GP Vorrei cominciare con una domanda forse frivola, ma che mi ha
sempre molto incuriosito: quale è la ragione del doppio cognome
(ovvero l'aggiunta del cognome del marito) in una donna pienamente
emancipata ed in una società che finalmente ci ha liberato da questa
discriminate imposizione anagrafica? (Penso a donne illustri, come la
Bernardini de Pace, la Oliverio Ferraris, lei stessa...)
SVF Mi sono sposata nel 1960 e , a quell'epoca, era d'obbligo
firmare i documenti pubblici con il doppio cognome. Dopo era troppo
tardi per cambiare.
GP Lei è stata una
femminista ante-litteram ed ha così contribuito personalmente alla
rivoluzione culturale delle donne negli anni settanta, volta al
raggiungimento della parità di diritti e della parità sessuale.
Secondo lei la donna è veramente riuscita ad "emanciparsi", o c'è
ancora molto da fare?
SVF Credo che i mutamenti esterni, pubblici ( Nuovo Codice di
Famiglia, Divorzio, Interruzione volontaria di gravidanza, nuova Legge
sulla violenza sessuale ecc.) siano stati più rilevanti di quelli
psicologici e privati. Avevamo pensato che la denuncia delle
discriminazioni imposte dal potere maschile avrebbero cambiato
gli uomini e molte femministe, le più generose e appassionate, hanno
portato lo scontro sino in fondo, senza accettare comporomessi. Ma si
sono trovate sole perchè gli uomini, in generale, si sono trincerati
nella difesa dei loro privilegi. Forse avevamo avuto troppa fretta. I
cambiamenti stanno avvenendo ma più lentamente del previsto. Li scorgo
in evoluzione nelle ultime generazioni, soprattutto in quelle coppie
che hanno avuto madri femministe o sensibili alle ragioni del
femminismo.
GP Spesso ho
l'impressione che le donne abbiano sguaiatamente saccheggiato la
cultura maschile, invece di fare la fatica di crearsene una propria,
adattando le proprie specificità alle libertà ed opportunità del
nostro tempo. Mi colpisce ad esempio l'uso di un certo
linguaggio ("mi sono rotta i co..") così come la definizione di alcune
modalità di relazione ("me lo sono fatto") o la fruizione di un tipo
di stimoli erotici che mai hanno interessato le donne (vedi
pornografia o spogliarelli maschili dell'8 Marzo). Non le sembra che
le donne dovrebbero/potrebbero tentare una via più autonoma e meno
omologata ai tradizionali schemi maschili di potere e libertà
personali?
SVF Modificare modi di essere e di pensare codificati da secoli non è
facile. Tanto più che abbiamo ricevuto due ingiunzioni contradditorie:
1) sii come gli uomini se vuoi affermarti nella società e far carriera
(emancipazione)
2) sii una donna se vuoi essere te stessa. ( liberazione).
Nel dubbio ci siamo barcamenate oscillando tra i due poli a seconda
delle circostanze e dei temperamenti. In ogni caso abbiamo pagato dei
costi pesanti perchè la coperta è corta e la perfezione impossibile
per definizione.
GP Ormai tutte le ricerche ci
stanno confermando l'ipotesi, già avanzata negli anni settanta, che
stiamo andando verso una società senza padre. Anche nel micro-cosmo
familiare il padre non esiste più: i genitori svolgono entrambi un
ruolo materno, non c'è più chi detta le regole e si impegna a farle
rispettare. Nelle sempre più frequenti coppie di separati, i figli
vengono affidati sempre alla madre e dunque esistono famiglie
monoparentali in cui il padre è una figura assente, o sostituibile dai
nuovi partners della madre. I figli maschi non hanno più un modello di
riferimento cui ispirarsi nella loro crescita: a cosa porterà tutto
questo? Come possiamo immaginare la società del futuro?
SVF La fantascienza psicologica non è
mai agevole ma dal mio osservatorio ( ho letto migliaia di confidenze
epistolari come titolare della Rubrica "Psiche lei" su "Io donna", il
Magazine del Corriere della Sera, e di "La psicologa risponde" sul
settimanale "Insieme", cui si aggiungono le lettere ricevute dai figli
di genitori separati che commento nel mio ultimo libro " Quando i
genitori si dividono. Le emozioni dei figli", Mondadori) mi preoccupa
soprattutto l'amore adesivo che unisce madre-figlio/a quando ,
non solo il padre è assente, ma la posizione paterna è
cancellata e il triangolo familiare diventa una linea dove i due
estremi, appiattiti, sono avvinti in una captazione
immaginaria senza alternative.
Questo non vuol dire che non ci siano famiglie monoparentali che
funzionano ma devono mantenere salda la geometria familiare, i tre
vertici che compongono il "triangolo edipico". Il padre può svolgere
la sua funzione anche se viene solo evocato ( "nel nome del padre" ),
purchè non sia cancellato. Per secoli vi sono state donne che, essendo
il marito lontano o morto, hanno svolto il duplice ruolo, materno e
paterno. I loro figli non sono cresciuti privi di padre, anzi hanno
interiorizzato una figura paterna fortissima. Se ora questo non
avviene è perchè molte donne non riconoscono di essere diventate madri
grazie al contributo di un uomo e che questo contributo non lo si può
negare anche se, di fatto, sembra ininfluente. La geometria
della famiglia non è solo una modalità sociale di vivere insieme ma,
come dimostra Freud, costituisce la struttura fondamentale della
nostra mente.
GP Cosa pensa del 'diritto alla
felicità' che oggi molti sentono di avere, per raggiungere il quale
sono disposti a travalicare i limiti stessi della natura, come nelle
tecniche di fecondazione assistita, nella chirurgia estetica, nelle
operazioni per modificare i propri organi sessuali o per cambiare
sesso?
SVF La felicità è una esigenza
insopprimibile e le donne sono particolarmente determinate e
coraggiose nel perseguirla. Tuttavia non è né un diritto né un dovere.
Possiamo attenderla ma non pretenderla. Essa giunge come una grazia,
propiziata ma non garantita dalle nostre azioni. Non credo però che la
natura costituisca un limite perchè , in quanto esseri umani,
viviamo nella cultura: tutto nel nostro habitat è manipolato,
trasformato, simbolizzato. Quello di "natura" è un concetto astratto
che solo la cultura è in grado di evocare , come polo antagonistico,
all'interno delle sue categorie di valore e di senso.
Credo invece che la necessità di coniugare il desiderio con il limite
sia l'esito delle relazioni che intratteniamo con gli altri.
Il desiderio ha radici inconsce che lo rendono smodato, onnipotente.
Ma il suo principio " voglio tutto subito" ne impedisce la
realizzazione. Volere tutto e volere niente finiscono per coincidere e
ci obbligano pertanto a riconoscere e praticare il limite. Il limite
tuttavia non va inteso come un
divieto che nasce dal di fuori, come una prescrizione legale, ma come
un esercizio di responsabilità morale verso noi stessi, gli altri , e
chi nascerà.
Le generazioni a venire e i bambini non hanno altri diritti che quelli
che noi siamo in grado di riconoscere loro.
GP
Il Prof. Flamigni, grande
esperto di infertilità e sterilità femminile e di coppia, ci ha
rilasciato un'intervista nella quale afferma che lo stato psicologico
della donna (ansia, infelicità, fobie ecc.) non svolge alcuna
funzione nel determinare un problema di infertilità, se non per
ragioni indirette, come ad esempio l'amenorrea provocata da stress o
stanchezza psicologica. Il Prof. Flamigni però è un medico e quindi un
organicista per definizione. Dal punto di vista psicologico cosa si
può dire in proposito?
SVF Che il corpo è la pagina bianca su cui il sismografo della mente
incide tutte le nostre perturbazioni. Freud dice che i sintomi
organici sono un linguaggio e, come tali, vanno interrogati e
ascoltati prima di essere soppressi con l'intervento medico e
farmacologico. Ma è anche vero il contrario che il corpo è vivo, è un
organismo che nasce, cresce, invecchia e muore, che soffre e reagisce
inviando alla psiche messaggi di allarme e richieste di aiuto.
Ma è sempre difficile per noi, eredi di una tradizione che ha
contrapposto l'anima e il corpo, la materia e la forma, pensare
l'interrelazione tra le due componenti della nostra unità.
GP
L'Avvocato Bernardini de Pace
ha recentemente scritto un libro : 'Mamma non m'ama'.
Nell'intervista che ci ha rilasciato ha affermato che oggi sempre più
spesso le donne sono anaffettive, carrieriste, abusanti nei confronti
dei figli e che 'si è dispersa la solidarietà femminile. Lei cosa ne
pensa?
SVF Le donne vivono in una società individualistica e competitiva che
le condiziona. I tempi e gli spazi della solidarietà femminile sono
stati cancellati dal cosiddetto progresso; ora le donne sono
sole e spesso non sanno come uscire da una spirale di angoscia. Io non
gliene farei una colpa
ma le inviterei piuttosto a cambiare le cose. Il mondo, così com'è,
non è l'unico possibile!
GP Lei ha una formazione
psicoanalitica. A 150 anni dalla nascita di Freud si stanno facendo in
questo periodo molte riflessioni sul significato della psicoanalisi
oggi. Cosa c'è da conservare e cosa c'è da buttare? E poi, anche alla
luce dei recenti studi di neurobiologia, che tendono a
privilegiare la motivazione organica al comportamento, o anche al
semplice atteggiamento mentale, abbiamo elementi più concreti per
classificare la teoria freudiana nell'ambito delle scienze o
delle filosofie ? Oppure ci troviamo ancora nella consueta posizione
intermedia?
SVF La Psicoanalisi ha uno statuto particolare per cui non si colloca
nè tra le scienze forti, come la fisica, né tra le produzioni storiche
o artistiche. Non credo che il suo problema consista nel trovare una
definizione epistemologica competitiva con altri saperi ma nel
rimanere costantemente aperta allo scambio e al confronto. Il suo
luogo d'elezione è un crocevia, il suo stile la complessità, il suo
fine la ricerca.
GP Nei suoi libri, nelle
sue conferenze, lei è un po' un outsider, nel senso che riesce a farsi
comprendere perfettamente anche dai non addetti ai lavori. Non pensa
che troppo spesso in ambito psicologico si parta dalle teorie per
cercare di interpretare la realtà anziché fare il contrario? Spesso,
di fronte a certe espressioni gergali, a certe circonlocuzioni del
lessico psicologico anche i medici sono in difficoltà: non crede che
questo sia un limite della psicologia, perché sia finalmente accettata
come scienza?
SVF Forse parlare di "psicologia" è troppo semplice. Vi sono molte
psicologie, ciascuna con i suoi referenti teorici, i suoi metodi, il
suo ambito di competenza e di indagine.
Io utilizzo la psicoanalisi del campo freudiano che è una delle
opzioni possibili e forse quella meno teorica perchè, come sostiene
Lacan, ha un solo patrimonio teorico positivo: l'Edipo.
Inoltre, non lavorando come psicoanalista, ascolto la società più che
gli individui.
GP A proposito di libri,
lei ne ha scritti molti, ma molti ne avrà anche letti. Ci dice quale è
il libro che ha scritto/che ha letto cui è più legata e perché?
SVF Il libro su cui ho più riflettuto è " Le affinità elettive" di
Goethe. Quanto a quelli scritti, penso che ogni autore abbia un libro
e uno solo che lo rappresenta. Il mio è "Il bambino della notte
"Divenire donna, divenire madre, Oscar Mondadori. Un libro che sonda
l'immaginario femminile privilegiando i sogni delle bambine e i miti
che Freud definisce ' i sogni dell'umanità'. Un ambito tra i meno
praticati dalla cultura dominante, investigativa e normativa e,
proprio per questo, più prossimo alla verità che, insegna Freud,
risiede nelle pieghe, nell'ombra, nei residui del pensiero forte,
della cultura istituzionale.
GP Freud ha detto che nella
vita l'unica speranza che abbiamo, attraverso la psicoanalisi, è
quella di trasformare la nostra 'infelicità nevrotica' in 'infelicità
normale': è così? La felicità non è cosa di questa terra?
SVF La felicità che ci è data risiede
soprattutto nella ricerca e nell'attesa della felicità. La felicità,
che non può essere pretesa, può tuttavia essere propiziata dai nostri
atteggiamenti e dai nostri comportamenti. Inoltre la felicità non si
può ottenere contro gli altri: si è felici solo accanto a persone
felici. Il pensiero maschile di intonazione pessimista,
come quello di Leopardi,
ritiene l'attesa una mancanza connotata in senso negativo ma noi donne
sappiamo che l'attesa può rappresentare una straordinaria
pienezza dell'avere, del fare e dell'essere.
Più in generale, temo il diritto/dovere di essere felici, o almeno di
dimostrarsi tali, tipico della società in cui viviamo, perchè ci
impedisce di riconoscere, elaborare, condividere e superare
l'infelicità che ciascuno più o meno incontra nel corso della propria
vita. Se il dolore viene
considerato una malattia da combattere con dosi sempre più alte di
psicofarmaci, invece di una esperienza da attraversare, l'esistenza si
impoverisce e i vissuti negativi, privi di pensiero
corrispondente, si ripresentano come coazione a ripetere. Ciò che
spesso si considera un accanimento del destino non è in realtà che un
ritorno del rimosso che, scacciato dalla porta della mente, rientra
dalla finestra dei comportamenti.
Per avere la prova vivente di quanto sostengo, si leggano le
lettere con le quali molti figli di genitori separati raccontano la
loro storia. Lettere raccolte, organizzate e discusse nel mio ultimo
libro:"Quando i genitori si dividono. Le emozioni dei figli",
Mondadori, 2006.
Giuliana Proietti
© copyright psicolinea.it - Aprile
2006
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Proietti a Silvia Vegetti Finzi "Essere madri con il cuore della
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