Parlare di sesso con i figli

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sessoI genitori in genere provano imbarazzo quando devono parlare con i figli di argomenti che riguardano il sesso, la riproduzione, l’amore e l’attrazione sessuale. In realtà mai come oggi l’educazione sessuale è imprescindibile, soprattutto in risposta al grande fenomeno sociale che differenzia questa generazione da tutte le precedenti (che al massimo dovevano contentarsi di una occasionale sbirciatina delle riviste porno, comprate di nascosto in edicola, mentre oggi la pornografia dilaga, sui pc e sugli smartphone, mostrando peraltro una sessualità che non rappresenta, nella maggior parte dei casi, la sessualità “normale”, sperimentata all’interno di una coppia).

Per evitare tali imbarazzi sarebbe bene iniziare a parlare di sesso ai figli prestissimo, a partire dai due anni di età, e continuare a farlo, a livello informativo, almeno fino a che non terminano l’adolescenza. Non appena i figli raggiungono i 7-8 anni inoltre sarebbe bene cominciare a sostituire i termini familiari con i termini scientifici (per esempio utilizzare la parola “pene” piuttosto che “pisellino”).

Quando è opportuno parlare di sesso con i figli? Ogni volta che l’argomento esce fuori, senza imbarazzi, ma neanche forzature: si deve imparare a parlare di sessualità con la stessa naturalezza che si dedica agli altri discorsi.

In ogni caso occorre tenere sempre presente che i genitori e le scuole che decidono di astenersi dal fornire ai bambini e agli adolescenti notizie sul sesso, sull’affettività e sulla salute sessuale, la pornografia rimarrà la loro unica fonte primaria di informazione.

La parola-chiave che più di ogni altra dovrebbe essere messa in evidenza, nel contesto dell’educazione sessuale è questa: “rispetto”, sia per chi informa, sia per chi riceve le informazioni. Se si riesce ad attenersi a questa sorta di linea-guida, qualsiasi altro concetto sull’educazione sessuale diventa marginale e accessorio.

Ecco qualche ulteriore suggerimento sul comportamento più adeguato per parlare di sesso con i figli:

1. Parlarne sin da quando i bambini sono piccoli, usando un linguaggio adeguato all’età.

2. Non introdurre argomenti nuovi, prima ancora che nei ragazzi nasca la curiosità, ma rispondere a partire dalle loro domande, esplicite o implicite (osservare il linguaggio del corpo, i disegni, i giochi, etc.).

3. Cominciare a parlare del corpo quando i bambini sono ancora piccoli e, superata la prima infanzia, iniziare a usare i nomi corretti delle varie parti del corpo: pene, testicoli, scroto, vulva, vagina, seno, etc.

4. Tenere presente che parlare di sesso non significa parlare solo del rapporto sessuale e, in particolare, del rapporto sessuale penetrativo: la sessualità è un argomento molto vasto che riguarda il rapporto con il corpo, le fasi di crescita, cosa significa o non significa essere maschi o femmine, cosa è l’amore, l’attrazione fisica, la relazione con un’altra persona, quali sono i pericoli per la propria salute o incolumità, e così via.

5. Prendere spunto da argomenti discussi in tv, dai giornali, dalle esperienze degli amici, dai personaggi famosi, dai fatti di cronaca, dalla musica, da Internet, dal comportamento dei propri animali domestici e fare discorsi soprattutto “ipotetici” (se tu ti trovassi nella situazione in cui si è trovato il personaggio di questo film, come ti saresti comportato? Perché è bene comportarsi in quel modo, oppure perché è male).

6. Rispondere alle domande in modo franco e semplice, ma non semplicistico: un minimo di preparazione è sempre richiesto, per cui è sempre meglio documentarsi prima di parlare (non è assolutamente vero che gli adulti abbiano sempre risposte corrette sugli argomenti che riguardano la sessualità).

7. Cercare di essere adulti “open minded”, aperti alla realtà in cui si vive e non prigionieri dei propri tempi e delle proprie abitudini o convinzioni: è importante essere, o almeno apparire, come persone con le quali si possa parlare, confidarsi ed essere ascoltati con attenzione e interesse.

8. Poiché i genitori non sono necessariamente degli eroi, se ci si sente un po’ in difficoltà nel parlare di qualcosa, si può evitare con maggiore facilità il contatto oculare parlando quando si è in macchina, oppure mentre si stanno facendo altre attività (es. lavare i piatti, montare un mobile, etc.).

9. Non dare per scontato che il proprio figlio sia eterosessuale: ricordarsi che alcune persone potrebbero essere attratte da soggetti dello stesso sesso e che, anche se non lo si è mai considerato, potrebbero arrivare domande sull’orientamento sessuale (accogliere anche queste con assoluta normalità).

10. Se non si sa come rispondere a una domanda, dire semplicemente che non si sa rispondere (per esempio: “In questo momento non so cosa risponderti, cercherò di informami e poi te lo dirò”; oppure “proviamo a informarci insieme”);

11. Rispettare la privacy del bambino o dell’adolescente: anche se può essere molto divertente raccontare ad amici e familiari le confidenze ricevute, è assolutamente necessario astenersi da questa pratica, che denota mancanza di rispetto.

12. Cercare di sapere cosa impara il proprio figlio a scuola sulla salute sessuale, in modo da essere preparati a eventuali domande suscitate dalle lezioni.

13. Parlare dei mezzi per difendersi da malattie o gravidanze indesiderate anche se il minore non ha ancora iniziato una vita sessuale attiva: farlo quando l’ha iniziata potrebbe essere troppo tardi!

14. Nel caso non ci si senta in grado di parlare di questi argomenti, lasciare in giro per la casa giornali e libri (adatti all’età del proprio figlio) in cui si parla di sessualità, in modo che il ragazzo li possa leggere.

E infine: se ci si sente così in imbarazzo nell’affrontare questi argomenti, perché non provare a fare qualche seduta dallo psicologo, per superare questa difficoltà?

Dr. Giuliana Proietti

Pubblicato anche su Huffington Post

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