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Home Page > PSICOPILL > La psiche in pillole  2009


PSICOPILL 
LA PSICHE IN PILLOLE

2009 

 


Raccolta di informazioni, ricerche e curiosità sul mondo della psicologia
 

Indice della Pagina:

Obesità infantile e tv commerciali

Quando le ricerche psicologiche sbagliano

La bellezza serve di più se vivi in città

Uomini e donne rispondono in modo diverso al pericolo

Chi va in pensione ringiovanisce di dieci anni

I figli migliorano la qualità della vita

La violenza è un atto calcolato

I modelli proposti dai media e l'autostima

Le parole delle canzoni contano

La scelta del nome e il contesto culturale

Il nostro cervello crea mappe come Google Earth

I traumi infantili accorciano la vita

L'amore ci rende più creativi

Le somiglianze facciali

Tortura: la scienza dice che non funziona

Madri più liberal e padri più conservatori

I Medici non vanno dal Medico

Adolescenti stressati per il poco sonno

La Psicologia ci aiuta a vivere bene?

Le giovani generazioni amano la logica

Classe sociale e scelte alimentari

Assistere ad atti di violenza causa il DPTS

Psicoterapia: dal lettino al materassino

Le influenze culturali sul nostro comportamento

Se il papà è anziano, il figlio è meno intelligente

Nei conflitti essere troppo flessibili non sempre paga

L'olfatto guida la percezione sociale

La depressione produce danni al sistema cardio-circolatorio

I bambini con diagnosi ADHD dormono meno degli altri

Le donne sono più responsabili nella gestione del denaro

Smettere di fumare? Fatelo per il vostro pet!

Gli innamorati "non vedono neanche" le persone belle dell'altro sesso

Comprate esperienze di vita, non beni materiali per essere felici!

Uno studio sui colori

I media possono promuovere comportamenti salutistici

La materia bianca del cervello influisce sulla memoria

Dimagrire dal ridere

Passare dal Comunismo al Capitalismo è costato molte vite umane

Genitori virtuali per i figli dei soldati in guerra

L'odore del maschio

I collaboratori di Wikipedia hanno problemi sociali?

OBESITA' INFANTILE E TV COMMERCIALI

Molti studi hanno da tempo legato l'obesità infantile al tempo che i bambini trascorrono davanti alla TV.
Finora però si era pensato che, a produrre il sovrappeso, fosse l'inattività dei bambini, i quali invece di giocare e muoversi, come sarebbe opportuno alla loro età, trascorrono ore e ore seduti su un divano, presi dalle tante storie che trasmette la TV. E invece no: sembra che a fare ingrassare i bambini non sia questa forzata sedentarietà, ma l'esposizione agli annunci pubblicitari.
I ricercatori hanno infatti scoperto che il tempo che i bambini di età inferiore ai 7 anni trascorrono davanti alla TV è direttamente correlato alla loro possibilità di aumentare di peso nei successivi cinque anni. Inoltre, i bambini che usano la TV per guardare dei film in DVD o dei programmi senza pubblicità, sorprendentemente non ingrassano... Come mai?
"Questo studio dimostra che solo la visione di annunci pubblicitari produce obesità nei bambini. Pensiamo che questo sia l'effetto delle campagne pubblicitarie televisive, volte a pubblicizzare alcuni cibi" ha affermato il direttore della ricerca Dr Frederick J. Zimmerman, della University of California, Los Angeles.
Non tutte le televisioni sono uguali, ricorda Zimmerman e non è corretto demonizzare la Tv, che invece per i ragazzi è uno strumento ottimo per la salute e lo sviluppo: sono le televisioni commerciali che fanno del male ai bambini, poiché compromettono sia lo sviluppo intellettivo, sia quello fisico.
Il cibo pubblicizzato in TV inoltre è di scarso valore nutritivo ed è altamente trasformato a livello industriale: i genitori dovrebbero preoccuparsi di limitare il tempo di esposizione alle TV commerciali e non alla TV che trasmette programmi educativi.
La ricerca, pubblicata dall'American Journal of Public Health, è basata sulla valutazione di 2 037 bambini studiati fra il 1997 e il 2002.

Fonte: Reuters, via Health24

Dic 09

QUANDO LE RICERCHE PSICOLOGICHE SBAGLIANO

Secondo un nuovo studio, pubblicato questo mese su Psychological Science in the Public Interest, una rivista dell'Association for Psychological Science, condotto da un team molto qualificato di ricercatori, come Hal Pashler (University of San Diego), Mark McDaniel (Washington University in St. Louis), Doug Rohrer (University of South Florida), e Robert Bjork (University of California, Los Angeles), le ricerche finora effettuate sugli stili di apprendimento non sarebbero state condotte con criteri scientifici e dunque non sarebbero credibili.
Su molti libri infatti, abbiamo appreso che le persone possono essere più o meno facilitate nell'apprendimento di nuove nozioni a seconda di particolari predisposizioni personali: chi impara meglio ascoltando e chi invece seguendo uno schema scritto.
Ebbene, i ricercatori sostengono che gli esperimenti che hanno creato tali certezze in realtà non sono validi. In queste ricerche infatti si sarebbero dovuti classificare i soggetti in categorie e poi affidare loro dei compiti di apprendimento facendo in modo che alla fine del test tutti i partecipanti vengano sottoposti allo stesso identico compito. In questo modo i soggetti più predisposti all'apprendimento visuo-spaziale avrebbero dovuto dimostrare che, effettivamente, se dovevano affrontare un compito con tali caratteristiche, ottenevano un risultato migliore. Gli autori si sono resi conto che in molti studi, anche accreditati, non sono stati seguiti questi criteri. Secondo gli autori di questo studio dunque sia i test, sia gli strumenti educativi basati su questo assunto degli stili di apprendimento non hanno alcun senso e sono solo uno spreco di risorse.

Fonte: Association for Psychological Science, via EurekAlert!
Dic 09

LA BELLEZZA: SERVE DI PIU' SE VIVI IN CITTA'

Un team di ricercatori della University of Georgia e della  University of Kansas hanno scoperto che le persone di bell'aspetto hanno un maggior numero di relazioni sociali e di conseguenza un più elevato senso di benessere psicologico.
Lo studio, che è stato pubblicato su Personal Relationships di questo mese sostiene anche che la bellezza non è un concetto universale, ma che dipende molto dal luogo dove vivi.
La bellezza, ad esempio,  conta molto nelle aree urbane, socialmente mbili, mentre conta assai di meno nei contesti rurali. Questo perché la persona bella in un'area urbana ha molte possibilità di scelta sociale e dunque si sente sicura di sé a causa dell'elevato numero di relazioni sociali. Nelle aree rurali, invece, c'è poco da scegliere, a causa del minor numero di persone che vi risiedono. La bellezza dunque, in questi contesti, conta assai di meno nel favorire dei buoni rapporti sociali
La Dr.ssa Victoria C. Plaut e il suo team hanno studiato donne residenti negli Stati Uniti, mettendo in relazione il benessere da esse percepito, il livello di relazioni sociali e la loro bellezza (calcolata solo in base al rapporto vita-fianchi).

Fonte: Wiley-Blackwell (2009, December 16). The importance of attractiveness depends on where you live. ScienceDaily. Retrieved December 16, 2009 via Science Daily

Dic 09

UOMINI E DONNE RISPONDONO IN MODO DIVERSO AL PERICOLO

Usando la tecnica della risonanza magnetica (fMRI) per studiare le attività del cervello, alcuni ricercatori hanno scoperto che uomini e donne rispondono in modo differente agli stimoli positivi e negativi. Lo studio è stato presentato oggi al meeting annuale della Società di Radiologia del Nord America  (RSNA).
"Gli uomini possono prestare maggiore attenzione agli aspetti sensoriali degli stimoli emotivi e tendono ad elaborare questi stimoli in termini di implicazioni per le azioni necessarie, mentre le donne rivolgono la loro attenzione alle sensazioni generate da questi stimoli" ha affermato Andrzej Urbanik, ricercatore presso la cattedra di Radiologia nell'Ospedale universitario di Cracovia, in Polonia.
Per lo studio, il Dr. Urbanik ed i suoi colleghi hanno reclutato 40 persone non mancine, 21 uomini e 19 donne, di età compresa fra 18 e 36 anni. I volontari si sono sottoposti a  fMRI mentre osservavano immagini comunemente utilizzate per generare particolari stati emotivi (International Affective Picture System - IAPS). Nella prima parte sono state mostrate immagini della vita ordinaria che generavano sentimenti ed emozioni negative, nella seconda parte si è dato spazio alle emozioni positive.
Le donne, vedendo le immagini della prima parte, hanno mostrato una maggiore e più intensa attivazione della zona del talamo di sinistra, che trasmette le informazioni sensoriali da e verso la corteccia cerebrale, ivi compresi i centri del dolore e del piacere. Gli uomini hanno invece mostrato una maggiore attivazione nell'"insula" di sinistra, che si interessa del mantenimento dello stato fisiologico di tutto il corpo e che genera sensazioni soggettive che possono portare a delle azioni.  Le informazioni derivanti dall'insula raggiungono altre strutture cerebrali coinvolte con il processo decisionale.
"L'attivazione cerebrale osservata nelle donne può indicare un maggiore coinvolgimento del circuito neurale, associato con l'identificazione degli stimoli emotivi", ha affermato il Dr. Urbanik precisando che  "L'attivazione più pronunciata  della corteccia insulare negli uomini potrebbe essere dovuta a componenti autonome, come un più elevato battito cardiaco o una maggiore sudorazione, che accompagnanp la visione di materiale emotivo.
Il sistema nervoso autonomo controlla le funzioni involontarie, come la respirazione, il battito cardiaco e la digestione, ed aiuta nel regolare determinate funzioni in risposta allo stress o agli stimoli ambientali. E' responsabile delle condotte di attacco e di fuga nelle situazioni di minaccia. "Negli uomini le immagini negative mostrate erano più potenti nell'attivare il sistema nervoso autonomo, il che potrebbe significare che quando gli uomini si confrontano con una situazione pericolosa, sono maggiormente predisposti a passare all'atto di quanto non siano le donne".  Nel vedere le immagini positive le donne hanno risposto in maniera più forte degli uomini quanto ad attivazione della parte superiore destra del giro temporale, che si interessa dei sistemi auditivi e della memoria. Gli uomini hanno mostrato maggiore attivazione nei lobi bilaterali occipitali, che sono associati con l'elaborazione visiva.
In conclusione, il Dr. Urbanik ritiene che queste differenze indicano che le donne possono analizzare gli stimoli positivi in un contesto sociale più ampio ed associare le immagini positive con un particolare ricordo. Ad esempio, vedere la foto di un bambino piccolo che sorride, fa ricordare loro i propri figli, quando avevano quell'età, mentre gli uomini hanno una risposta più percettiva.

Fonte: Eurekalert

Nov 09

CHI VA IN PENSIONE RINGIOVANISCE DI DIECI ANNI

Smettere di lavorare e andare in pensione sembra faccia sentire, sin da subito, dieci anni di meno, secondo un nuovo studio franco-svedese, appena pubblicato, durato 14 anni, che ha seguito ben 14.700 persone, dai sette anni precedenti al loro pensionamento, ai sette anni successivi. Sono state studiate sia la salute fisica sia quella psicologica, il lavoro svolto e l'ambiente di lavoro.  Risultato: con la fine del lavoro diminuiscono anche le malattie e lo stress. Le gioie della vita da pensionati si applicano sia ai manager sia ai lavoratori di scarsa qualifica.   Anche se può sorprendere che la maggior parte delle persone siano più felici quando smettono di andare in ufficio ogni giorno, l'impatto di questa nuova condizione sulle condizioni di salute è stato, per i ricercatori, maggiore di quanto avessero effettivamente immaginato.    Più il lavoro è stressante,  più significativi sono i miglioramenti per i lavoratori al momento del pensionamento: mal di schiena e dolore al collo spesso scompaiono, così come la depressione, l'asma e il rischio di un ictus indotto dallo stress. Gli effetti positivi del pensionamento riguardano donne e uomini, indipendentemente dal fatto che i pensionati siano sposati o meno.    La ricerca ha inoltre rivelato che l'effetto del ringiovanimento non è temporaneo, ma di lunga durata: il miglioramento delle condizioni di salute dura almeno dieci anni dopo il pensionamento. Questo studio conferma i dati di precedenti ricerche, secondo le quali dopo il pensionamento si dorme meglio.
Aumentare l'età pensionabile per le donne, fino a 65 anni, come accade per gli uomini ora, e poi elevarle entrambe ulteriormente, avrebbe un impatto molto negativo, secondo i ricercatori.

Fonte: Daily Mail

Nov 09

I FIGLI MIGLIORANO LA QUALITA' DELLA VITA

Secondo alcune ricerche svolte in passato, i figli non renderebbero le persone più felici, dal momento che crescere un figlio comporta molto duro lavoro e poche ricompense.
Un nuovo stuudio però, appena pubblicato, ritiene che questa spiegazione sia  troppo semplicistica. Basti pensare che, alla domanda su che cosa vi sia di veramente importante nella propria vita, la maggior parte delle persone mette al primo posto i figli: un motivo ci dovrà pur essere... Secondo il Dr. Angels, che si è occupato di questo nuovo studio, per le persone sposate di tutte le età ed in particolare per le donne sposate, la soddisfazione nella vita aumenta con il numero di bambini presenti nel nucleo familiare. Le esperienze negative nella crescita dei figli sono segnalate infatti soprattutto da persone separate, da singles e da coppie di fatto. I figli, secondo il ricercatore, accrescono la vita sociale della coppia e aumentano le occasioni di svago, migliorando la qualità della vita dei genitori.
L'importante è avere figli quando ci si sente pronti, o almeno disponibili.

Fonte: Angeles L. Children and life satisfaction. Journal of Happiness Studies, via Science Daily

Ott 09

LA VIOLENZA E' UN ATTO CALCOLATO

Un  nuovo studio, effettuato sotto la supervisione del Prof. Zvi Eisikovits e del Dr. Zeev Winstok dell'Università di Haifa, scuola di Lavoro Sociale, ha studiato alcune storie  di violenza domestica, scoprendo che nella maggior parte dei casi il partner aggressivo è, al di fuori del nucleo familiare, una persona generalmente rispettosa delle regole, che non perde mai il controllo, né con il capo sul lavoro, né con i suoi amici. Perché allora lo fa con la partner? Semplicemente perché quello è diventato ormai l'unico strumento, all'interno della coppia, per sanare i gravi conflitti.
La violenza domestica, in questo studio. è stata suddivisa in quattro livelli di gravità: aggressioni verbali, minacce di aggressioni fisiche, aggressioni fisiche moderate e gravi aggressioni fisiche. "Questi quattro livelli si susseguono in una sequenza crescente; chi usa la violenza verbale può passare nel tempo a minacciare un attacco fisico, e da lì finire col mettere in atto la minaccia", spiega. il Dr. Perkis.
Il ricercatore ha constatato che su ogni tipo di violenza c'è una sorta di calcolo. un tacito accordo permanente tra i due partners sui limiti del comportamento violento da utilizzare. Ogni violenza perpetrata ha un costo: il partner aggressivo sa che se dà uno schiaffo all'altro/a può subire ad esempio un muso lungo, ma sa anche che se la sua violenza fosse maggiore, potrebbe essere definitivamente lasciato, o ad esempio subire una denuncia. Per questo motivo, secondo Perkins, il comportamento violento non va considerato come il risultato della perdita di controllo di uno dei due partners: entrambe le parti sono a conoscenza del confine oltre il quale non si può andare, una linea rossa che entrambi conoscono, ma della quale nessuno dei due parla apertamente.
L'uso della violenza, oltre che illegale, è, naturalmente, immorale ed è solo il partner violento a rendersi colpevole dei suoi atti. Detto questo, deve essere considerato che in molti casi una coppia stabile ed interessata a restare insieme, può essere stressata da una serie di conflitti apparentemente insanabili ed in qusti casi la strada della violenza domestica può apparire come una modalità per esprimere i conflitti e cercare soluzioni.
Quando queste difficoltà di comunicazione e di gestione dei conflitti vengono riconosciute, gli psicologi che prendono in carico la coppia devono cercare di fornire ai due partners degli strumenti migliori, per far fronte alle tensioni e ai conflitti presenti fra loro.

Fonte: University of Haifa (2009, October 26). Violence Between Couples Is Usually Calculated, And Does Not Result From Loss Of Control, Study Suggests.via  ScienceDaily.

I MODELLI PROPOSTI DAI MEDIA E L'AUTOSTIMA

Cosa accade quando persone in sovrappeso vengono esposte ai perfetti modelli corporei presentati dai media? I ricercatori Smeesters Dirk (Erasmus University, Olanda), Thomas Mussweiler (Università di Colonia, Germania), e Naomi Mandel (Arizona State University) hanno studiato le modalità in cui individui con indice di massa corporea (BMI) diversa hanno reagito a questi stimoli.
Risultato: Le donne con BMI tra 18.5 e 25 (valori considerati "normali") hanno un più elevato livello di autostima quando sono esposte a modelli moderatamente sottili (in quanto si sentono simili a questi modelli) e a modelli in sovrappeso (in quanto si sentono dissimili da questi modelli). Tuttavia, hanno livelli più bassi di autostima quando sono esposte a modelli di leggero sovrappeso (perché si sentono simili) o a  modelli estremamente sottili (in quanto si sentono diverse).
Questa ricerca fornisce importanti nuove intuizioni su come i media influenzino l'autostima delle donne in sovrappeso e sottopeso. "L'autostima delle donne in sottopeso aumenta sempre, indipendentemente dal modello che osservano", spiegano gli autori. "D'altra parte, l'autostima della donna in sovrappeso diminuisce sempre, indipendentemente dal modello che osservano".
Si è visto che l'esposizione a questi modelli cambia anche i comportamenti alimentari e i proponimenti di dieta. Per esempio, le partecipanti allo studio in sovrappeso hanno mangiato meno biscotti delle altre ed hanno mostrato motivazioni superiori alla dieta e all'esercizio fisico quando sono state esposte a modelli di donne in sovrappeso, anziché ai modelli di donne sottili. (Come dire che motiva di più al cambiamento il riconoscere negli altri i propri difetti, anziché osservare dei modelli considerati troppo dissimili da sé NdB)
"Raccomandiamo ai consumatori in sovrappeso di evitare di guardare gli annunci dei media, con tutti i loro modelli, sottili o abbondanti (magari evitando le riviste femminili)," concludono gli autori. Ipse dixit.

Fonte : Dirk Smeesters, Thomas Mussweiler, and Naomi Mandel. The Effects of Thin and Heavy Media Images on Overweight and Underweight Consumers: Social Comparison Processes and Behavioral Implications. Journal of Consumer Research, April 2010 (in press): Science Daily

Dr. Giuliana Proietti

Ott. 09

LE PAROLE DELLE CANZONI CONTANO

L'ascolto di testi musicali sessualmente espliciti o violenti può influenzare il rendimento scolastico dei ragazzi, le loro interazioni sociali, il loro tono dell'umore e i loro comportamenti.
Lo afferma l'American Academy of Pediatrics, in base a studi specifici, che mostrano come la maggior parte dei ragazzi trascorra due ore al giorno ad ascoltare musica (spesso con lettori MP3, in cuffia).
"Sicuramente c'è una relazione fra musica e comportamenti violenti ed è stata dimostrata", ha affermato la Dr.ssa Gonzalez di Puerto Rico, autrice della ricerca.I testi delle canzoni potrebbero infatti spingere i ragazzi a comportamenti violenti, antisociali e promiscui. Questo è particolarmente vero per bambini e ragazzi che appaiono vulnerabili a causa del loro ambiente sociale.
A tutto ciò potrebbe porre un freno una sorta di "alfabetizzazione mediatica", che insegni ai bambini a riflettere criticamente sugli stereotipi presenti nei media, sugli stili di vita sbagliati che vengono rappresentati (come ad esempio il fumo) e sulla stessa  industria dei media.
Stabilito che c'è sicuramente una relazione fra comportamenti violenti e testi musicali ascoltati, bisognerebbe ora studiare meglio se sono i ragazzi vissuti in un certo contesto sociale problematico a scegliere questo genere di musica, oppure se è davvero la musica stessa a determinare lo stile di vita dei ragazzi.
L'importante, secondo l'associazione statunitense, è che i genitori controllino non solo ciò che i ragazzi vedono, ma anche quello che ascoltano, in particolare se non legano con i loro compagni, se non vanno bene a scuola, se hanno un atteggiamento depresso.


Fonte: CBS
Ott 09

LA SCELTA DEL NOME E IL CONTESTO CULTURALE

Una nuova ricerca, condotta dagli psicologi della New York University e dell'Università dell'Indiana, Bloomington, suggerisce che il cambiamento di popolarità di un nome nel corso del tempo esercita una crescente influenza nelle decisioni dei genitori, quando si trovano a scegliere il nome dei loro figli (la ricerca si riferisce agli Stati Uniti). Come  nel mercato azionario, i genitori di oggi sembrano favorire i nomi che hanno recentemente accresciuto la loro popolarità, rispetto ai nomi che sono in declino.
 
La ricerca è rilevante perché permette di comprendere come le decisioni che prendono le persone sono in realtà influenzate dai processi di aggregazione sociale e culturale.
Todd Gureckis, assistente professore di psicologia alla New York University, e Robert Goldstone, un professore di psicologia e scienze neurologiche presso l'Indiana University, nella loro ricerca, pubblicata in Topics in Cognitive Science, sostengono che le scelte dei nomi individuali sono in gran parte determinate dal contesto sociale. "Come nel mercato azionario, i cicli di espansione e contrazione sembrano derivare da interazioni di un vasto insieme di agenti che si influenzano continuamente e reciprocamente."
(I risultati della ricerca sono basati su un record storico di frequenza, sui nomi dati ai bambini nel corso degli ultimi 127 anni negli Stati Uniti. I nomi sono stati forniti dalla Social Security Administration).
Secondo gli autori, la scelta del nome dipende dal giudizio che hanno i genitori sulla desiderabilità sociale di alcuni nomi. Nessuno, infatti, desidera mettere ai figli un nome che sarebbe male accolto nella propria comunità. La NYU e i ricercatori dell'Indiana fanno anche notare che siamo di fronte ad un fenomeno relativamente nuovo. Alla fine del diciannovesimo e all'inizio del ventesimo secolo infatti, la popolarità di un nome da un anno all'altro era correlata con una diminuzione della sua popolarità in futuro. (Cioè, più un nome era di moda oggi, meno lo sarebbe stato in futuro).
Per questo, verso la fine del secolo scorso (1880-1905) i nomi che avevano accresciuto la loro frequenza relativa in un determinato anno, tendevano poi a diminuire con maggiore probabilità, piuttosto che aumentare ulteriormente la loro frequenza nell'anno successivo. Allo stesso modo, i nomi che diminuivano in frequenza in un certo anno, avevano maggiore probabilità di ritornare popolari l'anno successivo. Di recente invece (dal 1981 al 2006), il cambiamento di popolarità in un determinato anno segue lo stesso trend l'anno successivo. In questo modo, la scelta del nome sembra essere guidata da una forza che rende stabili i cambiamenti.
 "I nomi che stanno guadagnando popolarità sono visti come più desiderabili di quelli divenuti meno popolari nel recente passato", hanno osservato gli autori . "Questa tendenza diventa allora una profezia che si autoavvera: i nomi che sono in calo continuano a calare, mentre i nomi in ascesa raggiungono nuove vette di popolarità, a loro volta influenzate da una nuova generazione di genitori".
Nella ricerca, gli autori hanno preso in considerazione anche gli aspetti ben noti dei processi cognitivi, in particolare per quanto riguarda il modo in cui la novità e la familiarità  influenzino le nostre preferenze. Secondo i ricercatori, studiare i nomi può essere un'opportunità unica per studiare le decisioni individuali e di gruppo, poiché la scelta del nome è una decisione importante, alla quale i genitori dedicano molto tempo ed energia ed inoltre esiste la possibilità di accedere ad ampi archivi storici, che rendono possibile la misurazione dettagliata di queste scelte e il contesto sociale in cui tali decisioni vengono adottate.
Inoltre, i nomi dei bambini non sono soggetti alle influenze del marketing o della pubblicità,  fattori che possono complicare l'analisi di un altro tipo di decisioni culturalmente rilevanti, come ad esempio la moda o le preferenze musicali.
Il lavoro è stato supportato da sovvenzioni dal National Institute of Mental Health, che fa parte del National Institutes of Health, e la National Science Foundation.

Fonte:
New York University (2009, October 14). Recent 'Momentum' Influences Choices Of Baby Names, Professors Find. ScienceDaily. Retrieved October 14, 2009,via Science Daily

IL NOSTRO CERVELLO CREA MAPPE COME GOOGLE EARTH

Tutti conosciamo Google Earth, lo strumento che ci permette di viaggiare nel mondo mentre siamo comodamente seduti davanti al nostro schermo del computer.
Sicuramente avrete notato che, se cambiamo il punto di osservazione, Google Earth non utilizza la stessa mappa, ma ne deve caricare una nuova. Ora, i ricercatori del Norwegian University of Science and Technology (NTNU) hanno scoperto che anche il cervello crea mappe indipendenti, esattamente allo stesso modo di Google Earth.
Quattro anni fa, i ricercatori della NTNU's Kavli Institute for Systems Neuroscience sono stati i primi a scoprire il modo complesso in cui il cervello crea mappe interne utilizzando le cosiddette "grid cells" (celle elementari che funzionano un po' come i pixel), in un sistema di coordinate. Dori Derdikman ed i suoi colleghi dello stesso team di ricerca hanno scoperto un aspetto del tutto nuovo, cioè come il cervello elabora il sistema di mappatura. Invece di una sola grande mappa, il cervello crea tutta una serie di mappe, alcune "a grana fine", altre un po' più grezze - insieme ad un avanzato sistema di smistamento.
I ricercatori da tempo si chiedevano se tutte le informazioni spaziali venivano archiviate dal cervello in una sola mappa, o in più mappe separate. Nel nuovo studio, pubblicato su Nature Neuroscience, i ricercatori sono riusciti a misurare l'attività cerebrale di alcuni topi di laboratorio che si muovevano liberamente in un piccolo spazio. Le misurazioni hanno permesso di vedere come le "grid cells" del topo riuscivano a creare una mappa del luogo dove si muovevano. Una volta che i ricercatori avevano identifcato chiaramente la mappa mentale di ogni singolo ratto, hanno cambiato il layout del comparto: invece di uno spazio aperto, i ratti sono stati messi di fronte ad un labirinto di corridoi lunghi e stretti, con molte curve, creato attraverso l'inserimento di pareti mobili nella loro gabbia.
"Quando sono state inserite le pareti che hanno di fatto creato il labirinto,  le mappe costruite nel cervello dei topi si sono modificate", ha spiegato Derdikman. "In un primo momento abbiamo registrato la stessa mappa. Ma quando i topi si sono trovati in una parte diversa del labirinto, la mappa mentale è cambiata totalmente. Questo è 'successo diverse volte.
Il sistema di mappatura del cervello del ratto consiste quindi in una serie di piccole mappe e secondo i ricercatori questo potrebbe essere probabilmente vero anche nell'essere umano ed in altri animali.
In un altro studio del Kavli Institute for Systems Neuroscience, pubblicato su Science, Kirsten Kjelstrup e colleghi hanno scoperto che le mappe mentali sono costruite in modo sistematico. "Abbiamo bisogno di mappe di diversa risoluzione, alcune piccole mappe dettagliate, e altre, più grandi e meno precise",dice Solstad . "E il cervello le elabora e le smista in modo sistematico".
Le mappe sono archiviate nell'ippocampo, come un mazzo di carte estremamente sottili. L'ippocampo è la zona del cervello che viene considerata il punto focale della memoria. Sembra inoltre che le mappe dettagliate si trovino nella parte superiore, le più grezze nella parte inferiore.

Fonte: The Norwegian University of Science and Technology (NTNU) (2009, October 9). Human Brain, Like Google Maps, Creates Multiple Independent Maps While Finding The Way In Physical World.via ScienceDaily

Ott 09

I TRAUMI INFANTILI ACCORCIANO LA VITA

Un nuovo studio ha scoperto che i bambini esposti a sei o più "esperienze infantili avverse" (ACE, adverse childhood experiences ) raddoppiano il rischio di morte prematura rispetto ai bambini che non hanno vissuto e sofferto queste esperienze.
Come si evince dalla ricerca, i "bambini a più alto rischio" sono morti intorno all'età di 60 anni, mentre i "bambini a basso rischio" sono vissuti fino all'età media di 79 anni.
Lo studio, che compare nel numero di novembre del Journal of Preventive Medicine ed è stato condotto da Kaiser Permanente di San Diego, esamina gli effetti a lungo termine di alcune esperienze traumatiche infantili, come abusi verbali o fisici, l'essere testimoni di violenza domestica, abuso di sostanze o malattia mentale, avere genitori in carcere, separati, divorziati,  ecc.
I dati provengono da 17.337 adulti, intervistati nel periodo 1995-1997. Nel follow up del 2006, i ricercatori hanno  consultato il  National Death Index, per scoprire quanti soggetti del gruppo campione erano deceduti e a quale età.
"Nel complesso, in quel periodo erano deceduti  1539 soggetti. Si è così appurato che coloro che avevano vissuto i traumi maggiori sono deceduti 20 anni prima, in media, rispetto a quelli senza "ACE". Due terzi dei partecipanti allo studio - persone che erano in relativa buona salute - avevano comunque qualche ricordo traumatico infantile.
Conclusioni: I maltrattamenti e le esperienze traumatiche, come lo stress intenso in età infantile, rappresentano un problema di salute pubblica, in quanto determinano una mortalità precoce. 

Fonte:
Center for Advancing Health (2009, October 7). Traumatic Childhood Might Take Years Off Adult Life via Science Daily

L'AMORE CI RENDE PIU' CREATIVI

L'amore può davvero modificare il nostro pensiero?

Gli psicologi Jens Förster, Kai Epstude, e Amina Özelsel che lavorano presso l'Università di Amsterdam, hanno fatto su questo tema una interessante ricerca scoprendo che è vero, l'amore ci fa pensare in modo diverso, nel senso che innesa una trasformazione complessiva della persona, che a sua volta promuove il pensiero creativo e interferisce con il pensiero analitico. Pensare al sesso, invece, ha l'effetto opposto: in questo caso il pensiero analitico è superiore ed interferisce con la creatività.
I ricercatori sostengono che l'amore romantico induce una prospettiva di lungo termine, al contrario del desiderio sessuale, che induce una prospettiva di breve termine. L'amore infatti implica tipici desideri ed obiettivi di attaccamento prolungati nel tempo con una persona, mentre il desiderio sessuale è tipicamente focalizzato sulla partecipazione ad attività sessuali nel "qui e ora". Coerentemente con questa idea, quando i ricercatori hanno chiesto alle persone di immaginare un incontro romantico o un incontro occasionale di solo sesso, hanno scoperto che quelli che immaginavano una relazione d'amore riuscivano a spingersi più lontano nel futuro rispetto a coloro che pensavano al sesso occasionale.
Secondo la teoria del livello di costrutto (CLT), pensando ad eventi che sono psicologicamente distanti, nel futuro o nel passato, si ottiene uno stile del pensiero più "globale". In altre parole possiamo vedere il bosco, piuttosto che i singoli alberi.
Uno stile del pensiero "globale" promuove inoltre il pensiero creativo, perché contribuisce ad accrescere le associazioni lontane nel tempo e non comuni. Si consideri, ad esempio, l'atto di cercare un regalo per il partner. Se  si pensa un dono, chi ha uno stile del pensiero più centrato sui dettagli, probabilmente si concentra sulle opzioni più letterali e concrete, la maggior parte delle quali si concretizzano in un oggetto tangibile, avvolto in carta colorata. Pensare in senso globale ad un dono potrebbe invece indurre a considerare il regalo come  "qualcosa che lo/la farà felice". E allora si può pensare ad una vacanza insieme, a scrivere una canzone,  a pulire o ristrutturare la casa...
Naturalmente, questo non significa che dobbiamo sempre pensare a livello globale. Il pensiero analitico ci impone di applicare fondamentali regole logiche, che aiutano a discriminare fra più opzioni, in modo da escludere subito quelle che non riteniamo interessanti. 
In sintesi, gli autori suggeriscono che l'amore attiva una prospettiva di lungo periodo, capace di suscitare una trasformazione completa della persona ed anche di promuovere la creatività, ostacolando  il pensiero analitico. Al contrario,  il sesso attiva una prospettiva di breve periodo, che promuove una riflessione più analitica, che ostacola il pensiero creativo.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

Fonte: Scientific American

Ott.09


LE SOMIGLIANZE FACCIALI

Non è vero che riconosciamo soggetti della nostra razza meglio di quanto accada con soggetti di altre razze. Spesso abbiamo la sensazione che i cinesi, i giapponesi siano tutti uguali, e così anche i senegalesi, i marocchini... In realtà forse prestiamo poca attenzione nel cercare di discriminare le loro caratteristiche facciali, dal momento che il nostro cervello è perfettamente in grado di farlo. Uno studio, appena pubblicato su Journal of Vision ("Cross-cultural perceptions of facial resemblance betw
een kin") si è basato sulle diverse percezioni di soggetti francesi e senegalesi.
I partecipanti allo studio, delle diverse etnie, dovevano associare le foto di alcuni soggetti adulti con i loro possibili figli, basandosi sulle somiglianze facciali. Entrambi i gruppi sono riusciti bene nell'impresa, sia quando si sono cimentati con soggetti della propria etnia, sia con soggetti dell'altra.
I ricercatori, delle Università di Montpellier, del Nagoya Institute of Technology e della Okinawa University in Giappone, hanno così spiegato che, contrariamente a quanto suggerivano precedenti studi, l'esposizione a soggetti della propria razza non privilegia lo spirito di osservazione e la capacità di riconoscere le persone del proprio gruppo. Il risultato di questo studio, dichiara Alexandra Alvergne, dimostra che l'esposizione ha un ruolo limitato nel processo di riconoscimento delle somiglianze facciali, il che invece contrasta con il modo in cui il cervello elabora il riconoscimento facciale e fa supporre che il cervello usi strategie diverse per il riconoscimento facciale e per la ricerca di somiglianze.

Fonte: Association for Research in Vision and Ophthalmology. "Race Has Little Effect On People's Ability To Spot Family Resemblances." ScienceDaily 22 September 2009. 22 September 2009

Sett. 09

TORTURA: LA SCIENZA DICE CHE NON FUNZIONA

I "metodi vigorosi di interrogatorio" (come molti chiamano le torture)  applicati su persone sospettate di terrorismo o altri crimini, sarebbero controproducenti. Lo affermano dei ricercatori irlandesi, guidati dal Prof Shane O'Mara, del Trinity College di Dublino. Queste tecniche di interrogatorio disturbano infatti il funzionamento della memoria, dal momento che lo stress estremo nuoce alla capacità del cervello di mantenere informazioni e ricordi.
Tra le varie tecniche di tortura vanno ricordate l'esposizione prolungata alla musica ad altissimo volume, la simulazione di annegamento, la privazione prolungata di cibo.
Alcune di queste tecniche furono utilizzate dalla CIA sotto l'amministrazione Bush, ma sono (purtroppo) di uso comune anche in altre organizzazioni. I ricercatori ritengono che le torture siano basate su una psicologia popolare ("folk") e non scientifica: esistono infatti precisi dati scientifici relativi alle conseguenze del dolore e dello stress sulla memoria e le funzioni decisionali.  
Secondo il Prof. Shane O'Mara, il cervello libera gli ormoni dello stress quando viene sottoposto a tortura. Questo provoca dei danni e delle perdite di tessuto cerebrale, specie se il fenomeno si prolunga nel tempo. I prigionieri possono poi arrivare a confabulare, a produrre falsi ricordi, basati sui suggerimenti indiretti ricevuti durante l'interrogatorio. I dettagli di questo lavoro sono pubblicati sulla rivista Trends in Cognitive Science.

Fonte: CBS
Sett. 09

MADRI PIU' LIBERAL E PADRI PIU' CONSERVATORI

Il Dr. Steven Greene, dell'Universitaà della Carolina del Nord e il Dr. Laurel Elder dell'Hartwick College hanno utilizzato i dati raccolti per la campagna presidenziale del 2008 allo scopo di comprendere per chi votano i genitori che hanno ancora i figli in casa. E non dunque coloro che hanno figli, ma non conviventi. Risultato: le mamme sono più "liberal" (progressiste) sulle questioni relative al welfare (qualità della vita, salute, benessere) e riguardo alla guerra in Iraq, rispetto a donne che non hanno figli in casa; i padri invece si sono mostrati più conservatori sulle questioni del welfare rispetto agli uomini che non hanno figli in casa, ma esattamente dello stesso parere degli altri uomini rispetto alla guerra in Iraq. Conclusione: i Democratici, con la loro propensione a prendersi cura dei problemi sociali, possono avere un grande seguito fra le madri con figli piccoli, mentre i loro mariti sembrano più attratti dai valori repubblicani, dal momento che ritengono che il Governo non dovrebbe avere un ruolo predominante nelle questioni che riguardano il welfare delle famiglie.
Fonte: Science Daily

Link: North Carolina State University.

Sett 09

I MEDICI NON VANNO DAL MEDICO

Uno studio sui medici britannici ha scoperto che la maggior parte dei medici evita di rivolgersi ad altri professionisti della salute, quando ha problemi personali. Lo studio, pubblicato dal Royal College of Physicians nella rivista Clinical Medicine, mostra come tre quarti degli intervistati sia propenso a parlare dei propri problemi di salute con i familiari e con gli amici, piuttosto che rivolgersi ad un altro medico o a uno psicologo.  Motivi: ragioni professionali, inerenti la carriera (33%), integrità professionale (30%), stigma sociale (20%). La ricerca, che ha riguardato 3.500 medici di Birmingham, ha scoperto che solo il 13% degli intervistati accetterebbe di discutere le sue malattie con altri medici e, se proprio necessario, il 79% opterebbe per un professionista privato, distante dal luogo dove vive, piuttosto che essere trattato dal sistema sanitario nazionale. L'8% si curerebbe da solo o non si curerebbe per niente; solo il 25% accetterebbe di essere curato tramite le procedure tradizionali, purché sia certo della qualità della cura. E' soprattutto un problema di privacy: i medici non si fidano della riservatezza dei colleghi. Conclusione: I medici sono riluttanti a cercare una consulenza professionale sui loro problemi di salute e questo mette a rischio la loro salute e quella dei loro pazienti. Questa categoria di professionisti, dicono i ricercatori, spesso soffre di depressione e abusa di farmaci. Non a caso il loro tasso di suicidi è superiore a quello della popolazione generale. Occorrerebbe migliorare l'aspetto della riservatezza delle informazioni, per combattere questo pericoloso trend.

Fonte: Royal College of Physicians

via Psychcentral
Ago 09

LA PSICOLOGIA CI AIUTA A VIVERE BENE?

Non esiste, purtroppo, alcuna formula o guida che ci conduca alla felicità e al completo benessere, sebbene gli esseri umani abbiano provato a rispondere ai principali quesiti esistenziali tramite la filosofia, la religione e la scienza. Gli psicologi Nansook Park e Christopher Peterson della University of Michigan si sono dunque chiesti: "Cosa significa vivere bene e come possiamo raggiungere tale obiettivo?"
Nel loro articolo, recentemente pubblicato su Perspectives in Psychological Science, una rivista della Association for Psychological Science, gli autori esaminano i vari modi in cui la psicologia ha effettivamente contribuito a migliorare la vita delle persone. Finora, dicono gli autori, ciò che la psicologia ci ha insegnato è che una buona vita richiede:

- l'esperienza di sensazioni positive in numero superiore a quelle negative,
- la sensazione che la propria vita sia ben vissuta,
- che possano essere utilizzati i propri talenti e punti di forza,
- l'avere amici su cui contare,
- l'avere un lavoro
- lo svolgere altre attività che facciano sentire la persona parte della propria comunità,
- il pensare che la vita abbia un significato
- il sentirsi al sicuro e in buona salute

Conclusioni lapalissiane, si direbbe, tuttavia, gli autori ricordano che sono pochi gli esseri umani che si sforzano di ottenere e mantenere queste condizioni di vita.
Tornando alla psicologia, secondo gli autori, questa disciplina conosce oggi abbastanza bene i problemi delle persone e sa come risolverli, ma non fa abbastanza per insegnare alle persone a vivere bene.

Fonte: Park et al. Achieving and Sustaining a Good Life. Perspectives on Psychological Science, 2009; 4 (4): 422 DOI: 10.1111/j.1745-6924.2009.01149.x
via Science Daily

Lug 09

ADOLESCENTI STRESSATI PER IL POCO SONNO

Stanno alzati fino a tardi, bevono litri di bevande alla caffeina, navigano ore su Internet, giocano alla play station, si inviano continuamente messaggi SMS. Tutto questo fa dormire poco i nostri ragazzi, secondo un recente studio condotto presso la Drexel University dala dottoressa Christina Calamaro e pubblicata su Pediatrics, la rivista ufficiale della American Academy of Pediatrics. Calamaro e colleghi (Mason B. Thornton and Sarah Ratcliffe) hanno chiesto a 100 studenti fra i 12 ed i 18 anni le loro abitudini riguardo al sonno, all'uso della tecnologia ed al consumo di bevande alla caffeina.
Risultati: il 66 per cento dei ragazzi intervistati ha la TV in camera, il 30 per cento ha un computer, il 90 pervcento un cellulare ed il 79 per cento ha un MP3 digital audio player. Il 20% di questi ragazzi riceve dai genitori la direttiva di dormire otto ore (e più) durante il periodo scolastico, ma negli altri periodi essi hanno il permesso di dormire assai di meno.
In media, le loro ore di sonno sono 7 , secondo la Calamaro.
Almeno il 30 % di questi teen agers ha ammesso di essersi addormentato a scuola (in questi casi il consumo di caffeina è risultato di circa il 76% più alto della media) Molti adolescenti usano inoltre la tecnologia anche di notte, restano svegli grazie alle bevande alla caffeina, ma poi hanno sonno di giorno. Solo il 27,5% consuma meno di 100 mg di caffeina al giorno. Consiglio dei ricercatori: evitare che i figli bevano bevande alla caffeina dopo mezzogiorno ed evitare TV, computer e specialmente i cellulari nella camera da letto dei ragazzi.

Fonte: Calamaro et al. Adolescents Living the 24/7 Lifestyle: Effects of Caffeine and Technology on Sleep Duration and Daytime Functioning. Pediatrics, 2009; 123 (6): e1005 DOI: 10.1542/peds.2008-3641 via Science Daily

Link: Drexel University.

Lu
g 09

FIGLI OBESI? I GENITORI DIANO IL BUON ESEMPIO!

Alcuni ricercatori del Baylor College of Medicine e della Duke University hanno studiato un campione di 681 genitori di ragazzi che vivono nella zona di Houston, negli Stati Uniti.
La scoperta è questa: se i genitori si impegnano nello sport e nell'attività fisica, anche i loro figli guardano meno la TV e passano meno tempo sui loro computers. Lo studio è pubblicato nel numero di luglio di Health Psychology, una pubblicazione dell' American Psychological Association. Gli sport di squadra più faticosi analizzati nella ricerca sonostati il basket e il calcio, tra gli sport di squadra che richiedono sforzi meno elevati sono stati presi in considerazione baseball e softball, pallavolo e calcetto. Le attività individuali prese in esame sono state, tra quelle più faticose la corsa, il ciclisno, il nuoto e il pattinaggio, tra quelle che richiedono sforzi più moderati le passeggiate, l'andare in giro in bicicletta, il golf.
Anche i lavori domestici sono stati considerati attività fisiche, come ad esempio spostare i mobili, pulire, fare giardinaggio ecc.
Risultati: I genitori che si dedicavano ai lavori domestici anche i più faticosi, non miglioravano il livello di attività fisica dei figli. Forse questo accade perché i ragazzi più attivi di solito trascorrono meno tempo in casa e, una volta che essi vi vengano trattenuti per osservare le attività dei genitori, questo non li spinge a parteicpare ai lavori domestici, ma a guardare di più la televisione.
Le famiglie con un maggior numero dei figli attribuivano ai lavori domestici un valore maggiore , mentre le famiglie con genitori più acculturati e benestanti, in grado di affidare i lavori domestici a personale esterno, li valutavano assai meno.
I genitori ispanici incoraggiavano i figli maschi ad impegnarsi in sport duri e individuali, ma non incoraggiavano le loro figlie.
Le bambine afro-americane, ma non i loro fratelli, attribuivano un minor valore agli esercizi che richiedono uno sforzo moderato, come ad esempio andare in bicicletta. Sia i maschi che le femmine di questo gruppo etnico preferivano guardare la TV.
Genitori più acculturati attribuivano importanza sia agli sport individuali che a quelli di squadra, intensi o moderati, per i figli maschi, ma non per le figlie femmine. Solo nelle famiglie con molti figli anche le bambine ricevevano attenzione circa la loro scelta sportiva.
I genitori che si coinvolgevano nella pratica di uno sport di squadra, specialmente i più duri, spingevano realmente i figli, sia maschi che femmine, all'attività fisica e alla rinuncia all'uso del loro strumenti elettronici.
Consiglio dei ricercatori: coinvolgetevi nelle attività sportive, per spingere i vostri figli verso l'attività fisica, ma ricordatevi anche delle figlie femmine, che possono e vogliono anche loro fare sport.

Fonte: "Parent-Child Attitude Congruence on Type and Intensity of Physical Activity: Testing Multiple Mediators of Sedentary Behavior in Older Children," Cheryl B. Anderson, PhD, and Sheryl O. Hughes, PhD, Baylor College of Medicine; Bernard F. Fuemmeler, PhD, Duke University Medical Center; Health Psychology, Vol. 28, No. 4.

L'articolo integrale è disponibile qui: http://www.apa.org/journals/releases/hea284428.pdf.)

Fonte: Eurekalert
 

Lug 09

LA COMPETIZIONE SOCIALE HA ACCRESCIUTO LE MISURE DEL CERVELLO UMANO

Negli ultimi due milioni di anni, le misure del cervello umano si sono triplicate, in misura assai maggiore di quanto sia successo per gli altri mammiferi. I ricercatori della Università del Missouri si sono chiesti le ragioni di questo ingrandimento cerebrale ed hanno per questo preso in esame tre ipotesi di studio: il cambiamento climatico, le richieste ecologiche e la competizione sociale. Le conclusioni del gruppo di ricerca hanno individuato in questa ultima ipotesi, quella della competizione sociale, la maggiore causa del veloce ingrandimento del cervello. Per analizzare le tre ipotesi, i ricercatori hanno raccolto i dati relativi ai crani di 153 ominidi: esaminando i luoghi dove essi hanno vissuto, il clima attribuito al periodo in cui il fossile viene datato, il numero dei parassiti nella regione, la densità stimata della popolazione, i ricercatori hanno scoperto che c'è una correlazione fra misure del cranio e densità della popolazione.Dunque, secondo David Geary e Thomas Jefferson, quando gli esseri umani hanno dovuto competere per soddisfare le loro necessità hanno capito che il riconoscimento sociale avrebbe permesso loro un più facile accesso ai beni che potevano soddisfare i propri bisogni ed in questo caso i cervelli di maggiori dimensioni si sono mostrati vantaggiosi.I ricercatori hanno dato credibilità anche alla ipotesi del cambiamento climatico, ovvero che le migrazioni in terre lontane dall'equatore abbiano prodotto dei miglioramenti nella capacità umana di adattarsi al clima.I cervelli sono metabolicamente molto costosi, nel senso che essi richiedono molto tempo ed energia per svilupparsi e mantenersi e questo rende importante la comprensione del perché negli esseri umani il cervello abbia continuato a crescere in modo così veloce rispetto agli altri animali.La competizione sociale dunque, positiva o negativa che sia stata, sembra aver determinato l'evoluzione che oggi conosciamo del cervello umano.

Fonte: David Geary and Drew Bailey. Hominid Brain Evolution. Human Nature, (in stampa

Link: University of Missouri-Columbia

via Science Daily

Giu 09

LE GIOVANI GENERAZIONI AMANO LA LOGICA

Un progetto di ricerca della Università di Gothenburg, in Svezia, ha interessato un grande numero di tredicenni sin dal 1960. Da allora viene utilizzato sempre lo stesso test di intelligenza che riguarda domande di logica, competenza verbale e percezione spaziale. Il nuovo studio, pubblicato sul Journal of Swedish Educational Research mostra che gli adolescenti di oggi aono molto più bravi di quanto accadeva cinquanta anni fa nella soluzione dei problemi di logica.

Queste abilità sono considerate molto importanti perché capire la logica significa capire bene anche la matematica. In Svezia però altri studi mostrano che le conoscenze dei ragazzi in campo matematico stanno diminuendo... Come è possibile? Probabilmente il problema nasce dai programmi di studio, che non sono più attuali, dalle metodologie didattiche e da insufficienti capacità professionali degli insegnanti.

Per quanto riguarda l'abilità verbale questa dopo gli anni sessanta ha subito un forte declino, probabilmente a causa delle parole utilizzate nel test, che ormai non sono più così frequenti nello svedese moderno. La percezione spaziale è invece più elevata che negli anni sessanta, anche se su questo test oggi sono le ragazze ad avere le migliore prestazioni. Esattamente il contrario di quanto avveniva cinquanta anni fa.

Link: University of Gothenburg,
AlphaGalileo

Mag 09

CLASSE SOCIALE E SCELTE ALIMENTARI

Un nuovo studio, condotto dalla Dr.ssa Wendy Wills dell'University of Hertfordshire’s Centre for Research in Primary and Community Care (CRIPACC) e dai ricercatori della University of Edinburgh ha scoperto una cosa mai ipotizzata prima d'ora... Lo diciamo in senso ironico naturalmente: infatti, lo studio ha scoperto che appartenere ad una classe sociale più o meno elevata fa la differenza, nelle abitudini alimentari, nel peso, nello stato complessivo di salute.

Sembra che le classi popolari siano più propense a godersi il presente, mentre le classi medie siano più capaci di darsi delle proprità e di comportarsi in modo da prevedere situazioni future. Ad esempio questo succede nelle scelte alimentari, nel mantenimento del peso corporeo e della salute in generale. Ciò è dovuto al fatto che vivono vite familiari più sicure, sia dal punto di vista sociale che economico.

Per questo studio sono stati intervistati dei ragazzi, di età compresa fra i 13 ed i 15 anni: la metà erano sovrappeso o obesi. Anche i loro genitori sono stati ascoltati, poi i risultati sono stati messi a confronto con i dati di una precedente ricerca condotta su famiglie di bassa estrazione sociale.

I ricercatori hanno così scoperto che nelle classi medie vi sono meno preoccupazioni per la vita quotidiana, meno affanni per la disponibilità di denaro e per questo le persone sono maggiormente in grado di compiere delle scelte e soddisfare le loro aspirazioni di vita.

Nello studio precedente emergeva invece che nelle classi popolari le persone sentivano di correre dei rischi, si sentivano insicure, per cui tendevano a scegliere sulla base del "qui e ora", anche per quanto riguarda la dieta e il peso.

Fonte: University of Hertfordshire (2009, May 6). Social Class Has Major Influence On Teenagers' Diet And Weight. ScienceDaily. Retrieved May 6, 2009, via Science Daily

Mag 09


ASSISTERE AD ATTI DI VIOLENZA CAUSA IL DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS

Secondo la Dr.ssa Shakira Franco Suglia, della Harvard School of Public Health,  si tende a sottovalutare lo stress causato ad un ragazzo che assiste ad atti di violenza. Nel suo studio, che è stato appena pubblicato nello Springer's International Journal of Behavioral Medicine, la Suglia afferma che in molte comunità urbane statunitensi, i bambini sono costretti ad assistere ad atti di violenza (che spesso implicano anche omicidi ) e questo procura loro effetti negativi, legati al sistema della riusposta allo stress.

Il sistema di risposta allo stress produce il cortisolo, che è a livelli molto alti al mattino, per poi diminuire durante la giornata. I cambiamenti al normale dosaggio di cortisolo possono indebolire il sistema immunitario, così come il grasso accumulato nella regione addominale può portare a problemi cardio vascolari e diabete.
 
Nella ricerca sono state coinvolte 28 ragazze e 15 ragazzi di età compresa fra i 7-13 anni. Le loro madri hanno dovuto rispondere ad un questiuonario per valutare l'esposizione a questo genere di stress dei loro figli (es. sentire spari di pistola, assistere a scene di accoltellamento, pugni, ecc.). Per tre giorni sono stati anche prelevati , quattro volte al giorno, campioni di saliva dei ragazzi, per misurare la produzione di cortisolo nel corso della giornata.

E' stato quindi trovato un legame fra l'esposizione a fatti di violenza nella propria comunità e disturbi nella produzione di cortisolo.  Maggiori erano i sintomi di stress, più questi interferivano con il cortisolo, specialmente nel pomeriggio e nella sera.

Conclusioni : i sintomi riscontrati nei bambini che assistono a scene violente nei contesti urbani sviluppano una sorta di disturbo post traumatico da stress, anche se in forma più leggera.

Fonte: Suglia et al. Posttraumatic Stress Symptoms Related to Community Violence and Children’s Diurnal Cortisol Response in an Urban Community-Dwelling Sample. International Journal of Behavioral Medicine, 2009; DOI: 10.1007/s12529-009-9044-6  Via Science Daily

Apr 09
 

PSICOTERAPIA: DAL LETTINO AL MATERASSINO

Tradizionalmente la psicoterapia è un lavoro che le persone intraprendono su sé stesse, per entrare in contatto con le proprie emozioni e per imparare a gestirle. In questo ultimo periodo, afferma la rivista Time, (almeno in America) sembra andare di moda la psicoterapia unita a esercitazioni yoga.
Il lavoro sulla respirazione è molto utile alle persone depresse e ansiose, dice ad esempio la Dr.ssa Elizabeth Visceglia, psichiatra e terapeuta yoga di New York City. Secondo la Visceglia i gruppi di yoga non sono il massimo: il cliente in fondo paga per essere, da solo,  al centro delle attenzioni del terapeuta, sia dal punto di vista fisico che emozionale.
La ricerca mostra che non solo la salute mentale e il tono dell'umore dipendono in larga parte da fattori fisici come l'esercizio, ma anche dallo stress, dall'ansia, dalla depressione: tutto ciò ha influenza anche sulla salute fisica. E allora l'introduzione dello yoga a molti terapeuti è sembrata inevitabile.

Oggi ci sono circa 50 scuole di yoga-terapia e la Association of Yoga Therapists ha più che triplicato i suoi membri dal 2003 al 2009, arrivando a circa 2.550 iscritti. Kelly McGonigal, editore dell'International Journal of Yoga Therapy sostiene che sono sempre di più gli psicologi che chiedono di essere formati nelle pratiche yoga, per introdurle poi nella psicoterapia.

La Visceglia cita uno studio condotto nel Bronx State Psychiatric Center sugli effetti della yoga-terapia su schizofrenici ospedalizzati da 15-20 anni, che hanno attenuato i sintomi negativi e migliorato la loro qualità di vita.

Ma gli psicologi sono veramente preparati per insegnare lo yoga? E che tipo di formazione dovrebbero avere? Che tipo di qualifiche professionali ? Per il momento non ci sono risposte.

Fonte: Time

Apr 09


LE INFLUENZE CULTURALI SUL NOSTRO COMPORTAMENTO

Le società europee danno molto valore all'indipendenza e all'individualità, mentre nelle culture asiatiche si attribuisce maggiore valore all'armonia e alla vita di comunità.

Sulla base di queste considerazioni è stato condotto un esperimento, che comprendeva più test. Ad un primo gruppo di persone è stato fatto ascoltare Mozart, in modo da migliorare il tono dell'umore, o Rachmaninov per farlo abbassare. In un altro studio i partecipanti dovevano tenere delle penne in bocca: alcuni dovevano tenerle con i denti, il che produce una sorta di sorriso, anche se involontario, ma che migliora il tono dell'umore. Altri dovevano tenere la penna fra le labbra, con un'espressione forzatamente negativa.

In un test è stato offerto ai volontari di scegliere fra cinque penne, quattro blu e una rossa. Seguendo i rispettivi valori culturali, gli asiatici hanno preso la penna più comune, la blu, per sentirsi parte del gruppo, mentre gli occidentali generalmente hanno preso la penna rossa.

In un altro test i volontari dovevano pensare alla domanda: "Chi sono io"? e rispondere con 20 affermazioni. Si è cercato così di capire se le caratteristiche indicate della propria personalità si rifacevano a valori individualistici o collettivi.

I risultati sono stati pubblicati su Psychological Science, la rivista della Association for Psychological Science, e sono i seguenti:

- Sentirsi bene incoraggia i volontari, asiatici e europei, ad esplorare valori diversi da quelli che corrispondono alle loro norme culturali. I
- Il tono dell'umore particolarmente elevato porta anche a mettere in atto comportamenti inusuali.
- Per superare gli stereotipi culturali essere di buon umore è fondamentale. Sentirsi male dal punto di vista psicologico rinforza gli stereotipi ed i comportamenti usuali, che non vengono più messi in discussione.
- Le emozioni giocano un importante ruolo sociale.
- Il , concludono i ricercatori, non è statico, ma largamente influenzato dai valori e dagli steretipi del gruppo sociale di appartenenza, oltre che dal tono dell'umore.

Fonte: Ashton-James et al. Who I Am Depends on How I Feel: The Role of Affect in the Expression of Culture. Psychological Science, 2009; 20 (3): 340 DOI:
10.1111/j.1467-9280.2009.02299.x via Science Daily

Apr 2009

SE IL PAPA' E' ANZIANO, IL FIGLIO E' MENO INTELLIGENTE

Precedenti ricerche avecano dinmostrato che le madri più anziane avevano figli con intelligenza superiore alla media. Ora una nuova ricerca scopre invece che i papà con i capelli bianchi sono invece abbinati a figli con un'intelligenza inferiore alla norma.
Leader della presente ricerca è John McGrath, del Queensland Brain Institute.
I ricercatori hanno preso in esame i dati relativi a 33 000 bambini staunitensi, raccolti fra il 1959 ed il 1965, i cui genitori avevano da 15 a 65 anni. All'età di 8 mesi questi bambini sono stati sottoposti a test di intelligenza, che si sono ripetuti nei loro 4 e 7 anni.

il dato atteso, e confermato, è che questi bambini con padri anziani avevano maggiori probabilità di soffrire di schizofrenia, autismo, dislessia, epilessia, nanismo, ecc. Ciò che invece non ci si attendeva era che il loro livello di intelligenza fosse più basso, come invece è apparso evidente, a prescindere dai fattori socio-economici. Forse, dicono i ricercatori, ciò potrebbe essere dovuto ad una mutazione delle cellule sessuali acquisita con l'età.

Mar 09

NEI CONFLITTI ESSERE TROPPO FLESSIBILI NON SEMPRE PAGA

In genere si pensa che essere flessibili, cercando sempre nuove strategie per negoziare soluzioni condivise con gli altri sia la cosa migliore, ma questo non è sempre vero se la situazione è difficile e non è facilmente risolvibile. Dei ricercatori della Arizona State University mostrano che avere un approccio troppo flessibile per risolvere un difficile conflitto interpersonale può produrre forti sensi di rabbia e frustrazione.

Danielle Roubinov ha presentato questo interessante studio presso l'American Psychosomatic Society Annual Meeting, tenutosi il 4 Marzo. Il gruppo di ricerca da lei condotto ha osservato il comportamento di 65 studenti che svolgevano un compito di role-playing (scenette che simulano situazioni reali). I partecipanti dovevano simulare la relazione con un vicino di casa che teneva la musica ad altissimo volume e dovevano quindi chiedergli di abbassare il volume.

I ricercatori hanno creato sette categorie di risposte, secondo sette strategie di negoziazione, da quella stile problem-solving a quella chiaramente aggressiva e minacciosa. Secondo la Roubinov gli individui che utilizzavano una sola strategia venivano percepiti come meno "flessibili" rispetto ad altri che riuscivano a modulare i vari tipi di strategie.

Sono state studiate le espressioni facciali di rabbia e frustrazione e misurate le risposte biologiche dei partecipanti all'esperimento rilevando il cortisolo, l'ormone dello stress.

Risultati: Essere troppo flessibili non fa sempre bene alla salute. Sia le espressioni facciali sia il livello di cortisolo dei soggetti che provavano strategie diverse per risolvere il conflitto mostravano una risposta biologica eccessiva allo stress, cosa che non accadeva ai partecipanti meno flessibili.

In una situazione incontrollabile dunque, le persone che utilizzano una minore varietà di risposte verbali allo stress possono avere risultati migliori di coloro che utilizzano una grande varietà di risposte. Essere flessibili nel modo in cui si risponde alle differenti situazioni può produrre dei benefici, ma provare continuamente nuovi modi di approcciare le situazioni può portare a grandi sensi di rabbia e frustrazione, oltre che a risposte poco salutari.

Link: Arizona State University,

Fonte: Arizona State University (2009, March 8). Flexible Approach To Acute Conflict Results In More Frustration and Anger, Study Shows via
EurekAlert!


Mar 09

L'OLFATTO GUIDA LA PERCEZIONE SOCIALE

Quando sono spaventati, molti animali rilasciano delle sostanze chimiche come segnale di avvertimento ai membri della stessa specie, i quali a loro volta reagiscono a questi segnali con dei comportamenti. Una ricerca della psicologa Denise Chen della Università di Rice sembra dimostrare che una situazione simile è presente anche negli esseri umani.

Chen e il collaboratore Wen Zhou hanno raccolto campioni de “il sudore della paura” da soggetti maschili che hanno volontariamente partecipato all'esperimento. A loro sono stati prelevati campioni di sudore ascellare mentre stavano guardando un film che incuteva paura.

In seguito, a dei soggetti femminili è stato proposto di inalare queste sostanze chimiche attraverso delle garze, che esse potevano mettere a diretto contatto con le narici. Inoltre, le donne dovevano individuare in alcuni volti presenti in un computer, quali erano quelli "felici" e quali quelli "impauriti".

L' "odore della paura"ha fatto si che le espressioni facciali più indecifrabili fossero lette dalle donne come espressioni di paura, ma ciò non ha riguardato le espressioni più chiaramente distinguibili relative ad altre emozioni.

Conclusioni: "I nostri risultati forniscono la prova diretta che il sudore umano contiene significati emotivi", ha detto Chen. "Essi hanno inoltre dimostrato che gli odori modulano la percezione sociale in un modo specifico riguardo alle emozioni." L'olfatto è una forma prevalente di comunicazione sociale in molti animali, ma la sua funzione per l'uomo è ancora poco nota. Gli esseri umani hanno fortemente sviluppato il senso della vista e dell'udito, tuttavia abbiamo ancora bisogno dell'olfatto, secondo Zhou Chen, perché guida la nostra percezione sociale, quando i sensi che normalmente sono dominanti inviano segnali troppo ambigui.

Fonte: Zhou et al. Fear-Related Chemosignals Modulate Recognition of Fear in Ambiguous Facial Expressions. Psychological Science, 2009; 20 (2): 177 DOI: 10.1111/j.1467-9280.2009.02263.x via Science Daily

Link:
Rice University.

Mar 09

LA DEPRESSIONE PRODUCE DANNI AL SISTEMA CARDIOCIRCOLATORIO

Una grave depressione può essere nociva alla salute quanto e più dei relativi rischi genetici e ambientali. Lo dicono i ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis, che hanno presentato un loro studio sull'argomento al meeting annuale della American Psychosomatic Society, tenutosi questa settimana a Chicago.

Sono stati analizzati i dati di più di 1.200 gemelli maschi che hanno prestato servizio militare durante la guerra del Vietnam. Questi soggetti sono stati studiati nel 1992 e nel 2005. Si è visto così che coloro che erano stati giudicati depressi nel 1992 avevano il doppio delle possibilità di sviluppare problemi cardiaci, rispetto ai loro gemelli che non avevano avuto problemi di depressione.

Secondo Jeffrey F. Scherrer, Ph.D., ricercatore presso la Washington University School of Medicine e il St. Louis Veterans Affairs Medical Center in questo studio si è potuto dimostrare che la depressione contribuisce ad aumentare i rischi di problemi cardiocircolatori. Infatti, dei gemelli esaminati, entrambi con rischio genetico identico per i problemi di cuore, il gemello che aveva avuto problemi di depressione mostrava segnali più allarmanti.

I gemelli peraltro hanno la stessa età, vivono nella stessa famiglia, condividono gli stessi rischi ambientali ed hanno identico DNA. Se uno dei due gemelli si ammala di depressione, questo significa che anche l'altro ha una vulnerabilità verso questa patologia, ma sicuramente nei confronti del fratello ha minori rischi di ammalarsi di cuore.

Link: Washington University School of Medicine.

Mar 09

I BAMBINI CON DIAGNOSI ADHD DORMONO MENO DEGLI ALTRI

Uno studio pubblicato nel numero di Marzo della rivista SLEEP suggerisce che potrebbero esservi problemi di deprivazione di sonno nei disturbi di deficit d'attenzione e iperattività (ADHD o, in italiano, DDAI).

I risultati mostrano che i bambini con ADHD dormono infatti un tempo significativamente più breve dei soggetti nel gruppo di controllo. La durata del loro sonno è stata calcolata, in media, in 8 ore e 19 minuti, ovvero 33 minuti in meno della media di sonno di 8 ore e 52 minuti ottenuta nel gruppo di controllo. I bambini con ADHD avevano anche un movimento oculare (REM) durante il sonno più breve di quello del gruppo di controllo (16 minuti).

Reut Gruber, psicologo, Direttore di Attention, Behaviour and Sleep Lab presso il Douglas Mental Health University Institute sostiene che questi risultati sono incoraggianti. Aver potuto misurare il sonno dei bambini direttamente nelle loro case, usando dei PSG portatili ha permesso ai ricercatori di definire la durata effettiva del sonno. Il ricercatore afferma di non credere che dietro il disturbo di deficit attentivo e di iperattività vi sia una banale diminuzione delle ore di sonno, ma sicuramente questa situazione peggiora i sintomi. Risolvere dunque i problemi relativi alla durata del sonno può essere un modo per alleviare i sintomi.

Dal 25 al 50% dei bambini e adolescenti che hanno ricevuto questo tipo di diagnosi hanno mostrato di avere disturbi del sonno. La perdita cronica di sonno produce degli accumuli, che creano un debito di ore di sonno, con conseguenti sonnolenza diurna e problemi neurocomportamentali, oltre che difficoltà nell'apprendimento.

Il Portable polysomnography sleep recorder ha permesso di tracciare il sonno di 15 bambini con diagnosi di ADHD. Essi avevano fra i 7 e gli 11 anni, non stavano prendendo farmaci, erano stati informati che non dovevano assumere prodotti contenenti caffeina per almeno sette giorni prima della registrazione, che è stata fatta a casa di ogni bambino.

I genitori hanno poi dovuto riempire un questionario con 113 domande per capire quali potevano essere i problemi comportamentali e emotivi del bambino. Sono stati presi in esame anche altri fattori, come erà, sesso, stato socio-economico e anagrafico delle famiglie.

Fonte:

Sleep Disturbances in Prepubertal Children with Attention Deficit Hyperactivity Disorder: A Home Polysomnography Study. Sleep, March 1, 2009 via EurekAlert!,

Links:
American Academy of Sleep Medicine

In Italia l'ADHD viene ora molto ridimensionata, tanto che nei 114 i centri italiani che affrontano il problema, gli esperti ritengono che il disturbo non riguardi tre ragazzini su cento (dai 6 ai 15 anni) come si diceva in passato, ma due su mille. Nella stragrande maggioranza dei casi i disturbi scompaiono dopo i sedici anni e solo in alcuni casi persistono in età adulta. Sono ancora di meno tuttavia quelli che sfociano in comportamenti gravi, come violenze, rapine o assunzioni di droghe. Ovviamente qui, oltre all’Adhd, subentrano altri fattori.

Fonte: Il Giornale

Mar 09

LE DONNE SONO PIU' RESPONSABILI NELLA GESTIONE DEL DENARO

Uno studio appena pubblicato ha scoperto che le donne sono molto più responsabili nella gestione del denaro di quanto siano gli uomini. Ad esempio, le donne fanno meno debiti e lavorano più duramente per raggiungere l'indipendenza economica.

Il global Reuters Synovate survey ha intervistato 4.500 donne e uomini di 12 Paesi su questioni che riguardavano il denaro. Non a caso, verrebbe da dire, i banchieri della finanza creativa che hanno creato la crisi economica che stiamo vivendo sono quasi tutti uomini. Ciò nonostante, le donne non sono così indifferenti al denaro: ne è una prova il successo editoriale di Sophie Kinsella, ora anche al cinema con I love shopping, nella classifica dei film che hanno avuto maggiori incassi.

Fonti:
Reuters
Ansa

Mar 09

SMETTERE DI FUMARE? FATELO PER IL VOSTRO PET!

Una ricerca online che ha riguardato 3.300 soggetti condotta da: Michigan Humane Society, Pet Supplies Plus e Henry Ford Health System in Detroit (diretta da Sharon Milberger, interim director del Center for Health Promotion and Disease Prevention at Henry Ford Health System) riporta quanto segue:

Se il fumo fosse considerato un fattore di rischio per la salute del proprio animale domestico...

-- il 28.4 per cento dei fumatori si sentirebbe motivato a smettere di fumare;

-- l' 8.7 per cento dei fumatori chiederebbe di smettere di fumare anche al proprio partner;

-- il 14 per cento dei fumatori chiederebbe al proprio partner di andare a fumare fuori casa.

Lo studio, che è stato pubblicato sul British Medical Journal Tobacco Control, afferma anche che fra i non fumatori, chiederebbe al proprio partner di smettere di fumare il 16 % degli intervistati, e di andare a fumare fuori casa il 24%. Come prevedibile, percentuali molto più alte che fra i fumatori.

In ogni caso, secondo Milberger, ben pochi fumatori si rendono conto dell'impatto che ha la loro abitudine sulla salute dei propri animali.

Fonte: UPI.com

Febb 09

GLI INNAMORATI "NON VEDONO NEANCHE" LE PERSONE BELLE DELL'ALTRO SESSO

Se sei innamorato/a non ti accorgi neanche delle persone attraenti dell'altro sesso: questo è quello che normalmente si pensa delle persone innamorate e che formano un rapporto di coppia stabile e felice.

Lo psicologo Jon Maner della Florida State University ed i suoi colleghi hanno condotto una ricerca per vedere se le persone innamorate si intrattenevano nella visualizzazione di un viso attraente del sesso opposto per un tempo uguale o minore di chi non era in quel momento innamorato.

La ricerca consisteva nel mostrare dei volti sul computer a dei soggetti che avevano il compito di premere un tasto circolare o quadrato. In realtà veniva misurato il tempo in cui le persone si soffermavano sulle immagini di persone dell'altro sesso considerate attraenti.

Mettendo poi a confronto i dati delle persone che avevano detto di essere felicemente innamorate con i tempi da loro ottenuti nella prova, è emerso che effettivamente è così: le persone veramente innamorate non si lasciano attrarre dai bei visi mostrati loro dai ricercatori.

Questo disinteresse automatico è letto dai ricercatori in chiave evoluzionistica, come un riflesso condizionato che si è venuto a creare per garantire il successo riproduttivo.

Fonte: Scientific American

Febb 09

COMPRATE ESPERIENZE DI VITA, NON BENI MATERIALI, PER ESSERE FELICI

Un nuovo studio suggerisce che l'acquisto di esperienze di vita, piuttosto che di beni materiali, produce una maggiore felicità. La scoperta è stata presentata ieri al meeting annuale della Society for Personality and Social Psychology.

Andare a cena fuori, andare a teatro ed altre esperienze del genere soddisfano bisogni più profondi, dicono i ricercatori, come quello del contatto sociale o di vivere a pieno la propria vita.

Secondo Ryan Howell, assistant professor di psicologia presso la San Francisco State University i beni materiali, contrariamente a quanto si crede, non producono gli stessi effetti.

I partecipanti allo studio dovevano descrivere i loro più recenti acquisti e rispondere alle domande di un questionario allo scopo di far conoscere ai ricercatori quali di questi consumi, materiali e immateriali, avesse dato loro la maggiore felicità. Si è visto così che l'acquisto di esperienze di vita è più importante e prescinde dal valore monetario del bene immateriale acquistato, o dal reddito dell'individuo che ne usufruisce. Oltre tutto esse regalano soddisfazioni di maggiore durata... Le esperienze felici infatti vengono capitalizzate nella nostra memoria e non ci stancano così presto, come accade per i beni materiali.

Fonte: Eurekalert

Febb 09

UNO STUDIO SUI COLORI

Il colore rosso attira l'attenzione sui dettagli (es. nei compiti di memorizzazione), mentre il blu incoraggia la creatività. Lo afferma un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science.

Questa nuova scoperta sull'influenza dei colori potrebbe essere utilmente applicata in pubblicità, in medicina, negli uffici e nelle aule scolastiche. Lo afferma Rui (Juliet) Zhu, insegnante di marketing presso la University of British Columbia di Vancouver. La Zhu raccomanda pertanto agli addetti al marketing di prodotti innovativi di usare sempre il blu, così come è preferibile usare il blu nelle aule scolastiche e negli uffici dove si fanno lavori creativi.

Il rosso provoca invece una maggiore attenzione ai dettagli (es. nelle pubblicità)

Per questo studio la Zhu e la sua collaboratrice Mehta hanno condotto sei test relativi a 600 studenti che lavoravano su monitor di PC con uno sfondo di colore blu, rosso o bianco. Si è visto così che il colore dello sfondo influenzava le performance dei partecipanti.

E se il rosso migliora attenzione e vigilanza in quanto le persone sono abituate ad associare questo colore ai segnali di stop, di emergenza e di pericolo e le porta dunque a concentrarsi sui dettagli, il blu incoraggia la creatività in quanto è associato al mare, al cielo, alla libertà, alla pace.


Non si tratta di reazioni innate e universali a questi colori, ma di associazioni apprese che vengono assimilate durante la normale vita quotidiana. Attenzione però... La Zhu sottolinea che questo test è stato condotto su soggetti americani e potrebbe non funzionare allo stesso modo in ogni parte del mondo. In Cina ad esempio, suo Paese d'origine, il rosso è associato alla prosperità e alla buona fortuna: dunque i risultati nel Paese asiatico potrebbero essere notevolmente diversi.

Fonte: Health24

Febb 09

I MEDIA POSSONO PROMUOVERE COMPORTAMENTI SALUTISTICI

Dei ricercatori, guidati da Yasuharu Tokuda, del St. Luke's International Hospital e Takashi Inoguchi della Chuo University, entrambi di Tokyo, hanno ripreso un vecchio studio condotto su 39.000 persone, per cercare di scoprire la relazione esistente fra il sentimento di fiducia nei media e lo stato di salute.

Lo studio, il primo del suo genere, ha dimostrato che i mass media possono contribuire a migliorare lo stato di salute, specialmente fra le persone che credono molto a ciò che dicono TV, giornali, radio, ecc.

Poco più del 50% dei partecipanti allo studio (condotto in 29 Paesi asiatici) ha dichiarato di "credere molto" o "credere abbastanza" nei media. Il gruppo che si sentiva in migliore salute aveva queste caratteristiche : donna, giovane, sposata, stipendio elevato, con un alto livello di fiducia nelle relazioni interpersonali così come nel sistema di salute pubblica e nei media.

E' tra alcuni abitanti del Brunei che sono stati riportati i livelli più alti di salute, mentre in Turkmenistan le persone avevano l'opinione più scarsa circa il proprio stato di salute. Nelle Maldive si crede ai media più che in ogni altro posto, mentre i residenti di Hong Kong si sono rivelati i più cinici.

Secondo Tokuda, "Il legame fra fiducia nei media e migliore stato di salute è dovuto alla maggiore accettazione di messaggi relativi alla salute con la messa in atto, conseguente, di comportamenti salutistici, sia per sé, sia per la propria comunità".

Ecco perché, concludono i ricercatori, i media dovrebbero rendersi conto dell'importante ruolo che svolgono nell'avvicinare la gente alla prevenzione.

Fonte:
Yasuharu Tokuda, Seiji Fujii, Masamine Jimba and Takashi Inoguchi. The Relationship between Trust in Mass Media and the Healthcare System and Individual Health: Evidence from the AsiaBarometer Survey.
BMC Medicine, via EurekAlert!

Genn 09


LA MATERIA BIANCA DEL CERVELLO INFLUISCE SULLA MEMORIA

Le varie aree cerebrali sono connesse tra di loro dalla così detta "materia bianca", che a lungo è stata considerata un tessuto passivo. Ora, presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) dei neuroscienziati hanno scoperto una relazione fra perdita della memoria e prestazioni cognitive negli adulti più anziani e deterioramento della materia bianca nelle zone del cervello che si occupano di queste funzioni.

La materia bianca è composta di assoni (i quali a loro volta sono rivestiti di mielina, una sostanza di colore biancastro) ed ha lo scopo di facilitare la comunicazione fra le varie aree cerebrali.

"Storicamente la ricerca è stata puntata soprattutto sulla materia grigia. Questo studio suggerisce invece che quello che veramente conta sono le connessioni e l'integrità delle connessioni" ha dichiarato l'autore di questa ricerca, David Ziegler.

La scoperta implica che le terapie, la dieta o l'esercizio fisico che servono a migliorare la qualità della materia bianca del cervello possono rappresentare un nuovo modo per combattere il tipico declino mentale che si sperimenta in età anziana.

Lo studio è stato pubblicato nella edizione online di Neurobiology of Ageing.
Fonte: Health24

Genn 09

PASSARE DAL COMUNISMO AL CAPITALISMO E' COSTATO MOLTE VITE UMANE

Sono stati condotti degli studi sugli ex Paesi Comunisti dell'Unione Sovietica, Russia inclusa, che a partire dagli anni Novanta furono sottoposti a programmi di privatizzazione, a seguito del crollo dei regimi comunisti. Questi studi hanno rivelato che il drammatico cambiamento epocale in quella zona dell'Europa, ha causato un grande aumento nella mortalità maschile, soprattutto in alcuni di questi Paesi.

La scoperta è stata pubblicata su Lancet Online First. Gli autori, della London School of Hygiene & Tropical Medicine e delle Università di Oxford e Cambridge, hanno analizzato i tassi di mortalità negli uomini in età lavorativa (15-69 anni) nei Paesi dell'Est europeo e nell'ex Unione Sovietica fra il 1989 ed il 2002.

Risultato: Si è scoperto che i programmi di privatizzazione di massa sono stati associati con una crescita nella mortalità maschile di breve periodo, con un tasso del 12.8%. La disoccupazione seguita al crollo del comunismo, salita al 56%, è forse il fattore che ha avuto più influenza in questa situazione.

I cinque Paesi che hanno sperimentato il tasso più alto di crescita della mortalità sono stati: Russia, Kazakhistan, Lettonia, Lituania ed Estonia. In questi Paesi la disoccupazione si è triplicata (del 305%) e il tasso di mortalità è cresciuto del 42%.

Per questi cinque Paesi il cambiamento di regime ha dunque causato uno shock incredibile, diversamente da altri Paesi che hanno adottato, in quella circostanza, dei cambiamenti più graduali, come l'Albania, la Croazia, la Repubblica Ceca, la Polonia e la Slovenia, che sono nell'ordine i Paesi che hanno risentito di meno dei cambiamenti e che hanno visto anzi scendere la mortalità maschile del 10%, con una crescita della disoccupazione del 2%.

Oltre alla disoccupazione, altri fattori che sono stati considerati dai ricercatori associati ad una crescita della mortalità sono: lo stress, la diminuzione della qualità delle cure mediche (che in precedenza si potevano ottenere nei luoghi di lavoro), le ineguaglianze sociali, la disorganizzazione sociale e la maggiore corruzione.

Martin McKee della London School of Hygiene & Tropical Medicine, co-autore dello studio, commenta: "Questo studio si riferisce anche a Paesi come la Cina e l'India, che si stanno aprendo al capitalismo in modo graduale e che stanno mettendo a punto delle apposite istituzioni che si preoccupano di aiutare i lavoratori ad adattarsi ai nuovi sistemi sociali: essi non hanno visto questo grande aumento della mortalità. Abbiamo scoperto che quando il 45% della popolazione era in contatto con almeno una di queste organizzazioni sociali, non c'era più un legame così forte fra privatizzazioni e aumento della mortalità'.

David Stuckler, direttore della ricerca, della Oxford University, ha invece commentato: "Questo studio ci aiuta a capire le conseguenze cruciali per la salute, delle scelte economiche fatte dai governi".

Links:

London School of Hygiene & Tropical Medicine (LSHTM), via AlphaGalileo.

Fonte:

London School of Hygiene & Tropical Medicine (LSHTM) (2009, January 17). Huge Rise In Male Mortality Coincided With Move From Communism To Capitalism. ScienceDaily. Retrieved January 18, 2009, from http://www.sciencedaily.com­ /releases/2009/01/090115081743.htm

Genn 09


GENITORI VIRTUALI PER I FIGLI DEI SOLDATI IN GUERRA

Andare in guerra comporta tanti problemi, fra i quali quello di stare molto tempo lontani da casa, dai propri figli. Ecco perché il Governo americano ha pensato all'idea del "genitore virtuale", che possa offrire affetto e sostegno ai figli, anche in assenza del genitore.

Il Dipartimento della Difesa americano sta per questo sollecitando proposte per un programma computerizzato che possa permettere ai bambini di interagire con la versione virtuale del genitore-soldato. Questo potrebbe essere usato quando la chat o il telefono non sono disponibili e non interrompere così del tutto il rapporto con il genitore assente.

Lo stesso potrebbe essere utilizzato anche con la moglie o il marito rimasti a casa. Attualmente sono più di 155.000 i bambini che hanno almeno un genitore in Iraq, in Afghanistan o altrove.

New Scientist
Genn 09


DIMAGRIRE DAL RIDERE

Quando si ride, il cuore batte più velocemente, inviando maggiore quantità di sangue nel corpo, il petto si alza e si abbassa continuamente facendo muovere i muscoli dello stomaco, che debbono lavorare di più. Poi c'è la pelle: i 15 muscoli facciali sono sottoposti tutti ad un forte esercizio quando si ride. Tutto questo irrobustisce anche il sistema immunitario, che è così maggiormente capace di far fronte ad infezioni come la tosse o il raffreddore.

La Dr.ssa Helen Pilcher, neuroscienziata ed attrice, che ha condotto questa ricerca, ha dichiarato: "Non stiamo consigliandovi di guardare le sitcom per 24 ore al giorno, ma di considerare che gli abusi alimentari del Natale potrebbero essere smaltiti anche attraverso delle risate".

Attenzione: durante le risate è consigliabile non mangiare, perché il consumo di extra-calorie potrebbe essere controproducente.

La ricerca, commissionata da UKTV Gold, ha scoperto che un'ora di risatissime riesce a bruciare 100 calorie, equivalenti ad esempio ad una barretta di cioccolata. Lo stesso ammontare di calorie viene smaltito, secondo la ricerca, con mezz'ora di sollevamento pesi o con tre quarti d'ora di faccende domestiche, come ad esempio passare l'aspiratore.

fonte: Telegraph

Genn 09

L'ODORE DEL MASCHIO

Un nuovo studio della Rice University pubblicato nel Journal of Neuroscience ha scoperto che alcuni messaggi relazionali ed affettivi, tra cui quelli sessuali, vengono comunicati attraverso il sudore. Denise Chen, assistente professore di psicologia presso la Rice University, ha studiato i modi in cui il cervello femminile elabora e codifica l'odore del sudore sessuale di uomini sessualmente eccitati.

Da tempo si sapeva che gli animali usano gli odori per comunicare, ma lo studio di Chen si è interessato esclusivamente alle percezioni che avvengono nel cervello umano, in particolare nel cervello femminile.

L'esperimento si è basato sull'utilizzo della risonanza magentica (fMRI): 19 soggetti femminili dovevano inalare diversi stimoli olfattivi, fra cui c'era quello del sudore di uomini sessualmente eccitati.

La ricerca ha mostrato che sono diverse le parti del cervello che elaborano l' informazione olfattiva: fra esse ci sono la regione fusiforme destra, la parte destra della corteccia orbitfrontale e la parte destra dell'ipotalamo.

Questa è una novità: infatti, queste regioni, con l'eccezione dell'ipotalamo, non sono mai state associate dagli scienziati al desiderio e al comportamento sessuale.

La scoperta fa comprendere che gli esseri umani si sono evoluti in modo da rispondere in modo adattivo all'informazione sociale ed affettiva, anche imparando a percepire e a distinguere questo genere di segnali.

La ricerca è apparsa sul numero del 31 Dicembre del Journal of Neuroscience ed è stata patrocinata anche dal National Institutes of Health.

Link: Rice University

Fonte: Science Daily

Genn 09

I COLLABORATORI DI WIKIPEDIA HANNO PROBLEMI SOCIALI?

Nessuno si aspetterebbe una notizia del genere e dunque la possiamo considerare veramente una sorpresa: i collaboratori di Wikipedia secondo uno studio condotto da Yair Amichai-Hamburger della Scuola di Comunicazione Sammy Ofer di Herzliya, Israele, sarebbero delle persone con problemi sociali e con scarse possibilità di ricevere gratificazioni nella vita reale.

Il team di psicologi ha studiato 69 collaboratori israeliani alla famosa enciclopedia online e li ha messi a confronto con degli studenti di pari cultura e ugualmente grandi utilizzatori di Internet. A tutti è stato dato da compilare un questionario chiamato Real-Me, per comprendere come questi soggetti preferivano esprimere la loro personalità: in rete o nel mondo reale. Inoltre è stato loro somministrato un test di personalità che prendeva in considerazione cinque dimensioni del carattere: apertura mentale verso nuove esperienze ed idee, coscienziosità, estroversione, amicalità, stato emotivo.

Come Amichai-Hamburger si aspettava, gli Wikipedians si sentono molto più a loro agio online che nel mondo reale, ma il loro livello di amicalità (tendenza ad essere piacevoli e accoglienti nelle situazioni sociali) e il loro livello di apertura mentale erano molto bassi. Questo non era prevedibile.

Amichai-Hamburger ritiene che i collaboratori di Wikipedia non facciano questo lavoro per semplice altruismo, visto che non vengono pagati, ma perché hanno problemi nel mondo reale e dunque questo impegno serve loro come una forma di compensazione, per poter esprimere la propria personalità in qualche modo.

Anche secondo una precedente ricerca di
Scott Caplan della University of Delaware di Newark, è emerso che chi usa siti come Digg e Twitter ha caratteristiche di personalità molto simili, ovvero un alto livello di ansia nelle situazioni di gruppo e scarse abilità sociali.

Un recente studio sugli utilizzatori di YouTube ha mostrato che anche qui chi carica i video non lo fa per motivazioni altruistiche, ma per ricevere gratificazioni che non riesce ad avere nella vita reale.

Il gruppo di psicologi ora si interesserà di
Facebook per capire se questi social network, basati proprio sulla ricerca di relazioni sociali, attraggono persone simili o diverse da quelle di Wikipedia.

Fonte:
CyberPsychology & Behavior (DOI: 10.1089/cpb.2007.0225) via NewScientist

Genn 09
 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 16/07/2010
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