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Home Page > PSICOPILL > La psiche in pillole 2006 (1)


PSICOPILL 
LA PSICHE IN PILLOLE

Genn/Giu 2006   (1)
 


Raccolta di informazioni, ricerche e curiosità sul mondo della psicologia
 

Indice della pagina:

Bambini e animali in casa

La prevenzione nella scuola

La sindrome delle vacanze finite

La femme fatale

La prima impressione è quella che conta

Strategie di guerriglia nella coppia

Perché ci si sposa, perché ci si separa

Leggere ai figli li rende più intelligenti

Stalking

Le esperienze negative lasciano il segno

Stress e gravidanza

La nuzialità in Italia

Il matrimonio: una definizione

Gli inutili conflittiI

Le donne preferiscono lo stipendio fisso

E' la cultura che salva la vita

MIinori in videogioco

Anziani sposati, anziani più sani

L'amore

Litigare in modo sano

Amore e altruismo

Nido vuoto

I segreti dei mariti felici

Matrimonio con benefit

Litigare fa male alla salute

Tipi di coppia

L'uomo ideale

Anoressia e genetica

 

BAMBINI E ANIMALI IN CASA

I ricercatori dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma, nell’ambito del progetto “Ricerca ed etica: osservare capire rispettare”, finanziato dal Miur, hanno intervistato molti bambini sul loro rapporto con gli animali. Lo scopo era quello di valutare le attitudini dei bambini verso gli animali, e quello di stimolarli ad avere un maggiore spirito critico verso di loro.
Si è visto che i bambini con animali in casa sono più informati sul loro comportamento o necessità, le bambine più dei maschietti, come emerge da alcune risposte del questionario: “Non è vero che tutti gli uccelli volano”, “Le scimmie sono tutte vegetariane”.
I bambini poi hanno una visione più “utilitaristica” delle loro coetanee e hanno opinioni positive su affermazioni come: “Non c’è nulla di male nel mangiare la carne”, “gli animali sono utili all’uomo”. I maschi tendono a dare più importanza al possibile utilizzo degli animali in funzione delle diverse esigenze dell’uomo, come l’alimentazione o il lavoro nei campi, di quanto non facciano le femmine. Entrambi invece si trovano d’accordo nell’attribuire agli animali sentimenti umani e a considerarli parte della famiglia: “Il mio cane capisce quando sono arrabbiato e mi consola”, “se mangio qualcosa che mi piace lo faccio assaggiare anche al mio gatto”.

Fonte: Ufficio stampa Cnr 2006
Via Yahoo Salute

LA PREVENZIONE NELLA SCUOLA

Secondo un nuovo studio, se si attuano dei progetti scolastici che hanno come finalità la prevenzione dei comportamenti violenti, si ottengono dei buoni risultati. Il miglioramento può essere raggiunto sia nella scuola primaria che in quella secondaria. Second i Ricercatori, quello che devono imparare i ragazzi violenti sono anzitutto le abilità sociali, ovvero ascoltare, pensare ai sentimenti degli altri, lavorare in gruppo ed essere assertivi e costruttivi. Secondo Julie Mytton, medico presso la University of the West of England, molti bambini e ragazzi sono violenti perché non conoscono altri mezzi per ottenere ciò che desiderano. Mytton e colleghi hanno voluto studiare gli effetti dei programmi di prevenzione all'aggressività che si tengono nelle scuole: allo scopo hanno identificato 56 interventi che avrebbero dovuto ridurre l'aggressività negli studenti a rischio. Lo studio ha mostrato che questi interventi sono in grado di produrre degli effetti positivi, seppure modesti.

LA SINDROME DELLE VACANZE FINITE

Humbelina Robles Ortega, del Dipartimento di Personalità, Valutazione e Trattamento Psicologico dell'Università di Granada sostiene che la sindrome delle vacanze finite esprime sotto forma di sintomi fisici quello che è un disagio puramente psicologico. La stanchezza, la mancanza di appetito e di concentrazione, la mancanza di sonno, dolori muscolari, la tachicardia sono i disturbi somatici più frequentemente lamentati da chi rientra definitivamente dalle vacanze e deve aspettare un anno prima di poter pensare ad un altro periodo di riposo dalla routine lavorativa. Dal punto di vista psicologico i sintomi comportano irritabilità, tristezza, sentimenti tipo 'non-me-ne po'-fregà-de-meno'... Secondo Robles Ortega, per prevenire questi sintomi, basta suddividere il periodo di vacanza in più segmenti: questo riduce l'ansia e dà l'impressione che la vacanza sia più lunga. Occorre poi stabilire un periodo di ri-adattamento al lavoro, ritornando a casa qualche giorno prima la fine della vacanza, invece di tornare all'ultimissimo momento. In questo modo si potrà tornare alle vecchie abitudini, abbandonando quelle prese in vacanza, come l'andare a dormire tardi o fare il sonnellino pomeridiano. Occorre inoltre, secondo la ricercatrice, non attribuire troppa importanza a questi malesseri e cercare di pensare piuttosto che si è ora in grado di prepararsi per un nuovo periodo di lavoro e di soddisfazioni.

LA FEMME FATALE

C’è un tipo di donna che, sin dall’antichità spaventa gli uomini: è la grande seduttrice, la maliarda, la donna fatale, che costituisce, per il genere maschile, allo stesso tempo un’attrazione e una minaccia. E questo malgrado gli uomini abbiano avuto, da sempre, il predominio sul genere femminile Simone de Beauvoir, autrice del libro ‘Il secondo sesso’, pietra miliare del femminismo, scrisse: ‘La storia ci ha mostrato che gli uomini detengono da sempre i poteri concreti; dai primi tempi del patriarcato hanno giudicato conveniente tenere la donna in stato di minorità; i loro codici le sono ostili; in tal modo la donna fu posta concretamente come l’Altro’.
Un ‘altro’ misterioso dunque, ma soprattutto pericoloso, per la sua capacità di attrarre e di distruggere. Di donne temibili e crudeli se ne trovano già nella Bibbia, con il mito di Lilith, per non parlare delle arpie nella mitologia greca, delle sirene narrate da Omero, del mito della Sfinge, della Medusa, fino ad arrivare alla strega medievale, a Lucrezia Borgia, alla figura settecentesca della Duchessa de Merteuil, invenzione di Choderlos de Laclos nelle sue “Le relazioni Pericolose”, alle donne della letteratura romantica come la Carmen di Mérimée, la Cécily dei Mystères de Paris, la Cleopatra di Gautier, le donne-vampiro descritte da Masoch e ritratte da Klimt, le femmes fatales proposte dal cinema.
Un altro mito diffuso di donna pericolosa è la donna castratrice, simboleggiata dalla vagina dentata: labbra socchiuse che nascondono denti affilati, pronti ad evirare il pene maschile ed intrappolare la vittima, dopo che gli si è proposto il piacere. Rimandano a questa immagine simbolica tute le leggende di animali mitici che minacciano l’uomo di inghiottirlo: Giona e la balena, Sigfrido e il Drago, Teseo e il Minotauro, Ercole e l’Idra e così via. “Une femme est un diable”, affermava Mérimée, ma sarebbe sbagliato dire che tutte le donne siano state viste dagli uomini come creature diaboliche. C’è infatti un altro modello femminile, che invece non ha mai provocato timore negli uomini ed è lo stereotipo della donna virtuosa, asessuata, angelicata. La donna-santa, che si contrappone alla donna-prostituta. La vergine può fare paura se decide di rimanere tale, se rifiuta il contatto con gli uomini: è il caso della strega medioevale, che non avendo mai conosciuto intimamente un uomo ha deciso di consacrarsi al diavolo.
Molto più recente è lo stereotipo della Femme Fatale, trasposizione moderna degli antichi miti della Medusa e della Sfinge, cui è seguito, soprattutto nel cinema, lo stereotipo della Vamp (da ‘vampiro’ , termine attribuito inizialmente all’attrice Theda Bara nel film ‘The Vampire’). La donna-vampiro rappresenta una donna con carattere sadico e con tratti nettamente psicopatici, che induce simbolicamente ad uccidere, per succhiare il sangue della vittima (in questo caso l’uomo).
Calcolatrice, manipolatrice e crudele, la femme fatale usa il sesso con sfrontatezza, senza riguardo per le convenzioni: è determinata, capace di usare qualsiasi strategia per ottenere ciò che vuole. Soprattutto è una donna enigmatica, incomprensibile, inconoscibile. Del resto, se l’uomo l’avesse potuta conoscere profondamente, non ne avrebbe più avuto timore, e l’avrebbe sottomessa, come l’altro tipo di donna. Oggi la donna non ha più bisogno di utilizzare le armi del mistero e della seduzione per cercare e mantenere il potere attraverso l’uomo: è colta, impegnata, indipendente e può farcela da sola, qualsiasi cosa intraprenda. La crisi dell’uomo moderno, le difficoltà relazionali fra uomini e donne, che tutti conosciamo, ci mostrano che anche la donna emancipata dei nostri tempo incute timore, più per la sua intelligenza che per le sue arti fascinatorie. E allora, per alleviare l’ansia maschile, la donna di oggi deve nascondersi dietro una maschera di ipersessualità femminile, una sessualità sfoggiata, ostentata, esibita, che ha lo scopo di rassicurare gli uomini e la loro virilità.
LA PRIMA IMPRESSIONE E' QUELLA CHE CONTA

Ci vuole un decimo di secondo perché una persona esprima un giudizio su di voi, basandosi sulla vostra fisionomia facciale. Janine Willis and Alexander Todorov hanno chiesto a degli studenti universitari di esprimere un giudizio su bellezza, simpatia, competenza, affidabilità, aggressività di alcune facce di attori, dopo averle guardate per 100ms. I risultati ottenuti sono stati del tutto simili a quelli ottenuti in un esperimento simile, che si differenziava da quello descritto solamente perché i partecipanti avevano tutto il tempo che volevano per esprimere un giudizio sulle persone ritratte nelle foto che venivano loro date da esaminare. Le piccolissime variazioni ottenute, nell'osservare le foto più a lungo, avevano due caratteristiche: 1. i giudizi erano leggermente più negativi; 2 l'autore del giudizio si mostrava più sicuro della sua interpretazione. Conclusione: per giudicare una persona ci vuole pochissimo e poi è difficile cambiare idea. La prima impressione insomma è quella che conta.

STRATEGIE DI GUERRIGLIA NELLA COPPIA

Vi sono alcuni individui che mettono deliberatamente in atto delle strategie manipolatorie nei confronti del partner, per poter avere il ruolo dominante nella coppia.
Ne indichiamo alcune:

Strategie per disorientare:

Sono delle strategie che prevedono autocontraddizioni, ottenibili mediante l'utilizzo di definizioni paradossali, come quello della persona che dice : ‘io non ti sto dicendo la verità’.
E allora? Sei sincero nel dirmi che stai mentendo o menti quando mi dici la verità?
Analogo è il caso del classico ‘io scherzo sempre…’ Scherzavi nel dire ciò che dicevi o scherzi adesso, nel dirmi che stavi solo scherzando? La confusione, come si vede, è totale.
Altro esempio: ‘se anche io ti dico di fare il contrario, tu DEVI fare questo' Oppure: 'non devi fare quello che dico io, DEVI dare quello che vuoi'. Ma come si fa a fare ciò che si vuole se qualcuno te lo ha imposto? Se tu mi obblighi a disubbidire, cosa devo fare?
Con queste strategie si mette il coniuge in una situazione di subordinazione, richiedendo all’altro di comportarsi come se il rapporto fosse in una situazione di parità (coppia simmetrica), mentre invece non lo è, altrimenti non ci sarebbe bisogno che uno dei due coniugi ingiungesse all’altro di comportarsi ‘come se’. L’altro si trova quindi a vivere una condizione di confusione, di inautnticità, per cui qualunque cosa faccia, sicuramente la sbaglia.

Strategie per colpevolizzare

Qui le tattiche sono dirette ad accusare l’altro di essere responsabile di tutte le situazioni sgradevoli. Per fare questo il coniuge stratega mostra di ritenersi indenne da colpa, parte per primo nelle accuse, cerca testimonianze a suo favore presso parenti o amici. Lo stratega nega ogni responsabilità propria, addossa tutte le colpe all’altro, presenta le proprie impressioni come accadimenti reali anche attraverso testimonianze a lui favorevoli. E' difficile attuare delle controstrategie: la cosa migliore da fare è cercare di mettere il partner nella condizione di assumersi realmente delle responsabilità, di cui non possa poi facilmente scaricarsi (niente consigli, niente soluzioni condivise: deve decidere tutto lui/lei)

Un'altra strategia che tende ad accusare l'altro, completamente diversa dalla precedente, si ha quando lo stratega tende a rendersi vittima dell’altro, aizzandolo all’aggressione. Questi individui si comportano come quelli che vanno in giro con un cartello nel quale c’è scritto: ‘per favore non prendetemi a calci’! Leggendo questo cartello, anche chi non avrebbe mai pensato di fare una cosa del genere, prende in considerazione tale possibilità. E allora? Chi è la vittima e chi è il carnefice ?
In questo modo gli avvenimenti che appaiono casuali, sono in realtà preordinati e manipolati dalla vittima. Prendete quelle ragazze che vanno in giro con una maglietta in cui vi sia scritto ‘per favore non toccatemi il seno!... Cosa vi aspettate che succeda?
In questo caso va dunque smascherato il processo di vittimizzazione, non assumendo per sé il ruolo dell’aggressore.

Strategie per imbarazzare

Con queste strategie, la vittima viene messa in un continuo stato di ansia, perché teme che il partner possa dire o fare da un momento all’altro qualcosa di imbarazzante. Queste strategie sono usate soprattutto da coloro che usano l’umorismo e la battuta ironica o sarcastica con facilità. La vittima avverte naturalmente il messaggio ostile, ma dal momento che è scherzoso non ha molti strumenti per difendersi, a meno che lei stessa non usi la stessa arma dell’umorismo, il che non è sempre facile: sembra infatti che due persone spiritose difficilmente si mettano insieme…

Strategie per far uscire dai gangheri

Una di queste è ignorare il partner nelle discussioni, assumendo un atteggiamento di superiorità. Il suo gioco è quello di non giocare, mostranosi più schifato che arrabbiato.

Le controstrategie sono essenzialmente di tre tipi:

- abbandonare il campo, cioè andarsene: facile in sé, ma difficile per le conseguenze che comporta;
- smascherare lo stratega: difficilissima, perché richiede un temperamento calmo e riflessivo;
- reagire con umorismo: più facile di tutte, purché si sia capaci di ironia ed auto-ironia. Chi non ne è capace però può sempre imparare...

PERCHE' CI SI SPOSA, PERCHE' CI SI SEPARA

Molti matrimoni, apparentemente nati sotto la buona stella di un grande amore, si concludono poi con una separazione traumatica, dove i due coniugi sembrano non riconoscersi più a vicenda, essendosi rapidamente trasformati da persone ‘meravigliose’ a persone ‘odiose’. Come può succedere una cosa del genere?
Ci si sposa (o si decide di convivere) per vari motivi, fra cui quello di avere una promozione a livello sociale, di sentirsi a pieno titolo delle persone che hanno terminato il loro processo di formazione e sono entrate a pieno titolo nell’età adulta. Negli ambienti più tradizionali poi, si opta ancor oggi per il matrimonio tradizionale, che è il più antico e universale rito di passaggio verso l’età adulta. Sposandosi infatti, ci si emancipa rapidamente dalla famiglia d’origine e ci si può permettere di avere una vita sessuale, non solo accettata socialmente, ma addirittura incoraggiata. Quando ci si sposa o si va a convivere si spera, evidentemente, di costruire con il/la partner una buona intesa di coppia e trovare così serenità, equilibrio, tranquillità. La ‘bontà’ del/la partner riguarda vari fattori: l’attrazione sessuale che si prova nei suoi confronti, le qualità del suo carattere, in molti casi anche fattori più materiali, come la posizione sociale ecc. A volte la scelta matrimoniale viene compiuta per semplice conformismo sociale: perché lo fanno tutti gli amici, oppure per legalizzare un’unione dopo un periodo di convivenza, perché ci si ritrova in attesa di un figlio, per dare una prova d’amore all’altro, per rispetto delle convenzioni sociali e religiose e perfino, come molti dichiarano, per ricevere dei regali, o una casa in cui vivere, da parte dei genitori o dei suoceri. La motivazione centrale di una coppia che decide di sposarsi è quella di trascorrere del tempo insieme, creare un’unione stabile, mettere al mondo dei figli. Queste almeno le motivazioni consce. E’ difficile accorgersi di quanto le proprie preferenze siano in gran parte culturalmente determinate e le scelte tengano conto delle aspettative che i membri del proprio gruppo sociale hanno nei propri confronti. Ma il più forte condizionamento viene dall’introiezione delle figure primarie di attaccamento e da una sorta di coazione a ripetere, che spinge a ricercare antiche sensazioni nella nuova unione.
’Il matrimonio è la tomba dell’amore’ si dice, ed in molti casi è davvero così: la vita in comune, la troppa intimità, le preoccupazioni economiche e lavorative, la nascita e l’educazione dei figli, la scomparsa di qualsiasi senso di mistero nel partner, il suo eccesso di disponibilità e presenza producono assuefazione e con essa fastidio e noia. Molti partner inoltre diventano molto critici nei confronti dell’altro, per cui le liti sono frequenti, scoprono nel partner dei difetti che non avevano immaginato. Tutto perde di valore: il progetto matrimoniale, il partner, sé stessi. Molte persone si sentono intrappolate nel rapporto matrimoniale, manipolate dall’altro, che viene vissuto come oppressivo e limitante. Chi è concentrato infatti sui suoi bisogni, sull’esigenza di crescita personale, può sentirsi via via diverso, maturato, cambiato, e dunque allontanarsi dalla figura del partner, sentito sempre più lontano, con il quale diventa difficile perfino la comunicazione: ciascuno finisce per fare una propria vita indipendente, che poi porta al desiderio o all’esigenza della separazione. Per molti, al centro della discordia coniugale sono i rapporti sessuali, che diventano abitudinari e sempre meno soddisfacenti. L’aria di conflitto perenne, la scarsa comunicazione, la limitata soddisfazione nei rapporti porta così a cercare delle evasioni extraconiugali, che a loro volta sono foriere di ulteriori litigi ed incomprensioni. E così da partners ‘buoni’ si diventa ‘cattivi’, senza spesso neanche capire fino in fondo quali siano stati gli strani meccanismi e reazioni che hanno modificato questa delicatissima alchimia, che è l’amore.

LEGGERE AI FIGLI LI RENDE PIU' INTELLIGENTI

Chi ha detto che è tempo sprecato leggere libri ai bambini piccoli? Helen Raikes e colleghi hanno chiesto a 2.581 madri di famiglie povere, quante volte avevano letto qualcosa ai loro figli, quando essi avevano 14-24 e 36 mesi. Si è visto così che i bambini cui veniva letto qualcosa giornalmente o diverse volte alla settimana, conoscevano molte più parole dei loro coetanei cui non veniva letto nulla. Certamente va detto anche che, se i genitori leggono ai figli delle storie, è abbstanza probabile che a loro volta siano dei lettori e dunque abbiano un vocabolario più esteso, dal quale i loro figli possono attingere ed imparare. I ricercatori però hanno fatto un'altra scoperta interessante: i bambini che ascoltavano le letture dei genitori a 24 mesi avevano un vocabolario più ricco di quelli che ascoltavano le letture a 36 mesi, e questo indipendentemente da quante volte poi essi abbiano ascoltato le letture dei genitori in altre età. Un'altra scoperta della ricerca è che, in ogni caso, i bambini cui venivano letti dei libri avevano più strumenti cognitivi degli altri. Secondo la ricercatrice Helen Raikes della Nebraska-Lincoln university occorre iniziare a leggere ai propri figli molto prima di quanto si è ritenuto finora. Invece si legge ai figli solo in tre casi: se le madri hanno una buona cultura, se i figli sono primogeniti o femmine.

STALKING

Un fenomeno di violenza in realtà antico, è stato codificato di recente con il termine 'stalking' (dall'inglese to stalk, 'fare la posta', usato ad esempio quando si va a caccia). Consiste in ripetuti comportamenti di controllo e molestie su una vittima designata. I comportamenti di stalking si distinguono in indiretti (telefonate, invio di e-mails, pedinamenti, appostamenti, distruzione di oggetti che appartengono alla vittima, uccisione dei suoi animali domestici ecc.) e diretti (vicinanza fisica in pubblico, condotte minacciose a distanza ravvicinata).
La vittima che subisce questi atti si sente privata anzitutto della libertà psicologica, oltre che fisica, soprattutto se queste attenzioni del suo persecutore sono ossessive, non gradite e generano in lei fastidio e preoccupazione. I primi casi osservati di stalking hanno riguardato, specie nel mondo anglosassone, personalità dello spettacolo, ma ora sono in crescita le richieste di aiuto anche da parte di persone comuni soprattutto donne, tormentate da telefonate, lettere d’amore non gradite, ma anche minacce o aggressioni, nella vita privata come nel posto di lavoro. Solo raramente il fenomeno riguarda persone con problemi psichiatrici e manifestazioni deliranti: i comportamenti dello stalker nascono piuttosto da lucidi desideri di vendetta o di controllo sulla vita della vittima, magari per recuperare una relazione ormai finita, oppure per allontanare la vittima dalla frequentazione di un nuovo partner, per convincerla a cambiare determinate scelte. Altre volte si tratta di molestatori sessuali abituali o di corteggiatori maldestri, che non si rendono conto di essere invadenti e inopportuni.
Perché vi sia “stalking” le minacce, i pedinamenti e le molestie devono durare per un periodo minimo di quattro settimane e replicate per un numero minimo di dieci manifestazioni. I comportamenti devono essere consapevoli, intenzionali e ripetuti.

LE ESPERIENZE NEGATIVE LASCIANO IL SEGNO

Uno studio della School of Psychology presso la University of Leicester rivela che mentre alcune persone possono diventare più dure e ciniche dopo aver affrontato delle avversità, la maggior parte diventa più facilmente manipolabile. Lo studio è stato realizzato da Kim Drake sotto la supervisione di Ray Bull e Julian Boon e ha coinvolto 60 partecipanti. Le “esperienze negative” considerate sono state: gravi malattie o incidenti personali o a familiari e amici, difficoltà al lavoro, episodi di bullismo a scuola, problemi nelle relazioni interpersonali, furti, divorzio dei genitori, morte di parenti o amici. “Le persone che hanno avuto esperienze negative nel periodo dell’infanzia e dell’adolescenza sono più propense a credere a informazioni fasulle, nel breve periodo sono più suggestionabili, e sono facilmente ingannabili cosa che avrebbe un impatto nelle future scelte di vita. Inoltre, sentono molto di più la pressione dell’opinione degli altri”, racconta Drake. “La maggior parte delle persone”, continua il ricercatore, “imparerebbe da queste esperienze a dubitare della propria capacità di giudizio. In sostanza apprenderebbe a non fidarsi delle proprie azioni, giudizi e decisioni a causa del fatto che la maggior parte delle volte queste azioni hanno portato conseguenze spiacevoli”. Al contrario, le esperienze positive sembrano rafforzare la fiducia in sé stessi e nel proprio agire. I genitori giocano un ruolo determinante nell’insegnare come reagire alle avversità e come mantenere una mentalità positiva e un giusto grado di fiducia in sé stessi. Farsi suggestionare nelle scelte di vita può significare non scegliere il meglio per la propria salute e il proprio benessere, non credere nelle proprie idee può voler dire soccombere a quelle degli altri.

Fonte: University of Leicester Press Release via Yahoo Salute
(Giu 06)

STRESS E GRAVIDANZA

Alcuni ricercatori hanno riscontrato che forti livelli di stress possono ridurre la fertilità femminile alterando il ciclo mestruale ed in alcuni casi impedendo completamente l'ovulazione. Uno studio condotto su donne che non avevano avuto il ciclo regolare negli ultimi sei mesi ha scoperto che la psicoterapia ha avuto su di loro un effetto sorprendente, riducendo lo stress e recuperando la fertilità nell'80% dei casi. Secondo gli scienziati, il 5-10% delle donne sperimenta una mancanza di ciclo mestruale in determinati periodi, a volte per scarsa nutrizione, a volte per eccesso di esercizio fisico. Un numero assai maggiore di donne inoltre sperimenta alterazioni del ciclo senza esserne consapevole, e questo determina una riduzione della fertilità. La professoressa Sarah Berga, che ha condotto lo studio presso la Emory University di Atlanta, Georgia, ha detto che la psicoterapia può essere una valida alternativa ai costosi e spesso complessi trattamenti dell'infertilità. Secondo la dottoressa, molte donne che non riescono ad avere figli, cercano di distrarsi andando in palestra, aumentando l'esercizio fisico, ma questo non fa che aumentare anche il livello di stress dell'organismo e dunque peggiora la situazione. Certamente la soluzione non è nemmeno quella di lasciarsi andare all'ozio più completo nella propria casa: anche questo è un fattore di stress.

Parlando al meeting annuale della European Society of Human Reproduction and Embryology a Praga, la Professoressa Berga ha dichiarato che spesso le donne che soffrono di forti livelli di stress non ne sono consapevoli, non lo notano. Le donne utilizzate per questo studio non ammettevano ad esempio di essere stressate ed erano troppo prese dal loro lavoro e dai risultati che questo produceva sulla loro autostima.
La Barga sta ora studiando un campione composto di 2.000- 4.000 donne per provare i risultati ottenuti sul suo campione, anche su una più larga scala.

Fonte: The Guardian
(GIU 06)

LA NUZIALITA' IN ITALIA

Secondo recentissimi dati ISTAT, nel 2005 vi sono stati più di 250 mila matrimoni, valore invariato rispetto al 2004 anche in rapporto alla popolazione con un tasso di nuzialità fermo al 4,3 per mille. Dal punto di vista territoriale le differenze tra le varie regioni rimangono invariate: nel Mezzogiorno si stima una nuzialità più alta (4,8) rispetto al Centro (4,6) e al Nord (3,8). In particolare, Campania (5,4) e Sicilia (4,8), per il Mezzogiorno, e il Lazio (5,2), per il Centro, sono le regioni dove si contrae il maggior numero di matrimoni in rapporto alla popolazione. Sul fronte opposto si rilevano invece bassi livelli di nuzialità nelle regioni del Nord-est, con in testa Emilia- Romagna (3,5) e Friuli-Venezia Giulia (3,6). Che nella prima metà dell’attuale decennio il comportamento nuziale stia attraversando una fase di stasi, che interrompe di fatto la tendenza alla continua contrazione evidenziatasi nel corso degli anni ’90, ma che non mostra alcuna chiara inversione di rotta (come sta avvenendo invece per i comportamenti riproduttivi), lo si evince anche prendendo in esame il tasso di nuzialità totale suddiviso per genere. E’ opportuno ricordare che le statistiche sulla nuzialità qui riportate fanno riferimento alla popolazione presente, ovvero al luogo di celebrazione del rito nuziale e non a quello di residenza degli sposi. In alcune realtà territoriali i tassi possono risultare influenzati dal cosiddetto “turismo nuziale”.
Fonte ISTAT
(Maggio 06)

IL MATRIMONIO: UNA DEFINIZIONE

Vita in comune tra persone di sesso diverso che articola al suo interno la soluzione di alcune esigenze fondamentali della società, quali la necessità di esogamia, la proibizione dell'incesto, la regolamentazione dell'attività sessuale e la divisione dei compiti.
Ciò spiega la diffusione del matrimonio e la sua importanza sociale, che pongono questo rapporto al centro di numerosi studi antropologici e sociologici.

Dal punto di vista psicologico, il matrimonio si inserisce nel processo dell' evoluzione psichica considerata sotto il profilo dell'individuazione e della coesione che sono in un rapporto inversamente proporzionale, per cui ad una diminuzione di coesione corrisponde un aumento di individuazione.
Quando l'individuazione ha raggiunto un sufficiente livello di maturità e non è più semplice separazione reattiva dagli altri e quando la coesione si è evoluta da bisogno simbiotico a bisogno dell'altro in quanto altroi, allora si creano le condizioni di mutualità, in cui i membri dipendono l'uno dall'altro per lo sviluppo delle rispettive potenzialità.

Tratto da : Galimberti U., Dizionario di Psicologia, De Agostini

GLI INUTILI CONFLITTI

Le persone che sentono di avere opinioni diverse, su qualsiasi argomento, tendono ad esasperare i propri punti di vista, per mostrarsi differenti, alternative, rispetto ad altri soggetti o gruppi che sostengono idee diverse. Lo vediamo ad esempio in politica, ma è la stessa cosa nei conflitti che riguardano la famiglia e la coppia.
Il conflitto esasperato fa si che si veda nell’altro, o negli altri, solo un nemico o dei nemici che mettono a rischio i valori fondamentali, fondanti, della propria personalità, del proprio gruppo sociale, o dello schieramento politico cui si appartiene: il sentirsi minacciati porta ad una reazione e ad una radicalizazione delle differenze.

In realtà, tra persone e gruppi appartenenti a posizioni differenti o anche opposte, le ricerche di psicologia sociale ci hanno dimostrato che molti sono i valori trasversali condivisi, i quali spesso tendono invece ad essere minimizzati, per poter amplificare le differenze e dunque la scelta radicale fra una posizione o l’altra.
Accade così che, per effetto della coesione difensiva, tutte le energie della persona o del gruppo si scaglino contro un elemento esterno, reale o virtuale, sentito come minaccioso.

Perché lo si fa? La ragione è semplice: in questo modo le persone o i gruppi riescono a ritrovare al loro interno la possibilità di soddisfare i propri bisogni di appartenenza o di affiliazione, con rimozione delle proprie tensioni interne, che vengono così riferite ad un oggetto esterno, percepito come persecutore o minacciante. Se un gruppo si oppone ad un altro poi, questo atteggiamento alimenta la coesione dei singoli all’interno del gruppo, minimizzando le reciproche differenze.

Nei conflitti di ogni tipo, il difetto risiede quasi sempre nella comunicazione: non si riesce ad accettare il confronto, non si ascolta l’altro, non si cerca di capire le sue ragioni. Ciascuno vede nell’altro (o negli altri) solamente una minaccia per i propri valori, gelosamente conservati e mai discussi e così non si riesce a capire che a volte quei valori sono condivisi, dall’altro o dagli altri, anche se vengono espressi con parole diverse, o attraverso modalità differenti di realizzazione.

Il suggerimento che viene dalla psicologia è dunque quello di non combattere battaglie inutili e devastanti sui valori, ma cercare, attraverso un reciproco sforzo di comunicazione, di partecipare alla messa a punto di progetti comuni, reali e tangibili, anziché concentrarsi sul vissuto di minaccia, sulla sensazione che vengano messi in dubbio i propri valori.

I valori insomma sono una cosa, la vita sociale è un’altra: occorre concentrarsi sui progetti e non sulle idee: del resto, le idee non possono essere giuste o sbagliate ed è difficile capire chi ha un’idea migliore dell’altra; i progetti realizzati invece, producono effetti sulla realtà e sono più facilmente valutabili da un punto di vista oggettivo e, dunque, migliorabili.

LE DONNE PREFERISCONO LO STIPENDIO FISSO

Il fatto che in media le donne guadagnino meno degli uomini non è sempre il risultato di una discriminazione: infatti, se viene data loro la possibilità di scegliere tra un salario fisso ed uno basato sui risultati, le donne scelgono il primo, anche se capiscono che nell'altro modo probabilmente guadagnerebbero di più. Questi i risultati di uno studio condotto dall'Università di Bonn.
Lo studio ha riguardato 119 uomini e 121 donne. Nell'esperimento condotto, solo il 44% delle donne hanno scelto di legare il guadagno ai risultati, contro il 68% degli uomini. Ecco perché, spiegano i ricercatori, il 33% delle donne tedesche lavora nel pubblico, dove lo stipendio è basso ma sicuro e solo il 21% degli uomini lavorano in questo settore.Gli uomini insomma, sembrano più preparati nell'assumersi dei rischi.

E' possibile leggere la versione completa dell'esperimento, in lingua inglese, a questo indirizzo: ftp://ftp.iza.org/dps/dp2001.pdf

E' LA CULTURA CHE SALVA LA VITA

Nell'ultimo numero della rivista Journal of the American Medical Association, Michael Marmot, un epidemiologo dell’International Institute for Society and Health inglese che da anni si occupa del rapporto tra salute e società, sostiene che sicuramente c'è una correlazione positiva fra livello sociale e qualità della vita, ma il motivo non è legato alla ricchezza, quanto al “capitale sociale” della persona, cioè alla sua cultura.
La cultura fornisce insomma i mezzi intellettivi per essere critici e giudiziosi rispetto alle scelte da fare per preservare la propria salute. Questo è vero in Europa, dove uno stato sociale più presente garantisce a tutte le persone lo stesso accesso alle cure pubbliche, ma persino negli Stati Uniti ,dove la Sanità ha una grossa componente privata.

Fonte: Marmot M. Status Syndrome: a challenge to medicine. JAMA 2006;295:1304-6.
Fonte: Yahoo Salute
Apr 06

MINORI IN VIDEOGIOCO

Dalla ricerca “Minori in videogioco” del Centro Minori e Media presentata a Firenze, è emerso che il 40 per cento dei ragazzi italiani gioca ai videogame fino a tre ore al giorno e la metà gioca da solo.
Fra i dati emersi dalla ricerca:
– la fascia intermedia dei minori (14-15 anni) gioca di più, sia rispetto ai più giovani (11-13), sia rispetto ai più vecchi (16-18)
– le differenze di sesso circa lo strumento usato per giocare (pc, playstation, game boy...) sono molto meno marcate di quanto si prevedesse, invece il genere influenza di più il tipo di gioco preferito (i ragazzi preferiscono sport e combattimento, le ragazze avventura)
– i giochi di strategia e di ruolo sono preferiti dai più adulti (16-18 anni), mentre avventura e combattimento sono preferiti dai più giovani
– 1 ragazzo su 4 ha giocato on line con estranei ed alcuni di loro hanno poi incontrato le persone conosciute on line
– oltre il 5 per cento ritiene che non si crei mai dipendenza
– la maggioranza (47 per cento) ritiene che si diventa dipendenti giocando più di 6 ore al giorno
– il 14 per cento pensa che ci vogliano più di 10 ore al giorno per diventare dipendenti
– il 12 per cento ritiene che ci vogliano più di 14 ore al giorno.

Fonte: Ufficio stampa Centro Minori e Media 2006
Via Yahoo Salute

ANZIANI SPOSATI, ANZIANI PIU' SANI

Anziani felicemente sposati = Anziani più sani
Anna Phillips ed i suoi collaboratori della Università di Birmingham in Inghilterra, hanno condotto un’indagine su 184 persone (80 uomini, 104 donne) di età superiore ai 65 anni d'età.
Si sapeva già che, per il benessere degli anziani, è necessario preservare il buon funzionamento del sistema immunitario (favorito dalla condizione di vivere in coppia).
Ora, con questo studio, pubblicato sulla rivista Brain, Behaviour, and Immunity, è emerso che perfino l’efficacia del vaccino antinfluenzale migliora negli anziani quando vivono un buon rapporto matrimoniale. Gli anziani partecipanti alla ricerca sono stati tutti vaccinati contro i tre ceppi di influenza. A 1 e a 12 mesi dalla vaccinazione sono stati poi sottoposti ad analisi del sangue per misurare il livello di anticorpi contro i ceppi di influenza per cui erano stati vaccinati.
Nel contempo è stato somministrato loro un questionario per misurare il livello di stress di ciascuno e registrare eventi quali un lutto in famiglia o tra gli amici stretti.
È emerso che, se ad esempio avevano vissuto la tragedia di un lutto, avevano copertura immunitaria ridotta del 69 per cento contro uno dei ceppi influenzali, dell’83 per cento contro un altro.
Gli individui non sposati o vedovi avevano il 74 per cento in meno di anticorpi specifici contro i virus influenzali rispetto a individui con una relazione coniugale soddisfacente.
Secondo Stewart Neufeld, dell’Institute for Gerontology alla Wayne State University, è possibile che il lutto abbia un effetto negativo sulla risposta del sistema immunitario degli anziani perché di solito si risponde ad esso adottando, anche solo temporaneamente, abitudini di vita scorrette quali sedentarietà e cattiva alimentazione, ma i ricercatori britannici controbattono che la carica di anticorpi antinfluenzali è marcatamente influenzata dal lutto anche quando si pesano fattori come il livello individuale di sedentarietà e le abitudini alimentari. Inoltre, tutti gli anziani coinvolti nello studio avevano abitudini di vita sane.
Questi risultati, hanno dunque concluso gli studiosi, dovrebbero far riflettere sulla necessità di un supporto psicologico agli anziani che subiscono un lutto per aiutarli a superare l’evento, proteggendo al tempo stesso il loro stato di salute.
Fonte: Phillips AC et al. Bereavement and marriage are associated with antibody response to influenza vaccination in the elderly. Brain, Behaviour, and Immunity 2006; 20(2) via Yahoo Salute

L'AMORE

In psicologia il sentimento dell’amore è stato definito secondo varie chiavi di lettura.
Ad esempio è stato considerato il modo cui ricorre la personalità inadeguata, che cerca nel partner gli ideali a cui tiene ma che non è stata in grado di realizzare. In questo cas l’amore dà origine ad una dipendenza nei confronti dell’amato/a e la sua funzione è, eminentemente, quella di un rimedio contro l’ansia.C’è anche una lettura dell’amore come sviluppo naturale della personalità adeguata, per cui in cui c’è il rispetto per la libertà dell’altro e per le rispettive autonomie: l’amore non è dettato dal bisogno di acquisizione, ma da una sorta di sovrabbondanza oblativa
L’amore-passione è quello connotato da un forte eccitamento sessuale, che di frequente si riscontra nelle fasi iniziali dell’amore e che verrà poi sostituito dall’amore-stima, che si alimenta di familiarità e vicinanza, ma anche di riconoscimento dei valori espressi dalle reciproche personalità.
Altre distinzioni sono nelle caratteristiche di alcune componenti dell’amore:
L’agape è una forma d’amore diretta verso l’altro, per favorirne sopravvivenza e benessere, senza attendere in cambio particolari gratificazioni. Corrisponde all’amore altruistico, ad esempio quello dei genitori verso un figlio.
L’affetto, che ha le sue radici nel primitivo attaccamento del bambino alla madre ed il cui proseguimento è la richiesta di vicinanza dell’altro e di familiarità.
La philia, basata sull’aspettativa di una reale gratificazione da parte dell’altro, che si intende ricambiare. E’ un amore che si nutre di ammirazione, di sostegno e di attribuzione di qualità positive all’altro.
L’eros che ha la sua radice profonda nel desiderio sessuale, che genera desiderio di possesso e di esclusività, non disgiunto dall’idealizzazione dell’amato e da una tendenza al dominio totale su di lui.
Fattori costitutivi dell’amore (o costellazioni, come le chiama Sternberg):
l’intimità, che implica i sentimenti di vicinanza, unione, legame, tipici dei rapporti amorosi.
La passione che ha il suo centro nella sessualità e da cui si irradiano attrazione e idealizzazione.
La decisione cioè la determinazione ad amarsi nel breve periodo e la determinazione a continuare a farlo nel tempo.
Ognuna di queste componenti esercita un’influenza sulle altre, per cui un cambiamento nello schema dell’impegno ha conseguenze profonde sull’intimità e la passione, così come un forte stimolo passionale indurrà a cercare soddisfazioni nel breve termine, lasciando sullo sfondo decisioni a lungo termine.

LITIGARE IN MODO SANO

E’ assolutamente necessario, per le coppie, imparare a litigare in modo sano.
Uno studio condotto su 150 coppie in buona salute, ma non più giovanissime (età media sui 60 anni), condotta dal Professor Tim Smith e da altri psicologi della University dello Utah, presentata a Denver durante il meeting annuale dell’ American Psychosomatic Society, ha scoperto che le donne che hanno un atteggiamento ostile nei confronti del partner hanno maggiori possibilità di ammalarsi di aterosclerosi(indurimento delle arterie coronarie), specialmente se condividono questo atteggiamento ostile con il marito. Insomma, ammonisce Smith "Una relazione di scarsa qualità è un fattore di rischio per un disturbo cardiovascolare."
Lo studio è durato dal 2002 al 2005 ed ha riguardato 150 coppie sposate con almeno un membro tra i 60 ed i 70 anni, mentre l’altro doveva avere non più di cinque anni di meno o di più. I partecipanti non avevano già avuto una diagnosi di disturbo cardiovascolare e non stavano prendendo farmaci per curare questo problema.
Ad ogni coniuge sono stati dati 150 dollari ciascuno per partecipare, oltre a un bonus di 300 dollari per fare degli accertamenti medici sulle arterie coronarie – le arterie che alimentano il muscolo cardiaco e che possono causare un attacco di cuore quando sono bloccate

Ogni coppia ha dovuto scegliere un argomento –soldi, parenti, figli, vacanze, faccende domestiche – sul quale spesso erano in disaccordo. Poi, mentre erano tranquillamente seduti su comode poltrone, vis-a-vis, ma divisi da un tavolo, ogni coppia ha parlato dell’argomento scelto per 6 minuti, mentre erano ripresi da una telecamera.
Espressioni come ‘sei così stupido certe volte’, oppure ‘non voglio che che fai così, voglio che fai come ti dico io’ sono stati codificati dai ricercatori come comportamenti ‘ostili’ o ‘dominanti’. Al contrario, un espressione di sottomessione era quello di chi diceva ‘si, è una buona idea, facciamo così’.

Le coppie sono state generalmente calme nel discutere fra loro, anche se in alcuni casi hanno mostrato un atteggiamento molto ostile. I Ricercatori hanno desunto che questo doveva anche essere l’atteggiamento che queste coppie avevano anche a casa loro.
Due giorni dopo la discussione, ogni coppia si è sottoposta a visita cardiologia.

Risultati:

Più le donne avevano fatto dei commenti ostili durante la discussione, più presentavano segni di calcificazione alle arterie. Ancor di più se il marito si era mostrato altrettanto ostile.

La gravità di indurimento delle arterie non riguardava l’atteggiamento dominante della moglie o del marito nelle donne esaminate, così come non c’era relazione, per gli uomini, fra la severità della malattia e l’ostilità con cui i coniugi si erano parlati.
I mariti che si erano mostrati più dominanti, o le cui mogli avevano mostrato questo comportamento, erano più a rischio di altri uomini di avere le arterie maggiormente indurite.
In ogni caso, l’ostilità durante le dispute coniugali è stata peggiore per i cuori delle donne, mentre cercare di controllare il proprio comportamento nelle liti si è dimostrato un pericolo per gli uomini.

In conclusione, lo studio dimostra che agli uomini converrebbe litigare senza cercare di controllarsi troppo, mentre alle donne converrebbe mostrare di meno la propria ostilità. O meglio, converrebbe ai loro cuori.

I disaccordi sono inevitabili, dice Smith, ma dovremmo fare attenzione a cercare di litigare in un modo ‘sano’.

Fonte: University of Utah Public Relations
Mar 06

AMORE E ALTRUISMO

Negli USA è stato condotto uno studio sull’altruismo da parte della Università di Chicago
e si è visto che le persone che in genere provano forti sentimenti di amore per gli altri hanno più possibilità di stabilire delle relazioni d’amore forti e durature con il/la proprio/a partner. Le domande erano del tipo’ preferirei soffrire io piuttosto che vedere soffrire la persona che amo’ oppure ‘sono contento/a di fare dei sacrifici per permettere alla persona che amo di realizzare i suoi desideri’.
Tra le persone che hanno risposto meno positivamente a queste affermazioni, il 50% ha definito il proprio matrimonio ‘molto felice’, mentre tra i più altruisti sono state ben 67 persone su cento a dichiararsi ‘felicemente sposate’. Si è visto poi che le persone sposate tendono ad essere più altruiste dei ‘mai sposati’ (40% contro 20%), mentre i divorziati ed i separati erano altruisti solo nel 26-28% dei casi.
La relazione fra amore e comportamento altruistico viene forse dalla possibilità di poter apprezzare l’amore in un matrimonio sano e riflette il legame fra matrimonio e amore, come è insegnato da molte religioni, fra cui quella cattolica. La religione infatti promuove l’altruismo, come ha dimostrato lo studio; in particolare, le persone che pregano ogni giorno sono più propense ad atti altruistici di quelle che non pregano mai (77 volte all’anno, contro 60 volte).
Le persone, anche ideologicamente distanti, sono più disponibili che in passato all’empatia e all’altruismo. A dichiararsi sensibili ai problemi delle persone meno fortunate sono stati il 5% in più del 2002: l’incremento di altruismo è forse dovuto al periodo storico che stiamo vivendo, ai suoi eventi negativi.

Altre conclusioni dello studio:
- Le donne hanno maggiori sentimenti di empatia degli uomini;
- I bambini che crescono con entrambi i genitori hanno maggiori opportunità di sviluppare dei sentimenti di empatia;
- I bambini che hanno meno di tutti la possibilità di sviluppare empatia sono quelli cresciuti dal solo padre;
- La situazione economica familiare non influisce su altruismo e empatia.
(FEB 06)

IL NIDO VUOTO

Uno studio della Florida State University (professor Robin Simon e Ranae Evenson Vanderbilt University's) ha scoperto che i genitori presentano livelli molto più alti di depressione rispetto ad altri adulti di pari condizione che non hanno figli. Questi sintomi depressivi, oltre tutto, non scompaiono quando i figli crescono e se ne vanno di casa.
I ricercatori ipotizzano che i genitori restino coinvolti nella vita dei loro figli e che continuino ad interessarsi a loro anche quando se ne sono andati di casa. E questo ha un costo emotivo molto consistente. Le preoccupazioni per i figli riguardano gli aspetti sociali, fisici, economici, emotivi; il loro benessere, la loro autorealizzazione.
Lo studio, pubblicato sull ‘American Sociological Association's Journal of Health and Social Behavior, ha anche rilevato che I genitori di figli adulti (sia quando vivono in casa, sia quando si sono fatti una vita propria) ed I genitori che non hanno la custodia dei loro figli minorenni sono quelli che hanno maggiori sintomi di depressione.
Dunque, questo significa che I genitori che vivono con I loro figli minorenni (biologici, adottati, figli dell’attuale partner) hanno meno sintomi di depressione: una scoperta che contraddice la credenza che i genitori ai quali vengono affidati i figli dopo un divorzio siano quelli che vivono il maggiore stress.
I genitori sposati inoltre, sono meno depressi dei non sposati e gli effetti della genitorialità sulla depressione riguardano in ugual misura sia gli uomini che le donne.
Il problema che i ricercatori evidenziano è l’assoluta solitudine che circonda i papà e le mamme dei nostri giorni: se fanno bene possono essere contenti di sé, ma se sbagliano non sanno a chi chiedere aiuto. Probabilmente la soluzione potrebbe essere quella, dicono i ricercatori, di rivolgersi ai servizi sociali.
(feb 06)

I SEGRETI DEI MARITI FELICI

Scott Haltzman, docente di psichiatria alla Brown University ha appena pubblicato un libro che sta facendo scalpore in America: «The Secrets of Happily Married Men», ovvero ‘I segreti degli uomini felicemente sposati’, ricco di consigli per uomini che vogliono non solo avere un matrimonio perfetto, ma anche successo, lunga vita e salute, come garantisce un matrimonio di lunga durata, nei confronti di chi divorzia (200% di aumento del rischio di morte). L’uomo deve trattare il matrimonio come fosse una scalata carrieristica, dove il successo e il raggiungimento della meta sono tutto; deve mettere a buon frutto i suoi connotati biologici di maschio alfa, aggressività, spirito competitivo, bisogno di primeggiare, incanalandoli per rendere felice la moglie. Secondo il professore, per comunicare la donna usa in media 7.000 parole al giorno e ben cinque toni diversi di voce, mentre l’uomo usa 2.000 parole e tre toni, il che dimostrerebbe che gli uomini sono gravemente carenti nella sfera comunicativa, emotiva ed intuitiva. «Quando parlano dei loro sentimenti, il loro livello di stress aumenta in maniera esponenziale, al contrario di quanto avviene nella donna». In The Secrets of Happily Married Men lo psichiatra offre la descrizione dettagliata delle “mansioni” del bravo marito: amore, rispetto, fedeltà coniugale ed emotiva, aiuto in casa e coi figli, solidarietà verso le sue ambizioni professionali. «Tratta tua moglie come tratteresti un cliente importante», spiega il libro, «accoglila con calore e cortesia, anticipa i suoi desideri e offrile doni appropriati».
Per migliorare la vita coniugale Haltzman suggerisce ai mariti di «raccogliere dati, osservando lei in situazioni mondane, quando si rivela di più, prendendo note e scrivendo liste di cose da fare». In altre parole: mettere tutto nero su bianco, «come si farebbe in ufficio prima di un’importante riunione di lavoro».
Il settimanale Time lo mette addirittura nella sua lista dei 6 libri del 2006 che «vi aiuteranno a essere più sani, realizzati e felici».
Fonte: Corriere della Sera Feb 2006

LE DONNE CHE LAVORANO SONO PIU' FELICI

Le donne britanniche sono più felici se svolgono lavori diversi dal lavoro di casalinga,secondo una ricerca dell’Economic and Social Research Council.
'Ciò che abbiamo scoperto contraddice i neo-conservatori, I quali sostengono che le donne sarebbero più felici se potessero tornare a fare il lavoro tradizionale di casalinga' dice la Professoressa Rosemary Crompton, che ha condotto una ricerca che ha preso in esame cittadini di diversi Paesi Europei ed in particolare donne inglesi e portoghesi.
La ricetta per la felicità personale e la soddisfazione familiare consiste, secondo la ricercatrice, nella combinazione della possibilità di lavorare fuori di casa e nella più giusta divisione dei compiti domestici.
Lo studio condotto infatti mostra che lo stress da lavoro, e tutti i conflitti che ne derivano, non riguardano tanto il lavoro in sé, ma le modalità in cui esso viene affrontato dalle lavoratrici: se vi fossero più lavori part time e la cultura dell’orario di lavoro lungo anche per le donne, tutto sarebbe più semplice. Nel Regno unito I ricercatori hanno trovato ad esempio una correlazione significativa fra i livelli di stress delle donne che lavorano e la loro ambizione di carriera. Le donne in carriera della Gran Bretagna, dice La Crompton, non hanno accesso ai servizi per la cura dei figli e per l’aiuto domestico.
In Portogallo invece, secondo la ricercatrice, le donne manager hanno un orario di lavoro più limitato rispetto alle donne inglesi ed un più ampio accesso all’aiuto domestico retribuito.

Secondo la Professoressa Crompton la rivoluzione culturale compiuta dalle donne, sta perdendo colpi. 'Le donne hanno meno possibilità, meno occasioni di scelta e meno flessibilità, non appena arrivano a posizioni lavorative di un certo prestigio. Nello stesso tempo la gestione del denaro familiare non è ancora diventata egualitaria ed il contributo degli uomini ai lavori domestici sembra si sia fermato all’apice raggiunto negli anni ottanta’.

Per quanto riguarda il Portogallo, si è potuto calcolare che le donne portoghesi lavorano 68 ore a settimana circa, fra lavoro retribuito e lavoro domestico (molto più delle donne inglesi secondo lo studio. Tuttavia va precisato che nel campione di donne inglesi considerato, il 71% lavorava part time) e, ciò nonostante le portoghesi erano più orientate delle inglesi a pensare che sia la vita familiare che I loro bambini avrebbero sofferto della scelta della madre di andare a lavorare fuori di casa.

Il conflitto fra vita familiare e vita lavorativa è assai meno accentuato in Finlandia ed in Norvegia, dove le famiglie con due lavoratori ricevono un generoso aiuto statale. Tuttavia, le donne francesi che pure ricevono sostanziosi aiuti finanziari per la cura dei bambini, hanno mostrato di vivere il conflitto in misura assai superiore alle donne scandinave. Il motivo? L’aiuto domestico prestato dai loro partners.

Conclusione della professoressa Crompton: ‘Sebbene possano essere presi dei provvedimenti (ad esempio la riduzione dell’orario di lavoro) per aiutare le donne a superare meglio il conflitto vita familiare-vita lavorativa, occorre pensare anche a risolvere quelle particolari circostanze e tradizioni locali che regolano la gestione della vita familiare’

MATRIMONIO CON BENEFIT

Il New York ha definito il fenomeno «matrimonio con benefit» e gli ha recentemente dedicato la copertina. E’ il matrimonio di lunga durata, ma ricco di tante scappatelle, la nuova forma di unione che piace agli americani. Un libro che esalta questa filosofia negli USA è ‘La regola delle 50 miglia’, dal titolo originale: ’50-mile-rule’, di Judith Brandt, che è già un best seller. (C’è anche un sito internet: www.50milerule.com).
Il segreto è quello di concedersi tutte le scappatelle possibili, ma senza perdere mai completamente la testa e non sfasciare quindi il proprio matrimonio. Insomma, la regola della doppia morale, che da noi è sempre esistita… Vuoi per i più sentiti valori religiosi, vuoi per l’influenza della Chiesa cattolica, vuoi perché gli italiani non hanno mai avuto tanti soldi per poterselo permettere, da noi da sempre si tradisce e si trasgredisce, ma senza mandare a rotoli il proprio matrimonio. Dunque, per noi niente di così particolarmente sconvolgente. Non così per gli americani, che divorziano alla prima difficoltà incontrata dalla coppia e che hanno pochissimi matrimoni di lunga durata nella casistica dei loro registri anagrafici. Per aiutarsi a tradire con intelligenza dunque, suggerisce l’autrice, è bene scegliere un partner che abiti almeno a 50 miglia da casa propria. Questa della distanza è stata una specie di illuminazione per lei, tanto che, rivela: «Ho deciso di scrivere il libro durante una relazione con un uomo sposato, che mi ha spiegato che lo faceva solo quando la moglie era distante almeno un'ora di macchina».
Le motivazioni per tradire descritte in The 50-mile rule sono tante, l’importante è seguire tutte le regole d’oro indicate nel libro. Indichiamo le più importanti:

1 - NON FARSI SCOPRIRE
Il tradimento riuscito è quello che rimane segreto.
2 - SEGUIRE LA REGOLA DELLE 50 MIGLIA
Evita spiacevoli incontri tra amante e coniuge mettendo almeno 50 miglia tra i due.
3 - PRATICARE SEMPRE SESSO SICURO
Non solo usa sempre il preservativo, ma scegli un posto nascosto e non lasciare tracce dell’incontro.
4 - SCEGLIERE L’AMANTE CON INTELLIGENZA
L’amante ideale è quello che sa qual è il suo posto nella graduatoria.
5 - NON COMUNICARE TROPPO CON L'AMANTE
Non condividere troppi dettagli della tua vita matrimoniale, mantieni le due esperienze completamente separate.
6 - NON FARE PROMESSE CHE NON SI POSSONO MANTENERE
Rompere una promessa può scatenare una catena emotiva che potrebbe ripercuotersi sulla vita matrimoniale, senza promesse non ci sono delusioni.
7 - EVITARE SPESE AZZARDATE
Evita di insospettire il coniuge con spese azzardate o lasciare tracce indelebili come le tue iniziali su un gioiello regalato in uno slancio d’affetto.
8 - TERMINARE LA RELAZIONE NEL MOMENTO GIUSTO
Una volta raccolti tutti i benefici di una relazione, esci senza spezzare il cuore dell’altra persona coinvolta, anche perché una persona ferita potrebbe diventare pericolosa.
9 - NEGARE SEMPRE
Nega se interrogato, nega se ci sono le prove, nega se colto in flagrante. Ammettere un tradimento può solo peggiorare le cose.
10 - NON SENTIRSI COLPEVOLI
Il senso di colpa è una forma di controllo istituita dalla società, non ne hai bisogno se segui le regole con attenzione.

Insomma, come potremmo chiamarla, noi italiani, questa prodifiosa scoperta della Brandt? The discovery of the warm water?

LITIGARE FA MALE ALLA SALUTE

Lo stress che una coppia sposata sperimenta in una litigata di 30 minuti può ritardare di almeno un giorno la capacità dei loro corpi di rimarginare una ferita. E se l’ostilità fra i due partners persiste, il ritardo può essere ancora più lungo e comportare importanti implicazioni per le persone che soffrono di ferite croniche, come ad esempio le ulcere della pelle. Si sapeva, in verità, che lo stress cronico riduceva le capacità del sistema immunitario, ma scoprire che una lite di solo mezz’ora potesse produrre un effetto così profondo sulle ferite del corpo non se lo aspettavano neanche i ricercatori. La ricerca è stata condotta a presso l’univeristà statale dell’Ohio, facoltà di medicina. Il campione ha riguardato 42 persone sposate, fra i 22 e i 77 anni.
Ad ogni coniuge è stata inflitta una piccola ferita sull’avambraccio anteriore con uno strumento che si usa per la biopsia, che raschia via otto strati della superficie epidermica ogni otto millimetri di diametro. Prima che si potesse formare la cicatrice, è stato utilizzato un altro strumento per creare una bolla protettiva su ogni ferita, dalla quale i ricercatori potevano estrarre i liquidi che normalmente riempiono queste ferite.
Nel primo esperimento, ad ognuno dei due partners è stato chiesto di parlare di un aspetto di sé stessi che avrebbero voluto cambiare, mentre l’altro è stato istruito a contribuire alla discussione con commenti incoraggianti che potessero evitare ogni possibile conflitto. In una seconda sessione, diversi mesi dopo, ad ogni partner è stato chiesto di tirare fuori uno degli argomenti che, in genere, producevano conflitti nella coppia, come ad esempio le questioni di denaro. Lo stress è stato misurato attraverso la somministrazione di questionari e dall’analisi del sangue.
Si è così visto che, nella prima sessione, la maggior parte delle ferite era guarita in cinque giorni, mentre la discussione di 30 minuti nella seconda sessione aveva causato un giorno di ritardo.

… Ergo, come potevamo immaginare, litigare fa male a sé stessi, al coniuge e alla relazione di coppia.

TIPI DI COPPIA

In psicosessuologia sono stati evidenziati diversi modelli di coppia stabile.
Provate a scoprire il vostro:

COPPIA SIMBIOTICA: i due partners vivono in simbiosi e nella coppia non ci sono spazi di autonomia personale. Questo è il tipo di coppia tipico dell’adolescenza, che se dura anche in età adulta impedisce ai due partners una vera maturazione.

COPPIA COMPLEMENTARE: in questo tipo di coppia i bisogni opposti si compensano. Ad esempio lui timido-lei estroversa, lui forte.lei debole ecc.

COPPIA SIMMETRICA : i due partners sono in simmetria fra di loro, il che significa che sono troppo simili e per questo sono sempre in competizione e spesso ostili perché lavorano entrambi per affermare la propria superiorità.

COPPIA EDIPICA: i due partners si sono scelti perché hanno visto nell’altro/a l’immagine del genitore di sesso opposto e dunque si tratta, in un certo senso, di una relazione a tre: io, tu-come-sei, tu-come-ti-vorrei.

COPPIA NARCISISTICA : il/la partner viene scelto/a perché rappresenta un immagine di ciò che si è stati in passato, di ciò che si vorrebbe essere, di ciò che si è. Apparentemente si ama l’altro/a: in realtà si ama sé stessi.

L'UOMO IDEALE

Qual è l’uomo ideale per una donna?
Gli uomini sono, da sempre, convinti che le donne siano in questo molto volubili.
Lo stesso Freud dichiarò che nella sua vita aveva scoperto molte cose sulla psicologia umana, ma non era riuscito a capire cosa volevano realmente le donne. In verità le cose non sembrano essere così difficili: sull’argomento sono state condotte molte ricerche e si è visto, anzitutto, che le donne cercano negli uomini le stesse qualità che gli uomini cercano nelle donne: ai primi posti spiccano doti quali la bontà, le capacità di comprensione e l’intelligenza (Kenrick & Simpson, 1997). Le donne però, non è un luogo comune, sono interessate anche al denaro, alla posizione economica dell’uomo (Buss, 1989) ed ai rapporti di lunga durata (Buss 1994). Mettendo insieme diverse ricerche, questo è il profilo del marito ideale che ogni donna desidera trovare: tipo socialmente rispettato, finanziariamente stabile, con qualche anno in più, ricco, ambizioso, dinamico, sincero, emozionalmente stabile e romantico…. (vedi ricerche di Ardener, Ardener, & Warmington, 1960; Buss, 1989, 1994; Feingold, 1992; Kenrick & Simpson, 1997; Townsend, 1989; Townsend & Roberts, 1993; Wiederman & Allgeier, 1992).
Le ragioni di tutto ciò sono essenzialmente biologiche: infatti, se il padre si occupa, insieme alla madre, dell’allevamento dei figli, è stato dimostrato che si riduce moltissimo la mortalità infantile, specialmente nelle società pre-tecnologiche (vedi ricerche in proposito di Fisher, 1992 di Hill & Hurtado, 1994; di Geary, 1998)) e dunque non dovrebbe sorprendere che le donne siano biologicamente predisposte a preferire partners in grado di garantire un rapporto di lunga durata, sicuro, stabile. Diverso è se una donna cerca l’avventura: le donne in questo caso sono molto più attente e selettive e guardano soprattutto alle qualità fisiche dei partners potenziali (Kenrick, Groth, Trost, & Sadalla, 1993).
C’è poi il discorso del reddito. Si è visto che alcune donne con alto potenziale socio-economico acconsentono con maggiore facilità delle altre ad avere una relazione sessuale con un uomo attraente di condizione socio-economica bassa. Ma sposarselo è un’altra cosa: nessuna delle donne ‘ricche’ che avevano partecipato ad una ricerca e che si era dimostrata disponibile ad avere un’avventura con un uomo più povero ha poi accettato l’idea di costruire con questo partner un rapporto di lunga durata (vedi Townsend & Roberts, 1993).

ANORESSIA E GENETICA

E’ stato pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry, uno studio sull’anoressia, da parte del gruppo di ricerca di Walter Kaye della University of Pittsburgh, con la tomografia a emissione di positroni (PET), per confrontare il cervello di donne che hanno sofferto di anoressia con donne che non hanno mai avuto questo problema.
Per gli studiosi dell'Universita' di Pittsburgh, l'anoressia potrebbe essere favorita da disfunzioni nei circuiti del piacere e appagamento, aree del cervello legate anche all'abuso di sostanze. Lo studio dimostra infatti che le donne che hanno sofferto di anoressia hanno i recettori dopaminergici eccessivamente attivi, indipendentemente da fattori quali età, peso, tempo trascorso dalla fase acuta della malattia. I ricercatori hanno somministrato a una decina di donne sane e ad altrettante ex-anoressiche delle molecole innocue, che si legano a tali recettori ed hanno riscontrato, nelle ex anoressiche, un eccesso di attività recettoriale nello striato antero-ventrale dei gangli basali e nel caudato dorsale. La prima regione è sede dei circuiti che modulano il senso di appagamento e ricompensa, il secondo è legato alle risposte al pericolo. Alterazioni dell’attività di queste regioni neurali spiegherebbero l'incapacità' di provare appagamento nel cibo e di avvertire la minaccia che grava sulla propria salute a causa dei digiuni ripetuti. Disfunzioni del sistema dopaminergico potrebbero inoltre spiegare perché le ragazze anoressiche spesso sono incapaci di provare emozioni positive in seguito a stimoli che innescano positività nelle persone sane.
E' probabile che, come suggeriscono altri studi, almeno in parte, queste alterazioni abbiano un'origine genetica.

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 30/08/2010
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