Sebbene vi siano e vi siano stati, anche in passato,
sporadici tentativi di insegnare gli argomenti della sessualità nelle
scuole, ben poche persone possono affermare di aver trovato nell'istituzione
scolastica la principale fonte di informazione su tali argomenti. Gli
aspetti della sessualità si imparano infatti dagli amici, in famiglia
(particolarmente dalla madre, con figli di entrambi i sessi) e sempre
più spesso dai media.
In Italia, come in molti altri
Paesi del mondo, vengono pubblicati
molti libri sull'argomento, sia rivolti agli interessati, bambini e
adolescenti, sia rivolti agli educatori ed ai genitori, per insegnare
loro come affrontare gli argomenti più spinosi dell'informazione
sessuale. Essi però non sono mai
diventati dei best seller, non hanno incontrato particolare diffusione
fra la popolazione e dunque è lecito pensare che ben poche persone
abbiano ricevuto informazioni sulla sessualità in un libro.
Il luogo e il mezzo che appare più idoneo per la trasmissione corretta
di questo genere di informazioni sembra essere la scuola: più
difficile però è raggiungere una visione condivisa su quali
argomenti insegnare ai ragazzi.
La
sessualità infatti è stata intesa, per secoli, quasi unicamente come possibilità e
capacità di riproduzione, e limitata a ciò. Difficile
che in un programma di educazione sessuale si sia parlato, o si possa
parlare, delle
sensazioni fisiche che accompagnano alcune attività:
come se esse non facessero parte di un normale
sviluppo della persona e come
se il sesso non fosse, come è, il nucleo centrale dell’identità della
nostra personalità.
Il dibattito sul tema
dell’introduzione dell'educazione sessuale
nelle scuole è iniziato in Italia già nei primi anni del secolo
scorso: se ne interessò anche il Parlamento,
dove fu avanzata una proposta di legge per l’introduzione di
un corso di educazione sessuale nelle scuole.
L'iniziativa non ebbe successo e da allora quasi niente è cambiato:
l’educazione sessuale viene bloccata in vario modo, dai genitori,
che si sentono imbarazzati ed incerti, dagli educatori, che si sentono
chiamati ad un compito cui non sono preparati, dagli atteggiamenti
opposti ed estremi di chi vuole dire tutto e chi non vuole dire quasi
niente, da chi vuole reprimere e chi vuole liberalizzare,
da chi vuole
spiegare ricorrendo alla biologia e alla psicologia e chi
vuole farlo ricorrendo alla
filosofia e alla religione, da chi vuole delegare tutto agli
‘esperti’, e chi vuole lasciare la responsabilità alla famiglia,
ecc.
La più recente proposta di legge in Italia risale al Novembre 1992.
Da allora non se ne è praticamente più parlato.
Va
detto che i programmi di educazione sessuale,
laddove è stato possibile effettuarli, si sono molto trasformati nel
tempo, a seconda delle esigenze e dunque è difficile anche avere un
modello utile di riferimento, potendone valutare gli effetti sul lungo
periodo.
In Inghilterra, ad esempio, una educazione sessuale di base fu
introdotta poco prima della seconda guerra mondiale, nella materia
"igiene". Alle ragazze si parlava di rispetto per sé stesse,
autocontrollo, modestia, ecc., mentre ai ragazzi si parlava di come
tenere a freno le tentazioni, in particolare per quanto riguarda la
masturbazione.
In Italia
invece in epoca giolittiana il problema
principale sembrava essere l'educazione ad una profilassi
venerea, in particolare alla sifilide e alla blenorragia, oggi
pressoché dimenticate, ma poi, durante il ventennio
fascista si arrivò a parlare di eugenetica
e di aumento della natalità.
Negli
anni cinquanta e sessanta, nei programmi di educazione sessuale si
affrontava il discorso parlando di api, di fiori, di impollinazione e
per questo qualche argomento sulla vita riproduttiva fu inserito nei
programmi di biologia.
Negli anni sessanta e settanta l'argomento nuovo ed importante sembrò
essere quello della contraccezione. In seguito, agli aspetti
procreativi della sessualità vennero aggiunti
anche quelli relazionali, portati in luce dal movimento femminista,
che indusse ad una riflessione sul
rapporto uomo-donna,
sottolineando le disuguaglianze presenti anche negli
aspetti sociali e sessuali.
A partire dagli anni 80
del secolo il discorso è nuovamente tornato
sulla prevenzione dalle malattie, in seguito alla diffusione delle ‘malattie a trasmissione sessuale’
, fra cui c'è l'AIDS. L’educazione sessuale
è tornata dunque alla ribalta, con scopi di
profilassi: per il bene della salute anche le persone
più chiuse su questi argomenti sembrano disponibili a superare
gli atteggiamenti di condanna moralistica della sessualità, per poter
parlare invece di igiene sessuale e dunque anche di preservativi,
omosessualità, promiscuità ecc.
In molti Paesi, come in Inghilterra e in America, vi
sono influenti lobbies politiche e religiose che ritengono
l'educazione sessuale nelle scuole come elemento di "corruzione" dei
giovani. Per non parlare dei programmi di astinenza, che si cerca di
inculcare nei giovani, specialmente in America, con promesse di
verginità che poi spesso non vengono mantenute.
In Olanda invece sembra che i legislatori siano riusciti a mettere a punto dei programmi di
educazione sessuale in cui gli insegnanti sono incoraggiati a parlare
di sessualità molto liberamente, senza temere ritorsioni.
Non a caso il Paese
ha il minor tasso di gravidanze giovanili in Europa e sebbene gli
studenti olandesi comincino ad avere lezioni sul sesso già in
giovanissima età, il loro primo rapporto sessuale avviene intorno ai
diciassette anni, più tardi che in Italia o in Inghilterra.
Psicolinea.it Maggio 2009
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