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ANCHE LE MACCHINE HANNO UNA PERSONALITA'
Un recente studio americano ha scoperto
quello che molti avevano già scoperto su di sé o sui propri amici,
ovvero che le persone cercano un volto, una faccia, sul muso delle
macchine.
Il Dr. Dennis Slice della Florida State University, guest professor
presso l'Università di Vienna, e la ricercatrice Sonja Windhager
hanno chiesto a 40 persone di osservare delle immagini ad alta
risoluzione, tridimensionali, relative a 38 modelli di autovetture
prodotte negli anni 2004-2006 da 26 industrie automobilistiche,
dalla Ford alla Mercedes.
Lo studio ha confermato con sicurezza quello che molte persone
avevano già immaginato, ovvero che le macchine sembra che abbiano
dei tratti di personalità, che vengono percepiti dalle persone allo
stesso modo in cui esse percepiscono le espressioni facciali umane.
I ricercatori sono stati in grado di mettere in relazione
quantitativa la percezione umana delle vetture alla loro struttura
fisica. Alcune macchine sembra che abbiano una certa propensione
verso la rabbia, altre verso l'aggressività, altre ancora mostrano
dei chiari tratti maschili o femminili.
Generalmente i fanali vengono visti come gli occhi, la griglia del
radiatore o il marchio (come ad esempio lo scudetto della Lancia)
appaiono come il naso, le prese d'aria vengono percepite come se
fossero la bocca della macchina.
Ad ogni partecipante è stato inoltre chiesto di descrivere 19 tratti
di personalità per ogni modello, in particolare la dominanza, la
maturità, il genere, la simpatia.
Lo studio, che è stato pubblicato nel numero di Dicembre della
rivista Human Nature, ha scoperto che il 96 per cento delle persone
erano d'accordo nel giudicare una macchina dominante o sottomessa.
Fonte:
UPI.com
Nov. 08
QUANDO I GENITORI SI SEPARANO
La separazione dei genitori è uno stress
notevole per i figli. Oltre allo shock della scomparsa, spesso non
spiegata, di un genitore, i figli dei genitori separati debbono subire
anche il calo di cure e attenzioni da parte del genitore che
resta, perché questo è a sua volta preoccupato, triste,
nervoso e dunque incapace di fornire al figlio sostegno e
rassicurazioni.
Spesso per i figli dei separati peggiora la situazione
economica, diminuiscono i giochi, i viaggi, gli svaghi. Dopo
la separazione dei genitori può accadere che un figlio metta in atto
comportamenti apparentemente negativi e controproducenti, spiegabili
solo se visti come una strategia, consapevole o no, di riportare
insieme i genitori.
Un bambino sa che se si finge ammalato riesce a distogliere
l’attenzione dei genitori dai loro problemi coniugali e
riesce ad unirli nella preoccupazione per il figlio. Nei casi più
disperati il bambino si può addirittura offrire come capro espiatorio
per attirare la rabbia dei genitori su di sé e deviare l’ostilità fra
loro.
Se il bambino mette in atto un comportamento aggressivo,
si assenta da scuola, si aggrega ad una banda di piccoli delinquenti,
egli sa che può così causare liti fra i genitori e mantenerli
coinvolti emozionalmente sia con lui che reciprocamente.
COSA FARE
Poiché ogni bambino ed ogni situazione familiare sono unici, non si
possono dare consigli validi per tutti. Tuttavia:
- I genitori in via di separazione devono comunque rendersi conto che
il modo in cui gestiscono il conflitto emozionale e la
ristrutturazione dei rapporti familiari può influire molto
profondamente sul benessere psicologico e sui risultati scolastici dei
loro figli.
- Una separazione conflittuale, traumatica, può far riportare pesanti
danni all’equilibrio psicologico dei bambini, che tendono a portarsi
dietro questi problemi per lungo tempo, anche per tutta la vita.
- Il genitore separato che ha la custodia del figlio minorenne deve
stare bene attento a non commettere l’errore di considerare il figlio
come un amico, un suo pari :il bambino come l’adolescente hanno
bisogno della sicurezza e della protezione del genitore, non della sua
amicizia.
- Ugualmente sbagliato è diventare iperprotettivi e proteggere i figli
da qualsiasi tipo di rischio: in questo modo i figli acquisiscono dei
comportamenti infantili di dipendenza che gli impediscono poi di
crescere e diventare autonomi.
Ott. 08
NARCISISMO SU FACEBOOK
Facebook,
(così come Myspace),
è un social network dove le persone possono inserire il loro profilo,
la loro foto, parlare delle cose di cui si occupano, ecc. e
condividerle con altri amici virtuali.
I ricercatori dell'Università della Georgia hanno scoperto che
le persone più narcisiste usano Facebook per promuoversi al meglio.
Autrice della ricerca è Laura Buffardi, insieme al Prof. W. Keith
Campbell.
La ricerca, che appare nel numero di Ottobre della rivista
Personality and Social Psychology Bulletin, si basa sulla
compilazione di 130 questionari da parte di altrettanti utilizzatori
di Facebook.
I ricercatori hanno scoperto una correlazione fra particolari
persone che usano Facebook e soggetti che hanno una personalità
narcisista. I narcisi si fanno infatti conoscere sul web con
delle immagini particolari, molto accurate. Perfino
degli osservatori inesperti, nella ricerca citata, sono riusciti a
scoprire chi era un tipo narcisista e chi no, a partire dalla pagina
che l'utilizzatore aveva allestito sul social network.
Le cose su cui si sono concentrati gli osservatori sono state:
quantità di interazione sociale (quanti amici, quanti contatti, ecc.),
aspetto della persona e livello di auto-promozione nella foto
principale, utilizzata per dare un’idea della propria personalità.
Il Narcisismo, secondo il Prof. Campbell è un tratto
interessante di personalità, perché riguarda la modalità in cui queste
persone stabiliscono relazioni di lunga durata. I tipi narcisisti,
secondo Campbell, all’inizio possono sembrare affascinanti, ma alla fine ci si accorge che essi usano le persone per trarne un
vantaggio personale ed in questo modo nuocciono agli altri, oltre che
a sé stessi.
Facebook ha oggi 100 milioni di utilizzatori
(circa il doppio del numero degli italiani), è molto popolare fra gli
studenti e per questo è stato usato per la ricerca. Ovviamente, dicono
i ricercatori, non tutti coloro che usano questi social network sono
dei narcisi, ma i narcisi usano Facebook così come fanno nella vita, dando maggiore enfasi alla quantità piuttosto che alla qualità
delle amicizie.
Fonte:
University
of Georgia, via
Science Daily
Ott. 2008
GLI UOMINI MASCHILISTI GUADAGNANO DI PIU'
E’ stato appena pubblicato nel Journal of Applied Psychology uno
studio secondo il quale gli uomini che hanno una visione sessista
della società (per intenderci quelli che sostengono che le donne
dovrebbero stare a casa a fare la calza) guadagnano molto di più
di quelli che hanno una visione più moderna della società. In media si
parla di 8.500 dollari di differenza.
Lo studio, eseguito dai ricercatori della Università della Florida,
è stato condotto su larga scala, su 12.686 uomini e donne intervistati
nel 1979, quando avevano fra i 14 ed i 22 anni ed altre volte
negli ultimi venti anni, di cui l’ultima volta nel 2005.
A questo gruppo di persone è stato appunto chiesto se ritenevano che
le donne dovevano stare a casa o avere la possibilità di realizzarsi
fuori dalle mura domestiche, come accade per l’uomo.
Come prevedibile, a pensarla nel primo modo sono stati più gli uomini
che le donne, anche se con il passare del tempo la differenza che vi
era negli anni settanta si è andata via via affievolendo.
Per quanto riguarda gli stipendi, come si è detto, si è visto che gli
uomini che avevano una visione più tradizionale della società
guadagnavano più degli altri che avevano idee più moderne. Allo stesso
modo, le donne che avevano una visione non-tradizionalista del ruolo
della donna nella società, guadagnavano più delle altre, ma in questo
caso la differenza equivaleva a 1.500 dollari l’anno.
Certamente, un uomo abituato a gestire completamente il
potere nelle sue relazioni con l’altro sesso è sicuramente
incline a farlo anche nel lavoro. Un’altra teoria sostiene
invece che i datori di lavoro preferiscano promuovere quei soggetti
che non possono usufruire del reddito della moglie, di quelli che, in
altre parole, portano da soli il pane a casa.
Fonte: BBC
Sett. 08
DIMMI CHE MUSICA ASOLTI E TI DIRO' CHI SEI
I gusti musicali sono strettamente legati alla
personalità di ciascuno, secondo uno studio condotto su più di 36.000
persone nel mondo, alle quali sono stati chiesti dettagli sulla loro
vita personale e sui loro gusti musicali (sono stati investigati 104
tipi di musica).
La ricerca è stata condotta dal Professor Adrian North della
Università di Heriot-Watt di Edimburgo, ed è il più importante studio
mai condotto sull'argomento. Ad esempio chi è timido, secondo la
ricerca, preferisce la musica classica, mentre gli affezionati dell'heavy
metal sembrano tipi a loro agio con sé stessi. Secondo il Professor
North, la ricerca è significativa e alquanto sorprendente. Una delle
conclusioni che lo ha sorpreso di più, ad esempio, è la
somiglianza fra gli appassionati di musica classica e l'heavy metal:
sono entrambi creativi e tranquilli, ma non sono estroversi. E pensare
che lo stereotipo dell'appassionato di musica heavy metal
richiama alla mente un soggetto depresso, sull'orlo del suicidio: un
pericolo, per sé stesso e per gli altri...
Se volete sentire la voce del Prof. North, cliccate
qui
Ulteriori associazioni genere musicale-personalità:
BLUES forte autostima, creativo, personalità estroversa, mite
e serena
JAZZ forte autostima, creativo, estroverso e sicuro di sé
MUSICA CLASSICA forte autostima, creativo, personalità introversa ma
sicura di sé
RAP forte autostima, personalità estroversa
OPERA forte autostima, creativo, mite
COUNTRY E WESTERN laborioso, estroverso
REGGAE forte autostima, creativo, poco laborioso, estroverso, mite e
sereno
DANCE creativo, estroverso, poco mite
INDIE Bassa autostima, creativo, non portato per il lavoro duro, non
mite
BOLLYWOOD creativo, estroverso
ROCK/HEAVY METAL Bassa autostima, creativo, non portato per il lavoro
duro , introverso, gentile, a proprio agio con sé stesso
POP CHART forte autostima, non creativo, laboriosoa, estroverso,
gentile, non a proprio agio
SOUL forte autostima, creativo, estroverso, gentile, a proprio agio
Fonti :
Daily Mail
BBC
News
Sett. 08
ANCORA DALLA PARTE DELLE BAMBINE
Quest’anno il Consiglio Europeo si è occupato di quella che viene
considerata la parte più invisibile della società umana:
si sa infatti che i bambini contano meno degli adulti e le bambine
meno dei maschietti.
A livello internazionale, sulla carta, esistono, per difendere le
bambine, la
Convenzione sui Diritti del Bambino
(CRC) e la
Convenzione per la Eliminazione di tutte
le forme di discriminazione contro le donne
(CEDAW), ma purtroppo, come spesso accade, questi accordi non vengono
poi messi in atto completamente.
Nelle
Conclusioni sulla Bambina,
il Consiglio Europeo specifica che si dovrebbe favorire l’accesso alle
informazioni e alle cure per la salute sessuale e riproduttiva, per la
formazione scolastica e per tutte le forme di violenza che vengono
perpetrate ai danni delle bambine, inclusa la loro compravendita. Le
Conclusioni del Consiglio Europeo sono le seguenti:
1. Educazione sessuale ed affettiva: la
sessualità deve essere insegnata a scuola (elementare e media) –
questo è molto importante per la salute sessuale e riproduttiva della
bambina e dell’adolescente, riguardo alla sua identità di genere, al
ruolo che svolge nella società, al tipo di relazioni affettive. Se non
c’è questa consapevolezza non può esservi parità fra i sessi.
2. Immagine corporea: l’insoddisfazione che hanno
gli adolescenti - anche maschi - nei confronti del proprio corpo — non
è un semplice fatto privato, perché questa percezione errata della
propria immagine (si pensi all’anoressia!) ha dei costi sociali molto
alti. Spesso questa insoddisfazione riguardo alla propria
immagine non riflette una condizione fisica, ma delle norme culturali
imposte e influenzate dalle immagini proposte sui giornali, in Tv,
ecc. E’ importante dunque anzitutto capire le ragioni che spingono le
ragazze (ed i ragazzi) a non sentirsi a proprio agio nel loro corpo.
3. Formazione scolastica: al momento c’è una
discrepanza molto forte fra maschi e femmine per quanto riguarda la
scelta universitaria di materie scientifiche. Sebbene sia stato
dimostrato che non ci sia effettivamente una predisposizione innata
per le ragazze verso le materie letterarie e per i ragazzi verso le
materie scientifiche, all’Università continuano ad essere scelte le
materie tradizionali per il proprio sesso. Vanno incoraggiati maschi e
femmine ad esplorare percorsi di formazione non tradizionali, in modo
da utilizzare al meglio i propri talenti e le proprie potenzialità.
Ma tutto ciò non è sufficiente. Per
proteggere la bambina occorre prendere delle misure per prevenire ed
eradicare la prostituzione minorile e la pedopornografia, così come
delle leggi che permettano alle ragazze adolescenti che rimangono
incinte di non abbandonare la scuola e gli studi. E’ inoltre
necessario fornire informazioni e servizi alle ragazze adolescenti per
prevenire le malattie sessualmente trasmesse o le gravidanze
indesiderate.
Fonte:
The realitycheck
Sett. 08
LE DONNE SCELGONO UOMINI CHE SOMIGLIANO AL PAPA'
Dalla Università di Pécs in Ungheria ci arriva una ricerca sull’imprinting sessuale. I ricercatori ungheresi
hanno misurato le proporzioni facciali dei membri di 52 famiglie,
trovando significative correlazioni tra i giovani sposi ed i
loro suoceri, specialmente nelle proporzioni del viso che
riguardano la parte centrale: naso ed occhi. Ma anche gli uomini
evidentemente scelgono delle donne che somigliano alla loro madre,
viste le somiglianze rilevate fra suocera e nuora, specialmente nella
parte bassa del viso: bocca e mascella. Il direttore della ricerca,
Tamas Bereczkei ha detto: “I nostri risultati confermano l’ipotesi
dell’imprinting sessuale, ovvero che i bambini si costruiscono un
modello mentale basato sulla forma fisica dei genitori del sesso
opposto e cercano poi un partner che rappresenti quello schema
percettivo”.
Gli esperti dicono che potrebbero esserci dei vantaggi nello scegliere
un partner simile a loro dal punto di vista genetico, perché sembra vi
sia maggiore fertilità e compatibilità genetica.
Fonte: BBC
News
Settembre 2008
FELICITA' E SODDISFAZIONE NELLA VITA PORTANO SALUTE E BENESSERE
A parità di condizioni, se siete felici e soddisfatti della vostra
vita oggi, avete molte più possibilità di essere in buona salute in
futuro. Una ricerca condotta da Mohammad Siahpush del centro medico di
Omaha, della University of Nebraska mostra che le persone felici e
soddisfatte della propria vita godono migliore salute.
I ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti fra il 2001 e il 2004
per un precedente studio, che aveva coinvolto circa 10.000 adulti su
domande relative alla salute.
Attraverso la domanda "Durante le ultime quattro settimane, sei mai
stato felice?" si è potuto misurare il grado di felicità, mentre il
livello di soddisfazione è stato determinato dalla risposta alla
domanda: "Considerato tutto, quanto sei soddisfatto della tua vita?"
Felicità e soddisfazione nella vita sono state poi associate a valori
come 'eccellente', 'buono' e 'molto buono'. Dopo tre anni dal
questionario si sono valutate le condizioni fisiche dei partecipanti
allo studio.
Conclusione: "Ci sono indicazioni per cui se una persona è più felice
e più soddisfatta della vita , tende ad essere in migliori condizioni
di salute" ha affermato Siahpush.
Lo studio apparirà nell'uscita di Settembre/Ottobre della rivista
American Journal of Health Promotion.
Fonte: UPI.com
DALLA
PARTE DELLE BAMBINE CHE AMANO LA MATEMATICA
Uno studio americano rivela che,
contrariamente a quanto comunemente si
crede, l'attitudine verso la
matematica non dipende dal sesso.
Questo pregiudizio, particolarmente
marcato negli Stati Uniti, spiega il numero ridotto di ragazze che si
iscrivono e si laureano in materie scientifiche o ingegneria. In un
articolo pubblicato su
Science,
Janet Hyde, psicologa presso l'Università del Wisconsin, ha analizzato
i risultati ottenuti da 7 milioni di allievi di dieci Stati
americani (California, Connecticut, Indiana, Kentucky, Minnesota,
Missouri, New Jersey, Nuovo Messico, Virginia occidentale e Wyoming)
con criteri di valutazione standardizzati.
Il verdetto è chiaro e inappellabile:
in matematica non vi sono differenze fra maschi e femmine,
nell'età compresa fra 7 e 17 anni, qualunque sia la loro origine
etnica (bianchi, asiatici, hawaiani ecc.).
Negli Stati Uniti solamente il 15 %
degli studenti che si laureano in ingegneria sono donne. Una
anomalia che, secondo gli autori della ricerca, non è legata alle
prestazioni scolastiche che, come la ricerca dimostra, non dipendono
dagli scarsi risultati scolastici delle ragazze, ma dai molti
pregiudizi sociali che indirizzano le donne verso facoltà umanistiche
e artistiche, anziché scientifiche o tecniche.
Per una ragione che i ricercatori invecenon si spiegano,
gli studenti maschi presentano in
matematica dei risultati più variabili rispetto a quelli delle
studentesse.
Fonte:
Le Figaro
Lug 08
VETERANI E
DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS
Nel primo anno dal ritorno dall'Iraq,
più di 22.000 veterani risulta abbiano cercato aiuto in una apposita
linea telefonica per prevenire il suicidio. Gli ex soldati che hanno
tentato il suicidio e sono stati salvati attraverso questo servizio
sono stati 1221.
A soffrire del disturbo post
traumatico da stress sembra sia
un ex-soldato su cinque.
Una ricerca della Portland State University ha scoperto che fra i
veterani, la possibilità di
uccidersi è doppia rispetto ad un uomo normale.
La hot line per aspiranti suicidi è stata lanciata nell'area di
Washington. Il suo slogan è 'ci
vuole un coraggio da guerrieri per chiedere aiuto'. La
linea telefonica è una emanazione del National Suicide Prevention
Lifeline, ed ha ricevuto 55.000 chiamate nel suo primo anno di vita,
non solo direttamente dai veterani, ma anche da altre persone che
sono ad essi in qualche modo legate.
Per questa linea telefonica sono stati spesi finora almeno $2.9
milioni, ma essa è considerata molto utile, perché riceve fino a 250
chiamate al giorno. Interpellano la hot line veterani di varie
provenienze belliche: Iraq,
Afghanistan, perfino
Vietnam.
Si stima che circa
6.500 veterani all'anno si uccidano,
in un modo o nell'altro, 18 al
giorno, mentre a provarci senza riuscirci sono
12.000 l'anno.
A breve, si prevede un rientro massiccio dalle zone di guerra e
dunque alla hot line hanno messo in preventivo
212 nuove assunzioni (N.d.B.
... Avranno letto qualcosa sull'Iran in questi ultimi mesi?)
Per la cronaca, il numero da chiamare è 800-273-TALK (8255); i
veterani devono premer l'"1" dopo essersi connessi.
LUG 08
SE LA MUSICA E'
AD ALTO VOLUME SI BEVE DI PIU'
Una ricerca francese, pubblicata
nella rivista Alcoholism: Clinical & Experimental Research, ha
scoperto che l'alto volume della
musica spinge i clienti di un bar a bere di più.
La ricerca si è svolta in tre sabato sera: il team di ricerca ha
visitato due bar, osservando in segreto il comportamento di 40
ragazzi fra i 18 ed i 25 anni.
Nicolas Gueguen, ricercatore di scienze sociali presso la University
of Southern Brittany in Francia, pensa di aver così dimostrato
la correlazione fra alto volume
della musica e consumo di birra.
Il numero dei drinks ordinati,
mediamente di 2.6, è salito a 3-4; il tempo per bere una birra è
sceso a 11.45 minuti, contro i 14.51 minuti precedenti.
La ricerca è poco significativa perché non condotta su vasta scala:
in ogni caso dà dei risultati interessanti, spiegabili con il fatto
che se la musica è ad alto volume è
impossibile parlare e dunque si beve.
Fonte:
Reuters
LUG 08
IL
CERVELLO CRESCE MOLTO PIU' DI QUELLO CHE SI PENSA
Quando i lavoratori più anziani imparano nuove
competenze, le loro cellule cerebrali si sviluppano ulteriormente,
secondo alcuni scienziati tedeschi che hanno condotto uno studio
utilizzando il metodo della tomografia computerizzata.
In questo studio, persone di età compresa tra 50 e 67 hanno dovuto
apprendere nuovi compiti e questo ha finalmente consentito di
smentire una precedente ipotesi secondo la quale la crescita del
cervello terminerebbe con l'uscita dall'adolescenza.
La ricerca è stata condotta presso lo University Hospital Eppendorf
di Amburgo e lo University Hospital di Jena, in Germania. Dopo tre
mesi di apprendimento, si è constatato che alcune parti del cervello
si erano indubbiamente sviluppate ulteriormente.
Quando i soggetti hanno sospeso l'esperimento per i successivi tre
mesi, i loro cervelli sono tornati ad avere dimensioni più ridotte.
Lo studio è stato riportato dal Journal of Neuroscience.
"Ciò
dimostra quanto sia importante per gli anziani accettare nuove sfide
ed imparare cose nuove," ha detto Arne May, leader del
gruppo di ricerca.
Fonte:
Health24
lug 08
E SE FOSSE
MEGLIO NON ESPRIMERE LE EMOZIONI?
In genere si pensa che tenersi
dentro i sentimenti e le emozioni sia sbagliato e dannoso per la
salute; una nuova ricerca sostiene, al contrario, che
è meglio non esprimere i propri
pensieri e sentimenti dopo essere rimasti coinvolti in un trauma
collettivo, come ad esempio nelle sparatorie scolastiche che
frequentemente avvengono in America, o in un attacco terroristico,
come quello dell'11/09.
Secondo lo psicologo Mark Seery, della Università di Buffalo, a
distanza di tempo dall'evento traumatico, sembra che le persone che
non hanno parlato troppo della situazione vissuta siano in migliore
salute di quelli che ne hanno parlato lungamnete. Lo studio appare nel
numero di Giugno del Journal of
Consulting and Clinical Psychology ed investiga proprio gli
effetti, fisici e mentali, dei traumi collettivi in persone che sono
state esposte a tragedie, ma che non hanno avuto la perdita diretta di
un familiare o di un amico.
La ricerca è stata focalizzata sull'attacco delle Torri Gemelle, ma i
suoi risultati possono essere generalizzati ai disastri collettivi che
spesso capitano nella vita. Seery dice che
non fa male esprimere le proprie
emozioni: non vi è nessuna controindicazione al riguardo e dunque, se
qualcuno desidera farlo, può e deve farlo.
Ma non tutti siamo uguali e possono esserci persone che invece
non desiderano parlare del
trauma subito.
Secondo lo psicologo, in questi casi non
bisogna forzare la persona a raccontare e rivivere l'evento
problematico, pensando sia utile per superare il trauma:
sarebbe un errore.
I risultati della ricerca evidenziano infatti che le persone che si
erano mostrate più riservate, a distanza di tempo mostravano un
recupero più veloce ed
efficace.
BULLI, FIGLI DI DIVORZIATI
BULLI
Tra le cause dei crescenti casi di bullismo e
violenza minorile ci potrebbe essere l'aumento dei divorzi e delle
separazioni. Uno studio dell'associazione matrimonialisti italiani
attribuisce la crescita del disagio giovanile proprio all'aumento
delle separazioni (+57,3% in 10 anni) e dei divorzi (+74%) e di
conseguenza, al fatto che la
maggior parte dei bambini di separati e divorziati (80,7%) vive con
un solo genitore.
Fonte:
Ansa
GIU 08
ALLARME
ADOLESCENTI: NON USANO IL PRESERVATIVO
Circa la metà (48%) dei ragazzi che frequentano la scuola
superiore affermano di avere rapporti sessuali.
Si registra un aumento del 2% tra il
2005 ed il 2007, secondo i dati rilasciati dal
Centers for Disease Control and
Prevention. Nello stesso periodo di tempo c'è stato un calo
nell'uso del preservativo del 2%.
I nuovi dati si riferiscono al CDC's 2007 Youth Risk Behavior
Surveillance System. Lo studio viene compiuto ogni due anni e riguarda
14.000 studenti americani di scuola superiore.
Almeno il 7% ha dichiarato di avere avuto rapporti sessuali prima dei
13 anni, il 13, 15% ha affermato di aver avuto già più di 4 partners,
il 35% ha dichiarato di aver fatto sesso nei precedenti tre mesi.
L'8% dei ragazzi ha detto di essere stato forzato ad avere rapporti
sessuali ed il 10% ha subito violenza dal partner.
Sono dati allarmanti, sostiene Sarah Brown, della
National Campaign to Prevent Teen and Unplanned Pregnancy.
"Se i ragazzi hanno maggiori rapporti sessuali e usano meno
contraccettivi, il loro tasso di
gravidanze indesiderate salirà. Infatti, nel Dicembre del
2007 il governo federale aveva annunciato che i figli nati da genitori
adolescenti era cresciuto come non avveniva da 15 anni".
Gli adolescenti devono formarsi, crescere, studiare, non diventare a
loro volta genitori: i bambini hanno bisogno di genitori adulti e
le gravidanze giovanili non fanno
comodo a nessuno. I genitori, gli insegnanti e tutti coloro
che seguono gli adolescenti dovrebbero mobilitarsi per prevenire le
gravidanze fra gli adolescenti
Nel sito
http://www.TheNationalCampaign.org
si possono trovare ulteriori informazioni
Fonte:
Medical News
GIU 08
DONNE CONQUANTENNI
Una volta succedeva solo alle
streghe di conservare parte
della loro bellezza e carica erotica anche in età avanzata, mentre
alle donne 'buone', come ad esempio le mamme e le nonne, non restava
che rassegnarsi all'invecchiamento e all'emarginazione dalla vita
sociale.
Di una donna infatti ciò che più contava erano
bellezza e
capacità di procreare: perse
entrambe queste caratteristiche, alla donna non rimaneva più nulla.
La tipica cinquantenne, da
che mondo è mondo e fino a una cinquantina di anni fa, era dunque una
signora in genere sovrappeso, con i capelli bianchi, vestita in modo
dimesso, che indossava vestiti e gioielli completamente demodé, legati
al periodo della sua giovinezza.
La cinquantenne declinava sempre i suoi tempi al passato ed i discorsi
che faceva, pur rispecchiando un'antica cultura e saggezza popolare,
erano in genere inadeguati ai tempi ed incapaci di rappresentare la
realtà in tutte le sue sfaccettature.
Cosa è cambiato da allora? Molto, per non dire
tutto.
La prima cosa che salta agli occhi è
l'aspetto. Le cinquantenni di oggi sono quasi tutte belle,
come delle ragazze un po' invecchiate, che esibiscono le poche rughe
con vezzosa disinvoltura. E, se una volta a cinquant'anni le donne
cominciavano a prepararsi al definitivo congedo dalla vita,
intensificando le preghiere e le frequentazioni dei riti religiosi, le
cinquantenni di oggi appaiono perfettamente immerse nel loro presente,
permettendosi perfino di fare dei progetti di lungo termine. Le donne,
del resto, vivono in media 83 anni,
e dunque a cinquanta anni hanno ancora più di tre decenni davanti a sé
per cambiare molte cose della propria vita che non le soddisfano più
(fra cui, sempre più spesso, il partner).
Molto, in questa rivoluzione del costume è dovuto ai progressi della
medicina: la maggiore
igiene, il controllo dell'alimentazione, la prevenzione, le cure,
sicuramente aiutano il corpo a mantenersi sano. Per gli aspetti
estetici basti pensare al ricorso ormai generalizzato ai
centri di bellezza, o anche
solo ai comuni parrucchieri ed estetisti. (Una volta le donne di
cinquant'anni, anche potendoselo permettere, evitavano di curare
troppo il proprio corpo, per non sentirsi inadeguate al ruolo sociale
che veniva loro attribuito e per evitare di sentirsi giudicare,
specialmente dai più giovani, come delle persone frivole, leggere, più
vicine allo stereotipo della strega o della megera, che non a quello,
più rispettabile, di nonna e madre).
Poi c'è stata l'entrata massiccia delle donne nel
mondo del lavoro: anche se i
tassi di disoccupazione femminili sono sempre più alti rispetto a
quelli maschili, anche se le donne, a parità di occupazione,
guadagnano meno degli uomini, la possibilità di poter contare su un
lavoro retribuito ha permesso anche alle rappresentanti del sesso
femminile di poter svolgere un ruolo attivo nella società, ottenendo
il diritto di partecipazione, di voto, di guadagno autonomo.
Ma quello che più di tutto ha contribuito a modificare le cose è
certamente il livello di istruzione
femminile: più è alto il
livello di istruzione, più le persone possono essere maggiormente
sicure di sé, perfettamente consapevoli del maggior numero di
strumenti e di opzioni che hanno a disposizione per affrontare le
difficoltà del quotidiano.
In una ricerca denominata
'Donne a 50 anni e sentimenti',
è stato analizzato un campione di 700 italiane tra i 46 e i 59 anni
e da questi dati è stao estrapolato il profilo della cinquantenne
dei nostri tempi: eccolo.
Al primo posto l'amore: il
61% delle cinquantenni intervistate afferma che i sentimenti sono
molto importanti, e per il 33% lo sono abbastanza. Il 94% del
campione è attento rispetto alla propria sfera emotiva, convinto
nell'80% dei casi di vivere l'amore e la coppia in modo più
consapevole di quando aveva 30 anni. Per il 68% delle intervistate,
poi, l'amore diventa meno
passionale ma più profondo, fondato su affetto e stima
reciproca, sempre più consolidato nel tempo, rafforzato da un lungo
percorso di vita. E una cospicua minoranza (40%) si sente ancora
affascinante e seducente.
Per l'85% delle cinquantenni amare significa rimanere con il proprio
compagno. Ma l'amore va vissuto sempre con la stessa intensità e
passione, come a 20 anni, per il 58% del campione. Il 31% ammette di
tradire il proprio partner: ciò significa che
tre donne su dieci si sono concesse
qualche scappatella.
Figli. Il 90% delle
cinquantenni italiane ha dei figli, e il 71% dedica loro molta
attenzione. Il 28% però dichiara scarsa o nessuna attenzione verso i
figli ormai cresciuti, confermando il desiderio di maggiore
autonomia delle donne ma anche il fatto che i figli delle
cinquantenni di oggi sono più indipendenti. Solo il 13% delle
cinquantenni non è felice che i figli lascino la casa. Infine, solo
il 25% considera amicale il rapporto con i propri figli.
Divorzio. Il 47% delle
cinquantenni afferma che il divorzio è una brutta esperienza che
lascia il segno, ma solo il 10% lo considera quale la fine di un
periodo della vita. Anche una separazione può essere vista non più
soltanto come un evento catastrofico, ma come una liberazione da un
rapporto sbagliato (il 32% delle intervistate la pensa così).
Scelta del partner. Se il
22% delle cinquantenni non ha un uomo dei sogni, il 20% è sensibile
al fascino degli intellettuali. Nella classifica del principe
azzurro perfetto seguono gli imprenditori e gli uomini d'affari
(17%), e gli attori del cinema americano (14%), mentre in coda
troviamo i politici (solo il 3% delle donne li sogna come uomini
ideali) e i nobili 'doc' (3%).
Aspetto e salute. Il 70%
delle cinquantenni teme le malattie: la rigidita' motoria e il
timore della metamorfosi progressiva delle forme del corpo appaiono
come il maggior motivo di allarme. Il 17% ha paura della solitudine,
mentre invecchiare spaventa solo il 6%. Il 75% delle intervistate
privilegia il proprio benessere psicologico, senza comunque ignorare
lo stile di vita, una corretta alimentazione e una sana attività
sportiva coniugate con l'attenzione alla cura estetica del corpo.
Condurre uno stile di vita sano (42% delle preferenze) e avere una
sana alimentazione (35%) sono due aspetti complementari. Discorso a
parte per l'attività fisica e sportiva: solo il 26% non ci rinuncia.
Da una ricerca per l''Osservatorio Differently 'Ri-scoprirsi donna a
50 anni' (promosso da Lancaster), realizzata nel corso del 2008 dal
Gfk Eurisko.Fonte:
ADN Kronos
MAG 08
SMETTERE DI FUMARE E'
CONTAGIOSO
Un team di ricercatori, che peraltro aveva già scoperto come la
tendenza all'obesità si possa diffondere da persona a persona, ha ora
individuato lo stesso meccanismo nella decisione di
smettere di fumare.
Un fumatore infatti è più disponibile ad abbandonare la sigaretta se
lo fa il coniuge, un amico, un collega ecc. Un'altra cosa importante
che hanno rilevato i ricercatori, è che si tende a smettere di fumare
in piccoli o grandi gruppi
di persone e chi appartiene ad una determinata cerchia e, malgrado
l'esempio delle persone che conosce, continua imperterrito ad
accendersi sigarette, rimane presto ai margini, isolato dal gruppo.
La
decisione di smettere di fumare dunque non dipende solo dalle persone
che si conoscono direttamente, ma anche da quelle che conoscono le
persone che frequentiamo, dice il Dr. Nicholas
Christakis, medico e sociologo presso la Harvard Medical School ed
autore principale di questo studio.
Occorre dunque essere consapevoli del fatto che
la propria decisione può a sua volta
influenzare altri fumatori, che in seguito ad essa possono
decidere di smettere. Lo studio è pubblicato nel
New England Journal of Medicine ed
è stato finanziato dal National
Institute on Aging.
I ricercatori hanno esaminato lo stile di vita di 12.067 persone
coinvolte nel Framingham Heart Study, che riguardava lo stato di
salute dei residenti della zona di Boston fra il 1971 e il 2003. I
partecipanti allo studio hanno indicato infatti i nomi dei familiari,
degli amici dei colleghi ecc. ed è stato così possibile ricostruire
anche le loro vicende personali legate al fumo.
Si è visto così che, se uno dei membri di una coppia smette di fumare,
l'altro ha 67 possibilità in meno su 100 di continuare a fumare. Lo
stesso avviene se smette un amico: lo studio ha dimostrato che vi
erano effetti anche in persone lontane dal soggetto che aveva smesso
di fumare fino a tre gradi di separazione.
Negli
Stati Uniti ogni anno muoiono
400.000 persone a causa del fumo di sigarette, secondo il
Centers for Disease Control and
Prevention. I fumatori adulti negli Stati Uniti sono 45
milioni, anche se dagli anni sessanta il tasso sta scendendo in modo
costante.
I limiti di questo studio, secondo Stanley Wasserman, statistico
della Indiana University, è che esso non tiene conto delle campagne
governative per indurre le persone a smettere di fumare, che hanno
anch'esse una certa influenza. Forse, per avere i dati esatti,
occorerebbe chiedere alle persone
perché hanno smesso di fumare e non desumerlo solamente in base
ai dati relativi alle persone della loro cerchia.
Fonte
CBS News
Mag 08
L'ABBRACCIO COME
FORMA DI COMUNICAZIONE
Boadella e Liss (La psicoterapia del corpo, Astrolabio, 1986)
notarono che "l'identificazione fra
abbraccio e sensualità induce spesso i genitori a tenere a distanza i
loro figli (per il tabù dell'incesto)
e porta gli amici ad evitare persino di abbracciarsi o di camminare
tenendosi per mano (paura
dell'omosessualità). La mancanza di abitudine al contatto
rischia però di tramandare questa barriera alle prossime generazioni e
questo circolo vizioso, nato dall'ignoranza dei nostri bisogni
corporei, è passato da una generazione all'altra".
L'abbraccio del genitore rappresenta invece una forma di
comunicazione nel quale si esprime principalmente l'affetto.
Questa mancanza di manifestazioni affettive difficilmente si cancella
dalla mente di una persona, anche se è ormai adulta. Quel vissuto
lontano continua ad influenzare i processi evolutivi della personalità
e determina il modo in cui ci si rapporta con gli altri.
MAG 08
PORNOGRAFIA E SESSO ONLINE
Chi guarda spesso materiale 'pronografico'
non fa altro che informarsi su "come
lavorano le prositute". Non è un nuovo eufemismo per togliere lo
stigma sociale alla pornodipendenza, ma solo un richiamo etimologico
all'origine della parola 'pornografia'. Essa deriva infatti dal greco
pornè (prostituta) e
graphein (scrivere). Pornografia è
dunque tutto quel materiale che parla di un tipo di
attività sessuale che ha come scopo
il piacere e non la riproduzione.
Più in generale, la/il 'pornè'
potrebbe essere anche una persona con la quale vivere del sesso
occasionale, ludico, senza sentirsi legati a necessità di tipo
biologico, psicologico, affettivo e sociale, come avviene nel sesso
praticato con il/la partner stabile.
Quanto al 'graphein', la
pornografia è senz'altro antecedente la scrittura: basti pensare alle
pitture rupestri, che
risalgono a ben trentamila anni fa.
La moderna pornografia è nata con la
fotografia, all'inizio del secolo scorso. Molti pittori
avevano fino ad allora dipinto soggetti pornografici, ma lo spettatore
poteva rimanere nel dubbio se certe scene rappresentassero o meno una
realtà vissuta o osservata direttamente dall'artista, o magari
facevano semplicemente parte del suo immaginario sessuale.
Con la fotografia si ha una testimonianza di una realtà
sicuramente accaduta e per questo
maggiormente erogena. Il cinema
comincia ad interessarsi di pornografia negli anni settanta: escono i
primi film, che però vengono proiettati in cinema 'per adulti', in un'atmosefra
di semi-clandestinità. Il boom lo si osserva negli anni Ottanta, con
la diffusione degli Home Video,
che fanno diventare la pornografia
un fatto privato. In
quello stesso periodo anche molte televisioni, specialmente nelle ore
notturne, cominciano a trasmettere film e spettacoli porno.
Più cresce l'offerta di pornografia, più cresce il consumo, più
crescono i profitti di chi fa affari con questo genere di materiale.
Poi arriva Internet e c'è
l'esplosione su larga scala del fenomeno.
(Digitando la parola 'porno' su Google
oggi ho trovato 168.000.000 di voci, ma sicuramente la prossima
settimana saranno senz'altro di più). Ogni sito contiene
centinaia, migliaia di immagini e di filmati ed esistono anche siti
che raccolgono filmati prodotti dagli utenti stessi.
In una recente ricerca (Radenti M. e Tampelli A., 2007) si è voluto
raccogliere i dati relativi al materiale pornografico attuale
(soggetti, abbigliamento, tecniche utilizzate ecc.) e metterli a
confronto con quelli di uno studio condotto da Calendi e Rifelli nel
1989, relativo a pornografia stampata su materiale cartaceo (vedi
Rifelli G., Calendi M.C., I contenuti
della rappresentazione oscena in alcune riviste italiane, Rivista di
Sessuologia, CLUEB, Bologna, 1989).
Risultati della Ricerca:
Formato più utilizzato: Medio (49,31%). Impossibile mettere a
confronto cartaceo e immagini di Internet.
Inquadratura soggetti: Persona
intera (60,71%) Viso femminile e genitali maschili (26,13%). Non si
riscontrano differenze con la versione cartacea.
Tipo dei soggetti: Coppia
eterosessuale (67,39%) Due donne e un uomo (14,93%)
La coppia eterosessuale raddoppia la sua presenza rispetto al cartaceo
Tecnica erotica: Rapporto genitale
(31,04% Rapporto orale (23,77%)
Il rapporto orale nel cartaceo occupava la prima posizione
Tipologia dei rapporti
Eterosessualità (71,32%)
La sessualità di coppia torna protagonista, a scapito della sessualità
di gruppo del cartaceo
Scenari: Comuni (non esotici,
improbabili, ecc.) (95,09%)
Scompaiono gli scenari esotici o perversi del cartaceo
Conclusioni della Ricerca:
- La pornografia su Internet ha smesso di rappresentare il sesso ed ha
cominciato a rappresentare sé stessa ("metapornografia");
- La qualità delle immagini è molto migliore di quella del cartaceo;
inoltre, si tende a magnificare gli organi genitali con riprese che
hanno lo scopo di ingrandire gli attributi sessuali;
- Appare preoccupante il potenziale rischio di una disinformazione sul
sesso, che colpisce soprattutto le fasce più giovani, più vicine allo
strumento informatico
Fonte: Radenti M., Tampelli A., Pornografia e immaginario sessuale,
Rivista di Sessuologia Vol. 31 n. 3 2007
Video
consigliato: Internet Porn, The Lucrative Business of Online Sex
Video By
Max Joseph,
Jon Miller,
Cameron Cohen
Music By
Don C
Un altro modo per conoscere
tutti i dati del porno su Internet è guardarli in questo
particolare
filmato, realizzato da
Max Joseph per la rivista
Good Magazine
Per la cronaca, al di là della presentazione 'originale', i dati
riportati sono esatti.
MG 08
LA SINDROME DELLA COUVADE
L'uomo vive l'esperienza della nascita
di un figlio solo dal punto di vista mentale e spesso non gli è facile
esprimere i vissuti emotivi caratteristici di questa fase della vita.
A questo in molti casi pone rimedio il corpo, attraverso la così detta
sindrome della couvade.
Il quadro clinico, definito Sindrome
della Couvade descrive tutte le
manifestazioni psicopatologiche legate alla paternità, che si
evidenziano nell'area psicosomatica e del comportamento
(vedi Benvenuti P., Pazzagli A., Rogari
C., Rossi-Monti M., Scompensi psicopatologici della paternità e
sindrome della couvade. Riv. Pat. Nerv. Ment, 103 177-190 anno 1982).
Ad introdurre questa sindrome fu lo psichiatra inglese W.H.
Trethowan nel 1965 (vedi Thretowan W.C.,
Conlon M.F., The Couvade Syndrome. Brit. J. Psychiatr. III 57-66).
Il termine couvade deriva dal
basco couver (covare), anche se
altri vorrebbero farlo risalire al vocabolo lionese
encovar, che significa nascondersi
e fa riferimento al comportamento del
padre in attesa, osservato in molte popolazioni.
Ad esempio, nelle popolazioni del Sud
America, e non solo, mentre la donna partorisce, l'uomo si chiude in
una capanna e simula le sofferenze del parto. Sembra che l'origine
di questo comportamento sia nell'isola di Cipro e che da lì si sia
diffuso anche in altri luoghi; secondo altri autori che hanno
studiato il fenomeno invece l'origine di questo rituale sarebbe
brasiliana.
Dal punto di vista medico e psicologico è comunque interessante
conoscere non tanto gli aspetti antropologici di questa
somatizzazione, quanto la
sintomatologia osservabile nel futuro papà:
perdita dell'appetito, mal di denti,
mal di testa, nausea, vomito, mal di reni,coliche addominali,
indigestioni, ulcere,orzaioli, tonsilliti, disturbi dermatologici,
sangue dal naso e tremori muscolari.
La durata del disturbo va dal
periodo della gestazione alle prime settimane successive al parto;
più precisamente è stato sservato che la sintomatologia è presente
intensamente nel primo trimestre di gravidanza, per poi
ripresentarsi verso l'ottavo-nono mese. La percentuale di uomini che
soffrono di questa sindrome è stata valutata, in diversi studi, in
una percentuale che varia dal 10 al
75%.
Fino al 1960 la Couvade era stata interpretata in senso psicologico
come una manifestazione di disadattamento di
uomini nevrotici, mentre
oggi si tende a considerare i sintomi della Couvade come
l'espressione somatica del
sentimento di paura che il padre prova nella situazione di
profondo cambiamento costituita dalla nascita di un figlio.
Tra le varie spiegazioni del fenomeno c'è quella della
situazione identificatoria:
profondi vissuti di empatia fra
marito e moglie possono portare a una relazione identificatoria tra
i futuri genitori. Questa relazione è importante anche perché
costituisce il primo vero legame
fra padre e bambino (vedi
Clinton JF Expectant fathers at risk
for couvade, Nursing Research 5 290-295 anno 1986).
Secondo altri autori, alla base dell'identificazione con la gestante
vi sarebbe un inconscio desiderio
di maternità, con una conseguente invidia per le capacità
generative della donna.
Di
invidia del parto ha per la prima volta esplicitamente
parlato Felix Bohem nel 1930, specificando che essa sarebbe dovuta
ad una mancata risoluzione della paura della castrazione tipica del
complesso edipico.
Fonte: S. Lera, F. Bazzani, La sindrome
della Couvade, Riv. sessuologia, vol. 31 n. 3 2007
ADOLESCENTI: CIO' CHE
IMPORTA NON E' PIACERE, MA CREDERE DI PIACERE
Una ricerca della University of
Virginia, che sarà pubblicata sul numero di Maggio/Giugno 2008 nella
rivista Child Development, ha studiato 164 adolescenti, di diverse
provenienze razziali, etniche, sociali ed economiche. I ragazzi sono
stati intervistati a 13 anni e poi a 14 anni.
I ricercatori hanno intervistato anche i migliori amici dello stesso
sesso dei partecipanti allo studio.
Scoperta: i teenagers che si
sentivano più a proprio agio con sé stessi avevano delle buone
possibilità di raggiungere apprezzabili risultati nelle loro
prestazioni, anche se non erano poi così popolari all'interno del
gruppo dei pari (la misura della popolarità è stata presa
intervistando gli amici degli intervistati).
Altrettanto bene sono andati, ovviamente i ragazzi più ricercati dai
coetanei, più conosciuti e apprezzati (i più
'popolari'). Risultati
negativi, come ci si poteva aspettare, per coloro che venivano
considerati con ostilità, che erano poco 'popolari' e piuttosto
isolati.
Conclusione: Un fattore
predittivo per il successo sociale di un adolescente non è solamente
la popolarità nel gruppo dei pari, ma anche
l'autostima, il buon rapporto che
l'adolescente ha con la sua condizione di vita. La
stima di sé è altrettanto importante
del giudizio dei compagni e costituisce un importante
fattore di 'protezione sociale'
secondo Kathleen Boykin McElhaney, principale autrice dello studio.
lead author of the study.
Fonte: Child Development, Vol. 79, Issue 3, “They Like Me, They Like
Me Not?: Adolescents' Perceptions of Acceptance Predicting Changing
Social Functioning Over Time, by McElhaney, KB, Antonishak, J, and
Allen, JP (University of Virginia). via
Eureka Alert
MAG 08
MOLESTIE A SCUOLA
Un nuovo studio pubblicato nella rivista
Psychology of Women studia
gli effetti delle molestie sessuali nei giovani. Se le ragazze sono
quelle che vengono più spesso molestate, il tipo di molestie che esse
subiscono influenza negativamente anche i coetanei maschi.
Lo studio, condotto da Alayne J. Ormerod, PhD, della University of
Illinois nella Urbana-Champaign, ha riguardato circa 300 ragazze e 250
ragazzi in sette scuole superiori del Midwest.
Come già anticipato, le maggiori
molestie osservate avevano come vittime le ragazze,
infstidite non solo dai compagni di scuola, ma soprattutto dal
personale dipendente della scuola.
I maschi hanno riportato un numero di molestie sessuali assai minore.
Anche se non direttamente colpiti dalle molestie però, si è visto che
i ragazzi di sesso maschile subiscono comunque gli effetti del
clima di insicurezza che si
respira negli ambienti scolastici, un clima negativo che incide sia
sul piano della loro salute
psicologica, sia su quello del
rendimento scolastico.
Lo studio è pubblicato nel numero di
Giugno 2008 di Psychology of Women Quarterly.
Fonte:
Science Daily
MAG 08
IL SENSO DI GIUSTIZIA E' PIU' LEGATO ALLE EMOZIONI CHE AL PENSIERO
RAZIONALE
Uno studio apparso sulla rivista
americana
Science in data odierna mostra i circuiti neurologici che
determinano alcune decisioni, come spiega Ming Hsu della Università
dell'Illinois, co-autore di questo studio.
I ricercatori hanno utilizzato la tecnica di risonanza magnetica
funzionale (IRMf) per osservare in tempo reale il funzionamento del
cervello dei partecipanti allo studio.
Si è proposta una situazione virtuale, per cui ciascun partecipante
doveva consegnare un camion con cento chili di cibo a degli orfani di
un paese del terzo mondo, martoriato dalla fame. Il tempo necessario
per portare gli alimenti a tutti i bambini avrebbe comportato la
perdita di 20 kg del carico. Se invece si progettava di scaricare il
cibo solo alla metà degli orfani, le perdite del carico sarebbero
state ridotte a 5 kg.
Si proponeva dunque il solito dilemma:
meglio un comportamento eticamente giusto, ma poco efficace sul piano
pratico o un comportamento efficace, ma moralmente discutibile?
L'analisi compiuta ha mostrato che questa decisione attiva
tre aree del cervello in momenti
diversi del processo decisionale.
L'insula, zona del cervello
molto legata alle emozioni, come la collera, la paura, il disgusto, o
la felicità è stata attivata prevalentemente quando prevaleva il
principio dell'equità,
mentre il putamen, altra
regione cerebrale, era più attiva quando i volontari pensavano che
sarebbe stato meglio pensare
all'efficacia dell'operazione.
L'attivazione dell'insula sembra confermare l'ipotesi secondo la quale
l'emozione gioca un ruolo importante nell'affrontare i temi
riguardanti l'ingiustizia, rivela Ming Hsu.
La conclusione dei ricercatori è stata che
quando
dobbiamo decidere se qualcosa è etico o non lo è, la nostra decisione
è più dovuta alle emozioni che al pensiero razionale.
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