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Il desiderio sessuale femminile

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di Giuliana Proietti
 


In genere, quando si parla di desiderio sessuale femminile, lo si fa per parlare di due opposti, o di un desiderio estremo, morboso e ossessivo, comunemente definito ”ninfomania”, oppure per indicare la mancanza di desiderio, ovvero la così detta "frigidità" (più correttamente chiamata "disturbo da desiderio ipoattivo"). Il desiderio sessuale "normale", non patologico, della donna, è in genere poco trattato.

Eppure, diversi studi hanno dimostrato che la donna è sensibile agli stimoli sessuali tanto quanto l'uomo, se non addirittura di più, specialmente durante il periodo dell'ovulazione.

Se le donne sono maggiormente stimolate dalle parole, dalle atmosfere, dalle attenzioni volte alla loro bellezza, gli uomini sembrano maggiormente intrigati dalla vista e, soprattutto, dall'esperienza tattile.

Masters e Johnson hanno teorizzato quattro fasi in sequenza, che descrivono l'eccitazione sessuale e vanno dall'eccitamento alla risoluzione del rapporto: i due pionieri della ricerca sessuologica tuttavia hanno completamente omesso la fase del desiderio, che normalmente precede la stessa eccitazione.

La sessuologa americana Helen Kaplan al contrario, nel suo modello considera tre fasi: desiderio, eccitamento, piacere. In un certo senso dunque, secondo questo modello, non è possibile arrivare all'eccitazione se non si prova prima del desiderio. Ed è proprio questo il "problema" principale delle donne: poche infatti sentono il "desiderio" e per questo poco fanno per soddisfarlo.

Secondo Freud vi sarebbe una spiegazione a tutto ciò, originata dalla scoperta della bambina di essere priva di pene. La mancanza di questo organo la farebbe sentire inadeguata e le farebbe perdere interesse nella sessualità.

Quando il desiderio sessuale è considerato "eccessivo" si parla di "ninfomania" (dal greco nymphè, νύμφη: ninfa, sposa e mania μανία: passione intensa, follia). E' un termine decisamente desueto, visto che è stato usato per molto tempo, prima della rivoluzione sessuale del secolo scorso, la quale cambiò definitivamente le abitudini sessuali femminili e con esse anche molti luoghi comuni.

Il termine "ninfomania" risale al 1771 e fu coniato dal medico francese J. D. T. de Bienville, il quale lo utilizzò come titolo per il trattato La Nymphomanie (sottotitolo: Traité de la fureur utérine). Oggi l'idea che si potesse parlare di "furore uterino" fa un po' ridere, in quanto si sa che l'eccitazione sessuale non è solo un istinto animalesco, ma ha anche molto a che fare con la cultura; inoltre è ormai appurato che gli organi dell'eccitazione sessuale femminile non sono affatto nell'utero... All’epoca però i medici (peraltro tutti uomini), sapevano ben poco della fisiologia e della psicologia femminile, quindi ciò che sostenevano erano teorie di archeomedicina risalenti niente meno che a Galeno (II sec. D.C.).

Il ‘furore uterino’ era sicuramente considerato una grave patologia femminile, visto che poteva produrre l'infedeltà della propria donna, oppure il rifiuto di una sana vita matrimoniale, della maternità, ecc. Le basi della vita sociale sarebbero state dunque fortemente minate da una donna eccessivamente interessata al sesso: per questo le "ninfomani" venivano spesso allontanate, considerate come come pazze o devianti.

La classificazione medica " ninfomania" comunque, essendo fortemente legata ai pregiudizi sulla sessualità femminile e al ruolo della donna nella società, ha faticato a sparire dai testi di medicina: è stata dapprima considerata una ‘deviazione sessuale’ ( nel DSM, manuale diagnostico degli psichiatri del 1951), poi definita ‘disturbo sessuale’ (DSM III, 1980), quindi ‘dipendenza sessuale’ (DSM III R) capace di interferire pesantemente nella vita di tutti i giorni della paziente, compromettendo la sua vita lavorativa e di relazione. Infine, la ninfomania è stata definitivamente (?) cancellata dall’odierno DSM IV, visto che la psichiatria sembra essersi convinta che non vi sono prove scientifiche di una patologia psichiatrica specificamente femminile, legata alla frequenza dei rapporti sessuali

Quanto alla mancanza di desiderio, i fattori che la determinano possono essere molteplici: la libido, ad esempio, tende completamente a sparire in seguito ad un trauma particolarmente stressante per la persona, sia dal punto di vista fisico che emotivo. (Questo trauma potrebbe essere un incidente, un parto difficile, una violenza, un evento naturale come un terremoto ecc.)

Nei primissimi momenti dopo il trauma ci si sente storditi, frastornati, come estraniati da quanto avviene intorno a sé, come se si stesse vivendo un brutto sogno: il desiderio sessuale in queste condizioni semplicemente sparisce e questo accade naturalmente sia agli uomini che alle donne, ma spesso più a queste ultime, essendo più facilmente impressionabili, o portate a sentirsi impotenti di fronte a situazioni che non riescono a gestire.

Quando si è traumatizzati, oltre al forte calo della libido vi sono spesso anche delle disfunzioni sessuali, come anorgasmia (o disfunzioni erettili per l'uomo), oltre che altri disturbi, che vanno dall’insonnia alla stanchezza estrema, alla mancanza di concentrazione, problemi della memoria, stati confusivi, mal di testa, cambiamenti nell’appetito, palpitazioni ecc.

Tra i vari traumi possiamo sicuramente includere quello causato dagli interventi chirurgici particolarmente invasivi e pertanto l'isterectomia (asportazione dell'utero) che è già un trauma di per sé, può avere effetti ancora più devastanti sulla libido femminile, in quanto conduce una donna in pochi minuti alla menopausa, processo che altrimenti avverrebbe nel corso di diversi anni.

Un calo del desiderio sessuale subito dopo l'intervento dunque è considerato naturale, anche se poi, con il tempo, le cose sembrano cambiare. Nelle donne sottoposte a questo tipo di intervento chirurgico si è visto infatti che non ha rilevanza l’età o il tempo in cui l’intervento è stato fatto, riguardo alla possibilità di provare piacere sessuale. Secondo uno studio (Howard P, 2008) le donne che hanno subito la sola isterectomia (senza togliere le ovaie) a distanza di tempo hanno addirittura maggiore desiderio sessuale di un gruppo di controllo, composto da donne non operate. Le donne cui erano state tolte anche le ovaie invece mostravano di avere minore desiderio sessuale rispetto ai gruppi di controllo (a causa della mancanza di lubrificazione vaginale prodotta dalla mancanza di ormoni), ma non per questo erano meno sessualmente attive di donne cui non erano state asportate le ovaie. Questo può dipendere dal fatto che la sessualità viene comunque a soddisfare un bisogno di intimità affettiva, o anche che le donne spesso accettano di avere rapporti sessuali con il proprio compagno, per soddisfare il suo desiderio.

In uno studio del 2008 (Davis S. et al.) è stato esaminato un campione di donne in periodo post-menopausale le quali affermavano di avere un reale problema sessuale a causa della loro mancanza di desiderio. A circa 800 di esse sono stati dunque forniti dei cerotti che rilasciavano quotidianamente delle dosi diverse di testosterone (alte o basse), oppure dei cerotti che non rilasciavano nulla, il cui scopo era quello di creare un effetto-placebo. Dopo un anno di ”cura” con questi certotti è emerso che solo le donne che avevano ricevuto alte dosi di testosterone potevano affermare di aver rilevato un ”modesto ma significativo” miglioramento nelle loro vita sessuale. Questo si traduceva nel fatto che invece di avere un rapporto ogni due settimane, esse ne avevano avuto uno alla settimana. Questo scarso risultato, seppure considerato statisticamente significativo, aveva però portato con sé numerosi effetti collaterali, dall'irsutismo al cambiamento del tono della voce, alla perdita dei capelli, l'emicrania ecc... Non sembrerebbe dunque credibile che, nelle pillole blu o nei cerotti, si potrà trovare il sistema per stimolare il desiderio femminile.

Uno studio recente (Jan Shifren, 2008), basato su 31.000 donne, ha indagato la vita sessuale di un campione di donne dai 18 anni in su: il 43 per cento di loro ha riferito di avere almeno un problema in ambito sessuale, ma solo il 12 per cento ha ammesso di essere veramente preoccupata per questo. Verrebbe da chiedersi, vista l'entità della risposta, se effettivamente si tratti di "calo della libido" per 43 donne su 100, o se si possa generalizzare il concetto che, fra le donne, sia "normale" avere uno scarso desiderio sessuale. (Nello stesso studio si evidenza come nella fascia 45-64 il desiderio tocchi il minimo storico).

Forse il concetto di soddisfazione sessuale femminile è semplicemente più complesso di quello maschile e non dovrebbe essere ad esso paragonato, viste anche le tante componenti non-ormonali che lo determinano. La maggiore importanza che assume la psicologia rispetto alla biologia infatti, nella donna, potrebbe spiegare meglio la "disfunzione" chiamata desiderio sessuale ipoattivo (o HSDD, hypoactive sexual desire disorder). Molto di più conta infatti, nella donna, il tipo di relazione col partner, lo stile di vita, l'autostima, la situazione socio-economica ecc. che non gli ormoni.

Non solo le ricerche, ma anche l'esperienza clinica dimostra che molte donne, pur avendo rapporti sessuali che si concludono con un orgasmo, non per questo ritengono "soddisfacente" la propria vita sessuale: le donne, per dirsi davvero eccitate, devono sentirsi tali non solo nel corpo, ma anche nella mente, nel cuore, nello spirito.

Non si può parlare di desiderio sessuale femminile dunque come se fosse una semplice reazione meccanica ad uno stimolo, come si farebbe per gli uomini. Questo problema è di difficile soluzione per la ricerca scientifica e, in questo caso, sessuologica, la quale osserva, studia e registra con maggiore facilità l’eccitazione del pene, l’atto penetrativo e il relativo orgasmo nell’uomo, che non gli stessi processi in un organismo femminile, dove tutto è più celato e spesso difficile da misurare.

Il desiderio femminile dunque resta fondamentalmente un mistero: sia quando ce n'è troppo, sia quando ce n'è troppo poco... Torna utile dunque la riflessione di Oscar Wilde il quale sull'argomento diceva:Ci sono due tragedie nella vita: non riuscire a soddisfare un desiderio e... soddisfarlo!

Fonti

Susan R. Davis, M.D., Ph.D., Michele Moreau, M.D., Robin Kroll, M.D., Céline Bouchard, M.D., Nick Panay, M.D., Margery Gass, M.D., Glenn D. Braunstein, M.D., Angelica Linden Hirschberg, M.D., Ph.D., Cynthia Rodenberg, Ph.D., Simon Pack, Ph.D., Helga Koch, Ph.D., Alain Moufarege, M.D., John Studd, M.D., for the APHRODITE Study Team Testosterone for Low Libido in Postmenopausal Women Not Taking Estrogen, The New England Journal of Medicine,
Volume 359, 2005-2017, 6 Novembre 2008, numero 19

Testosterone patches for female sexual dysfunction. Drug and Therapeutics Bulletin. Published online March 2009 © BMJ Publishing Group Limited (”BMJ Group”) 2009


Shifren, Jan L. MD; Monz, Brigitta U. MD; Russo, Patricia A. PhD; Segreti, Anthony PhD; Johannes, Catherine B. PhD,Sexual Problems and Distress in United States Women: Prevalence and Correlates,
Obstetrics & Gynecology November 2008 - Volume 112 - Issue 5 - pp 970-978<

Howard P. Greenwald, Ruth McCorkle. Journal of Women’s Health. July 1, 2008, 17(6): 955-963. doi:10.1089/jwh.2007.0613.


 
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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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