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L'effetto Lucifero
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Intervista al
Prof. Philip
Zimbardo |
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di
Walter La Gatta |
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WLG Lei è stato probabilmente il primo psicologo a dare importanza alla
timidezza e a decidere di studiarla. Perché ha aperto la ‘Shyness Clinic’?
E’ soddisfatto dei risultati raggiunti dalla ricerca in questo campo?
PhZ Credo di essere stato il primo ricercatore a studiare la timidezza
negli adulti. Il mio interesse in questo argomento deriva dall’esperimento
della prigione di Stanford (Stanford Prison Experiment, SPE).
Dopo anni di ricerca sono cominciati i trattamenti per adulti e
adolescenti timidi, allo scopo di mettere in pratica quanto avevamo
appreso.
(Vedi sezione del mio nuovo libro su questo argomento (1)
WLG
Si può dire che la timidezza non sia ‘patologica’, ma che rappresenta
solo una riduzione delle abilità sociali e della fiducia in sé stessi ?
PhZ La timidezza varia enormemente da un ‘varietà infantile’ di lieve
apprensione e riservatezza, a una discreta paura di incontrare gli altri,
fino all’estrema, paralizzante paura e all’isolamento sociale.
In questi casi estremi essa diventa una patologia seria, che produce forte
disagio alle persone, ma anche dei livelli medi di timidezza possono
limitare molte opportunità sociali, influire sul proprio stile di vita,
portare la persona timida a vivere una vita meno soddisfacente e perfino a
guadagnare di meno di altri che non sono timidi. I bambini timidi sono
presi in giro a scuola, oppure sono vittime di bullismo, il che può
portare ad un rendimento scolastico insoddisfacente.
WLG Tornando alla timidezza, il suo collega Bernardo Carducci ha
parlato recentemente della sua teoria della ‘timidezza cinica’, una
forma estrema di timidezza che riguarda soprattutto i maschi e che può
portare a comportamenti violenti, come si sono visti nella scuola della
Virginia. Lei cosa ne pensa?
PhZ Quando degli studenti timidi
vengono presi in giro, sono vittime di bullismo o rifiutati in altri modi,
essi costruiscono un risentimento e una rabbia nei confronti degli altri e
contro il sistema scolastico che permette questi comportamenti. Negli
Stati Uniti, questi soggetti hanno facile accesso alle armi; le armi
cambiano i rapporti di forza, trasformando gli studenti timidi in persone
pericolose, capaci di vendicarsi. Questa è la mia opinione sulla ‘timidezza
cinica’ di Carducci. Ho raccolto dei dati qualche anno fa che
mostravano come la maggior parte degli uomini che si trasformavano
‘improvvisamente’ in assassini, che commettevano omicidi senza neanche
aver avuto delle reazioni violente, erano molto timidi. Avevano anche
un’immagine femminilizzata o androgina. Inoltre, essi sono ipercontrollati
nei loro impulsi.
WLG Ci può spiegare come ha elaborato la sua nuova teoria dell’Effetto
Lucifero che trasforma persone normali in persone malvagie ?
PhZ Il mio nuovo libro mi ha dato
l’opportunità di mettere in relazione il male, come io avevo avuto modo di
osservarlo e che avevo contribuito a creare nello studio della Stanford
Prison, con gli altri mali presenti nel mondo, come il genocidio, la
tortura, gli abusi sui prigionieri della prigione di Abu Graib da
parte dei soldati americani, ed il male nelle aziende dove la brama
trasforma delle persone intelligenti ed ambiziose, come accaduto alla
Enron ed altri disastri. La mia opinione è che molte di queste azioni
malvagie vengano perpetrate da persone assolutamente normali da tutti i
punti di vista, non portate al male o con problemi patologici. Credo che
dovremmo prestare maggiore attenzione al potere di alcune forze che
dipendono dalle situazioni sociali e alle forze del sistema che crea
queste situazioni, quando vogliamo comprendere le cause del male e
sviluppare mezzi per combatterlo e prevenirlo. E’ più frequente che sia un
cattivo contesto a corrompere delle persone rette piuttosto che delle mele
marce inserite in un ambiente sano. Credo che avremmo bisogno di un
cambiamento di paradigma dal modello medico prevalente che si focalizza
sull’individuo da curare, per adottare un modello di salute pubblica.
Questo tipo di modello cerca di trovare il virus che fa ammalare la
società e poi vaccina la popolazione contro i suoi cattivi effetti. Il
male è un virus che si trova in molte società: la mafia ne è un esempio.
Non è abbastanza focalizzare l’attenzione solo su chi compie il male, ma
anche sulle condizioni del sistema che supporta e mantiene l’abitudine al
male. Intendo dire anche i valori legati alla cultura, alla legalità,
alla politica, alla storia, che legittimano le persone che si comportano
in modo malvagio.
WLG
Secondo la sua teoria, un normale individuo
può anche, in alcune particolari condizioni, agire bene e diventare un
eroe…
PhZ Se le persone comuni possono
essere colpevoli della banalità del male, possono anche erigersi a
rappresentare il meglio della natura umana, nella banalità dell’eroismo.
Credo che la migliore difesa o antidoto al male sociale sia promuovere
l’immaginario eroico nel maggior numero di persone possibile. Gli eroi
sono in genere delle persone normali, eroi della vita quotidiana, i quali
in particolari situazioni si coinvolgono in azioni straordinarie. Essi
agiscono mentre gli altri restano passivi. Si interessano di più degli
altri, sono socio-centrici piuttosto che interessati al proprio
egocentrico benessere. Sto iniziando una ricerca sperimentale progettata
per studiare quale è il momento decisivo perché una persona decida di
compiere un atto eroico, come disobbedire ad una autorità ingiusta. Il
mio collaboratore dell’Università di Palermo, Piero Bocchiaro ed io
abbiamo da poco completato la prima serie di esperimenti per cercare di
comprendere quali fattori sociali e di personalità caratterizzano le
persone che si sono comportate in modo eroico. Nell’ultimo capitolo dell’Effetto
Lucifero, presento una nuova tassonomia di 12 differenti tipi di
eroi con esempi tratti da varie culture. Naturalmente, l’eroismo è
culturalmente e storicamente definito. Quando il mio libro sarà tradotto
in italiano, verso la primavera del 2008, spero di ricevere dei riscontri
dai lettori italiani circa la natura di quelli che essi definiscono eroi.
Walter La Gatta
© copyright psicolinea.it - Ottobre 2007
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(1) La timidezza come prigione
auto-imposta
Quale altra prigione è così oscura come il proprio cuore!
Quale carceriere è così inesorabile come il proprio sé?
Nathaniel Hawthorne
Nella prigione allestita negli scantinati, i prigionieri hanno rinunciato
alle loro libertà basilari in seguito al controllo coercitivo delle
guardie. Tuttavia, a parte il laboratorio, anche nella vita reale molte
persone volontariamente rinunciano alla propria libertà di parola, di
azione e di associazione anche senza che vi siano delle pressioni esterne
che impongano di farlo. Ciò dipende dall’interiorizzazione che esse hanno
fatto di questi carcerieri così esigenti, che sono diventati parte del
proprio sé; le guardie che limitano le opportunità verso la spontaneità,
la libertà, la gioia di vivere. Paradossalmente, queste stesse persone
hanno interiorizzato anche l’immagine del prigioniero passivo che, seppure
in modo riluttante, si mostra acquiescente nei confronti di queste
restrizioni che si è auto-imposto in tutte le proprie azioni. Ogni azione
che richiama l’attenzione degli altri spaventa queste persone che temono
di sentirsi potenzialmente umiliate, di provare sentimenti di vergogna, di
essere rifiutate dagli altri, per cui tutto questo va evitato. In risposta
al carceriere interno, la persona si fa prigioniera e si tira indietro
dalla vita, nascondendosi dentro una corazza, scegliendo la sicurezza
della silenziosa prigione della timidezza. Elaborando questa metafora, a
partire dall’esperimento della Stanford University, ho pensato alla
timidezza come una fobia sociale che rompe i legami dei rapporti
interpersonali facendo degli altri una minaccia, anziché un’opportunità.
L’anno successivo al termine del nostro studio sulla SPE, ho
iniziato un progetto di ricerca più impegnativo, il Progetto Timidezza
della Stanford University per investigare le cause, le componenti, le
conseguenze della timidezza negli adulti e negli adolescenti. Il nostro fu
il primo studio sistematico della timidezza nell’adulto; quando ne sapemmo
abbastanza, andammo avanti per sviluppare un programma di trattamento
della timidezza in un’unica Shyness Clinic (1977). La Clinica, che
è stata sempre in attività in tutti questi anni a Palo Alto, è
diretta dalla
Dr.ssa Lynne Henderson, ed ora è parte della facoltà
di psicologia presso la Pacific Graduate School. Il mio maggiore
successo nel trattamento e nella prevenzione della timidezza è stato
quello di sviluppare degli strumenti per aiutare le persone timide a
liberarsi delle loro silenziose, auto-imposte prigioni. Ho fatto questo in
parte scrivendo libri divulgativi per il grande pubblico su come trattare
la timidezza negli adulti e nei bambini (2). Queste attività sono state un
modo per riparare gli imprigionamenti cui avevo sottoposto i partecipanti
all’esperimento presso la Stanford University ( SPE).
(Traduzione dall'inglese di Walter La Gatta, tutti i diritti riservati)
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(2) Shyness research:
Zimbardo, P G. (1986). The Stanford shyness project. In W. H. Jones, J. M.
Cheek, & S. R. Briggs (Eds.), Shyness: Perspectives on research and
treatment (pp. 17-25). New York: Plenum Press.
Zimbardo, P. G. (1977).
Shyness: What it is, what to do about it. Reading, MA: Addison-Wesley,
Zimbardo, P. G., & Radl,
S. (1986). The Shy Child. New York: McGraw Hill. Traduzione
italiana: "Il
bambino timido" (Erickson, 2000), di Philip Zimbardo e Shirley Radl
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Chi
è Philip Zimbardo?
Philip Zimbardo, Professore Emerito della
Università di Stanford (nato il 23 Marzo del 1933) è conosciuto per
il suo esperimento della prigione di Stanford (Stanford Prison Experiment,
SPE) e come autore di libri di psicologia che hanno introdotto alla
materia della psicologia uno sterminato numero di studenti.
Nel 2002, Zimbardo fu eletto Presidente della American Psychological
Association. Sotto la sua direzione l'organizzazione sviluppò il sito
PsychologyMatters.org, un compendio della ricerca psicologica che può
essere utilizzato per le sue applicazioni pratiche, nella vita quotidiana.
Nello stesso anno apparì come commentatore nel reality inglese The
Human Zoo, dove i partecipanti venivano osservati mentre interagivano
in un ambiente controllato.
Nel 2004, Zimbardo ha testimoniato presso la corte marziale in
difesa del sergente Ivan "Chip" Frederick, una guardia della
prigione di Abu Graib, sostenendo che la pena relativa a Frederick doveva
essere ridotta a causa delle pressioni ambientali subite dal militare, con
le aggravanti di un addestramento e di una supervisione molto limitati.. A
Frederick è stata inflitta una pena di 8 anni. Zimbardo utilizzando l'
esperienza maturata con il caso Frederick ha scritto un nuovo libro,
The Lucifer Effect: Understanding How Good People Turn Evil,(non
ancora pubblicato in Italia).
Links
http://www.lucifereffect.com
http://www.zimbardo.com
www.PrisonExp.org
www.Shyness.com
www.TimePerspective.com
www.PsychologyMatters.org
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Psicolinea.it
©
2007 |
Imm.
web site Prof. Ph. Zimbardo
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