Ortoressia

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Ortoressia

 

di Dr. Walter La Gatta

Recentemente è stato individuato un nuovo disturbo alimentare, l’ortoressia. Chiariamo subito che non si tratta ancora di una patologia ufficialmente riconosciuta dal mondo psichiatrico e dunque è inutile cercarla nel DSM (il manuale degli psichiatri americani, che aiuta i professionisti a formulare le diagnosi, attraverso l’elenco dettagliato dei sintomi che statisticamente sono più frequenti per ogni singola patologia).

Per ora possiamo parlare semplicemente di una tendenza, di un’abitudine, o perfino un vizio, quello del salutismo estremo, che può portare la persona a soffrire di stress, sensi di colpa, depressione, ansia e fobie. Per la verità questo desiderio di ‘salute a tutti i costi’ non riguarda solamente l’alimentazione, ma anche l’ossessione per il fitness, la pulizia, i massaggi, il rilassamento, la meditazione…

L’ossessione per il cibo però è quella che, più delle altre, ha preso piede nelle abitudini delle persone, in seguito alle numerose pubblicazioni, sempre più frequenti e popolari, puntualmente riprese dai giornali e dalle riviste che si occupano di moda e bellezza, sulle qualità del cibo genuino, capace non solo di prevenire le malattie, ma perfino di curarle, permettendo di buttare via le dannose e contaminanti medicine. Ortoressia nervosa significa letteralmente ‘ossessione per il mangiare cibi sani’, da ‘orto’ (sano, giusto) ‘orexis’ (appetito) e ‘nervosa’ (nel senso di ‘patologica’). In questo caso, questa nuova indicazione di patologia nasce da un’autodiagnosi, quella del Dottor Steven Bratman.

Il medico, specializzatosi in medicina alternativa, era diventato egli stesso un maniaco dell’alimentazione, al punto che consumava i propri pasti nel silenzio più assoluto, si alzava da tavola quando il suo stomaco non era ancora sazio, non mangiava una verdura se questa era stata colta da più di quindici minuti e masticava il boccone di cibo, prima di ingerirlo, per più di cinquanta volte. Mangiare del formaggio pastorizzato poteva farlo sentire male al punto di temere di contrarre, dopo questa ingestione di cibo ‘avvelenato’, una polmonite, se non addirittura il cancro.

Ed infatti questa mania di mangiare solo cibo sano e curativo è un po’ l’altra faccia della ipocondria, la paura ossessiva di contrarre delle malattie: è tale la paura di ammalarsi e di morire che questo particolare tipo di ipocondriaco si impone una vita estremamente rigorosa, nel fitness come nell’alimentazione, nell’orario di lavoro, nelle ore da dedicare al sonno eccetera, che alla fine riesce a trovare un proprio equilibrio esistenziale nella convinzione di essersi conquistato una fetta di immortalità. Salvo poi ricadere nella paura più nera, ad esempio dopo aver ceduto alla tentazione di una barretta di cioccolato, o di un piatto di spaghetti alla carbonara.

Non che il concetto di preservare la salute attraverso la dieta sia sbagliato: sono le estremizzazioni che portano a risultati contrari a quelli che si vogliono ottenere, se non altro perché ci si salva da certe malattie organiche, ma ci si ammala sempre di più di stress e di fobie. Per gli ossessionati dall’ideologia del mangiar sano la qualità del cibo conta assai più della quantità, tanto che la ricerca e la preparazione del cibo occupa un ruolo determinante della loro giornata. Questi soggetti non sono interessati al gusto di ciò che mangiano, agli aromi, ai profumi o ai cattivi odori, si disinteressano totalmente del modo il loro cibo viene servito nel piatto: l’unica cosa che conta è sapere che quel determinato cibo può fare bene, evitare le malattie, dargli forza ed energia per affrontare Ia vita, un po’ come Braccio di Ferro ed i suoi spinaci. I cibi maggiormente scelti da questi soggetti per nutrirsi sono vegetali crudi e cereali, o cibi macrobiotici.

Possono esservi poi altre fissazioni che portano ad esempio ad evitare, nei luoghi pubblici, stoviglie (piatti, pentole, posate) contaminate dalle ‘vibrazioni’ della carne, oppure considerate tossiche, come quelle di alluminio o di plastica, oppure chiedere un piatto di insalata con foglie non tagliate, per non far perdere alla verdura le sue qualità nutritive, mangiare solo (e soltanto) verdura e frutta di stagione, o escludere dalla propria dieta anche i latticini e le uova, per essere vegetariani totali, o ‘vegetaliani’, come molti si definiscono.

Un altro segnale di ortoressia è la conoscenza precisa di tutte le etichette dei cibi in vendita al supermercato: questi soggetti conoscono a memoria i componenti nutritivi di ogni genere di prodotto, per cui sanno benissimo, in termini assoluti ed in percentuale, quanti grassi saturi e insaturi contiene quel determinato prodotto, il suo valore calorico, i carboidrati…
In pratica questi ‘estremisti del cibo’ focalizzano tutte le loro attenzioni ed energie solamente sugli aspetti dietetici, trascurando completamente gli altri aspetti della loro vita quotidiana, come ad esempio le relazioni sociali.

Le interazioni sociali di questo tipo di pazienti non sono mai troppe e non sono mai buone: infatti questi soggetti sono in genere piuttosto orgogliosi di sé stessi, della cura che hanno per il proprio corpo e vivono una sorta di complesso di superiorità nei confronti degli altri. La consapevolezza che a niente siano valsi i propri appelli al salutismo dietetico, il rifiuto del proselitismo di amici e conoscenti, porta l’ortoressico ad allontanarsi da tutti, con pensieri sempre meno espressi apertamente, sempre più marcati da aspetti paranoici.

Bisogna del resto considerare che è obiettivamente difficile rinunciare alle occasioni sociali; è difficile rinunciare ad un pezzo di torta per il compleanno o al panettone di Natale e ci vuole davvero una grande forza di volontà per andare contro corrente, per cui è abbastanza normale che la personalità dell’individuo si irrigidisca, non solo nei riguardi di sé stessi, ma anche degli altri. Con il progredire dell’ortoressia le sensazioni interiori provate sono quelle di sentirsi sani, puliti dentro, raggiungendo in molti casi anche livelli di esaltazione spirituale mentre; al contrario, cadere nell’alimentazione ‘normale,’ fa sentire questi ‘mistici del cibo’ estremamente colpevoli, il che si manifesta somaticamente con violenti mal di testa, nausea, vomito, al punto che l’unico rimedio, dopo essere caduti di fronte ad una tentazione, appare un atto di penitenza.

Questa penitenza auto-imposta può consistere nell’adozione di una dieta ancora più rigida, o nell’adozione di pratiche che consentono l’evacuazione rapida del cibo ‘contaminato’. Come far uscire un paziente da questa ossessione, da questa ritualità del mangiare solo cibo ‘sano’? Non è facile, perché ci troviamo di fronte ad una dipendenza, un po’ come il drogato o l’alcolista. Il caso è anche simile a quello del soggetto anoressico, anch’esso convinto di aver raggiunto alti traguardi grazie ai suoi continui digiuni.

Come per l’anoressia, tutto inizia in modo naturale, anzi giusto, quello cioè di voler controllare l’alimentazione al fine di prevenire le malattie croniche, perdere peso, migliorare lo stato generale della salute, o correggere le abitudini alimentari sbagliate. Prevenire significa dunque sapersi porre dei limiti quando ci si accorge di esagerare in questo ambito: il campanello d’allarme può suonare quando ci si accorge di aver rifiutato un invito a stare con gli altri a causa del cibo, o quando ci si sta per presentare ad una festa con il proprio pacchettino di cibo macrobiotico, ad uso strettamente personale.

Deve poi essere interrotto il circolo vizioso che porta l’ortoressico a programmare il pasto, ad acquistare personalmente il cibo e a cucinarlo secondo determinate teorie: cercare di limitare questa o quella attività, delegando ad altri la responsabilità della propria alimentazione, almeno un giorno alla settimana, può essere l’inizio di un’autoterapia.

L’importante è concedersi una sorta di ‘licenza di mangiare tutto’ almeno qualche volta, in giorni stabiliti, in modo poi di non sentirsi in colpa.

La madre di tutte le possibili terapie rimane però la psicoterapia, che possa portare il paziente a curare quello che è il suo vero problema : l’irragionevole desiderio di essere immortale.

Dr. Walter La Gatta

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Psicoterapeuta Sessuologo at Ellepi Associati Ancona - Terni

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Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia) 
Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

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Per appuntamenti: 348 – 331 4908

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