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PSICOPILL > La psiche in pillole 2006 (1) |
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PSICOPILL
LA PSICHE IN PILLOLE
Genn/Giu
2006 (1)
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Raccolta di informazioni,
ricerche e curiosità sul mondo della psicologia
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Indice della pagina:
●
Bambini e animali in casa
●
La
prevenzione nella scuola
●
La
sindrome delle vacanze finite
●
La
femme fatale
●
La
prima impressione è quella che conta
●
Strategie di guerriglia nella coppia
●
Perché ci si sposa, perché ci si separa
●
Leggere
ai figli li rende più intelligenti
●
Stalking
●
Le esperienze
negative lasciano il segno
●
Stress
e gravidanza
●
La
nuzialità in Italia
●
Il matrimonio: una definizione
●
Gli
inutili conflittiI
●
Le donne preferiscono lo stipendio fisso
●
E' la cultura che salva la vita
●
MIinori
in videogioco
●
Anziani sposati, anziani più sani
●
L'amore
●
Litigare in modo sano
●
Amore e altruismo
●
Nido vuoto
●
I
segreti dei mariti felici
●
Matrimonio
con benefit
●
Litigare fa male alla salute
●
Tipi
di coppia
●
L'uomo
ideale
●
Anoressia
e genetica
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BAMBINI E
ANIMALI IN CASA
I ricercatori dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc)
del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma, nell’ambito del
progetto “Ricerca ed etica: osservare capire rispettare”, finanziato
dal Miur, hanno intervistato molti bambini sul loro rapporto con gli
animali. Lo scopo era quello di valutare le attitudini dei bambini
verso gli animali, e quello di stimolarli ad avere un maggiore spirito
critico verso di loro.
Si è visto che i bambini con animali in casa sono più informati sul
loro comportamento o necessità, le bambine più dei maschietti, come
emerge da alcune risposte del questionario: “Non è vero che tutti gli
uccelli volano”, “Le scimmie sono tutte vegetariane”.
I bambini poi hanno una visione più “utilitaristica” delle loro
coetanee e hanno opinioni positive su affermazioni come: “Non c’è
nulla di male nel mangiare la carne”, “gli animali sono utili
all’uomo”. I maschi tendono a dare più importanza al possibile
utilizzo degli animali in funzione delle diverse esigenze dell’uomo,
come l’alimentazione o il lavoro nei campi, di quanto non facciano le
femmine. Entrambi invece si trovano d’accordo nell’attribuire agli
animali sentimenti umani e a considerarli parte della famiglia: “Il
mio cane capisce quando sono arrabbiato e mi consola”, “se mangio
qualcosa che mi piace lo faccio assaggiare anche al mio gatto”.
Fonte: Ufficio stampa Cnr 2006
Via Yahoo Salute
LA PREVENZIONE NELLA SCUOLA
Secondo un nuovo studio, se si attuano dei progetti scolastici che
hanno come finalità la prevenzione dei comportamenti violenti, si
ottengono dei buoni risultati. Il miglioramento può essere raggiunto
sia nella scuola primaria che in quella secondaria. Second i
Ricercatori, quello che devono imparare i ragazzi violenti sono
anzitutto le abilità sociali, ovvero ascoltare, pensare ai sentimenti
degli altri, lavorare in gruppo ed essere assertivi e costruttivi.
Secondo Julie Mytton, medico presso la University of the West of
England, molti bambini e ragazzi sono violenti perché non conoscono
altri mezzi per ottenere ciò che desiderano. Mytton e colleghi hanno
voluto studiare gli effetti dei programmi di prevenzione
all'aggressività che si tengono nelle scuole: allo scopo hanno
identificato 56 interventi che avrebbero dovuto ridurre l'aggressività
negli studenti a rischio. Lo studio ha mostrato che questi interventi
sono in grado di produrre degli effetti positivi, seppure modesti.
LA SINDROME DELLE
VACANZE FINITE
Humbelina Robles Ortega, del Dipartimento di Personalità, Valutazione
e Trattamento Psicologico dell'Università di Granada sostiene che la
sindrome delle vacanze finite esprime sotto forma di sintomi fisici
quello che è un disagio puramente psicologico. La stanchezza, la
mancanza di appetito e di concentrazione, la mancanza di sonno, dolori
muscolari, la tachicardia sono i disturbi somatici più frequentemente
lamentati da chi rientra definitivamente dalle vacanze e deve
aspettare un anno prima di poter pensare ad un altro periodo di riposo
dalla routine lavorativa. Dal punto di vista psicologico i sintomi
comportano irritabilità, tristezza, sentimenti tipo 'non-me-ne po'-fregà-de-meno'...
Secondo Robles Ortega, per prevenire questi sintomi, basta suddividere
il periodo di vacanza in più segmenti: questo riduce l'ansia e dà
l'impressione che la vacanza sia più lunga. Occorre poi stabilire un
periodo di ri-adattamento al lavoro, ritornando a casa qualche giorno
prima la fine della vacanza, invece di tornare all'ultimissimo
momento. In questo modo si potrà tornare alle vecchie abitudini,
abbandonando quelle prese in vacanza, come l'andare a dormire tardi o
fare il sonnellino pomeridiano. Occorre inoltre, secondo la
ricercatrice, non attribuire troppa importanza a questi malesseri e
cercare di pensare piuttosto che si è ora in grado di prepararsi per
un nuovo periodo di lavoro e di soddisfazioni.
LA FEMME FATALE
C’è un tipo di donna che, sin dall’antichità spaventa gli uomini: è la
grande seduttrice, la maliarda, la donna fatale, che costituisce, per
il genere maschile, allo stesso tempo un’attrazione e una minaccia. E
questo malgrado gli uomini abbiano avuto, da sempre, il predominio sul
genere femminile Simone de Beauvoir, autrice del libro ‘Il secondo
sesso’, pietra miliare del femminismo, scrisse: ‘La storia ci ha
mostrato che gli uomini detengono da sempre i poteri concreti; dai
primi tempi del patriarcato hanno giudicato conveniente tenere la
donna in stato di minorità; i loro codici le sono ostili; in tal modo
la donna fu posta concretamente come l’Altro’.
Un ‘altro’ misterioso dunque, ma soprattutto pericoloso, per la sua
capacità di attrarre e di distruggere. Di donne temibili e crudeli se
ne trovano già nella Bibbia, con il mito di Lilith, per non parlare
delle arpie nella mitologia greca, delle sirene narrate da Omero, del
mito della Sfinge, della Medusa, fino ad arrivare alla strega
medievale, a Lucrezia Borgia, alla figura settecentesca della Duchessa
de Merteuil, invenzione di Choderlos de Laclos nelle sue “Le relazioni
Pericolose”, alle donne della letteratura romantica come la Carmen di
Mérimée, la Cécily dei Mystères de Paris, la Cleopatra di Gautier, le
donne-vampiro descritte da Masoch e ritratte da Klimt, le femmes
fatales proposte dal cinema.
Un altro mito diffuso di donna pericolosa è la donna castratrice,
simboleggiata dalla vagina dentata: labbra socchiuse che nascondono
denti affilati, pronti ad evirare il pene maschile ed intrappolare la
vittima, dopo che gli si è proposto il piacere. Rimandano a questa
immagine simbolica tute le leggende di animali mitici che minacciano
l’uomo di inghiottirlo: Giona e la balena, Sigfrido e il Drago, Teseo
e il Minotauro, Ercole e l’Idra e così via. “Une femme est un diable”,
affermava Mérimée, ma sarebbe sbagliato dire che tutte le donne siano
state viste dagli uomini come creature diaboliche. C’è infatti un
altro modello femminile, che invece non ha mai provocato timore negli
uomini ed è lo stereotipo della donna virtuosa, asessuata, angelicata.
La donna-santa, che si contrappone alla donna-prostituta. La vergine
può fare paura se decide di rimanere tale, se rifiuta il contatto con
gli uomini: è il caso della strega medioevale, che non avendo mai
conosciuto intimamente un uomo ha deciso di consacrarsi al diavolo.
Molto più recente è lo stereotipo della Femme Fatale, trasposizione
moderna degli antichi miti della Medusa e della Sfinge, cui è seguito,
soprattutto nel cinema, lo stereotipo della Vamp (da ‘vampiro’ ,
termine attribuito inizialmente all’attrice Theda Bara nel film ‘The
Vampire’). La donna-vampiro rappresenta una donna con carattere sadico
e con tratti nettamente psicopatici, che induce simbolicamente ad
uccidere, per succhiare il sangue della vittima (in questo caso
l’uomo).
Calcolatrice, manipolatrice e crudele, la femme fatale usa il sesso
con sfrontatezza, senza riguardo per le convenzioni: è determinata,
capace di usare qualsiasi strategia per ottenere ciò che vuole.
Soprattutto è una donna enigmatica, incomprensibile, inconoscibile.
Del resto, se l’uomo l’avesse potuta conoscere profondamente, non ne
avrebbe più avuto timore, e l’avrebbe sottomessa, come l’altro tipo di
donna. Oggi la donna non ha più bisogno di utilizzare le armi del
mistero e della seduzione per cercare e mantenere il potere attraverso
l’uomo: è colta, impegnata, indipendente e può farcela da sola,
qualsiasi cosa intraprenda. La crisi dell’uomo moderno, le difficoltà
relazionali fra uomini e donne, che tutti conosciamo, ci mostrano che
anche la donna emancipata dei nostri tempo incute timore, più per la
sua intelligenza che per le sue arti fascinatorie. E allora, per
alleviare l’ansia maschile, la donna di oggi deve nascondersi dietro
una maschera di ipersessualità femminile, una sessualità sfoggiata,
ostentata, esibita, che ha lo scopo di rassicurare gli uomini e la
loro virilità. |
LA PRIMA
IMPRESSIONE E' QUELLA CHE CONTA
Ci vuole un decimo di secondo perché una persona esprima un giudizio
su di voi, basandosi sulla vostra fisionomia facciale. Janine Willis
and Alexander Todorov hanno chiesto a degli studenti universitari di
esprimere un giudizio su bellezza, simpatia, competenza, affidabilità,
aggressività di alcune facce di attori, dopo averle guardate per
100ms. I risultati ottenuti sono stati del tutto simili a quelli
ottenuti in un esperimento simile, che si differenziava da quello
descritto solamente perché i partecipanti avevano tutto il tempo che
volevano per esprimere un giudizio sulle persone ritratte nelle foto
che venivano loro date da esaminare. Le piccolissime variazioni
ottenute, nell'osservare le foto più a lungo, avevano due
caratteristiche: 1. i giudizi erano leggermente più negativi; 2
l'autore del giudizio si mostrava più sicuro della sua
interpretazione. Conclusione: per giudicare una persona ci vuole
pochissimo e poi è difficile cambiare idea. La prima impressione
insomma è quella che conta.
STRATEGIE DI GUERRIGLIA NELLA COPPIA
Vi sono alcuni individui che mettono deliberatamente in atto delle
strategie manipolatorie nei confronti del partner, per poter avere il
ruolo dominante nella coppia.
Ne indichiamo alcune:
Strategie per disorientare:
Sono delle strategie che prevedono autocontraddizioni, ottenibili
mediante l'utilizzo di definizioni paradossali, come quello della
persona che dice : ‘io non ti sto dicendo la verità’.
E allora? Sei sincero nel dirmi che stai mentendo o menti quando mi
dici la verità?
Analogo è il caso del classico ‘io scherzo sempre…’ Scherzavi nel dire
ciò che dicevi o scherzi adesso, nel dirmi che stavi solo scherzando?
La confusione, come si vede, è totale.
Altro esempio: ‘se anche io ti dico di fare il contrario, tu DEVI fare
questo' Oppure: 'non devi fare quello che dico io, DEVI dare quello
che vuoi'. Ma come si fa a fare ciò che si vuole se qualcuno te lo ha
imposto? Se tu mi obblighi a disubbidire, cosa devo fare?
Con queste strategie si mette il coniuge in una situazione di
subordinazione, richiedendo all’altro di comportarsi come se il
rapporto fosse in una situazione di parità (coppia simmetrica), mentre
invece non lo è, altrimenti non ci sarebbe bisogno che uno dei due
coniugi ingiungesse all’altro di comportarsi ‘come se’. L’altro si
trova quindi a vivere una condizione di confusione, di inautnticità,
per cui qualunque cosa faccia, sicuramente la sbaglia.
Strategie per colpevolizzare
Qui le tattiche sono dirette ad accusare l’altro di essere
responsabile di tutte le situazioni sgradevoli. Per fare questo il
coniuge stratega mostra di ritenersi indenne da colpa, parte per primo
nelle accuse, cerca testimonianze a suo favore presso parenti o amici.
Lo stratega nega ogni responsabilità propria, addossa tutte le colpe
all’altro, presenta le proprie impressioni come accadimenti reali
anche attraverso testimonianze a lui favorevoli. E' difficile attuare
delle controstrategie: la cosa migliore da fare è cercare di mettere
il partner nella condizione di assumersi realmente delle
responsabilità, di cui non possa poi facilmente scaricarsi (niente
consigli, niente soluzioni condivise: deve decidere tutto lui/lei)
Un'altra strategia che tende ad accusare l'altro, completamente
diversa dalla precedente, si ha quando lo stratega tende a rendersi
vittima dell’altro, aizzandolo all’aggressione. Questi individui si
comportano come quelli che vanno in giro con un cartello nel quale c’è
scritto: ‘per favore non prendetemi a calci’! Leggendo questo
cartello, anche chi non avrebbe mai pensato di fare una cosa del
genere, prende in considerazione tale possibilità. E allora? Chi è la
vittima e chi è il carnefice ?
In questo modo gli avvenimenti che appaiono casuali, sono in realtà
preordinati e manipolati dalla vittima. Prendete quelle ragazze che
vanno in giro con una maglietta in cui vi sia scritto ‘per favore non
toccatemi il seno!... Cosa vi aspettate che succeda?
In questo caso va dunque smascherato il processo di vittimizzazione,
non assumendo per sé il ruolo dell’aggressore.
Strategie per imbarazzare
Con queste strategie, la vittima viene messa in un continuo stato di
ansia, perché teme che il partner possa dire o fare da un momento
all’altro qualcosa di imbarazzante. Queste strategie sono usate
soprattutto da coloro che usano l’umorismo e la battuta ironica o
sarcastica con facilità. La vittima avverte naturalmente il messaggio
ostile, ma dal momento che è scherzoso non ha molti strumenti per
difendersi, a meno che lei stessa non usi la stessa arma
dell’umorismo, il che non è sempre facile: sembra infatti che due
persone spiritose difficilmente si mettano insieme…
Strategie per far uscire dai gangheri
Una di queste è ignorare il partner nelle discussioni, assumendo un
atteggiamento di superiorità. Il suo gioco è quello di non giocare,
mostranosi più schifato che arrabbiato.
Le controstrategie sono essenzialmente di tre tipi:
- abbandonare il campo, cioè andarsene: facile in sé, ma difficile per
le conseguenze che comporta;
- smascherare lo stratega: difficilissima, perché richiede un
temperamento calmo e riflessivo;
- reagire con umorismo: più facile di tutte, purché si sia capaci di
ironia ed auto-ironia. Chi non ne è capace però può sempre imparare...
PERCHE' CI SI
SPOSA, PERCHE' CI SI SEPARA
Molti matrimoni, apparentemente nati sotto la buona stella di un
grande amore, si concludono poi con una separazione traumatica, dove i
due coniugi sembrano non riconoscersi più a vicenda, essendosi
rapidamente trasformati da persone ‘meravigliose’ a persone ‘odiose’.
Come può succedere una cosa del genere?
Ci si sposa (o si decide di convivere) per vari motivi, fra cui quello
di avere una promozione a livello sociale, di sentirsi a pieno titolo
delle persone che hanno terminato il loro processo di formazione e
sono entrate a pieno titolo nell’età adulta. Negli ambienti più
tradizionali poi, si opta ancor oggi per il matrimonio tradizionale,
che è il più antico e universale rito di passaggio verso l’età adulta.
Sposandosi infatti, ci si emancipa rapidamente dalla famiglia
d’origine e ci si può permettere di avere una vita sessuale, non solo
accettata socialmente, ma addirittura incoraggiata. Quando ci si sposa
o si va a convivere si spera, evidentemente, di costruire con il/la
partner una buona intesa di coppia e trovare così serenità,
equilibrio, tranquillità. La ‘bontà’ del/la partner riguarda vari
fattori: l’attrazione sessuale che si prova nei suoi confronti, le
qualità del suo carattere, in molti casi anche fattori più materiali,
come la posizione sociale ecc. A volte la scelta matrimoniale viene
compiuta per semplice conformismo sociale: perché lo fanno tutti gli
amici, oppure per legalizzare un’unione dopo un periodo di convivenza,
perché ci si ritrova in attesa di un figlio, per dare una prova
d’amore all’altro, per rispetto delle convenzioni sociali e religiose
e perfino, come molti dichiarano, per ricevere dei regali, o una casa
in cui vivere, da parte dei genitori o dei suoceri. La motivazione
centrale di una coppia che decide di sposarsi è quella di trascorrere
del tempo insieme, creare un’unione stabile, mettere al mondo dei
figli. Queste almeno le motivazioni consce. E’ difficile accorgersi di
quanto le proprie preferenze siano in gran parte culturalmente
determinate e le scelte tengano conto delle aspettative che i membri
del proprio gruppo sociale hanno nei propri confronti. Ma il più forte
condizionamento viene dall’introiezione delle figure primarie di
attaccamento e da una sorta di coazione a ripetere, che spinge a
ricercare antiche sensazioni nella nuova unione.
’Il matrimonio è la tomba dell’amore’ si dice, ed in molti casi è
davvero così: la vita in comune, la troppa intimità, le preoccupazioni
economiche e lavorative, la nascita e l’educazione dei figli, la
scomparsa di qualsiasi senso di mistero nel partner, il suo eccesso di
disponibilità e presenza producono assuefazione e con essa fastidio e
noia. Molti partner inoltre diventano molto critici nei confronti
dell’altro, per cui le liti sono frequenti, scoprono nel partner dei
difetti che non avevano immaginato. Tutto perde di valore: il progetto
matrimoniale, il partner, sé stessi. Molte persone si sentono
intrappolate nel rapporto matrimoniale, manipolate dall’altro, che
viene vissuto come oppressivo e limitante. Chi è concentrato infatti
sui suoi bisogni, sull’esigenza di crescita personale, può sentirsi
via via diverso, maturato, cambiato, e dunque allontanarsi dalla
figura del partner, sentito sempre più lontano, con il quale diventa
difficile perfino la comunicazione: ciascuno finisce per fare una
propria vita indipendente, che poi porta al desiderio o all’esigenza
della separazione. Per molti, al centro della discordia coniugale sono
i rapporti sessuali, che diventano abitudinari e sempre meno
soddisfacenti. L’aria di conflitto perenne, la scarsa comunicazione,
la limitata soddisfazione nei rapporti porta così a cercare delle
evasioni extraconiugali, che a loro volta sono foriere di ulteriori
litigi ed incomprensioni. E così da partners ‘buoni’ si diventa ‘cattivi’,
senza spesso neanche capire fino in fondo quali siano stati gli strani
meccanismi e reazioni che hanno modificato questa delicatissima
alchimia, che è l’amore.
LEGGERE AI
FIGLI LI RENDE PIU' INTELLIGENTI
Chi ha detto che è tempo sprecato leggere libri ai bambini piccoli?
Helen Raikes e colleghi hanno chiesto a 2.581 madri di famiglie
povere, quante volte avevano letto qualcosa ai loro figli, quando essi
avevano 14-24 e 36 mesi. Si è visto così che i bambini cui veniva
letto qualcosa giornalmente o diverse volte alla settimana,
conoscevano molte più parole dei loro coetanei cui non veniva letto
nulla. Certamente va detto anche che, se i genitori leggono ai figli
delle storie, è abbstanza probabile che a loro volta siano dei lettori
e dunque abbiano un vocabolario più esteso, dal quale i loro figli
possono attingere ed imparare. I ricercatori però hanno fatto un'altra
scoperta interessante: i bambini che ascoltavano le letture dei
genitori a 24 mesi avevano un vocabolario più ricco di quelli che
ascoltavano le letture a 36 mesi, e questo indipendentemente da quante
volte poi essi abbiano ascoltato le letture dei genitori in altre età.
Un'altra scoperta della ricerca è che, in ogni caso, i bambini cui
venivano letti dei libri avevano più strumenti cognitivi degli altri.
Secondo la ricercatrice Helen Raikes della Nebraska-Lincoln university
occorre iniziare a leggere ai propri figli molto prima di quanto si è
ritenuto finora. Invece si legge ai figli solo in tre casi: se le
madri hanno una buona cultura, se i figli sono primogeniti o femmine.
STALKING
Un fenomeno di violenza in realtà antico, è stato codificato di
recente con il termine 'stalking' (dall'inglese to stalk, 'fare la
posta', usato ad esempio quando si va a caccia). Consiste in ripetuti
comportamenti di controllo e molestie su una vittima designata. I
comportamenti di stalking si distinguono in indiretti (telefonate,
invio di e-mails, pedinamenti, appostamenti, distruzione di oggetti
che appartengono alla vittima, uccisione dei suoi animali domestici
ecc.) e diretti (vicinanza fisica in pubblico, condotte minacciose a
distanza ravvicinata).
La vittima che subisce questi atti si sente privata anzitutto della
libertà psicologica, oltre che fisica, soprattutto se queste
attenzioni del suo persecutore sono ossessive, non gradite e generano
in lei fastidio e preoccupazione. I primi casi osservati di stalking
hanno riguardato, specie nel mondo anglosassone, personalità dello
spettacolo, ma ora sono in crescita le richieste di aiuto anche da
parte di persone comuni soprattutto donne, tormentate da telefonate,
lettere d’amore non gradite, ma anche minacce o aggressioni, nella
vita privata come nel posto di lavoro. Solo raramente il fenomeno
riguarda persone con problemi psichiatrici e manifestazioni deliranti:
i comportamenti dello stalker nascono piuttosto da lucidi desideri di
vendetta o di controllo sulla vita della vittima, magari per
recuperare una relazione ormai finita, oppure per allontanare la
vittima dalla frequentazione di un nuovo partner, per convincerla a
cambiare determinate scelte. Altre volte si tratta di molestatori
sessuali abituali o di corteggiatori maldestri, che non si rendono
conto di essere invadenti e inopportuni.
Perché vi sia “stalking” le minacce, i pedinamenti e le molestie
devono durare per un periodo minimo di quattro settimane e replicate
per un numero minimo di dieci manifestazioni. I comportamenti devono
essere consapevoli, intenzionali e ripetuti.
LE ESPERIENZE
NEGATIVE LASCIANO IL SEGNO
Uno studio della School of Psychology presso la University of
Leicester rivela che mentre alcune persone possono diventare più dure
e ciniche dopo aver affrontato delle avversità, la maggior parte
diventa più facilmente manipolabile. Lo studio è stato realizzato da
Kim Drake sotto la supervisione di Ray Bull e Julian Boon e ha
coinvolto 60 partecipanti. Le “esperienze negative” considerate sono
state: gravi malattie o incidenti personali o a familiari e amici,
difficoltà al lavoro, episodi di bullismo a scuola, problemi nelle
relazioni interpersonali, furti, divorzio dei genitori, morte di
parenti o amici. “Le persone che hanno avuto esperienze negative nel
periodo dell’infanzia e dell’adolescenza sono più propense a credere a
informazioni fasulle, nel breve periodo sono più suggestionabili, e
sono facilmente ingannabili cosa che avrebbe un impatto nelle future
scelte di vita. Inoltre, sentono molto di più la pressione
dell’opinione degli altri”, racconta Drake. “La maggior parte delle
persone”, continua il ricercatore, “imparerebbe da queste esperienze a
dubitare della propria capacità di giudizio. In sostanza apprenderebbe
a non fidarsi delle proprie azioni, giudizi e decisioni a causa del
fatto che la maggior parte delle volte queste azioni hanno portato
conseguenze spiacevoli”. Al contrario, le esperienze positive sembrano
rafforzare la fiducia in sé stessi e nel proprio agire. I genitori
giocano un ruolo determinante nell’insegnare come reagire alle
avversità e come mantenere una mentalità positiva e un giusto grado di
fiducia in sé stessi. Farsi suggestionare nelle scelte di vita può
significare non scegliere il meglio per la propria salute e il proprio
benessere, non credere nelle proprie idee può voler dire soccombere a
quelle degli altri.
Fonte: University of Leicester Press Release via Yahoo Salute
(Giu 06)
STRESS E GRAVIDANZA
Alcuni ricercatori hanno riscontrato che forti livelli di stress
possono ridurre la fertilità femminile alterando il ciclo mestruale ed
in alcuni casi impedendo completamente l'ovulazione. Uno studio
condotto su donne che non avevano avuto il ciclo regolare negli ultimi
sei mesi ha scoperto che la psicoterapia ha avuto su di loro un
effetto sorprendente, riducendo lo stress e recuperando la fertilità
nell'80% dei casi. Secondo gli scienziati, il 5-10% delle donne
sperimenta una mancanza di ciclo mestruale in determinati periodi, a
volte per scarsa nutrizione, a volte per eccesso di esercizio fisico.
Un numero assai maggiore di donne inoltre sperimenta alterazioni del
ciclo senza esserne consapevole, e questo determina una riduzione
della fertilità. La professoressa Sarah Berga, che ha condotto lo
studio presso la Emory University di Atlanta, Georgia, ha detto che la
psicoterapia può essere una valida alternativa ai costosi e spesso
complessi trattamenti dell'infertilità. Secondo la dottoressa, molte
donne che non riescono ad avere figli, cercano di distrarsi andando in
palestra, aumentando l'esercizio fisico, ma questo non fa che
aumentare anche il livello di stress dell'organismo e dunque peggiora
la situazione. Certamente la soluzione non è nemmeno quella di
lasciarsi andare all'ozio più completo nella propria casa: anche
questo è un fattore di stress.
Parlando al meeting annuale della European Society of Human
Reproduction and Embryology a Praga, la Professoressa Berga ha
dichiarato che spesso le donne che soffrono di forti livelli di stress
non ne sono consapevoli, non lo notano. Le donne utilizzate per questo
studio non ammettevano ad esempio di essere stressate ed erano troppo
prese dal loro lavoro e dai risultati che questo produceva sulla loro
autostima.
La Barga sta ora studiando un campione composto di 2.000- 4.000 donne
per provare i risultati ottenuti sul suo campione, anche su una più
larga scala.
Fonte: The Guardian
(GIU 06)
LA NUZIALITA' IN ITALIA
Secondo recentissimi dati ISTAT, nel 2005 vi sono stati più di 250
mila matrimoni, valore invariato rispetto al 2004 anche in rapporto
alla popolazione con un tasso di nuzialità fermo al 4,3 per mille. Dal
punto di vista territoriale le differenze tra le varie regioni
rimangono invariate: nel Mezzogiorno si stima una nuzialità più alta
(4,8) rispetto al Centro (4,6) e al Nord (3,8). In particolare,
Campania (5,4) e Sicilia (4,8), per il Mezzogiorno, e il Lazio (5,2),
per il Centro, sono le regioni dove si contrae il maggior numero di
matrimoni in rapporto alla popolazione. Sul fronte opposto si rilevano
invece bassi livelli di nuzialità nelle regioni del Nord-est, con in
testa Emilia- Romagna (3,5) e Friuli-Venezia Giulia (3,6). Che nella
prima metà dell’attuale decennio il comportamento nuziale stia
attraversando una fase di stasi, che interrompe di fatto la tendenza
alla continua contrazione evidenziatasi nel corso degli anni ’90, ma
che non mostra alcuna chiara inversione di rotta (come sta avvenendo
invece per i comportamenti riproduttivi), lo si evince anche prendendo
in esame il tasso di nuzialità totale suddiviso per genere. E’
opportuno ricordare che le statistiche sulla nuzialità qui riportate
fanno riferimento alla popolazione presente, ovvero al luogo di
celebrazione del rito nuziale e non a quello di residenza degli sposi.
In alcune realtà territoriali i tassi possono risultare influenzati
dal cosiddetto “turismo nuziale”.
Fonte ISTAT
(Maggio 06)
IL MATRIMONIO: UNA
DEFINIZIONE
Vita in comune tra persone di sesso diverso che articola al suo
interno la soluzione di alcune esigenze fondamentali della società,
quali la necessità di esogamia, la proibizione dell'incesto, la
regolamentazione dell'attività sessuale e la divisione dei compiti.
Ciò spiega la diffusione del matrimonio e la sua importanza sociale,
che pongono questo rapporto al centro di numerosi studi antropologici
e sociologici.
Dal punto di vista psicologico, il matrimonio si inserisce nel
processo dell' evoluzione psichica considerata sotto il profilo
dell'individuazione e della coesione che sono in un rapporto
inversamente proporzionale, per cui ad una diminuzione di coesione
corrisponde un aumento di individuazione.
Quando l'individuazione ha raggiunto un sufficiente livello di
maturità e non è più semplice separazione reattiva dagli altri e
quando la coesione si è evoluta da bisogno simbiotico a bisogno
dell'altro in quanto altroi, allora si creano le condizioni di
mutualità, in cui i membri dipendono l'uno dall'altro per lo sviluppo
delle rispettive potenzialità.
Tratto da : Galimberti U., Dizionario di Psicologia, De Agostini
GLI INUTILI CONFLITTI
Le persone che sentono di avere opinioni diverse, su qualsiasi
argomento, tendono ad esasperare i propri punti di vista, per
mostrarsi differenti, alternative, rispetto ad altri soggetti o gruppi
che sostengono idee diverse. Lo vediamo ad esempio in politica, ma è
la stessa cosa nei conflitti che riguardano la famiglia e la coppia.
Il conflitto esasperato fa si che si veda nell’altro, o negli altri,
solo un nemico o dei nemici che mettono a rischio i valori
fondamentali, fondanti, della propria personalità, del proprio gruppo
sociale, o dello schieramento politico cui si appartiene: il sentirsi
minacciati porta ad una reazione e ad una radicalizazione delle
differenze.
In realtà, tra persone e gruppi appartenenti a posizioni differenti o
anche opposte, le ricerche di psicologia sociale ci hanno dimostrato
che molti sono i valori trasversali condivisi, i quali spesso tendono
invece ad essere minimizzati, per poter amplificare le differenze e
dunque la scelta radicale fra una posizione o l’altra.
Accade così che, per effetto della coesione difensiva, tutte le
energie della persona o del gruppo si scaglino contro un elemento
esterno, reale o virtuale, sentito come minaccioso.
Perché lo si fa? La ragione è semplice: in questo modo le persone o i
gruppi riescono a ritrovare al loro interno la possibilità di
soddisfare i propri bisogni di appartenenza o di affiliazione, con
rimozione delle proprie tensioni interne, che vengono così riferite ad
un oggetto esterno, percepito come persecutore o minacciante. Se un
gruppo si oppone ad un altro poi, questo atteggiamento alimenta la
coesione dei singoli all’interno del gruppo, minimizzando le
reciproche differenze.
Nei conflitti di ogni tipo, il difetto risiede quasi sempre nella
comunicazione: non si riesce ad accettare il confronto, non si ascolta
l’altro, non si cerca di capire le sue ragioni. Ciascuno vede
nell’altro (o negli altri) solamente una minaccia per i propri valori,
gelosamente conservati e mai discussi e così non si riesce a capire
che a volte quei valori sono condivisi, dall’altro o dagli altri,
anche se vengono espressi con parole diverse, o attraverso modalità
differenti di realizzazione.
Il suggerimento che viene dalla psicologia è dunque quello di non
combattere battaglie inutili e devastanti sui valori, ma cercare,
attraverso un reciproco sforzo di comunicazione, di partecipare alla
messa a punto di progetti comuni, reali e tangibili, anziché
concentrarsi sul vissuto di minaccia, sulla sensazione che vengano
messi in dubbio i propri valori.
I valori insomma sono una cosa, la vita sociale è un’altra: occorre
concentrarsi sui progetti e non sulle idee: del resto, le idee non
possono essere giuste o sbagliate ed è difficile capire chi ha un’idea
migliore dell’altra; i progetti realizzati invece, producono effetti
sulla realtà e sono più facilmente valutabili da un punto di vista
oggettivo e, dunque, migliorabili.
LE DONNE
PREFERISCONO LO STIPENDIO FISSO
Il fatto che in media le donne guadagnino meno degli uomini non è
sempre il risultato di una discriminazione: infatti, se viene data
loro la possibilità di scegliere tra un salario fisso ed uno basato
sui risultati, le donne scelgono il primo, anche se capiscono che
nell'altro modo probabilmente guadagnerebbero di più. Questi i
risultati di uno studio condotto dall'Università di Bonn.
Lo studio ha riguardato 119 uomini e 121 donne. Nell'esperimento
condotto, solo il 44% delle donne hanno scelto di legare il guadagno
ai risultati, contro il 68% degli uomini. Ecco perché, spiegano i
ricercatori, il 33% delle donne tedesche lavora nel pubblico, dove lo
stipendio è basso ma sicuro e solo il 21% degli uomini lavorano in
questo settore.Gli uomini insomma, sembrano più preparati
nell'assumersi dei rischi.
E' possibile leggere la versione completa dell'esperimento, in lingua
inglese, a questo indirizzo: ftp://ftp.iza.org/dps/dp2001.pdf
E' LA CULTURA CHE SALVA LA
VITA
Nell'ultimo numero della rivista Journal of the American Medical
Association, Michael Marmot, un epidemiologo dell’International
Institute for Society and Health inglese che da anni si occupa del
rapporto tra salute e società, sostiene che sicuramente c'è una
correlazione positiva fra livello sociale e qualità della vita, ma il
motivo non è legato alla ricchezza, quanto al “capitale sociale” della
persona, cioè alla sua cultura.
La cultura fornisce insomma i mezzi intellettivi per essere critici e
giudiziosi rispetto alle scelte da fare per preservare la propria
salute. Questo è vero in Europa, dove uno stato sociale più presente
garantisce a tutte le persone lo stesso accesso alle cure pubbliche,
ma persino negli Stati Uniti ,dove la Sanità ha una grossa componente
privata.
Fonte: Marmot M. Status Syndrome: a challenge to medicine. JAMA
2006;295:1304-6.
Fonte: Yahoo Salute
Apr 06
MINORI IN VIDEOGIOCO
Dalla ricerca “Minori in videogioco” del Centro Minori e Media
presentata a Firenze, è emerso che il 40 per cento dei ragazzi
italiani gioca ai videogame fino a tre ore al giorno e la metà gioca
da solo.
Fra i dati emersi dalla ricerca:
– la fascia intermedia dei minori (14-15 anni) gioca di più, sia
rispetto ai più giovani (11-13), sia rispetto ai più vecchi (16-18)
– le differenze di sesso circa lo strumento usato per giocare (pc,
playstation, game boy...) sono molto meno marcate di quanto si
prevedesse, invece il genere influenza di più il tipo di gioco
preferito (i ragazzi preferiscono sport e combattimento, le ragazze
avventura)
– i giochi di strategia e di ruolo sono preferiti dai più adulti
(16-18 anni), mentre avventura e combattimento sono preferiti dai più
giovani
– 1 ragazzo su 4 ha giocato on line con estranei ed alcuni di loro
hanno poi incontrato le persone conosciute on line
– oltre il 5 per cento ritiene che non si crei mai dipendenza
– la maggioranza (47 per cento) ritiene che si diventa dipendenti
giocando più di 6 ore al giorno
– il 14 per cento pensa che ci vogliano più di 10 ore al giorno per
diventare dipendenti
– il 12 per cento ritiene che ci vogliano più di 14 ore al giorno.
Fonte: Ufficio stampa Centro Minori e Media 2006
Via Yahoo Salute
ANZIANI SPOSATI,
ANZIANI PIU' SANI
Anziani felicemente sposati = Anziani più sani
Anna Phillips ed i suoi collaboratori della Università di Birmingham
in Inghilterra, hanno condotto un’indagine su 184 persone (80 uomini,
104 donne) di età superiore ai 65 anni d'età.
Si sapeva già che, per il benessere degli anziani, è necessario
preservare il buon funzionamento del sistema immunitario (favorito
dalla condizione di vivere in coppia).
Ora, con questo studio, pubblicato sulla rivista Brain, Behaviour, and
Immunity, è emerso che perfino l’efficacia del vaccino antinfluenzale
migliora negli anziani quando vivono un buon rapporto matrimoniale.
Gli anziani partecipanti alla ricerca sono stati tutti vaccinati
contro i tre ceppi di influenza. A 1 e a 12 mesi dalla vaccinazione
sono stati poi sottoposti ad analisi del sangue per misurare il
livello di anticorpi contro i ceppi di influenza per cui erano stati
vaccinati.
Nel contempo è stato somministrato loro un questionario per misurare
il livello di stress di ciascuno e registrare eventi quali un lutto in
famiglia o tra gli amici stretti.
È emerso che, se ad esempio avevano vissuto la tragedia di un lutto,
avevano copertura immunitaria ridotta del 69 per cento contro uno dei
ceppi influenzali, dell’83 per cento contro un altro.
Gli individui non sposati o vedovi avevano il 74 per cento in meno di
anticorpi specifici contro i virus influenzali rispetto a individui
con una relazione coniugale soddisfacente.
Secondo Stewart Neufeld, dell’Institute for Gerontology alla Wayne
State University, è possibile che il lutto abbia un effetto negativo
sulla risposta del sistema immunitario degli anziani perché di solito
si risponde ad esso adottando, anche solo temporaneamente, abitudini
di vita scorrette quali sedentarietà e cattiva alimentazione, ma i
ricercatori britannici controbattono che la carica di anticorpi
antinfluenzali è marcatamente influenzata dal lutto anche quando si
pesano fattori come il livello individuale di sedentarietà e le
abitudini alimentari. Inoltre, tutti gli anziani coinvolti nello
studio avevano abitudini di vita sane.
Questi risultati, hanno dunque concluso gli studiosi, dovrebbero far
riflettere sulla necessità di un supporto psicologico agli anziani che
subiscono un lutto per aiutarli a superare l’evento, proteggendo al
tempo stesso il loro stato di salute.
Fonte: Phillips AC et al. Bereavement and marriage are associated with
antibody response to influenza vaccination in the elderly. Brain,
Behaviour, and Immunity 2006; 20(2) via Yahoo Salute
L'AMORE
In psicologia il sentimento dell’amore è stato definito secondo varie
chiavi di lettura.
Ad esempio è stato considerato il modo cui ricorre la personalità
inadeguata, che cerca nel partner gli ideali a cui tiene ma che non è
stata in grado di realizzare. In questo cas l’amore dà origine ad una
dipendenza nei confronti dell’amato/a e la sua funzione è,
eminentemente, quella di un rimedio contro l’ansia.C’è anche una
lettura dell’amore come sviluppo naturale della personalità adeguata,
per cui in cui c’è il rispetto per la libertà dell’altro e per le
rispettive autonomie: l’amore non è dettato dal bisogno di
acquisizione, ma da una sorta di sovrabbondanza oblativa
L’amore-passione è quello connotato da un forte eccitamento sessuale,
che di frequente si riscontra nelle fasi iniziali dell’amore e che
verrà poi sostituito dall’amore-stima, che si alimenta di familiarità
e vicinanza, ma anche di riconoscimento dei valori espressi dalle
reciproche personalità.
Altre distinzioni sono nelle caratteristiche di alcune componenti
dell’amore:
L’agape è una forma d’amore diretta verso l’altro, per favorirne
sopravvivenza e benessere, senza attendere in cambio particolari
gratificazioni. Corrisponde all’amore altruistico, ad esempio quello
dei genitori verso un figlio.
L’affetto, che ha le sue radici nel primitivo attaccamento del bambino
alla madre ed il cui proseguimento è la richiesta di vicinanza
dell’altro e di familiarità.
La philia, basata sull’aspettativa di una reale gratificazione da
parte dell’altro, che si intende ricambiare. E’ un amore che si nutre
di ammirazione, di sostegno e di attribuzione di qualità positive
all’altro.
L’eros che ha la sua radice profonda nel desiderio sessuale, che
genera desiderio di possesso e di esclusività, non disgiunto
dall’idealizzazione dell’amato e da una tendenza al dominio totale su
di lui.
Fattori costitutivi dell’amore (o costellazioni, come le chiama
Sternberg):
l’intimità, che implica i sentimenti di vicinanza, unione, legame,
tipici dei rapporti amorosi.
La passione che ha il suo centro nella sessualità e da cui si
irradiano attrazione e idealizzazione.
La decisione cioè la determinazione ad amarsi nel breve periodo e la
determinazione a continuare a farlo nel tempo.
Ognuna di queste componenti esercita un’influenza sulle altre, per cui
un cambiamento nello schema dell’impegno ha conseguenze profonde
sull’intimità e la passione, così come un forte stimolo passionale
indurrà a cercare soddisfazioni nel breve termine, lasciando sullo
sfondo decisioni a lungo termine.
LITIGARE IN MODO SANO
E’ assolutamente necessario, per le coppie, imparare a litigare in
modo sano.
Uno studio condotto su 150 coppie in buona salute, ma non più
giovanissime (età media sui 60 anni), condotta dal Professor Tim Smith
e da altri psicologi della University dello Utah, presentata a Denver
durante il meeting annuale dell’ American Psychosomatic Society, ha
scoperto che le donne che hanno un atteggiamento ostile nei confronti
del partner hanno maggiori possibilità di ammalarsi di aterosclerosi(indurimento
delle arterie coronarie), specialmente se condividono questo
atteggiamento ostile con il marito. Insomma, ammonisce Smith "Una
relazione di scarsa qualità è un fattore di rischio per un disturbo
cardiovascolare."
Lo studio è durato dal 2002 al 2005 ed ha riguardato 150 coppie
sposate con almeno un membro tra i 60 ed i 70 anni, mentre l’altro
doveva avere non più di cinque anni di meno o di più. I partecipanti
non avevano già avuto una diagnosi di disturbo cardiovascolare e non
stavano prendendo farmaci per curare questo problema.
Ad ogni coniuge sono stati dati 150 dollari ciascuno per partecipare,
oltre a un bonus di 300 dollari per fare degli accertamenti medici
sulle arterie coronarie – le arterie che alimentano il muscolo
cardiaco e che possono causare un attacco di cuore quando sono
bloccate
Ogni coppia ha dovuto scegliere un argomento –soldi, parenti, figli,
vacanze, faccende domestiche – sul quale spesso erano in disaccordo.
Poi, mentre erano tranquillamente seduti su comode poltrone, vis-a-vis,
ma divisi da un tavolo, ogni coppia ha parlato dell’argomento scelto
per 6 minuti, mentre erano ripresi da una telecamera.
Espressioni come ‘sei così stupido certe volte’, oppure ‘non voglio
che che fai così, voglio che fai come ti dico io’ sono stati
codificati dai ricercatori come comportamenti ‘ostili’ o ‘dominanti’.
Al contrario, un espressione di sottomessione era quello di chi diceva
‘si, è una buona idea, facciamo così’.
Le coppie sono state generalmente calme nel discutere fra loro, anche
se in alcuni casi hanno mostrato un atteggiamento molto ostile. I
Ricercatori hanno desunto che questo doveva anche essere
l’atteggiamento che queste coppie avevano anche a casa loro.
Due giorni dopo la discussione, ogni coppia si è sottoposta a visita
cardiologia.
Risultati:
Più le donne avevano fatto dei commenti ostili durante la discussione,
più presentavano segni di calcificazione alle arterie. Ancor di più se
il marito si era mostrato altrettanto ostile.
La gravità di indurimento delle arterie non riguardava l’atteggiamento
dominante della moglie o del marito nelle donne esaminate, così come
non c’era relazione, per gli uomini, fra la severità della malattia e
l’ostilità con cui i coniugi si erano parlati.
I mariti che si erano mostrati più dominanti, o le cui mogli avevano
mostrato questo comportamento, erano più a rischio di altri uomini di
avere le arterie maggiormente indurite.
In ogni caso, l’ostilità durante le dispute coniugali è stata peggiore
per i cuori delle donne, mentre cercare di controllare il proprio
comportamento nelle liti si è dimostrato un pericolo per gli uomini.
In conclusione, lo studio dimostra che agli uomini converrebbe
litigare senza cercare di controllarsi troppo, mentre alle donne
converrebbe mostrare di meno la propria ostilità. O meglio,
converrebbe ai loro cuori.
I disaccordi sono inevitabili, dice Smith, ma dovremmo fare attenzione
a cercare di litigare in un modo ‘sano’.
Fonte: University of Utah Public Relations
Mar 06
AMORE E ALTRUISMO
Negli USA è stato condotto uno studio sull’altruismo da parte della
Università di Chicago
e si è visto che le persone che in genere provano forti sentimenti di
amore per gli altri hanno più possibilità di stabilire delle relazioni
d’amore forti e durature con il/la proprio/a partner. Le domande erano
del tipo’ preferirei soffrire io piuttosto che vedere soffrire la
persona che amo’ oppure ‘sono contento/a di fare dei sacrifici per
permettere alla persona che amo di realizzare i suoi desideri’.
Tra le persone che hanno risposto meno positivamente a queste
affermazioni, il 50% ha definito il proprio matrimonio ‘molto felice’,
mentre tra i più altruisti sono state ben 67 persone su cento a
dichiararsi ‘felicemente sposate’. Si è visto poi che le persone
sposate tendono ad essere più altruiste dei ‘mai sposati’ (40% contro
20%), mentre i divorziati ed i separati erano altruisti solo nel
26-28% dei casi.
La relazione fra amore e comportamento altruistico viene forse dalla
possibilità di poter apprezzare l’amore in un matrimonio sano e
riflette il legame fra matrimonio e amore, come è insegnato da molte
religioni, fra cui quella cattolica. La religione infatti promuove
l’altruismo, come ha dimostrato lo studio; in particolare, le persone
che pregano ogni giorno sono più propense ad atti altruistici di
quelle che non pregano mai (77 volte all’anno, contro 60 volte).
Le persone, anche ideologicamente distanti, sono più disponibili che
in passato all’empatia e all’altruismo. A dichiararsi sensibili ai
problemi delle persone meno fortunate sono stati il 5% in più del
2002: l’incremento di altruismo è forse dovuto al periodo storico che
stiamo vivendo, ai suoi eventi negativi.
Altre conclusioni dello studio:
- Le donne hanno maggiori sentimenti di empatia degli uomini;
- I bambini che crescono con entrambi i genitori hanno maggiori
opportunità di sviluppare dei sentimenti di empatia;
- I bambini che hanno meno di tutti la possibilità di sviluppare
empatia sono quelli cresciuti dal solo padre;
- La situazione economica familiare non influisce su altruismo e
empatia.
(FEB 06)
IL NIDO VUOTO
Uno studio della Florida State University (professor Robin Simon e
Ranae Evenson Vanderbilt University's) ha scoperto che i genitori
presentano livelli molto più alti di depressione rispetto ad altri
adulti di pari condizione che non hanno figli. Questi sintomi
depressivi, oltre tutto, non scompaiono quando i figli crescono e se
ne vanno di casa.
I ricercatori ipotizzano che i genitori restino coinvolti nella vita
dei loro figli e che continuino ad interessarsi a loro anche quando se
ne sono andati di casa. E questo ha un costo emotivo molto
consistente. Le preoccupazioni per i figli riguardano gli aspetti
sociali, fisici, economici, emotivi; il loro benessere, la loro
autorealizzazione.
Lo studio, pubblicato sull ‘American Sociological Association's
Journal of Health and Social Behavior, ha anche rilevato che I
genitori di figli adulti (sia quando vivono in casa, sia quando si
sono fatti una vita propria) ed I genitori che non hanno la custodia
dei loro figli minorenni sono quelli che hanno maggiori sintomi di
depressione.
Dunque, questo significa che I genitori che vivono con I loro figli
minorenni (biologici, adottati, figli dell’attuale partner) hanno meno
sintomi di depressione: una scoperta che contraddice la credenza che i
genitori ai quali vengono affidati i figli dopo un divorzio siano
quelli che vivono il maggiore stress.
I genitori sposati inoltre, sono meno depressi dei non sposati e gli
effetti della genitorialità sulla depressione riguardano in ugual
misura sia gli uomini che le donne.
Il problema che i ricercatori evidenziano è l’assoluta solitudine che
circonda i papà e le mamme dei nostri giorni: se fanno bene possono
essere contenti di sé, ma se sbagliano non sanno a chi chiedere aiuto.
Probabilmente la soluzione potrebbe essere quella, dicono i
ricercatori, di rivolgersi ai servizi sociali.
(feb 06)
I SEGRETI DEI MARITI FELICI
Scott Haltzman, docente di psichiatria alla Brown University ha appena
pubblicato un libro che sta facendo scalpore in America: «The Secrets
of Happily Married Men», ovvero ‘I segreti degli uomini felicemente
sposati’, ricco di consigli per uomini che vogliono non solo avere un
matrimonio perfetto, ma anche successo, lunga vita e salute, come
garantisce un matrimonio di lunga durata, nei confronti di chi
divorzia (200% di aumento del rischio di morte). L’uomo deve trattare
il matrimonio come fosse una scalata carrieristica, dove il successo e
il raggiungimento della meta sono tutto; deve mettere a buon frutto i
suoi connotati biologici di maschio alfa, aggressività, spirito
competitivo, bisogno di primeggiare, incanalandoli per rendere felice
la moglie. Secondo il professore, per comunicare la donna usa in media
7.000 parole al giorno e ben cinque toni diversi di voce, mentre
l’uomo usa 2.000 parole e tre toni, il che dimostrerebbe che gli
uomini sono gravemente carenti nella sfera comunicativa, emotiva ed
intuitiva. «Quando parlano dei loro sentimenti, il loro livello di
stress aumenta in maniera esponenziale, al contrario di quanto avviene
nella donna». In The Secrets of Happily Married Men lo psichiatra
offre la descrizione dettagliata delle “mansioni” del bravo marito:
amore, rispetto, fedeltà coniugale ed emotiva, aiuto in casa e coi
figli, solidarietà verso le sue ambizioni professionali. «Tratta tua
moglie come tratteresti un cliente importante», spiega il libro,
«accoglila con calore e cortesia, anticipa i suoi desideri e offrile
doni appropriati».
Per migliorare la vita coniugale Haltzman suggerisce ai mariti di
«raccogliere dati, osservando lei in situazioni mondane, quando si
rivela di più, prendendo note e scrivendo liste di cose da fare». In
altre parole: mettere tutto nero su bianco, «come si farebbe in
ufficio prima di un’importante riunione di lavoro».
Il settimanale Time lo mette addirittura nella sua lista dei 6 libri
del 2006 che «vi aiuteranno a essere più sani, realizzati e felici».
Fonte: Corriere della Sera Feb 2006
LE DONNE CHE
LAVORANO SONO PIU' FELICI
Le donne britanniche sono più felici se svolgono lavori diversi dal
lavoro di casalinga,secondo una ricerca dell’Economic and Social
Research Council.
'Ciò che abbiamo scoperto contraddice i neo-conservatori, I quali
sostengono che le donne sarebbero più felici se potessero tornare a
fare il lavoro tradizionale di casalinga' dice la Professoressa
Rosemary Crompton, che ha condotto una ricerca che ha preso in esame
cittadini di diversi Paesi Europei ed in particolare donne inglesi e
portoghesi.
La ricetta per la felicità personale e la soddisfazione familiare
consiste, secondo la ricercatrice, nella combinazione della
possibilità di lavorare fuori di casa e nella più giusta divisione dei
compiti domestici.
Lo studio condotto infatti mostra che lo stress da lavoro, e tutti i
conflitti che ne derivano, non riguardano tanto il lavoro in sé, ma le
modalità in cui esso viene affrontato dalle lavoratrici: se vi fossero
più lavori part time e la cultura dell’orario di lavoro lungo anche
per le donne, tutto sarebbe più semplice. Nel Regno unito I
ricercatori hanno trovato ad esempio una correlazione significativa
fra i livelli di stress delle donne che lavorano e la loro ambizione
di carriera. Le donne in carriera della Gran Bretagna, dice La
Crompton, non hanno accesso ai servizi per la cura dei figli e per
l’aiuto domestico.
In Portogallo invece, secondo la ricercatrice, le donne manager hanno
un orario di lavoro più limitato rispetto alle donne inglesi ed un più
ampio accesso all’aiuto domestico retribuito.
Secondo la Professoressa Crompton la rivoluzione culturale compiuta
dalle donne, sta perdendo colpi. 'Le donne hanno meno possibilità,
meno occasioni di scelta e meno flessibilità, non appena arrivano a
posizioni lavorative di un certo prestigio. Nello stesso tempo la
gestione del denaro familiare non è ancora diventata egualitaria ed il
contributo degli uomini ai lavori domestici sembra si sia fermato
all’apice raggiunto negli anni ottanta’.
Per quanto riguarda il Portogallo, si è potuto calcolare che le donne
portoghesi lavorano 68 ore a settimana circa, fra lavoro retribuito e
lavoro domestico (molto più delle donne inglesi secondo lo studio.
Tuttavia va precisato che nel campione di donne inglesi considerato,
il 71% lavorava part time) e, ciò nonostante le portoghesi erano più
orientate delle inglesi a pensare che sia la vita familiare che I loro
bambini avrebbero sofferto della scelta della madre di andare a
lavorare fuori di casa.
Il conflitto fra vita familiare e vita lavorativa è assai meno
accentuato in Finlandia ed in Norvegia, dove le famiglie con due
lavoratori ricevono un generoso aiuto statale. Tuttavia, le donne
francesi che pure ricevono sostanziosi aiuti finanziari per la cura
dei bambini, hanno mostrato di vivere il conflitto in misura assai
superiore alle donne scandinave. Il motivo? L’aiuto domestico prestato
dai loro partners.
Conclusione della professoressa Crompton: ‘Sebbene possano essere
presi dei provvedimenti (ad esempio la riduzione dell’orario di
lavoro) per aiutare le donne a superare meglio il conflitto vita
familiare-vita lavorativa, occorre pensare anche a risolvere quelle
particolari circostanze e tradizioni locali che regolano la gestione
della vita familiare’
MATRIMONIO CON BENEFIT
Il New York ha definito il fenomeno «matrimonio con benefit» e gli ha
recentemente dedicato la copertina. E’ il matrimonio di lunga durata,
ma ricco di tante scappatelle, la nuova forma di unione che piace agli
americani. Un libro che esalta questa filosofia negli USA è ‘La regola
delle 50 miglia’, dal titolo originale: ’50-mile-rule’, di Judith
Brandt, che è già un best seller. (C’è anche un sito internet: www.50milerule.com).
Il segreto è quello di concedersi tutte le scappatelle possibili, ma
senza perdere mai completamente la testa e non sfasciare quindi il
proprio matrimonio. Insomma, la regola della doppia morale, che da noi
è sempre esistita… Vuoi per i più sentiti valori religiosi, vuoi per
l’influenza della Chiesa cattolica, vuoi perché gli italiani non hanno
mai avuto tanti soldi per poterselo permettere, da noi da sempre si
tradisce e si trasgredisce, ma senza mandare a rotoli il proprio
matrimonio. Dunque, per noi niente di così particolarmente
sconvolgente. Non così per gli americani, che divorziano alla prima
difficoltà incontrata dalla coppia e che hanno pochissimi matrimoni di
lunga durata nella casistica dei loro registri anagrafici. Per
aiutarsi a tradire con intelligenza dunque, suggerisce l’autrice, è
bene scegliere un partner che abiti almeno a 50 miglia da casa
propria. Questa della distanza è stata una specie di illuminazione per
lei, tanto che, rivela: «Ho deciso di scrivere il libro durante una
relazione con un uomo sposato, che mi ha spiegato che lo faceva solo
quando la moglie era distante almeno un'ora di macchina».
Le motivazioni per tradire descritte in The 50-mile rule sono tante,
l’importante è seguire tutte le regole d’oro indicate nel libro.
Indichiamo le più importanti:
1 - NON FARSI SCOPRIRE
Il tradimento riuscito è quello che rimane segreto.
2 - SEGUIRE LA REGOLA DELLE 50 MIGLIA
Evita spiacevoli incontri tra amante e coniuge mettendo almeno 50
miglia tra i due.
3 - PRATICARE SEMPRE SESSO SICURO
Non solo usa sempre il preservativo, ma scegli un posto nascosto e non
lasciare tracce dell’incontro.
4 - SCEGLIERE L’AMANTE CON INTELLIGENZA
L’amante ideale è quello che sa qual è il suo posto nella graduatoria.
5 - NON COMUNICARE TROPPO CON L'AMANTE
Non condividere troppi dettagli della tua vita matrimoniale, mantieni
le due esperienze completamente separate.
6 - NON FARE PROMESSE CHE NON SI POSSONO MANTENERE
Rompere una promessa può scatenare una catena emotiva che potrebbe
ripercuotersi sulla vita matrimoniale, senza promesse non ci sono
delusioni.
7 - EVITARE SPESE AZZARDATE
Evita di insospettire il coniuge con spese azzardate o lasciare tracce
indelebili come le tue iniziali su un gioiello regalato in uno slancio
d’affetto.
8 - TERMINARE LA RELAZIONE NEL MOMENTO GIUSTO
Una volta raccolti tutti i benefici di una relazione, esci senza
spezzare il cuore dell’altra persona coinvolta, anche perché una
persona ferita potrebbe diventare pericolosa.
9 - NEGARE SEMPRE
Nega se interrogato, nega se ci sono le prove, nega se colto in
flagrante. Ammettere un tradimento può solo peggiorare le cose.
10 - NON SENTIRSI COLPEVOLI
Il senso di colpa è una forma di controllo istituita dalla società,
non ne hai bisogno se segui le regole con attenzione.
Insomma, come potremmo chiamarla, noi italiani, questa prodifiosa
scoperta della Brandt? The discovery of the warm water?
LITIGARE FA MALE ALLA SALUTE
Lo stress che una coppia sposata sperimenta in una litigata di 30
minuti può ritardare di almeno un giorno la capacità dei loro corpi di
rimarginare una ferita. E se l’ostilità fra i due partners persiste,
il ritardo può essere ancora più lungo e comportare importanti
implicazioni per le persone che soffrono di ferite croniche, come ad
esempio le ulcere della pelle. Si sapeva, in verità, che lo stress
cronico riduceva le capacità del sistema immunitario, ma scoprire che
una lite di solo mezz’ora potesse produrre un effetto così profondo
sulle ferite del corpo non se lo aspettavano neanche i ricercatori. La
ricerca è stata condotta a presso l’univeristà statale dell’Ohio,
facoltà di medicina. Il campione ha riguardato 42 persone sposate, fra
i 22 e i 77 anni.
Ad ogni coniuge è stata inflitta una piccola ferita sull’avambraccio
anteriore con uno strumento che si usa per la biopsia, che raschia via
otto strati della superficie epidermica ogni otto millimetri di
diametro. Prima che si potesse formare la cicatrice, è stato
utilizzato un altro strumento per creare una bolla protettiva su ogni
ferita, dalla quale i ricercatori potevano estrarre i liquidi che
normalmente riempiono queste ferite.
Nel primo esperimento, ad ognuno dei due partners è stato chiesto di
parlare di un aspetto di sé stessi che avrebbero voluto cambiare,
mentre l’altro è stato istruito a contribuire alla discussione con
commenti incoraggianti che potessero evitare ogni possibile conflitto.
In una seconda sessione, diversi mesi dopo, ad ogni partner è stato
chiesto di tirare fuori uno degli argomenti che, in genere,
producevano conflitti nella coppia, come ad esempio le questioni di
denaro. Lo stress è stato misurato attraverso la somministrazione di
questionari e dall’analisi del sangue.
Si è così visto che, nella prima sessione, la maggior parte delle
ferite era guarita in cinque giorni, mentre la discussione di 30
minuti nella seconda sessione aveva causato un giorno di ritardo.
… Ergo, come potevamo immaginare, litigare fa male a sé stessi, al
coniuge e alla relazione di coppia.
TIPI DI COPPIA
In psicosessuologia sono stati evidenziati diversi modelli di coppia
stabile.
Provate a scoprire il vostro:
COPPIA SIMBIOTICA: i due partners vivono in simbiosi e nella coppia
non ci sono spazi di autonomia personale. Questo è il tipo di coppia
tipico dell’adolescenza, che se dura anche in età adulta impedisce ai
due partners una vera maturazione.
COPPIA COMPLEMENTARE: in questo tipo di coppia i bisogni opposti si
compensano. Ad esempio lui timido-lei estroversa, lui forte.lei debole
ecc.
COPPIA SIMMETRICA : i due partners sono in simmetria fra di loro, il
che significa che sono troppo simili e per questo sono sempre in
competizione e spesso ostili perché lavorano entrambi per affermare la
propria superiorità.
COPPIA EDIPICA: i due partners si sono scelti perché hanno visto
nell’altro/a l’immagine del genitore di sesso opposto e dunque si
tratta, in un certo senso, di una relazione a tre: io, tu-come-sei,
tu-come-ti-vorrei.
COPPIA NARCISISTICA : il/la partner viene scelto/a perché rappresenta
un immagine di ciò che si è stati in passato, di ciò che si vorrebbe
essere, di ciò che si è. Apparentemente si ama l’altro/a: in realtà si
ama sé stessi.
L'UOMO IDEALE
Qual è l’uomo ideale per una donna?
Gli uomini sono, da sempre, convinti che le donne siano in questo
molto volubili.
Lo stesso Freud dichiarò che nella sua vita aveva scoperto molte cose
sulla psicologia umana, ma non era riuscito a capire cosa volevano
realmente le donne. In verità le cose non sembrano essere così
difficili: sull’argomento sono state condotte molte ricerche e si è
visto, anzitutto, che le donne cercano negli uomini le stesse qualità
che gli uomini cercano nelle donne: ai primi posti spiccano doti quali
la bontà, le capacità di comprensione e l’intelligenza (Kenrick &
Simpson, 1997). Le donne però, non è un luogo comune, sono interessate
anche al denaro, alla posizione economica dell’uomo (Buss, 1989) ed ai
rapporti di lunga durata (Buss 1994). Mettendo insieme diverse
ricerche, questo è il profilo del marito ideale che ogni donna
desidera trovare: tipo socialmente rispettato, finanziariamente
stabile, con qualche anno in più, ricco, ambizioso, dinamico, sincero,
emozionalmente stabile e romantico…. (vedi ricerche di Ardener,
Ardener, & Warmington, 1960; Buss, 1989, 1994; Feingold, 1992; Kenrick
& Simpson, 1997; Townsend, 1989; Townsend & Roberts, 1993; Wiederman &
Allgeier, 1992).
Le ragioni di tutto ciò sono essenzialmente biologiche: infatti, se il
padre si occupa, insieme alla madre, dell’allevamento dei figli, è
stato dimostrato che si riduce moltissimo la mortalità infantile,
specialmente nelle società pre-tecnologiche (vedi ricerche in
proposito di Fisher, 1992 di Hill & Hurtado, 1994; di Geary, 1998)) e
dunque non dovrebbe sorprendere che le donne siano biologicamente
predisposte a preferire partners in grado di garantire un rapporto di
lunga durata, sicuro, stabile. Diverso è se una donna cerca
l’avventura: le donne in questo caso sono molto più attente e
selettive e guardano soprattutto alle qualità fisiche dei partners
potenziali (Kenrick, Groth, Trost, & Sadalla, 1993).
C’è poi il discorso del reddito. Si è visto che alcune donne con alto
potenziale socio-economico acconsentono con maggiore facilità delle
altre ad avere una relazione sessuale con un uomo attraente di
condizione socio-economica bassa. Ma sposarselo è un’altra cosa:
nessuna delle donne ‘ricche’ che avevano partecipato ad una ricerca e
che si era dimostrata disponibile ad avere un’avventura con un uomo
più povero ha poi accettato l’idea di costruire con questo partner un
rapporto di lunga durata (vedi Townsend & Roberts, 1993).
ANORESSIA E GENETICA
E’ stato pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry, uno studio
sull’anoressia, da parte del gruppo di ricerca di Walter Kaye della
University of Pittsburgh, con la tomografia a emissione di positroni (PET),
per confrontare il cervello di donne che hanno sofferto di anoressia
con donne che non hanno mai avuto questo problema.
Per gli studiosi dell'Universita' di Pittsburgh, l'anoressia potrebbe
essere favorita da disfunzioni nei circuiti del piacere e appagamento,
aree del cervello legate anche all'abuso di sostanze. Lo studio
dimostra infatti che le donne che hanno sofferto di anoressia hanno i
recettori dopaminergici eccessivamente attivi, indipendentemente da
fattori quali età, peso, tempo trascorso dalla fase acuta della
malattia. I ricercatori hanno somministrato a una decina di donne sane
e ad altrettante ex-anoressiche delle molecole innocue, che si legano
a tali recettori ed hanno riscontrato, nelle ex anoressiche, un
eccesso di attività recettoriale nello striato antero-ventrale dei
gangli basali e nel caudato dorsale. La prima regione è sede dei
circuiti che modulano il senso di appagamento e ricompensa, il secondo
è legato alle risposte al pericolo. Alterazioni dell’attività di
queste regioni neurali spiegherebbero l'incapacità' di provare
appagamento nel cibo e di avvertire la minaccia che grava sulla
propria salute a causa dei digiuni ripetuti. Disfunzioni del sistema
dopaminergico potrebbero inoltre spiegare perché le ragazze
anoressiche spesso sono incapaci di provare emozioni positive in
seguito a stimoli che innescano positività nelle persone sane.
E' probabile che, come suggeriscono altri studi, almeno in parte,
queste alterazioni abbiano un'origine genetica. |
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