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Il naso è simbolo di perspicacia (avere
naso) ma anche dei suoi limiti (non andare oltre il proprio
naso) e, se alla sua forma è in buona parte affidata la bellezza
del viso, si vuole che la sua misura sia nell’uomo indice di virilità.
Nulla di tutto ciò sembra essere rintracciabile nell’etimo che, anzi,
ne ricorda la funzione meno attraente. Il termine naso infatti
è di origine indoeuropea e probabilmente deriva dal greco nao (scorro)
che lo mette in relazione con nave (in latino nave(m), dal
greco nâus ‘nave’, che scorre sulle acque), nausea (lat.
nausea(m), dal gr. nausía ‘mal di mare’, turbamento dovuto allo
scorrere sulle acque della nave) e derivati quali navigare,
naviganti, nauseante, ecc..
Quando non “scorre” il naso ha anche un
potere di seduzione. Nelle donne dev’essere piccolo e dritto ed un
poco all’insù in maniera da mostrar le narici che sono pur sempre
delle cavità. D’Annunzio da grande esteta quale era ne celebrò i
contorni (le inquiete alette)
e Kraft-Ebing al contrario, pur riconoscendo raro il feticismo del
naso, non esita a riportare il caso di un professore trentaquattrenne
“al quale venne l’idea di situare gli organi sessuali femminili
nelle narici. […] Egli abbozza disegni in cui rappresenta teste di
donna dal profilo perfettamente greco, ma con narici così dilatate da
potervisi immettere il pene”.
Non sembra tuttavia che il professore abbia mai attuato questa sorta
di coito nasale. Tecnica la cui presenza non è così insolita nella
letteratura hard pur essendo descritta non nel senso dei genitali
maschili che entrano nel naso, ma viceversa nel senso che è il naso ad
entrare nei genitali femminili.
L’essere il naso delle donne luogo di
bellezza non sempre le ha favorite: nel medio evo alle adultere veniva
tagliato
mentre si racconta che nel ‘400 alcune devote di Santa Chiara prima di
essere catturate dall’invasore mussulmano
“Per il
casto serbar vergineo seno
Si recisero tal parte, e sì deformi
Agli occhi di que’ barbari restaro,
Che quantunque ben tutte furo uccise
Salvar l’intatta lor pura innocenza”
Nell’uomo il naso sembra invece sedurre
indirettamente, non per i suoi valori estetici, ma perché essendo
protuberante rimanda ad altre protuberanze.
La tradizione di attribuire al bel naso un
altrettanto bel… caso risale ai nostri più vecchi antenati; disponiamo
infatti di citazioni latine (Nasatus,
fortiter mentulatus - Nasutus bene, vel bene mentulatus
oppure Noscitur ex naso quanta
sit hasta viro)
che confermano la vetustà del presunto rapporto fra naso e caso e
sappiamo anche di certi disegni di Leonardo che nel rappresentare
mostri non esitò a confondere l’anatomia del viso con quella del pube.
Sembra che una mano pudibonda abbia fatto di quei disegni giustizia
per non compromettere l’immagine di un artista che si voleva
esclusivamente dedito all’ideale di bellezza, ma di essi possediamo la
descrizione: “fra tutti i mostri
che ritrasse Lionardo Vinci in Milano uno dei quali era bellissimo
fanciullo co’l membro in fronte e senza naso […] e l’altro aveva in
cima del naso il membro.”
In verità che la dimensione accentuata di
questa parte del corpo sia segno di notevoli attributi virili a cui
assegnare poteri seduttivi non è stata, come osserva il Pellegrini,
anatomicamente controllata, anzi le vicende amatorie di Cirano di
Bergerac suggeriscono che il naso può rappresentare un tale ingombro
da impedire ogni conquista. Possiamo con certezza sostenere che non
sono state ancora individuate ragioni oggettive per avallare vecchie
credenze, ma dobbiamo riconoscere che non è sufficiente per ricondurre
il naso alla sola sua anatomia e poiché “dietro ogni sciocchezza
popolare si nasconde un briciolo di verità”
(Freud 1896) la scienza illuminata e illuministica ha trovato diverse
occasioni per riconoscere dignità al naso, ai suoi valori simbolici e
alle sue relazioni con il sesso. La fisiognomica ad esempio si è
impegnata a correlare le forme del naso con le forme della
personalità, la psicanalisi ha rischiato di trovare nel naso l’organo
sul quale costruire le sue teorie. Si deve infatti a Wilhelm Fliess,
l’indispensabile
amico di Freud degli anni novanta, una ossessiva attenzione per il
naso da lui considerato dominante su tutti gli altri organi,
rappresentante del sesso maschile per la sua forma e del femminile per
le sue cavità ed epistassi, sede di luoghi genitali e
regolatore delle periodicità sessuali femminili e maschili. Fliess,
scienziato della mente che a causa della sua passione venne chiamato
rinologo, ha avuto per seguaci non solo il primo Freud; trovò infatti
ascolto nel mondo sessuologico del tempo in particolare per quanto
riguarda l’influenza del naso sulla periodicità sessuale sulle
mestruazioni e il parte. Non sappiamo quanto oggi sia stata
abbandonata la convinzione dell’esistenza di mestruazioni “vicarianti”
dovute appunto al naso e rappresentate da periodiche emorragie nasali
che venivano rilevate nelle amenorroiche, ma anche negli uomini. De
Napoli, nel suo impegnato trattato su sesso e amore del 1927, annota “Io
ho conosciuto un uomo che andava soggetto a vere ricorrenze mensili
consistenti in epistassi […] che egli era in grado di prevedere con la
stessa precisione con la quale la donna avverte il mestruo, qualche
giorno prima. Queste epistassi si verificavano ogni 28 giorni circa.”.
La ricca vascolarizzazione presente nella
parte respiratoria della mucosa nasale ha consentito di associare
quest’ultima al tessuto erettile penieno e se da un lato favorisce
l’epistassi dall’altro è stata l’occasione anatomica con la quale si è
giustificata la scientificità degli accostamenti fra naso e sesso.
Quando anche tali accostamenti non sono stati più sostenibili, quasi
che dispiacesse perdere il collegamento con la tradizione, si è
trovato un altro aggancio neurofisiologico. Negli anni 30 del 900 si
considerò la possibilità di stimolare il “Gran Simpatico” agendo sulle
sue terminazioni presenti nella mucosa nasale. In Spagna il Dottor
Ausèro operava cauterizzando la mucosa, in Italia il Dottor Ricci
pensò meglio di sostituire il galvano-cauterio con un apparecchio
incruento il Simparoton costituito da stiletti metallici che
venivano semplicemente appoggiati su alcuni precisi punti della mucosa
(i luoghi genitali di Fliess?). La pratica chiamata
simpaticoterapia era una sorta di panacea con la quale si curavano
molte cose e senz’altro l’impotenza maschile. Ricordo che ancora negli
anni 70 un collega otorino praticava la cauterizzazione della mucosa
nasale in soggetti con deficit erettile e se ne dichiarava
soddisfatto. Non so quanto i pazienti lo fossero altrettanto.
Escludendo la funzione olfattiva che è
altro dal naso come parte del volto, non sembra che attualmente ci
siano ragioni per riconoscergli un qualche collegamento
neuro-fisiologico con il sesso. In virtù della sua forma sporgente e
cava il significato sessuale del naso è un prodotto culturale: nel
gioco seduttivo ha la possibilità di rendere un viso bello o brutto,
nel linguaggio rimane metafora fallica e nell’elaborazione simbolica
si presta a rappresentare il maschile e il femminile.
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1.Cit. da Pellegrini Rinaldo Sessuologia Cedam, Padova 1953 p. 319
2.
Kraft
Ebing (von) R.: Psychopathia sexualis (1887).
Ed. Manfredi, Milano
1957 p.324
3. Canosa R.: Sesso e stato. Mazzotta, Milano 1981
4. Anderlini L. F.: L’anatomico in Parnaso. (1765) Nuova Ipsa,
Palermo 1988 p.89
5. Blondeau N.: Dictionarium eroticum latino-gallicum.
Isidore
Liseux, Paris 1885 p.98
6.
Pierrugues P.: Glossarium eroticum linguae latinae.
Paris, Dondey 1826 p.
337
7. Fumagalli Giuseppina Eros di Leonardo Garzanti, Milano 1952 pp.
132-133
8. Pellegrini Rinaldo Sessuologia Cedam, Padova 1953 p. 319
9. Freud S. cit da Gay P. Freud una vita per i nostri tempi.
CDE, Milano 1988 p. 52
10.
Fliess
W.: Die Bezeiung zwischen Nase und weiblichen Geschlechts-Organen.
I ihrer biologischen Bedeutung dargestellt. Vienna 1897
11.
De Napoli
F. Sesso e amore.
Bocca, Torino 1927 p.
232
12. Dr. Ricci: La simpaticoterapia scientifica endonasale col metodo
di cura del Dottor Ricci. Opuscolo pubblicitario edito in Roma
anni ~1940
Prof. Giorgio Rifelli
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