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GP Il Sildenafil (Viagra) è
stato inserito fra le 100 scoperte più importanti del XX secolo. Dal momento che
non stiamo parlando di un farmaco salva-vita, lei è d’accordo nel considerare la
pillola blu come una scoperta “importante” per la medicina e per la società?
GR
Si tratta comunque di una scoperta di interesse anche se quell’inserimento non è
estraneo a operazioni di marketing. Poter disporre di un farmaco specifico per
l’impotenza erettile pone tuttavia un altro problema infatti poiché sappiamo che
ogni cultura produce le sue malattie e conseguentemente individua le terapie si
può essere contenti della scoperta ma non altrettanto di una cultura che produce
impotenza.
GP Oggi gli uomini hanno la
possibilità di mantenersi sessualmente attivi fino ad età avanzata, anche se
attraverso l’aiuto dei farmaci. E’ tutto positivo? O questa potenza sessuale
indotta ha anche effetti negativi sulla personalità e sulle relazioni di coppia?
GR
Aver la possibilità di usare un farmaco non significa che questo venga usato,
sembra che solo il 14% delle persone con deficit erettile ricorra all’uso del
sildenafil o similari e che quasi la totalità lo assuma per periodi non lunghi.
D’altra parte quando per avere un rapporto sessuale si deve prendere una pillola
è come ricordarsi di essere impotente. Il farmaco è un artificio che raramente è
ben tollerato: lui pensa di essere un uomo a metà e lei di non essere
sufficientemente attraente da suscitare una risposta sessuale adeguata.
GP Qualche anno fa, parlando
del concetto di “svirilità”, lei scrisse: “Il fallo infallibile, rappresentante
del maschio dominatore, è sull’orlo di una disfatta storica e culturale e si
identifica sempre più con un fallo fallato”. Ci può spiegare meglio il suo
pensiero in proposito?
GR Non è facile riconoscere il
fallimento del discorso che da circa un secolo è stato aperto sul sesso.
Rifiutando il mistero perché ritenuto risultato di una società sessuofobica
abbiamo avuto la pretesa di svelarlo, ma lo abbiamo solo svilito. Oggi il sesso
è stato relegato nel virtuale: la mancanza di desiderio, l’inefficacia di ogni
seduzione vanno sempre più diffondendosi e c’è chi difende una vita asessuata
come i soci della AVEN (Asexual Visibility and Education Network per l’Italia
vedi aven.it) o si esibisce in performance dove il sesso è solo imitato (Air
sex) oppure difende i “valori” di una vita da single. All’opposto è nata una
nuova patologia quella dei dipendenti da sesso per i quali il desiderio non
viene mai soddisfatto. Il modello di vita impostato sui valori della virilità e
della femminilità così come sono stati interpretati per secoli è stato messo in
discussione provocando una de-mascolinizzazione che ha trascinato con sé anche
la donna, i suoi ruoli e i suoi significati. Probabilmente era necessario, ma
ancora non abbiamo individuato valori alternativi che possano recuperare la
qualità dell’essere uomo e donna senza ricorrere a gerarchie di potere come per
troppo tempo è stato fatto.
GP Sempre più giovani
apprendono le cose del sesso attraverso il porno che trovano su Internet. In che
modo poi questo influisce sul loro comportamento sessuale?
GR
A giudicare dalle indagini sociologiche i giovani hanno anticipato di molti anni
l’inizio della esperienza sessuale, ma tendono poi ad abbandonare l’attività
sessuale per l’incapacità di assegnarle significati che favoriscano e creino
relazione. Il piacere fine a se stesso non ha storia, tanto vale rifugiarsi nel
virtuale del web dove ogni cosa è possibile senza limiti di tempo e di spazio,
senza doversi confrontare con la realtà dell’altro, senza mettere in gioco il
proprio esistere e poco importa se il prezzo pagato è quello di non vivere.
GP La maggiore visibilità
dell’omosessualità può influire sulla sua frequenza ? Oppure i tanti omosessuali
che vediamo oggi sono semplicemente delle persone che un tempo si sarebbero
nascoste?
GR
Il fenomeno omosessuale è maggiormente visibile anche perché gay e lesbiche sono
oggettivamente più numerosi. Indubbiamente ci si sente più legittimati a
mostrarsi quando sono più frequenti le manifestazioni sociali del fenomeno, ma
questo non basta. La diversità dell’orientamento sessuale è un prodotto
culturale e il nostro contesto sembra essere, in questo senso, assai prolifico.
GP Cosa ne pensa delle
manifestazioni folkloristiche, tipo il gay-pride? Secondo lei giovano alla causa
o una maggiore sobrietà potrebbe dare dei risultati migliori contro l’omofobia?
GR
Gli omosessuali sono costantemente alle prese con una limitata tolleranza e come
tutte le minoranze cerca di attuare ogni modalità che possa ufficializzare la
sua presenza e legittimare il suo esistere. Non sorprende quindi che si cerchino
riconoscimenti istituzionali (gay e lesbiche sembrano essere gli ultimi e gli
unici a credere nel matrimonio e a voler essere madri o padri anche adottivi) o
si attuino forme plateali anche se chiassose e, se si vuole, sfacciate per
affermare il diritto di esistere. D’altra parte l’omofobia va combattuta e il
gay-pride rimane una forma pacifica di battaglia. In alcuni potrà aumentare il
fastidio e il rifiuto, ma il successo non è nei poteri degli omofobi o degli
omosessuali, altre forze sono in gioco. Come dicevo il fenomeno omosessuale è un
prodotto culturale e sono quindi le componenti socio-storico-antropologiche che
devono essere individuate per immaginare quale sarà la soluzione del conflitto.
GP Perché, a suo parere,
tanti uomini oggi sono attratti da rapporti con persone transessuali?
GR
I trans come i transgender e comunque le diversità rispetto ai due poli
dell’essere uomo e donna sono un altro aspetto che caratterizza il nostro tempo
anche se in forme quantitativamente meno significative sono sempre esistite. Non
direi quindi che oggi tanti “uomini” sono attratti da “persone transessuali”. Le
stesse ragioni che oggi producono trans producono persone (in questo caso
uomini) altrettanto contraddittorie rispetto al proprio patrimonio genetico,
alla propria produzione ormonale e in definitiva al proprio corpo. Entrambi gli
attori dell’incontro non si sono risolti per una scelta precisa, entrambi sono
attratti dal gioco delle ambiguità, dall’onnipotenza di essere tutto, maschi e
femmine assieme.
GP Secondo la sua esperienza
clinica, l’ossessione maschile per le misure del pene c’è sempre stata, anche
nei decenni precedenti? E’ possibile che certe angosciate auto-diagnosi di
microfallo siano determinate oggi da fattori soprattutto esterni, tipo la facile
fruibilità di materiale porno (con protagonisti spesso superdotati) o
dall’offerta, interessata e pressante, di chirurgia plastica peniena?
GR
Per migliaia di anni la nostra civiltà si è costruita su di un unico sesso,
quello maschile e ha enfatizzato le misure del pene-fallo scelto come
rappresentante del potere sociale (comanda chi l’ha più grande), riproduttivo,
erotico, terapeutico (cura isteria e frigidità), apotropaico (libera dal
malocchio e porta fortuna toccarselo). Ci si è sempre preoccupati delle misure
del pene e oggi nel momento in cui la virilità sta perdendo i suoi poteri,
l’angoscia per il pene piccolo è in qualche modo aumentata a testimonianza di un
potere che forse abbiamo già perso. Il viagra quindi come gli illusori risultati
della chirurgia peniena sembrano porsi come un ultima, disperata difesa.
GP Sempre più coppie, dopo
lunghi anni di fidanzamento, quando si sposano o vanno a convivere si accorgono
di aver completamente perso il desiderio sessuale. Secondo lei si può vivere
felicemente, specie quando si è ancora abbastanza giovani, senza desiderio?
GR Quando si perde il desiderio (non solo quello sessuale) si perde anche la
possibilità di vivere “felicemente”. Il desiderio è vita e non a caso il primo
segno di una depressione è la mancanza di desideri. Le coppie che perdono il
desiderio non subiscono certo l’azione del tempo o dell’abitudine, ma indicano
l’incapacità di costruirsi come coppia ovvero come due persone che hanno deciso
di condividere ogni giorno della propria vita per tentare un progetto che
richiede attenzione, dedizione, sacrificio, ma anche gioia, seduzione, gioco.
GP Secondo lei si può
vivere, diciamo così, “serenamente”, senza una vita sessuale attiva?
GR
Se la privazione della vita sessuale è dovuta a qualche contingenza negativa (la
lontananza forzata, una malattia o una gravidanza a rischio) vengono messe alla
prova le capacità di rinuncia di entrambi le quali attingono energia dalla
progettualità e dal significato che si è voluto dare allo stare assieme e quando
allo stare assieme viene attribuito lo stesso valore sacrale che è possibile
assegnare alla propria vita allora sarà più sostenibile il sacrificio (nel senso
letterale del “fare sacro”) e la vita di coppia potrà egualmente essere serena.
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2009
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