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Intervista
a Vladimir Luxuria
(realizzata
per il Blog Il Sesso e la Luna su Donna Moderna.com)
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di
Giuliana Proietti
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GP Il “tema transessuale” per eccellenza è quello dell’avere il corpo
di un sesso e l’anima di un altro sesso, per cui si sceglie di
“transitare” da un’identità di genere all’altra: ma non è solo
un’illusione? Cambiare l’apparenza, cambiare lo stato civile, riesce
ad annullare completamente la propria storia precedente?
VL Ovviamente no, non puoi cambiare e cancellare il passato… Per
quanto tu possa odiare, diciamo così, il tuo ex corpo maschile… Puoi
avere o l’atteggiamento di bruciare le foto, per dirla con una
metafora, oppure di considerare te stessa la sommatoria di esperienze
passate (con il tipo di educazione ricevuta durante l’adolescenza,
tutte le aspettative di genere e di ruolo di genere). La vita però è
fatta di presente e di aspettative per il futuro… Quindi no, credo che
non si possa annullare l’educazione ricevuta. Purtroppo a volte non si
possono neanche cancellare certe ferite inferte… Quello che si può
cambiare è sicuramente il proprio aspetto esteriore, il modo di
vestirsi, l’impostazione della voce. Ci sono alcune cose che cerchiamo
di cambiare nella nostra condizione di esseri soprattutto umani e
mortali, che si sforzano, per raggiungere la propria felicità.
GP Quante trans desiderano poi, effettivamente, cambiare sesso
anche a livello genitale?
VL Circa il 20% non vedono l’ora di rettificare gli organi genitali in
caratteri sessuali primari e quindi a volte si arrabbiano per i tempi
lunghi che bisogna aspettare, per ottenere l’autorizzazione del
Tribunale, in vista del cambiamento di sesso. Altre trans invece
(circa l’80%) vogliono continuare a vivere con questa specificità, con
questa peculiarità, che le rende… Che ci rende diverse dagli uomini e
dalle donne, cioè la compresenza di caratteri sessuali maschili e
femminili. Ed è questo poi, fondamentalmente, ciò che attrae gli
uomini nelle trans …
GP Secondo te, fra le persone transgender, conta di più il rifiuto
per il proprio sesso originario o l’attrazione per quello di arrivo?
VL Credo che anche in questo ci siano persone diverse e reazioni
diverse. Non tutte le trans sono uguali e quindi le motivazioni
possono essere diverse.
GP In letteratura leggiamo che le difficoltà di adattamento al
proprio genere sessuale si manifestano sin dalla più tenera infanzia,
quando il bambino rifiuta tutto ciò che è maschile: giochi, vestiti,
compagni. E’ stato così anche per te ed in che periodo è successo?
VL Come si sa il gioco è fondamentale nell’infanzia, come costruzione
del ruolo di genere e soprattutto come creazione di aspettative.
Pensiamo alla bambina che nel gioco si immagina di fare la mamma…
Penso che la prima cosa di cui ci rendiamo conto è l’identità di
genere: cioè, ci accorgiamo prima di sentirci di un sesso diverso da
quello anagrafico… In secondo luogo c’è tutta la questione
dell’orientamento sessuale. Quanto al gioco, ricordo che sacrificavo
il tulle delle bomboniere per fare le gonnelline alla bambola. Anzi,
quando ero piccola invidiavo, da questo punto di vista, le mie
sorelle. Ma le invidiavo in senso positivo… Cioè, mi sentivo priva di
tutte quelle cose che venivano date loro. A Carnevale volevo vestirmi
da spagnola, non da sceriffo, come mi vestivano i miei genitori…
Ricordo anche un mio amico d’infanzia, il mio amico del cuore, si
chiama Sergio, con il quale giocavamo a fare la televisione. Mi
ricordo che, con una scatola delle scarpe, facevamo il buco e
immaginavamo che fosse la telecamera. La posizionavamo in un punto,
come se fosse uno studio televisivo… Lui faceva tutti i ruoli
maschili, quindi il presentatore, il commentatore politico, quello che
leggeva il telegiornale, il commentatore sportivo… Ed io facevo tutti
i ruoli femminili: la show girl, la cantante…
GP C’è una sorta di escalation dunque, che parte dal gusto del
travestimento, cioè il mettersi dei vestiti da donna e immaginarsi nei
giochi in ruoli femminili, per poi transessualizzarsi successivamente?
VL In realtà io non mi travestivo per nascondere qualcosa, io mi
travestivo per svelare qualcosa. Quando io sentivo la morbidezza, il
profumo, degli abiti rubati di nascosto a mia mamma o alle mie
sorelle, non sentivo di coprire qualcosa, ma… Potrebbe sembrare
paradossale: io in quel momento mi sentivo più liberata, sentivo di
liberarmi di una scorza, che non mi apparteneva.
GP Parliamo di identificazione con la figura materna: secondo molte
teorie il bambino viene “femminilizzato” dalla madre, che lo fa vivere
in stretta intimità con lei, pelle contro pelle, rendendolo non
“effeminato”, ma “femminile”, identificato completamente nella figura
materna. Nel tuo caso questo può essere accaduto?
VL Se fosse vero… L’Italia sarebbe una nazione di trans! La gente
rimane attaccata alle gonnelle della mamma per tanto tempo. Credo che
gli italiani siano quelli che nel mondo siano i più attaccati alla
mamma… Secondo altri pareri, a volte sarebbe invece l’assenza della
figura materna ad influire su questo, cioè una madre molto distaccata,
per cui la persona, per colmare in qualche modo questa lontananza, si
fa mamma di sé stessa… Ci sono varie teorie. Nel mio caso specifico
direi di no: va bene che si cerca sempre di dare le colpe ai genitori…
Basti pensare che mio fratello è eterosessuale, mia sorella è
eterosessuale. L’atteggiamento di mia madre era lo stesso… Ho smesso
di chiedermi il “perché” ed invece ho cominciato a pormi il problema
del “come” vivere bene la mia identità. Stare sempre a chiedersi il
perché non serve… Quando una persona vive male, bisogna chiedersi il
perché: quando hai un rapporto distonico con te. Ma se riesci ad
accettare la tua condizione, non devi stare lì a capire di chi è la
colpa, se esiste una colpa…
GP Vogliamo chiarire quale è la differenza fra orientamento
sessuale e identità di genere?
VL L’orientamento sessuale può essere omosessuale, eterosessuale o
bisessuale. E’ un concetto diverso rispetto all’identità di genere,
che non vuol dire essere attratti da una persona, ma sentirsi
rappresentati da un corpo diverso, al punto tale che esistono anche
delle transessuali attratte da donne: è il così detto trans-lesbismo.
Non bisogna pensare che una persona si veste e si comporta da donna
per l’unico obiettivo di conquistarsi l’uomo, per dirla banalmente…
Innanzi tutto è prioritario conquistare la fiducia e l’amore di sé.
Per fortuna ci sono cose che non si fanno solo per gli altri, ma per
sé stesse. Parlo per la mia esperienza, ovviamente. Poi ci sono tutte
le fasi che io chiamo di “sperimentazione”, quindi farsi delle
domande, vagliare la reazione degli altri rispetto a questa tua
peculiarità, affrontare per la prima volta lo sguardo degli altri
quando ti vesti per la prima volta da donna ed esci come se fosse una
prima teatrale… Diciamo così… Non sapendo quale sarà la reazione della
gente. … E il ferimento che ricevi, quando a te sembra di fare una
cosa sincera e spontanea, per poi invece scoprire che tutto questo
crea notevoli problemi… Nel mio caso personale, ho notato anche una
forte contraddizione fra la stima delle persone che mi conoscevano
personalmente, nella scuola o per altri motivi, e il disprezzo di
tanta gente che mi giudicava solo per come mi proponevo.
GP Le persone trans preferiscono declinare aggettivi e pronomi
personali secondo il sesso di arrivo e non di partenza. Vediamo che
poi, nelle relazioni sociali, in genere ci riescono abbastanza bene.
Ma si riesce ad ottenere questo anche con i propri familiari più
stretti? Genitori, zii, cugini…
VL Credo che dipenda molto da quando comincia la tua transizione. Devi
considerare che io, per venti anni, sono stata un ragazzo: quindi, se
a qualcuno dei miei parenti, o dei miei vecchi amici, all’inizio
soprattutto (adesso di meno), ogni tanto gli scappa il maschile, non è
che mi arrabbio… Un minimo di elasticità bisogna mantenerla.
GP Però è importante veder riconosciuta ed accettata la propria
nuova identità, ricevere conferme dagli altri?
VL Si, molto. Ricordo, ad esempio, durante una cena, quando un uomo si
è rivolto ad una trans con il maschile e questa ha fatto una scenata…
Ha sollevato il tavolo in aria, facendo cadere tutto ed ha cominciato
ad imprecare… Ecco, credo che in quel momento c’è stata una reazione
poco femminile… Credo che con la dolcezza si può ottenere di più.
Spiegando, facendo capire che a volte basta anche una lettera, una “a”
invece che una “o”, per far stare meglio una persona… Perché a volte
più che una questione politica o di militanza è semplicemente una
questione di sensibilità e di rispetto. Poi è anche brutto che una
persona ti chiami al femminile, ma in testa pensi al maschile…
GP Quanto è importante, in questo percorso transessuale, avere una
guida psicologica che aiuti la persona ad accettarsi? Tu, ad esempio,
hai seguito un percorso psicoterapeutico? Hai trovato sempre adeguata
preparazione e disponibilità presso gli psicoterapeuti-sessuologi?
VL Io sono stata da psicologi, non da psicoterapeuti. Sono stata due
volte: una volta per problemi miei di altra natura e, questa volta,
per il processo che sto valutando di cambiare i genitali… Si, devo
dire la verità, ho trovato preparazione. Probabilmente sono stata
anche fortunata, perché questi psicologi mi sono stati suggeriti da
strutture che lavorano già da tempo.
GP Quali sono queste strutture? Magari possono interessare altre
persone…
VL Ce ne sono molte: c’è il San Camillo a Roma, il Policlinico a
Napoli, il Sant’Orsola a Bologna. E poi Torino, Trieste… Questi sono i
centri più importanti.
GP Durante questo percorso di transizione, sicuramente, come accade
agli eterosessuali, ci si imbatte in periodi di depressione, di
rifiuto per la propria realtà. Può capitare di voler tornare sui
propri passi, riavvicinandosi, negli atteggiamenti e nell’orientamento
sessuale, al proprio sesso biologico?
VL A me è capitato quando avevo quattordici anni… Ad un certo punto mi
sentivo come se la mia condizione mi avesse fatto proclamare una
guerra contro il mondo ed io ero senza esercito e senza armi. In quel
periodo ho pensato che ero troppo debole per affrontare tutto questo
da sola, in tempi in cui non si parlava così tanto di queste
questioni… Io mi sentivo quasi un’aliena… E dunque mi sono sforzata di
vestirmi da uomo, di rendere la mia voce più rauca, di fidanzarmi con
una ragazza, ma dopo un po’, guarda… Stavo troppo male! Mi sentivo
morta dentro e questo mio essere così malinconica contagiava
negativamente anche gli altri. Quindi, ad un certo punto, ho detto:
basta! Ero una pentola a pressione.
GP Molte femministe vedono nel transessualismo l’ennesima forma di
oppressione dell’uomo sulla donna: le trans infatti, grazie alla
chirurgia estetica, si costruiscono i caratteri tipici della
femminilità, ma poi in questo corpo esse non vogliono vivere
un’esperienza compiutamente femminile e rivendicano un’identità
maschile omosessuale…Anche per quanto riguarda il sesso, sappiamo che
le trans spesso hanno dei ruoli attivi. Cosa ne dici? Potrebbe
realmente esserci una competizione con il genere femminile, per avere
ai propri piedi i maschi più interessanti ?
VL E’ un modo di vedere un po’ semplicistico, perché non tiene conto
delle tante differenze che ci sono e di cui parlavo prima… Non
dimentichiamo che c’è un 20% delle trans che cambia sesso. Poi c’è una
percentuale cospicua, che invece, sentendosi donna, rifiuta il ruolo
attivo. C’è anche una percentuale di persone che nel contatto con un
uomo ha sia il ruolo attivo, sia il ruolo passivo. Io penso che la
conquista per la dignità della donna, battaglia tutt’altro che
conclusa e iniziata dal movimento femminista, sarebbe molto utile se
contagiasse positivamente la comunità trans, perché sono sicura che
sarebbe davvero un arricchimento reciproco…
GP… Ma questa iperfemminilità che mostrano le trans, da cosa
dipende?
Dipende molto da due fattori. Il primo è: prostituzione si,
prostituzione no. Perché le trans che si prostituiscono, ad un certo
punto, in un contesto anche di forte concorrenza ed anche di
competitività, tendono a fare delle trasformazioni sul proprio corpo,
un po’ alla Jessica Rabbit, orientate a soddisfare più un certo
immaginario erotico del cliente, che non l’auto-percezione di
femminilità. A volte, per capire se una trans si prostituisce o no,
basta guardare il look: se non si prostituisce il look è molto più
tranquillo. E’ difficile trovare lavoro, ma le trans che lavorano non
si presentano certo con il seno che arriva un quarto d’ora prima di
loro… Poi dipende ovviamente anche dal contesto familiare, da quanto
la famiglia ti è vicina. Anche questo è molto importante, così come
avere delle amiche etero: cioè, se la tua vita non si consuma solo
all’interno della comunità trans. Perché se tu vuoi fare un
cambiamento, chiedi anche consiglio a tua madre, a tua sorella, ad una
tua amica, che magari ti consigliano anche dei cambiamenti non troppo
esasperati… Quando invece sei sola, perché la tua famiglia ti ha
cacciato di casa, oppure sei immigrata ed in più ti prostituisci, è
come se entrassi in un’altra dimensione. E poi c’è un’altra cosa che
vorrei dire: per molte trans che si prostituiscono la realizzione di
sé passa in maniera illusoria attraverso quanto si guadagna…E’ come se
quell’insulto e quel disprezzo che hai avuto da adolescente in un
contesto maschilista, questo si, maschilista, in cui qualunque persona
che diventava effeminata era motivo di disprezzo… Diventa poi un
riscatto: quegli stessi uomini che mi prendevano a sassate, che mi
sputavano addosso, che mi insultavano, quando mi vedevano per strada
nei miei primi tentativi di vestirmi da donna… Cavolo, sono gli stessi
che ora mi pagano! Allora ce l’ho fatta… Ma è solo una gabbia dorata.
GP Vi sono caratteristiche, biologiche, psicologiche, culturali,
che favoriscono l’appartenenza a questa cultura sessuale? Mi chiedo,
ad esempio, perché esistano tanti viados brasiliani e molti meno
provenienti da altri Paesi del mondo o dalla stessa America latina…
VL Si, sono tanti, i viados. Esistiamo ovunque, siamo anche nelle
culture nordiche, nel Maghreb, in Asia: pensa alla Tailandia… Ce ne
sono molte anche in Francia, in Spagna… In Italia c’è una specie di
esterofilia, da questo punto di vista. Intanto, sono molto più procaci
e poi, spesso c’è il fatto che il cliente non vuole essere
rintracciato in nessun modo… Pensa che andando con la straniera riesce
meglio nel suo intento.
GP Nel mondo della prostituzione transessuale si fa molto uso di
cocaina?
VL Vorrei mettere dei paletti. Uno: non tutte le trans hanno rapporti
a pagamento. La maggior parte delle trans non si droga, né si ubriaca.
Purtroppo c’è una parte di trans, per tutta una serie di problemi…
Probabilmente persone non contente di fare quella vita lì, di
prostituirsi, persone che non sopportano più di avere rapporti
sessuali con persone da cui non sono attratte… Loro si aiutano con
l’alcool, o con la cocaina. Anche per combattere il freddo, se
lavorano in strada… Tra l’altro, consumare cocaina è deleterio per chi
già assume degli ormoni, perché già gli ormoni ti possono portare
momenti di forte euforia ed anche forti depressioni… Se a questo
aggiungi il down della mancanza di cocaina… Tante vivono male per
questo. Va detto poi che l’uso della cocaina è molto più diffuso di
quanto normalmente si pensi. Molte persone “pippano” per affrontare
un’altra giornata lavorativa: parlo di manager, ad esempio. Non è che
pippano per andare a fare sesso, diciamo così… Spesso mi raccontano,
le persone trans, che i clienti che ricercano la cocaina sono persone
che poi neanche fanno sesso… In realtà amano solo “pippare” in
compagnia. Può capitare che uomini molto potenti, che rivestono un
ruolo di grande responsabilità, che cinque giorni alla settimana hanno
un atteggiamento molto serio, molto severo e di comando… Nel week end
si “liberino”, anche facendosi dominare da queste persone fisicamente
imponenti, più imponenti di loro, anche drogandosi.
GP Quando si sceglie di operarsi e cambiare definitivamente sesso,
in pratica si sceglie di rinunciare al piacere sessuale,o meglio,
all’orgasmo?
VL Le prime operazioni non consideravano per niente la conservazione
del piacere. Oggi invece, lo posso dire perché ho assistito
personalmente ad un’operazione al Policlinico di Napoli, e ho visto
quanta cura e quanta importanza si dà alla conservazione del piacere e
quindi alla ricostruzione della clitoride. C’è un collegamento con la
clitoride che viene recuperato dal glande e questa operazione consente
anche una maggiore lubrificazione. Sicuramente non è lo stesso orgasmo
che si prova con l’organo genitale maschile…
GP E’ una rinuncia difficile?
No: ci sono molte trans che rifiutano così tanto la parte maschile,
che non si sono mai toccate… Quindi neanche sanno a cosa rinunciano…
Sicuramente c’è un piacere psicologico, ma c’è anche una componente
fisica. Del resto sai, l’orgasmo, il piacere… Anche questo è un grande
mistero. Ma anche le donne hanno questo problema…
Giuliana Proietti
Intervista realizzata per il Blog Il sesso e la Luna
su Donna Moderna.com
Leggi la
precedente intervista di Giuliana Proietti a
Vladimir Luxuria: Il dito e la luna
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Chi è Vladimir
Luxuria?
Vladimir Luxuria, pseudonimo di Vladimiro
Guadagno (nato a Foggia il 24 giugno del 1965) è una attrice teatrale e
cinematografica, oltre che un personaggio televisivo italiano.
Recentemente è stata eletta in Parlamento nelle liste di Rifondazione
Comunista.
È stata tra gli organizzatori del primo Gay Pride, che si tenne a a Roma
il 2 luglio 1994 ed al quale parteciparono circa diecimila persone. Hac
ollaborato
con diversi quotidiani e network radiofonici fra cui L'Unità, Liberazione
e Radio Capital. Il pubblico televisivo l'ha conosciuta principalmente per
le sue frequenti presenze prima al Maurizio Costanzo Show su Canale 5,
nella trasmissione Markette su La7 e all'Isola dei
Famosi.
Sito:
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