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libro rosso Jung

Libri di Carl Gustav Jung

a cura della Redazione di Psicolinea.it

CARL GUSTAV JUNG, Le cose che si vedono in cielo, 1958

In questo saggio Carl Gustav Jung si occupa, niente di meno, di “dischi volanti”.
A quell’epoca infatti gli ‘avvistamenti’ erano molto frequenti ed anche un grande psicologo come Jung si è interessato del problema, partendo da una rassegna di dati disponibili sul fenomeno. La sua analisi si allarga ovviamente alle tracce del fenomeno riscontrabili nei sogni, nei dipinti, nelle sculture. Jung ritiene che si tratti di immagini unificatrici prodotte dall’inconscio con una funzione di rassicurazione, di fronte a uno stato di smarrimento collettivo, come era negli anni del dopoguerra. Tuttavia Jung non esclude l’ipotesi – suffragata dalla sua teoria della sincronicità – della percezione di realtà fisiche concrete, non ancora dimostrabili con strumenti scientifici.
Queste le sue parole al riguardo:’ L’irrazionale pienezza della vita mi ha insegnato a non scartare mai nulla, neanche quello che urta contro tutte le nostre teorie o che sembra per ora inspiegabile’.

CARL GUSTAV JUNG, La psicologia del Kundalini-Yoga. Seminario tenuto nel 1932.

Nell’ottobre del 1932 Wilhelm Hauer, studioso della civiltà indiana, tenne sei conferenze presso il Club psicologico di Zurigo, dal titolo: “Lo yoga, e in particolare il significato dei cakra”. Jung si interessò molto all’argomento, tanto che nelle settimane successive dedicò quattro conferenze all’interpretazione psicologica del Kundalini-yoga. Per Jung era infatti assai interessante ed intellettualmente affascinante poter fare un confronto fra la giovane psicologia occidentale del tempo ed il millenario pensiero orientale. In questo libro vengono presentati stralci del Seminario di Jung, che mostrano il suo interesse tanto per la psicologia del profondo, quanto per il pensiero orientale, argomenti che gli offrono lo spunto per le sue divagazioni nei più svariati campi del sapere e nelle citazioni di casi clinici. Oggi che il pensiero orientale è così apprezzato e che si costituiscono gruppi di studio e di ricerca fra monaci tibetani e psicologi occidentali per discutere sull’esistenza umana e sulla ricerca della felicità, può essere interessante leggere questo precursore dei tempi e le sue riflessioni in merito.
Jung vede nel non-io, che reputa il concetto centrale della filosofia indiana, una sorta di inconscio collettivo. La Kundalini è vista come l’Anima, elemento femminile tra l’altro stimolatore del processo conoscitivo e spirituale. Il risveglio della Kundalini può avere effetto sulla salute e sul benessere della persona.

CARL GUSTAV JUNG, La libido: simboli e trasformazioni 1912

Con questo libro Jung compie una svolta decisiva e si distacca definitivamente da Freud, proseguendo secondo un nuovo orientamento, che apre in maniera radicale la ricerca psicoanalitica: dalla storia personale del singolo alla storia collettiva dell’umanità, che nel singolo si concretizza e prosegue. L’inconscio infatti non è più solo l’inconscio personale prodotto dalla rimozione, ma è l’inconscio collettivo. Jung definisce la libido come il corrispondente psichico dell’energia fisica, e quindi come un concetto quantitativo (Freud ne parlava in termini solo qualitativi). Inoltre, la libido non è più solo un istinto sessuale, come lo aveva definito Freud, ma una manifestazione dell’energia psichica che riguarda tutti gli istinti umani. Come dice Jung nella sua autobiografia, scrivendo questo libro egli sapeva già che la sua pubblicazione gli sarebbe costata l’amicizia di Freud, a causa dei cambiamenti sostanziali nella sua teoria: dalla concezione dell’incesto alla trasformazione del concetto di libido.

CARL GUSTAV JUNG, PRESENTE E FUTURO

Nel libro ‘Presente e Futuro’, del 1956, le riflessioni di Jung sono ancora ispirate alla ricerca della fisica sul problema della acausalità e della relativizzazione di spazio e tempo. Jung ipotizza una realtà transpsichica, al di là della psiche, con le sue connessioni allo spazio e al tempo. Ciò che è sperimentato dalla coscienza come passato, presente e futuro, si relativizzerebbe in una realtà transpsichica, fino a fondersi in una unità non conoscibile o extra-temporalità. In questo modo, ciò che appare alla coscienza come vicino o lontano dipende in realtà da questo stesso processo di relativizzazione, che conduce ad una extraspazialità non conoscibile. Nel libro ci sono anche molti riferimenti alla società contemporanea ed al particolare periodo storico della Guerra fredda, fra America e Unione Sovietica. Scrive Jung: “Non che l’uomo contemporaneo sia capace di maggiori malvagità dell’uomo antico o di quello primitivo, ma egli possiede oggi mezzi incomparabilmente più potenti per affermare la sua cattiveria. Se la sua coscienza si è ampliata e differenziata, la sua costituzione morale è rimasta arretrata. Questo è il grande problema del giorno”.

CARL GUSTAV JUNG PSICOLOGIA DELL’INCONSCIO

Come scrisse lo stesso Jung nella prefazione, questo libro è una revisione del saggio ‘Nuove vie della psicologia’, apparso nel 1912. Dopo la rottura con Freud (1913) Jung sentì l’esigenza di abbreviare nel testo le teorie di Freud, prendendo in considerazione le teorie di Adler (altro eretico) e le proprie sulla psicologia dell’inconscio, dalle prime intuizioni ai dati sperimentali emersi durante il lavoro con i suoi pazienti, che lo portarono ad elaborare l’idea dell’esistenza di un inconscio collettivo, ad esplorarne le capacità creative, le relazioni con i disturbi psichici ed il modo in cui influenza la nostra vita quotidiana.

CARL GUSTAV JUNG ANALISI DEI SOGNI

L’interesse per il sogno come testimonianza dell’esistenza dell’inconscio è importantissima nel pensiero di Jung e spesso costituisce il fondamento empirico della sua visione della psicologia del profondo. Con l’analisi dei sogni, Jung si mise sulle orme di Freud, anche senza trovare una ‘via maestra’completamente condivisa. Per Jung il sogno si può spiegare come uno dei prodotti più puri d’una costellazione inconscia che, per essere analizzata, deve essere condivisa con un analista, che non solo ascolta ed interpreta, ma mette in gioco la propria soggettività.
Questo libro riporta i contenuti di un seminario di studi tenuto da Jung nel 1928. Esso passa in rassegna i grandi sistemi di interpretazione dei sogni a partire dall’antichità e attraverso una serie di 30 sogni commentati, mostra come ascoltare e comprendere le immagini oniriche che derivano dalle proprie avventure interiori. Dietro ciascuna di esse infatti vi è sempre un messaggio che l’inconscio invia al conscio. Se il sognatore non recepisce il messaggio, se la sua mente conscia non si interessa del contenuto del sogno, l’inconscio continuerà ad inviare lo stesso genere di segnali attraverso i sogni ricorrenti.

CARL GUSTAV JUNG LA SINCRONICITA’

Pensiamo ad un amico che non vediamo da tempo… Dopo qualche istante suona il telefono: è lui. Questa è, per Jung, una sincronicità, che può avere anche carattere precognitivo e chiaroveggente. Se, con Freud, la regolarità delle leggi della natura poteva essere spiegata attraverso la causalità (ogni evento ha una sua causa oggettiva), Jung ritenne che, in certi casi, il legame tra due eventi potesse non essere causale, ma spiegabile altrimenti. Questa formulazione traeva spunto dalla ricerca scientifica che osservava in quegli anni la disintegrazione radioattiva: un fenomeno che si presentava come un effetto senza causa. Ciò spingeva alcuni filosofi e scienziati ad ipotizzare che anche le leggi della natura potessero essere acausali. Secondo Jung “…soltanto la radicata convinzione dell’onnipotenza della causalità crea difficoltà alla comprensione e fa apparire impensabile che possano verificarsi o esistere eventi privi di causa….” ed ancora : “La causalità è solo un principio e la psicologia non può venir esaurita soltanto con metodi causali, perché lo spirito vive ugualmente di fini”.
In campo psicologico, Jung formulò dunque il concetto di ‘sincronicità’, un processo inconscio che permette di percepire eventi paralleli, o ‘coincidenze significative’, collegati ad archetipi dell’inconscio collettivo, tracce mnestiche sovraindividuali, universali, che si perdono nelle origini più profonde della psiche.
Attraverso il contatto con il pensiero filosofico orientale, oltre che con la riflessione su alcuni sorprendenti avvenimenti della sua vita, che sembravano sfuggire ad ogni interpretazione razionale, Jung approfondì ulteriormente questi temi. La sincronicità venne così distinta dal semplice “sincronismo” relativo ad eventi che accadono simultaneamente, ma che non hanno alcuna connessione di significato.
Nel 1952 Wolfang Pauli, fisico quantistico e premio Nobel pubblicò insieme a Jung un libro sul concetto di ‘sincronicità, “Naturer-klung und Psyche”. Nella parte scritta da Jung, dal titolo “Sincronicità come principio di nessi acausali” l’analista propone un parallelismo fra psicologia del profondo e fisica, in particolare sulla relatività delle categorie di spazio e tempo. Se Jung cercava in questo libro di spiegare la psicologia attraverso al fisica, Pauli parlava nel suo saggio della presenza di ‘archetipi ‘nelle teorie di Keplero, confermando un parallelo fra lo studio della fisica e della psicologia.
Jung e Pauli sostenevano che alla triade della fisica classica composta di tempo, spazio e causalità dovesse essere aggiunta anche la sincronicità.
Il concetto junghiano di sincronicità viene spesso utilizzato per dare una spiegazione ‘scientifica’ all’astrologia o ad altre pratiche divinatorie, in una pericolosa commistione fra scienza e magia.

CARL GUSTAV JUNG, TIPI PSICOLOGICI

Chi decidesse di leggere il corposo volume (700 pagine) di Jung sui Tipi psicologici per trovarvi dei semplici profili di personalità, rimarrebbe facilmente deluso. Il libro uscì dopo l’allontanamento da Freud (1913) e le successive dimissioni dall’insegnamento universitario, ma soprattutto dopo un lungo periodo di autoanalisi, che portò Jung all’elaborazione delle sue teorie principali. In questo primo, importante libro infatti, si trovano tutte le teorie dello psicoanalista svizzero. Più di tutto però, nel libro si trovano le conoscenze di Jung sulla teologia, la psicologia, la filosofia e le opere etnologiche. Nell’ultima parte del libro Jung parla finalmente dei tipi psicologici, sostenendo che introversione ed estroversione sono atteggiamenti presenti in ogni individuo in gradi diversi. Gli introversi traggono le loro motivazioni soprattutto dall’interno, fa fattori soggettivi, mentre gli estroversi trovano le loro motivazioni dal di fuori, cioè da fattori esterni. Nel corso della vita è possibile che uno stesso individuo passi dei periodi di introversione ed altri di estroversione e che queste oscillazioni siano piuttosto frequenti. Se l’atteggiamento risulta però abbastanza stabile, si può parlare di tipo ‘introverso’ o ‘estroverso’; più frequenti tuttavia sono i tipi intermedi. A questi concetti Jung aggiunse il ‘sistema delle quattro funzioni’ della psiche conscia : due funzioni sono razionali (pensiero e sentimento) e due irrazionali (sensazione e intuizione). Le quattro funzioni sono presenti in ogni individuo, ma in ognuno ne predomina una. Se ad esempio predomina il sentimento, la razionalità è in una situazione di inferiorità. Basandosi sulle teorie dell’introversione e dell’estroversione e di queste quattro funzioni, Jung stabilisce un sistema di otto tipi psicologici: l’intellettuale-estroverso, il sentimentale-estroverso, il sensoriale-estroverso, l’intuitivo-estroverso, l’intellettuale-introverso, il sentimentale-introverso, il sensoriale-introverso e l’intuitivo-introverso.

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