Bruno Bettelheim, classe 1903, fu uno psichiatra e psicanalista statunitense di
origine austriaca. Citando Pirandello, potremmo parlare di un
Dr. Bettelheim Uno e Due e concludere che la verità forse non esiste, poiché
ognuno ha la sua. Cominciamo dalla biografia ufficiale:
Bettelheim nacque a Vienna, dove svolse gli studi
universitari e si laureò nel 1938. Era il tempo di
Freud, della psicoanalisi e poi, purtroppo, anche
del Nazismo. Il destino di Bettelheim seguì la sorte di molti dei suoi
correligionari ed infatti nel 1938 fu
fatto prigioniero e portato nei campi di concentramento di Dachau e
Buchenwald. Nel 1939, in circostanze che non sono ancora del tutto chiare, lo
psicoanalista riuscì a fuggire negli Stati Uniti, dove cinque anni dopo ottenne
la cittadinanza americana.
Nel 1941 Bettelheim sposò,
in seconde nozze, Trude Weinfeld, un'insegnante
di cui si era innamorato prima di essere fatto prigioniero, e la coppia ebbe tre figli. Tranne che per
i primi due anni, trascorsi presso il Rockford College nell'Illinois, lo
psicoanalista lavorò all'Università di Chicago dove, nel
1963, ottenne anche una cattedra di psicologia e
psichiatria. Presso la stessa Università si occupò di
psicologia dell’età evolutiva e in particolare di autismo infantile, dirigendo
per oltre trent’anni la Orthogenic School, Istituto residenziale
per bambini psicotici dell’Università di Chicago. Nel 1944 divenne il
Direttore dell'Istituto e in libri come "Love
Is Not Enough" (1950) e Truants from Life (1955),
Bettelheim descrisse i sistemi educativi della scuola e la filosofia
terapeutica, da lui stesso elaborata.
Queste teorie sono spiegate, con aggiunta di casi clinici, in "The
Empty Fortress: Infantile Autism and the Birth of the Self"
(1967). Egli vedeva il comportamento dei bambini
psicotici e autistici come il risultato di genitori troppo apprensivi in alcuni
stadi delicati dello sviluppo psichico. I bambini, che
tendono naturalmente a ritenersi responsabili di ciò che
preoccupa i loro genitori, finiscono per
ritirarsi in un mondo fantastico, allo scopo di
prevenire un comportamento distruttivo e autodistruttivo.
Bettelheim paragonava questa deumanizzazione distruttiva del bambino
a quanto aveva potuto osservare nei comportamenti tenuti dai
nazisti nei campi di concentramento sui prigionieri. A
seguito delle sue esperienze di detenzione, descritte nel libro The Informed
Heart (1960) aveva elaborato un metodo di trattamento
che consisteva nell'accettazione incondizionata di tutti
i comportamenti spontanei del bambino, da parte del personale della scuola. Sin
dall'inizio la sua impostazione teorica e clinica fu criticata: ad esempio non
veniva accettata la teoria di Bettelheim per cui bambini autistici e
i bambini che
presentano disturbi emotivi fossero da considerare come
un caso clinico da trattare nello stesso modo.
Ritenendo che l'ansia fosse un elemento importante per la
nascita della psicosi del bambino, Bettelheim trattò i bambini con
disturbi comportamentali della Scuola Orthogenica costruendo per loro un
ambiente rassicurante, materiale ed affettivo, che
considerava il primo passo necessario,
prima di mettere in atto qualsiasi tentativo di comprendere le cause della
psicosi. Un ambiente sano e delle esperienze di vita in grado di ridurre
l’isolamento emotivo del bambino potevano essere la chiave per ottenere un
corretto sviluppo psicofisico.
Tra i suoi libri tradotti in italiano, che sono ancora dei best sellers, ricordiamo: L’amore non
basta (1950); La fortezza vuota (1976); I figli del sogno (1977); Il mondo
incantato (1977); Sopravvivere (1981); Imparare a leggere (1989); La Vienna di
Freud (1990).
Bettelheim fu molto citato anche per le sue frasi celebri.
Famosa quella del "mai dire mai": nessuno dovrebbe dire "non farò mai
quella cosa". Il nostro comportamento infatti è dettato
più dalle circostanze che dalla nostra personalità. Dopo l'esperienza dei campi
di concentramento, lo psicologo austriaco arrivò a concludere
che i comportamenti più imprevedibili possono manifestarsi quando le
circostanze diventano eccezionali (Questa concezione, tra
l'altro, fa molto pensare alla teoria di Zimbardo,
sull'effetto
Lucifero ) . E' l'ambiente che determina il
comportamento: di conseguenza, se un ambiente organizzato
può distruggere una personalità, deve essere possibile ricostruire l'essere
umano a partire da un ambiente completamente positivo.
Il suo maggiore successo editoriale è "Il mondo incantato",
un'opera nella quale l'autore descrive le più belle e conosciute favole per
bambini: da Hänsel e Gretel a Cappuccetto Rosso, da Biancaneve alla Bella
Addormentata nel Bosco. Le fiabe, secondo Bettelheim,
catturano l’attenzione dei bambini, li divertono,
suscitano il loro interesse e stimolano la
loro attenzione: è questo dunque il migliore mezzo che
hanno gli educatori per comunicare con i bambini, per
trasmettere loro dei messaggi positivi.
Per più di quarant'anni, Bruno Bettelheim è stato considerato dal grande
pubblico come uno dei più importanti e influenti psicoanalisti, un erede della
psicoanalisi viennese, un allievo degli allievi di Freud.
Il giudizio su Bettelheim era però destinato a
modificarsi nel tempo, anzi a ribaltarsi completamente ad opera
di un giornalista suo biografo, Richard Pollack,
anch'egli di origine ebraica. La molla che ha portato
Pollack a scrivere una biografia al veleno di Bettelheim, circostanziata e lunga
quasi 500 pagine, è un caso personale.
Stephen Pollack, fratello
dell’autore del saggio, fu internato nella scuola di
Bettelheim, con la diagnosi di autismo. In questo istituto stette per cinque
anni. Un giorno, durante una vacanza da scuola ebbe un incidente domestico, (che coinvolse
anche Richard), dal quale il ragazzo non uscì vivo.
Bettelheim affermò che si trattava di suicidio:
quali furono le parole di conforto che disse alla famiglia?
Queste: "La madre, i genitori, la famiglia, voi
tutti ne siete i responsabili.”
Tra l'altro Bettelheim definì il
padre del suo assistito, il Signor Pollack senior, come
un inetto, utilizzando il termine yiddish ''schlemiel'',
e sua madre come una "falsa martire",
che aveva la colpa di aver rifiutato questo figlio alla nascita.
Come si può capire questa tragedia sconvolse
profondamente la vita di Richard, che trascorse anni a documentarsi e ad
indagare.Il libro di Pollack è uscito in
America nel 1997 (in Italia, caso stranissimo e non poco sorprendente, il libro non è
stato ancora tradotto) e si intitola "La
Creazione del Dr. B.",
come veniva chiamato lo psicoanalista dai suoi collaboratori.
Secondo Mr. Pollak, Bettelheim raccontò di sé stesso non tutto quello che aveva
fatto davvero, ma quello che avrebbe voluto fare: incontrare Freud,
portare dei bambini autistici a casa sua, prendere degli
attestati dall'Università di Vienna, combattere per liberare Vienna dai nazisti,
resistere ai maltrattamenti dei nazisti nei campi di concentramento ed essere
salvato da questi attraverso la mediazione, niente meno,
di Eleanor Roosevelt, la moglie del
Presidente degli Stati Uniti d'America.
Dopo essere emigrato negli Stati Uniti infatti,
sempre secondo Pollack, falsificò
numerosi documenti accademici e fece della sua vita un mito. Si vantava di aver
conosciuto Freud e di aver frequentato la sua più
ristretta cerchia, di aver lavorato su bambini autistici a Vienna, di aver
intervistato 1.500 prigionieri nei campi di concentramento ecc.Portando
avanti
le sue indagini anche in biblioteche e archivi
di Vienna, Amsterdam, Dachau, Buchenwald
e negli Stati Uniti d'America, intervistando più di 100
persone, tra parenti ed altri che avevano dei rapporti con lui, confrontando i
libri e gli articoli l'autore, Pollack svela una
"fortezza", citando il famoso libro di
Bettelheim, costruita sulla sabbia. Bettelheim
rifiutò di essere intervistato dal giornalista per questa
biografia, ma
Pollack poté intervistare due
dei tre figli di Bettelheim, alcuni colleghi,
i suoi editori, studenti ed amici:
molti di loro hanno concordato sul fatto che
''you couldn't believe anything he said.'' cioè era un bugiardo,
non si poteva credere ad una sola parola di tutto quello che diceva.
Nella Orthogenic School, che diresse per trent'anni, il Dr. B.
si vantava di aver curato 'centinaia' di bambini
autistici riuscendo ad ottenerne la guarigione nell'85% dei casi. Pollack
dimostra con dovizia di particolari che le cose non andarono
esattamente così. Ecco allora la descrizione fatta da Pollack del Dr: B numero Due:
Nipote e figlio di ricchi commercianti ebrei di legname,
dopo la morte del padre, causata dalla sifilide, B.B. fu costretto ad
interrompere i suoi studi di letteratura e storia dell'arte per dedicarsi al
mestiere di famiglia. La madre era una donna fredda e anaffettiva. Bruno aveva
allora solo 23 anni: questa tragedia familiare fu un grave colpo per lui, in
quanto gli impedì di riuscire ad integrarsi pienamente nell'élite intellettuale
che frequentava a Vienna. Si laureò con 12 anni di studi
fuori corso, in Storia, studiando soprattutto come
autodidatta. Prima di essere arrestato dai Nazisti, nel 1938, stava completando
un dottorato in estetica (una branca della filosofia) che non fu mai portato a
termine.
Catturato dai nazisti nel 1938, fu deportato a Dachau e poi Buchenwald, dove fu
rilasciato nella primavera del 1939 grazie a tangenti pagate dalla madre e da
parenti della moglie, emigrati negli Stati Uniti. Entrando nel porto di New
York, avrebbe detto: "si apre una nuova vita per me" ed
infatti è lì che, secondo Pollack, sfruttando gli sconvolgimenti prodotti
dalla Seconda guerra mondiale, riuscì a ricostruire la sua storia, e perfino a
mitizzarla. Bettelheim non era un uomo particolarmente
attraente, ma era estremamente abile nell'uso del
linguaggio, considerato seducente da
molte donne e invidiato da molti uomini. In America, dice
il biografo, con una consumata abilità nella manipolazione e con
opportunismo, per decenni, avrebbe trascorso la sua vita sviluppando teorie
senza fondamento, affermando risultati non verificabili, attraverso il plagio di
altri autori.
Secondo Pollak, oltre ad inventarsi
titoli accademici che non aveva, oltre a citare un tirocinio per diventare
analista che non aveva mai frequentato, il nostro arrivò perfino a dire che
Freud (che non aveva mai conosciuto) avesse detto un giorno di lui: "questa è
esattamente la persona giusta di cui abbiamo bisogno per far crescere e
sviluppare la psicoanalisi".
In America, a quel tempo, nessuno avrebbe messo in dubbio quanto diceva uno
psicoanalista ebreo-viennese scappato dai campi di concentramento; con il suo
accento viennese, i continui riferimenti a Freud, la sua abitudine di
interpretare i sogni dei suoi allievi, i loro ricordi, ecc... Chi poteva
dubitare del Dr. B.?
Dosando sottilmente seduzione e provocazione, grazie al mondo mediatico che
subiva il suo fascino e il suo talento di 'fine dicitore', svicolando dalle
critiche del mondo scientifico, che non arrivavano al grande pubblico,
Bettelheim gettò l'anatema sui gruppi vulnerabili, come
gli ebrei sotto il nazismo, sui prigionieri dei campi di
concentramento, sulle madri dei bambini autistici,
sui giovani pacifisti. Nel suo Istituto regnò come
sovrano assoluto, dove i soli neri ammessi erano i
domestici. Quanto ai collaboratori, per
Pollack il Dr. B faceva di tutto per destabilizzare il loro equilibrio
psicologico, per meglio manipolarli.
I bambini che Bettelheim definiva 'psicotici' erano dei
bambini con disturbi del comportamento, o provenienti da
ambienti sociali e familiari disagiati. Di bambini autistici veri e propri,
secondo le ricerche di Pollack, in quell'istituto diretto dal Dr. B., ve
ne furono veramente pochi.
Bettelheim era un direttore autoritario, aggressivo e
persino violento con i bambini che non gli obbedivano; alla sbandierata assenza
di regole di autorità, si opponeva nel privato uno stile
direttivo molto acceso che prevedeva come sanzioni al mancato rispetto delle
regole perfino l'umiliazione e la violenza fisica.Mr. Pollak sostiene che un metodo di
punizione era ad esempio far spogliare un paziente ed imporgli di farsi la doccia di fronte
ad altre persone.
.
Ciò nonostante, rileva Pollack, Bettelheim riuscì a
diventare un punto di riferimento: le sue teorie
portarono una generazione di genitori ed operatori a colpevolizzare i genitori
dei bambini autistici e a considerare 'autistici' anche bambini che vivevano
semplicemente nel disagio, millantando poi un numero incredibile di
'guarigioni'.
Nel 1943 nell'articolo ''Individual
and Mass Behavior in Extreme Situations,'' Bettelheim se la
prese con i prigionieri ebrei, cosa che forse più delle altre ha fatto
inorridire Pollack e molti intellettuali ebrei: i prigionieri ebrei, secondo lo
psicologo, invece di prendersela con i loro carnefici, si combattevano l'un
l'altro, come dei bambini, fantasticando e perfino emulando gli esempi dati dai
Nazisti e comportandosi come degli strumenti in mano alla Gestapo. Questo
documento attrasse l'attenzione critica di Meyer Schapiro, Dwight
Macdonald, Dwight D. Eisenhower, Theodor Adorno e Max
Horkheimer.
Pollak si mostra indignato soprattutto perché queste idee, del
tutto personali, sono state camuffate come il risultato di ricerche scientifiche
condotte sul campo, su 1.500 prigionieri in cinque differenti baracche. Ma se
Bettelheim aveva vissuto solamente in due baracche, come aveva potuto condurre
le interviste?
C'è poi il mistero della sua
prima moglie, Patsy, che Bettelheim definì "autistica". In seguito la storia
della prima moglie autistica fu abbellita, spiegando che Patsy era solo una dei
tanti ragazzi autistici che B. curava a Vienna, al proprio domicilio.
Non è vero nulla, confuta Pollack, ma questo gli permise di lavorare presso
l'Istituto Ortogenico.
Bettelheim, dice Pollack, non poteva
sopportare le madri, specialmente ebree: non voleva che esse visitassero i figli
in Istituto o si portassero a casa i figli. Apprezzava invece la vita nei kibbutz, dove
l'educazione dei figli non era praticata dai genitori del bambino, ma dal gruppo
allargato degli adulti della piccola comunità. Nel libro 'La fortezza vuota'
arrivò ad attribuire le cause dell'autismo al cattivo comportamento materno,
coniando il termine di "madri-frigorifero". Grazie alle sue teorie negli anni novanta il
mondo scientifico riteneva che l'autismo fosse un disturbo psicologico dovuto
alle cattive cure materne e non ad una disabilità psichica, dice Pollack.
Quando Bettelheim andò in pensione,
ritirandosi dalla Orthogenic School nel 1973,
andò a vivere in California dove scrisse ''The Uses of
Enchantment' (in italiano "il mondo incantato"), che Pollack
mostra in larga parte ricopiato da un testo del 1963 dal titolo ''A
Psychiatric Study of Fairy Tales: Their Origin, Meaning and Usefulness,''
di Julius Heuscher.
Pochi mesi dopo la morte della moglie, il 12 marzo 1990,
Bettelheim, già sofferente di diversi problemi di salute (aveva 86 anni), si ubriacò di
whisky e assunse una grande quantità di psicofarmaci per trovare il coraggio di
suicidarsi per asfissia, chiudendosi la testa in un sacchetto di plastica. Per i
suoi detrattori questo suicidio è la prova dell'esistenza di un secondo Dr. B.,
sconosciuto ai più.
Concludendo, il Dr. B. potrebbe essere stato un personaggio
molto diverso da quello che viene descritto nelle biografie ufficiali e davvero
pericoloso per le sue idee personali, con scarsi connotati scientifici.
Da quello che scrive Pollack non sembrerebbe essere stato neanche un esempio di
saggezza e di onestà, ma sicuramente indagando nella vita di molte persone di successo
potremmo trovare gli stessi scheletri nell'armadio, a partire dallo stesso
Freud.
Una biografia così distruttiva è spiegabile, oltre che per le ragioni obiettive
fin qui elencate, anche per una
comprensibile vendetta personale ed "etnica" da parte di Pollack (Bettelheim
infatti aveva abbandonato la religione ebraica, professava l'ateismo ed inoltre
parlava molto male degli altri ebrei, arrivando al punto di sostenere che le vittime dell'Olocausto
avessero "collaborato" con
i loro carnefici nella loro distruzione, in quanto da secoli coltivavano un
pensiero 'da ghetto', all'insegna della passività).
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