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Sesso in pillole (4)
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Pillole di informazione sulla sessualità (4) 2006/2

Indice della Pagina:


Parafilie, perversioni, devianze

La circoncisione

L'orgasmo inutile

Lesbismo

Gay

La clitoride

L'esibizionismo

Sono o non sono incinta?

Il bacio e l'AIDS

Virilità e femminilità

L'ora dell'amore

Coppie gay, coppie lesbiche

A cinquanta viene meglio

La verginità

PARAFILIE, PERVERSIONI, DEVIANZE

Il termine 'parafilia' è un termine coniato appositamente per indicare in un'unica classe alcuni disturbi sessuali, che possono essere di lieve entità (presenza dell'impulso senza la sua messa in atto), di moderata entità (la messa in atto è occasionale) o grave entità (la messa in atto è ripetuta e abituale, per almeno sei mesi). Il termine sostituisce quelle che una volta erano definite 'perversioni' o 'deviazioni' per togliere loro l'accezione implicita di "cosa sbagliata".
Esempi di parafilie sono il feticismo, il travestitismo, la pedofilia, la gerontofilia, la zoofilia, l'esibizionismo, il voyeurismo, il sadomasochismo, la coprofilia, la necrofilia, la urofilia ecc.
In pratica si tratta di un eccitamento sessuale provocato da situazioni o oggetti esterni, che possono interferire con la capacità del soggetto di stabilire relazioni sessuali basate sullo scambio reciproco.
Perché si è voluto togliere quel giudizio morale negativo, implicito nel concetto di 'perversione'?
Perché la pratica clinica dimostra che fantasie o comportamenti sessuali di tipo parafiliaco sono presenti anche in individui 'sani', da ogni punto di vista.
Un comportamento parafiliaco può diventare patologico solo in tre casi: 1. l'esclusività, 2. la compulsività, 3. il danno, arrecato a sé stessi o agli altri. Infatti, se il soggetto ha desideri e comportamenti esclusivi, che prevedono arousal o gratificazione sessuale unicamente per un determinato oggetto o comportamento (esempio feticci femminili come biancheria intima, calze, scarpe ecc.), se il comportamento è compulsivo (cioè si prova la spinta a metterlo in atto anche quando comporta palesi conseguenze negative o non è apprezzato dal/dalla partner sessuale), se si arreca danno , disagio, sofferenza, problemi legali ecc. a sé stesso e agli altri, allora siamo di fronte ad una vera e propria patologia.

Finché la parafilia non interferisce con il normale svolgimento delle attività sociali, familiari e lavorative invece, non si considerano più certi comportamenti o desideri come perversioni o deviazioni. E' indubbio tuttavia che le persone in cui determinati comportamenti parafiliaci siano particolarmente radicati, possano arrivare a compiere atti illegali o criminosi legati al soddisfacimento dei propri impulsi. I reati in cui i soggetti possono essere coinvolti sono quelli contro la persona (Art. 609 bis - Violenza sessuale) o quelli contro la moralità pubblica (Art. 527 - Atti osceni).

(Ago 06)

 

LA CIRCONCISIONE

La parola circoncisione viene dal latino ‘circum’ intorno e ‘caedere’, tagliare. Si tratta di un procedimento molto antico che consiste nella recisione del prepuzio (la pelle che circonda il glande del pene). Questa pratica è in uso da tempi lontanissimi, soprattutto fra gli ebrei ed i musulmani. Essi praticano la circoncisione dei bambini in età che va da pochi giorni per gli ebrei (per la precisione, all’ottavo giorno di vita del bambino) alla pubertà per i musulmani, come rito di iniziazione alla vita adulta. Da quanto riportato nelle scritture, sembra che anche Gesù sia stato circonciso. A seconda delle modalità con cui viene effettuata, essa assume tre differenti forme: l’incisione del frenulo, la circumcisione, ovvero l’asportazione parziale del prepuzio, oppure la subincisione, cioè l’incisione dell’uretra fino alla base del pene (questo avviene fra le popolazioni della Melanesia e della Nuova Guinea).

Erodoto attribuiva alla circoncisione uno scopo igienico e forse è ancora per questo che lo praticano le popolazioni primitive, ma c’è da dire che si tratta di un’operazione delicata, che se praticata in condizioni scarsamente igieniche, può favorire l’insorgere di emorragie ed infezioni gravi.
L’origine del rituale potrebbe essere legato all’uso bellico che imponeva ai vincitori di recidere dapprima i genitali e in seguito il solo prepuzio ai prigionieri nemici. Freud considerava la circoncisione come un rituale di sottomissione all’autorità paterna. Infatti “nella preistoria dell’umanità fu certo il padre a praticare l’evirazione come castigo, ridimensionandola poi in epoche successive alla semplice circoncisione”.
Jung la interpretava come un sacrificio avente lo stesso valore del sacrificio degli animali domestici o del primogenito. Nella circoncisione, dice Jung “veniva sacrificata solo una parte, il che equivale già alla sostituzione del sacrificio con un atto simbolico Sacrificando quegli oggetti preziosi di desiderio e di possesso, ci si disfa del desiderio istintivo, o libido, per riacquistarlo in una forma rinnovata. Attraverso il sacrificio ci si affranca dalla paura della morte e ci si propizia l’Ade avidodi olocausti”.
Nella società occidentale l’ablazione parziale o totale del prepuzio viene praticata chirurgicamente in caso di fimosi (restringimento dell’orifizio del prepuzio che non lascia scoprire completamente il glande. Tale stato, oltre a rendere difficoltosi i rapporti sessuali, provoca frequenti infezioni, dovute alla difficoltà di mantenere un’igiene corretta – ritenzione dello smegma - Si calcola che circa il 20% dei maschi abbia difficoltà a far scendere fino in fondo il prepuzio) oppure semplicemente per ragioni estetiche o di opportunità (alcuni/e ritengono infatti, che un pene circonciso appaia più ordinato e pulito).

Dal punto di vista sessuale, sembra che gli uomini circoncisi non siano molto soddisfatti, a causa della perdita di tessuti fortemente erogeni che lasciano spesso posto ad una antiestetica cicatrice, poca maneggevolezza del pene, "scomodità" e difficoltà masturbatorie, eccessiva perdita di sensibilità del glande con conseguente difficoltà a raggiungere l'orgasmo, periodi refrattari maggiori (quindi diminuita potenza sessuale) anche perché diventa spesso necessaria una forte stimolazione dei tessuti che, fortemente "stressati", possono arrivare a rendere dolorosi i rapporti sessuali. Di positivo c’è il fatto che la diminuita sensibilità del pene evita l’eiaculazione precoce.
(MAG 06)

L'ORGASMO INUTILE

Elisabeth A. Lloyd's, biologa e filosofa della scienza dell’Università dell’Indiana, ha appena pubblicato in Italia un libro che farà molto discutere, come è già successo nella sua versione in lingua inglese. Si tratta di un libro assolutamente e rigorosamente scientifico, che si interroga sul perché dell’orgasmo femminile (Il caso dell’orgasmo feminile ed. Codice, 267 pagine, 25 euro).
La Lloyd considera nel libro il modo sorprendente con il quale i teorici hanno parlato dell’orgasmo femminile, mettendo in evidenza la superficialità della maggior parte delle ricerche in proposito. La riflessione parte dall’assunto che l’orgasmo machile si manifesta con l’eiaculazione e che dunque non è fine a sé stesso, perché l’eiaculazione ha lo scopo di fornire il seme che poi servirà alla riproduzione. Se gli uomini non avessero avuto l’orgasmo, oggi probabilmente la nostra specie non esisterebbe. Ma l’orgasmo femminile a cosa serve? Perché non è altrettanto importante per la riproduzione? Perché le femmine degli animali, per quello che ne sappiamo, non lo provano e le donne si? Perché se le donne si masturbano non simulano i movimenti del rapporto sessuale, come invece avviene per gli uomini? Perché molte donne lo provano solo di rado ed altre non lo provano mai ? Perché il rapporto sessuale non è il modo più idoneo perché la donna raggiunga il piacere? Dunque, per quale motivo insistere col ritenere che l’orgasmo femminile sia il risultato di un adattamento, in termini evoluzionistici? Secondo la Lloyd si tratta di un pregiudizio scientifico, chei tende ad attribuire sempre un significato adattivo ad ogni comportamento umano, ma in questo caso, secondo la Lloyd, non ci sarebbe affatto evidenza di una ragione evolutiva per l’orgasmo femminile, che è del tutto inutile per la riproduzione.
La Lloyd esamina tutte le possibilità, fra l’altro prendendo in esame 21 teorie proposte nel tempo dai ricercatori e conclude: "Non c’è assolutamente la dimostrazione che l’orgasmo sia legato al successo riproduttivo" (La filosofa della scienza ammette che ci potrebbe essere una relazione fra le due cose, ma la scienza si basa esclusivamente sull’evidenza dei fatti e l’evidenza oggi disponibile non mostra questo collegamento).
La studiosa esamina nel libro 32 studi sull’orgasmo femminile facendo notare la scadente qualità della ricerca. Ciò che mette in evidenza è che, se non attraverso la stimolazione diretta della clitoride, ben tre donne su quattro non provano l’orgasmo durante il rapporto sessuale, eppure rimangono incinte… Dunque? A cosa serve l’orgasmo femminile? Potrebbe forse servire a creare il desiderio sessuale, a portare stabilità nella coppia, ma non certo per fini riproduttivi. E poi si tratta di ipotesi, non di certezze.
La teoria che le sembra più plausbile è quella di Donald Symons, che vede l’orgasmo femminile come un prodotto secondario dell’evoluzione, qualcosa che ‘potrebbe’ o che ha le ‘potenzialità per … ". Un po’ come il capezzolo maschile (a che serve?)
La conclusione dell’autrice è che l’orgasmo femminile, a differenza di quello maschile, non serve assolutamente a nulla, se non al divertimento e che la sessualità maschile e quella femminile NON sono analoghe e complementari.
apr 06

LESBISMO

Il lesbismo indica l’omosessualità femminile, episodica o permanente, che si manifesta come attrazione amorosa fra donne. Il nome deriva dall’isola greca di Lesbo, dove viveva la poetessa Saffo, che si dedicava a questo genere d’amore, da cui anche la denominazione di saffismo.
La tradizione vuole che Saffo guidava una raffinata scuola per ragazze in cui si insegnava musica, poesia e comportamenti adeguati alla vita in società.
Nelle relazioni lesbiche si riscontra spesso una divisione dei ruoli: una delle due tende ad assumere un ruolo più virile dell’altra (atteggiamenti, abbigliamento, acconciatura).
Alla base del lesbismo ci possono essere varie cause:
un narcisismo esasperato (che porta ad una ricerca della propria identità sessuale attraverso il rispecchiamento nella partner), l’ostilità materna (che impedisce alla figlia l’identificazione in un modello femminile, con accettazione del ruolo), oppure il rifiuto paterno (che induce la figlia rifiutata ad identificarsi con il sesso opposto oppure a provare nei confronti di questo un sentimento di marcata ostilità). Altre cause sono state ricercate nella paura del rapporto eterosessuale e dunque nella ricerca di un surrogato, oppure nell’identificazione della bambina in un modello maschile, per compiacere i genitori che desideravano un maschio.
Insieme a tutto questo, molto dipende anche dagli incontri avuti e dalle iniziazioni ricevute alla vita sessuale.
Il rapporto lesbico sembra interessare le fantasie erotiche più degli uomini che delle donne e per questo viene spesso proposto in filmati pornografici dedicati ad un pubblico maschile.

GAY

Etimologicamente il termine può essere riferito all’inglese gay (gaudente), oppure al provenzale gai (riferibile all’ambiente provenzale dei trovatori, dove l’omosessualità era assai diffusa).
Il termine ha cominciato ad essere usato come parola d’ordine o codice gergale nella sub-cultura angloamericana omosessuale dei primi del Novecento. La sua prima apparizione ufficiale sembra risalga ad un film del 1938, Bringing up Baby (in italiano Susanna, regia di Howard Hawks).
Ad usarla è Cary Grant, che provandosi un abito un po’ frivolo dice scherzosamente di essere diventato gay.
In Italia la parola si è affermata sulla stampa negli anni settanta del secolo scorso, in concomitanza con i primi movimenti di liberazione omosessuale. Il gay è dunque un omosessuale che ha preso coscienza di sé, che ha fatto outing (è venuto fuori) ed è dunque fiero di essere diverso.

LA CLITORIDE

tutti i segreti della sessualità femminile sono focalizzati in un piccolo organo, molto sensibile, innervato da circa 8000 cellule nervose, che ne fanno l’organo più sensibile del corpo umano femminile, come lo è il pene per quello maschile.Una volta il termine clitoride era considerato un sostantivo maschile (il clitoride), ma dopo le battaglie femministe degli anni settanta (se gli uomini hanno IL pene, noi abbiamo LA clitoride) si preferisce considerarlo femminile (la clitoride, appunto). La clitoride è una parte del corpo che, per quanto se ne sa oggi, non serve a null’altro che a produrre piacere nella donna. Il nome deriva dal greco kleitorìs, un diminutivo, il cui significato etimologico non è ancora del tutto chiaro, ma che viene comunemente indicato come ‘piccola chiave’. Sembra sia stata scoperta per primo da un italiano, un anatomista dell’Università di Padova, Matteo Rinaldo Colombo, che ne parlò in un libro pubblicato nel 1559. Essa è localizzata nella parte anteriore superiore della vulva, appena sopra le piccole labbra della vagina.
Da un punto di vista dello sviluppo embrionario ha la stessa origine del pene. E’ formata da due corpi cavernosi avvolti da una membrana fibroelastica, la fascia della clitoride. La clitoride si divide in una porzione iniziale, la radice, e in una parte media, il corpo, che per breve tratto è diretto in avanti e in alto e piega poi bruscamente in basso, formando l’angolo della clitoride; alla superfcicie dorsale di quest’angolo si attacca il legamento sospensore. L’estremità libera del corpo della clitoride termina con il glande clitorideo, formazione simile a quella del pene, del quale la clitoride è stata considerata organo omologo. La clitoride produce anzitutto l’orgasmo clitorideo. Nella donna infatti esistono due tipi di orgasmo, quello vaginale e quello clitorideo. Secondo Freud la donna sessualmente matura proverebbe solo l’orgasmo vaginale (non sfugga il tentativo di dare, in questo modo, importanza e significato al pene maschile!), mentre l’orgasmo clitorideo apparterrebbe solo al periodo giovanile, quello dell’autoerotismo, della bambina e poi dell’adolescente. Nella realtà, la maggior parte delle donne prova solo un orgasmo clitorideo, attraverso la stimolazione diretta della clitoride, e non prova orgasmo vaginale, che si ottiene invece attraverso la penetrazione. In sessuologia si ritiene tuttavia che si tratti in realtà di un solo tipo di orgasmo, visto che anche l’orgasmo vaginale si ottiene attraverso la stimolazione della clitoride, seppure in maniera indiretta.

L'ESIBIZIONISMO

L’esibizionismo è una parafilia (tendenza compulsiva ad esprimere la propria sessualità in modi diversi dal rapporto sessuale con un soggetto di sesso opposto) per cui il soggetto prova piacere a denudarsi di fronte ad altre persone. In particolare vengono mostrati gli organi genitali (soprattutto maschili) ed il seno femminile. In genere l’esibizionista è di sesso maschile, ma c’è da dire che è un po’ difficile individuare soggetti femminili interessati a questa parafilia, dal momento che se una donna si denuda ed in particolare mostra il seno, questo è un comportamento socialmente molto più accettato. Secondo Freud la tendenza a denudarsi in pubblico è dovuta ad una regressione ad uno stadio infantile, quando il bambino aveva il ‘piacere di mostrare’. L’esibizionista è anzitutto un narcisista, una persona innamorata del suo corpo ed è convinto/a che anche gli altri provino piacere nel poterlo/a guardare. Può masturbarsi mentre si spoglia, ma non ama il rapporto sessuale con un’altra persona, che considera sporco e disgustoso, soprattutto per motivi di salute e di igiene. La pulsione all’esibizione del proprio corpo è descritta come un’azione coatta, alla quale il soggetto non riesce a sottrarsi, anche a causa dell’ossessività del desiderio di cui è vittima. Tra gli esibizionisti uomini vi sono anche i sadici, il cui scopo è quello di provare piacere spaventando ed offendendo le persone più indifese; per questo si denuda spesso davanti a bambini ed adolescenti, godendo del loro imbarazzo e della loro paura. Generalmente l’esibizionista prova dei sensi di colpa e per questo ritorna spesso sulla scena delle sue esibizioni, rendendosi facilmente individuabile. L'insorgenza avviene spesso prima dei 18 anni e, perché si tratti realmente di un disturbo psicologico, deve durare almeno sei mesi e deve causare disagio importante nel soggetto, compromettendo seriamente la sua vita sociale e lavorativa.

SONO O NON SONO INCINTA?

Il periodo fecondo, in una donna con ciclo mestruale di 28 giorni, va calcolato fra il 10° ed il 18° giorno del ciclo; l’ovulazione infatti può avvenire tra il 12° ed il 16° giorno.
I due giorni prima e dopo sono considerati ‘a rischio’ perché gli spermatozoi possono sopravvivere fino a 72 ore e l’ovulo 48 ore.
Il metodo contraccettivo basantesi sul calcolo dei giorni, denominato metodo Ogino Knaus, è oggi considerato poco sicuro e dunque sconsigliabile se usato da solo. Abbinandolo invece ad un altro metodo anticoncezionale, come ad esempio il preservativo, può essere più efficace.
Se si è verificata la fecondazione dell'ovulo, occorreranno 6-7 giorni prima che l'ovulo fecondato raggiunga l'utero, dopo aver attraversato le trombe di Falloppio.
Nel momento in cui l’embrione si impianta nell’utero viene prodotto l’ormone o beta-hCG e contemporanemante aumentano anche estrogeni e di progesterone, che impediscono la perdita della mucosa uterina.
L’ ormone hCG è prodotto dal trofoblasto, cioè dallo strato di cellule presente all'inizio dello sviluppo embrionale e che in seguito darà origine alla placenta.
La quantità di hCG presente nell'organismo della donna incinta cresce di giorno in giorno sin dall’inizio della gravidanza, arrivando al culmine tra la settima e la dodicesima settimana di gravidanza, dopo di che comincia a diminuire, anche se rimane presente nel sangue e nelle urine per tutto il periodo della gravidanza.

Il metodo più veloce per sapere se una donna è incinta è fare un test di gravidanza sul sangue. Poiché però tale test non è possibile farlo in casa, è abbastanza diffuso ricorrere ai test di gravidanza venduti nelle farmacie e nei supermercati. Il costo per ogni singolo test si aggira intorno ai 10-15 euro.
Naturalmente non serve la ricetta medica. .Alcuni test di gravidanza possono essere eseguiti con una sola operazione, da effettuare in qualsiasi momento della giornata (non occorre utilizzare la prima urina del mattino) e già dal giorno in cui dovrebbero iniziare le mestruazioni. E' possibile leggere il risultato in soli 2 minuti. Qualora il risultato non fosse ancora leggibile, attendere un altro minuto.
Se il risultato è dubbio, oppure è negativo, ma è stato fatto con qualche giorno di anticipo sulla data prevista per l’arrivo delle mestruazioni, occorre ripetere il test dopo un paio di giorni. Questi test, se effettuati nei modi e nei tempi previsti, sono sicuri ed affidabili come i test svolti in laboratorio. Infatti essi evidenziano la presenza nelle urine dell’ormone hCG che è presente solo nella donna incinta: se il test è positivo è perciò sempre sicuro; eventuali dubbi possono essercene se il test fosse negativo.
Se si vuole anticipare il test di qualche giorno sulla data attesa delle mestruazioni, per avere maggiore certezza è consigliabile utilizzare le prime urine del mattino, evitando alla sera di bere troppi liquidi (in modo che la concentrazione dell’urina sia massima). Vi sono diverse marche (es. Analysis, Farmasan, Verità ecc.)
In genere occorre mettere il kit fornito in un flacone di urina o metterlo direttamente sotto il flusso. La risposta è pronta in tre minuti.

IL BACIO E L'AIDS

Il bacio consiste nel contatto delle labbra , o anche della lingua, di due individui.
Freud ritiene che ”il primo organo che si presenta come zona erogena e avanza alla psiche una richiesta libidica è, fin dalla nascita, la bocca”. Infatti vede nell’erotismo orale la fase costitutiva della vita sessuale e ritiene che il contatto col seno materno, con tutte le piacevoli sensazioni ad esso collegate (calore, nutrimento, abbraccio, appagamento, soddisfazione) sia la prima soddisfazione sessuale della vita.
Il bacio è in genere un preliminare importante nel rapporto sessuale, perché dalle terminazioni nervose della lingua e delle labbra si dipartono stimoli che raggiungono gli organi sessuali attraverso il sistema simpatico.
Fra le popolazioni orientali è diffuso il bacio con il naso, sviluppatosi certamente dal reciproco odorarsi, comune nel comportamento animale.
Il bacio con la lingua, o bacio profondo, consiste nella penetrazione della lingua di un individuo nella cavità orale di un altro (e naturalmente la cosa può essere reciproca).
In qualche modo questo bacio ricorda il coito e per questo è considerato particolarmente erogeno.
Troviamo questa forma di bacio descritta già nell’antica Grecia, da Aristofane, che nella commedia Le Nuvole parla di katàglossos (katà significa ‘in profondità’ e glòssa significa ‘lingua’). I latini distinguevano fra osculum, il bacio fra amici e il basium, di cui parla Catullo. Il bacio degli amanti era invece il suavium.
Nel Medioevo la morale religiosa considerava il bacio con la lingua peccaminoso anche nei rapporti coniugali.
In Germania, quando si voleva definire questo bacio lo si chiamava ‘bacio fiorentino’, mentre in Italia (ed anche a Firenze!) lo si è sempre chiamato ’bacio alla francese’.

Con il diffondersi dell’Aids si è molto discusso per capire se questo tipo di bacio porteva essere considerato ‘a rischio’. In un primo momento si escluse completamente la possibilità, visto che il virus dell’HIV, si disse, si trasmette esclusivamente attraverso il sangue e non attraverso la saliva. In un secondo momento, a partire dal 2000, il ricercatore Montagnier sostenne che le ghiandole salivari contengono componenti virali, le quali possono essere trasmesse al partner con un bacio. "Anche se il tasso di trasmissione con questo processo è molto basso, non possiamo escluderlo completamente. Bisogna essere cauti a proposito del bacio con scambio di saliva, poichè potrebbe provocare l' Aids", sottolineando che il rischio si accresce se uno dei partner ha piaghe o ulcere in bocca.
Naturalmente, baciare una persona che non ha avuto comportamenti sessuali a rischio è del tutto tranquillo. Il problema si pone se non si conosce la storia personale del/della partner e dei suoi precedenti rapporti sessuali.
Secondo Federfarma il bacio di per se non rappresenta una modalità di trasmissione dell’ HIV ; non si può tuttavia escludere che un tale evento possa verificarsi , anche se con basso rischio , in presenza di lesioni sanguinanti del cavo orale , e di contemporanee lesioni orali del partner.
Dunque, attenzione a chi baciate, oggi più che mai!

VIRILITA' E FEMMINILITA'

La convinzione di ‘essere maschio’ oppure di ‘essere femmina’, si costruisce progressivamente durante l’infanzia e l’adolescenza. Essa produce effetti sulla percezione dell’immagine di sé e sulla maniera in cui è vissuta la propria identità di genere.
L’immagine di sé è anzitutto quella che ciascuno di noi può osservare nello specchio e quella che gli altri ci rimandano quando fanno affermazioni e commenti su di noi.
Vi sono poi dei modelli sociali, maschili e femminili, ai quali tutti ci conformiamo. Essi provengono dalle persone che abbiamo intorno ma anche, in modo più allargato, dalla moda, dalla pubblicità, dalla politica, dallo sport ecc. Questi richiami incessanti finiscono per incidere sul proprio concetto di ‘virilità’ o ‘femminilità’.
La virilità o la femminilità sono vissute grazie, soprattutto, agli attributi sessuali (apparato genitale e caratteristiche sessuali secondarie) che normalmente si sviluppano durante il periodo della pubertà. Alcuni soggetti, dopo questo sviluppo, vivono male alcune parti del loro corpo, perché non le sentono sufficientemente caratterizzate in modo virile o femminile. (Per i maschi l’ attenzione può focalizzarsi ad esempio nell’apparato muscolare, nei piedi, nelle misure del pene ecc., per le femmine nelle misure o nella forma del seno, dei fianchi, della bocca ecc.). Infatti, come ha fatto notare anche Freud, quando si parla di identità, si parla soprattutto di identità corporea. Il corpo che percepiamo può essere anche abbastanza realistico, ma non necessariamente rispetta con precisione quello che effettivamente è; nel periodo puberale è dunque più che frequente provare delle crisi di identità, dovute ad una non perfetta rappresentazione della propria identità corporea in seguito alle nuove caratteristiche acquisite.
Questa difficoltà ad accettare il proprio corpo può determinare una scelta omosessuale o essere alla base di psicopatologie quali la dismorfofobia, la fobia sociale, la depressione.


L'ORA DELL'AMORE

Una ricerca dell’ Indiana University School of Medicine Adolescent Medicine durata sei anni e riportata nel numero di Marzo del Journal of Adolescent Health ha studiato i comportamenti sessuali di 106 ragazze di età compresa fra i 14 ed i 18 anni. Per la ricerca sono stati studiati i diari personali delle ragazze, che contenevano annotazioni per la durata di 12 settimane e sono stati somministrati 3 questionari.
Tutte le adolescenti studiate vivevano nella città di Indianapolis.
Il Dr. Fortenberry ha così scoperto che:
I rapporti sessuali delle adolescenti sono relativamente infrequenti (riguardano solo 12 giorni ogni 100);
I rapporti avuti quando sono sole a casa riguardano meno di un terzo del totale dei rapporti e sono meno frequenti nei giorni di scuola che nei giorni di vacanza;
I rapporti avvengono generalmente di sera o di notte, più spesso nei week ends o nei giorni di vacanza piuttosto che nei giorni di scuola;
Il controllo dei genitori riduce la possibilità di avere rapporti sessuali di pomeriggio, ma non ha effetto su quelli avuti di sera o di notte.
Non andare a scuola aumenta la possibilità di avere rapporti sessuali nel pomeriggio, ma non ha effetto sui rapporti avuti di sera.
I racconti sui diari personali hanno mostrato che una lite con il proprio ragazzo aumenta, per le adolescenti, la possibilità di fare sesso durante il pomeriggio (del 60%), ma il controllo dei genitori, o uno stato d’animo tranquillo fanno decrescere questa possibilità (del 20%). Stare molto insieme al partner sembra che faccia aumentare di molto la possibilità di avere dei rapporti sessuali, sia di pomeriggio che di sera.

COPPIE GAY, COPPIE LESBICHE

Secondo una recente ricerca degli psicologi John Gottman e Robert Levenson, (professori all’Università di Washington) le coppie gay e lesbiche affrontano le stesse problematiche delle coppie eterosessuali nella loro vita di coppia, gli stessi alti e bassi, ma il loro modo di affrontare i conflitti è diverso. In uno studio durato 12 anni su 21 coppie gay e 21 lesbiche che valutava l’interazione fra i partners, la qualità delle espressioni che si scambiavano, oltre ad interviste e questionari di autovalutazione personale.
Anzitutto la ricerca mostra che queste coppie debbono affrontare maggiori problemi delle coppie etero, dal momento che in genere sono isolate dal contesto familiare, non sviluppano relazioni sociali sul luogo di lavoro e devono affrontare tante altre barriere sociali. A parità di soddisfazione e qualità nei rapporti, i partners nelle coppie omosessuali tendono ad essere meno ostili in caso di conflitto, cercando di essere più controllati ed usare il senso dell’umorismo. Inoltre, se fanno commenti positivi l’uno sull’altro, questi sono accolti con molto favore, ma se i commenti sono negativi, sembra che l’altro non se ne abbia troppo a male, non le prenda come offese personali, quasi come se mettesse nel conto che un minimo di difetti nell’altro/a sia la norma. Non esistono inoltre, nei litigi, degli stati di eccitazione eccessivi, come palpitazioni, sudorazione delle mani, il che significa che l’altro partner è più capace di far calmare il partner irritato. Per questo, dicono i ricercatori, le coppie eterosessuali avrebbero molto da imparare dalle coppie ‘omo’ sulla gestione dei conflitti. Anche i rapporti di potere sono più bilanciati all’interno di una coppia omosessuale. Rispetto ai gay, le lesbiche sono apparse più portate ad esprimere le emozioni, sia positive che negative. Questo è dovuto al fatto che entrambe hanno ricevuto un’educazione al femminile, in cui è consentita la libera espressione dell’emotività, almeno rispetto a quella maschile. Se però c’è un litigio grave fra due gay, essi ne escono con grande difficoltà e spesso hanno bisogno di un aiuto esterno.

A CINQUANTA VIENE MEGLIO


I cinquantenni sono più soddisfatti della loro vita sessuale dei trentenni e dei quarantenni, raggiungendo, quanto a soddisfazione, livelli simili ai ragazzi di età compresa fra i 20 ed i 29 anni. Lo dice uno studio pubblicato nel numero di febbraio 2006 del BJU International. Esperti norvegesi ed americani hanno esaminato un campione di 1185 uomini di età compresa fra i 20 ed i 79 anni, ponendo dei quesiti che riguardavano i diversi aspetti della vita sessuale, compresi il desiderio, le erezioni e le eiaculazioni.
I risultati hanno mostrato che, sebbene i cinquantenni (età 50-59) debbano affrontare problemi di calo del desiderio, difficoltà di erezione e di eiaculazione, si considerano molto soddisfatti della loro vita sessuale. Gli uomini che hanno risposto per posta al questionario norvegese hanno attribuito un punteggio alla loro vita sessuale, variabile da 0 (assolutamente scadente) a 4 (buone funzioni sessuali, nessun problema).
Risultati: i ragazzi fra i venti ed i trenta anni hanno avuto un punteggio medio complessivo di 2,79, i cinquantenni (50-59) 2,77, i trentenni (30-39) 2,55 ed i quarantenni (40-49) 2,72. Praticamente dunque, i più soddisfatti di tutti (e c'era da aspettarselo!) sono i più giovani, i quali sono seguiti dai cinquantenni e non dai trentenni o quarantenni (e questo sorprende di più, anche se ormai diversi studi concordano sulla buona soddisfazione sessuale dei cinquantenni)
Dopo i 59 anni la soddisfazione sessuale scende significativamente a 2,46 per gli ultrasessantenni e 2,14 per gli ultra-settantenni. Ma vediamo il livello di soddisfazione per ogni singolo aspetto della ricerca.
- Desiderio sessuale: il punteggio medio per il desiderio sessuale è stato 2,19 su quattro, partendo dal 2,79 dei ventenni all’1,54 dei settantenni.

- Erezione: La soddisfazione per quanto attiene l'erezione ha avuto una media di 2,83, punteggio che cade drasticamente dopo i cinquanta. I ventenni hanno totalizzato 3,63, i cinquantenni 3,03, i sessantenni 1,60.

-Eiaculazione: L’eiaculazione ha avuto un punteggio di 3,28, mostrando un declino meno forte con l’avanzare dell’età, se non dopo i sessanta anni. I ventenni hanno avuto su questo item un punteggio di 3,85, mentre i settantenni 2,32.
Il campione era rappresentativo della popolazione maschile norvegese in termini di stato civile e livello scolastico. In particolare: l’86% degli uomini del campione erano sposati o avevano una relazione sessuale e il 57% erano stati sessualmente attivi negli ultimi 30 giorni, il 6% aveva avuto una nuova partner sessuale negli ultimi sei mesi.

LA VERGINITA'

La verginità femminile consiste nell’avere l’imene intatto. Si tratta di una membrana situata nell’orificio vaginale esterno: non sembra avere una vera e propria funzione biologica, anche se si è detto che potrebbe servire a proteggere la vagina dalle infezioni, durante il periodo giovanile della donna. In molte culture, ciò che rende una donna particolarmente gradita al futuro marito non è la sua bellezza, non è la sua intelligenza, o la sua effettiva serietà, ma la sua verginità. Non che la donna ‘seria’ non sia desiderabile, ma la sua verginità è in qualche modo considerata di per sé la prova dell’onesta e della affidabilità della ragazza. L'imene dunque, se non serve a nulla dal punto di vista biologico, come simbolo di verginità, è stato ed in molti casi ancora è, molto importante a livello sociale.
Durante il primo rapporto sessuale infatti, l’imene si rompe e sanguina, dimostrando la verginità della donna e la virilità dell’uomo che, con la forza della sua erezione, è riuscito a penetrare la donna e a lacerare il suo imene. Ecco perché anche in Italia, fino a non molto tempo fa, le lenzuola sporche di sangue della prima notte di nozze venivano stese alle finestre, perché tutto il paese sapesse. La presenza di quel sangue garantiva che la discendenza di quella donna era sicuramente attribuibile al marito, perché nella credenza popolare questa era la prova che nessuno prima di quella notte avrebbe potuto fecondarla.
Questo avveniva, a maggior ragione, nelle famiglie reali, dove la discendenza era ancor più tenuta in considerazione per ragioni dinastiche. (Questo non accadeva nei lontani secoli bui, ma meno di trenta anni fa, quando nella civilissima Inghilterra Lady D. fu scelta, tra l’altro, perché vergine! )
Nel Medio Evo, per capire se una ragazza era vergine le si faceva il test dell’urina, nella convinzione che l’urina della vergine fosse più chiara e limpida di quella della non-vergine, oppure le si guardavano i capezzoli (quelli della vergine dovevano essere rivolti in su...).
In realtà, non tutte le donne vergini hanno un sanguinamento alla rottura dell’imene: le attività sportive, l’uso dei tamponi, la pratica del petting, possono lacerare l’imene in modo graduale. Vi sono donne poi che sono nate senza imene ed altre che, al contrario, hanno un imene talmente elastico che può permettere la penetrazione senza lacerarsi. Dunque, la mancanza del sanguinamento non dà alcuna certezza circa l’effettiva verginità della ragazza. Va qui ricordato che molte donne nel mondo sono state, e sono, torturate per la loro intera vita, screditate socialmente, o addirittura uccise, per la loro presunta non-verginità.
Si capisce dunque la ragione per cui in passato molte donne sono ricorse a medici compiacenti per la riparazione dell’imene, attraverso la saturazione delle parti residue dell’imene, il prelevamento di una piccola parte del tessuto vaginale e perfino la collocazione in zona strategica di una piccola capsula contenente una sostanza gelatinosa, molto simile al sangue.
Questo intervento, ancora praticato nei paesi con tradizioni forti riguardo alla verginità femminile, costa in genere dai 100 ai 1500 dollari. (Meno comprensibile è la nuova moda americana dell’intervento chirurgico della rivergination, fatto solo come status symbol, a puro scopo consumistico)
Vi sono poi molte ragazze vergini, ma incinte… Come è potuto succedere? E’ accaduto perché gli spermatozoi, anche se depositati esternamente alla vagina, hanno la capacità di risalire il muco vaginale, particolarmente durante il periodo dell’ovulazione, in cui il muco aumenta in modo notevole.
 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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