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Ambienti di lavoro: come gestirli

Diversi studi hanno scoperto che gli uffici open-space possono influire negativamente sulle prestazioni dei dipendenti. Il rumore di fondo nell’ambiente, le interruzioni cui viene sottoposto il proprio lavoro, possono diventare fonte di distrazione, compromettendo la produttività dei lavoratori. I dipendenti di questi “uffici aperti” sperimentano maggiori livelli di stress, livelli più scarsi di concentrazione e motivazione, e sembrano addirittura più propensi a usufruire di congedi per malattia.

Un recente studio rileva che i dipendenti che non hanno una loro privacy sul lavoro possono soffrire di esaurimento emotivo in modo maggiore rispetto a coloro che lavorano in un ufficio fatto di quattro pareti non trasparenti e di una porta.

Gregory A. Laurence, Yitzhak Fried, e Linda H. Slowik hanno ipotizzato che la mancanza di privacy porti i dipendenti ad utilizzare energie e risorse mentali per difendersi dalle distrazioni e dalla continua osservazione da parte di colleghi e supervisori (sottraendola al lavoro).

Quando le persone sperimentano una scarsa privacy nel loro ambiente di lavoro, essi avvertono lo stress di dover perseguire gli incarichi di lavoro e gestire nel contempo le distrazioni, le interferenze, e la sensazione di essere monitorati dagli altri.

I ricercatori ritengono che i lavoratori open-space potrebbero essere in grado di mantenere un senso di maggior controllo sul loro spazio, personalizzandolo. Portare in ufficio oggetti personali come foto, soprammobili e disegni dei bambini, può fornire ai lavoratori un maggior senso di proprietà e di controllo sul proprio spazio, che potrebbe contribuire a tamponare gli effetti negativi della mancanza di privacy.

Per lo studio, i ricercatori hanno reclutato 87 dipendenti che lavoravano in posizioni amministrative presso l’università. Circa la metà dei partecipanti lavorava in un ufficio tradizionale (con quattro pareti opache e una porta), mentre l’altra metà lavorava in ufficio open-space, con diverse modalità di privacy (alcune pareti, tramezzi di varie altezze). I partecipanti hanno completato dei questionari che valutavano la percezione della loro vita privata e dei livelli di esaurimento, dovuto allo stress lavorativo.

L’ufficio di ogni partecipante è stato poi codificato per la privacy (in base a tipo di pareti, porta, numero di pareti, tramezzi, altezza delle pareti), e sono stati contati gli oggetti personali presenti in ogni ufficio (fotografie, manifesti, oggetti d’arte, disegni dei bambini, tazze e altri oggetti).

Poiché i lavoratori tendono a raggiungere un maggior grado di privacy in ufficio con l’anzianità, i ricercatori hanno tenuto conto della posizione lavorativa, dell’età e del genere sessuale, visto che le donne tendono a decorare il loro spazio di lavoro più degli uomini.

Come previsto, il grado di privacy è stato associato con il livello di esaurimento emotivo dei dipendenti. Coloro che lavoravano in uffici con scarsa privacy hanno mostrato di avere più elevati livelli di esaurimento emotivo. I dati hanno però rivelato che questa cosa interessava in particolare misura i dipendenti che lavoravano in ambienti con scarsa privacy e che erano anonimi, non personalizzati.

Laurence e colleghi avvertono che i loro risultati sono limitati dalla piccola dimensione del campione e dal fatto che l’intero campione proveniva da  un solo luogo di lavoro. Se questi dati venissero replicati, tuttavia, i risultati potrebbero suggerire che sia il datore di lavoro, sia il lavoratore, potrebbero ricevere vantaggi dalla personalizzazione degli spazi di lavoro, soprattutto in contesti open-space.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:
Laurence, G.A., Fried, Y., Slowikc, L.H. (2013) “My space”: A moderated mediation model of the effect of architectural and experienced privacy and workspace personalization on emotional exhaustion at work. Journal of Environmental Psychology, 36, 144–152. doi: 10.1016/j.jenvp.2013.07.011, via Psychological Science at work, aps

Immagine:
Wikimedia

Author Profile

Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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