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Psicopill
La psiche in pillole

20
01-2005

Home Page > PSICOPILL  > Psicopill 2001-05
 


Raccolta di informazioni, ricerche e curiosità sul mondo della psicologia
 

Indice della pagina:

Bambini violenti e animali

Il senso dell'umorismo

Fiutare le emozioni
 
La specializzazione emisferica

L’immagine e la fantasia

La coppia e l'AT

La sindrome da confronto

La depressione femminile in età matura

Il Watsu

Le Fiabe

Il complesso di Peter Pan

Esercizio fisico e psiche

Le donne e il potere

Il segreto dell'umorismo

Meno fumi, meglio stai

Penna antimpotenza

Stress e memoria

Internet Addiction Disorder

L'Italia dei depressi  

Il piacere di leggere

Sport estremi

Tecniche di memorizzazione

Lo sbadiglio

Packaging e psiche

Psicologia del rock

Bullismo

Neonati

Stereotipi nei libri per ragazzi

Cuore e carattere

Disturbi alimentari

La sindrome del burn out

L'ambiente di lavoro

Depressione

I Buddisti sono più felici

Ansia e mal di stomaco

Siamo le nostre sinapsi?

Il sole fa bene all'amore

Stress e tossicodipendenza

Pesce e gravidanza

Uomini, uccelli e consumi

Depressione post partum

Mal di feste

L'empatia fra bambini e animali

W la nonna (materna)!

Fumare: perché?

Lo psicologo scolastico

Pensieri e Parole

Stress da lavoro

Incubi

Melatonan

Adolescenza difficile

Canapa indiana e malattia mentale

Donne e alcool

Le misure dell'amore

Farmaco contro il gioco d'azzardo

Pillola Unisex

Anche i topi sognano

Uomini e Bellezza

Pillola contro la timidezza

I ricchi sono più felici

Dove nasce il pessimismo

Panico della cuoca

Sonni e mamme in attesa

Lei soffre più di lui per amore

Stretta di mano

Gli ormoni ti tirano su

Fisiognomica

Ottimismo e Legge di Murphy

LA DEPRESSIONE FEMMINILE IN ETÀ MATURA

La donna anziana nei nostri giorni appare, anche nelle fasce più avanzate di età, come una persona che mantiene le caratteristiche sostanziali dell'essere donna :capelli tenuti in ordine, utilizzo di prodotti per la cura del viso e del corpo, controllo del peso, capi di vestiario
Cosa consigliare a queste donne, oltre naturalmente all'utile supporto che può venire da uno psicologo ?
In alcuni di questi casi può rivelarsi di aiuto un piccolo intervento di chirurgia estetica o un trattamento in un Istituto di Bellezza per recuperare un po' di fiducia in sé stesse. E' importante però che una decisione di questo genere non deve essere considerata una soluzione definitiva del problema : tutto quello che ci si deve aspettare è semplicemente di togliere un po' di 'stanchezza' dal viso e dal corpo, nella consapevolezza che niente e nessuno potrà farci recuperare l'aspetto di un tempo. 

IL WATSU

Il Watsu nasce dalle antiche radici della medicina cinese e dello zen shiatsu giapponese (water+shiatsu). Ad elaborare questo metodo non poteva che essere un poeta e precisamente Harold Dull, californiano. Per comprendere il funzionamento dello watsu dobbiamo anzitutto sapere cosa significa malattia per la medicina orientale: nel nostro corpo circola, secondo questa concezione, dell'energia vitale lungo dei canali chiamati 'meridiani', che collegano fra loro i diversi centri di energia (chakra): quando l'energia si blocca, accumulandosi in un punto e mancando in un altro, vi è la malattia. Il watsu ristabilisce questa libera circolazione dell'energia attraverso una pratica di massaggio, in meditazione, in ambiente acquatico: queste le tre componenti caratterizzanti. Le rielaborazioni sul proprio essere che possono essere fatte in una condizione di grande rilassamento come questa possono far definire il watsu una forma di psicoterapia corporea, per il rapporto fortemente empatico che si sviluppa fra cliente e terapeuta, per le sensazioni e le emozioni che vengono dal proprio corpo e delle quali si prende piena consapevolezza: è una terapia che cura non con i farmaci, non con le parole, ma con le emozioni. Ottima anche per corsi di preparazione alla nascita. 

LE FIABE

Nella contea di Duval, in Florida, per leggere Biancaneve ci vuole l'autorizzazione scritta dei genitori. I pedagogisti americani invocano il diritto alla legittima difesa dei bambini e questo avviene sorprendentemente in una società come quella americana che non nella finzione, ma nella realtà, è quanto mai violenta. In realtà, privare completamente i bambini dell'emozione della paura suscitata da un personaggio cattivo di fantasia è sbagliato: i bambini provano piacere nella paura; ne sono prova la forte attrazione che tutti i personaggi cattivi esercitano su di loro, dal lupo cattivo di Cappuccetto Rosso alla matrigna di Biancaneve o alla strega di Hansel e Gretel. La cattiveria nelle favole ha infatti un valore terapeutico, perché serve a liberare dall'ansia che ogni bambino prova per aver fantasticato delle storie di vendette e di aggressioni. Ciò accade perché, in un mondo tanto più grande di loro, che li fa sentire impotenti, essi trovano frequenti compensazioni nel mondo della fantasia, ma di questo poi si vergognano e si sentono colpevoli. Lo scoprire dunque che esistano personaggi cattivi, più cattivi di loro, li rassicura sulla paura di perdere l'affetto dei genitori. Dunque va bene che i bambini si spaventino davanti al lupo cattivo, ma è altrettanto importante che abbiano qualcuno accanto con cui condividere queste paure.

IL COMPLESSO DI PETER PAN

La sindrome, o il complesso, di Peter Pan è da poco entrato nel lessico della psicologia e sta ad indicare le persone che non vogliono crescere, che, come il loro emulo Peter Pan, vogliono restare per sempre bambine. Questo atteggiamento si adatta molto bene ai ragazzi di oggi che, contrariamente alla generazione dei loro genitori, non considerano l'andarsene di casa, l'essere indipendenti come una meta da raggiungere, ma come un inutile sacrificio al quale non vale la pena aspirare. L'adolescenza si è ormai protratta fin verso i trenta anni ed oltre ed accade che molti 'giovani' con qualche capello bianco in testa debbano ancora trattare con i genitori l'ora del rientro a casa o la paghetta settimanale. Tutto questo accade per tanti motivi: il fatto che si studi fino ad età molto più avanzate che in precedenza, che sia sempre più difficile trovare una casa a basso costo o un lavoro a tempo indeterminato che offra sicurezza per il futuro, che vi sia una maggiore comprensione e un bel dialogo fra i componenti della famiglia, dovuto ad una maggiore diffusione della cultura, alla possibilità di accedere ai mezzi di comunicazione di massa, dai quali si ricevono informazioni, consigli ed anche modelli di vita. Questa situazione è in parte dovuta anche alla nuova abitudine dei giovani al benessere e alla vita agiata: lasciare la famiglia significa doversi mantenere da soli, provvedere alla casa, fare la spesa, cucinare, dover contare su un minore reddito familiare, eccetera... 'Chi me lo fa fare?' Dicono i giovani. Del resto i genitori sono tutt'altro che seccati da questo stato di cose: piuttosto che vuotare il loro nido e lasciar andare i figli allo sbaraglio preferiscono tenerli con sé, mantenerli, in attesa che il loro futuro affettivo e lavorativo sia ormai abbastanza consolidato. Una volta tanto figli e genitori sembrano in sintonia: gli uni sono tutt'altro che impazienti di mettersi alla prova, assumersi dei rischi e prendersi delle responsabilità; gli altri sono fin troppo concentrati nel voler dare radici ai propri figli, tanto che dimenticano che ad un certo punto della vita occorrerebbe dar loro anche... Un bel paio di ali!
                                              
ESERCIZIO FISICO E PSICHE

Molte ricerche hanno dimostrato che l'esercizio fisico è una buona terapia, seppure poco usata, per la cura di una leggera depressione, per la schizofrenia, la dipendenza da alcool ed il trattamento dei disturbi d'ansia. Il tipo di esercizio fisico non ha importanza, anzi si è visto che anche un impegno fisico limitato, come quello che richiede il semplice passeggiare, può essere significativo nel miglioramento della qualità della vita dei pazienti ed ha funzionato meglio del placebo. Per questo, sebbene maggiori ricerche sull'argomento siano auspicabili, molti specialisti stanno introducendo nel loro programma terapeutico per la cura di queste patologie, anche un po' di esercizio fisico.

LE DONNE E IL POTERE

Come conquistano il potere le donne ? Potremmo pensare nello stesso modo degli uomini e invece no. Un recente studio condotto all'Università di Boston ci dimostra che le donne utilizzano strategie differenti per raggiungere il potere, ma ci tengono in egual misura. Lo studio analizza 58 uomini e 58 donne che, divisi in gruppi di 4-5 persone dello stesso sesso, sono stati invitati a riunirsi per parlare di educazione dei figli. In realtà l'obiettivo dei ricercatori era quello di osservare e poi mettere a confronto le dinamiche che portavano all'individuazione della leadership sia nel gruppo degli uomini che in quello delle donne. Si è visto che le donne sono più attente, si muovono con maggiore circospezione e se gli uomini al primo incontro già stabiliscono chi deve essere il leader del gruppo e definiscono una precisa gerarchia, le donne si studiano vicendevolmente per poi rimandare la definizione della leader al secondo incontro, quando le alleanze sono meglio stabilite e si conosce meglio l'ambiente in cui ci si muove. Secondo la coordinatrice della ricerca, il potere conquistato dalle donne ha maggiore possibilità di durata, perché si crea su basi più solide e su più sicure alleanze.

IL SEGRETO DELL'UMORISMO

Uno psicologo inglese, il Dr. Richard Wiseman, della University of Hertfordshire, sta conducendo un simpatico quanto interessante studio sull'essenza del senso dell'umorismo nel sito www.laughlab.co.uk (laboratorio della risata). Finora l'esperimento ha coinvolto circa 100.000 navigatori di 70 diversi paesi e sono state pubblicate circa 10.000 barzellette. Lo studio ha evidenziato che i maschi preferiscono barzellette nelle quali si parla di violenza, virilità e sesso, mentre le donne si divertono con storie nelle quali sono presenti giochi di parole.
I visitatori del sito possono inserire la propria barzelletta preferita e votare per quelle che hanno gradito di più.
Attualmente la barzelletta più votata è la seguente:
 "Sherlock Holmes ed il Dr. Watson sono in campeggio. Piantano la tenda sotto le stelle e vanno a dormire. Ad un certo punto, nel mezzo della notte, Holmes sveglia l'amico. "Watson, guarda le stelle e dimmi che cosa ne deduci". E Watson comincia: "Vedo milioni di stelle e anche se poche di esse hanno dei pianeti è probabile che esistano pianeti come la Terra; e se lassù esistono anche solo pochi pianeti come la Terra è probabile che su qualcuno di loro ci sia vita". E Holmes interrompendolo bruscamente: "Watson, idiota, qualcuno ci ha rubato la tenda".
Ma gli italiani riderebbero di questa barzelletta di humour tipicamente inglese? 

MENO FUMI, MEGLIO STAI

Chi diminuisce il fumo o addirittura smette per un breve periodo, frena il deterioramento dei polmoni e corre meno rischi. Lo dimostra uno studio finlandese, eseguito su mille uomini fra i 40 e i 59 anni.

LA PENNA ANTIMPOTENZA

SETT.01 La penna contro l’impotenza, inventata dall’andrologo romano Ermanno Greco e recentemente approvata dalla Food and Drug Administration, consente d’immettere rapidamente ed in modo molto semplice nei corpi cavernosi del pene i farmaci anti-impotenza in modo indolore e senza effetti collaterali. L’indice di successo è del 40 per cento.

STRESS E MEMORIA

Sia nei topi che negli umani, lo stress nelle prime fasi della vita può compromettere la memoria una volta raggiunta la maturità. Un gruppo di ricercatori dell'Università di California ha identificato la sostanza che sembra essere responsabile di questo effetto. Iniettando in giovani topi un ormone che viene prodotto come risposta allo stress, gli animali soffrono poi di deficit di memoria. I topi adulti che sopravvivono a una giovinezza piena di stress hanno di solito meno neuroni nell'ippocampo, la regione del cervello nella quale si formano i ricordi.
Mantenere bassi i livelli di questo ormone potrebbe quindi diventare una possibile cura per i casi di stress cronico infantile.

INTERNET ADDICTION DISORDER

Non si tratta ancora di una patologia ufficiale, nel senso che non è ancora entrata nel manuale diagnostico degli psichiatri, ma l'I.A.D. comincia ad essere osservato e studiato con attenzione in tutto il mondo. In italiano potremmo tradurre con 'dipendenza da internet', ovvero l'ossessione di internet, la compulsione a collegarsi in rete.
I sintomi di questa singolare sindrome sono : perdita consistente di ore di sonno, continua visitazione dei 'siti preferiti', delle chat, della posta elettronica, al punto che non è più possibile condurre una vita 'normale', occupandosi anche del lavoro, delle relazioni sociali e familiari o di qualsiasi altra cosa. La realtà viene negata, cancellata dalla propria vita, in favore delle informazioni apprese in rete e delle relazioni stabilite durante interminabili conversazioni on line con persone sconosciute. L'I.A.D. colpisce ovviamente persone predisposte che, in mancanza della rete, sarebbero forse diventate tossicodipendenti o alcooliste, o comunque soggette a crisi di ansia o depressione, ad atteggiamenti ossessivo-compulsivi o di dipendenza comportamentale.

 

L'ITALIA DEI DEPRESSI

Studiare fa bene, anche per combattere la depressione. Infatti, l’Associazione Italiana di Psicogeriatria ha condotto un’indagine su 1.250 pazienti in 120 Centri specialistici, rilevando che la sindrome depressiva esplode in media a 59 anni, colpisce soprattutto chi ha studiato fino alla licenza media superiore, poco i laureati, professionisti (3,3%) e artigiani (2,4%). Prima di chiedere aiuto ad uno specialista si attendono, in media, nove mesi. Le donne più degli uomini soffrono di sindrome depressiva e le più depresse vivono nelle Marche (90%), le meno depresse in Toscana. In cima alla classifica delle depresse croniche le casalinghe (39,4%) e soprattutto (64,7%) le casalinghe umbre. I pensionati seguono col 14,5% e in maggior numero (53,3%) nel Friuli Venezia Giulia. Il Piemonte è in testa per impiegati (25,6%) e professionisti (11,6%) depressi, la Toscana per gli operai (27,3%), le Marche per artigiani (10%), la Calabria per gli insegnanti (29,4%). In Sicilia vive il maggior numero di depressi senza alcun titolo di studio.
La ricerca non fa riferimento alle età della vita, ma non può non colpire il fatto che l’Umbria e le Marche sono le regioni italiane che presentano un più elevato tasso di longevità, soprattutto femminile (n.d.r.)

IL PIACERE DI LEGGERE

L'amore per la lettura nasce nel bambino se gli viene presentata sin da piccolissimo come un'attività piacevole, capace di stimolare e soddisfare la sua fantasia. Così come il gioco, la lettura di storie fantastiche riesce a comunicare con il mondo inconscio del bambino, affrontando e risolvendo i suoi problemi e le sue paure. Se vogliamo far nascere nei nostri figli il piacere della lettura, occorre cominciare a leggergli, sin da piccolissimi, delle favole o delle storie che possano soddisfare e stimolare le sue fantasie. Naturalmente i genitori non si dovrebbero limitare a leggere le storie in modo meccanico ed innaturale : essi si dovrebbero coinvolgere emotivamente, partecipare alla storia che stanno raccontando, in modo di conferire alla lettura una forza di attrazione particolare, capace di rinsaldare ulteriormente il legame che lo unisce ai genitori. Se il bambino non ha provato il piacere di particolari momenti di intimità casalinga, in cui il papà o la mamma gli leggevano delle storie fantastiche, difficilmente poi proverà interesse per la lettura, perché la sentirà come un dovere, non come un piacere. Inoltre è necessario che anche i genitori diano il buon esempio : se in casa ci sono molti libri ed i genitori li leggono con interesse, il bambino tenderà naturalmente ad imitarli, senza forzature, perché desidererà comprendere, partecipare, ad una azione che desta così grande interesse nei genitori.

SPORT ESTREMI

Gli sport estremi sono diventati di moda negli anni ottanta; essi sono principalmente il Rafting (si affrontano le rapide dei fiumi e dei torrenti a bordo di un gommone), il parapendio (ci si lancia nel vuoto da un un pendio con un’imbracatura ed una vela in spalla), il paracadutismo (ci si lancia nel vuoto con un paracadute), il free climbing (si scala una parete rocciosa in alta montagna), il jumping (ci si lancia nel vuoto appesi ad una corda) ecc.
Ciò che spinge una persona a voler provare questo tipo di sport è il bisogno di sfidarsi, per capire quali sono i propri limiti, sia fisici che psicologici e cercare di superarli in un costante allenamento, rappresentato dalla pratica dello sport estremo.
Molto spesso questi soggetti appaiono molto sicuri di sé, autonomi, forti, competenti, ma in realtà sono persone con un Io estremamente fragile, che hanno paura di vivere e di misurarsi con l’idea della morte ‘reale’. Lo sport estremo serve dunque per dimostrare a sé stessi e agli altri che non si è fragili, dal momento che si è capaci di fare la cosa più difficile al mondo, per qualsiasi uomo, anche coraggiosissimo: sfidare la morte.
Spesso, nella psicologia di chi si dedica a questo genere di attività troviamo delle persone spaventate della vita, che hanno paura di fare anche cose banali per altre persone, come entrare in un supermercato per fare la spesa, sostenere esami universitari, andare a cena con un gruppo di amici. La reazione è allora quella di voler fare una cosa eclatante, per dimostrare a sé stessi e agli altri il proprio valore, il coraggio, la forza d’animo, la capacità di gestire le emozioni anche di fronte alla terribile paura della morte.
Molte di queste persone trovano la forza di compiere queste gesta nel fatto che, per loro, fare un salto nel vuoto o andare ad una festa determina lo stesso spavento, solo che la prima esperienza li fa sentire – e considerare dagli altri – degli eroi, la seconda può invece causare loro solo sconfitte, perché se la performance sociale va male se ne esce con il marchio della ‘debolezza di carattere’, se va bene si è semplicemente ‘normali’. Eppure le due esperienze a quella persona sono costate più o meno lo stesso ‘prezzo’ in termini di ansia, paura, stress.

TECNICHE DI MEMORIZZAZIONE

Spesso quando ci si trova a parlare in pubblico l’ansia crea brutti scherzi e ci si può trovare a fronteggiare imbarazzanti vuoti di memoria. Ecco allora delle tecniche di memorizzazione che possono aiutare anche i più ansiosi:
Le stanze: memorizzate la frase iniziale del discorso che dovete fare in pubblico e ripetetela diverse volte con attenzione. Fatelo mentre siete nell’atrio di casa vostra (o, semplicemente, immaginatevi di essere lì); passate poi – realmente o virtualmente- nella stanza attigua all’ingresso della vostra casa e lì sviluppate la seconda parte del discorso, cambiando stanza ogni volta che cambiate argomento. Le stanze devono essere in successione, secondo l’ordine in cui sono realmente nella vostra casa.
Catena di pensieri: fissare la prima frase da dire ad un’immagine, alla quale dovrete associargliene un’altra, legata alla seconda parte del discorso e così via, in una catena di immagini, di cui ognuna è legata, in successione, alle diverse parti del discorso. Perché sia possibile ricordare la catena immaginata anche in uno stato di ansia è necessario che le immagini siano legate tra loro non in modo troppo logico, ma anzi, in modo buffo, paradossale, assurdo, in modo che sarà più facile ricordarle.
Alfabeto visivo : se dovete ricordare una sequenza di parole, abbinate l’iniziale di ogni lettera ad una parola che rappresenta un’immagine e poi trascorrere del tempo ad immaginare questa strana sequenza di fatti.
Es. ‘La personalità evitante è contraddistinta da elementi ansiosi’
L = luna P = piena E = evidente E’ = E’ C = composta D = di E = elastico A = arancione

LO SBADIGLIO

Basta pensare allo sbadiglio, osservare persone che compiono questo gesto e… oplà: entro al massimo cinque minuti si produce questo strano comportamento, che consiste in una lunga inspirazione, una breve espirazione, abbassamento della palpebra e, nelle persone più 'naif', anche un sordo muggito. C’è anche chi prova a camuffare lo sbadiglio producendolo a bocca chiusa, più discreto, ma comunque sempre molto evidente. Non siamo solo noi esseri umani a sbadigliare: è un comportamento che abbiamo in comune con tante altre specie di vertebrati, come i pesci, i topi, le lucertole, le scimmie, ma sembra così contagioso solo nella specie umana e solo dopo i due anni di età. In tutto il mondo le persone sbadigliano nello stesso modo, a prescindere dall’età, dal sesso e dalla cultura. Si comincia a sbadigliare prestissimo, a undici settimane, già nel grembo materno, ma non si conosce ancora un motivo certo per cui si sbadiglia. Si sa che gli sbadigli più frequenti avvengono al risveglio, al mattino, dove spesso sono accompagnati da stiracchiamenti, specialmente se si è dormito bene e ci si sveglia contenti di cominciare una nuova giornata e alla sera, prima di andare a dormire. Durante il giorno si sbadiglia soprattutto per noia o per fame. Quanto alla fame, si potrebbe pensare che la produzione di questo segnale possa servire ad accelerare l’adempimento della preparazione del pasto: senza tante parole si spiega a chi sta preparando il cibo, che si ha bisogno di mangiare. Molto più imbarazzante è lo sbadiglio per noia, specie quando ci si trova in presenza di una sola persona: il messaggio, molto chiaro, è ‘mi annoi, ti ritengo poco interessante’. Ma a cosa serve lo sbadiglio ? Come e perché lo si contagia? E' stato dimostrato che lo sbadiglio è un potente mezzo di relax, capace di indurre rilassamento; si ritiene inoltre che lo sbadiglio possa essere un segnale paralinguistico utile per fornire informazioni a proposito dello stato di noia o di sonnolenza in cui una persona; la sua contagiosità sembra consentire la sincronizzazione dei ritmi di attività di differenti persone.

PACKAGING E PSICHE

Pare che l'elemento essenziale che determina la maggiore o minore vendibilità di un prodotto che viene pubblicizzato in TV sia la sua veste esteriore, cioè l'imballaggio o la confezione. Molte ricerche dimostrano che il colore di una confezione sia la caratteristica che il consumatore meglio ricorda del prodotto. L'importanza della confezione trova conferma nell'esperienza quotidiana : chi non saprebbe riconoscere una lattina di Coca Cola associando immediatamente la forma ed il colore del contenitore con il prodotto ? Da un punto di vista psicologico il rosso è un colore caldo che incita all'azione, l'arancione è un colore stimolante e allegro, il verde e l'azzurro sono riposanti, distensivi e danno la sensazione di umido e fresco, il giallo è un colore allegro ma eccitante, il porpora dà un'impressione di magnificenza e di lusso, mentre il viola è austero, intimistico e un po' malinconico. I colori possono far si che un prodotto sembri più piccolo o più grande, più pesante o più leggero. Le aziende investono molto sulla ricerca del colore del prodotto, hanno dei così detti 'ricercatori motivazionali' che lavorano appositamente per far si che il consumatore scelga in base al gradimento della confezione, più che del prodotto.

PSICOLOGIA DEL ROCK

Non c’è generazione che non abbia avuto un suo genere musicale come colonna sonora. Da oltre cinquant’anni i giovani consumano e si riconoscono nella musica rock: non è sempre la stessa, ma contiene sempre in sé gli elementi che l’hanno fatta apprezzare ad ormai tante generazioni. Dire musica rock infatti equivale a dire: gioventù, forza, energia, partecipazione collettiva, sensualità e soprattutto trasgressione e rottura. Rottura con gli schemi prefissati, con la società organizzata, con le imposizioni, con i valori sociali e culturali appartenenti alle generazioni precedenti. Per alcuni giovani la musica rock diventa una devozione, un valore in cui poter credere e riconoscersi, un elemento comune di socializzazione e di auto-identificazione. Oltre che il genere musicale, molto conta anche lo stile dei gruppi più seguiti, che impongono delle mode e degli atteggiamenti, generalmente all’insegna del rischio e degli eccessi. In epoca di globalizzazione e di movimenti, una volta cadute le ideologie ed il mito delle droghe, il rock moderno veicola soprattutto valori legati all’ecologia e all’ambientalismo, spesso accanto a disvalori, rappresentati dal gusto per la violenza e gli eccessi. Il rock dunque raccoglie e simbolizza l’identità giovanile e, da movimento musicale, si trasforma in movimento culturale, legando le sempre nuove sonorità agli atteggiamenti dei suoi consumatori. Una musica così fuori dagli schemi del resto, così ‘destrutturata’, spesso né armonica né ‘bella’, attrae l’adolescente, che vive a sua volta una sua crisi di diversità e mira alla costruzione di uno spazio ‘altro’ di sperimentazione di esperienze possibili, in cui poter sviluppare la sua identità. Ascoltare musica rock diventa allora un rito di iniziazione di gruppo alla società degli adulti: cambiano i contenuti, i suoni, le percezioni, i personaggi; rimane invece il rock, in tutto il suo significato di rituale di passaggio, fra mondo giovanile e società adulta.

BULLISMO

Il "bullo" è un prepotente, che non teme di mettersi in mostra con spavalderia, a danno di altri soggetti più deboli. Non è certo una novità, ma da poco si studia il fenomeno con una certa attenzione. Un’indagine importante è stata ad esempio condotta presso l’università di Firenze, coordinata da Ada Fonzi, basata su un campione di 5.000 soggetti di scuola elementare e media. Si è studiata la loro consuetudine con le prepotenze, subite o messe in atto negli ultimi due mesi di scuola. Alle scuole elementari, la percentuale di bambini che ha dichiarato d’avere subito prepotenze da parte di propri compagni "alcune volte o più" negli ultimi due mesi di scuola è stata del 41,6%, mentre alle scuole medie è stata del 26,4%. Le percentuali di bambini che hanno dichiarato d’avere fatto prepotenze agli altri "alcune volte o più" negli ultimi mesi di scuola sono invece del 28% alle elementari e del 20% alle scuole medie. (Dunque, c'è una certa difficoltà a riconoscere il gesto prepotente, o a confessarlo). Il 51% dei bambini delle elementari sono stati vittime di offese verbali, ridotte al 45% nelle scuole medie. Questa è la forma di prepotenza più diffusa, ma per fortuna anche la meno grave. Violenze fisiche sono state subite dal 42% degli intervistati nella scuola elementare e dal 20,7% dei ragazzi della scuola media. Tra le prepotenze subite vanno considerati anche i furti, a scuola, che in alcune città del napoletano arrivano anche al 30% del campione. Dove avvengono queste prepotenze? Non in cortile, fuori della scuola, durante l’ora di ricreazione o nell’orario della mensa: queste prepotenze avvengono perlopiù in classe, sotto gli occhi distratti degli insegnanti! (così riferiscono il 57,2% dei bambini delle elementari e il 51,9% delle medie).

NEONATI

Gavine Bremner, dell'università di Lancaster, ha compiuto un esperimento sottoponendo dei neonati con meno di sei mesi di vita a prove di abilità visiva, allo scopo di determinare se è vero, come sostiene la scienza etologica, che i piccoli dell'uomo abbiano, come le altre specie animali, dei moduli innati di conoscenze. Bremner ha eseguito una serie di test in cui i bambini dovevano osservare degli oggetti in movimento, che finivano poi, secondo una determinata traiettoria, dietro uno schermo in grado di nasconderli alla vista del piccolo.
Bremner riferisce che la percezione della identità degli oggetti, nella loro unicità e permanenza, non è innata, ma cresce con l'età. Gli esperimenti sembra abbiano infatti dimostrato che i neonati non siano in grado di rendersi conto che un oggetto continua ad esistere, anche se è momentaneamente coperto da uno schermo, già nei primi giorni di vita. A due mesi infatti non ci riescono affatto, mentre a sei mesi le esperienze acquisite consentono loro di percepire gli oggetti nella modalità adulta. Insomma, in questa lunga diatriba fra innatisti ed evoluzionisti, questa ennesima ricerca del giugno 2003, sembra segnare un punto a favore di questi ultimi, di cui il maggiore esponente è stato Jean Piaget.

STEREOTIPI NEI LIBRI PER RAGAZZI

I bambini sviluppano la conoscenza dell’identità di genere (appartenenza ad un determinato sesso) già nel periodo della scuola materna. Nello stesso periodo tuttavia cominciano anche ad assorbire gli stereotipi proposti dall’ambiente. In questa trasmissione di valori sociali, grande importanza hanno i libri di letteratura per l'infanzia, attraverso i quali i bambini si fanno una prima idea di sé stessi e del mondo. Oltre alla storia in sé, al linguaggio utilizzato, all'enfasi data nei titoli, ai protagonisti, altrettanto importanti sono le immagini che accompagnano tali racconti. Prima degli anni 70, prima cioè del movimento femminista, aprire un testo di storie per bambini significava assistere ad una costante svalutazione dei personaggi femminili rispetto ai maschili, sia per la scarsità di ruoli di protagonista femminile nelle storie, per le immagini sbiadite che le ritraevano, rappresentative di attività e ruoli poco interessanti o marginali. A partire dagli anni 70 si è cercato di correggere, in questi libri dedicati ai più giovani, la discriminazione fra maschi e femmine per evitare la formazione di questi stereotipi riguardo ai generi sessuali, sin dalla più tenere età. In effetti, studi recenti condotti su campioni di libri per la gioventù scelti in modo casuale, hanno dimostrato come ai ruoli svolti dai maschi e dalle femmine venisse allora attribuita uguale importanza e come le bambine fossero presenti nelle illustrazioni, tanto quanto i bambini. La sorpresa fu accorgersi che, se protagonisti erano un maschio ed una femmina, ritornavano prepotentemente alla ribalta i vecchi stereotipi : la femmina risultava molto meno valorizzata del co-protagonista della storia. .Per descrivere il maschio si usavano parole quali: grande, forte, orribile, terribile, furioso, orgoglioso; per la femmina: bella, impaurita, dolce, obbediente, debole... Dal 1971 ad oggi insomma, sembra ci sia stato un certo impegno nell’eliminare gli stereotipi di genere nei libri per l’infanzia, ma queste differenze continuano ad esistere. Per avere un'evidenza facile e immediata di quanto si è detto del resto, non serve condurre una ricerca scientifica: basta dare un'occhiata ai libri di lettura dei bambini della scuola elementare.

CUORE E CARATTERE

Le personalità insicure e socialmente inibite, depresse, ansiose ed incapaci di prendersi cura della propria salute hanno molte probabilità di ammalarsi di cuore, di avere un infarto. Per fortuna, a differenza che nel passato, oggi un infarto non viene più considerato necessariamente come la fine della vita: vi sono tantissime persone che l’hanno avuto e l’hanno superato, spesso più volte. Certamente un infarto non va preso con superficialità: esso deve segnare una linea di confine fra il proprio passato ed il futuro, segnando l’inizio di un nuovo modello di vita. Ecco perché l’intervento psicologico in una persona malata di cuore dovrebbe essere preso in considerazione, come avviene per tutti gli altri fattori organici: se un cardiopatico soffre di depressione infatti, la prevenzione non dovrebbe fermarsi alla sola somministrazione di farmaci per il cuore, ma anche ad una psicoterapia, in grado di migliorare il tono dell'umore e riportare il paziente a trovare nuovi stimoli esistenziali.. Altrettanto importanti sono le relazioni del paziente con i suoi familiari, con i conoscenti, con le strutture assistenziali ed i medici. Le personalità meno dotate di abilità sociali dovrebbero quindi essere aiutate da veri e propri psicologi 'facilitatori' a ristabilire con gli altri dei rapporti più aperti e cordiali. Fattori di rischio particolarmente gravi sono infatti l’isolamento sociale ed un livello socioeconomico troppo basso. Non a caso, le persone che vivono sole hanno una possibilità e mezzo in più di avere un infarto rispetto a quelle che vivono insieme ad altri soggetti; sembra infatti che metà delle persone particolarmente isolate, non sposate e senza amici, muoia entro sei mesi dalla ospedalizzazione.

DISTURBI ALIMENTARI

L’alimentazione di una persona si considera ‘disturbata’ quando il bisogno di cibo non segue le richieste provenienti dall’organismo, ma viene gestita dalla persona in modo da soddisfare altro genere di bisogni, soprattutto psicologici. In alcuni casi si tratta di problematiche transitorie, legate alle difficoltà della vita, in altri casi ci si può trovare di fronte a gravi malattie, come l’anoressia e la bulimia. Negli ultimi tempi queste malattie sono molto frequenti fra i giovani, tanto che si potrebbe quasi ipotizzare che la loro frequenza sia, sotto molteplici aspetti, una moda, soprattutto per quanto riguarda l’anoressia. A questa ‘moda’ giovanile non è affatto estraneo proprio il settore della moda, che presenta e propone corpi e stili assolutamente fuori ogni standard di normalità. Eppure, specie fra i giovani, c’è la convinzione che la propria immagine sia non solo importante, ma addirittura determinante, per decretare il successo nella vita. E’ così che molti giovani, in particolare ragazze, assimilano il concetto di magrezza come se fosse un ‘valore’, per cui lottare e sacrificarsi. Fallire in questo progetto di magrezza può essere vissuto come un fallimento personale e sociale.
Il fitness infatti vuole, pretende, che la persona ‘sana e bella’ abbia un corpo magro, sodo, senza difetti o imperfezioni. E chi non è così? Chi non è così è depresso, sempre in lotta con la sua immagine corporea, sempre teso verso un ideale di magrezza spesso irraggiungibile. Non a caso la depressione fra i giovani è in continua crescita. In realtà si dovrebbe parlare di sovrappeso quando si supera di almeno il 20% il peso normale. Ciò equivale a dire che se il peso normale è 70, per cominciare a sentirsi ‘grassi’ bisognerebbe pesare almeno 84 kg. Questo non significa ovviamente che il grasso sia bello, o che le persone largamente in sovrappeso siano le più felici, come vorrebbe un luogo comune. Da un punto di vista salutistico gli obesi corrono infatti gravi rischi: il loro cuore, le arterie, il fegato, le articolazioni, il sistema endocrino e respiratorio non funzionano bene ed il rischio di contrarre malattie aumenta del 70% rispetto ai ‘normotipi’. Anche senza arrivare al comportamento bulimico, sono moltissime le persone che sedano le loro ansie attraverso l’assunzione di cibo. Il cibo infatti ‘riempe’, colma un vuoto ed infonde sensazioni di sicurezza e soddisfazione, che spesso è difficile trovare intorno a sé.

LA SINDROME DEL BURN OUT

Il burn out è una forma particolare di stress lavorativo, quel tipo di stress che fa sentire chi ne è colpito senza via d'uscita o, traducendo letteralmente, ‘cotto’, ‘bruciato’.
Questa sindrome è stata introdotta da Freudenberger nel 1974 e consiste in una
particolare forma di reazione allo stress lavorativo, tipica delle professioni di aiuto (medici, infermieri, insegnanti, poliziotti, avvocati). Questi soggetti infatti, per lavoro, usano non solo le proprie competenze tecniche, ma si mettono direttamente in gioco, usando tutte le loro abilità sociali e le loro energie psichiche per soddisfare i bisogni degli utenti, i quali spesso non esprimono né gratitudine né apprezzamenti. Il risultato è uno stato profondo di depressione, insoddisfazione lavorativa, tensione, ansietà.
Chi sceglie una professione di aiuto infatti, è in genere altamente motivato ad aiutare gli altri : il burn out risulta allora come una sorta di ‘adattamento’, alle difficili condizioni di lavoro, una reazione, seppure negativa. Gli effetti pratici di questa sindrome sono il ritiro e il disinvestimento affettivo, la perdita dell'entusiasmo iniziale, la disistima verso sé stessi, il cinismo verso gli utenti, la collaborazione coi colleghi che diventa competizione.
Questi problemi, che nascono sul lavoro si ripercuotono poi anche nella vita privata, familiare del soggetto ‘bruciato’: per i lavoratori burn out vita lavorativa e familiare si confondono.
I sintomi del burn out sono :
Disillusione e distacco
Reazioni negative ed aggressive nei confronti di colleghi, clienti o pazienti
Inefficienza professionale legata alla disistima di sè
stanchezza fisica
frequenti mal di testa
disturbi gastrointestinali
insonnia
respiro corto
vulnerabilità alle malattie influenzali e psicosomatiche
mal di schiena
cambiamento nelle abitudini alimentari e nel peso
sonno risulti disturbato da pensieri tormentosi ed incubi il cui contenuto è collegabile al lavoro

sospetto e paranoia
perdita degli ideali
rigidità di pensiero
isolamento e ritiro
senso di colpa
cinismo
alterazione del tono dell'umore

AMBIENTE DI LAVORO

Il lavoro rappresenta uno spazio di vita molto importante per ogni essere umano, per una serie di ragioni. In primo luogo l’autostima e la propria immagine sociale: siamo infatti ciò che facciamo e nel lavoro troviamo una parte rilevante della nostra identità. Nel lavoro trascorriamo almeno un terzo della giornata, la metà del tempo di veglia quotidiano, e spesso di più. Il lavoro ci consente il guadagno e dunque la capacità di spendere, per sopravvivere e per togliersi delle soddisfazioni. In generale si può dire che ogni persona, per interessarsi al proprio lavoro, lo deve sentire in armonia con le sue capacità e le sue aspettative: se infatti il livello di prestazioni richieste fosse troppo elevato, il lavoratore si sentirebbe incapace di lavorare bene e avvertirebbe un senso di inadeguatezza e di frustrazione, che lo porterebbero al disimpegno e all’assenteismo, così come nella situazione inversa, quando le caratteristiche del lavoro fossero sensibilmente inferiori alle sue capacità. Nel mondo del lavoro, spesso ci si trova a lavorare insieme ad altre persone e, come in ogni altra forma di interazione sociale, anche qui si formano dei gruppi e dei sotto-gruppi: essi possono essere ‘formali’ (creati cioè per svolgere insieme determinati lavori e raggiungere degli obiettivi), oppure ‘informali’ (creatisi in modo autonomo, basati sulla condivisione di punti comuni, quali l’età, il tipo di lavoro svolto, la condivisione di interessi).
Ogni individuo tuttavia tende ad attribuire un'importanza diversa a ciò che fa, in base alla sua personalità, alle sue motivazioni, alle sue aspettative, ai suoi bisogni.
La motivazione personale viene rafforzata anche dalla chiara espressione del proprio ruolo e livello di responsabilità all’interno dell’organizzazione, dalla natura del rapporto instaurato con i colleghi, i superiori, i clienti, dagli obiettivi: se essi sono chiari e raggiungibili, produrranno impegno ed interesse per il loro raggiungimento, se sono confusi e non raggiungibili, produrranno stanchezza, apatia e disinteresse.

DEPRESSIONE

MILANO - Il 60% dei depressi non ottiene una diagnosi corretta, e del 40% di quelli riconosciuti solo il 18% è adeguatamente trattato. E ciò, nonostante il fatto che oggi l'80% dei depressi puo' essere curato con buoni risultati. Lo ha denunciato la Fondazione Idea (Istituto per la ricerca e la prevenzione della depressione e dell'ansia) alla presentazione del Centro ambulatoriale per il trattamento dei disturbi depressivi con sede presso l'ospedale Fatebenefratelli di Milano, il secondo del genere del capoluogo lombardo dopo quello attivato nell'aprile 2000 presso il Sacco. Ottobre 01

I BUDDHISTI SONO PIU' FELICI

Alcuni neuroscienziati, usando le tecniche ultramoderne dello scanning hanno scoperto che nei Buddisti certe aree del cervello sono costantemente illuminate, il che indica la presenza di emozioni positive e stabilità dell’umore. Questo accade anche quando questi soggetti non sono in meditazione. Le ricerche effettuate, da parte degli scienziati della Università del Wisconsin hanno mostrato una particolare attività nei lobi prefrontali sinistri dei Buddisti praticanti. Quest’area è legata ad emozioni positive e capacità di autocontrollo. Anche il ricercatore Paul Ekman, della University of California San Francisco Medical Center ha riscontrato che i Buddisti più esperti hanno meno probabilità di subire uno shock, una forte sorpresa o un attacco d'ira, come accade alle altre persone 'normali'. Se questi risultati saranno confermati essi saranno molto importanti, perché dovremo tutti riconoscere che, evidentemente, c’è qualcosa nella pratica buddista che effettivamente produce la felicità... (Mag 03)

ANSIA E MAL DI STOMACO

Ansia, instabilità emotiva, tensioni sul luogo di lavoro, litigi frequenti con il partner fanno venire il mal di stomaco : sarà forse per questo che soffre di questo disturbo un italiano su tre? E' quanto emerge dal IX Congresso Nazionale delle Malattie Digestive. Il paziente-tipo è separato, stressato, fa uso di farmaci per altri motivi ed ha fra i 40 ed i 50 anni. Sembra inoltre documentato un collegamento diretto fra cervello e apparato digerente, costituito da fibre nervose e neurotrasmettitori: ecco perché per non soffrire di mal di stomaco non basta non avere problemi personali, ma occorre anche non provare ansia per situazioni esterne alla persona, che tuttavia la coinvolgono nei pensieri e nelle emozioni. (Feb 03)

BAMBINI VIOLENTI E ANIMALI

Vi sono dei bambini che sviluppano nei confronti degli animali dei forti legami di affetto e di empatia, che molto somigliano a quelli stabiliti nei confronti dei loro coetanei, compagni di gioco. Tuttavia ve ne sono altri che invece sono molto violenti verso gli animali sono quelli che fanno le iniezioni ai gatti, oppure li strangolano, strappano la coda alle lucertole, acchiappano farfalle per dissezionarle. Il comportamento violento dei bambini verso gli animali interessa lo psicologo in quanto predittore di futuri comportamenti anti-sociali nell'età adulta. C'è infatti una correlazione importante fra crudeltà verso gli animali e crudeltà verso le persone. La scuola potrebbe intervenire in questi casi affidando questi bambini 'psicopatici' a progetti che promuovono la conoscenza ed il rispetto della natura e degli animali in particolare.

IL SENSO DELL'UMORISMO

Non tutti abbiamo la stessa reazione all'umorismo: ci sono persone che, compiaciute di sé stesse, raccontano continuamente battute, freddure, barzellette e poi ridono e si divertono ed altre che rimangono fredde e un po' seccate del clima di ilarità che insorge dopo il racconto di una storiella comica. In effetti, persone diverse sembrano sposare stili di umorismo diversi. 
I più dotati intellettivamente preferiscono un umorismo raffinato, complesso, di non facile comprensione e consumo. Alcune ricerche hanno mostrato come alti livelli di senso dell'umorismo siano correlati a livelli altrettanto alti di autostima, bassa percezione dello stress e atteggiamento ottimistico verso la vita. Oltre che per migliorare l'autostima, l'umorismo ci aiuta a superare le difficoltà, ci fortifica contro le critiche degli altri, ma è anche uno splendido biglietto da visita per offrire informazioni su noi stessi e rivelarci agli altri nel nostro aspetto migliore.

FIUTARE LE EMOZIONI

Chen e Haviland chiesero ad un gruppo di soggetti di ambo i sessi di tenere sotto le ascelle speciali tamponi di cotone mentre assistevano a dei filmati, allegri o paurosi. Questi tamponi furono poi fatti annusare ad un altro gruppo di soggetti che doveva riconoscere i tamponi con il sudore prodotto per la paura da quello prodotto dalle risate. La maggior parte dei soggetti non sapeva rispondere, ma se tirava ad indovinare centrava la risposta. Le donne ebbero performance assai migliori degli uomini, in particolare nel riconoscere il sudore prodotto da uomini impauriti.
Fonte : Psicologia Contemporanea n. 167/01

LA SPECIALIZZAZIONE EMISFERICA

La sperimentazione neurofisiologica ha dimostrato che il nostro cervello è diviso in due metà (emisferi) collegati con la parte opposta del corpo: ciò che fanno il braccio e la gamba sinistra e ciò che percepiscono l'occhio e l'orecchio sinistro dipendono dall'emisfero destro e viceversa avviene per la parte destra del corpo. 
Nella maggior parte delle persone l'emisfero destro si occupa di stimoli non verbali, orientamento nello spazio, creatività artistica, lavori manuali, quello sinistro invece si occupa del pensiero logico e analitico, delle funzioni verbali e matematiche, della lettura, la scrittura etc. 
Ogni metà sembra inoltre specializzata per memorizzare dati diversi. Così gli aspetti verbali vengono particolarmente elaborati dall'emisfero sinistro, mentre quelli immaginativi sono di competenza dell'emisfero destro. Le ricerche condotte su persone che avevano avuto dei danni cerebrali, riportando alcune lesioni hanno ad esempio dimostrato che le persone con una lesione al solo emisfero sinistro ricordavano meglio delle immagini, ad esempio il viso delle persone, che non una lista di parole. Quando invece si interrompe la comunicazione fra i due emisferi, sembra che la persona si comporti come due persone separate : la mano sinistra non sa effettivamente cosa stia facendo la mano destra. Sono sorte da queste osservazioni molte teorie che suggeriscono come nell'uomo convivano due personalità, uno scienziato e un artista, e che in ognuno predomini l'una o l'altra parte del cervello e dunque l'una o l'altra personalità. Queste sono per il momento solo ipotesi, perché al momento non vi sono prove certe per convalidare o smentire tali affermazioni. 
Tutti gli studi condotti su questo argomento hanno per il momento sollevato più domande che risposte.

L’IMMAGINAZIONE E LA FANTASIA


L'immaginazione, la fantasia sono un processo di riorganizzazione dell'esperienza passata in nuove combinazioni. In questo atteggiamento si manifestano le tendenze creative dell'uomo, in quanto si svolge in modo assolutamente libero, a differenza di altre attività umane che hanno sempre una finalità, uno scopo, una direzione. Per ora sappiamo solo che queste attività non analitiche hanno sede nell'emisfero destro del cervello, maggiormente specializzato nella creatività e nell'intuizione di un tutto partendo da un dettaglio significativo. Non si può però parlare di creatività assoluta, perché il materiale immaginativo proviene sempre dalla esperienza individuale : l'immaginazione in gran parte modifica l'ordine degli elementi di questo materiale, li dissocia dell'insieme nel quale si erano originariamente presentati e li associa o li fonde in maniera del tutto nuova.

LA COPPIA E L’AT

Secondo Berne, il creatore dell'analisi transazionale, la storia di ogni coppia può essere siglata con delle lettere. Un matrimonio A adesempio è quello che inizia con una certa distanza fra i partners (matrimonio di interesse) e poi si è evoluto in un avvicinarsi sempre maggiore dei coniugi attraverso un vincolo comune (figlio) - trattino trasversale sulla A. Nel matrimonio H la situazione iniziale è come quella del matrimonio A ma il vincolo comune non riesce ad avvicinare i coniugi e le loro vite restano parallele. Quando i coniugi si rincorrono l'un l'altro senza mai raggiungersi il loro matrimonio è una O. Nel matrimonio S i coniugi vagano in cerca di un buon adattamento e raramente riescono alla fine ad avere una situazione migliore che in partenza. Quando il matrimonio inizia bene ma poi va sempre peggiorando la sigla è la V. Nel matrimonio Y l'inizio buono dura più tempo che nella V ma la storia finale è la stessa. (l'amore è eterno finché dura) Nel matrimonio X il primo periodo matrimoniale corrisponde al matrimonio A, ma poi, dopo un periodo di riunione, ciascuno dei coniugi prende la sua strada. Nel matrimonio I tutto procede bene dall'inizio alla fine.

LA SINDROME DA CONFRONTO

Negli ultimi venti anni i mass media hanno enfatizzato un modello di bellezza, salute ed efficienza, modelli molto lontani dalla gente comune che creano spesso un senso di inadeguatezza. Spesso l'acquisto dei prodotti di moda o di quelli suggeriti dalla pubblicità serve proprio per combattere questo senso di inadeguatezza. Data la situazione oggi possiamo parlare di una nuova patologia, la sindrome da confronto, per il bisogno di verificarsi e paragonarsi, nella fantasia e nella realtà, con i modelli degli spot. Molte ansie sono dunque provocate da modelli di efficienza imposti dall'esterno, di fronte ai quali l'individuo, vittima di una overdose di sollecitazioni, si sente insufficiente. E' bene quindi cercare di resistere a questi falsi miti e dall'ottusa invasione dei modelli proposti dai mezzi di comunicazione, considerando che l'essere conta più dell'avere e la qualità più della quantità.



SIAMO LE NOSTRE SINAPSI?

I neurobiologi sono sempre più convinti che il nostro Io vada ricercato nelle nostre sinapsi. In pratica il nostro patrimonio genetico verrebbe modificato da una serie di fattori che stimolano o ostacolano la formazione di nuove cellule nervose. E.A. Maguire e colleghi hanno pubblicato uno studio su diversi tassisti londinesi: quello che i ricercatori volevano appurare era se queste persone, che per lavoro sono costrette a farsi delle mappe mentali della città in cui lavorano, sviluppando dunque fortemente la memoria spaziale, avessero delle similitudini a livello di struttura cerebrale. Sottoponendoli a risonanza magnetica si è potuto constatare che i tassisti più anziani avevano un ippocampo posteriore destro più sviluppato dei colleghi più giovani. La conclusione è dunque quella che l'uso di particolari abilità cognitive sviluppi le funzioni e le dimensioni dell'area cerebrale interessata formando nuovi circuiti sinaptici e ristrutturando gli esistenti. (Dic. 02)

IL SOLE FA BENE ALL'AMORE

I Ricercatori dell’Università di California hanno scoperto che il livello di un ormone prodotto dalla ghiandola pituitaria, che aumenta il livello di testosterone, si alza a sua volta dopo l’esposizione alla luce del sole del mattino, all’alba.
Questo significherebbe che la luce del sole potrebbe assolvere da sola le stesse funzioni che le persone si aspettano quando assumono androgeni e testosterone. Anche l’ovulazione femminile, sempre controllata dall’ormone luteinico LH, potrebbe essere favorita dalla esposizione alla luce del sole.
Lo studio ha osservato la produzione di ormone LH, in seguito all’esposizione alla luce solare (1000 lux) dalle 5 alle 6 del mattino per cinque giorni, in 11 uomini in buona salute fra i 19 ed i 30 anni d’età.
Allo stesso gruppo di persone è stato misurato il livello dell’ormone LH dopo l’esposizione ad una luce placebo (meno di 10 lux) nello stesso orario mattutino, per lo stesso numero di giorni.
I Ricercatori hanno trovato che i livelli di LH erano aumentati del 69,5 per cento dopo l’esposizione alla luce del mattino, senza alcun riscontro similare nel gruppo di controllo. In precedenti studi era già emerso che l’esposizione alla luce solare è di grande aiuto nell’alleviare i sintomi della depressione; ora la possibilità che essa favorisca anche il livello di testosterone e l’ovulazione fa pensare che questa pratica, del tutto innocua e piacevole, possa essere d’ausilio anche nelle disfunzioni sessuali dovute al calo del desiderio e della libido.
Fonte: Neuroscience letters 2003

STRESS E TOSSICODIPENDENZA

Secondo una ricerca nordamericana, condotta da un neurofisiologo italiano, Antonello Bonci, docente dell'University of California di San Francisco, lo stress usa una specie di corsia preferenziale, per arrivare a stimolare una specifica area del cervello, la cui attività è legata ai comportamenti di dipendenza. La scoperta non consiste nell’area del cervello in sè, che era già conosciuta agli scienziati, ma nell’aver capito quali sono i meccanismi che l’attivano. In pratica una proteina si lega al Crf (l’ormone corticotropine releasing factor, largamente presente in tutto il sistema nervoso centrale, ma con livelli alterati solo in chi soffre di forme depressive e mali come schizofrenia o morbo di Alzheimer), formando un complesso che stimola alcuni recettori delle cellule dell'area ventrale-tegmentale (Vat), che si trova al centro e alla base del cervello e che è legata ai comportamenti di dipendenza. La ricerca continuerà concentrandosi sul ruolo dei recettori, che svolgono la funzione di modulatori dell' attività nervosa centrale e che sono responsabili della formazione dei fenomeni di ‘memoria cellulare’. Questa memoria infatti, spinge continuamente la persona verso lo stordimento. Per questo motivo, chi ha reagito anche una sola volta allo stress cercando sollievo in qualche sostanza, torna a farlo, in una coazione a ripetere indotta dalle cellule Vat, che conservano la memoria dell’interazione avuta con la sostanza, anche una volta superato lo stato di stress.
Agosto 2003

PESCE E GRAVIDANZA

Al meeting annuale dell’Associazione degli psichiatri americani è stato presentato un singolare studio (Dr. Joseph R. Hibbeln - National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism in Bethesda, Maryland) sull'efficacia di una dieta basata sul pesce, specialmente nel terzo trimestre di gravidanza, per evitare la depressione della donna incinta. Lo studio è stato effettuato su un campione di 12.000 donne britanniche. Questa 'cura' a base di pesce sarebbe efficace da subito e si protrarrebbe fino all'ottavo mese di vita del bambino. Sappiamo tutti che la depressione in gravidanza può interferire con gli aspetti funzionali propri della gestazione, così come è risaputo che la depressione post partum può essere nociva nell'interazione mamma-bambino, causando a quest'ultimo un forte ritardo nell'acquisizione del linguaggio e nello sviluppo motorio: da qui l'importanza di prevenire la depressione con una dieta a base di pesce. Va detto tuttavia che mangiare pesce non sempre è consigliabile in gravidanza, specialmente a causa dell'elevata presenza, in questo alimento, di mercurio, che può danneggiare lo sviluppo nervoso del feto. I pesci considerati 'buoni' per curare la depressione in gravidanza sono il tonno, le aringhe, il salmone e le sardine. Questi contengono infatti 3 acidi grassi-omega che sembrano innalzare il livello di serotonina nel cervello. Circa il 10% delle donne incinte sviluppa in gravidanza una depressione abbastanza grave e le cifre saltano al 13-15 % per le primipare.
Maggio 2003

UOMINI, UCCELLI E CONSUMI

Gli uccelli hanno abitudini molto simili a quelle degli umani, in particolare quando si parla di spesa alimentare. Una ricerca durata due anni della Proceedings of the Royal Society, pubblicata di recente, ha mostrato come sia possibile cambiare le abitudini alimentari degli uccelli cambiando loro le opzioni di cibo disponibile. Un po’ come fanno i supermercati quando vogliono manipolare i gusti e le abitudini di noi consumatori. Il team di ricerca, comprendente esperti dell’Università di Newcastle upon Tyne ed Edimburgo nel regno Unito, oltre agli esperti dell’Università di Lethbridge, in Canada, ha ripetuto sugli uccelli un esperimento inizialmente sperimentato sugli umani, che aveva mostrato come circa un terzo dei consumatori potevano scegliere cibo diverso dall’usuale se i supermercati cambiavano i prodotti offerti sul banco. L’esperimento consisteva nel chiedere a dei consumatori di scegliere fra due marche concorrenti e poi osservare come l’introduzione di un prodotto di una terza marca alterava la scelta. Il Dr Bateson e colleghi hanno studiato alcuni uccelli sulle montagne rocciose canadesi per circa due mesi. Gli uccelli osservati, per motivi di metabolismo, devono mangiare molto spesso, per cui normalmente si nutrono del nettare dei fiori delle vallate e tornano spesso nei luoghi dove sanno che possono trovare tale cibo. I ricercatori hanno creato un finto ‘fiore’ contenente piccoli fori pieni di ‘nettare’, una soluzione con varie quantità di saccarosio. Attorno al finto fiore sono stati predisposti dei petali di carta colorata. Questo ha alterato le scelte degli uccelli, che si sono subito rivolti verso il nuovo fiore, senza più considerare la quantità e la concentrazione di nettare, come si pensava facessero, secondo una legge della natura. Ciò ha portato gli scienziati a ritenere che anche gli uccelli, come gli umani, sono molto irrazionali e che non sempre si dirigono verso il fiore capace di dare loro la massima quantità di energia: anche loro sono influenzati dalla quantità di opzioni disponibili.
Natural Environment Research Council and The Royal Society – Maggio 2003.


DEPRESSIONE POST PARTUM

La depressione post partum non è certo una nevrosi dei tempi moderni, dal momento che il primo a descrivere questa patologia fu Ippocrate. Si tratta di una forma di depressione che può colpire le madri nel periodo successivo al parto. La forma lieve di questo genere di depressione colpisce il 70-80% delle donne dopo il parto, si manifesta quasi subito e può durare per qualche settimana, con sintomi lievi e tendenza al pianto. La causa di questo basso tono dell’umore nella neo-mamma è data dalle modificazioni ormonali e dal particolare stato emotivo vissuto in questo periodo. La forma grave (psicosi post partum) si sviluppa invece circa due settimane dopo il parto, può continuare per diversi mesi o perfino per anni e si calcola che colpisca circa l'1-3% delle donne dell'Europa occidentale. Sono molti i fattori concorrenti, responsabili della depressione postparto e non tutti sono di natura organica : la caduta dei livelli ematici di progesterone, la predisposizione genetica, le difficoltà finanziarie, eventuali complicazioni insorte durante il parto, il temperamento o l'aspetto del bambino, il rapporto della donna con i propri genitori, il cambiamento di vita dopo la nascita del figlio, la perdita di una figura snella e attraente, la sensazione di non essere più una persona libera, la perdita della propria identità e la necessità di costruirne una nuova di mamma. In genere i sintomi della depressione post partum si manifestano dopo il ritorno a casa della madre, con depressione, cefalea, palpitazioni, ansia eccessiva riguardo al neonato, tristezza, difficoltà a far fronte agli impegni quotidiani, disturbi del sonno, senso di colpa per non amare a sufficienza il bambino, fino ad arrivare, nei casi più gravi, a tentazioni suicide, rigetto del bambino e disturbi della libido. Le neomamme più esposte al rischio di depressione post partum sono quelle prive di un supporto familiare, quelle che hanno subito eventi particolarmente stressanti durante la gravidanza e il parto, quelle che hanno già sofferto di disturbi psichiatrici. Che fare se ci si rende conto di avere una depressione post partum ?
Anzitutto si può cercare di aiutarsi da sole, cercando di ottimizzare il ciclo sonno-veglia, consentendosi un periodo di riposo adeguato, malgrado l’allattamento (facendosi aiutare, ad esempio, dal neo-papà). Altra considerazione utile da fare in questo periodo è che nessuno è perfetto e che qualche errore commesso nel nuovo mestiere di mamma non significa essere inadeguate per il ruolo. Se i disturbi persistono e si fanno consistenti, è meglio rivolgersi ad uno specialista per una psicoterapia o per una terapia farmacologica, secondo i casi.

MAL DI FESTE

Nooooo.... E' Festa!!! Le feste non piacciono a tutti: molte persone non amano i girni di riposo forzato, come la domenica o il Natale, e non le amano perché in quei giorni non si sentono affatto bene. In Olanda, un gruppo di ricercatori dell'Università di Tilburg ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta su un campione di 2000 persone secondo la quale il 3,6% dei maschi ed il 3,2% delle donne mostra di sentirsi malissimo durante le feste. I sintomi accusati sono: mal di testa, senso di affaticamento, dolori muscolari, nausea. A stare peggio di tutti sono coloro che sul lavoro hanno delle responsabilità: essi non riescono a rilassarsi durante i giorni di vacanza, soprattutto se essa è breve. Una spiegazione a questo malessere potrebbe essere il fatto che il rilassamento prodotto dalla vacanza indebolisce l'organismo e lo rende più suscettibile a contrarre malattie. Molti ricercatori sono inoltre concordi nel ritenere che esista una vera e propria 'sindrome natalizia', con manifestazioni di insofferenza, noia, tristezza, ansia e stress. Le cause di tali sintomi sembrano il contatto indesiderato con parenti 'serpenti', lo shopping consumistico, il troppo tempo trascorso a tavola, gli addobbi natalizi ed i bigliettini d'auguri, molto spesso di dubbio gusto ed a volte perfettamente inutili.

L'EMPATIA FRA BAMBINI E ANIMALI

Un rapporto positivo con gli animali aiuta i bambini ed i ragazzi a sviluppare più facilmente un atteggiamento di empatia nei confronti dell'altro, sia esso un animale, un altro bambino, un adulto, una persona di un altro sesso, di un'altra classe sociale o di un'altra cultura. Per non fare atrofizzare queste naturali capacità empatiche del bambino occorrerebbe dunque, quando possibile, non far mancare ai nostri figli la compagnia di un animale che, specie nel caso di figli unici, è destinato a diventare per lui un vero compagno di giochi. Chi ha degli animali in casa sa bene quanto sia profondo il legame che si instaura fra l'animale ed i membri della famiglia, in particolare con i bambini, e non può certo negare che è molto facile individuare anche in questa specie tanto diversa da noi, emozioni e sentimenti molto simili ai nostri, come la gioia, la tristezza, l'affetto.
Tra gli animali, quello col quale il bambino riesce ad entrare in maggiore contatto empatico è sicuramente il cane, che diventa una sorta di rifugio per i suoi momenti di difficoltà. Il cane, con il suo affetto, può fargli dimenticare i momenti di tensione con i genitori, le ansie, le paure, le sconfitte. L'animale non giudica, non rimprovera, non critica e questo crea sicuramente la base per un rapporto molto sereno e rilassante per il bambino. Il processo di identificazione e di empatia con l'animale domestico, specie se stabilito in giovane età, conduce poi, nella vita adulta, a posizioni di maggiore rispetto nei confronti degli altri, siano essi persone o animali.

W LA NONNA (MATERNA)!

Se la madre è sempre certa ed il padre incerto, ne scaturisce che anche la madre della madre è certa (nel senso che il nipotino, qualunque sia il padre, è sicuramente il figlio della figlia). Questo è ciò che fa la differenza nel rapporto fra nonna materna e nipote. L’affetto, la dedizione di una nonna materna dunque non è mai pari a quello di una nonna paterna. Fin qui, anche senza avere dati scientifici alla mano, ci si poteva anche arrivare. La cosa che invece sorprende è che questo rapporto privilegiato riveste particolare importanza con i nipoti di sesso maschile, mentre per le femmine sembra non vi siano differenze significative. 
Ma veniamo alle cifre: nelle zone più povere del mondo, dove l’infanzia è sempre a rischio, i nipoti maschi che possono godere della presenza nel nucleo familiare della nonna materna hanno addirittura il 52% di speranze di vita in più.
La nonna meglio della mamma, insomma. Del resto le mamme devono occuparsi anche del marito, del lavoro, della casa: sono le nonne che si dedicano con particolare cura ai nipotini, riversando su di loro amore, attenzioni e coccole. Biologi evoluzionisti, sociologi e antropologi culturali si sono così avvicinati alla figura della nonna, in passato relegata ad un ruolo di secondo piano rispetto al nonno. Niente di cui stupirsi: nella società ebraica, una delle società umane più antiche, la discendenza è matrilineare e forte è il senso di appartenenza dei soggetti a quella comunità. Altrettanto può ora dirsi riguardo al ruolo delle nonne, queste anziane ancelle dei valori e delle tradizioni familiari e forse tra le maggiori responsabili dell’evoluzione storica dell’uomo.

FUMARE: PERCHE'?

Una ricerca condotta in Piemonte su un campione di oltre mille studenti (Bonino, 1995) rilevò che il che il 61% dei ragazzi è già fumatore abituale entro i 15 anni, con la tendenza ad anticipare tale momento di inizio verso i 13 anni. I maschi iniziano prima delle femmine e fumano un maggior numero di sigarette; i ragazzi che vivono nei piccoli centri iniziano prima e fumano di più, rispetto a quelli residenti nelle grandi città, così come quelli che frequentano gli istituti professionali rispetto ad altre scuole. Il desiderio di fumare non risponde a motivazioni fisiologiche (come quella di mangiare, di bere, di proteggersi dal caldo e dal freddo, di avere rapporti sessuali), ma solo ed esclusivamente psicologiche. Infatti, per i giovani il fumo è un’ostentazione di forza, di sicurezza di sé, dovuta al fatto di aver ormai superato gli anni incerti dell’adolescenza o la dipendenza dalle prediche di mamma e papà. Fumare è un modo chiaro e visibile a tutti per dimostrare di essere ormai ‘adulti’. Certamente i giovani che iniziano a fumare sono consapevoli degli effetti negativi del fumo sul piano fisico, ma il bisogno di trasgressione è assai più intenso di motivazioni che riguardano malattie che si presenteranno, eventualmente, dopo tantissimi anni (nessun giovane riesce ad immaginarsi anziano e malato) e che pertanto non rappresentano un deterrente. Fumare poi significa partecipare a dei riti collettivi che si compiono nel gruppo, dove la scarsa disponibilità alla condivisione di questa esperienza potrebbe essere letta come un infantilismo o una scarsa adesione agli ideali del gruppo (sollevando così sospetti e diffidenze da parte degli amici). C’è poi l’esempio (cattivo) degli adulti: se gli adulti non fumassero, i giovani non avrebbero alcun bisogno di assumere questo comportamento per sembrare più grandi. E’ davvero incredibile come alcuni genitori pretendano di impedire ai figli di fumare, quando loro lo fanno, anche in loro presenza. Il gesto di prendere una sigaretta dal pacchetto, accenderla, aspirarne il fumo, per poi buttarlo fuori, il buttare via la cenere o lo spegnere la sigaretta, sono tutti gesti che esprimono la personalità o lo stato d’animo del fumatore. La stessa persona infatti può fumare in maniera ‘delicata’ durante un’amabile conversazione dopo il caffè, oppure esprimere, sottolineare, urlare al mondo, tutta la sua rabbia nel vedere ad esempio perdere la propria squadra del cuore. In questo caso i gesti sono più rapidi, le inspirazioni più profonde, le espirazioni più brevi e rumorose; la cenere viene buttata via con maggiore frequenza e la cicca viene spenta con aggressività sul pavimento, in spregio anche al luogo dove eventualmente ci si trova. Ritrovare la propria sigaretta, sempre uguale, nel medesimo pacchetto, e fumarla come d’abitudine, anche nei momenti più difficili, quando si è in preda alle tempeste emotive dovute agli alti e bassi della vita, in un mondo che si evolve in continuazione e che non ripropone mai le stesse esperienze nello stesso modo, assume il significato estremamente importante di rassicurazione psicologica, gratificazione profonda, ritrovamento della sicurezza di sé e delle proprie abitudini, anche in situazioni completamente nuove e terribilmente ansiogene. Possono dunque delle motivazioni di carattere igienico-sanitario o moralistiche, riguardo al fumo passivo, prevenire l’instaurarsi di tale dipendenza? Ed intanto, di fumo si muore!

LO PSICOLOGO SCOLASTICO

Il compito dello psicologo scolastico è quello di riuscire a sintonizzarsi in modo adeguato al complesso mondo giovanile, essere disponibile all’ascolto, offrire supporto e consigli al superamento dei disagi interni e relazionali, ma anche collaborare con gli insegnanti e le famiglie per dare sostegno alla formazione della personalità dei giovani. Per quanto se ne dica tuttavia, la psicologia scolastica non è stata mai molto gradita. Infatti, la figura dello psicologo viene ancora troppo spesso associata alla psicopatologia piuttosto che alla prevenzione e al benessere della persona. Anche fra gli studenti ed i loro genitori è ancora diffusa questa credenza e molti si sentono spaventati dall’eventuale giudizio dei propri compagni, degli insegnanti o degli altri genitori, che li potrebbero stigmatizzare come 'malati mentali'.
Se si riesce a superare questo pregiudizio, lo psicologo risulta essere invece un professionista molto utile nelle scuole, perché può proporsi come figura adulta in grado di prestare attenzione ed ascolto ai problemi dei giovani. I problemi proposti allo psicologo scolastico da parte dei ragazzi sono in genere tipici della particolare età che essi vivono, specialmente nel periodo adolescenziale, oppure si tratta di problematiche legate al rendimento scolastico, fino a storie ben più drammatiche di violenze ed abusi. Il colloquio con lo psicologo viene richiesto nella maggior parte dei casi dagli alunni stessi, ma capita a volte che sia un insegnante o la famiglia stessa ad avvertire l’esigenza di un aiuto per il ragazzo, il quale non riesce a superare da sé il proprio disagio. Inoltre lo psicologo è attivo all’interno delle scuole anche nei dibattiti e negli spazzi di informazione sia dei ragazzi che degli insegnanti. In ultimo, ma non meno importante, vi è l’assistenza psicologica rivolta alle famiglie degli studenti.

PENSIERI E PAROLE

Linguaggio e pensiero non sono la stessa cosa: il linguaggio infatti è un sistema di simboli usato per rappresentare il pensiero, ma non si sovrappone completamente ad esso. Quando ad esempio tentiamo di descrivere una scena cui abbiamo assistito, le nostre parole riescono a trasmettere all'interlocutore solo una parte della realtà, perché certe sensazioni o emozioni che la scena ha prodotto in noi non sono comunicabili all’esterno. Il pensiero dunque influenza sicuramente il linguaggio. Per fare un altro esempio, se io ho un pregiudizio, le parole che sceglierò saranno in grado di esprimere questo mio modo di sentire. Altrettanto vero però, anche se si tratta di una tesi meno diffusa, è che spesso anche il linguaggio influenza il pensiero, tanto che alcuni pregiudizi si sviluppano anche in base all'utilizzo di alcune parole. Nel libro Le strutture della sintassi (1957) il linguista Noam Chomsky descrive il concetto di grammatica trasformazionale, per cui attraverso il linguaggio gli esseri umani pensano, ragionano, fantasticano e producono un sistema di rappresentazione del mondo, che si basa sulla propria esperienza individuale e che non può non influenzare sia le percezioni che si hanno del mondo, sia la comunicazione con gli altri. Se ad esempio un bambino apprende sin da piccolissimo a distinguere le razze umane in nere e bianche, da questo utilizzo delle parole ne potrebbe nascere un pregiudizio razziale, in quanto bianco è simbolo di purezza e di bontà, mentre nero è simbolo del male. Un altro esempio è l'utilizzo della parola 'uomo' per intendere la razza umana : in questa dizione la donna subisce un implicito declassamento. Il ricercatore Bruner (1966) sostiene a questo proposito che la complessità del pensiero dipende anche dalla qualità e quantità delle parole conosciute: uno dei motivi per cui i bambini di dieci anni classificano gli oggetti in modo più elaborato di quelli di sei è perché dispongono di un più ricco vocabolario. Se pensiero e linguaggio si influenzano continuamente e reciprocamente, è possibile pensare che il pensiero possa svilupparsi senza il linguaggio ?
Dalle ricerche dello psicologo ginevrino Jean Piaget il pensiero sembra si sviluppi anche in assenza del linguaggio, come del resto le ricerche sui bambini sordi hanno dimostrato. Nei primi stadi di sviluppo, pensiero e linguaggio si sviluppano parallelamente, ma autonomamente, ognuno per suo conto, per poi diventare sempre più intrecciati fra loro.

STRESS DA LAVORO

Lo stress sul lavoro è una malattia molto frequente, che colpisce diverse persone. Si tratta di una condizione psicofisica rischiosa, che comporta un forte aumento di pressione sanguigna e battito cardiaco e che alla lunga può portare a certe malattie cardiocircolatorie.  Si è portati a credere che lo stress colpisca solo i manager, ma recenti ricerche hanno dimostrato come questo problema interessi anche i lavoratori di bassa qualifica professionale. Il più delle volte anzi, è proprio la categoria degli impiegati di basso livello ad essere la più colpita, forse per la maggior pressione a cui sono sottoposti, in quanto più in basso nella scala gerarchica. Le relazioni sul lavoro non sono sempre facili da gestire, ci si può trovare a vivere situazioni difficili da affrontare e risolvere. Non sempre , infatti, è facile fare i conti con le diverse emozioni negative che eventualmente possono sorgere sul posto di lavoro: è importante riuscire a riconoscerle e cercare di individuare quali aspetti del collega o del proprio capo possano averle generate. Queste reazioni infatti, non sono sempre il prodotto di una corretta percezione del comportamento altrui; a volte possono dipendere da propri stati mentali che condizionano gli aspetti percettivi e danno così l'impressione che vi siano delle situazioni o delle persone nell'ambiente capaci di rappresentare una minaccia. L'abilità di creare un’atmosfera di comunicazione e di scambio in questi casi può rappresentare una soluzione a questo problema ed alleviare le condizioni di stress.  Nelle situazioni in cui ci si sente eccessivamente criticati è importante non discutere, ma confrontarsi con l’altro (capo o collega che sia).

INCUBI

E’ stato calcolato che almeno nove persone su dieci hanno sperimentato cosa significhi svegliarsi improvvisamente in preda al panico provocato da un incubo, ma per fortuna solo il 5% della popolazione accusa questo problema in modo costante, tutte le notti. Sono diversi decenni che i ricercatori cercano di capire perché alcune persone soffrano di questo problema ed altre no e, ancor più difficile, quale potrebbe essere la funzione degli incubi sulla psiche, se ce ne fosse una. Il professor Ross Levin, che insegna psicologia alla Yeshiva University di New York City e che per ani ha studiato il fenomeno, ritiene che la personalità di chi soffre abitualmente di questo problema sia ‘particolare’. In che senso? Nel senso, spiega il professore, che questi soggetti sono molto aperti verso gli altri e possono essere molto vulnerabili da un punto di vista emotivo. Altre caratteristiche di personalità sono una certa propensione alla fantasia ed alla introspezione, uno stile di pensiero negativo, durante il giorno, spesso associato ad un tono dell’umore che tende verso la depressione. Nello studio pubblicato recentemente nel journal Imagination, Cognition and Personality dal professor Levin la maggior parte delle persone che soffre regolarmente di incubi sogna di essere vittima di un crimine o di un evento particolarmente pauroso. Le persone che hanno vissuto un particolare stress durante la vita diurna (terremoto, alluvione, incendio, incidente ecc.) e che soffrono del disturbo post traumatico da stress, hanno regolarmente degli incubi, che fanno parte del loro disturbo. In questo caso questi brutti sogni sono ancora più distruttivi e possono durare anche per decenni, portando sempre nuova linfa al ricordo del trauma. La terapia consiste nel portare il paziente ad associare le scene traumatiche ad altre immagini neutre o piacevoli, in modo che questo provocato automatismo possa annientare la ricorrenza e la potenza degli incubi ed alleviare così il ricordo stesso del trauma.

IL MELATONAN

Il vostro desiderio sessuale è scarso, siete in sovrappeso, soffrite di acne, vi piacerebbe avere una pelle più abbronzata? Il mondo scientifico sembra dare una risposta a tutti questi problemi attraverso un solo farmaco: il Melanotan, un prodotto ancora da laboratorio, scoperto per caso, un po' come il Viagra, ma potenzialmente assai più importante, per la possibilità di impiego in vari campi, da quello sessuologico a quello estetico... I ricercatori si erano interessati a questa molecola negli anni ottanta, perché volevano trovare un farmaco capace di produrre melanina in abbondanza già nei primi giorni di esposizione al sole, per poter offrire un grado maggiore di protezione e dunque limitare il problema dei tumori cutanei. Il risultato della loro ricerca fu la messa a punto di un prodotto, il Melanotan, versione sintetica dell'ormone naturale Msh, che stimola i melanociti, cellule dell'epidermide, a produrre melanina, la sostanza che ci fa diventare scuri. Il prodotto sintetico riesce a superare la natura di circa mille volte, ma ancora più sorprendente ed inattesa è la sua capacità di stimolare l'erezione negli uomini e il desiderio sessuale in entrambi i sessi, grazie alla capacità della molecola di attivare alcuni recettori dell'ipotalamo. Ulteriori sorprese sono stati gli altri 'effetti collaterali': la soppressione dell'appetito, la riduzione delle infiammazioni, la lotta al diabete e perfino l'eliminazione dell'acne...

ADOLESCENZA DIFFICILE: TROPPI NEURONI IN SVILUPPO

Un ricercatore americano, Robert McGivern, specializzato in neuroscienze e operativo presso l'università californiana di San Diego, fa sapere al mondo, attraverso una pubblicazione sulla rivista 'Brain and Cognition' che la causa degli sbalzi di umore degli adolescenti starebbe tutta nel cervello. Infatti durante gli anni della pubertà il cervello è interessato ad una vasta riproduzione neuronale, specialmente nella parte frontale della corteccia cerebrale, un'area che interessa la capacità di gestire i rapporti sociali. Tutto questo accadrebbe a partire dagli undici anni, che è proprio il periodo in cui comincia la crisi adolescenziale. Per questa ricerca sono stati considerati 300 ragazzi fra i 10 ed i 22 anni: a loro è stato proposto di sottoporsi ad un test che misurava la velocità di reazione a stimoli emotivamente significativi. In particolare il test misurava il tempo necessario per associare correttamente alcuni termini evocativi di emozioni, come 'felice', 'arrabbiato' ecc. ad una serie di volti con espressioni diverse. Dalla ricerca è emerso che questa capacità rallenta notevolmente fra gli 11 ed i 12 anni, per proseguire, ma ad un ritmo meno veloce, fino ai 15 anni, quando si stabilizza un po'.
Tra i 15 ed i 17 anni le ragazze mostrano tempi di reazione più lunghi di quelli dei loro coetanei, ma intorno ai 18 anni questa differenza sparisce. Conclusioni di McGivern: il rallentamento dei tempi di reazione è legato ad una temporanea riduzione dell'efficienza dei circuiti cerebrali della corteccia prefrontale causata dall'eccesso di crescita delle connessioni sinaptiche. Questo lavoro di auto-riproduzione del cervello lascerebbe gli adolescenti per qualche anno privi di competenza sociale.

CANAPA INDIANA E MALATTIA MENTALE

Metà della popolazione mondiale fuma canapa indiana: in molti pensano che sia un modo del tutto innocuo di ottenere uno stato di benessere, di tipo anche medico, ma in certi casi questa abitudine può essere la causa dello sviluppo di una malattia mentale psicotica. Uno studio condotto su 2500 giovani fra i 14 ed i 24 anni che vivono a Monaco , in Germania, (versione on line dello studio sul British Medical Journal, dic. 2004) ha mostrato come circa il 6% del campione abbia contratto seri problemi psichiatrici nel corso di quattro anni. Per i soggetti già identificati come ‘soggetti a richio’ la percentuale di ammalarsi di problemi psicotici è aumentata del 25%. ( La sostanza pericolosa presente nella canapa indiana che potrebbe essere la responsabile della psicosi nei consumatori è laTHC tetrahydrocannabinol, mentre l’altra sostanza, il CBD cannabidiol è responsabile solo degli effetti benefici legati al consumo di questa droga leggera).
Quello che il mondo scientifico si chiede è: persone che soffrono di psicosi, con sintomi che includono paranoia, allucinazioni, sensazione di sentire delle voci, spesso sono consumatori di marijuana, ma la usano per trovare sollievo ai loro sintomi oppure è la droga stessa a creare loro questi problemi? Gli esperti di psichiatria ritengono che la legalizzazione della canapa indiana permetterebbe di informare i giovani sul prodotto che vanno a consumare, avvertendoli dei rischi che corrono, come si fa con l’alcol, o indicando nel pacchetto la quantità di THC, come si fa con la nicotina delle sigarette. Per il momento l’allarme riguarda in particolare chi ha una storia familiare in cui è presente la malattia psichiatrica : nel dubbio, è meglio astenersi dal consumo di canapa.
(dic. 2004)

DONNE E ALCOL

Stando ad una ricerca pubblicata nel 2001 dal National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism sembra che il cervello delle donne sia più vulnerabile di quello maschile ai danni provocati dall'alcool. Infatti, mentre gli alcolisti maschi mostrano segni di "riduzione" cerebrale se confrontati con maschi sani, la differenza tra donne alcoliste e sane sembra molto più marcata. Un secondo studio, pubblicato sempre nel 2001 da Susan F. Tapert su Alcoholism: Clinical & Experimental Research, conferma che il danno cerebrale nella donna avviene più velocemente che tra gli uomini e che la morte di cellule cerebrali avviene persino nelle bevitrici adolescenti. Sembra infatti che la capacità di ricordare informazioni, risolvere problemi spaziali, lavorare con mappe e puzzle, eseguire calcoli mentali di aritmetica siano meno accurate nelle giovani che bevono pesantemente rispetto alle non bevitrici. Pare che la causa debba ricercarsi nel minor contenuto d'acqua del corpo femminile rispetto a quello maschile: dal momento che l'alcool si miscela con i liquidi corporei, un determinato quantitativo di alcol diviene più concentrato nel corpo di una donna rispetto a quello di un uomo. Le parti del cervello che mostrano le più marcate differenze sono quelle preposte all'orientamento nello spazio e all'elaborazione delle informazioni. Detto in altre parole, le donne alcooliste si ‘bevono il cervello’ molto più presto e molto di più di quanto accade agli uomini e rischiano per questo la demenza precoce. Questa è la ragione per la quale alle donne viene raccomandato di cercare di bere meno degli uomini, a tutte le età.

LA MISURA DELL'AMORE

‘Chi si ama si somiglia’ dice un vecchio detto popolare. Che le persone innamorate siano invece ‘diverse’ da tutti gli altri è cosa che tutti possiamo aver osservato: alcuni cambiamenti, sia nel fisico che nel comportamento sono davvero evidenti. Dipende solo dalla forza del pensiero o da qualche modificazione chimica? Oppure è il pensiero che influenza la chimica? Una risposta certa ancora non c’è, se non una ricerca pubblicata lo scorso anno sull’attività cerebrale di alcune persone innamorate. Nel cercare di comprendere quali aree del cervello evocano sentimenti di amore romantico, Andreas Bartels, un neuroscienziato dell’Università di Londra ha reclutato 17 studenti ‘molto innamorati’. Usando la risonanza magnetica, ha esaminato l’attività del loro cervello mentre stavano osservando le fotografie dei loro partners. L’attività cerebrale è stata poi rimisurata agli stessi innamoratissimi studenti, questa volta però durante l'osservazione di una foto di tre loro carissimi amici e amiche, dei quali però non erano innamorati. Esaminando i dati della ricerca Bartels ha potuto riscontrare che mentre i partecipanti osservavano le fotografie dei loro partners, si sviluppava in loro una particolare attività cerebrale in quattro aree ristrette, tutte precedentemente associate al piacere e all’emozione. Mentre i loro cervelli dunque rispondevano in modo similare ad altre emozioni, come la rabbia e la paura, la risposta all’emozione dell’amore era distintamente unica.
Questi dati, pubblicati sul giornale di psicologia tedesco Psychologie Heute, suggeriscono che Bartels potrebbe aver trovato, chissà, un modo per misurare l’amore in modo scientifico.

UN FARMACO CONTRO IL GIOCO D'AZZARDO

Dall'inizio del 2001 è in corso una ricerca su un farmaco che si pensa abbia la proprietà di inibire il desiderio di giocare d'azzardo anche ai giocatori più incalliti. Si tratta di un oppioide antagonista, che avrebbe dimostrato di essere utile se impiegato contro le patologie compulsive (alcoolismo, cleptomania, piromania ecc.) La nuova medicina, che si sta sperimentando in dieci centri, In Europa e negli Stati Uniti, agisce sul sistema serotoninergico, con l'effetto di stabilizzare l'umore dei pazienti. Il farmaco potrebbe essere commercializzato già nel 2003 ed il suo potenziale mercato è stimato per il primo anno sui 16 milioni di dollari, ma dovrebbe salire a 40 milioni entro il 2009.
Non si sa ancora quando questo nuovo prodotto arriverà in Italia: se lo chiedono in particolare i familiari dei 15.000 giocatori d'azzardo del nostra paese. Ma sarà risolutivo come promette o è la solita bufala ben commercializzata? Vedremo.

PILLOLA UNISEX

Gli scienziati stanno lavorando ad una pillola unisex, capace di funzionare sia nelle donne, sia negli uomini. La proteina chiave si trova nella coda degli spermatozoi e ne controlla la capacità di movimento. La scoperta è stata pubblicata su Nature e viene dall'Università americana di Harvard. I ricercatori hanno chiamato la proteina Ca-sper. L'esperimento è stato condotto su topi i cui spermatozoi erano stati privati della proteina: si è visto che essi venivano prodotti in quantità normali, ma non riuscivano a muoversi in modo sufficiente per fertilizzare un ovulo. La pillola, presa sia dagli uomini che dalle donne potrebbe dunque impedire, in modo preciso, reversibile e senza effetti collaterali, agli spermatozoi di raggiungere l'ovulo. Ovviamente tale pillola potrebbe funzionare, in dosaggi diversi, per curare anche la sterilità . Il gene che controlla questa proteina sembra si trovi anche nell'uomo e dunque i ricercatori sono ottimisti.

ANCHE I TOPI SOGNANO

Gli scienziati hanno studiato i sogni dei topi ed hanno scoperto che essi possono essere complessi come quelli degli uomini: monitorando la loro attività cerebrale è stato possibile capire quando i topi stavano sognando di correre e quando sognano di stare fermi.
Che gli animali sognassero era stato già scoperto da tempo, così come che i loro sogni seguissero la nostra stessa sequenza di stadi del sonno; la novità di questa ricerca è stato scoprire che cosa gli animali sognino. Il Dr. Matthew Wilson, del Centro di Apprendimento e Memoria dell'Istituto di Tecnologia di Boston conferma la novità della ricerca: 'Nessuno sapeva con certezza che gli animali sognassero esattamente come noi, il che significa rivivere nel sogno determinati eventi o frammenti di eventi che sono accaduti durante lo stato di veglia.Osservando alcune cellule dei ratti è stato dunque possibile determinare il contenuto dei loro sogni.'
Il Dr Wilson ha riferito al meeting annuale dell'Associazione Americana per l'Avanzamento della Scienza come il suo gruppo di ricerca abbia addestrato questi ratti a correre in un circuito per avere una ricompensa di cibo. I ricercatori hanno memorizzato l'attività cerebrale in due momenti: mentre eseguivano il loro 'compito' e durante il sonno. Quando i topi correvano, si attivavano determinati gruppi di neuroni dell'ippocampo, una regione del cervello particolarmente interessata alla memoria. L'attività cerebrale dei topi è stata nuovamente registrata durante il sonno REM (rapid eyes movements- cioè quando si sogna). In almeno 20 episodi su quaranta i ricercatori hanno trovato esattamente la stessa attività cerebrale di quando i ratti correvano nel circuito. La correlazione era così chiara che è stato perfino possibile ricostruire in quale parte del circuito questi topi sognavano di essere e come sognavano di muoversi.
19 February 2002

GLI UOMINI E LA BELLEZZA

Ricercatori del Massachusetts General Hospital hanno mostrato a dieci maschi eterosessuali di età compresa tra i 21 ed i 28 anni delle fotografie di belle donne. Il risultato di questa ricerca è che la bellezza sembra accendere gli stessi centri cerebrali della gratificazione che vengono attivati con l'assunzione di cocaina, come riportato sull'ultimo numero della rivista Neuron.

LA PILLOLA CONTRO LA TIMIDEZZA

Arriva da Glasgow la notizia che entro un anno sarà commercializzata una pillola per non arrossire più. Per combattere l'ansia che scatena reazioni incontrollabili gli scienziati della casa farmaceutica Lundbeck hanno messo a punto l'ESCITALOPRAM. La pillola, che è in corso di sperimentazione in Gran Bretagna, agisce modificando i livelli della serotonina, un ormone che influenza l'umore. La fase di sperimentazione si concluderà a Maggio 2002.

I RICCHI SONO PIU' FELICI

Andrew Oswald e Jonathan Gardner della Warwick University hanno compiuto un rilevante studio longitudinale, durato dieci anni, su un campione di 9.000 famiglie britanniche. Studiando gli avvenimenti positivi, da un punto di vista economico, che riguardavano i membri di queste famiglie (lotterie, eredità ecc.), hanno scoperto che il tono dell'umore e l'euforia miglioravano nettamente nell'anno successivo, quanto più aumentava il patrimonio. Per cambiare completamente una persona 'normale' in una persona 'felice' bastano, per i ricercatori, un milione di sterline. Laddove i mezzi sono più limitati, dicono gli studiosi britannici, per essere felici bastano salute e un matrimonio solido; per portare infelicità, al di là del problema economico, servono invece la perdita del lavoro ed il divorzio.
fonte: The Guardian (9-1-02)

DOVE NASCE IL PESSIMISMO

Nell'area della corteccia prefrontale dietro al naso è stata scoperta la valvola fisiologica che rende le persone pessimiste. L'indagine è stata condotta su 89 volontari sani, non colpiti da depressione clinica.

IL PANICO DELLA CUOCA

Conoscevamo quasi tutti i tipi di ansia e di panico, da quello sessuale, a quello degli spazi aperti o chiusi, dalla paura degli animali a quella di volare... Non sapevamo però che ora esiste anche il panico della cuoca, o meglio, per dirla in modo più scientifico: “ansia da performance in cucina”. Secondo una ricerca condotta dal professor David Warburton, dell’Università di Reading, la grande popolarità degli chef che appaiono in televisione bloccherebbe la prestazione della cuoca domestica. La sindrome da inadeguatezza culinaria è grave tanto quanto lo può essere una fobia sociale... I sintomi vanno da un totale blocco mentale alla tachicardia, difficoltà respiratorie ed anche nausea. La ricerca si è basata su un campione di 1000 persone. Il 61 per cento di questo gruppo ha dichiarato che l'organizzazione di una cena pesa nella loro vita, in termini di ansia e di stress, più di un colloquio di lavoro o del primo appuntamento, mentre ben il 68 per cento di questi ha ammesso di aver ridotto gli inviti a cena a casa propria a causa delle forti pressioni avvertite. Lo studio è stato commissionato dai produttori del vino Piat d'Or.

SONNI DELLE MAMME IN ATTESA

Santiago, M. Nollado e J. Kinzier dell'Università della California hanno studiato tutte le ricerche condotte negli ultimi tempi sul sonno delle donne in attesa. Sembra che l'ossitocina sia la causa della frequente insonnia delle gestanti, poiché stimola l'attività uterina e le contrazioni durante la notte.

LEI SOFFRE DI PIU' PER AMORE

Le adolescenti hanno una maggiore tendenza a reagire con sentimenti di tristezza alle prime relazioni d'amore rispetto ai loro coetanei maschi. (Da una ricerca di Kara Joyner e Richard Udry, due ricercatori universitari americani, che hanno condotto uno studio su più di 8.000 studenti, maschi e femmine, fra i 12 ed i 17 anni).

STRETTA DI MANO

Alcuni psicologi dell'Università dell'Alabama hanno verificato sperimentalmente che una forte stretta di mano, unita ad uno sguardo diretto, faccia una buona impressione sulle persone. Un altro luogo comune che diventa scienza.

GLI ORMONI TI TIRANO SU

Una ricerca condotta presso la Yale University ha rivelato che gli estrogeni sono efficaci nella depressione che segue la menopausa, ma anche in quella post partum. Gli androgeni possono invece essere utilizzati con successo per incrementare il desiderio sessuale nelle donne in menopausa o negli uomini con deficit ormonali.

FISIOGNOMICA

La fisiognomica è una disciplina che individua i caratteri psicologici e morali di una persona studiando i suoi lineamenti.
Si tratta di una disciplina molto antica, considerata un tempo come un' arte divinatoria, basata sulla credenza secondo la quale l'aspetto dell'essere umano dipende dalla sua interiorità, che dunque ne determina i tratti somatici.
La fisiognomica dunque non è una vera e propria scienza, ma da sempre è molto praticata perché è abbastanza radicata la convinzione che il volto sia lo specchio dell’anima e che in esso possa essere letto il carattere della persona.
Le tipologie fisiognomiche più comuni e più semplici da individuare sono il tipo ‘muscolare’, il ‘digestivo’, il ‘cerebrale’. Naturalmente le personalità umane sono più varie e più complesse di quelle descritte dalla fisionomica, ma può essere divertente provare ad associare gli schemi descritti ad alcune persone conosciute e cercare di capire se c’è un fondo di verità.
Il tipo ‘muscolare’ ha un viso caratterizzato da ossatura quadrata e volto dai lineamenti marcati: il collo è piuttosto muscoloso, le braccia, le gambe e le dita delle mani sono voluminose. E’ un tipo dal carattere rigido, implacabile, che non si lascia sviare facilmente nel perseguire i suoi obiettivi. E’ una persona energica e piena di buona volontà, grande lavoratore/lavoratrice. Da questo tipo è inutile aspettarsi manifestazioni d’affetto, perché non conosce la sensibilità.
Il tipo ‘digestivo’ ha il collo corto, la testa ed il viso piuttosto larghi, bocca carnosa ed occhi piccoli. E’ una persona molto concreta, che non può fare a meno dei piaceri della vita ed in particolare della buona tavola. Non si interessa di problemi spirituali, né ci tiene al suo aspetto fisico: per lui l’unica cosa che conta è fare i soldi e spassarsela come può. E’ particolarmente attratto/a dai tipi muscolari.
Il tipo ‘cerebrale’ ha una testa a forma di uovo, con la fronte alta, gli occhi grandi ed espressivi, la bocca piccola collo sottile e mani con dita lunghe e sottili. La sua corporatura è gracile ed il suo punto di forza è il sistema nervoso, sviluppato al massimo. E’ una persona paziente, che non si lascia travolgere dalle emozioni, attento ai particolari, dotato di senso estetico e piuttosto pignolo.

OTTIMISMO E LEGGE DI MURPHY

La legge di Murphy è considerata una dei maggiori non-sense dei nostri tempi. Per chi non la conoscesse, essa recita testualmente: ‘se una cosa può andare male, lo farà’, alla faccia dell’ottimismo e del pensiero positivo... In pratica, perché la fetta di pane imburrata, se cade, lo fa sempre con lo strato di burro in basso? Perché in genere piove quando abbiamo deciso di lasciare l’ombrello a casa? Per la legge di Murphy ovviamente… Molti ricercatori si sono impegnati a cercare serie ragioni scientifiche a questa legge e la notizia è che finalmente essi pensano di esserci riusciti. I ricercatori britannici, l’economista Keelan Leyser, lo psicologo David Lewis e il matematico Philip Obadya hanno elaborato la seguente equazione: ((U+C+I) x (10-A))/20 x E x 1/(1-sen(F/10)), che dovrebbe spiegare tutto. U infatti sta per "urgenza", C per "complessità", I per "importanza", A per "abilità", F per "frequenza". Ad ognuna bisogna assegnare un valore tra 0 e 9. Una sesta variabile (la E, ovvero l'esasperazione) è stata calcolata a 0,7 dai ricercatori, basandosi sull'osservazione empirica. Il coefficiente di probabilità che si ottiene è una variabile tra 0 e 8,6: più questo valore è alto, più la malasorte è pronta a colpire. Lo psicologo del gruppo, il dottor David Lewis suggerisce dunque questo rimedio per non essere colpiti dalla scure della terribile legge: ‘se non si possiedono le abilità per fare qualcosa di importante, meglio lasciar perdere. Se una cosa è urgente o complessa, bisogna trovare un modo più semplice di farla’. "Se si sbaglia a valutare uno dei fattori", spiega infatti il dottor Lewis, "si rischia di diventare troppo ottimisti. Ed è là che la legge colpisce". Scienza?Per fortuna no, solo fantascienza. O meglio, pubblicità ! La ricerca è stata infatti commissionata da un’azienda del gas che ha basato la sua campagna pubblicitaria, guarda caso, sulla legge di Murphy. A parte la considerazione su come le aziende possano essere ‘fondamentali’ per indirizzare e finanziare la ricerca… Possiamo continuare a pensare positivo !

PSICOTERAPIA: DUE DEFINIZIONI

Processo interpersonale, consapevole e pianificato, volto a influenzare disturbi del comportamento e situazioni di sofferenza con mezzi prettamente psicologici, per lo più verbali, ma anche non verbali, in vista di un fine elaborato in comune, che può essere la riduzione dei sintomi o la modificazione delle strutture della personalità, per mezzo di tecniche che differiscono per il diverso orientamento teorico a cui si rifanno.
(Galimberti- Dizionario di Psicologia - De Agostini)

E ancora:

Qualunque forma di trattamento sistematico dei disturbi psichici, per via psicologica e prevalentemente attraverso l'interazione verbale fra il terapeuta e il paziente. In quanto terapia psicologica, cioè fondata sull'azione reciproca di due (o più) soggettività, la psicoterapia si contrappone alle terapie somatiche o fisiche della psiche: va tuttavia rilevato che quasi sempre queste ultime determinano indirettamente effetti psicoterapeutici e che molti medici associano - nei confronti del paziente - l'intervento farmacologico e l'intervento psicoterapeutico.
(Enciclopedia Garzanti)

SCHEMA THERAPY

Un recente studio, apparso su Archives of General Psychiatry pubblicato dall'American Medical Association, parla di un nuovo metodo --la Schema Therapy -- affermando che esso è due volte più efficace di un comune metodo psicodinamico, come ad esempio la Psicoterapia Basata sul Transfert (TFP). La Schema Therapy è inoltre meno costosa.
Essa sembra venga impiegata efficacemente per il disturbo di personalità Borderline (BPD) per esempio, che fino a pochi anni fa sembrava non trattabile con psicoterapie di lunga durata. Questo studio sembra dimostrare invece che la Schema therapy sia in grado di portare ad un completo recupero il 50% dei pazienti, e ad un significativo miglioramento altri due terzi. Il successo della terapia sembra correlato alla sua intensità e durata (due sessioni alla settimana per tre anni). Questi risultati contraddirebbero la credenza che il disturbo borderline non possa essere efficacemente trattato con psicoterapia di lunga durata.

Secondo il National Institute of Mental Health, il disturbo borderline riguarda dall'1 al 2,5% della popolazione americana --da 5.8 a 8.7 milioni di persone, soprattutto giovani donne. Sono pazienti tipicamente impulsive, instabili, sensibili al rifiuto, che hanno frequenti scoppi di ira e sono particolarmente emotive, al punto da arrivare a simulare o a tentare più volte il suicidio. Spesso questi soggetti si procurano volontariamente delle lesioni, hanno problemi di identità, intolleranza alle frustrazioni, paura di essere abbandonate.
Il disturbo borderline influisce anche sui familiari del paziente e provoca degli alti costi sociali.Finora è sembrata abbastanza efficace la Terapia Comportamentale, ma non è apparsa completamente risolutiva, come invece sembra questa nuova Schema Therapy.
Lo psicologo di New York, Jeffrey Young, ha cominciato a sviluppare la Schema Focused Therapy negli anni 80. I buoni risultati ottenuti lo hanno incoraggiato a creare negli anni novanta, a Manhattan, lo Schema Therapy Institute. La terapia è stata adottata in America, Europa e Giappone; poi in Olanda è stato compiuto lo studio di comparazione fra la Schema Therapy e la Psicoterapia Focalizzata sul Transfert (TFP) per il disturbo Borderline.

Sembra che i pazienti abbiano cominciato a sentirsi molto meglio subito dopo il primo anno, con ulteriori miglioramenti negli anni successivi.

La Schema Therapy è un approccio integrato, fondato sui principi della psicoterapia cognitivo-comportamentale, con inclusione di teccniche e concetti presi da altre psicoterapie. Gli schema-terapeuti aiutano i pazienti a difendersi da schemi di vita sbagliati, usando tecniche cognitive, comportamentali e focalizzate sulle emozioni. Il trattamento prevede una relazione terapeutica con un professionista al quale si parla della propria vita, delle esperienze traumatiche vissute nell'infanzia, comuni in questo disturbo.
Questa Schema Therapy, è anche 'economica': la società olandese che la utilizzava ha guadagnato annualmente 4,500 Euro per paziente.
Fin qui la sommaria traduzione dell'articolo di Medical News.

Ecco due links,per approfondire sulla Schema Therapy ed anche sul suo inventore, Jeffrey Young:

http://www.schematherapy.com/

COUNSELING E PSICOTERAPIA

Il Counseling è anzitutto una relazione d'aiuto. Il presupposto è che ogni persona può sviluppare delle disposizioni personali che possono avere per gli altri un'azione facilitante, di ascolto attivo, di accompagnamento, di mediazione. Non ci si improvvisa ovviamente consulenti, o facilitatori, o mediatori: per diventarlo ci deve essere una formazione specifica o almeno un percorso di vita molto significativo, che abbia permesso al Consulente di sviluppare delle qualità personali che possano essere utili anche agli altri.
Il Counseling dunque è una forma di rapporto interpersonale in cui un individuo che ha un problema, ma non possiede le conoscenze e/o le capacità per risolverlo, si rivolge ad un altro individuo, che invece ha queste competenze o capacità e che lo aiuta a trovare una soluzione.
II Consulente aiuta il suo cliente nella decisione da prendere, attraverso la considerazione di fattori concreti, come gli interessi, i gusti, le aspirazioni, le inclinazioni ecc. Questo tipo di Consulenza si esercita nel qui ed ora, è limitato nel tempo e si riferisce ad uno specifico problema. Scopo del counseling è fornire all'individuo una visione realistica di sé e dell'ambiente sociale in cui si trova ad operare, in modo da poter meglio affrontare le scelte relative alla professione, al matrimonio, alla gestione dei rapporti interpersonali con la riduzione al minimo della conflittualità dovuta a fattori soggettivi.
Questo intervento si distingue dalla psicoterapia in quanto si rivolge a persone che non soffrono di disturbi patologici, ma hanno semplicemente bisogno di aiuto per superare una condizione difficile. Se la psicoterapia si rivolge soprattutto agli aspetti psicologici o esistenziali della persona, il Counseling può riguardare tutte le dimensioni umane: biologiche, sociologiche ed anche, ovviamente, psicologiche. Mentre la psicoterapia si concentra però in un lavoro di comprensione del paziente o di interpretazione dei suoi sintomi, il counseling usa delle tecniche concrete, delle informazioni precise, dettagliate, utili per risolvere un particolare problema.

ORIGINI DELLA NOZIONE DI COUNSELING

La parola "counseling" è stata usata all'inizio da Carl Rogers come una insolente strategia per ridurre al silenzio gli psichiatri che rifiutavano agli psicologi la pratica della psicoterapia. Modificando semplicemente il nome dell'attività, si permetteva ai terapeuti di continuare la loro attività senza alcun cambiamento nella loro situazione professionale e senza alcun inonveniente per i loro clienti. Negli stati Uniti la ferma campagna condotta da Rogers ha avuto come risultato la creazione di una professione d'aiuto i cui esperti derivano da un'ampia gamma di discipline e dove né la medicina né la psicologia dettano legge.

Brian THORNE.- COMPRENDRE CARL ROGERS. Toulouse, Privat, 1994, p.83

Fonte: AFCACP

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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