Khalil
Gibran, poeta mistico e scrittore americano-libanese, lo ricordiamo
perché i suoi lavori influenzarono moltissimo la cultura americana
degli anni sessanta e perché dal suo libro,
Il
Profeta,
molte persone possono ancora trarre importanti spunti di
riflessione e consigli per risolvere i momenti difficili della vita.
Nacque da una
famiglia maronita (cattolici della Palestina), a
Bsherri, alta valle
del Qadisha, Libano settentrionale, il 6 gennaio del 1883. Sua madre
Kamila Rahmeh aveva trenta anni quando ebbe Gibran, dal suo terzo
marito Khalil
Gibran, un uomo irresponsabile che portò la famiglia
verso la povertà.
Gibran aveva un fratellastro più grande di lui di sei anni,
Boutros,
e due sorelle minori, Mariana e
Sultana, alle quali fu molto legato.
Kamila aveva un carattere
molto forte e fu solo grazie ad esso che riuscì a portare e a
mantenere la sua numerosa famiglia negli Stati Uniti.
Gibran si mostrò subito un ragazzo solitario, attratto dalla bellezza
della natura piuttosto che dalle compagnie rumorose: amava le cascate
d’acqua, le rocce, i cedri verdi, tutti soggetti che poi amò
dipingere nei suoi quadri. Poiché povero, non poté frequentare
regolarmente la scuola, ma ebbe la fortuna di conoscere un sacerdote,
che lo iniziò alla cultura
religiosa e alla
Bibbia, oltre che a
leggere e a scrivere. Quando Gibran aveva otto anni, il padre fu
denunciato per evasione fiscale e messo in prigione; la sua proprietà
fu interamente confiscata dall’autorità ottomana e la famiglia
rimase addirittura senza la casa. La famiglia andò a vivere per un
po’ presso dei parenti, ma la madre, di cui abbiamo già
descritto il forte temperamento, decise di emigrare negli Stati Uniti,
alla ricerca di una vita migliore. Il padre, semialcoolizzato, rimase
in Libano. Nel 1885 dunque, quando il poeta era appena dodicenne, la
famiglia si trasferì a Boston, negli Stati Uniti, insieme ad altri
parenti, dove visse nel povero
quartiere
cinese, abitato anche da
italiani, irlandesi e siriani.
A 16 anni
Kahlil tornò in Libano per studiare lingua e letteratura araba e,
completati gli studi, viaggiò a lungo in
Libano e in
Siria. Nel 1902
abbandonò definitivamente il Libano per raggiungere la famiglia a
Boston e dedicarsi alla pittura. Tra il 1902 ed il 1903 la sua
famiglia fu colpita da molti eventi dolorosi: la morte di una sorella
Sultana, del fratello, della madre e del padre.
Gibran scriveva per il giornale
Al-Mouhajer
(L’Emigrante), in lingua araba. Nei suoi primi libri in questa
lingua, Gibran si caratterizzò per l’uso dell’ironia, il realismo
delle storie, la descrizione della vita delle persone più umili e per
il tono anti-religioso. Questi scritti non ebbero successo, a causa
dell’uso della lingua (sebbene avesse passato quattro anni in Libano
il suo arabo non fu mai perfetto e fu comunque influenzato dal
dialetto parlato nel suo paese d’origine). Anche lo stile si
differenziava troppo dal gusto e dalle tradizioni arabe: forse per
questo in seguito preferì scrivere quasi esclusivamente
in inglese.
A Boston, nel 1904, conobbe
Mary Haskell, l'incontro più
importante della sua vita. Mary ne apprezzò le capacità e divenne
sua amica, musa, mecenate e, più tardi, curatrice delle sue opere.
Mary aveva 10 anni più di lui ed era preside di una scuola femminile:
grazie a lei Gibran nel 1908 poté trasferirsi a
Parigi per studiare
all'Accademia di Belle Arti e divenne allievo dello scultore
Auguste Rodin.
Tornato negli Stati Uniti, nel 1911, andò a vivere a New York, dove
cominciava ad essere conosciuto come pittore. Nel 1918 pubblicò il
suo primo libro in inglese, 'Il
Folle'. Visse tra gli artisti
del Greenwich Village. Insieme a
Mikhail Naimy fu il
principale animatore di un'associazione letteraria Siro-Libanese,
al-Rabitah, nata a Boston e New York tra letterati e pittori arabi d'oltre oceano.
Intanto alla sua fortuna di pittore si univa il successo come poeta e
scrittore "visionario", soprattutto dopo la pubblicazione,
nel 1923, in inglese, del libro ‘Il
Profeta', che fu poi
tradotto in oltre venti lingue, ma che alla sua uscita ebbe un
successo piuttosto modesto.
Gli ultimi anni della sua vita
furono estremamente attivi in campo letterario, ma difficili a causa
di problemi di salute. Nel 1929 si manifestarono infatti i primi
sintomi della cirrosi epatica e della tubercolosi che lo avrebbero
stroncato nel giro di due anni. Morì a New York l'11 aprile del
1931.
Lasciò una produzione
abbondante, costituita da poemi in prosa, novelle, romanzi di costume
(Le ali spezzate, Anime in rivolta) e varie opere in inglese
(Il profeta, 1923;
Sabbia
e
schiuma, 1925;
Gesù, il figlio
dell'uomo,
1928; Gli dei della terra, 1931;
Il giardino del profeta, postumo,
1933). Gibran è sepolto in un antico monastero del suo paese
d'origine, al quale ha devoluto tutti i diritti d'autore, per opere di
pubblico beneficio.
Il Profeta è
un uomo che sta per prendere una nave che lo riporta a casa dopo 12
anni di assenza, durante i quali ha viaggiato in città straniere:
viene fermato da un gruppo di persone, alle quali egli insegna i
segreti della vita.
Eccone alcuni:
L’insegnamento
Nessuno
può rivelarvi alcunché, eccetto ciò che già riposa
semiaddormentato alle radici del vostro sapere. Il maestro che
passeggia con i suoi discepoli all’ombra del tempio non elargisce la
sua conoscenza, ma piuttosto la sua fede e la sua amorevolezza.Se è
veramente saggio, egli non vi impone di entrare nella dimora della sua
saggezza, ma vi guida alla soglia della vostra stessa mente.
La
Conoscenza di Sé
Non
dite: << Ho trovato la
verità >>, ma piuttosto: <<Ho
trovato una verità >>.
Non dite: << Ho trovato il
sentiero dell’anima >>. Dite piuttosto: <<Ho incontrato l’anima mentre camminavo sul mio sentiero >>.
Perché l’anima percorre ogni sentiero. L’anima non cammina lungo
una linea, né cresce come una canna. L’anima
si dischiude come un fiore di loto dagli infiniti petali.
La
preghiera
Perché,
cos’altro è la preghiera, se non l’espansione del vostro essere
nello spazio vivente?
E, se vi è di conforto riversare la vostra tenebra nell’etere, sia
gioia per voi anche spandere il risorgere del vostro cuore.
E, se non riuscite a fare a meno di piangere, quando la vostra anima
vi richiama alla preghiera, essa dovrebbe chiamarvi e richiamarvi
ancora, finché non giungerete al riso.
La
Bellezza
E
la bellezza non è bisogno, ma estasi.
Non è una bocca riarsa, né una mano vuota protesa, Ma piuttosto un
cuore che arde e un’anima incantata.
Non è l’immagine che vorreste vedere, e neppure la canzone che
vorreste sentire, Ma un’immagine visibile anche a occhi chiusi, e un
canto che potete udire anche tappandovi le orecchie.
Non è la linfa nella corteccia rugosa, né un’ala attaccata a un
artiglio, Ma piuttosto un giardino eternamente in fiore e uno stormo
di angeli sempre in volo.
I
doni
Spesso
dite: vorrei dare, ma solo a chi lo merita. Gli alberi del vostro
frutteto non dicono così, e neppure gli armenti nel vostro pascolo.
Essi
danno per vivere, perché trattenere significa morire…
Il lavoro
Vi
è stato sempre detto che il lavoro è una maledizione e la fatica una
sventura.
Ma io dico che, quando lavorate, voi realizzate una parte del sogno più
remoto della terra, assegnatovi quando quello stesso sogno fu
generato.
Così, la vostra fatica in verità è un atto d’amore per la vita,
E
amare la vita attraverso la fatica significa essere in armonia con il
suo segreto più profondo.
Il
Piacere
Il
piacere è un canto di libertà,
Ma non è la libertà.
Esso è il fiorire dei vostri desideri,
Ma non è il loro frutto.
E’ una profondità che si appella all’altezza,
Ma non è né profondo, né elevato
E’ il prigioniero che prende il volo,
Ma non è spazio racchiuso.
Si, in verità, il piacere è un canto di libertà.
E io vorrei vedervi cantare con tutto il cuore; ma non vorrei che lo
smarriste, cantando.
(da
Gibran Kahlil Gibran, Il Profeta)
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