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Anna O.A sinistra: Berta Pappenheim (1880 circa)

Il caso Anna O. è l’inizio di qualsiasi storia della psicoanalisi.
E’ così perché fu lo stesso Freud ad indicare questo caso come il punto da cui tutto prese avvio.

Freud non conobbe mai Anna O, ma ne sentì parlare dall’amico e collega Josef Breuer, che l’aveva in cura. Ed infatti Freud, parlando dell’argomento, ha sempre attribuito al suo amico e maestro Josef Breuer la scoperta del metodo ipnotico-catartico che era servito per curare la paziente Anna O.: a sé stesso attribuiva invece il merito di aver compreso ed ampliato i meccanismi profondi sfuggiti al fisiologo viennese, avendo così lo spunto per la creazione di una nuova disciplina: la psicoanalisi.

Il caso di Anna O. fu trattato da Breuer nel periodo che va dal novembre 1880 al giugno 1882: Freud ne parlò ben 15 anni dopo (1895), in ‘Studi sull’isteria’, libro pubblicato insieme al collega Breuer. (Per la cronaca, Janet, aveva cominciato a pubblicare casi clinici trattati con questo metodo già a partire dal 1886).

Data l’importanza che questo caso ha nella nascita della psicoanalisi, conviene cercare di saperne di più ‘ascoltando’ le versioni, quanto mai varie che sono state date sull’argomento.

1909 – Freud. Nelle cinque conferenze tenute negli U.S.A. nel 1909, quindi molti anni dopo la pubblicazione dello scritto con Breuer (1895), Freud, in sintesi, disse:

“ Se è un merito l’aver dato vita alla psicoanalisi, il merito non è mio. Non ho preso parte al suo primo avvio. Ero studente, impegnato nel dare gli ultimi esami, quando un medico viennese, il Dr. J. Breuer, applicò per la prima volta questo procedimento (dal 1880 al 1882) per curare una ragazza malata di isteria. A buon diritto avrete avuto l’impressione che la sua (di Breuer) indagine non abbia saputo offrire se non una teoria molto incompleta ed una spiegazione insoddisfacente dei fenomeni osservati. Ma le teorie perfette non cadono dal cielo…”

1914 – Freud. Nello scritto “Per la Storia del Movimento Psicoanalitico” Freud afferma: “Per il ristabilimento della malata, Breuer stabilì con lei un rapporto suggestivo particolarmente intenso, che può fornirci un ottimo modello di quello che oggi chiamiamo traslazione . Ora io ho fondati motivi per supporre che, dopo l’eliminazione di tutti i sintomi, Breuer dovette scoprire la motivazione sessuale di questa traslazione in base a nuovi indizi, pur sfuggendogli la natura generale di tale inaspettato fenomeno; sicché a questo punto, come colpito da un untoward event, egli troncò l’indagine. Di ciò Breuer non mi informò direttamente, ma mi fornì ripetutamente accenni sufficienti per giustificare quest’illazione”.

1925 Freud. Nell’“Autobiografia” Freud così scrive :

“Per qualche volta ancora Breuer tentò di far pesare sul piatto della bilancia tutta la sua personale autorità, ma invano, e inoltre si capiva benissimo che egli stesso non aveva alcuna propensione ad accettare l’eziologia sessuale. Breuer avrebbe certo potuto colpirmi o fuorviarmi…eppure non lo fece mai, cosa che mi risultò incomprensibile fino a quando non riuscii a interpretare correttamente il suo caso e a ricostruire, in base ad alcune affermazioni fatte in precedenza da Breuer stesso, l’epilogo di quel trattamento. Dopo che il trattamento catartico sembrava concluso, si era instaurato di colpo, nella giovinetta, uno stato di amore di traslazione; Breuer non lo mise in relazione con la malattia della paziente e, costernato, decise di troncare con lei ogni rapporto. Egli era colto da visibile imbarazzo quando qualcuno gli rammentava questo episodio, che a suo dire era stato uno spiacevole contrattempo”.

1925 Jung. Ad un seminario tenuto a Zurigo nel 1925 Jung rivelò pubblicamente che Freud gli aveva raccontato che la paziente Anna O. non era stata guarita.

1932, Freud. Nella lettera scritta il 2 giugno 1932 a Stefan Zweig, Freud scrive:

“Ciò che effettivamente è avvenuto alla paziente di Breuer fui in grado di indovinarlo molto tempo dopo la nostra rottura, quando improvvisamente mi venne in mente una notizia che Breuer mi aveva dato una volta, prima dell’epoca del nostro lavoro comune, e poi non aveva più ripetuto. La sera del giorno dopo il quale tutti i suoi sintomi erano stati dominati, egli fu di nuovo chiamato da lei, la trovò in preda ad agitazione e tormentata da dolori all’addome. Alla domanda che cosa le fosse successo, rispose: «Adesso verrà il bambino che ho avuto dal dottor B.». In quel momento egli aveva in mano la chiave che gli avrebbe aperto la strada verso le madri, ma la lasciò cadere…preso da un panico convenzionale, si dette alla fuga e lasciò l’ammalata a un collega. Quest’ultima dovette lottare ancora per mesi in un sanatorio prima di ristabilirsi…Mi sentivo così sicuro di questa mia ricostruzione che devo averla pubblicata da qualche parte. La più giovane figlia di Breuer (nata poco tempo dopo quella cura, ed anche ciò non è senza significato per scoprire connessioni più profonde!) lesse la mia esposizione e ne domandò a suo padre (la sua morte era imminente). Questi confermò quel che io avevo detto e sua figlia in seguito me lo fece sapere”.

1953 E. Jones (biografo di Freud). Il biografo E. Jones pubblicò una versione della storia di Anna O. (dopo settanta anni dagli avvenimenti e raccontata sul ‘sentito dire’) che differisce notevolmente da quella data da Breuer. Secondo Jones, Freud gli aveva raccontato che al tempo della presunta conclusione della malattia, Breuer, era stato chiamato in casa di Anna O. e lì si trovò di fronte alla scena di un parto isterico dopo una gravidanza immaginaria. Breuer ipnotizzò la paziente e poi lasciò quella casa in un bagno di sudore freddo. Il giorno dopo sarebbe partito con la moglie “per una seconda luna di miele” a Venezia durante la quale sarebbe stata concepita sua figlia Dora (che invece nella realtà nacque l’11 Marzo 1882 e non poteva dunque essere stata concepita dopo il presunto incidente del giungo 1882). La paziente Anna O. sarebbe invece stata ricoverata presso un istituto di cura, dove rimase molti anni. La versione di Jones indica che Breuer era stato ingannato dalla paziente e che il presunto ‘prototipo di guarigione catartica’ non era affatto una guarigione.

Vera biografia di Berta Pappenheim. A questo punto vale la pena prendere in considerazione la vera storia di Anna O. Sappiamo chi essa fosse grazie alla rivelazione fatta da E. Jones: il suo vero nome era Berta Pappenheim, nata il 27 Febbraio 1859 a Vienna e morta a Neu Isenburg nel 1936.

Berta apparteneva ad un’illustre, antica, famiglia ebraica. Il nonno, Wolf Pappenheim, era una figura di rilievo nel ghetto di Presburgo e il padre, Sigmund Pappenheim, era un agiato commerciante di Vienna. La madre viene descritta come un tipo piuttosto freddo, il padre come affettuoso, ma incapace di aiutarla nella sua difficile crescita, e soprattutto nel sostenere le nascenti ambizioni di un’adolescente frustrata inesorabilmente dal clima borghese in cui viveva. Berta aveva ricevuto una raffinata istruzione; parlava perfettamente l’inglese e leggeva il francese e l’italiano e andava a cavallo.

Breuer la descrisse come una giovane attraente, intelligente, dotata di una forte volontà e di molta immaginazione. Diceva di lei che era gentile, caritatevole, ma afflitta da una certa instabilità emotiva. Dalla sua biografia (possibile da ricostruire in quanto Berta divenne poi un personaggio famoso) si sa che, dopo la morte del padre, Berta e la madre lasciarono Vienna e si stabilirono a Francoforte sul Meno. Alla fine degli anni Ottanta Berta cominciò a svolgere una considerevole attività filantropica: per circa dodici anni fu Direttrice di un orfanotrofio ebraico a Francoforte. Viaggiò molto, nei paesi balcanici, in medio oriente e in Russia per indagare sulla prostituzione e sulla tratta delle bianche. Nel 1904 fondò la Lega per le Donne Ebree e nel 1907 un istituto pedagogico, affiliato a tale organizzazione. Tra i suoi numerosi scritti vi sono brevi racconti, opere teatrali su temi sociali, resoconti di viaggi, studi sulla condizione delle donne ebree e sulla criminalità degli ebrei. Vero la fine della sua vita viene descritta come una persona profondamente religiosa, severa e autoritaria, dotata di senso dell’umorismo, amore per il cibo e per la bellezza (possedeva una notevole collezione di ricami, porcellane e cristallerie). Nel 1954 la sua memoria fu onorata dall’emissione di un francobollo da parte del governo della Germania Occidentale. Non si può sapere cosa pensasse Bertha Pappenheim di “Anna O.” dal momento che sembra che Berta abbia distrutto tutti i documenti riguardanti la sua infanzia e i suoi disturbi giovanili. Dora Edinger, la sua biografa (Dora Edinger, Bertha Pappenheim, Freud’s Anna O., Highland Park, Ill., Congregation Soleil, 1968, p.15) racconta che Berta Pappenheim non parlava mai di questo periodo della sua vita e si opponeva con veemenza a ogni proposta di cura psicoanalitica per le persone di cui era responsabile, con grande sorpresa delle persone che lavoravano con lei”.

Breuer – 1895. Il caso clinico raccontato da Breuer è un caso clinico raccontato tredici o quattordici anni dopo, da ‘appunti incompleti’, come egli stesso ammise. (Questo caso clinico fu da lui pubblicato a malincuore, solo per far piacere a Freud, come sostiene Ellenberger – La scoperta dell’inconscio, Boringhieri, pag. 556). Berta aveva sviluppato diversi sintomi nervosi nell’estate del 1880, mentre si occupava del padre malato. Breuer chiamò questa prima fase della malattia ‘fase di incubazione latente’. Dal Dicembre 1880 all’Aprile 1881 vi fu la fase di ‘psicosi manifesta’. La paziente soffriva di paralisi, contratture,disturbi della vista, disorganizzazione del linguaggio: parlava in una specie di gergo agrammaticale: la sua personalità era scissa in una persona normale, cosciente e triste e in una persona morbosa, volgare, agitata, che aveva a volte allucinazioni di serpenti neri. Durante tale periodo Breuer la visitò frequentemente e la curò con l’ipnosi: Anna O. raccontava i suoi più recenti sogni ad occhi aperti, dopo di che stava meglio. La paziente stessa chiamò questa terapia la ‘talking cure’. Nel marzo non riuscì più ad esprimersi nella lingua madre, ma solo in inglese.

Dall’Aprile al Dicembre 1881, dopo la morte del padre, i suoi sintomi peggiorarono: non riusciva a nutrirsi e parlava solo in inglese. La paziente fu trasferita in una clinica privata di Vienna dove Breuer andava a farle visita ogni tre o quattro giorni e dove la paziente gli raccontava le sue allucinazioni.

Dal Dicembre 1881 al giugno 1882 le due personalità erano nettamente distinte e Breuer riusciva a far passare la paziente dall’una all’altra presentandole un’arancia. La caratteristica principale era che la personalità malata viveva 365 giorni prima di quella sana: grazie al diario che la madre di Anna aveva tenuto, Breuer potè accorgersi che gli avvenimenti che Anna allucinava ersno avvenuti esattamente un anno prima. Una volta, sotto ipnosi, Anna raccontò a Breuer che, dopo aver visto un cane bere in un bicchiere, aveva avuto difficoltà a trangugiare acqua.

Ma il sintomo scomparve subito dopo aver detto questo a Breuer.A questo punto iniziò un nuovo tipo di trattamento: Anna raccontava a Breuer in ordine cronologico inverso ogni comparsa di un dato sintomo, dopo di che il sintomo scompariva. Non appena recuperato il ricordo cronologicamente più distante, legato all’ultimo sintomo, la paralisi di Anna al braccio sinistro scomparve ed Anna fu in grado di parlare il tedesco. Anna desiderava guarire il 7 Giugno 1882, primo anniversario della sua entrata nella casa di cura. Poi, secondo Breuer, Anna partì da Vienna per un viaggio, ma occorse qualche tempo prima che ritrovasse il suo equilibrio.

Era comunque nato un nuovo modo di trattare un paziente con malattie psichiche: Anna aveva chiamato questo metodo di cura ‘talking cure’ o ‘pulitura del camino’, Breuer lo chiamò metodo ‘catartico’.

PappenheimA sinistra, Anna O (Berta Pappenheim)

Ellenberger (Autore de La scoperta dell’inconscio, 1976) dichiara di aver visto personalmente una foto del 1882 –data apposta dal fotografo – che ritraeva Anna in perfetta buona salute, in costume da cavallerizza, in netto contrasto con il ritratto di Breuer di una signorina casalinga che non aveva alcuno sfogo per le proprie energie fisiche e mentali. Ellenberger ha potuto inoltre appurare personalmente che Berta trascorse il periodo dal 12 luglio al 29 Ottobre del 1882 nella casa di cura Bellevue a Kreuzlingen. Nell’archivio della clinica il biografo ha trovato una lunga relazione di Breuer sulla storia della malattia di Berta. Chiameremo questa nuova versione di Breuer “Breuer 2”.

Breuer 2. 1882 Primo periodo: Berta era una persona niente affatto religiosa ed in famiglia aveva forti scontri con il fratello. Soffriva di nevralgie facciali e contratture. Sotto ipnosi la paziente raccontava a Breuer di vedere un teschio o uno scheletro a posto del padre. Breuer vide la paziente per la prima volta alla fine del Novembre 1880 e le diagnosticò una tosse isterica.Il secondo periodo iniziò nel dicembre 1881. Dopo essere stata offesa dal padre la paziente restò afasica per due settimane. Nel marzo 1881 la paziente aveva cominciato ad esprimersi solo in inglese, malgrado le persone intorno a lei le continuassero a parlare in tedesco.
Il terzo periodo iniziò il 5 Aprile 1882, dopo la morte del padre di Berta: la famiglia tentò di nasconderle la verità per qualche tempo, il che suscitò l’indignazione della paziente. Verso il 15 Aprile fu chiamato il Dr. Krafft-Ebing per un consulto. Le storie che la sera la paziente raccontava a Breuer erano ‘variazioni sul tema della morte del padre’. A causa dei frequenti stati di violenta agitazione, Berta fu trasferita il 7 giugno 1881 a Inzersdorf: la paziente era particolarmente aggressiva (vetri rotti) e talvolta mise in atto dei tentativi di suicidio ‘per la verità poco pericolosi’. Aveva delle allucinazioni: per difendersi dall’attacco dei serpenti saliva sugli alberi. La paziente veniva curata con il cloralio.

Breuer non parla in questo resoconto del ‘quarto periodo’ e nella sua relazione azzarda anche una diagnosi: ‘disturbi funzionali dell’emiencefalo sinistro’: evidentemente Breuer interpretava l’isteria come una lesione dinamica del cervello, nel senso di Charcot.

Il ‘quarto periodo’ è dato dalla storia clinica della paziente, ricoverata presso la struttura privata: la paziente soffrì di forte nevralgia al trigemino della parte sinistra. Fu curata con cloralio e crescenti dosi di morfina.

Anna O. fu dunque una persona sofferente di problemi fisici e psichici, dipendente dalla morfina. E’ paradossale che questo caso sia diventato per i posteri il prototipo di una ‘guarigione catartica’.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

Bibliografia:

Donn, Freud e Jung, Leonardo
Zetzel Meissner, Psichiatria psicoanalitica, Boringhieri
Vegetti Finzi, Storia della psicoanalisi, Mondadori
S. Freud, Lettere 1873-1939, Boringhieri, Torino, 1960, p. 378-79
Ellenberger, La scoperta dell’inconscio, Boringhieri

Siti web consultati:

http://www.emsf.rai.it/interviste/interviste.asp?d=159

http://it.wikipedia.org/wiki/Bertha_von_Pappenheim

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● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni) ● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it ● Saggista e Blogger ● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale ● Conduzione seminari di sviluppo personale ● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici ● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale) ● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità. Scrive in un Blog sull'Huffington Post Contatti e Consulenza con la Dr. G. Proietti Per appuntamenti e collaborazioni professionali: 347 – 0375949 Ancona, Terni, Civitanova Marche e via Skype Tweets di @gproietti Visita il nostro Canale YouTube Per le collaborazioni con i media visita la pagina Media e Social Media Perché sceglierla come Terapeuta: Visita la pagina 9 ragioni per sceglierci come Terapeuti

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11 thoughts on “Lo strano caso di Anna O.”

  1. sembra la storia dela mia vita leggendo i testi di freud eugen bleuler e E.K CONSIDERATI I PADRI DIQUESTE IDIOZIE X NON DIRE ALTRO

  2. Molto interessante e sopprattutto approfondito…avevo proprio bisogno di un qualcosa di simile poichè al mio liceo(socio) ci stiamo interessando in particolare al caso di Anna O….e tutto questo mi è di grande aiuto!!!
    Ps= comunque è assolutamente vero che il caso di Anna O. viene attribuito solo a Freud difatti io non ero proprio a conoscenza di Breuer!

  3. Il caso di Anna O. sebbene fosse di Josef Breuer, è stato divulgato da Freud. Josef Breuer non è una figura particolarmente importante nella storia della medicina o della psicoanalisi: lo si ricorda solamente per il suo legame professionale con il giovane Freud.
    Tutti quelli che hanno scritto di psicoanalisi hanno fatto riferimento al caso di Anna O., poiché è da qui che tutto ebbe origine…

  4. il caso era breuer per quale motivo è diventato un caso di freud? e perchè quando se ne parla si parla più di lui che di breuer?

  5. freud non aveva bisogno di essere psicanalizzato ma,un ricovero coatto in un ospedale psichiatrico x disturbi psicotici ‘onde evitare disturbiPERSONALI

    ARMANDO

    1. Buongiorno, sono una ragazza che frequenta il quinto anno di Liceo delle Scienze umane e con la nostra docente abbiamo analizzato il caso di Anna O. tuttavia ci è stata posta la seguente domanda a cui nessuno riesce a trovare da nessuna parte una risposta:
      ”Per quale motivo Anna O. da un certo punto in poi della sua vita parla esclusivamente in lingua inglese?”
      mi chiedevo se potreste essermi di aiuto a risolvere questo mistero. grazie in anticipo

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