La fine del manicomio: Trieste 1971-1979 – Franco Basaglia Parte II

Share Button

Trieste ospedale san giovanniJohn Foot è uno storico britannico, docente all’Università di Cambridge, specializzato in storia italiana. Nel 2014 ha scritto un lungo articolo su Franco Basaglia, lo psichiatra padre spirituale della legge 180. Presentiamo di seguito una lunga sintesi di questo interessantissimo articolo. Suo è il libro “La repubblica dei matti” edito da Feltrinelli.
Su psicolinea è possibile trovare un altro articolo sulla vita di Franco Basaglia.

Leggi la prima parte dell’articolo

PARTE SECONDA

La fine del manicomio: Trieste 1971-1979

Trieste non ha più un ospedale psichiatrico. Nel gennaio 1977 Basaglia tenne una conferenza stampa nella città. La notizia era un semplice annuncio: l’ospedale psichiatrico San Giovanni doveva essere chiuso entro la fine dell’anno. L’Ospedale smise di accettare pazienti nel 1980, e presto ci furono così pochi pazienti all’interno del complesso che, anche chiamare tale istituzione un ‘ospedale’, era chiaramente errato. Dopo soli sei anni come direttore, Basaglia aveva raggiunto l’impossibile. L’istituzione non era semplicemente ‘negata’, era stato cancellata. Il movimento Basagliano raggiunse il suo momento di maggior fama a Trieste nel corso degli anni settanta e successivamente. Il San Giovanni fu il primo manicomio al mondo ad essere chiuso per motivi politici – perché coloro che lo gestivano lo consideravano un campo di concentramento -. Gli eventi di Trieste portarono ad una legge nazionale – la legge 180 (la ‘legge Basaglia),’ che prevedeva la chiusura di tutti i manicomi italiani. Come è accaduta questa rivoluzione e che cosa ci ha lasciato?

Fasi della chiusura

Trieste non era Gorizia, e il 1971 non era uguale al 1961. Un vasto movimento era in pieno svolgimento in tutto il mondo e l”anti-psichiatria’ era una parte fondamentale di questa concezione ideologica. Una volta in carica a Trieste, Basaglia e la sua squadra si mossero con grande velocità. Il piano era semplice: chiudere l’ospedale psichiatrico, dall’alto, e in fretta. Tutto sembrava possibile. L’utopia goriziana divenne una realtà concreta a Trieste. Era come se il comando fosse stato “avanzamento veloce”.

Le contraddizioni insite nel progetto Basaglia – cioè un gruppo di persone che guidavano un istituto che non ritenevano avesse il diritto di esistere, e che molti di loro consideravano simile ad un campo di concentramento nazista – dovevano essere risolte.  Questa volta i medici non avrebbero lasciato le cose come stavano; a Trieste questa contraddizione sarebbe stata superata con la fine dell’istituzione stessa, L’istituzione non doveva essere negata. Doveva essere eliminata, per sempre.

Basaglia si mosse velocemente. Tra il 1971 e il 1974, l’ospedale psichiatrico attraversò molti dei cambiamenti che avevano avuto luogo a Gorizia, ma fece tutto in metà tempo. Ai pazienti furono restituiti i loro diritti umani fondamentali e furono aperti i reparti. Le rigide divisioni di genere nel manicomio furono abolite (portando i pazienti a vivere in intimità). L’ospedale fu diviso in settori (corrispondenti a diverse zone della città e provincia), in preparazione per la sua chiusura, un’idea presa in prestito dai riformatori francesi.

Furono istituite le cooperative. Questa fu un’altra nuova tattica, che consentì ai pazienti di entrare direttamente nel mondo del lavoro. Le cooperative sarebbero state ampiamente utilizzate in tutta Italia nei decenni successivi per ‘re-integrare’ i pazienti con problemi di salute mentale. Teoricamente questo era un provvedimento in favore dell’istituzione che Basaglia voleva sopprimere. Tali riforme mostrano che Basaglia era interessato soprattutto al cambiamento pratico e non era dogmatico. Era disposto a prendere in prestito idee da una varietà di fonti, purché funzionassero.

Questo periodo ha visto anche la creazione di un team che manteneva contatti anche con il territorio, attraverso incontri con la popolazione. Il periodo era quello che si era venuto determinando dopo il 1968, con le occupazioni (di strutture pubbliche non utilizzate) e la spinta verso i centri territoriali permanenti in varie aree e all’interno dell’ospedale della città. Durante gli anni settanta gli spazi dell’ospedale psichiatrico di Trieste furono trasformati in uno spazio sperimentale, che ospitava arte e progetti teatrali, mostre, spettacoli, conferenze, concerti, numerosi dibattiti e incontri e congressi internazionali. I militanti, studenti, intellettuali e professionisti si davano tutti appuntamento a Trieste. Fu un momento di straordinario fermento.

Mentre in alcuni luoghi le istituzioni sono state sostituite con altre forme alternative di istituzione (un processo determinato da denominazioni diverse, come deistituzionalizzazione e anti-istituzione), Trieste fu uno dei luoghi dove il 1968 fu messo in pratica. Gli slogan che giravano nell’ospedale erano quelli del movimento: ‘La libertà e terapeutica’  o ‘La Verità e Rivoluzionaria’.

Furono aperte le prime case-famiglia, all’inizio all’interno dell’ospedale, dove una volta c’erano i reparti, ora chiusi. L’esperienza di Trieste mobilitò migliaia di persone. Si stabilirono legami profondi con la città e con studenti attivisti in tutta Italia, e anche all’estero. Molti volontari cominciarono ad arrivare nella speranza di lavorare presso l’ospedale, alcuni da scuole locali e università, altri provenienti dall’estero, così come alcuni psichiatri e medici influenzati dal pensiero di Basaglia. Come ha detto uno di questi visitatori: ‘Tutti sono andati a Trieste.’ (Crossley, 2006). Per Crossley (2006): ‘Trieste esercitava una “attrazione magnetica” per gli psichiatri radicali e li animava.’

Come a Gorizia e altrove, la cosiddetta deistituzionalizzazione del manicomio di Trieste negli anni settanta fu una lotta costante:
– contro la magistratura locale;
– contro l’opinione pubblica;
– contro la stampa locale (che era estremamente ostile a Basaglia e al suo team);
– contro i partiti di opposizione (il partito neo-fascista era molto forte a Trieste).

Tuttavia, la provincia di Trieste offrì la protezione politica. Il protagonista, Michele Zanetti, si prese su di sé la maggior parte delle responsabilità e dunque le critiche legate a queste riforme. Questo lasciava Basaglia e i suoi collaboratori relativamente liberi da quelle interferenze costanti che avevano sperimentato (in vari modi) a Gorizia e Parma.

C’erano anche costanti dibattiti politici interni, che diventano sempre più intensi. Trieste ebbe anche un famoso ‘incidente’ nel 1972 (in realtà, c’era stata tutta una serie di questi incidenti, ma solo uno ottenne lo status di notizia nazionale): un paziente in semilibertà aveva ucciso la moglie a Gorizia nel settembre 1968 (evento definito appunto come un ‘incidente’), e questo mise in discussione il progetto basagliano. Nel 1972, un ex-paziente uccise i suoi genitori a Trieste. Questo secondo ‘incidente’ ebbe meno effetto sugli psichiatri di Trieste che erano molto più preparati ad affrontare le conseguenze giuridiche e politiche che seguirono. Questi “incidenti” fanno comprendere i rischi che Basaglia e la sua squadra si stavano prendendo. Essi si sono assunti la piena responsabilità di ciò che era accaduto, sostenendo però (in entrambe le occasioni) che il vero problema era il sistema stesso.

Basaglia e Zanetti inserirono presso l’ospedale di Trieste medici, volontari, psicologi, sociologi, militanti, artisti e musicisti, e lo svuotarono dei pazienti.
Ben 122 persone furono assunte in manicomio sotto la direzione Basaglia. A Gorizia, c’erano solo sei medici. Gli ex-pazienti ricevevano prestazioni in denaro e abitazioni. Altri pazienti, anche privati, facevano i volontari. Paradossalmente, il numero dei pazienti diminuiva e il numero degli ‘operatori’ basagliani  aumentava in maniera massiccia. Alla fine, c’erano più operatori che pazienti.

Basaglia è stato un leader indiscusso in tutta questa esperienza. E’ stato un protagonista più di quanto fosse stato in passato. Anche se Franca Ongaro era spesso a Trieste, viveva a Venezia. ll suo ruolo a Gorizia era stato molto più centrale rispetto a quello assunto negli anni successivi. La coppia lavorava ancora insieme su una serie di libri e progetti, ma Basaglia collaborava anche con altri. A Gorizia, la famiglia Basaglia era stata una parte integrante dell’esperienza. A Trieste, il protagonista indiscusso e capo di tutto era Franco Basaglia.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:

Foot J. Franco Basaglia and the radical psychiatry movement in Italy, 1961–78.Critical and radical social work. 2014;2(2):235-249. doi:10.1332/204986014X14002292074708.

FINE SECONDA PARTE

Parte prima
Parte terza
Parte quarta

Immagine:
Flickr

Dr. Giuliana Proietti
Seguimi su:

Dr. Giuliana Proietti

Psicoterapeuta Sessuologa at Ellepi Associati | Ancona
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e Clinica della Coppia e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e il loro legame con la sessualità.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


Contatti e Consulenza con la Dr. G. Proietti

Biografia completa: qui

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 – 0375949 Ancona

Tweets di @gproietti
Dr. Giuliana Proietti
Seguimi su:

Latest posts by Dr. Giuliana Proietti (see all)

Facebook Comments

About Dr. Giuliana Proietti

● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona) ● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it ● Saggista e Blogger ● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale ● Conduzione seminari di sviluppo personale ● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici ● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale) ● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e Clinica della Coppia e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e il loro legame con la sessualità. Scrive in un Blog sull'Huffington Post Contatti e Consulenza con la Dr. G. Proietti Biografia completa: qui Per appuntamenti e collaborazioni: 347 – 0375949 Ancona Tweets di @gproietti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *