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Psicopill
La psiche in pillole

20
08

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Raccolta di informazioni, ricerche e curiosità sul mondo della psicologia
 

Indice della Pagina:

Il corretto sviluppo del linguaggio nel bambino

Come si archiviano le emozioni

Pensare da presidente

Anche le macchine hanno una personalità

Quando i genitori si separano

Narcisismo su Facebook

Gli uomini maschilisti guadagnano di più

Dimmi che musica ascolti e ti dirò chi sei

Ancora dalla parte delle bambine

Le donne scelgono uomini che somigliano al papà

Felicità e soddisfazione nella vita portano salute e benessere

Dalla parte delle bambine che amano la matematica

Veterani e disturbo post traumatico da stress

Se la musica è ad alto volume si beve di più

Il cervello cresce molto più di quello che si pensa

E se fosse meglio non esprimere le emozioni?

Bulli, figli di divorziati bulli

Allarme adolescenti: non usano il preservativo

Donne cinquantenni

Smettere di fumare è contagioso

L'abbraccio come forma di comunicazione

Pornografia e sesso online

La sindrome della couvade

Adolescenti: ciò che conta non è piacere, ma credere di piacere

Molestie a scuola

Il senso di giustizia è più legato alle emozioni che al pensiero razionale
 
IL CORRETTO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO NEL BAMBINO

Ogni bambino cresce e si sviluppa secondo i suoi tempi. Anche l'acquisizione del linguaggio può variare moltissimo da individuo a individuo ed i genitori farebbero meglio ad evitare di fare continui quanto inutili confronti: prima o poi tutti i bambini raggiungeranno le stesse tappe, chi prima, chi dopo. A livello orientativo, per quanto attiene l'acquisizione del linguaggio si può dare la seguente tempistica:
2 anni
Il bambino conosce circa 50 parole ma ne comprende anche di più, è capace di legare due termini tra di loro e sa usare semplici aggettivi come "grande" e "bello".
I genitori lo comprendono abbastanza chiaramente in almeno il 50% delle cose che dice.
3 anni
Il bambino riesce a dare un nome a tutti gli oggetti di uso comune, sa dire il suo nome e la sua età, sa usare i pronomi personali (io, tu, loro, ecc.), sa rispondere a semplici domande.
4 anni
La maggior parte dei bambini parla in modo da farsi comprendere anche da persone estranee alla famiglia.
Se il proprio figlio è lontano da questi standards, cosa fare? Anzitutto non allarmarsi, perché come si è detto in premessa ogni bambino ha i suoi tempi di crescita e di sviluppo: può essere però utile parlarne con il pediatra, perché si possano intanto escludere eventuali problemi di sordità o altri disturbi dello sviluppo.

COME SI ARCHIVIANO LE EMOZIONI

Alcuni neuroscienziati del Duke University Medical Center hanno scoperto che le persone più anziane usano il cervello in modo diverso dalle persone giovani quando si tratta di archiviare dei ricordi, particolarmente quelli associati alle emozioni negative. Lo studio apparirà nel numero di gennaio di Psychological Science.
La ricerca: ad un numero di persone anziane, sopra i settanta anni e ad un gruppo di persone più giovani (età media 24 anni) sono state mostrate delle immagini, mentre il loro cervello veniva analizzato con la risonanza magnetica (fMRI). Alcune immagini era neutre e riguardavano la natura, altre avevano dei contenuti meno gradevoli, come ad esempio serpenti in attacco, atti violenti, corpi mutilati.
I soggetti dovevano guardare le foto e valutarle secondo il loro grado di piacevolezza. I ricercatori hanno poi osservato la quantità di immagini negative, neutre e piacevoli che ogni singolo gruppo è riuscito a ricordare.
Si è visto così che le persone più anziane hanno minori connessioni tra l'area del cervello che genera emozioni e la regione che si occupa di memoria e apprendimento. Le connessioni cerebrali più potenti del cervello degli anziani sono quelle con la corteccia frontale, la più importante area del cervello per quanto riguarda la produzione del pensiero, la quale controlla anche parti meno importanti dell'area cerebrale.
I più giovani invece, per archiviare i ricordi, usano di più le regioni cerebrali tipicamente dedicate al ricordo di emozioni.
"I più giovani sono stati capaci di ricordare più immagini negative " ha detto lo psicologo Roberto Cabeza, professore presso il Center for Cognitive Neuroscience. Se gli adulti più anziani usano più il pensiero che le sensazioni, questa può essere la ragione per cui essi ricordano poche immagini con un contenuto emotivo negativo.
Ciò che soprattutto ha sorpreso i ricercatori è che gli anziani usano un modo diverso per archiviare il ricordo delle immagini che poi effettivamente ricordano. I centri emotivi dei soggetti più anziani erano attivi tanto quanto quelli dei più giovani , ma le connessioni cerebrali erano diverse.
Le persone più anziane hanno imparato a farsi condizionare di meno dalle informazioni negative, e dunque non ricordano bene gli stimoli spiacevoli: forse in età differenti della vita, il cervello usa strategie diverse per l'archiviazione dei ricordi.
I giovani probabilmente hanno bisogno di ricordare sia gli stimoli positivi che quelli negativi, mentre gli anziani possono aver imparato a mantenere il loro benessere riducendo automaticamente l'impatto negativo dello stimolo, che ricordano di meno e in modo diverso.

Fonte: Eurekalert
Dic. 08

PENSARE DA PRESIDENTE

Un nuovo studio, pubblicato nel numero di Dicembre della rivista Psychological Science suggerisce che il potere possa portare la persona che lo esercita ad uno stile di pensiero più astratto, che favorisce la decisione su temi complessi.
Gli psicologi Pamela Smith, Ap Dijksterhuis e Daniël Wigboldus della Radboud University Nijmegen hanno stimolato sensazioni di potere o di mancanza di potere in un gruppo di volontari portando una parte del gruppo a ricordare una situazione in cui non avevano alcun potere e gli altri a ricordare situazioni in cui avevano potere su altre persone. Poi è stato dato loro un complicato problema da risolvere (dovevano scegliere una tra quattro macchine, che variavano in 12 caratteristiche, considerando quella che aveva più attributi positivi e meno attributi negativi).
Sia i "potenti" che i "non potenti" dovevano scegliere la macchina, ma alcuni poterono concentrarsi sul problema, altri furono distratti con un gioco enigmistico.
Precedenti ricerche avevano mostrato che la maggior parte delle persone può risolvere problemi complessi in modo migliore se lo fa attraverso un pensiero inconsapevole, piuttosto che esaminando e pesando ogni fattore. La mente conscia non è in grado di prendere in considerazione ogni singolo aspetto e spesso si perde nei dettagli.
Chi sa pensare in modo inconscio invece è capace di risolvere problemi complicati perché sa pensare in modo astratto e arrivare rapidamente alla soluzione del problema, senza concentrarsi eccessivamente su dettagli insignificanti, che fanno solo perdere tempo.
I risultati hanno mostrato che i "non potenti" hanno avuto migliori prestazioni quando sono stati distratti, ovvero quando hanno pensato al problema in modo inconscio. I "potenti" invece hanno avuto prestazioni simili, sia quando erano concentrati sul problema, sia quando erano distratti.
Ciò dimostra che le decisioni consapevoli delle persone di potere sono simili a quelle inconsce di chi non ha potere: i potenti hanno un modo di pensare astratto che li porta velocemente a prendere decisioni complesse.


Fonte: Science Daily
Dic 08

ANCHE LE MACCHINE HANNO UNA PERSONALITA'

Un recente studio americano ha scoperto quello che molti avevano già scoperto su di sé o sui propri amici, ovvero che le persone cercano un volto, una faccia, sul muso delle macchine.
Il Dr. Dennis Slice della Florida State University, guest professor presso l'Università di Vienna, e la ricercatrice Sonja Windhager hanno chiesto a 40 persone di osservare delle immagini ad alta risoluzione, tridimensionali, relative a 38 modelli di autovetture prodotte negli anni 2004-2006 da 26 industrie automobilistiche, dalla Ford alla Mercedes.
Lo studio ha confermato con sicurezza quello che molte persone avevano già immaginato, ovvero che le macchine sembra che abbiano dei tratti di personalità, che vengono percepiti dalle persone allo stesso modo in cui esse percepiscono le espressioni facciali umane. I ricercatori sono stati in grado di mettere in relazione quantitativa la percezione umana delle vetture alla loro struttura fisica. Alcune macchine sembra che abbiano una certa propensione verso la rabbia, altre verso l'aggressività, altre ancora mostrano dei chiari tratti maschili o femminili. Generalmente i fanali vengono visti come gli occhi, la griglia del radiatore o il marchio (come ad esempio lo scudetto della Lancia) appaiono come il naso, le prese d'aria vengono percepite come se fossero la bocca della macchina.
Ad ogni partecipante è stato inoltre chiesto di descrivere 19 tratti di personalità per ogni modello, in particolare la dominanza, la maturità, il genere, la simpatia.
Lo studio, che è stato pubblicato nel numero di Dicembre della rivista Human Nature, ha scoperto che il 96 per cento delle persone erano d'accordo nel giudicare una macchina dominante o sottomessa.
Fonte: UPI.com
Nov. 08
 
QUANDO I GENITORI SI SEPARANO

La separazione dei genitori è uno stress notevole per i figli. Oltre allo shock della scomparsa, spesso non spiegata, di un genitore, i figli dei genitori separati debbono subire anche il calo di cure e attenzioni da parte del genitore che resta, perché questo è a sua volta preoccupato, triste, nervoso e dunque incapace di fornire al figlio sostegno e rassicurazioni.

Spesso per i figli dei separati peggiora la situazione economica, diminuiscono i giochi, i viaggi, gli svaghi. Dopo la separazione dei genitori può accadere che un figlio metta in atto comportamenti apparentemente negativi e controproducenti, spiegabili solo se visti come una strategia, consapevole o no, di riportare insieme i genitori.

Un bambino sa che se si finge ammalato riesce a distogliere l’attenzione dei genitori dai loro problemi coniugali e riesce ad unirli nella preoccupazione per il figlio. Nei casi più disperati il bambino si può addirittura offrire come capro espiatorio per attirare la rabbia dei genitori su di sé e deviare l’ostilità fra loro.

Se il bambino mette in atto un comportamento aggressivo, si assenta da scuola, si aggrega ad una banda di piccoli delinquenti, egli sa che può così causare liti fra i genitori e mantenerli coinvolti emozionalmente sia con lui che reciprocamente.

COSA FARE

Poiché ogni bambino ed ogni situazione familiare sono unici, non si possono dare consigli validi per tutti. Tuttavia:

- I genitori in via di separazione devono comunque rendersi conto che il modo in cui gestiscono il conflitto emozionale e la ristrutturazione dei rapporti familiari può influire molto profondamente sul benessere psicologico e sui risultati scolastici dei loro figli.

- Una separazione conflittuale, traumatica, può far riportare pesanti danni all’equilibrio psicologico dei bambini, che tendono a portarsi dietro questi problemi per lungo tempo, anche per tutta la vita.

- Il genitore separato che ha la custodia del figlio minorenne deve stare bene attento a non commettere l’errore di considerare il figlio come un amico, un suo pari :il bambino come l’adolescente hanno bisogno della sicurezza e della protezione del genitore, non della sua amicizia.
- Ugualmente sbagliato è diventare iperprotettivi e proteggere i figli da qualsiasi tipo di rischio: in questo modo i figli acquisiscono dei comportamenti infantili di dipendenza che gli impediscono poi di crescere e diventare autonomi.

Ott. 08


NARCISISMO SU FACEBOOK

Facebook, (così come Myspace), è un social network dove le persone possono inserire il loro profilo, la loro foto, parlare delle cose di cui si occupano, ecc. e condividerle con altri amici virtuali.

I ricercatori dell'Università della Georgia hanno scoperto che le persone più narcisiste usano Facebook per promuoversi al meglio. Autrice della ricerca è Laura Buffardi, insieme al Prof. W. Keith Campbell.

La ricerca, che appare nel numero di Ottobre della rivista Personality and Social Psychology Bulletin, si basa sulla compilazione di 130 questionari da parte di altrettanti utilizzatori di Facebook.

I ricercatori hanno scoperto una correlazione fra particolari persone che usano Facebook e soggetti che hanno una personalità narcisista. I narcisi si fanno infatti conoscere sul web con delle immagini particolari, molto accurate. Perfino degli osservatori inesperti, nella ricerca citata, sono riusciti a scoprire chi era un tipo narcisista e chi no, a partire dalla pagina che l'utilizzatore aveva allestito sul social network.

Le cose su cui si sono concentrati gli osservatori sono state: quantità di interazione sociale (quanti amici, quanti contatti, ecc.), aspetto della persona e livello di auto-promozione nella foto principale, utilizzata per dare un’idea della propria personalità.

Il Narcisismo, secondo il Prof. Campbell è un tratto interessante di personalità, perché riguarda la modalità in cui queste persone stabiliscono relazioni di lunga durata. I tipi narcisisti, secondo Campbell, all’inizio possono sembrare affascinanti, ma alla fine ci si accorge che essi usano le persone per trarne un vantaggio personale ed in questo modo nuocciono agli altri, oltre che a sé stessi.

Facebook ha oggi 100 milioni di utilizzatori (circa il doppio del numero degli italiani), è molto popolare fra gli studenti e per questo è stato usato per la ricerca. Ovviamente, dicono i ricercatori, non tutti coloro che usano questi social network sono dei narcisi, ma i narcisi usano Facebook così come fanno nella vita, dando maggiore enfasi alla quantità piuttosto che alla qualità delle amicizie.

Fonte: University of Georgia, via Science Daily
Ott. 2008

GLI UOMINI MASCHILISTI GUADAGNANO DI PIU'

E’ stato appena pubblicato nel Journal of Applied Psychology uno studio secondo il quale gli uomini che hanno una visione sessista della società (per intenderci quelli che sostengono che le donne dovrebbero stare a casa a fare la calza) guadagnano molto di più di quelli che hanno una visione più moderna della società. In media si parla di 8.500 dollari di differenza.

Lo studio, eseguito dai ricercatori della Università della Florida, è stato condotto su larga scala, su 12.686 uomini e donne intervistati nel 1979, quando avevano fra i 14 ed i 22 anni ed altre volte negli ultimi venti anni, di cui l’ultima volta nel 2005.

A questo gruppo di persone è stato appunto chiesto se ritenevano che le donne dovevano stare a casa o avere la possibilità di realizzarsi fuori dalle mura domestiche, come accade per l’uomo.

Come prevedibile, a pensarla nel primo modo sono stati più gli uomini che le donne, anche se con il passare del tempo la differenza che vi era negli anni settanta si è andata via via affievolendo.
Per quanto riguarda gli stipendi, come si è detto, si è visto che gli uomini che avevano una visione più tradizionale della società guadagnavano più degli altri che avevano idee più moderne. Allo stesso modo, le donne che avevano una visione non-tradizionalista del ruolo della donna nella società, guadagnavano più delle altre, ma in questo caso la differenza equivaleva a 1.500 dollari l’anno.

Certamente, un uomo abituato a gestire completamente il potere nelle sue relazioni con l’altro sesso è sicuramente incline a farlo anche nel lavoro. Un’altra teoria sostiene invece che i datori di lavoro preferiscano promuovere quei soggetti che non possono usufruire del reddito della moglie, di quelli che, in altre parole, portano da soli il pane a casa.

Fonte: BBC
Sett. 08

DIMMI CHE MUSICA ASOLTI E TI DIRO' CHI SEI

I gusti musicali sono strettamente legati alla personalità di ciascuno, secondo uno studio condotto su più di 36.000 persone nel mondo, alle quali sono stati chiesti dettagli sulla loro vita personale e sui loro gusti musicali (sono stati investigati 104 tipi di musica).

La ricerca è stata condotta dal Professor Adrian North della Università di Heriot-Watt di Edimburgo, ed è il più importante studio mai condotto sull'argomento. Ad esempio chi è timido, secondo la ricerca, preferisce la musica classica, mentre gli affezionati dell'heavy metal sembrano tipi a loro agio con sé stessi. Secondo il Professor North, la ricerca è significativa e alquanto sorprendente. Una delle conclusioni che lo ha sorpreso di più, ad esempio, è la somiglianza fra gli appassionati di musica classica e l'heavy metal: sono entrambi creativi e tranquilli, ma non sono estroversi. E pensare che lo stereotipo dell'appassionato di musica heavy metal richiama alla mente un soggetto depresso, sull'orlo del suicidio: un pericolo, per sé stesso e per gli altri...

Se volete sentire la voce del Prof. North, cliccate qui

Ulteriori associazioni genere musicale-personalità:

BLUES forte autostima, creativo, personalità estroversa, mite e serena
JAZZ forte autostima, creativo, estroverso e sicuro di sé
MUSICA CLASSICA forte autostima, creativo, personalità introversa ma sicura di sé
RAP forte autostima, personalità estroversa
OPERA forte autostima, creativo, mite
COUNTRY E WESTERN laborioso, estroverso
REGGAE forte autostima, creativo, poco laborioso, estroverso, mite e sereno
DANCE creativo, estroverso, poco mite
INDIE Bassa autostima, creativo, non portato per il lavoro duro, non mite
BOLLYWOOD creativo, estroverso
ROCK/HEAVY METAL Bassa autostima, creativo, non portato per il lavoro duro , introverso, gentile, a proprio agio con sé stesso
POP CHART forte autostima, non creativo, laboriosoa, estroverso, gentile, non a proprio agio
SOUL forte autostima, creativo, estroverso, gentile, a proprio agio

Fonti :

Daily Mail
BBC News

Sett. 08

ANCORA DALLA PARTE DELLE BAMBINE

Quest’anno il Consiglio Europeo si è occupato di quella che viene considerata la parte più invisibile della società umana: si sa infatti che i bambini contano meno degli adulti e le bambine meno dei maschietti.

A livello internazionale, sulla carta, esistono, per difendere le bambine, la Convenzione sui Diritti del Bambino (CRC) e la Convenzione per la Eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW), ma purtroppo, come spesso accade, questi accordi non vengono poi messi in atto completamente.

Nelle Conclusioni sulla Bambina, il Consiglio Europeo specifica che si dovrebbe favorire l’accesso alle informazioni e alle cure per la salute sessuale e riproduttiva, per la formazione scolastica e per tutte le forme di violenza che vengono perpetrate ai danni delle bambine, inclusa la loro compravendita. Le Conclusioni del Consiglio Europeo sono le seguenti:

1. Educazione sessuale ed affettiva: la sessualità deve essere insegnata a scuola (elementare e media) – questo è molto importante per la salute sessuale e riproduttiva della bambina e dell’adolescente, riguardo alla sua identità di genere, al ruolo che svolge nella società, al tipo di relazioni affettive. Se non c’è questa consapevolezza non può esservi parità fra i sessi.

2. Immagine corporea: l’insoddisfazione che hanno gli adolescenti - anche maschi - nei confronti del proprio corpo — non è un semplice fatto privato, perché questa percezione errata della propria immagine (si pensi all’anoressia!) ha dei costi sociali molto alti. Spesso questa insoddisfazione riguardo alla propria immagine non riflette una condizione fisica, ma delle norme culturali imposte e influenzate dalle immagini proposte sui giornali, in Tv, ecc. E’ importante dunque anzitutto capire le ragioni che spingono le ragazze (ed i ragazzi) a non sentirsi a proprio agio nel loro corpo.

3. Formazione scolastica: al momento c’è una discrepanza molto forte fra maschi e femmine per quanto riguarda la scelta universitaria di materie scientifiche. Sebbene sia stato dimostrato che non ci sia effettivamente una predisposizione innata per le ragazze verso le materie letterarie e per i ragazzi verso le materie scientifiche, all’Università continuano ad essere scelte le materie tradizionali per il proprio sesso. Vanno incoraggiati maschi e femmine ad esplorare percorsi di formazione non tradizionali, in modo da utilizzare al meglio i propri talenti e le proprie potenzialità.

Ma tutto ciò non è sufficiente. Per proteggere la bambina occorre prendere delle misure per prevenire ed eradicare la prostituzione minorile e la pedopornografia, così come delle leggi che permettano alle ragazze adolescenti che rimangono incinte di non abbandonare la scuola e gli studi. E’ inoltre necessario fornire informazioni e servizi alle ragazze adolescenti per prevenire le malattie sessualmente trasmesse o le gravidanze indesiderate.

Fonte: The realitycheck
Sett. 08

LE DONNE SCELGONO UOMINI CHE SOMIGLIANO AL PAPA'

Dalla Università di Pécs in Ungheria ci arriva una ricerca sull’imprinting sessuale. I ricercatori ungheresi hanno misurato le proporzioni facciali dei membri di 52 famiglie, trovando significative correlazioni tra i giovani sposi ed i loro suoceri, specialmente nelle proporzioni del viso che riguardano la parte centrale: naso ed occhi. Ma anche gli uomini evidentemente scelgono delle donne che somigliano alla loro madre, viste le somiglianze rilevate fra suocera e nuora, specialmente nella parte bassa del viso: bocca e mascella. Il direttore della ricerca, Tamas Bereczkei ha detto: “I nostri risultati confermano l’ipotesi dell’imprinting sessuale, ovvero che i bambini si costruiscono un modello mentale basato sulla forma fisica dei genitori del sesso opposto e cercano poi un partner che rappresenti quello schema percettivo”.
Gli esperti dicono che potrebbero esserci dei vantaggi nello scegliere un partner simile a loro dal punto di vista genetico, perché sembra vi sia maggiore fertilità e compatibilità genetica.

Fonte: BBC News
Settembre 2008

FELICITA' E SODDISFAZIONE NELLA VITA PORTANO SALUTE E BENESSERE

A parità di condizioni, se siete felici e soddisfatti della vostra vita oggi, avete molte più possibilità di essere in buona salute in futuro. Una ricerca condotta da Mohammad Siahpush del centro medico di Omaha, della University of Nebraska mostra che le persone felici e soddisfatte della propria vita godono migliore salute.

I ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti fra il 2001 e il 2004 per un precedente studio, che aveva coinvolto circa 10.000 adulti su domande relative alla salute.

Attraverso la domanda "Durante le ultime quattro settimane, sei mai stato felice?" si è potuto misurare il grado di felicità, mentre il livello di soddisfazione è stato determinato dalla risposta alla domanda: "Considerato tutto, quanto sei soddisfatto della tua vita?"

Felicità e soddisfazione nella vita sono state poi associate a valori come 'eccellente', 'buono' e 'molto buono'. Dopo tre anni dal questionario si sono valutate le condizioni fisiche dei partecipanti allo studio.

Conclusione: "Ci sono indicazioni per cui se una persona è più felice e più soddisfatta della vita , tende ad essere in migliori condizioni di salute" ha affermato Siahpush.

Lo studio apparirà nell'uscita di Settembre/Ottobre della rivista American Journal of Health Promotion.

Fonte: UPI.com

DALLA PARTE DELLE BAMBINE CHE AMANO LA MATEMATICA

Uno studio americano rivela che, contrariamente a quanto comunemente si crede, l'attitudine verso la matematica non dipende dal sesso.

Questo pregiudizio, particolarmente marcato negli Stati Uniti, spiega il numero ridotto di ragazze che si iscrivono e si laureano in materie scientifiche o ingegneria. In un articolo pubblicato su Science, Janet Hyde, psicologa presso l'Università del Wisconsin, ha analizzato i risultati ottenuti da 7 milioni di allievi di dieci Stati americani (California, Connecticut, Indiana, Kentucky, Minnesota, Missouri, New Jersey, Nuovo Messico, Virginia occidentale e Wyoming) con criteri di valutazione standardizzati.

Il verdetto è chiaro e inappellabile: in matematica non vi sono differenze fra maschi e femmine, nell'età compresa fra 7 e 17 anni, qualunque sia la loro origine etnica (bianchi, asiatici, hawaiani ecc.).

Negli Stati Uniti solamente il 15 % degli studenti che si laureano in ingegneria sono donne. Una anomalia che, secondo gli autori della ricerca, non è legata alle prestazioni scolastiche che, come la ricerca dimostra, non dipendono dagli scarsi risultati scolastici delle ragazze, ma dai molti pregiudizi sociali che indirizzano le donne verso facoltà umanistiche e artistiche, anziché scientifiche o tecniche.

Per una ragione che i ricercatori invecenon si spiegano, gli studenti maschi presentano in matematica dei risultati più variabili rispetto a quelli delle studentesse.

Fonte:
Le Figaro

Lug 08

VETERANI E DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS

Nel primo anno dal ritorno dall'Iraq, più di 22.000 veterani risulta abbiano cercato aiuto in una apposita linea telefonica per prevenire il suicidio. Gli ex soldati che hanno tentato il suicidio e sono stati salvati attraverso questo servizio sono stati 1221.

A soffrire del disturbo post traumatico da stress sembra sia un ex-soldato su cinque. Una ricerca della Portland State University ha scoperto che fra i veterani, la possibilità di uccidersi è doppia rispetto ad un uomo normale.

La hot line per aspiranti suicidi è stata lanciata nell'area di Washington. Il suo slogan è 'ci vuole un coraggio da guerrieri per chiedere aiuto'. La linea telefonica è una emanazione del National Suicide Prevention Lifeline, ed ha ricevuto 55.000 chiamate nel suo primo anno di vita, non solo direttamente dai veterani, ma anche da altre persone che sono ad essi in qualche modo legate.

Per questa linea telefonica sono stati spesi finora almeno $2.9 milioni, ma essa è considerata molto utile, perché riceve fino a 250 chiamate al giorno. Interpellano la hot line veterani di varie provenienze belliche: Iraq, Afghanistan, perfino Vietnam.
 
Si stima che circa 6.500 veterani all'anno si uccidano, in un modo o nell'altro, 18 al giorno, mentre a provarci senza riuscirci sono 12.000 l'anno.

A breve, si prevede un rientro massiccio dalle zone di guerra e dunque alla hot line hanno messo in preventivo 212 nuove assunzioni (N.d.B. ... Avranno letto qualcosa sull'Iran in questi ultimi mesi?)

Per la cronaca, il numero da chiamare è 800-273-TALK (8255); i veterani devono premer l'"1" dopo essersi connessi.

LUG 08

SE LA MUSICA E' AD ALTO VOLUME SI BEVE DI PIU'
 
Una ricerca francese, pubblicata nella rivista Alcoholism: Clinical & Experimental Research, ha scoperto che l'alto volume della musica spinge i clienti di un bar a bere di più.

La ricerca si è svolta in tre sabato sera: il team di ricerca ha visitato due bar, osservando in segreto il comportamento di 40 ragazzi fra i 18 ed i 25 anni.

Nicolas Gueguen, ricercatore di scienze sociali presso la University of Southern Brittany in Francia, pensa di aver così dimostrato la correlazione fra alto volume della musica e consumo di birra.

Il numero dei drinks ordinati, mediamente di 2.6, è salito a 3-4; il tempo per bere una birra è sceso a 11.45 minuti, contro i 14.51 minuti precedenti.

La ricerca è poco significativa perché non condotta su vasta scala: in ogni caso dà dei risultati interessanti, spiegabili con il fatto che se la musica è ad alto volume è impossibile parlare e dunque si beve.

Fonte: Reuters
LUG 08

IL CERVELLO CRESCE MOLTO PIU' DI QUELLO CHE SI PENSA

Quando i lavoratori più anziani imparano nuove competenze, le loro cellule cerebrali si sviluppano ulteriormente, secondo alcuni scienziati tedeschi che hanno condotto uno studio utilizzando il metodo della tomografia computerizzata.
In questo studio, persone di età compresa tra 50 e 67 hanno dovuto apprendere nuovi compiti e questo ha finalmente consentito di smentire una precedente ipotesi secondo la quale la crescita del cervello terminerebbe con l'uscita dall'adolescenza.
La ricerca è stata condotta presso lo University Hospital Eppendorf di Amburgo e lo University Hospital di Jena, in Germania. Dopo tre mesi di apprendimento, si è constatato che alcune parti del cervello si erano indubbiamente sviluppate ulteriormente.
Quando i soggetti hanno sospeso l'esperimento per i successivi tre mesi, i loro cervelli sono tornati ad avere dimensioni più ridotte. Lo studio è stato riportato dal Journal of Neuroscience. "Ciò dimostra quanto sia importante per gli anziani accettare nuove sfide ed imparare cose nuove," ha detto Arne May, leader del gruppo di ricerca.

Fonte:
Health24
lug 08

E SE FOSSE MEGLIO NON ESPRIMERE LE EMOZIONI?

In genere si pensa che tenersi dentro i sentimenti e le emozioni sia sbagliato e dannoso per la salute; una nuova ricerca sostiene, al contrario, che è meglio non esprimere i propri pensieri e sentimenti dopo essere rimasti coinvolti in un trauma collettivo, come ad esempio nelle sparatorie scolastiche che frequentemente avvengono in America, o in un attacco terroristico, come quello dell'11/09.

Secondo lo psicologo Mark Seery, della Università di Buffalo, a distanza di tempo dall'evento traumatico, sembra che le persone che non hanno parlato troppo della situazione vissuta siano in migliore salute di quelli che ne hanno parlato lungamnete. Lo studio appare nel numero di Giugno del Journal of Consulting and Clinical Psychology ed investiga proprio gli effetti, fisici e mentali, dei traumi collettivi in persone che sono state esposte a tragedie, ma che non hanno avuto la perdita diretta di un familiare o di un amico.
La ricerca è stata focalizzata sull'attacco delle Torri Gemelle, ma i suoi risultati possono essere generalizzati ai disastri collettivi che spesso capitano nella vita. Seery dice che non fa male esprimere le proprie emozioni: non vi è nessuna controindicazione al riguardo e dunque, se qualcuno desidera farlo, può e deve farlo.
Ma non tutti siamo uguali e possono esserci persone che invece non desiderano parlare del trauma subito.
Secondo lo psicologo, in questi casi non bisogna forzare la persona a raccontare e rivivere l'evento problematico, pensando sia utile per superare il trauma: sarebbe un errore.
I risultati della ricerca evidenziano infatti che le persone che si erano mostrate più riservate, a distanza di tempo mostravano un recupero più veloce ed
efficace.

BULLI, FIGLI DI DIVORZIATI BULLI

Tra le cause dei crescenti casi di bullismo e violenza minorile ci potrebbe essere l'aumento dei divorzi e delle separazioni. Uno studio dell'associazione matrimonialisti italiani attribuisce la crescita del disagio giovanile proprio all'aumento delle separazioni (+57,3% in 10 anni) e dei divorzi (+74%) e di conseguenza, al fatto che la maggior parte dei bambini di separati e divorziati (80,7%) vive con un solo genitore.

Fonte:
Ansa

GIU 08

ALLARME ADOLESCENTI: NON USANO IL PRESERVATIVO

Circa la metà (48%) dei ragazzi che frequentano la scuola superiore affermano di avere rapporti sessuali. Si registra un aumento del 2% tra il 2005 ed il 2007, secondo i dati rilasciati dal Centers for Disease Control and Prevention. Nello stesso periodo di tempo c'è stato un calo nell'uso del preservativo del 2%. I nuovi dati si riferiscono al CDC's 2007 Youth Risk Behavior Surveillance System. Lo studio viene compiuto ogni due anni e riguarda 14.000 studenti americani di scuola superiore.
Almeno il 7% ha dichiarato di avere avuto rapporti sessuali prima dei 13 anni, il 13, 15% ha affermato di aver avuto già più di 4 partners, il 35% ha dichiarato di aver fatto sesso nei precedenti tre mesi.
L'8% dei ragazzi ha detto di essere stato forzato ad avere rapporti sessuali ed il 10% ha subito violenza dal partner.
Sono dati allarmanti, sostiene Sarah Brown, della National Campaign to Prevent Teen and Unplanned Pregnancy. "Se i ragazzi hanno maggiori rapporti sessuali e usano meno contraccettivi, il loro tasso di gravidanze indesiderate salirà. Infatti, nel Dicembre del 2007 il governo federale aveva annunciato che i figli nati da genitori adolescenti era cresciuto come non avveniva da 15 anni".
Gli adolescenti devono formarsi, crescere, studiare, non diventare a loro volta genitori: i bambini hanno bisogno di genitori adulti e le gravidanze giovanili non fanno comodo a nessuno. I genitori, gli insegnanti e tutti coloro che seguono gli adolescenti dovrebbero mobilitarsi per prevenire le gravidanze fra gli adolescenti

Nel sito http://www.TheNationalCampaign.org si possono trovare ulteriori informazioni

Fonte: Medical News


GIU 08

DONNE CONQUANTENNI

Una volta succedeva solo alle streghe di conservare parte della loro bellezza e carica erotica anche in età avanzata, mentre alle donne 'buone', come ad esempio le mamme e le nonne, non restava che rassegnarsi all'invecchiamento e all'emarginazione dalla vita sociale.

Di una donna infatti ciò che più contava erano bellezza e capacità di procreare: perse entrambe queste caratteristiche, alla donna non rimaneva più nulla.

La tipica cinquantenne, da che mondo è mondo e fino a una cinquantina di anni fa, era dunque una signora in genere sovrappeso, con i capelli bianchi, vestita in modo dimesso, che indossava vestiti e gioielli completamente demodé, legati al periodo della sua giovinezza.

La cinquantenne declinava sempre i suoi tempi al passato ed i discorsi che faceva, pur rispecchiando un'antica cultura e saggezza popolare, erano in genere inadeguati ai tempi ed incapaci di rappresentare la realtà in tutte le sue sfaccettature.

Cosa è cambiato da allora? Molto, per non dire tutto.

La prima cosa che salta agli occhi è l'aspetto. Le cinquantenni di oggi sono quasi tutte belle, come delle ragazze un po' invecchiate, che esibiscono le poche rughe con vezzosa disinvoltura. E, se una volta a cinquant'anni le donne cominciavano a prepararsi al definitivo congedo dalla vita, intensificando le preghiere e le frequentazioni dei riti religiosi, le cinquantenni di oggi appaiono perfettamente immerse nel loro presente, permettendosi perfino di fare dei progetti di lungo termine. Le donne, del resto, vivono in media 83 anni, e dunque a cinquanta anni hanno ancora più di tre decenni davanti a sé per cambiare molte cose della propria vita che non le soddisfano più (fra cui, sempre più spesso, il partner).

Molto, in questa rivoluzione del costume è dovuto ai progressi della medicina: la maggiore igiene, il controllo dell'alimentazione, la prevenzione, le cure, sicuramente aiutano il corpo a mantenersi sano. Per gli aspetti estetici basti pensare al ricorso ormai generalizzato ai centri di bellezza, o anche solo ai comuni parrucchieri ed estetisti. (Una volta le donne di cinquant'anni, anche potendoselo permettere, evitavano di curare troppo il proprio corpo, per non sentirsi inadeguate al ruolo sociale che veniva loro attribuito e per evitare di sentirsi giudicare, specialmente dai più giovani, come delle persone frivole, leggere, più vicine allo stereotipo della strega o della megera, che non a quello, più rispettabile, di nonna e madre).

Poi c'è stata l'entrata massiccia delle donne nel mondo del lavoro: anche se i tassi di disoccupazione femminili sono sempre più alti rispetto a quelli maschili, anche se le donne, a parità di occupazione, guadagnano meno degli uomini, la possibilità di poter contare su un lavoro retribuito ha permesso anche alle rappresentanti del sesso femminile di poter svolgere un ruolo attivo nella società, ottenendo il diritto di partecipazione, di voto, di guadagno autonomo.

Ma quello che più di tutto ha contribuito a modificare le cose è certamente il livello di istruzione femminile: più è alto il livello di istruzione, più le persone possono essere maggiormente sicure di sé, perfettamente consapevoli del maggior numero di strumenti e di opzioni che hanno a disposizione per affrontare le difficoltà del quotidiano.

In una ricerca denominata 'Donne a 50 anni e sentimenti', è stato analizzato un campione di 700 italiane tra i 46 e i 59 anni e da questi dati è stao estrapolato il profilo della cinquantenne dei nostri tempi: eccolo.

Al primo posto l'amore: il 61% delle cinquantenni intervistate afferma che i sentimenti sono molto importanti, e per il 33% lo sono abbastanza. Il 94% del campione è attento rispetto alla propria sfera emotiva, convinto nell'80% dei casi di vivere l'amore e la coppia in modo più consapevole di quando aveva 30 anni. Per il 68% delle intervistate, poi, l'amore diventa meno passionale ma più profondo, fondato su affetto e stima reciproca, sempre più consolidato nel tempo, rafforzato da un lungo percorso di vita. E una cospicua minoranza (40%) si sente ancora affascinante e seducente.
Per l'85% delle cinquantenni amare significa rimanere con il proprio compagno. Ma l'amore va vissuto sempre con la stessa intensità e passione, come a 20 anni, per il 58% del campione. Il 31% ammette di tradire il proprio partner: ciò significa che tre donne su dieci si sono concesse qualche scappatella.

Figli. Il 90% delle cinquantenni italiane ha dei figli, e il 71% dedica loro molta attenzione. Il 28% però dichiara scarsa o nessuna attenzione verso i figli ormai cresciuti, confermando il desiderio di maggiore autonomia delle donne ma anche il fatto che i figli delle cinquantenni di oggi sono più indipendenti. Solo il 13% delle cinquantenni non è felice che i figli lascino la casa. Infine, solo il 25% considera amicale il rapporto con i propri figli.

Divorzio. Il 47% delle cinquantenni afferma che il divorzio è una brutta esperienza che lascia il segno, ma solo il 10% lo considera quale la fine di un periodo della vita. Anche una separazione può essere vista non più soltanto come un evento catastrofico, ma come una liberazione da un rapporto sbagliato (il 32% delle intervistate la pensa così).

Scelta del partner. Se il 22% delle cinquantenni non ha un uomo dei sogni, il 20% è sensibile al fascino degli intellettuali. Nella classifica del principe azzurro perfetto seguono gli imprenditori e gli uomini d'affari (17%), e gli attori del cinema americano (14%), mentre in coda troviamo i politici (solo il 3% delle donne li sogna come uomini ideali) e i nobili 'doc' (3%).

Aspetto e salute. Il 70% delle cinquantenni teme le malattie: la rigidita' motoria e il timore della metamorfosi progressiva delle forme del corpo appaiono come il maggior motivo di allarme. Il 17% ha paura della solitudine, mentre invecchiare spaventa solo il 6%. Il 75% delle intervistate privilegia il proprio benessere psicologico, senza comunque ignorare lo stile di vita, una corretta alimentazione e una sana attività sportiva coniugate con l'attenzione alla cura estetica del corpo. Condurre uno stile di vita sano (42% delle preferenze) e avere una sana alimentazione (35%) sono due aspetti complementari. Discorso a parte per l'attività fisica e sportiva: solo il 26% non ci rinuncia.

Da una ricerca per l''Osservatorio Differently 'Ri-scoprirsi donna a 50 anni' (promosso da Lancaster), realizzata nel corso del 2008 dal Gfk Eurisko.

Fonte: ADN Kronos
MAG 08

SMETTERE DI FUMARE E' CONTAGIOSO

Un team di ricercatori, che peraltro aveva già scoperto come la tendenza all'obesità si possa diffondere da persona a persona, ha ora individuato lo stesso meccanismo nella decisione di smettere di fumare.

Un fumatore infatti è più disponibile ad abbandonare la sigaretta se lo fa il coniuge, un amico, un collega ecc. Un'altra cosa importante che hanno rilevato i ricercatori, è che si tende a smettere di fumare in piccoli o grandi gruppi di persone e chi appartiene ad una determinata cerchia e, malgrado l'esempio delle persone che conosce, continua imperterrito ad accendersi sigarette, rimane presto ai margini, isolato dal gruppo.

La decisione di smettere di fumare dunque non dipende solo dalle persone che si conoscono direttamente, ma anche da quelle che conoscono le persone che frequentiamo, dice il Dr. Nicholas Christakis, medico e sociologo presso la Harvard Medical School ed autore principale di questo studio.

Occorre dunque essere consapevoli del fatto che la propria decisione può a sua volta influenzare altri fumatori, che in seguito ad essa possono decidere di smettere. Lo studio è pubblicato nel New England Journal of Medicine ed è stato finanziato dal National Institute on Aging.

I ricercatori hanno esaminato lo stile di vita di 12.067 persone coinvolte nel Framingham Heart Study, che riguardava lo stato di salute dei residenti della zona di Boston fra il 1971 e il 2003. I partecipanti allo studio hanno indicato infatti i nomi dei familiari, degli amici dei colleghi ecc. ed è stato così possibile ricostruire anche le loro vicende personali legate al fumo.

Si è visto così che, se uno dei membri di una coppia smette di fumare, l'altro ha 67 possibilità in meno su 100 di continuare a fumare. Lo stesso avviene se smette un amico: lo studio ha dimostrato che vi erano effetti anche in persone lontane dal soggetto che aveva smesso di fumare fino a tre gradi di separazione.

Negli Stati Uniti ogni anno muoiono 400.000 persone a causa del fumo di sigarette, secondo il Centers for Disease Control and Prevention. I fumatori adulti negli Stati Uniti sono 45 milioni, anche se dagli anni sessanta il tasso sta scendendo in modo costante.

I limiti di questo studio, secondo Stanley Wasserman, statistico della Indiana University, è che esso non tiene conto delle campagne governative per indurre le persone a smettere di fumare, che hanno anch'esse una certa influenza. Forse, per avere i dati esatti, occorerebbe chiedere alle persone perché hanno smesso di fumare e non desumerlo solamente in base ai dati relativi alle persone della loro cerchia.

Fonte 
CBS News

Mag 08

L'ABBRACCIO COME FORMA DI COMUNICAZIONE

Boadella e Liss (La psicoterapia del corpo, Astrolabio, 1986) notarono che "l'identificazione fra abbraccio e sensualità induce spesso i genitori a tenere a distanza i loro figli (per il tabù dell'incesto) e porta gli amici ad evitare persino di abbracciarsi o di camminare tenendosi per mano (paura dell'omosessualità). La mancanza di abitudine al contatto rischia però di tramandare questa barriera alle prossime generazioni e questo circolo vizioso, nato dall'ignoranza dei nostri bisogni corporei, è passato da una generazione all'altra".

L'abbraccio del genitore rappresenta invece una forma di comunicazione nel quale si esprime principalmente l'affetto.

Questa mancanza di manifestazioni affettive difficilmente si cancella dalla mente di una persona, anche se è ormai adulta. Quel vissuto lontano continua ad influenzare i processi evolutivi della personalità e determina il modo in cui ci si rapporta con gli altri.

MAG 08


PORNOGRAFIA E SESSO ONLINE

Chi guarda spesso materiale 'pronografico' non fa altro che informarsi su "come lavorano le prositute". Non è un nuovo eufemismo per togliere lo stigma sociale alla pornodipendenza, ma solo un richiamo etimologico all'origine della parola 'pornografia'. Essa deriva infatti dal greco pornè (prostituta) e graphein (scrivere). Pornografia è dunque tutto quel materiale che parla di un tipo di attività sessuale che ha come scopo il piacere e non la riproduzione.

Più in generale, la/il 'pornè' potrebbe essere anche una persona con la quale vivere del sesso occasionale, ludico, senza sentirsi legati a necessità di tipo biologico, psicologico, affettivo e sociale, come avviene nel sesso praticato con il/la partner stabile.

Quanto al 'graphein', la pornografia è senz'altro antecedente la scrittura: basti pensare alle pitture rupestri, che risalgono a ben trentamila anni fa.

La moderna pornografia è nata con la fotografia, all'inizio del secolo scorso. Molti pittori avevano fino ad allora dipinto soggetti pornografici, ma lo spettatore poteva rimanere nel dubbio se certe scene rappresentassero o meno una realtà vissuta o osservata direttamente dall'artista, o magari facevano semplicemente parte del suo immaginario sessuale.

Con la fotografia si ha una testimonianza di una realtà sicuramente accaduta e per questo maggiormente erogena. Il cinema comincia ad interessarsi di pornografia negli anni settanta: escono i primi film, che però vengono proiettati in cinema 'per adulti', in un'atmosefra di semi-clandestinità. Il boom lo si osserva negli anni Ottanta, con la diffusione degli Home Video, che fanno diventare la pornografia un fatto privato. In quello stesso periodo anche molte televisioni, specialmente nelle ore notturne, cominciano a trasmettere film e spettacoli porno.

Più cresce l'offerta di pornografia, più cresce il consumo, più crescono i profitti di chi fa affari con questo genere di materiale.

Poi arriva Internet e c'è l'esplosione su larga scala del fenomeno. (Digitando la parola 'porno' su Google oggi ho trovato 168.000.000 di voci, ma sicuramente la prossima settimana saranno senz'altro di più). Ogni sito contiene centinaia, migliaia di immagini e di filmati ed esistono anche siti che raccolgono filmati prodotti dagli utenti stessi.

In una recente ricerca (Radenti M. e Tampelli A., 2007) si è voluto raccogliere i dati relativi al materiale pornografico attuale (soggetti, abbigliamento, tecniche utilizzate ecc.) e metterli a confronto con quelli di uno studio condotto da Calendi e Rifelli nel 1989, relativo a pornografia stampata su materiale cartaceo (vedi Rifelli G., Calendi M.C., I contenuti della rappresentazione oscena in alcune riviste italiane, Rivista di Sessuologia, CLUEB, Bologna, 1989).

Risultati della Ricerca:

Formato più utilizzato:
Medio (49,31%). Impossibile mettere a confronto cartaceo e immagini di Internet.

Inquadratura soggetti: Persona intera (60,71%) Viso femminile e genitali maschili (26,13%). Non si riscontrano differenze con la versione cartacea.

Tipo dei soggetti: Coppia eterosessuale (67,39%) Due donne e un uomo (14,93%)
La coppia eterosessuale raddoppia la sua presenza rispetto al cartaceo

Tecnica erotica: Rapporto genitale (31,04% Rapporto orale (23,77%)
Il rapporto orale nel cartaceo occupava la prima posizione

Tipologia dei rapporti Eterosessualità (71,32%)
La sessualità di coppia torna protagonista, a scapito della sessualità di gruppo del cartaceo

Scenari: Comuni (non esotici, improbabili, ecc.) (95,09%)
Scompaiono gli scenari esotici o perversi del cartaceo

Conclusioni della Ricerca:

- La pornografia su Internet ha smesso di rappresentare il sesso ed ha cominciato a rappresentare sé stessa ("metapornografia");

- La qualità delle immagini è molto migliore di quella del cartaceo; inoltre, si tende a magnificare gli organi genitali con riprese che hanno lo scopo di ingrandire gli attributi sessuali;

- Appare preoccupante il potenziale rischio di una disinformazione sul sesso, che colpisce soprattutto le fasce più giovani, più vicine allo strumento informatico

Fonte: Radenti M., Tampelli A., Pornografia e immaginario sessuale, Rivista di Sessuologia Vol. 31 n. 3 2007

Video consigliato: Internet Porn, The Lucrative Business of Online Sex
Video By Max Joseph, Jon Miller, Cameron Cohen
Music By Don C

Un altro modo per conoscere tutti i dati del porno su Internet è guardarli in questo particolare filmato, realizzato da Max Joseph per la rivista Good Magazine
Per la cronaca, al di là della presentazione 'originale', i dati riportati sono esatti.
MG 08


LA SINDROME DELLA COUVADE

L'uomo vive l'esperienza della nascita di un figlio solo dal punto di vista mentale e spesso non gli è facile esprimere i vissuti emotivi caratteristici di questa fase della vita. A questo in molti casi pone rimedio il corpo, attraverso la così detta sindrome della couvade.

Il quadro clinico, definito Sindrome della Couvade descrive tutte le manifestazioni psicopatologiche legate alla paternità, che si evidenziano nell'area psicosomatica e del comportamento (vedi Benvenuti P., Pazzagli A., Rogari C., Rossi-Monti M., Scompensi psicopatologici della paternità e sindrome della couvade. Riv. Pat. Nerv. Ment, 103 177-190 anno 1982).

Ad introdurre questa sindrome fu lo psichiatra inglese W.H. Trethowan nel 1965 (vedi Thretowan W.C., Conlon M.F., The Couvade Syndrome. Brit. J. Psychiatr. III 57-66).

Il termine couvade deriva dal basco couver (covare), anche se altri vorrebbero farlo risalire al vocabolo lionese encovar, che significa nascondersi e fa riferimento al comportamento del padre in attesa, osservato in molte popolazioni.

Ad esempio, nelle popolazioni del Sud America, e non solo, mentre la donna partorisce, l'uomo si chiude in una capanna e simula le sofferenze del parto. Sembra che l'origine di questo comportamento sia nell'isola di Cipro e che da lì si sia diffuso anche in altri luoghi; secondo altri autori che hanno studiato il fenomeno invece l'origine di questo rituale sarebbe brasiliana.

Dal punto di vista medico e psicologico è comunque interessante conoscere non tanto gli aspetti antropologici di questa somatizzazione, quanto la sintomatologia osservabile nel futuro papà: perdita dell'appetito, mal di denti, mal di testa, nausea, vomito, mal di reni,coliche addominali, indigestioni, ulcere,orzaioli, tonsilliti, disturbi dermatologici, sangue dal naso e tremori muscolari.

La durata del disturbo va dal periodo della gestazione alle prime settimane successive al parto; più precisamente è stato sservato che la sintomatologia è presente intensamente nel primo trimestre di gravidanza, per poi ripresentarsi verso l'ottavo-nono mese. La percentuale di uomini che soffrono di questa sindrome è stata valutata, in diversi studi, in una percentuale che varia dal 10 al 75%.

Fino al 1960 la Couvade era stata interpretata in senso psicologico come una manifestazione di disadattamento di uomini nevrotici, mentre oggi si tende a considerare i sintomi della Couvade come l'espressione somatica del sentimento di paura che il padre prova nella situazione di profondo cambiamento costituita dalla nascita di un figlio.

Tra le varie spiegazioni del fenomeno c'è quella della situazione identificatoria: profondi vissuti di empatia fra marito e moglie possono portare a una relazione identificatoria tra i futuri genitori. Questa relazione è importante anche perché costituisce il primo vero legame fra padre e bambino (vedi Clinton JF Expectant fathers at risk for couvade, Nursing Research 5 290-295 anno 1986).

Secondo altri autori, alla base dell'identificazione con la gestante vi sarebbe un inconscio desiderio di maternità, con una conseguente invidia per le capacità generative della donna.

Di invidia del parto ha per la prima volta esplicitamente parlato Felix Bohem nel 1930, specificando che essa sarebbe dovuta ad una mancata risoluzione della paura della castrazione tipica del complesso edipico.

Fonte: S. Lera, F. Bazzani, La sindrome della Couvade, Riv. sessuologia, vol. 31 n. 3 2007

ADOLESCENTI: CIO' CHE IMPORTA NON E' PIACERE, MA CREDERE DI PIACERE

Una ricerca della University of Virginia, che sarà pubblicata sul numero di Maggio/Giugno 2008 nella rivista Child Development, ha studiato 164 adolescenti, di diverse provenienze razziali, etniche, sociali ed economiche. I ragazzi sono stati intervistati a 13 anni e poi a 14 anni.
I ricercatori hanno intervistato anche i migliori amici dello stesso sesso dei partecipanti allo studio.

Scoperta: i teenagers che si sentivano più a proprio agio con sé stessi avevano delle buone possibilità di raggiungere apprezzabili risultati nelle loro prestazioni, anche se non erano poi così popolari all'interno del gruppo dei pari (la misura della popolarità è stata presa intervistando gli amici degli intervistati).

Altrettanto bene sono andati, ovviamente i ragazzi più ricercati dai coetanei, più conosciuti e apprezzati (i più 'popolari'). Risultati negativi, come ci si poteva aspettare, per coloro che venivano considerati con ostilità, che erano poco 'popolari' e piuttosto isolati.

Conclusione: Un fattore predittivo per il successo sociale di un adolescente non è solamente la popolarità nel gruppo dei pari, ma anche l'autostima, il buon rapporto che l'adolescente ha con la sua condizione di vita. La stima di sé è altrettanto importante del giudizio dei compagni e costituisce un importante fattore di 'protezione sociale' secondo Kathleen Boykin McElhaney, principale autrice dello studio. lead author of the study.

Fonte: Child Development, Vol. 79, Issue 3, “They Like Me, They Like Me Not?: Adolescents' Perceptions of Acceptance Predicting Changing Social Functioning Over Time, by McElhaney, KB, Antonishak, J, and Allen, JP (University of Virginia). via
Eureka Alert

MAG 08

MOLESTIE A SCUOLA

Un nuovo studio pubblicato nella rivista Psychology of Women studia gli effetti delle molestie sessuali nei giovani. Se le ragazze sono quelle che vengono più spesso molestate, il tipo di molestie che esse subiscono influenza negativamente anche i coetanei maschi.

Lo studio, condotto da Alayne J. Ormerod, PhD, della University of Illinois nella Urbana-Champaign, ha riguardato circa 300 ragazze e 250 ragazzi in sette scuole superiori del Midwest.

Come già anticipato, le maggiori molestie osservate avevano come vittime le ragazze, infstidite non solo dai compagni di scuola, ma soprattutto dal personale dipendente della scuola. I maschi hanno riportato un numero di molestie sessuali assai minore.

Anche se non direttamente colpiti dalle molestie però, si è visto che i ragazzi di sesso maschile subiscono comunque gli effetti del clima di insicurezza che si respira negli ambienti scolastici, un clima negativo che incide sia sul piano della loro salute psicologica, sia su quello del rendimento scolastico.

Lo studio è pubblicato nel numero di Giugno 2008 di Psychology of Women Quarterly.

Fonte:
Science Daily
MAG 08

IL SENSO DI GIUSTIZIA E' PIU' LEGATO ALLE EMOZIONI CHE AL PENSIERO RAZIONALE

Uno studio apparso sulla rivista americana Science in data odierna mostra i circuiti neurologici che determinano alcune decisioni, come spiega Ming Hsu della Università dell'Illinois, co-autore di questo studio.

I ricercatori hanno utilizzato la tecnica di risonanza magnetica funzionale (IRMf) per osservare in tempo reale il funzionamento del cervello dei partecipanti allo studio.

Si è proposta una situazione virtuale, per cui ciascun partecipante doveva consegnare un camion con cento chili di cibo a degli orfani di un paese del terzo mondo, martoriato dalla fame. Il tempo necessario per portare gli alimenti a tutti i bambini avrebbe comportato la perdita di 20 kg del carico. Se invece si progettava di scaricare il cibo solo alla metà degli orfani, le perdite del carico sarebbero state ridotte a 5 kg.

Si proponeva dunque il solito dilemma: meglio un comportamento eticamente giusto, ma poco efficace sul piano pratico o un comportamento efficace, ma moralmente discutibile?

L'analisi compiuta ha mostrato che questa decisione attiva tre aree del cervello in momenti diversi del processo decisionale. L'insula, zona del cervello molto legata alle emozioni, come la collera, la paura, il disgusto, o la felicità è stata attivata prevalentemente quando prevaleva il principio dell'equità, mentre il putamen, altra regione cerebrale, era più attiva quando i volontari pensavano che sarebbe stato meglio pensare all'efficacia dell'operazione.

L'attivazione dell'insula sembra confermare l'ipotesi secondo la quale l'emozione gioca un ruolo importante nell'affrontare i temi riguardanti l'ingiustizia, rivela Ming Hsu.

La conclusione dei ricercatori è stata che quando dobbiamo decidere se qualcosa è etico o non lo è, la nostra decisione è più dovuta alle emozioni che al pensiero razionale.
 

Fonti:
The Telegraph, Science

Mag 08
Psicolinea.it © 2008 (2)
 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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