole, e questo non è consentito.
Io fare un provvedimento per l’adozione dei singles, senza
particolari riferimento all’inclinazione sessuale della persona.
Questo svuoterebbe gli orfanotrofi ed eviterebbe inutili discussioni
sull’argomento. Lei ricorderà il caso di Dalila di Lazzaro, che
provò per tanti anni e non glielo hanno dato. E’ una forma di grande
ferocia nei confronti del bambino rimasto in orfanotrofio e di lei
che non ha potuto coronare questo sogno. Secondo me se lavoriamo per
l’adozione dei single risolviamo il problema senza inutili scontri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
© copyright psicolinea.it - Maggio 2006
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