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Home Page >  PERSONE E PERSONAGGI > Diana Spencer

DIANA SPENCER

principessa


(a cura della Redazione di psicolinea)


Diana Frances Spencer nacque  il 1 luglio 1961 a Parkhouse, non distante dalla reggia di Sandringham, da Lord Edward John Visconte di Althorp e da Lady Frances Bounke, (che però lasciò la famiglia quando Diana aveva solo sei anni, per andare a vivere con un proprietario terriero).  
Era, la sua, una famiglia proveniente da una casata molto antica, addirittura più blasonata di quella degli Windsor. Diana aveva tre fratelli : Jane, Sarah e il fratello minore Charles. Alla morte del nonno Jack, tutta la famiglia si trasferì nel castello di Althorp nella Contea del Northamptonshire. A sedici anni, in occasione di una cena di gala per la visita della regina di Norvegia, incontrò Charles, il principe del Galles, ma tra loro c’era troppa differenza di età e Charles si mostrò più interessato alla sorella di lei, Sarah, con la quale sembra che ebbe poi un piccolo flirt. Non essendo molto portata per gli studi ed avendo difficoltà ad andare d'accordo con la nuova moglie di suo padre, Diana decise di andare a vivere con le sue tre amiche Carolyn Pride, Ann Bolton e Virginia Pitman, cercando di mantenersi con dei lavori occasionali, tipo baby sitter o maestra d'asilo. Il loro appartamento era in un quartiere molto residenziale di Londra,  al n° 66 di Coleherm Court.  

Il 29 luglio del 1981,dopo un brevissimo periodo di frequentazioni, favorite dalle rispettive nonne, che vedevano di buon occhio questa unione, Charles e Diana si sposarono nella Cattedrale di St. Paul, ripresi in diretta da tutte le televisioni del mondo. Fu uno dei più grandi eventi mediatici della storia.
Il matrimonio purtroppo non fu felice; tra i due sposi nacquero, oltre ai due figli William e Harry, molte rivalità e incomprensioni. Non si trattava solo di un contrasto tra persone e caratteri differenti, ma anche uno scontro fra alleanze diverze all'interno del Palazzo, fra chi stava con Charles e chi stava con lei, chi voleva mantenere le tradizioni e chi invece domandava a gran voce un cambiamento nelle tradizioni della famiglia reale inglese.


Dopo qualche anno i pettegolezzi sulla loro vita coniugale divennero di pubblico dominio, anche se rimaneva una certa incertezza. Il 20 novembre 1995 Diana rilasciò una famosa intervista alla BBC, per confermare le notizie già pubblicate dal giornalista Morton in una sorta di biografia autorizzata.  Con l'intervista
televisiva si consumò la rottura definitiva di Diana con suo marito e con la casa reale inglese. La principessa del Galles si lamentò di "non essere stata aiutata", dalla famiglia del marito, di essere stata soffocata dagli impegni e dalle regole, senza ricevere la minima attenzione o considerazione per l'impegno che lei metteva nelle visite ai malati, nelle campagne anti-mine, nella costituzione di comitati di beneficienza e di assistenza.  'Vorrei una monarchia - diceva Diana nella famosa intervista - che fosse più in contatto con la gente e non intendo andare in giro in bicicletta o cose del genere, ma avere con il popolo un rapporto più profondo'.

Diana, ormai sempre più lontana dalla vita dei reali inglesi, nel 1997 rivede l'amico Dodi Al Fayed, rampollo di una delle famiglie più ricche e potenti del mondo arabo e con lui pensa, forse, di rifarsi una vita e magari anche di avere un altro figlio. I due vivevano il loro amore nel massimo riserbo possibile, anche se continuamente rincorsi dai paparazzi in cerca di immagini da riprendere e pubblicare. Durante un soggiorno a Parigi, proprio per sfuggire a dei giornalisti, l'auto sulla quale viaggiavano a tutta velocità, insieme all'autista e alla guardia del corpo, andò a schiantarsi in una galleria sotto un ponte.

Finiva così la loro vita. Finiva così un grande scandalo che avrebbe potuto compromettere l'esistenza stessa della monarchia inglese. Fu solo un incidente o vi fu un complotto? A questa domanda risponderà la storia.

Diana: un fenomeno mediatico

Nella famosa intervista alla BBC Diana ammise tutte le sue debolezze: ammise di essere stata ammalata di bulimia, confessò le ferite apportate al proprio corpo, alle gambe, alle braccia. 
Tutta la stampa mondiale ne parlò per settimane, anche perché nessun membro della famiglia reale aveva fino a quel momento usato i media per confessare delle verità molto scomode alla monarchia. Questa intervista fu considerata, giustamente, come un atto di guerra nei confronti della famiglia reale e della regina in particolare. La Diana che appare in TV è un soggetto assolutamente umano, sincero, che parla tanto dei propri bisogni, quanto delle proprie debolezze. 

Come si è più volte detto,  Diana doveva la sua popolarità alla stampa popolare, che aveva costruito il suo personaggio. Era un interesse reciproco: Diana guadagnava attenzione ed interesse internazionale, i giornali vendevano. La sua storia, il suo personaggio erano una sorta di telenovella, dove si mescolavano storie d'amore e di contrasti, di modernità e tradizione. Diana poi era bella ed elegante come una modella, così elegante, così in contrasto con le classiche mises color pastello delle donne della famiglia reale inglese, che la sua immagine era davvero inconfondibile.

I giornali, come si è detto, con Diana vendevano: l'edizione del 7 giugno del Sunday Times che iniziava la pubblicazione a puntate del libro di Morton, ebbe un incremento del 21% sulla quota di  1.140.000 copie normalmente vendute; negli Stati Uniti, People, che ripeté l'operazione del Sunday Times, raggiunse la diffusione record di 4.000.000 di copie. Il libro di Morton su Diana fu in testa alle classifiche di vendite del Times di Londra e del New York Times sia nella prima versione del 1992 che nella versione rivista, uscita dopo la morte della principessa.

Anche in Italia il Corriere della Sera aumentò di circa 100.000 copie le sue vendite sia il giorno dopo l'incidente che il giorno dopo i funerali di Diana. Per la Repubblica l'incremento, il 1 settembre, fu del 35%. Una crescita del 22% che andò poi chiaramente diminuendo nei giorni successivi.
 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 30/08/2010
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