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L'ITALIA DEI DEPRESSI
Studiare fa bene, anche per combattere la depressione. Infatti,
l’Associazione Italiana di Psicogeriatria ha condotto un’indagine su
1.250 pazienti in 120 Centri specialistici, rilevando che la sindrome
depressiva esplode in media a 59 anni, colpisce soprattutto chi ha
studiato fino alla licenza media superiore, poco i laureati,
professionisti (3,3%) e artigiani (2,4%). Prima di chiedere aiuto ad
uno specialista si attendono, in media, nove mesi. Le donne più degli
uomini soffrono di sindrome depressiva e le più depresse vivono nelle
Marche (90%), le meno depresse in Toscana. In cima alla classifica
delle depresse croniche le casalinghe (39,4%) e soprattutto (64,7%) le
casalinghe umbre. I pensionati seguono col 14,5% e in maggior numero
(53,3%) nel Friuli Venezia Giulia. Il Piemonte è in testa per
impiegati (25,6%) e professionisti (11,6%) depressi, la Toscana per
gli operai (27,3%), le Marche per artigiani (10%), la Calabria per gli
insegnanti (29,4%). In Sicilia vive il maggior numero di depressi
senza alcun titolo di studio.
La ricerca non fa riferimento alle età della vita, ma non può non
colpire il fatto che l’Umbria e le Marche sono le regioni italiane che
presentano un più elevato tasso di longevità, soprattutto femminile (n.d.r.)
IL PIACERE DI LEGGERE
L'amore per la lettura nasce nel bambino se gli viene presentata sin
da piccolissimo come un'attività piacevole, capace di stimolare e
soddisfare la sua fantasia. Così come il gioco, la lettura di storie
fantastiche riesce a comunicare con il mondo inconscio del bambino,
affrontando e risolvendo i suoi problemi e le sue paure. Se vogliamo
far nascere nei nostri figli il piacere della lettura, occorre
cominciare a leggergli, sin da piccolissimi, delle favole o delle
storie che possano soddisfare e stimolare le sue fantasie.
Naturalmente i genitori non si dovrebbero limitare a leggere le storie
in modo meccanico ed innaturale : essi si dovrebbero coinvolgere
emotivamente, partecipare alla storia che stanno raccontando, in modo
di conferire alla lettura una forza di attrazione particolare, capace
di rinsaldare ulteriormente il legame che lo unisce ai genitori. Se il
bambino non ha provato il piacere di particolari momenti di intimità
casalinga, in cui il papà o la mamma gli leggevano delle storie
fantastiche, difficilmente poi proverà interesse per la lettura,
perché la sentirà come un dovere, non come un piacere. Inoltre è
necessario che anche i genitori diano il buon esempio : se in casa ci
sono molti libri ed i genitori li leggono con interesse, il bambino
tenderà naturalmente ad imitarli, senza forzature, perché desidererà
comprendere, partecipare, ad una azione che desta così grande
interesse nei genitori.
SPORT ESTREMI
Gli sport estremi sono diventati di moda negli anni ottanta; essi sono
principalmente il Rafting (si affrontano le rapide dei fiumi e dei
torrenti a bordo di un gommone), il parapendio (ci si lancia nel vuoto
da un un pendio con un’imbracatura ed una vela in spalla), il
paracadutismo (ci si lancia nel vuoto con un paracadute), il free
climbing (si scala una parete rocciosa in alta montagna), il jumping
(ci si lancia nel vuoto appesi ad una corda) ecc.
Ciò che spinge una persona a voler provare questo tipo di sport è il
bisogno di sfidarsi, per capire quali sono i propri limiti, sia fisici
che psicologici e cercare di superarli in un costante allenamento,
rappresentato dalla pratica dello sport estremo.
Molto spesso questi soggetti appaiono molto sicuri di sé, autonomi,
forti, competenti, ma in realtà sono persone con un Io estremamente
fragile, che hanno paura di vivere e di misurarsi con l’idea della
morte ‘reale’. Lo sport estremo serve dunque per dimostrare a sé
stessi e agli altri che non si è fragili, dal momento che si è capaci
di fare la cosa più difficile al mondo, per qualsiasi uomo, anche
coraggiosissimo: sfidare la morte.
Spesso, nella psicologia di chi si dedica a questo genere di attività
troviamo delle persone spaventate della vita, che hanno paura di fare
anche cose banali per altre persone, come entrare in un supermercato
per fare la spesa, sostenere esami universitari, andare a cena con un
gruppo di amici. La reazione è allora quella di voler fare una cosa
eclatante, per dimostrare a sé stessi e agli altri il proprio valore,
il coraggio, la forza d’animo, la capacità di gestire le emozioni
anche di fronte alla terribile paura della morte.
Molte di queste persone trovano la forza di compiere queste gesta nel
fatto che, per loro, fare un salto nel vuoto o andare ad una festa
determina lo stesso spavento, solo che la prima esperienza li fa
sentire – e considerare dagli altri – degli eroi, la seconda può
invece causare loro solo sconfitte, perché se la performance sociale
va male se ne esce con il marchio della ‘debolezza di carattere’, se
va bene si è semplicemente ‘normali’. Eppure le due esperienze a
quella persona sono costate più o meno lo stesso ‘prezzo’ in termini
di ansia, paura, stress.
TECNICHE DI MEMORIZZAZIONE
Spesso quando ci si trova a parlare in pubblico l’ansia crea brutti
scherzi e ci si può trovare a fronteggiare imbarazzanti vuoti di
memoria. Ecco allora delle tecniche di memorizzazione che possono
aiutare anche i più ansiosi:
Le stanze: memorizzate la frase iniziale del discorso che dovete fare
in pubblico e ripetetela diverse volte con attenzione. Fatelo mentre
siete nell’atrio di casa vostra (o, semplicemente, immaginatevi di
essere lì); passate poi – realmente o virtualmente- nella stanza
attigua all’ingresso della vostra casa e lì sviluppate la seconda
parte del discorso, cambiando stanza ogni volta che cambiate
argomento. Le stanze devono essere in successione, secondo l’ordine in
cui sono realmente nella vostra casa.
Catena di pensieri: fissare la prima frase da dire ad un’immagine,
alla quale dovrete associargliene un’altra, legata alla seconda parte
del discorso e così via, in una catena di immagini, di cui ognuna è
legata, in successione, alle diverse parti del discorso. Perché sia
possibile ricordare la catena immaginata anche in uno stato di ansia è
necessario che le immagini siano legate tra loro non in modo troppo
logico, ma anzi, in modo buffo, paradossale, assurdo, in modo che sarà
più facile ricordarle.
Alfabeto visivo : se dovete ricordare una sequenza di parole, abbinate
l’iniziale di ogni lettera ad una parola che rappresenta un’immagine e
poi trascorrere del tempo ad immaginare questa strana sequenza di
fatti.
Es. ‘La personalità evitante è contraddistinta da elementi ansiosi’
L = luna P = piena E = evidente E’ = E’ C = composta D = di E =
elastico A = arancione
LO SBADIGLIO
Basta pensare allo sbadiglio, osservare persone che compiono questo
gesto e… oplà: entro al massimo cinque minuti si produce questo strano
comportamento, che consiste in una lunga inspirazione, una breve
espirazione, abbassamento della palpebra e, nelle persone più 'naif',
anche un sordo muggito. C’è anche chi prova a camuffare lo sbadiglio
producendolo a bocca chiusa, più discreto, ma comunque sempre molto
evidente. Non siamo solo noi esseri umani a sbadigliare: è un
comportamento che abbiamo in comune con tante altre specie di
vertebrati, come i pesci, i topi, le lucertole, le scimmie, ma sembra
così contagioso solo nella specie umana e solo dopo i due anni di età.
In tutto il mondo le persone sbadigliano nello stesso modo, a
prescindere dall’età, dal sesso e dalla cultura. Si comincia a
sbadigliare prestissimo, a undici settimane, già nel grembo materno,
ma non si conosce ancora un motivo certo per cui si sbadiglia. Si sa
che gli sbadigli più frequenti avvengono al risveglio, al mattino,
dove spesso sono accompagnati da stiracchiamenti, specialmente se si è
dormito bene e ci si sveglia contenti di cominciare una nuova giornata
e alla sera, prima di andare a dormire. Durante il giorno si sbadiglia
soprattutto per noia o per fame. Quanto alla fame, si potrebbe pensare
che la produzione di questo segnale possa servire ad accelerare
l’adempimento della preparazione del pasto: senza tante parole si
spiega a chi sta preparando il cibo, che si ha bisogno di mangiare.
Molto più imbarazzante è lo sbadiglio per noia, specie quando ci si
trova in presenza di una sola persona: il messaggio, molto chiaro, è
‘mi annoi, ti ritengo poco interessante’. Ma a cosa serve lo sbadiglio
? Come e perché lo si contagia? E' stato dimostrato che lo sbadiglio è
un potente mezzo di relax, capace di indurre rilassamento; si ritiene
inoltre che lo sbadiglio possa essere un segnale paralinguistico utile
per fornire informazioni a proposito dello stato di noia o di
sonnolenza in cui una persona; la sua contagiosità sembra consentire
la sincronizzazione dei ritmi di attività di differenti persone.
PACKAGING E PSICHE
Pare che l'elemento essenziale che determina la maggiore o minore
vendibilità di un prodotto che viene pubblicizzato in TV sia la sua
veste esteriore, cioè l'imballaggio o la confezione. Molte ricerche
dimostrano che il colore di una confezione sia la caratteristica che
il consumatore meglio ricorda del prodotto. L'importanza della
confezione trova conferma nell'esperienza quotidiana : chi non
saprebbe riconoscere una lattina di Coca Cola associando
immediatamente la forma ed il colore del contenitore con il prodotto ?
Da un punto di vista psicologico il rosso è un colore caldo che incita
all'azione, l'arancione è un colore stimolante e allegro, il verde e
l'azzurro sono riposanti, distensivi e danno la sensazione di umido e
fresco, il giallo è un colore allegro ma eccitante, il porpora dà
un'impressione di magnificenza e di lusso, mentre il viola è austero,
intimistico e un po' malinconico. I colori possono far si che un
prodotto sembri più piccolo o più grande, più pesante o più leggero.
Le aziende investono molto sulla ricerca del colore del prodotto,
hanno dei così detti 'ricercatori motivazionali' che lavorano
appositamente per far si che il consumatore scelga in base al
gradimento della confezione, più che del prodotto.
PSICOLOGIA DEL ROCK
Non c’è generazione che non abbia avuto un suo genere musicale come
colonna sonora. Da oltre cinquant’anni i giovani consumano e si
riconoscono nella musica rock: non è sempre la stessa, ma contiene
sempre in sé gli elementi che l’hanno fatta apprezzare ad ormai tante
generazioni. Dire musica rock infatti equivale a dire: gioventù,
forza, energia, partecipazione collettiva, sensualità e soprattutto
trasgressione e rottura. Rottura con gli schemi prefissati, con la
società organizzata, con le imposizioni, con i valori sociali e
culturali appartenenti alle generazioni precedenti. Per alcuni giovani
la musica rock diventa una devozione, un valore in cui poter credere e
riconoscersi, un elemento comune di socializzazione e di
auto-identificazione. Oltre che il genere musicale, molto conta anche
lo stile dei gruppi più seguiti, che impongono delle mode e degli
atteggiamenti, generalmente all’insegna del rischio e degli eccessi.
In epoca di globalizzazione e di movimenti, una volta cadute le
ideologie ed il mito delle droghe, il rock moderno veicola soprattutto
valori legati all’ecologia e all’ambientalismo, spesso accanto a
disvalori, rappresentati dal gusto per la violenza e gli eccessi. Il
rock dunque raccoglie e simbolizza l’identità giovanile e, da
movimento musicale, si trasforma in movimento culturale, legando le
sempre nuove sonorità agli atteggiamenti dei suoi consumatori. Una
musica così fuori dagli schemi del resto, così ‘destrutturata’, spesso
né armonica né ‘bella’, attrae l’adolescente, che vive a sua volta una
sua crisi di diversità e mira alla costruzione di uno spazio ‘altro’
di sperimentazione di esperienze possibili, in cui poter sviluppare la
sua identità. Ascoltare musica rock diventa allora un rito di
iniziazione di gruppo alla società degli adulti: cambiano i contenuti,
i suoni, le percezioni, i personaggi; rimane invece il rock, in tutto
il suo significato di rituale di passaggio, fra mondo giovanile e
società adulta.
BULLISMO
Il "bullo" è un prepotente, che non teme di mettersi in mostra con
spavalderia, a danno di altri soggetti più deboli. Non è certo una
novità, ma da poco si studia il fenomeno con una certa attenzione.
Un’indagine importante è stata ad esempio condotta presso l’università
di Firenze, coordinata da Ada Fonzi, basata su un campione di 5.000
soggetti di scuola elementare e media. Si è studiata la loro
consuetudine con le prepotenze, subite o messe in atto negli ultimi
due mesi di scuola. Alle scuole elementari, la percentuale di bambini
che ha dichiarato d’avere subito prepotenze da parte di propri
compagni "alcune volte o più" negli ultimi due mesi di scuola è stata
del 41,6%, mentre alle scuole medie è stata del 26,4%. Le percentuali
di bambini che hanno dichiarato d’avere fatto prepotenze agli altri
"alcune volte o più" negli ultimi mesi di scuola sono invece del 28%
alle elementari e del 20% alle scuole medie. (Dunque, c'è una certa
difficoltà a riconoscere il gesto prepotente, o a confessarlo). Il 51%
dei bambini delle elementari sono stati vittime di offese verbali,
ridotte al 45% nelle scuole medie. Questa è la forma di prepotenza più
diffusa, ma per fortuna anche la meno grave. Violenze fisiche sono
state subite dal 42% degli intervistati nella scuola elementare e dal
20,7% dei ragazzi della scuola media. Tra le prepotenze subite vanno
considerati anche i furti, a scuola, che in alcune città del
napoletano arrivano anche al 30% del campione. Dove avvengono queste
prepotenze? Non in cortile, fuori della scuola, durante l’ora di
ricreazione o nell’orario della mensa: queste prepotenze avvengono
perlopiù in classe, sotto gli occhi distratti degli insegnanti! (così
riferiscono il 57,2% dei bambini delle elementari e il 51,9% delle
medie).
NEONATI
Gavine Bremner, dell'università di Lancaster, ha compiuto un
esperimento sottoponendo dei neonati con meno di sei mesi di vita a
prove di abilità visiva, allo scopo di determinare se è vero, come
sostiene la scienza etologica, che i piccoli dell'uomo abbiano, come
le altre specie animali, dei moduli innati di conoscenze. Bremner ha
eseguito una serie di test in cui i bambini dovevano osservare degli
oggetti in movimento, che finivano poi, secondo una determinata
traiettoria, dietro uno schermo in grado di nasconderli alla vista del
piccolo.
Bremner riferisce che la percezione della identità degli oggetti,
nella loro unicità e permanenza, non è innata, ma cresce con l'età.
Gli esperimenti sembra abbiano infatti dimostrato che i neonati non
siano in grado di rendersi conto che un oggetto continua ad esistere,
anche se è momentaneamente coperto da uno schermo, già nei primi
giorni di vita. A due mesi infatti non ci riescono affatto, mentre a
sei mesi le esperienze acquisite consentono loro di percepire gli
oggetti nella modalità adulta. Insomma, in questa lunga diatriba fra
innatisti ed evoluzionisti, questa ennesima ricerca del giugno 2003,
sembra segnare un punto a favore di questi ultimi, di cui il maggiore
esponente è stato Jean Piaget.
STEREOTIPI NEI LIBRI PER RAGAZZI
I bambini sviluppano la conoscenza dell’identità di genere
(appartenenza ad un determinato sesso) già nel periodo della scuola
materna. Nello stesso periodo tuttavia cominciano anche ad assorbire
gli stereotipi proposti dall’ambiente. In questa trasmissione di
valori sociali, grande importanza hanno i libri di letteratura per
l'infanzia, attraverso i quali i bambini si fanno una prima idea di sé
stessi e del mondo. Oltre alla storia in sé, al linguaggio utilizzato,
all'enfasi data nei titoli, ai protagonisti, altrettanto importanti
sono le immagini che accompagnano tali racconti. Prima degli anni 70,
prima cioè del movimento femminista, aprire un testo di storie per
bambini significava assistere ad una costante svalutazione dei
personaggi femminili rispetto ai maschili, sia per la scarsità di
ruoli di protagonista femminile nelle storie, per le immagini sbiadite
che le ritraevano, rappresentative di attività e ruoli poco
interessanti o marginali. A partire dagli anni 70 si è cercato di
correggere, in questi libri dedicati ai più giovani, la
discriminazione fra maschi e femmine per evitare la formazione di
questi stereotipi riguardo ai generi sessuali, sin dalla più tenere
età. In effetti, studi recenti condotti su campioni di libri per la
gioventù scelti in modo casuale, hanno dimostrato come ai ruoli svolti
dai maschi e dalle femmine venisse allora attribuita uguale importanza
e come le bambine fossero presenti nelle illustrazioni, tanto quanto i
bambini. La sorpresa fu accorgersi che, se protagonisti erano un
maschio ed una femmina, ritornavano prepotentemente alla ribalta i
vecchi stereotipi : la femmina risultava molto meno valorizzata del
co-protagonista della storia. .Per descrivere il maschio si usavano
parole quali: grande, forte, orribile, terribile, furioso, orgoglioso;
per la femmina: bella, impaurita, dolce, obbediente, debole... Dal
1971 ad oggi insomma, sembra ci sia stato un certo impegno
nell’eliminare gli stereotipi di genere nei libri per l’infanzia, ma
queste differenze continuano ad esistere. Per avere un'evidenza facile
e immediata di quanto si è detto del resto, non serve condurre una
ricerca scientifica: basta dare un'occhiata ai libri di lettura dei
bambini della scuola elementare.
CUORE E CARATTERE
Le personalità insicure e socialmente inibite, depresse, ansiose ed
incapaci di prendersi cura della propria salute hanno molte
probabilità di ammalarsi di cuore, di avere un infarto. Per fortuna, a
differenza che nel passato, oggi un infarto non viene più considerato
necessariamente come la fine della vita: vi sono tantissime persone
che l’hanno avuto e l’hanno superato, spesso più volte. Certamente un
infarto non va preso con superficialità: esso deve segnare una linea
di confine fra il proprio passato ed il futuro, segnando l’inizio di
un nuovo modello di vita. Ecco perché l’intervento psicologico in una
persona malata di cuore dovrebbe essere preso in considerazione, come
avviene per tutti gli altri fattori organici: se un cardiopatico
soffre di depressione infatti, la prevenzione non dovrebbe fermarsi
alla sola somministrazione di farmaci per il cuore, ma anche ad una
psicoterapia, in grado di migliorare il tono dell'umore e riportare il
paziente a trovare nuovi stimoli esistenziali.. Altrettanto importanti
sono le relazioni del paziente con i suoi familiari, con i conoscenti,
con le strutture assistenziali ed i medici. Le personalità meno dotate
di abilità sociali dovrebbero quindi essere aiutate da veri e propri
psicologi 'facilitatori' a ristabilire con gli altri dei rapporti più
aperti e cordiali. Fattori di rischio particolarmente gravi sono
infatti l’isolamento sociale ed un livello socioeconomico troppo
basso. Non a caso, le persone che vivono sole hanno una possibilità e
mezzo in più di avere un infarto rispetto a quelle che vivono insieme
ad altri soggetti; sembra infatti che metà delle persone
particolarmente isolate, non sposate e senza amici, muoia entro sei
mesi dalla ospedalizzazione.
DISTURBI ALIMENTARI
L’alimentazione di una persona si considera ‘disturbata’ quando il
bisogno di cibo non segue le richieste provenienti dall’organismo, ma
viene gestita dalla persona in modo da soddisfare altro genere di
bisogni, soprattutto psicologici. In alcuni casi si tratta di
problematiche transitorie, legate alle difficoltà della vita, in altri
casi ci si può trovare di fronte a gravi malattie, come l’anoressia e
la bulimia. Negli ultimi tempi queste malattie sono molto frequenti
fra i giovani, tanto che si potrebbe quasi ipotizzare che la loro
frequenza sia, sotto molteplici aspetti, una moda, soprattutto per
quanto riguarda l’anoressia. A questa ‘moda’ giovanile non è affatto
estraneo proprio il settore della moda, che presenta e propone corpi e
stili assolutamente fuori ogni standard di normalità. Eppure, specie
fra i giovani, c’è la convinzione che la propria immagine sia non solo
importante, ma addirittura determinante, per decretare il successo
nella vita. E’ così che molti giovani, in particolare ragazze,
assimilano il concetto di magrezza come se fosse un ‘valore’, per cui
lottare e sacrificarsi. Fallire in questo progetto di magrezza può
essere vissuto come un fallimento personale e sociale.
Il fitness infatti vuole, pretende, che la persona ‘sana e bella’
abbia un corpo magro, sodo, senza difetti o imperfezioni. E chi non è
così? Chi non è così è depresso, sempre in lotta con la sua immagine
corporea, sempre teso verso un ideale di magrezza spesso
irraggiungibile. Non a caso la depressione fra i giovani è in continua
crescita. In realtà si dovrebbe parlare di sovrappeso quando si supera
di almeno il 20% il peso normale. Ciò equivale a dire che se il peso
normale è 70, per cominciare a sentirsi ‘grassi’ bisognerebbe pesare
almeno 84 kg. Questo non significa ovviamente che il grasso sia bello,
o che le persone largamente in sovrappeso siano le più felici, come
vorrebbe un luogo comune. Da un punto di vista salutistico gli obesi
corrono infatti gravi rischi: il loro cuore, le arterie, il fegato, le
articolazioni, il sistema endocrino e respiratorio non funzionano bene
ed il rischio di contrarre malattie aumenta del 70% rispetto ai ‘normotipi’.
Anche senza arrivare al comportamento bulimico, sono moltissime le
persone che sedano le loro ansie attraverso l’assunzione di cibo. Il
cibo infatti ‘riempe’, colma un vuoto ed infonde sensazioni di
sicurezza e soddisfazione, che spesso è difficile trovare intorno a
sé.
LA SINDROME DEL BURN OUT
Il burn out è una forma particolare di stress lavorativo, quel tipo di
stress che fa sentire chi ne è colpito senza via d'uscita o,
traducendo letteralmente, ‘cotto’, ‘bruciato’.
Questa sindrome è stata introdotta da Freudenberger nel 1974 e
consiste in una
particolare forma di reazione allo stress lavorativo, tipica delle
professioni di aiuto (medici, infermieri, insegnanti, poliziotti,
avvocati). Questi soggetti infatti, per lavoro, usano non solo le
proprie competenze tecniche, ma si mettono direttamente in gioco,
usando tutte le loro abilità sociali e le loro energie psichiche per
soddisfare i bisogni degli utenti, i quali spesso non esprimono né
gratitudine né apprezzamenti. Il risultato è uno stato profondo di
depressione, insoddisfazione lavorativa, tensione, ansietà.
Chi sceglie una professione di aiuto infatti, è in genere altamente
motivato ad aiutare gli altri : il burn out risulta allora come una
sorta di ‘adattamento’, alle difficili condizioni di lavoro, una
reazione, seppure negativa. Gli effetti pratici di questa sindrome
sono il ritiro e il disinvestimento affettivo, la perdita
dell'entusiasmo iniziale, la disistima verso sé stessi, il cinismo
verso gli utenti, la collaborazione coi colleghi che diventa
competizione.
Questi problemi, che nascono sul lavoro si ripercuotono poi anche
nella vita privata, familiare del soggetto ‘bruciato’: per i
lavoratori burn out vita lavorativa e familiare si confondono.
I sintomi del burn out sono :
Disillusione e distacco
Reazioni negative ed aggressive nei confronti di colleghi, clienti o
pazienti
Inefficienza professionale legata alla disistima di sè
stanchezza fisica
frequenti mal di testa
disturbi gastrointestinali
insonnia
respiro corto
vulnerabilità alle malattie influenzali e psicosomatiche
mal di schiena
cambiamento nelle abitudini alimentari e nel peso
sonno risulti disturbato da pensieri tormentosi ed incubi il cui
contenuto è collegabile al lavoro
sospetto e paranoia
perdita degli ideali
rigidità di pensiero
isolamento e ritiro
senso di colpa
cinismo
alterazione del tono dell'umore
AMBIENTE DI LAVORO
Il lavoro rappresenta uno spazio di vita molto importante per ogni
essere umano, per una serie di ragioni. In primo luogo l’autostima e
la propria immagine sociale: siamo infatti ciò che facciamo e nel
lavoro troviamo una parte rilevante della nostra identità. Nel lavoro
trascorriamo almeno un terzo della giornata, la metà del tempo di
veglia quotidiano, e spesso di più. Il lavoro ci consente il guadagno
e dunque la capacità di spendere, per sopravvivere e per togliersi
delle soddisfazioni. In generale si può dire che ogni persona, per
interessarsi al proprio lavoro, lo deve sentire in armonia con le sue
capacità e le sue aspettative: se infatti il livello di prestazioni
richieste fosse troppo elevato, il lavoratore si sentirebbe incapace
di lavorare bene e avvertirebbe un senso di inadeguatezza e di
frustrazione, che lo porterebbero al disimpegno e all’assenteismo,
così come nella situazione inversa, quando le caratteristiche del
lavoro fossero sensibilmente inferiori alle sue capacità. Nel mondo
del lavoro, spesso ci si trova a lavorare insieme ad altre persone e,
come in ogni altra forma di interazione sociale, anche qui si formano
dei gruppi e dei sotto-gruppi: essi possono essere ‘formali’ (creati
cioè per svolgere insieme determinati lavori e raggiungere degli
obiettivi), oppure ‘informali’ (creatisi in modo autonomo, basati
sulla condivisione di punti comuni, quali l’età, il tipo di lavoro
svolto, la condivisione di interessi).
Ogni individuo tuttavia tende ad attribuire un'importanza diversa a
ciò che fa, in base alla sua personalità, alle sue motivazioni, alle
sue aspettative, ai suoi bisogni.
La motivazione personale viene rafforzata anche dalla chiara
espressione del proprio ruolo e livello di responsabilità all’interno
dell’organizzazione, dalla natura del rapporto instaurato con i
colleghi, i superiori, i clienti, dagli obiettivi: se essi sono chiari
e raggiungibili, produrranno impegno ed interesse per il loro
raggiungimento, se sono confusi e non raggiungibili, produrranno
stanchezza, apatia e disinteresse.
DEPRESSIONE
MILANO - Il 60% dei depressi non ottiene una diagnosi corretta, e del
40% di quelli riconosciuti solo il 18% è adeguatamente trattato. E
ciò, nonostante il fatto che oggi l'80% dei depressi puo' essere
curato con buoni risultati. Lo ha denunciato la Fondazione Idea
(Istituto per la ricerca e la prevenzione della depressione e
dell'ansia) alla presentazione del Centro ambulatoriale per il
trattamento dei disturbi depressivi con sede presso l'ospedale
Fatebenefratelli di Milano, il secondo del genere del capoluogo
lombardo dopo quello attivato nell'aprile 2000 presso il Sacco.
Ottobre 01
I BUDDHISTI SONO PIU' FELICI
Alcuni neuroscienziati, usando le tecniche ultramoderne dello scanning
hanno scoperto che nei Buddisti certe aree del cervello sono
costantemente illuminate, il che indica la presenza di emozioni
positive e stabilità dell’umore. Questo accade anche quando questi
soggetti non sono in meditazione. Le ricerche effettuate, da parte
degli scienziati della Università del Wisconsin hanno mostrato una
particolare attività nei lobi prefrontali sinistri dei Buddisti
praticanti. Quest’area è legata ad emozioni positive e capacità di
autocontrollo. Anche il ricercatore Paul Ekman, della University of
California San Francisco Medical Center ha riscontrato che i Buddisti
più esperti hanno meno probabilità di subire uno shock, una forte
sorpresa o un attacco d'ira, come accade alle altre persone 'normali'.
Se questi risultati saranno confermati essi saranno molto importanti,
perché dovremo tutti riconoscere che, evidentemente, c’è qualcosa
nella pratica buddista che effettivamente produce la felicità... (Mag
03)
ANSIA E MAL DI STOMACO
Ansia, instabilità emotiva, tensioni sul luogo di lavoro, litigi
frequenti con il partner fanno venire il mal di stomaco : sarà forse
per questo che soffre di questo disturbo un italiano su tre? E' quanto
emerge dal IX Congresso Nazionale delle Malattie Digestive. Il
paziente-tipo è separato, stressato, fa uso di farmaci per altri
motivi ed ha fra i 40 ed i 50 anni. Sembra inoltre documentato un
collegamento diretto fra cervello e apparato digerente, costituito da
fibre nervose e neurotrasmettitori: ecco perché per non soffrire di
mal di stomaco non basta non avere problemi personali, ma occorre
anche non provare ansia per situazioni esterne alla persona, che
tuttavia la coinvolgono nei pensieri e nelle emozioni. (Feb 03)
BAMBINI VIOLENTI E ANIMALI
Vi sono dei bambini che sviluppano nei confronti degli animali dei
forti legami di affetto e di empatia, che molto somigliano a quelli
stabiliti nei confronti dei loro coetanei, compagni di gioco. Tuttavia
ve ne sono altri che invece sono molto violenti verso gli animali sono
quelli che fanno le iniezioni ai gatti, oppure li strangolano,
strappano la coda alle lucertole, acchiappano farfalle per dissezionarle. Il comportamento violento dei bambini verso gli animali
interessa lo psicologo in quanto predittore di futuri comportamenti
anti-sociali nell'età adulta. C'è infatti una correlazione importante
fra crudeltà verso gli animali e crudeltà verso le persone. La scuola
potrebbe intervenire in questi casi affidando questi bambini
'psicopatici' a progetti che promuovono la conoscenza ed il rispetto
della natura e degli animali in particolare.
IL SENSO DELL'UMORISMO
Non tutti abbiamo la stessa reazione all'umorismo: ci sono persone
che, compiaciute di sé stesse, raccontano continuamente battute,
freddure, barzellette e poi ridono e si divertono ed altre che
rimangono fredde e un po' seccate del clima di ilarità che insorge
dopo il racconto di una storiella comica. In effetti, persone diverse
sembrano sposare stili di umorismo diversi.
I più dotati intellettivamente preferiscono un umorismo raffinato,
complesso, di non facile comprensione e consumo. Alcune ricerche hanno
mostrato come alti livelli di senso dell'umorismo siano correlati a
livelli altrettanto alti di autostima, bassa percezione dello stress e
atteggiamento ottimistico verso la vita. Oltre che per migliorare
l'autostima, l'umorismo ci aiuta a superare le difficoltà, ci
fortifica contro le critiche degli altri, ma è anche uno splendido
biglietto da visita per offrire informazioni su noi stessi e rivelarci
agli altri nel nostro aspetto migliore.
FIUTARE LE EMOZIONI
Chen e Haviland chiesero ad un gruppo di soggetti di ambo i sessi di
tenere sotto le ascelle speciali tamponi di cotone mentre assistevano
a dei filmati, allegri o paurosi. Questi tamponi furono poi fatti
annusare ad un altro gruppo di soggetti che doveva riconoscere i
tamponi con il sudore prodotto per la paura da quello prodotto dalle
risate. La maggior parte dei soggetti non sapeva rispondere, ma se
tirava ad indovinare centrava la risposta. Le donne ebbero performance
assai migliori degli uomini, in particolare nel riconoscere il sudore
prodotto da uomini impauriti.
Fonte : Psicologia Contemporanea n. 167/01
LA SPECIALIZZAZIONE EMISFERICA
La sperimentazione neurofisiologica ha dimostrato che il nostro
cervello è diviso in due metà (emisferi) collegati con la parte
opposta del corpo: ciò che fanno il braccio e la gamba sinistra e ciò
che percepiscono l'occhio e l'orecchio sinistro dipendono
dall'emisfero destro e viceversa avviene per la parte destra del
corpo.
Nella maggior parte delle persone l'emisfero destro si occupa di
stimoli non verbali, orientamento nello spazio, creatività artistica,
lavori manuali, quello sinistro invece si occupa del pensiero logico e
analitico, delle funzioni verbali e matematiche, della lettura, la
scrittura etc.
Ogni metà sembra inoltre specializzata per memorizzare dati diversi.
Così gli aspetti verbali vengono particolarmente elaborati
dall'emisfero sinistro, mentre quelli immaginativi sono di competenza
dell'emisfero destro. Le ricerche condotte su persone che avevano
avuto dei danni cerebrali, riportando alcune lesioni hanno ad esempio
dimostrato che le persone con una lesione al solo emisfero sinistro
ricordavano meglio delle immagini, ad esempio il viso delle persone,
che non una lista di parole. Quando invece si interrompe la
comunicazione fra i due emisferi, sembra che la persona si comporti
come due persone separate : la mano sinistra non sa effettivamente
cosa stia facendo la mano destra. Sono sorte da queste osservazioni
molte teorie che suggeriscono come nell'uomo convivano due
personalità, uno scienziato e un artista, e che in ognuno predomini
l'una o l'altra parte del cervello e dunque l'una o l'altra
personalità. Queste sono per il momento solo ipotesi, perché al
momento non vi sono prove certe per convalidare o smentire tali
affermazioni.
Tutti gli studi condotti su questo argomento hanno per il momento
sollevato più domande che risposte.
L’IMMAGINAZIONE E LA FANTASIA
L'immaginazione, la fantasia sono un processo di riorganizzazione
dell'esperienza passata in nuove combinazioni. In questo atteggiamento
si manifestano le tendenze creative dell'uomo, in quanto si svolge in
modo assolutamente libero, a differenza di altre attività umane che
hanno sempre una finalità, uno scopo, una direzione. Per ora sappiamo
solo che queste attività non analitiche hanno sede nell'emisfero
destro del cervello, maggiormente specializzato nella creatività e
nell'intuizione di un tutto partendo da un dettaglio significativo.
Non si può però parlare di creatività assoluta, perché il materiale
immaginativo proviene sempre dalla esperienza individuale :
l'immaginazione in gran parte modifica l'ordine degli elementi di
questo materiale, li dissocia dell'insieme nel quale si erano
originariamente presentati e li associa o li fonde in maniera del
tutto nuova.
LA COPPIA E L’AT
Secondo Berne, il creatore dell'analisi transazionale, la storia di
ogni coppia può essere siglata con delle lettere. Un matrimonio A
adesempio è quello che inizia con una certa distanza fra i partners
(matrimonio di interesse) e poi si è evoluto in un avvicinarsi sempre
maggiore dei coniugi attraverso un vincolo comune (figlio) - trattino
trasversale sulla A. Nel matrimonio H la situazione iniziale è come
quella del matrimonio A ma il vincolo comune non riesce ad avvicinare
i coniugi e le loro vite restano parallele. Quando i coniugi si
rincorrono l'un l'altro senza mai raggiungersi il loro matrimonio è
una O. Nel matrimonio S i coniugi vagano in cerca di un buon
adattamento e raramente riescono alla fine ad avere una situazione
migliore che in partenza. Quando il matrimonio inizia bene ma poi va
sempre peggiorando la sigla è la V. Nel matrimonio Y l'inizio buono
dura più tempo che nella V ma la storia finale è la stessa. (l'amore è
eterno finché dura) Nel matrimonio X il primo periodo matrimoniale
corrisponde al matrimonio A, ma poi, dopo un periodo di riunione,
ciascuno dei coniugi prende la sua strada. Nel matrimonio I tutto
procede bene dall'inizio alla fine.
LA SINDROME DA CONFRONTO
Negli ultimi venti anni i mass media hanno enfatizzato un modello di
bellezza, salute ed efficienza, modelli molto lontani dalla gente
comune che creano spesso un senso di inadeguatezza. Spesso l'acquisto
dei prodotti di moda o di quelli suggeriti dalla pubblicità serve
proprio per combattere questo senso di inadeguatezza. Data la
situazione oggi possiamo parlare di una nuova patologia, la sindrome
da confronto, per il bisogno di verificarsi e paragonarsi, nella
fantasia e nella realtà, con i modelli degli spot. Molte ansie sono
dunque provocate da modelli di efficienza imposti dall'esterno, di
fronte ai quali l'individuo, vittima di una overdose di
sollecitazioni, si sente insufficiente. E' bene quindi cercare di
resistere a questi falsi miti e dall'ottusa invasione dei modelli
proposti dai mezzi di comunicazione, considerando che l'essere conta
più dell'avere e la qualità più della quantità.
●
SIAMO LE NOSTRE SINAPSI?
I neurobiologi sono sempre più convinti che il nostro Io vada
ricercato nelle nostre sinapsi. In pratica il nostro patrimonio
genetico verrebbe modificato da una serie di fattori che stimolano o
ostacolano la formazione di nuove cellule nervose. E.A. Maguire e
colleghi hanno pubblicato uno studio su diversi tassisti londinesi:
quello che i ricercatori volevano appurare era se queste persone, che
per lavoro sono costrette a farsi delle mappe mentali della città in
cui lavorano, sviluppando dunque fortemente la memoria spaziale,
avessero delle similitudini a livello di struttura cerebrale.
Sottoponendoli a risonanza magnetica si è potuto constatare che i
tassisti più anziani avevano un ippocampo posteriore destro più
sviluppato dei colleghi più giovani. La conclusione è dunque quella
che l'uso di particolari abilità cognitive sviluppi le funzioni e le
dimensioni dell'area cerebrale interessata formando nuovi circuiti
sinaptici e ristrutturando gli esistenti. (Dic. 02)
●
IL SOLE FA BENE ALL'AMORE
I Ricercatori dell’Università di California hanno scoperto che il
livello di un ormone prodotto dalla ghiandola pituitaria, che aumenta
il livello di testosterone, si alza a sua volta dopo l’esposizione
alla luce del sole del mattino, all’alba.
Questo significherebbe che la luce del sole potrebbe assolvere da sola
le stesse funzioni che le persone si aspettano quando assumono
androgeni e testosterone. Anche l’ovulazione femminile, sempre
controllata dall’ormone luteinico LH, potrebbe essere favorita dalla
esposizione alla luce del sole.
Lo studio ha osservato la produzione di ormone LH, in seguito
all’esposizione alla luce solare (1000 lux) dalle 5 alle 6 del mattino
per cinque giorni, in 11 uomini in buona salute fra i 19 ed i 30 anni
d’età.
Allo stesso gruppo di persone è stato misurato il livello dell’ormone
LH dopo l’esposizione ad una luce placebo (meno di 10 lux) nello
stesso orario mattutino, per lo stesso numero di giorni.
I Ricercatori hanno trovato che i livelli di LH erano aumentati del
69,5 per cento dopo l’esposizione alla luce del mattino, senza alcun
riscontro similare nel gruppo di controllo. In precedenti studi era
già emerso che l’esposizione alla luce solare è di grande aiuto
nell’alleviare i sintomi della depressione; ora la possibilità che
essa favorisca anche il livello di testosterone e l’ovulazione fa
pensare che questa pratica, del tutto innocua e piacevole, possa
essere d’ausilio anche nelle disfunzioni sessuali dovute al calo del
desiderio e della libido.
Fonte: Neuroscience letters 2003
●
STRESS E TOSSICODIPENDENZA
Secondo una ricerca nordamericana, condotta da un neurofisiologo
italiano, Antonello Bonci, docente dell'University of California di
San Francisco, lo stress usa una specie di corsia preferenziale, per
arrivare a stimolare una specifica area del cervello, la cui attività
è legata ai comportamenti di dipendenza. La scoperta non consiste
nell’area del cervello in sè, che era già conosciuta agli scienziati,
ma nell’aver capito quali sono i meccanismi che l’attivano. In pratica
una proteina si lega al Crf (l’ormone corticotropine releasing factor,
largamente presente in tutto il sistema nervoso centrale, ma con
livelli alterati solo in chi soffre di forme depressive e mali come
schizofrenia o morbo di Alzheimer), formando un complesso che stimola
alcuni recettori delle cellule dell'area ventrale-tegmentale (Vat),
che si trova al centro e alla base del cervello e che è legata ai
comportamenti di dipendenza. La ricerca continuerà concentrandosi sul
ruolo dei recettori, che svolgono la funzione di modulatori dell'
attività nervosa centrale e che sono responsabili della formazione dei
fenomeni di ‘memoria cellulare’. Questa memoria infatti, spinge
continuamente la persona verso lo stordimento. Per questo motivo, chi
ha reagito anche una sola volta allo stress cercando sollievo in
qualche sostanza, torna a farlo, in una coazione a ripetere indotta
dalle cellule Vat, che conservano la memoria dell’interazione avuta
con la sostanza, anche una volta superato lo stato di stress.
Agosto 2003
●
PESCE E GRAVIDANZA
Al meeting annuale dell’Associazione degli psichiatri americani è
stato presentato un singolare studio (Dr. Joseph R. Hibbeln - National
Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism in Bethesda, Maryland)
sull'efficacia di una dieta basata sul pesce, specialmente nel terzo
trimestre di gravidanza, per evitare la depressione della donna
incinta. Lo studio è stato effettuato su un campione di 12.000 donne
britanniche. Questa 'cura' a base di pesce sarebbe efficace da subito
e si protrarrebbe fino all'ottavo mese di vita del bambino. Sappiamo
tutti che la depressione in gravidanza può interferire con gli aspetti
funzionali propri della gestazione, così come è risaputo che la
depressione post partum può essere nociva nell'interazione
mamma-bambino, causando a quest'ultimo un forte ritardo
nell'acquisizione del linguaggio e nello sviluppo motorio: da qui
l'importanza di prevenire la depressione con una dieta a base di
pesce. Va detto tuttavia che mangiare pesce non sempre è consigliabile
in gravidanza, specialmente a causa dell'elevata presenza, in questo
alimento, di mercurio, che può danneggiare lo sviluppo nervoso del
feto. I pesci considerati 'buoni' per curare la depressione in
gravidanza sono il tonno, le aringhe, il salmone e le sardine. Questi
contengono infatti 3 acidi grassi-omega che sembrano innalzare il
livello di serotonina nel cervello. Circa il 10% delle donne incinte
sviluppa in gravidanza una depressione abbastanza grave e le cifre
saltano al 13-15 % per le primipare.
Maggio 2003
●
UOMINI, UCCELLI E CONSUMI
Gli uccelli hanno abitudini molto simili a quelle degli umani, in
particolare quando si parla di spesa alimentare. Una ricerca durata
due anni della Proceedings of the Royal Society, pubblicata di
recente, ha mostrato come sia possibile cambiare le abitudini
alimentari degli uccelli cambiando loro le opzioni di cibo
disponibile. Un po’ come fanno i supermercati quando vogliono
manipolare i gusti e le abitudini di noi consumatori. Il team di
ricerca, comprendente esperti dell’Università di Newcastle upon Tyne
ed Edimburgo nel regno Unito, oltre agli esperti dell’Università di
Lethbridge, in Canada, ha ripetuto sugli uccelli un esperimento
inizialmente sperimentato sugli umani, che aveva mostrato come circa
un terzo dei consumatori potevano scegliere cibo diverso dall’usuale
se i supermercati cambiavano i prodotti offerti sul banco.
L’esperimento consisteva nel chiedere a dei consumatori di scegliere
fra due marche concorrenti e poi osservare come l’introduzione di un
prodotto di una terza marca alterava la scelta. Il Dr Bateson e
colleghi hanno studiato alcuni uccelli sulle montagne rocciose
canadesi per circa due mesi. Gli uccelli osservati, per motivi di
metabolismo, devono mangiare molto spesso, per cui normalmente si
nutrono del nettare dei fiori delle vallate e tornano spesso nei
luoghi dove sanno che possono trovare tale cibo. I ricercatori hanno
creato un finto ‘fiore’ contenente piccoli fori pieni di ‘nettare’,
una soluzione con varie quantità di saccarosio. Attorno al finto fiore
sono stati predisposti dei petali di carta colorata. Questo ha
alterato le scelte degli uccelli, che si sono subito rivolti verso il
nuovo fiore, senza più considerare la quantità e la concentrazione di
nettare, come si pensava facessero, secondo una legge della natura.
Ciò ha portato gli scienziati a ritenere che anche gli uccelli, come
gli umani, sono molto irrazionali e che non sempre si dirigono verso
il fiore capace di dare loro la massima quantità di energia: anche
loro sono influenzati dalla quantità di opzioni disponibili.
Natural Environment Research Council and The Royal Society – Maggio
2003.
●
DEPRESSIONE POST PARTUM
La depressione post partum non è certo una nevrosi dei tempi moderni,
dal momento che il primo a descrivere questa patologia fu Ippocrate.
Si tratta di una forma di depressione che può colpire le madri nel
periodo successivo al parto. La forma lieve di questo genere di
depressione colpisce il 70-80% delle donne dopo il parto, si manifesta
quasi subito e può durare per qualche settimana, con sintomi lievi e
tendenza al pianto. La causa di questo basso tono dell’umore nella
neo-mamma è data dalle modificazioni ormonali e dal particolare stato
emotivo vissuto in questo periodo. La forma grave (psicosi post partum)
si sviluppa invece circa due settimane dopo il parto, può continuare
per diversi mesi o perfino per anni e si calcola che colpisca circa
l'1-3% delle donne dell'Europa occidentale. Sono molti i fattori
concorrenti, responsabili della depressione postparto e non tutti sono
di natura organica : la caduta dei livelli ematici di progesterone, la
predisposizione genetica, le difficoltà finanziarie, eventuali
complicazioni insorte durante il parto, il temperamento o l'aspetto
del bambino, il rapporto della donna con i propri genitori, il
cambiamento di vita dopo la nascita del figlio, la perdita di una
figura snella e attraente, la sensazione di non essere più una persona
libera, la perdita della propria identità e la necessità di costruirne
una nuova di mamma. In genere i sintomi della depressione post partum
si manifestano dopo il ritorno a casa della madre, con depressione,
cefalea, palpitazioni, ansia eccessiva riguardo al neonato, tristezza,
difficoltà a far fronte agli impegni quotidiani, disturbi del sonno,
senso di colpa per non amare a sufficienza il bambino, fino ad
arrivare, nei casi più gravi, a tentazioni suicide, rigetto del
bambino e disturbi della libido. Le neomamme più esposte al rischio di
depressione post partum sono quelle prive di un supporto familiare,
quelle che hanno subito eventi particolarmente stressanti durante la
gravidanza e il parto, quelle che hanno già sofferto di disturbi
psichiatrici. Che fare se ci si rende conto di avere una depressione
post partum ?
Anzitutto si può cercare di aiutarsi da sole, cercando di ottimizzare
il ciclo sonno-veglia, consentendosi un periodo di riposo adeguato,
malgrado l’allattamento (facendosi aiutare, ad esempio, dal neo-papà).
Altra considerazione utile da fare in questo periodo è che nessuno è
perfetto e che qualche errore commesso nel nuovo mestiere di mamma non
significa essere inadeguate per il ruolo. Se i disturbi persistono e
si fanno consistenti, è meglio rivolgersi ad uno specialista per una
psicoterapia o per una terapia farmacologica, secondo i casi.
●
MAL DI FESTE
Nooooo.... E' Festa!!! Le feste non piacciono a tutti: molte persone
non amano i girni di riposo forzato, come la domenica o il Natale, e
non le amano perché in quei giorni non si sentono affatto bene. In
Olanda, un gruppo di ricercatori dell'Università di Tilburg ha
pubblicato i risultati di una ricerca condotta su un campione di 2000
persone secondo la quale il 3,6% dei maschi ed il 3,2% delle donne
mostra di sentirsi malissimo durante le feste. I sintomi accusati
sono: mal di testa, senso di affaticamento, dolori muscolari, nausea.
A stare peggio di tutti sono coloro che sul lavoro hanno delle
responsabilità: essi non riescono a rilassarsi durante i giorni di
vacanza, soprattutto se essa è breve. Una spiegazione a questo
malessere potrebbe essere il fatto che il rilassamento prodotto dalla
vacanza indebolisce l'organismo e lo rende più suscettibile a
contrarre malattie. Molti ricercatori sono inoltre concordi nel
ritenere che esista una vera e propria 'sindrome natalizia', con
manifestazioni di insofferenza, noia, tristezza, ansia e stress. Le
cause di tali sintomi sembrano il contatto indesiderato con parenti 'serpenti',
lo shopping consumistico, il troppo tempo trascorso a tavola, gli
addobbi natalizi ed i bigliettini d'auguri, molto spesso di dubbio
gusto ed a volte perfettamente inutili.
●
L'EMPATIA FRA BAMBINI E ANIMALI
Un rapporto positivo con gli animali aiuta i bambini ed i ragazzi a
sviluppare più facilmente un atteggiamento di empatia nei confronti
dell'altro, sia esso un animale, un altro bambino, un adulto, una
persona di un altro sesso, di un'altra classe sociale o di un'altra
cultura. Per non fare atrofizzare queste naturali capacità empatiche
del bambino occorrerebbe dunque, quando possibile, non far mancare ai
nostri figli la compagnia di un animale che, specie nel caso di figli
unici, è destinato a diventare per lui un vero compagno di giochi. Chi
ha degli animali in casa sa bene quanto sia profondo il legame che si
instaura fra l'animale ed i membri della famiglia, in particolare con
i bambini, e non può certo negare che è molto facile individuare anche
in questa specie tanto diversa da noi, emozioni e sentimenti molto
simili ai nostri, come la gioia, la tristezza, l'affetto.
Tra gli animali, quello col quale il bambino riesce ad entrare in
maggiore contatto empatico è sicuramente il cane, che diventa una
sorta di rifugio per i suoi momenti di difficoltà. Il cane, con il suo
affetto, può fargli dimenticare i momenti di tensione con i genitori,
le ansie, le paure, le sconfitte. L'animale non giudica, non
rimprovera, non critica e questo crea sicuramente la base per un
rapporto molto sereno e rilassante per il bambino. Il processo di
identificazione e di empatia con l'animale domestico, specie se
stabilito in giovane età, conduce poi, nella vita adulta, a posizioni
di maggiore rispetto nei confronti degli altri, siano essi persone o
animali.
●
W LA NONNA (MATERNA)!
Se la madre è sempre certa ed il padre incerto, ne scaturisce che
anche la madre della madre è certa (nel senso che il nipotino,
qualunque sia il padre, è sicuramente il figlio della figlia). Questo
è ciò che fa la differenza nel rapporto fra nonna materna e nipote.
L’affetto, la dedizione di una nonna materna dunque non è mai pari a
quello di una nonna paterna. Fin qui, anche senza avere dati
scientifici alla mano, ci si poteva anche arrivare. La cosa che invece
sorprende è che questo rapporto privilegiato riveste particolare
importanza con i nipoti di sesso maschile, mentre per le femmine
sembra non vi siano differenze significative.
Ma veniamo alle cifre: nelle zone più povere del mondo, dove
l’infanzia è sempre a rischio, i nipoti maschi che possono godere
della presenza nel nucleo familiare della nonna materna hanno
addirittura il 52% di speranze di vita in più.
La nonna meglio della mamma, insomma. Del resto le mamme devono
occuparsi anche del marito, del lavoro, della casa: sono le nonne che
si dedicano con particolare cura ai nipotini, riversando su di loro
amore, attenzioni e coccole. Biologi evoluzionisti, sociologi e
antropologi culturali si sono così avvicinati alla figura della nonna,
in passato relegata ad un ruolo di secondo piano rispetto al nonno.
Niente di cui stupirsi: nella società ebraica, una delle società umane
più antiche, la discendenza è matrilineare e forte è il senso di
appartenenza dei soggetti a quella comunità. Altrettanto può ora dirsi
riguardo al ruolo delle nonne, queste anziane ancelle dei valori e
delle tradizioni familiari e forse tra le maggiori responsabili
dell’evoluzione storica dell’uomo.
●
FUMARE: PERCHE'?
Una ricerca condotta in Piemonte su un campione di oltre mille
studenti (Bonino, 1995) rilevò che il che il 61% dei ragazzi è già
fumatore abituale entro i 15 anni, con la tendenza ad anticipare tale
momento di inizio verso i 13 anni. I maschi iniziano prima delle
femmine e fumano un maggior numero di sigarette; i ragazzi che vivono
nei piccoli centri iniziano prima e fumano di più, rispetto a quelli
residenti nelle grandi città, così come quelli che frequentano gli
istituti professionali rispetto ad altre scuole. Il desiderio di
fumare non risponde a motivazioni fisiologiche (come quella di
mangiare, di bere, di proteggersi dal caldo e dal freddo, di avere
rapporti sessuali), ma solo ed esclusivamente psicologiche. Infatti,
per i giovani il fumo è un’ostentazione di forza, di sicurezza di sé,
dovuta al fatto di aver ormai superato gli anni incerti
dell’adolescenza o la dipendenza dalle prediche di mamma e papà.
Fumare è un modo chiaro e visibile a tutti per dimostrare di essere
ormai ‘adulti’. Certamente i giovani che iniziano a fumare sono
consapevoli degli effetti negativi del fumo sul piano fisico, ma il
bisogno di trasgressione è assai più intenso di motivazioni che
riguardano malattie che si presenteranno, eventualmente, dopo
tantissimi anni (nessun giovane riesce ad immaginarsi anziano e
malato) e che pertanto non rappresentano un deterrente. Fumare poi
significa partecipare a dei riti collettivi che si compiono nel
gruppo, dove la scarsa disponibilità alla condivisione di questa
esperienza potrebbe essere letta come un infantilismo o una scarsa
adesione agli ideali del gruppo (sollevando così sospetti e diffidenze
da parte degli amici). C’è poi l’esempio (cattivo) degli adulti: se
gli adulti non fumassero, i giovani non avrebbero alcun bisogno di
assumere questo comportamento per sembrare più grandi. E’ davvero
incredibile come alcuni genitori pretendano di impedire ai figli di
fumare, quando loro lo fanno, anche in loro presenza. Il gesto di
prendere una sigaretta dal pacchetto, accenderla, aspirarne il fumo,
per poi buttarlo fuori, il buttare via la cenere o lo spegnere la
sigaretta, sono tutti gesti che esprimono la personalità o lo stato
d’animo del fumatore. La stessa persona infatti può fumare in maniera
‘delicata’ durante un’amabile conversazione dopo il caffè, oppure
esprimere, sottolineare, urlare al mondo, tutta la sua rabbia nel
vedere ad esempio perdere la propria squadra del cuore. In questo caso
i gesti sono più rapidi, le inspirazioni più profonde, le espirazioni
più brevi e rumorose; la cenere viene buttata via con maggiore
frequenza e la cicca viene spenta con aggressività sul pavimento, in
spregio anche al luogo dove eventualmente ci si trova. Ritrovare la
propria sigaretta, sempre uguale, nel medesimo pacchetto, e fumarla
come d’abitudine, anche nei momenti più difficili, quando si è in
preda alle tempeste emotive dovute agli alti e bassi della vita, in un
mondo che si evolve in continuazione e che non ripropone mai le stesse
esperienze nello stesso modo, assume il significato estremamente
importante di rassicurazione psicologica, gratificazione profonda,
ritrovamento della sicurezza di sé e delle proprie abitudini, anche in
situazioni completamente nuove e terribilmente ansiogene. Possono
dunque delle motivazioni di carattere igienico-sanitario o
moralistiche, riguardo al fumo passivo, prevenire l’instaurarsi di
tale dipendenza? Ed intanto, di fumo si muore!
●
LO PSICOLOGO SCOLASTICO
Il compito dello psicologo scolastico è quello di riuscire a
sintonizzarsi in modo adeguato al complesso mondo giovanile, essere
disponibile all’ascolto, offrire supporto e consigli al superamento
dei disagi interni e relazionali, ma anche collaborare con gli
insegnanti e le famiglie per dare sostegno alla formazione della
personalità dei giovani. Per quanto se ne dica tuttavia, la psicologia
scolastica non è stata mai molto gradita. Infatti, la figura dello
psicologo viene ancora troppo spesso associata alla psicopatologia
piuttosto che alla prevenzione e al benessere della persona. Anche fra
gli studenti ed i loro genitori è ancora diffusa questa credenza e
molti si sentono spaventati dall’eventuale giudizio dei propri
compagni, degli insegnanti o degli altri genitori, che li potrebbero
stigmatizzare come 'malati mentali'.
Se si riesce a superare questo pregiudizio, lo psicologo risulta
essere invece un professionista molto utile nelle scuole, perché può
proporsi come figura adulta in grado di prestare attenzione ed ascolto
ai problemi dei giovani. I problemi proposti allo psicologo scolastico
da parte dei ragazzi sono in genere tipici della particolare età che
essi vivono, specialmente nel periodo adolescenziale, oppure si tratta
di problematiche legate al rendimento scolastico, fino a storie ben
più drammatiche di violenze ed abusi. Il colloquio con lo psicologo
viene richiesto nella maggior parte dei casi dagli alunni stessi, ma
capita a volte che sia un insegnante o la famiglia stessa ad avvertire
l’esigenza di un aiuto per il ragazzo, il quale non riesce a superare
da sé il proprio disagio. Inoltre lo psicologo è attivo all’interno
delle scuole anche nei dibattiti e negli spazzi di informazione sia
dei ragazzi che degli insegnanti. In ultimo, ma non meno importante,
vi è l’assistenza psicologica rivolta alle famiglie degli studenti.
●
PENSIERI E PAROLE
Linguaggio e pensiero non sono la stessa cosa: il linguaggio infatti è
un sistema di simboli usato per rappresentare il pensiero, ma non si
sovrappone completamente ad esso. Quando ad esempio tentiamo di
descrivere una scena cui abbiamo assistito, le nostre parole riescono
a trasmettere all'interlocutore solo una parte della realtà, perché
certe sensazioni o emozioni che la scena ha prodotto in noi non sono
comunicabili all’esterno. Il pensiero dunque influenza sicuramente il
linguaggio. Per fare un altro esempio, se io ho un pregiudizio, le
parole che sceglierò saranno in grado di esprimere questo mio modo di
sentire. Altrettanto vero però, anche se si tratta di una tesi meno
diffusa, è che spesso anche il linguaggio influenza il pensiero, tanto
che alcuni pregiudizi si sviluppano anche in base all'utilizzo di
alcune parole. Nel libro Le strutture della sintassi (1957) il
linguista Noam Chomsky descrive il concetto di grammatica
trasformazionale, per cui attraverso il linguaggio gli esseri umani
pensano, ragionano, fantasticano e producono un sistema di
rappresentazione del mondo, che si basa sulla propria esperienza
individuale e che non può non influenzare sia le percezioni che si
hanno del mondo, sia la comunicazione con gli altri. Se ad esempio un
bambino apprende sin da piccolissimo a distinguere le razze umane in
nere e bianche, da questo utilizzo delle parole ne potrebbe nascere un
pregiudizio razziale, in quanto bianco è simbolo di purezza e di
bontà, mentre nero è simbolo del male. Un altro esempio è l'utilizzo
della parola 'uomo' per intendere la razza umana : in questa dizione
la donna subisce un implicito declassamento. Il ricercatore Bruner
(1966) sostiene a questo proposito che la complessità del pensiero
dipende anche dalla qualità e quantità delle parole conosciute: uno
dei motivi per cui i bambini di dieci anni classificano gli oggetti in
modo più elaborato di quelli di sei è perché dispongono di un più
ricco vocabolario. Se pensiero e linguaggio si influenzano
continuamente e reciprocamente, è possibile pensare che il pensiero
possa svilupparsi senza il linguaggio ?
Dalle ricerche dello psicologo ginevrino Jean Piaget il pensiero
sembra si sviluppi anche in assenza del linguaggio, come del resto le
ricerche sui bambini sordi hanno dimostrato. Nei primi stadi di
sviluppo, pensiero e linguaggio si sviluppano parallelamente, ma
autonomamente, ognuno per suo conto, per poi diventare sempre più
intrecciati fra loro.
●
STRESS DA LAVORO
Lo stress sul lavoro è una malattia molto frequente, che colpisce
diverse persone. Si tratta di una condizione psicofisica rischiosa,
che comporta un forte aumento di pressione sanguigna e battito
cardiaco e che alla lunga può portare a certe malattie
cardiocircolatorie. Si è portati a credere che lo stress colpisca
solo i manager, ma recenti ricerche hanno dimostrato come questo
problema interessi anche i lavoratori di bassa qualifica
professionale. Il più delle volte anzi, è proprio la categoria degli
impiegati di basso livello ad essere la più colpita, forse per la
maggior pressione a cui sono sottoposti, in quanto più in basso nella
scala gerarchica. Le relazioni sul lavoro non sono sempre facili da
gestire, ci si può trovare a vivere situazioni difficili da affrontare
e risolvere. Non sempre , infatti, è facile fare i conti con le
diverse emozioni negative che eventualmente possono sorgere sul posto
di lavoro: è importante riuscire a riconoscerle e cercare di
individuare quali aspetti del collega o del proprio capo possano
averle generate. Queste reazioni infatti, non sono sempre il prodotto
di una corretta percezione del comportamento altrui; a volte possono
dipendere da propri stati mentali che condizionano gli aspetti
percettivi e danno così l'impressione che vi siano delle situazioni o
delle persone nell'ambiente capaci di rappresentare una minaccia.
L'abilità di creare un’atmosfera di comunicazione e di scambio in
questi casi può rappresentare una soluzione a questo problema ed
alleviare le condizioni di stress. Nelle situazioni in cui ci si
sente eccessivamente criticati è importante non discutere, ma
confrontarsi con l’altro (capo o collega che sia).
●
INCUBI
E’ stato calcolato che almeno nove persone su dieci hanno sperimentato
cosa significhi svegliarsi improvvisamente in preda al panico
provocato da un incubo, ma per fortuna solo il 5% della popolazione
accusa questo problema in modo costante, tutte le notti. Sono diversi
decenni che i ricercatori cercano di capire perché alcune persone
soffrano di questo problema ed altre no e, ancor più difficile, quale
potrebbe essere la funzione degli incubi sulla psiche, se ce ne fosse
una. Il professor Ross Levin, che insegna psicologia alla Yeshiva
University di New York City e che per ani ha studiato il fenomeno,
ritiene che la personalità di chi soffre abitualmente di questo
problema sia ‘particolare’. In che senso? Nel senso, spiega il
professore, che questi soggetti sono molto aperti verso gli altri e
possono essere molto vulnerabili da un punto di vista emotivo. Altre
caratteristiche di personalità sono una certa propensione alla
fantasia ed alla introspezione, uno stile di pensiero negativo,
durante il giorno, spesso associato ad un tono dell’umore che tende
verso la depressione. Nello studio pubblicato recentemente nel journal
Imagination, Cognition and Personality dal professor Levin la maggior
parte delle persone che soffre regolarmente di incubi sogna di essere
vittima di un crimine o di un evento particolarmente pauroso. Le
persone che hanno vissuto un particolare stress durante la vita diurna
(terremoto, alluvione, incendio, incidente ecc.) e che soffrono del
disturbo post traumatico da stress, hanno regolarmente degli incubi,
che fanno parte del loro disturbo. In questo caso questi brutti sogni
sono ancora più distruttivi e possono durare anche per decenni,
portando sempre nuova linfa al ricordo del trauma. La terapia consiste
nel portare il paziente ad associare le scene traumatiche ad altre
immagini neutre o piacevoli, in modo che questo provocato automatismo
possa annientare la ricorrenza e la potenza degli incubi ed alleviare
così il ricordo stesso del trauma.
●
IL MELATONAN
Il vostro desiderio sessuale è scarso, siete in sovrappeso, soffrite
di acne, vi piacerebbe avere una pelle più abbronzata? Il mondo
scientifico sembra dare una risposta a tutti questi problemi
attraverso un solo farmaco: il Melanotan, un prodotto ancora da
laboratorio, scoperto per caso, un po' come il Viagra, ma
potenzialmente assai più importante, per la possibilità di impiego in
vari campi, da quello sessuologico a quello estetico... I ricercatori
si erano interessati a questa molecola negli anni ottanta, perché
volevano trovare un farmaco capace di produrre melanina in abbondanza
già nei primi giorni di esposizione al sole, per poter offrire un
grado maggiore di protezione e dunque limitare il problema dei tumori
cutanei. Il risultato della loro ricerca fu la messa a punto di un
prodotto, il Melanotan, versione sintetica dell'ormone naturale Msh,
che stimola i melanociti, cellule dell'epidermide, a produrre
melanina, la sostanza che ci fa diventare scuri. Il prodotto sintetico
riesce a superare la natura di circa mille volte, ma ancora più
sorprendente ed inattesa è la sua capacità di stimolare l'erezione
negli uomini e il desiderio sessuale in entrambi i sessi, grazie alla
capacità della molecola di attivare alcuni recettori dell'ipotalamo.
Ulteriori sorprese sono stati gli altri 'effetti collaterali': la
soppressione dell'appetito, la riduzione delle infiammazioni, la lotta
al diabete e perfino l'eliminazione dell'acne...
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ADOLESCENZA DIFFICILE: TROPPI NEURONI IN SVILUPPO
Un ricercatore americano, Robert McGivern, specializzato in
neuroscienze e operativo presso l'università californiana di San
Diego, fa sapere al mondo, attraverso una pubblicazione sulla rivista
'Brain and Cognition' che la causa degli sbalzi di umore degli
adolescenti starebbe tutta nel cervello. Infatti durante gli anni
della pubertà il cervello è interessato ad una vasta riproduzione
neuronale, specialmente nella parte frontale della corteccia
cerebrale, un'area che interessa la capacità di gestire i rapporti
sociali. Tutto questo accadrebbe a partire dagli undici anni, che è
proprio il periodo in cui comincia la crisi adolescenziale. Per questa
ricerca sono stati considerati 300 ragazzi fra i 10 ed i 22 anni: a
loro è stato proposto di sottoporsi ad un test che misurava la
velocità di reazione a stimoli emotivamente significativi. In
particolare il test misurava il tempo necessario per associare
correttamente alcuni termini evocativi di emozioni, come 'felice',
'arrabbiato' ecc. ad una serie di volti con espressioni diverse. Dalla
ricerca è emerso che questa capacità rallenta notevolmente fra gli 11
ed i 12 anni, per proseguire, ma ad un ritmo meno veloce, fino ai 15
anni, quando si stabilizza un po'.
Tra i 15 ed i 17 anni le ragazze mostrano tempi di reazione più lunghi
di quelli dei loro coetanei, ma intorno ai 18 anni questa differenza
sparisce. Conclusioni di McGivern: il rallentamento dei tempi di
reazione è legato ad una temporanea riduzione dell'efficienza dei
circuiti cerebrali della corteccia prefrontale causata dall'eccesso di
crescita delle connessioni sinaptiche. Questo lavoro di
auto-riproduzione del cervello lascerebbe gli adolescenti per qualche
anno privi di competenza sociale.
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CANAPA INDIANA E MALATTIA MENTALE
Metà della popolazione mondiale fuma canapa indiana: in molti pensano
che sia un modo del tutto innocuo di ottenere uno stato di benessere,
di tipo anche medico, ma in certi casi questa abitudine può essere la
causa dello sviluppo di una malattia mentale psicotica. Uno studio
condotto su 2500 giovani fra i 14 ed i 24 anni che vivono a Monaco ,
in Germania, (versione on line dello studio sul British Medical
Journal, dic. 2004) ha mostrato come circa il 6% del campione abbia
contratto seri problemi psichiatrici nel corso di quattro anni. Per i
soggetti già identificati come ‘soggetti a richio’ la percentuale di
ammalarsi di problemi psicotici è aumentata del 25%. ( La sostanza
pericolosa presente nella canapa indiana che potrebbe essere la
responsabile della psicosi nei consumatori è laTHC
tetrahydrocannabinol, mentre l’altra sostanza, il CBD cannabidiol è
responsabile solo degli effetti benefici legati al consumo di questa
droga leggera).
Quello che il mondo scientifico si chiede è: persone che soffrono di
psicosi, con sintomi che includono paranoia, allucinazioni, sensazione
di sentire delle voci, spesso sono consumatori di marijuana, ma la
usano per trovare sollievo ai loro sintomi oppure è la droga stessa a
creare loro questi problemi? Gli esperti di psichiatria ritengono che
la legalizzazione della canapa indiana permetterebbe di informare i
giovani sul prodotto che vanno a consumare, avvertendoli dei rischi
che corrono, come si fa con l’alcol, o indicando nel pacchetto la
quantità di THC, come si fa con la nicotina delle sigarette. Per il
momento l’allarme riguarda in particolare chi ha una storia familiare
in cui è presente la malattia psichiatrica : nel dubbio, è meglio
astenersi dal consumo di canapa.
(dic. 2004)
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DONNE E ALCOL
Stando ad una ricerca pubblicata nel 2001 dal National Institute on
Alcohol Abuse and Alcoholism sembra che il cervello delle donne sia
più vulnerabile di quello maschile ai danni provocati dall'alcool.
Infatti, mentre gli alcolisti maschi mostrano segni di "riduzione"
cerebrale se confrontati con maschi sani, la differenza tra donne
alcoliste e sane sembra molto più marcata. Un secondo studio,
pubblicato sempre nel 2001 da Susan F. Tapert su Alcoholism: Clinical
& Experimental Research, conferma che il danno cerebrale nella donna
avviene più velocemente che tra gli uomini e che la morte di cellule
cerebrali avviene persino nelle bevitrici adolescenti. Sembra infatti
che la capacità di ricordare informazioni, risolvere problemi
spaziali, lavorare con mappe e puzzle, eseguire calcoli mentali di
aritmetica siano meno accurate nelle giovani che bevono pesantemente
rispetto alle non bevitrici. Pare che la causa debba ricercarsi nel
minor contenuto d'acqua del corpo femminile rispetto a quello
maschile: dal momento che l'alcool si miscela con i liquidi corporei,
un determinato quantitativo di alcol diviene più concentrato nel corpo
di una donna rispetto a quello di un uomo. Le parti del cervello che
mostrano le più marcate differenze sono quelle preposte
all'orientamento nello spazio e all'elaborazione delle informazioni.
Detto in altre parole, le donne alcooliste si ‘bevono il cervello’
molto più presto e molto di più di quanto accade agli uomini e
rischiano per questo la demenza precoce. Questa è la ragione per la
quale alle donne viene raccomandato di cercare di bere meno degli
uomini, a tutte le età.
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LA MISURA DELL'AMORE
‘Chi si ama si somiglia’ dice un vecchio detto popolare. Che le
persone innamorate siano invece ‘diverse’ da tutti gli altri è cosa
che tutti possiamo aver osservato: alcuni cambiamenti, sia nel fisico
che nel comportamento sono davvero evidenti. Dipende solo dalla forza
del pensiero o da qualche modificazione chimica? Oppure è il pensiero
che influenza la chimica? Una risposta certa ancora non c’è, se non
una ricerca pubblicata lo scorso anno sull’attività cerebrale di
alcune persone innamorate. Nel cercare di comprendere quali aree del
cervello evocano sentimenti di amore romantico, Andreas Bartels, un
neuroscienziato dell’Università di Londra ha reclutato 17 studenti
‘molto innamorati’. Usando la risonanza magnetica, ha esaminato
l’attività del loro cervello mentre stavano osservando le fotografie
dei loro partners. L’attività cerebrale è stata poi rimisurata agli
stessi innamoratissimi studenti, questa volta però durante
l'osservazione di una foto di tre loro carissimi amici e amiche, dei
quali però non erano innamorati. Esaminando i dati della ricerca
Bartels ha potuto riscontrare che mentre i partecipanti osservavano le
fotografie dei loro partners, si sviluppava in loro una particolare
attività cerebrale in quattro aree ristrette, tutte precedentemente
associate al piacere e all’emozione. Mentre i loro cervelli dunque
rispondevano in modo similare ad altre emozioni, come la rabbia e la
paura, la risposta all’emozione dell’amore era distintamente unica.
Questi dati, pubblicati sul giornale di psicologia tedesco Psychologie
Heute, suggeriscono che Bartels potrebbe aver trovato, chissà, un modo
per misurare l’amore in modo scientifico.
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UN FARMACO CONTRO IL GIOCO D'AZZARDO
Dall'inizio del 2001 è in corso una ricerca su un farmaco che si pensa
abbia la proprietà di inibire il desiderio di giocare d'azzardo anche
ai giocatori più incalliti. Si tratta di un oppioide antagonista, che
avrebbe dimostrato di essere utile se impiegato contro le patologie
compulsive (alcoolismo, cleptomania, piromania ecc.) La nuova
medicina, che si sta sperimentando in dieci centri, In Europa e negli
Stati Uniti, agisce sul sistema serotoninergico, con l'effetto di
stabilizzare l'umore dei pazienti. Il farmaco potrebbe essere
commercializzato già nel 2003 ed il suo potenziale mercato è stimato
per il primo anno sui 16 milioni di dollari, ma dovrebbe salire a 40
milioni entro il 2009.
Non si sa ancora quando questo nuovo prodotto arriverà in Italia: se
lo chiedono in particolare i familiari dei 15.000 giocatori d'azzardo
del nostra paese. Ma sarà risolutivo come promette o è la solita
bufala ben commercializzata? Vedremo.
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PILLOLA UNISEX
Gli scienziati stanno lavorando ad una pillola unisex, capace di
funzionare sia nelle donne, sia negli uomini. La proteina chiave si
trova nella coda degli spermatozoi e ne controlla la capacità di
movimento. La scoperta è stata pubblicata su Nature e viene
dall'Università americana di Harvard. I ricercatori hanno chiamato la
proteina Ca-sper. L'esperimento è stato condotto su topi i cui
spermatozoi erano stati privati della proteina: si è visto che essi
venivano prodotti in quantità normali, ma non riuscivano a muoversi in
modo sufficiente per fertilizzare un ovulo. La pillola, presa sia
dagli uomini che dalle donne potrebbe dunque impedire, in modo
preciso, reversibile e senza effetti collaterali, agli spermatozoi di
raggiungere l'ovulo. Ovviamente tale pillola potrebbe funzionare, in
dosaggi diversi, per curare anche la sterilità . Il gene che controlla
questa proteina sembra si trovi anche nell'uomo e dunque i ricercatori
sono ottimisti.
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ANCHE I TOPI SOGNANO
Gli scienziati hanno studiato i sogni dei topi ed hanno scoperto che
essi possono essere complessi come quelli degli uomini: monitorando la
loro attività cerebrale è stato possibile capire quando i topi stavano
sognando di correre e quando sognano di stare fermi.
Che gli animali sognassero era stato già scoperto da tempo, così come
che i loro sogni seguissero la nostra stessa sequenza di stadi del
sonno; la novità di questa ricerca è stato scoprire che cosa gli
animali sognino. Il Dr. Matthew Wilson, del Centro di Apprendimento e
Memoria dell'Istituto di Tecnologia di Boston conferma la novità della
ricerca: 'Nessuno sapeva con certezza che gli animali sognassero
esattamente come noi, il che significa rivivere nel sogno determinati
eventi o frammenti di eventi che sono accaduti durante lo stato di
veglia.Osservando alcune cellule dei ratti è stato dunque possibile
determinare il contenuto dei loro sogni.'
Il Dr Wilson ha riferito al meeting annuale dell'Associazione
Americana per l'Avanzamento della Scienza come il suo gruppo di
ricerca abbia addestrato questi ratti a correre in un circuito per
avere una ricompensa di cibo. I ricercatori hanno memorizzato
l'attività cerebrale in due momenti: mentre eseguivano il loro
'compito' e durante il sonno. Quando i topi correvano, si attivavano
determinati gruppi di neuroni dell'ippocampo, una regione del cervello
particolarmente interessata alla memoria. L'attività cerebrale dei
topi è stata nuovamente registrata durante il sonno REM (rapid eyes
movements- cioè quando si sogna). In almeno 20 episodi su quaranta i
ricercatori hanno trovato esattamente la stessa attività cerebrale di
quando i ratti correvano nel circuito. La correlazione era così chiara
che è stato perfino possibile ricostruire in quale parte del circuito
questi topi sognavano di essere e come sognavano di muoversi.
19 February 2002
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GLI UOMINI E LA BELLEZZA
Ricercatori del Massachusetts General Hospital hanno mostrato a dieci
maschi eterosessuali di età compresa tra i 21 ed i 28 anni delle
fotografie di belle donne. Il risultato di questa ricerca è che la
bellezza sembra accendere gli stessi centri cerebrali della
gratificazione che vengono attivati con l'assunzione di cocaina, come
riportato sull'ultimo numero della rivista Neuron.
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LA PILLOLA CONTRO LA TIMIDEZZA
Arriva da Glasgow la notizia che entro un anno sarà commercializzata
una pillola per non arrossire più. Per combattere l'ansia che scatena
reazioni incontrollabili gli scienziati della casa farmaceutica
Lundbeck hanno messo a punto l'ESCITALOPRAM. La pillola, che è in
corso di sperimentazione in Gran Bretagna, agisce modificando i
livelli della serotonina, un ormone che influenza l'umore. La fase di
sperimentazione si concluderà a Maggio 2002.
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I RICCHI SONO PIU' FELICI
Andrew Oswald e Jonathan Gardner della Warwick University hanno
compiuto un rilevante studio longitudinale, durato dieci anni, su un
campione di 9.000 famiglie britanniche. Studiando gli avvenimenti
positivi, da un punto di vista economico, che riguardavano i membri di
queste famiglie (lotterie, eredità ecc.), hanno scoperto che il tono
dell'umore e l'euforia miglioravano nettamente nell'anno successivo,
quanto più aumentava il patrimonio. Per cambiare completamente una
persona 'normale' in una persona 'felice' bastano, per i ricercatori,
un milione di sterline. Laddove i mezzi sono più limitati, dicono gli
studiosi britannici, per essere felici bastano salute e un matrimonio
solido; per portare infelicità, al di là del problema economico,
servono invece la perdita del lavoro ed il divorzio.
fonte: The Guardian (9-1-02)
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DOVE NASCE IL PESSIMISMO
Nell'area della corteccia prefrontale dietro al naso è stata scoperta
la valvola fisiologica che rende le persone pessimiste. L'indagine è
stata condotta su 89 volontari sani, non colpiti da depressione
clinica.
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IL PANICO DELLA CUOCA
Conoscevamo quasi tutti i tipi di ansia e di panico, da quello
sessuale, a quello degli spazi aperti o chiusi, dalla paura degli
animali a quella di volare... Non sapevamo però che ora esiste anche
il panico della cuoca, o meglio, per dirla in modo più scientifico:
“ansia da performance in cucina”. Secondo una ricerca condotta dal
professor David Warburton, dell’Università di Reading, la grande
popolarità degli chef che appaiono in televisione bloccherebbe la
prestazione della cuoca domestica. La sindrome da inadeguatezza
culinaria è grave tanto quanto lo può essere una fobia sociale... I
sintomi vanno da un totale blocco mentale alla tachicardia, difficoltà
respiratorie ed anche nausea. La ricerca si è basata su un campione di
1000 persone. Il 61 per cento di questo gruppo ha dichiarato che
l'organizzazione di una cena pesa nella loro vita, in termini di ansia
e di stress, più di un colloquio di lavoro o del primo appuntamento,
mentre ben il 68 per cento di questi ha ammesso di aver ridotto gli
inviti a cena a casa propria a causa delle forti pressioni avvertite.
Lo studio è stato commissionato dai produttori del vino Piat d'Or.
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SONNI DELLE MAMME IN ATTESA
Santiago, M. Nollado e J. Kinzier dell'Università della California
hanno studiato tutte le ricerche condotte negli ultimi tempi sul sonno
delle donne in attesa. Sembra che l'ossitocina sia la causa della
frequente insonnia delle gestanti, poiché stimola l'attività uterina e
le contrazioni durante la notte.
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LEI SOFFRE DI PIU' PER AMORE
Le adolescenti hanno una maggiore tendenza a reagire con sentimenti di
tristezza alle prime relazioni d'amore rispetto ai loro coetanei
maschi. (Da una ricerca di Kara Joyner e Richard Udry, due ricercatori
universitari americani, che hanno condotto uno studio su più di 8.000
studenti, maschi e femmine, fra i 12 ed i 17 anni).
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STRETTA DI MANO
Alcuni psicologi dell'Università dell'Alabama hanno verificato
sperimentalmente che una forte stretta di mano, unita ad uno sguardo
diretto, faccia una buona impressione sulle persone. Un altro luogo
comune che diventa scienza.
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GLI ORMONI TI TIRANO SU
Una ricerca condotta presso la Yale University ha rivelato che gli
estrogeni sono efficaci nella depressione che segue la menopausa, ma
anche in quella post partum. Gli androgeni possono invece essere
utilizzati con successo per incrementare il desiderio sessuale nelle
donne in menopausa o negli uomini con deficit ormonali.
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FISIOGNOMICA
La fisiognomica è una disciplina che individua i caratteri psicologici
e morali di una persona studiando i suoi lineamenti.
Si tratta di una disciplina molto antica, considerata un tempo come
un' arte divinatoria, basata sulla credenza secondo la quale l'aspetto
dell'essere umano dipende dalla sua interiorità, che dunque ne
determina i tratti somatici.
La fisiognomica dunque non è una vera e propria scienza, ma da sempre
è molto praticata perché è abbastanza radicata la convinzione che il
volto sia lo specchio dell’anima e che in esso possa essere letto il
carattere della persona.
Le tipologie fisiognomiche più comuni e più semplici da individuare
sono il tipo ‘muscolare’, il ‘digestivo’, il ‘cerebrale’. Naturalmente
le personalità umane sono più varie e più complesse di quelle
descritte dalla fisionomica, ma può essere divertente provare ad
associare gli schemi descritti ad alcune persone conosciute e cercare
di capire se c’è un fondo di verità.
Il tipo ‘muscolare’ ha un viso caratterizzato da ossatura quadrata e
volto dai lineamenti marcati: il collo è piuttosto muscoloso, le
braccia, le gambe e le dita delle mani sono voluminose. E’ un tipo dal
carattere rigido, implacabile, che non si lascia sviare facilmente nel
perseguire i suoi obiettivi. E’ una persona energica e piena di buona
volontà, grande lavoratore/lavoratrice. Da questo tipo è inutile
aspettarsi manifestazioni d’affetto, perché non conosce la
sensibilità.
Il tipo ‘digestivo’ ha il collo corto, la testa ed il viso piuttosto
larghi, bocca carnosa ed occhi piccoli. E’ una persona molto concreta,
che non può fare a meno dei piaceri della vita ed in particolare della
buona tavola. Non si interessa di problemi spirituali, né ci tiene al
suo aspetto fisico: per lui l’unica cosa che conta è fare i soldi e
spassarsela come può. E’ particolarmente attratto/a dai tipi
muscolari.
Il tipo ‘cerebrale’ ha una testa a forma di uovo, con la fronte alta,
gli occhi grandi ed espressivi, la bocca piccola collo sottile e mani
con dita lunghe e sottili. La sua corporatura è gracile ed il suo
punto di forza è il sistema nervoso, sviluppato al massimo. E’ una
persona paziente, che non si lascia travolgere dalle emozioni, attento
ai particolari, dotato di senso estetico e piuttosto pignolo.
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OTTIMISMO E LEGGE DI MURPHY
La legge di Murphy è considerata una dei maggiori non-sense dei nostri
tempi. Per chi non la conoscesse, essa recita testualmente: ‘se una
cosa può andare male, lo farà’, alla faccia dell’ottimismo e del
pensiero positivo... In pratica, perché la fetta di pane imburrata, se
cade, lo fa sempre con lo strato di burro in basso? Perché in genere
piove quando abbiamo deciso di lasciare l’ombrello a casa? Per la
legge di Murphy ovviamente… Molti ricercatori si sono impegnati a
cercare serie ragioni scientifiche a questa legge e la notizia è che
finalmente essi pensano di esserci riusciti. I ricercatori britannici,
l’economista Keelan Leyser, lo psicologo David Lewis e il matematico
Philip Obadya hanno elaborato la seguente equazione: ((U+C+I) x
(10-A))/20 x E x 1/(1-sen(F/10)), che dovrebbe spiegare tutto. U
infatti sta per "urgenza", C per "complessità", I per "importanza", A
per "abilità", F per "frequenza". Ad ognuna bisogna assegnare un
valore tra 0 e 9. Una sesta variabile (la E, ovvero l'esasperazione) è
stata calcolata a 0,7 dai ricercatori, basandosi sull'osservazione
empirica. Il coefficiente di probabilità che si ottiene è una
variabile tra 0 e 8,6: più questo valore è alto, più la malasorte è
pronta a colpire. Lo psicologo del gruppo, il dottor David Lewis
suggerisce dunque questo rimedio per non essere colpiti dalla scure
della terribile legge: ‘se non si possiedono le abilità per fare
qualcosa di importante, meglio lasciar perdere. Se una cosa è urgente
o complessa, bisogna trovare un modo più semplice di farla’. "Se si
sbaglia a valutare uno dei fattori", spiega infatti il dottor Lewis,
"si rischia di diventare troppo ottimisti. Ed è là che la legge
colpisce". Scienza?Per fortuna no, solo fantascienza. O meglio,
pubblicità ! La ricerca è stata infatti commissionata da un’azienda
del gas che ha basato la sua campagna pubblicitaria, guarda caso,
sulla legge di Murphy. A parte la considerazione su come le aziende
possano essere ‘fondamentali’ per indirizzare e finanziare la ricerca…
Possiamo continuare a pensare positivo !
PSICOTERAPIA: DUE DEFINIZIONI
Processo interpersonale, consapevole e pianificato, volto a influenzare
disturbi del comportamento e situazioni di sofferenza con mezzi
prettamente psicologici, per lo più verbali, ma anche non verbali, in
vista di un fine elaborato in comune, che può essere la riduzione dei
sintomi o la modificazione delle strutture della personalità, per mezzo
di tecniche che differiscono per il diverso orientamento teorico a cui
si rifanno.
(Galimberti- Dizionario di Psicologia - De Agostini)
E ancora:
Qualunque forma di trattamento sistematico dei disturbi psichici, per
via psicologica e prevalentemente attraverso l'interazione verbale fra
il terapeuta e il paziente. In quanto terapia psicologica, cioè fondata
sull'azione reciproca di due (o più) soggettività, la psicoterapia si
contrappone alle terapie somatiche o fisiche della psiche: va tuttavia
rilevato che quasi sempre queste ultime determinano indirettamente
effetti psicoterapeutici e che molti medici associano - nei confronti
del paziente - l'intervento farmacologico e l'intervento
psicoterapeutico.
(Enciclopedia Garzanti)
SCHEMA THERAPY
Un recente studio, apparso su Archives of General Psychiatry pubblicato
dall'American Medical Association, parla di un nuovo metodo --la Schema
Therapy -- affermando che esso è due volte più efficace di un comune
metodo psicodinamico, come ad esempio la Psicoterapia Basata sul
Transfert (TFP). La Schema Therapy è inoltre meno costosa.
Essa sembra venga impiegata efficacemente per il disturbo di personalità
Borderline (BPD) per esempio, che fino a pochi anni fa sembrava non
trattabile con psicoterapie di lunga durata. Questo studio sembra
dimostrare invece che la Schema therapy sia in grado di portare ad un
completo recupero il 50% dei pazienti, e ad un significativo
miglioramento altri due terzi. Il successo della terapia sembra
correlato alla sua intensità e durata (due sessioni alla settimana per
tre anni). Questi risultati contraddirebbero la credenza che il disturbo
borderline non possa essere efficacemente trattato con psicoterapia di
lunga durata.
Secondo il National Institute of Mental Health, il disturbo borderline
riguarda dall'1 al 2,5% della popolazione americana --da 5.8 a 8.7
milioni di persone, soprattutto giovani donne. Sono pazienti tipicamente
impulsive, instabili, sensibili al rifiuto, che hanno frequenti scoppi
di ira e sono particolarmente emotive, al punto da arrivare a simulare o
a tentare più volte il suicidio. Spesso questi soggetti si procurano
volontariamente delle lesioni, hanno problemi di identità, intolleranza
alle frustrazioni, paura di essere abbandonate.
Il disturbo borderline influisce anche sui familiari del paziente e
provoca degli alti costi sociali.Finora è sembrata abbastanza efficace
la Terapia Comportamentale, ma non è apparsa completamente risolutiva,
come invece sembra questa nuova Schema Therapy.
Lo psicologo di New York, Jeffrey Young, ha cominciato a sviluppare la
Schema Focused Therapy negli anni 80. I buoni risultati ottenuti lo
hanno incoraggiato a creare negli anni novanta, a Manhattan, lo Schema
Therapy Institute. La terapia è stata adottata in America, Europa e
Giappone; poi in Olanda è stato compiuto lo studio di comparazione fra
la Schema Therapy e la Psicoterapia Focalizzata sul Transfert (TFP) per
il disturbo Borderline.
Sembra che i pazienti abbiano cominciato a sentirsi molto meglio subito
dopo il primo anno, con ulteriori miglioramenti negli anni successivi.
La Schema Therapy è un approccio integrato, fondato sui principi della
psicoterapia cognitivo-comportamentale, con inclusione di teccniche e
concetti presi da altre psicoterapie. Gli schema-terapeuti aiutano i
pazienti a difendersi da schemi di vita sbagliati, usando tecniche
cognitive, comportamentali e focalizzate sulle emozioni. Il trattamento
prevede una relazione terapeutica con un professionista al quale si
parla della propria vita, delle esperienze traumatiche vissute
nell'infanzia, comuni in questo disturbo.
Questa Schema Therapy, è anche 'economica': la società olandese che la
utilizzava ha guadagnato annualmente 4,500 Euro per paziente.
Fin qui la sommaria traduzione dell'articolo di Medical News.
Ecco due links,per approfondire sulla Schema Therapy ed anche sul suo
inventore, Jeffrey Young:
http://www.schematherapy.com/
COUNSELING E PSICOTERAPIA
Il Counseling è anzitutto una relazione d'aiuto. Il presupposto è che
ogni persona può sviluppare delle disposizioni personali che possono
avere per gli altri un'azione facilitante, di ascolto attivo, di
accompagnamento, di mediazione. Non ci si improvvisa ovviamente
consulenti, o facilitatori, o mediatori: per diventarlo ci deve essere
una formazione specifica o almeno un percorso di vita molto
significativo, che abbia permesso al Consulente di sviluppare delle
qualità personali che possano essere utili anche agli altri.
Il Counseling dunque è una forma di rapporto interpersonale in cui un
individuo che ha un problema, ma non possiede le conoscenze e/o le
capacità per risolverlo, si rivolge ad un altro individuo, che invece ha
queste competenze o capacità e che lo aiuta a trovare una soluzione.
II Consulente aiuta il suo cliente nella decisione da prendere,
attraverso la considerazione di fattori concreti, come gli interessi, i
gusti, le aspirazioni, le inclinazioni ecc. Questo tipo di Consulenza si
esercita nel qui ed ora, è limitato nel tempo e si riferisce ad uno
specifico problema. Scopo del counseling è fornire all'individuo una
visione realistica di sé e dell'ambiente sociale in cui si trova ad
operare, in modo da poter meglio affrontare le scelte relative alla
professione, al matrimonio, alla gestione dei rapporti interpersonali
con la riduzione al minimo della conflittualità dovuta a fattori
soggettivi.
Questo intervento si distingue dalla psicoterapia in quanto si rivolge a
persone che non soffrono di disturbi patologici, ma hanno semplicemente
bisogno di aiuto per superare una condizione difficile. Se la
psicoterapia si rivolge soprattutto agli aspetti psicologici o
esistenziali della persona, il Counseling può riguardare tutte le
dimensioni umane: biologiche, sociologiche ed anche, ovviamente,
psicologiche. Mentre la psicoterapia si concentra però in un lavoro di
comprensione del paziente o di interpretazione dei suoi sintomi, il
counseling usa delle tecniche concrete, delle informazioni precise,
dettagliate, utili per risolvere un particolare problema.
ORIGINI DELLA NOZIONE DI COUNSELING
La parola "counseling" è stata usata all'inizio da Carl Rogers come una
insolente strategia per ridurre al silenzio gli psichiatri che
rifiutavano agli psicologi la pratica della psicoterapia. Modificando
semplicemente il nome dell'attività, si permetteva ai terapeuti di
continuare la loro attività senza alcun cambiamento nella loro
situazione professionale e senza alcun inonveniente per i loro clienti.
Negli stati Uniti la ferma campagna condotta da Rogers ha avuto come
risultato la creazione di una professione d'aiuto i cui esperti derivano
da un'ampia gamma di discipline e dove né la medicina né la psicologia
dettano legge.
Brian THORNE.- COMPRENDRE CARL ROGERS. Toulouse, Privat, 1994, p.83
Fonte: AFCACP |