Marie Bonaparte, discendente di Napoleone Bonaparte e Principessa di
Grecia, fu una delle maggiori esponenti della psicoanalisi francese, ma
soprattutto fu una grande benefattrice per Sigmund Freud e per la sua famiglia (che
di fatto salvò dai campi di sterminio), così come per il movimento psicoanalitico, al
cui servizio pose la sua ricchezza e la sua influenza.
Soprannominata «Freud a dit», fu un’appassionata ‘fondamentalista’ della
psicoanalisi e trascorse molti anni della sua vita a combattere le eresie
dell’odiato Jacques Lacan.
Figlia di Roland Bonaparte (1858-1924), a sua volta
figlio di Lucien, fratello dell’imperatore e di Marie Felix- Blanc,
(il cui
padre, Francosise Blanc, fondò il Casino di Montecarlo) e zia dell’attuale
principe consorte inglese, Filippo di Edimburgo, Marie Bonaparte nacque a Saint-Cloud il 2 luglio 1882.
La madre, solo ventiduenne, morì un mese dopo il parto, a causa di un’embolia. La piccola Marie crebbe dunque senza l’affetto materno,
affidata a nutrici e governanti. Il padre, geografo e antropologo, si curava
poco della bambina e dunque la maggiore responsabile della sua educazione fu la
nonna paterna, considerata una vera e propria tiranna domestica.
Per Marie fu scelto come consorte il
Principe Giorgio di Grecia (1869-1957), che aveva fama di essere un omosessuale
libertino e dedito all’alcol. La principessa di Grecia però non era felice ed
attribuiva le cause di questa infelicità alla sua frigidità sessuale. Per questo
motivo visitò Freud a Vienna, nel 1925, su consiglio dell'amico René Laforgue (La Bonaparte
aveva allora 45 anni). Marie era sull’orlo del suicidio e stava ponderando
l’opportunità di una operazione chirurgica, di moda all’epoca, che consisteva
nell’avvicinare il clitoride alla vagina, al fine di trasferire l’orgasmo
clitorideo alla zona vaginale, allo scopo di guarire dalla così detta 'frigidità'.
Conosciuto Freud, ne divenne paziente, allieva, infaticabile traduttrice
dei suoi libri in lingua francese ed organizzatrice, già dal 1926, della Société psychoanalytique de Paris (SPP), insieme con René Laforgue, Adrien Borel,
Rudolph Loewenstein, Édouard Pichon, Raymond de Saussure, René Allendy, ecc.
La Bonaparte finanziòla società scientifica con suo denaro personale.
Le sue sedute di psicoanalisi avvenivano in alcuni periodi dell’anno, in cui la
principessa si recava a Vienna, espressamente per sottoporsi alle sedute con
Freud. (…"Così, per molti anni, molti mesi all’anno, andavo a Vienna"
racconta la stessa Bonaparte. Dopo tre settimane di analisi,
racconta la Bonaparte, Freud scoprì il motivo della sua nevrosi, attraverso la
lettura dei suoi diari di bambina.
La Bonaparte infatti, dopo la morte del padre, si ricordò di alcuni diari e
racconti scritti da bambina su alcuni cahiers (quaderni). Quando Freud
lesse il il raccontino scritto dalla piccola Marie ‘Le rayon de bouche’,
(La
matita da bocca), disse alla sua paziente che quella 'matita da bocca'
gli sembrava sospetta. Secondo lo psicoanalista, la matita doveva essere un
simbolismo sessuale, che faceva probabilmente riferimento a qualche scena di
sesso che la piccola Marie aveva osservato da bambina. Probabilmente, disse, si
trattò di una fellatio.
La Bonaparte inizialmente non credette a quanto le aveva suggerito Freud: come
poteva aver visto un rapporto sessuale fra adulti nella sua prima infanzia se
sua madre era morta subito dopo la sua nascita? Ricordando però di quel tempo passato in compagnia delle
sue governanti, le ritornarono alla memoria delle voci che aveva sentito su una
possibile relazione fra una delle sue babysitter, Nounou ed un parente che
frequentava la casa, Pascal.
Pascal era il fratellastro del padre di Marie, figlio illegittimo e pertanto
esiliato nella casa e delegato ad occuparsi dei cavalli. Pascal frequentava
dunque la servitù dei Bonaparte e poteva aver effettivamente avuto una
relazione con la bambinaia.
La Bonaparte cercò dunque Pascal e lo sottoposte ad un fuoco
di domande, per capire se quanto le aveva suggerito Freud aveva un fondo di
verità.
Esiste la trascrizione di questa intervista, dove Marie chiede: “Pascal, la mia
balia era una donna molto calda?”. E Pascal risponde: “Se lo era! Solo che le
toccassi le braccia godeva! C’erano volte che pensavo morisse.." Pascal
ammise di aver avuto rapporti sessuali con la bambinaia mentre Marie era ancora molto
piccola e guardava i due amanti dalla culla.
La Bonaparte volle andare a fondo della questione, con ulteriori, imbarazzanti,
domande:
Marie chiese a Pascal se la balia lo baciava anche “in un certo posto” e
ancora: “Mi dica ancora Pascal, non solo era Nounou che baciava
lei sa dove, ma lei la baciava nello stesso posto?” Pascal: “Lo credo bene! Era così bella! Il corpo soprattutto, un corpo meraviglioso!
Mi buttavo su di lei e le dicevo:”Vorrei, vorrei mangiarti”.
Con questa intervista a Pascal, la Bonaparte si convinse ulteriormente della
veridicità della psicoanalisi e capì come i suoi quadernetti di bambina, tutti
quei raccontini, non fossero altro che una rielaborazione più matura delle scene
cui aveva dovuto assistere in gioventù.
A
parte il lavoro fatto su questi diari, gli scritti psicoanalitici della Bonaparte
non sono considerati eccelsi, se si esclude l’opera monumentale su Edgar Allan Poe
(700 pagine, pubblicato in francese nel 1933). La Bonaparte apprezzava le storie
gotiche di Poe, dove c’erano strane apparizioni, misteri, morti che tornavano
alla vita, ecc. perché si sentiva emotivamente vicina alla storia personale dell’autore,
anche lui orfano di madre ed anche lui scrittore per compensare il bisogno di
affetto che gli veniva negato. In quest'opera la Bonaparte analizza storie e
personaggi con le stesse regole suggerite da Freud per l'interpretazione dei
sogni.
La psicoanalisi cui Freud sottopose Marie Bonaparte, a differenza di quanto accadeva per altri
pazienti, andò avanti ad oltranza. Freud era talmente riconoscente alla devota
Marie che le regalò un anello particolare, donato anche a Lou
Andreas-Salomé, un anello riservato ai membri del Comitato Segreto. Se Lou
era l'amica bella, intelligente e creativa di Freud, Marie era la discepola sottomessa, l’ammiratrice, la
facoltosa paziente,
l’ambasciatrice devota.
Durante l’inverno del 1929 la Bonaparte salvò dal fallimento la casa editrice
fondata da Freud; un aiuto ancora più consistente lo offrì al maestro nel 1938,
quando lo aiutò a rifugiarsi a Londra, dove era atteso da Ernest Jones, pagando
l’elevata cauzione richiesta dai nazisti.
Dopo la seconda guerra mondiale la Bonaparte divenne avversaria di tutti i nuovi
psicoanalisti, di cui non comprendeva le ambizioni, i sogni ed i talenti. Questo
atteggiamento conservatore provocò una prima scissione nel 1953 e poi una
seconda, nel 1963. La Bonaparte si oppose in particolare a Jacques Lacan, che
disprezzava profondamente.
E’ grazie a lei se oggi possiamo leggere le lettere che Freud scrisse all'amico
Fliess e capire dunque l'evoluzione della teoria psicoanalitica sin dalle sue
origini: la principessa infatti
acquistò quelle lettere in una libreria di Berlino, riuscendo a sottrarle alla
distruzione, come lo stesso Freud le aveva chiesto di fare.
Durante l’analisi Freud riuscì ad impedire un rapporto incestuoso fra Marie e
suo figlio e cercò anche di impedirle l’operazione chirurgica ai genitali, in
questo caso senza successo.
La Bonaparte considerò la passività femminile non un dato acquisito, ma una
posizione da raggiungere attraverso il sacrificio delle pulsioni erotiche
pregenitali. Secondo la Bonaparte la donna si trova in una posizione di
svantaggio rispetto all’uomo perché possiede un minor patrimonio libidico ed è
soggetta ad un più complesso processo evolutivo. Ciò spiegherebbe la maggiore
incidenza di fissazioni a stadi infantili dello sviluppo, l’immaturità del suo
Super-io e le frequenti difficoltà nella vita sessuale.
Il 'complesso di virilità', della donna, spiegava la Bonaparte, non è solo indotto socialmente, ma si fonda
su una reale minorazione organica. La donna può essere considerata come un
maschio che ha subito un arresto di sviluppo: solo con la pubertà, quando la
vagina viene eroticamente investita, si ha il raggiungimento della femminilità
che corrisponde ad un atteggiamento passivo e ricettivo.
Distaccandosi dalla scuola viennese e da quella inglese, distingueva tre
categorie di donne: le rivendicatrici (che vogliono appropriarsi del pene
maschile), le accettatrici (che si adattano alle loro funzioni biologiche e al
loro ruolo sociale), e le rinunciatarie (che eliminano la sessualità dalla loro
vita). Queste teorie furono riprese da Simone de Beauvoir (1908-1986), poi dagli
allievi di Lacan (François Perrier y WIadimir Granoff) e da Françoise Dolto.
Marie Bonaparte morì in piena lucidità, a causa di una leucemia fulminante, a
Saint Tropez nel 1963: non poté così assistere alla sconfitta di Lacan. Per
dieci anni aveva lottato con tutte le sue forze per impedire la integrazione fra
la Société françoise de psychanalyse (SFP, 1953-1963) e la International
Psychoanalytical Association (IPA). Lacan dopo aver cercato tutte le mediazioni
possibili per evitare la rottura infatti dovette creare una nuova istituzione
analitica, cosa che avvenne il 21 giugno 1964 e per dimostrare di non essere
affatto un dissidente scelse di chiamarla Ecole Freudienne de Paris.
Motivo principale del loro dissidio era l’analisi didattica: il ramo francese
della International Psychoanalytical Association (IPA), capeggiato da Marie
Bonaparte non accettava, come invece voleva Lacan, l’estensione della pratica
psicoanalitica anche ai non medici.
Psicolinea, Gennaio 2008
|