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LA CIRCONCISIONE
La parola circoncisione viene dal latino ‘circum’ intorno e ‘caedere’,
tagliare. Si tratta di un procedimento molto antico che consiste nella
recisione del prepuzio (la pelle che circonda il glande del pene).
Questa pratica è in uso da tempi lontanissimi, soprattutto fra gli ebrei
ed i musulmani. Essi praticano la circoncisione dei bambini in età che
va da pochi giorni per gli ebrei (per la precisione, all’ottavo giorno
di vita del bambino) alla pubertà per i musulmani, come rito di
iniziazione alla vita adulta. Da quanto riportato nelle scritture,
sembra che anche Gesù sia stato circonciso. A seconda delle modalità con
cui viene effettuata, essa assume tre differenti forme: l’incisione del
frenulo, la circumcisione, ovvero l’asportazione parziale del prepuzio,
oppure la subincisione, cioè l’incisione dell’uretra fino alla base del
pene (questo avviene fra le popolazioni della Melanesia e della Nuova
Guinea).
Erodoto attribuiva alla circoncisione uno scopo igienico e forse è
ancora per questo che lo praticano le popolazioni primitive, ma c’è da
dire che si tratta di un’operazione delicata, che se praticata in
condizioni scarsamente igieniche, può favorire l’insorgere di emorragie
ed infezioni gravi.
L’origine del rituale potrebbe essere legato all’uso bellico che
imponeva ai vincitori di recidere dapprima i genitali e in seguito il
solo prepuzio ai prigionieri nemici. Freud considerava la circoncisione
come un rituale di sottomissione all’autorità paterna. Infatti “nella
preistoria dell’umanità fu certo il padre a praticare l’evirazione come
castigo, ridimensionandola poi in epoche successive alla semplice
circoncisione”.
Jung la interpretava come un sacrificio avente lo stesso valore del
sacrificio degli animali domestici o del primogenito. Nella
circoncisione, dice Jung “veniva sacrificata solo una parte, il che
equivale già alla sostituzione del sacrificio con un atto simbolico
Sacrificando quegli oggetti preziosi di desiderio e di possesso, ci si
disfa del desiderio istintivo, o libido, per riacquistarlo in una forma
rinnovata. Attraverso il sacrificio ci si affranca dalla paura della
morte e ci si propizia l’Ade avidodi olocausti”.
Nella società occidentale l’ablazione parziale o totale del prepuzio
viene praticata chirurgicamente in caso di fimosi (restringimento
dell’orifizio del prepuzio che non lascia scoprire completamente il
glande. Tale stato, oltre a rendere difficoltosi i rapporti sessuali,
provoca frequenti infezioni, dovute alla difficoltà di mantenere
un’igiene corretta – ritenzione dello smegma - Si calcola che circa il
20% dei maschi abbia difficoltà a far scendere fino in fondo il
prepuzio) oppure semplicemente per ragioni estetiche o di opportunità
(alcuni/e ritengono infatti, che un pene circonciso appaia più ordinato
e pulito).
Dal punto di vista sessuale, sembra che gli uomini circoncisi non siano
molto soddisfatti, a causa della perdita di tessuti fortemente erogeni
che lasciano spesso posto ad una antiestetica cicatrice, poca
maneggevolezza del pene, "scomodità" e difficoltà masturbatorie,
eccessiva perdita di sensibilità del glande con conseguente difficoltà a
raggiungere l'orgasmo, periodi refrattari maggiori (quindi diminuita
potenza sessuale) anche perché diventa spesso necessaria una forte
stimolazione dei tessuti che, fortemente "stressati", possono arrivare a
rendere dolorosi i rapporti sessuali. Di positivo c’è il fatto che la
diminuita sensibilità del pene evita l’eiaculazione precoce.
(MAG 06)
L'ORGASMO INUTILE
Elisabeth A. Lloyd's, biologa e filosofa della scienza dell’Università
dell’Indiana, ha appena pubblicato in Italia un libro che farà molto
discutere, come è già successo nella sua versione in lingua inglese. Si
tratta di un libro assolutamente e rigorosamente scientifico, che si
interroga sul perché dell’orgasmo femminile (Il caso dell’orgasmo
feminile ed. Codice, 267 pagine, 25 euro).
La Lloyd considera nel libro il modo sorprendente con il quale i teorici
hanno parlato dell’orgasmo femminile, mettendo in evidenza la
superficialità della maggior parte delle ricerche in proposito. La
riflessione parte dall’assunto che l’orgasmo machile si manifesta con
l’eiaculazione e che dunque non è fine a sé stesso, perché
l’eiaculazione ha lo scopo di fornire il seme che poi servirà alla
riproduzione. Se gli uomini non avessero avuto l’orgasmo, oggi
probabilmente la nostra specie non esisterebbe. Ma l’orgasmo femminile a
cosa serve? Perché non è altrettanto importante per la riproduzione?
Perché le femmine degli animali, per quello che ne sappiamo, non lo
provano e le donne si? Perché se le donne si masturbano non simulano i
movimenti del rapporto sessuale, come invece avviene per gli uomini?
Perché molte donne lo provano solo di rado ed altre non lo provano mai ?
Perché il rapporto sessuale non è il modo più idoneo perché la donna
raggiunga il piacere? Dunque, per quale motivo insistere col ritenere
che l’orgasmo femminile sia il risultato di un adattamento, in termini
evoluzionistici? Secondo la Lloyd si tratta di un pregiudizio
scientifico, chei tende ad attribuire sempre un significato adattivo ad
ogni comportamento umano, ma in questo caso, secondo la Lloyd, non ci
sarebbe affatto evidenza di una ragione evolutiva per l’orgasmo
femminile, che è del tutto inutile per la riproduzione.
La Lloyd esamina tutte le possibilità, fra l’altro prendendo in esame 21
teorie proposte nel tempo dai ricercatori e conclude: "Non c’è
assolutamente la dimostrazione che l’orgasmo sia legato al successo
riproduttivo" (La filosofa della scienza ammette che ci potrebbe essere
una relazione fra le due cose, ma la scienza si basa esclusivamente
sull’evidenza dei fatti e l’evidenza oggi disponibile non mostra questo
collegamento).
La studiosa esamina nel libro 32 studi sull’orgasmo femminile facendo
notare la scadente qualità della ricerca. Ciò che mette in evidenza è
che, se non attraverso la stimolazione diretta della clitoride, ben tre
donne su quattro non provano l’orgasmo durante il rapporto sessuale,
eppure rimangono incinte… Dunque? A cosa serve l’orgasmo femminile?
Potrebbe forse servire a creare il desiderio sessuale, a portare
stabilità nella coppia, ma non certo per fini riproduttivi. E poi si
tratta di ipotesi, non di certezze.
La teoria che le sembra più plausbile è quella di Donald Symons, che
vede l’orgasmo femminile come un prodotto secondario dell’evoluzione,
qualcosa che ‘potrebbe’ o che ha le ‘potenzialità per … ". Un po’ come
il capezzolo maschile (a che serve?)
La conclusione dell’autrice è che l’orgasmo femminile, a differenza di
quello maschile, non serve assolutamente a nulla, se non al divertimento
e che la sessualità maschile e quella femminile NON sono analoghe e
complementari.
apr 06
LESBISMO
Il lesbismo indica l’omosessualità femminile, episodica o permanente,
che si manifesta come attrazione amorosa fra donne. Il nome deriva
dall’isola greca di Lesbo, dove viveva la poetessa Saffo, che si
dedicava a questo genere d’amore, da cui anche la denominazione di
saffismo.
La tradizione vuole che Saffo guidava una raffinata scuola per ragazze
in cui si insegnava musica, poesia e comportamenti adeguati alla vita in
società.
Nelle relazioni lesbiche si riscontra spesso una divisione dei ruoli:
una delle due tende ad assumere un ruolo più virile dell’altra
(atteggiamenti, abbigliamento, acconciatura).
Alla base del lesbismo ci possono essere varie cause:
un narcisismo esasperato (che porta ad una ricerca della propria
identità sessuale attraverso il rispecchiamento nella partner),
l’ostilità materna (che impedisce alla figlia l’identificazione in un
modello femminile, con accettazione del ruolo), oppure il rifiuto
paterno (che induce la figlia rifiutata ad identificarsi con il sesso
opposto oppure a provare nei confronti di questo un sentimento di
marcata ostilità). Altre cause sono state ricercate nella paura del
rapporto eterosessuale e dunque nella ricerca di un surrogato, oppure
nell’identificazione della bambina in un modello maschile, per
compiacere i genitori che desideravano un maschio.
Insieme a tutto questo, molto dipende anche dagli incontri avuti e dalle
iniziazioni ricevute alla vita sessuale.
Il rapporto lesbico sembra interessare le fantasie erotiche più degli
uomini che delle donne e per questo viene spesso proposto in filmati
pornografici dedicati ad un pubblico maschile.
GAY
Etimologicamente il termine può essere riferito all’inglese gay
(gaudente), oppure al provenzale gai (riferibile all’ambiente provenzale
dei trovatori, dove l’omosessualità era assai diffusa).
Il termine ha cominciato ad essere usato come parola d’ordine o codice
gergale nella sub-cultura angloamericana omosessuale dei primi del
Novecento. La sua prima apparizione ufficiale sembra risalga ad un film
del 1938, Bringing up Baby (in italiano Susanna, regia di Howard Hawks).
Ad usarla è Cary Grant, che provandosi un abito un po’ frivolo dice
scherzosamente di essere diventato gay.
In Italia la parola si è affermata sulla stampa negli anni settanta del
secolo scorso, in concomitanza con i primi movimenti di liberazione
omosessuale. Il gay è dunque un omosessuale che ha preso coscienza di
sé, che ha fatto outing (è venuto fuori) ed è dunque fiero di essere
diverso.
LA CLITORIDE
tutti i segreti della sessualità femminile sono focalizzati in un
piccolo organo, molto sensibile, innervato da circa 8000 cellule
nervose, che ne fanno l’organo più sensibile del corpo umano femminile,
come lo è il pene per quello maschile.Una volta il termine clitoride era
considerato un sostantivo maschile (il clitoride), ma dopo le battaglie
femministe degli anni settanta (se gli uomini hanno IL pene, noi abbiamo
LA clitoride) si preferisce considerarlo femminile (la clitoride,
appunto). La clitoride è una parte del corpo che, per quanto se ne sa
oggi, non serve a null’altro che a produrre piacere nella donna. Il nome
deriva dal greco kleitorìs, un diminutivo, il cui significato
etimologico non è ancora del tutto chiaro, ma che viene comunemente
indicato come ‘piccola chiave’. Sembra sia stata scoperta per primo da
un italiano, un anatomista dell’Università di Padova, Matteo Rinaldo
Colombo, che ne parlò in un libro pubblicato nel 1559. Essa è
localizzata nella parte anteriore superiore della vulva, appena sopra le
piccole labbra della vagina.
Da un punto di vista dello sviluppo embrionario ha la stessa origine del
pene. E’ formata da due corpi cavernosi avvolti da una membrana
fibroelastica, la fascia della clitoride. La clitoride si divide in una
porzione iniziale, la radice, e in una parte media, il corpo, che per
breve tratto è diretto in avanti e in alto e piega poi bruscamente in
basso, formando l’angolo della clitoride; alla superfcicie dorsale di
quest’angolo si attacca il legamento sospensore. L’estremità libera del
corpo della clitoride termina con il glande clitorideo, formazione
simile a quella del pene, del quale la clitoride è stata considerata
organo omologo. La clitoride produce anzitutto l’orgasmo clitorideo.
Nella donna infatti esistono due tipi di orgasmo, quello vaginale e
quello clitorideo. Secondo Freud la donna sessualmente matura proverebbe
solo l’orgasmo vaginale (non sfugga il tentativo di dare, in questo
modo, importanza e significato al pene maschile!), mentre l’orgasmo
clitorideo apparterrebbe solo al periodo giovanile, quello
dell’autoerotismo, della bambina e poi dell’adolescente. Nella realtà,
la maggior parte delle donne prova solo un orgasmo clitorideo,
attraverso la stimolazione diretta della clitoride, e non prova orgasmo
vaginale, che si ottiene invece attraverso la penetrazione. In
sessuologia si ritiene tuttavia che si tratti in realtà di un solo tipo
di orgasmo, visto che anche l’orgasmo vaginale si ottiene attraverso la
stimolazione della clitoride, seppure in maniera indiretta.
L'ESIBIZIONISMO
L’esibizionismo è una parafilia (tendenza compulsiva ad esprimere la
propria sessualità in modi diversi dal rapporto sessuale con un soggetto
di sesso opposto) per cui il soggetto prova piacere a denudarsi di
fronte ad altre persone. In particolare vengono mostrati gli organi
genitali (soprattutto maschili) ed il seno femminile. In genere
l’esibizionista è di sesso maschile, ma c’è da dire che è un po’
difficile individuare soggetti femminili interessati a questa parafilia,
dal momento che se una donna si denuda ed in particolare mostra il seno,
questo è un comportamento socialmente molto più accettato. Secondo Freud
la tendenza a denudarsi in pubblico è dovuta ad una regressione ad uno
stadio infantile, quando il bambino aveva il ‘piacere di mostrare’.
L’esibizionista è anzitutto un narcisista, una persona innamorata del
suo corpo ed è convinto/a che anche gli altri provino piacere nel
poterlo/a guardare. Può masturbarsi mentre si spoglia, ma non ama il
rapporto sessuale con un’altra persona, che considera sporco e
disgustoso, soprattutto per motivi di salute e di igiene. La pulsione
all’esibizione del proprio corpo è descritta come un’azione coatta, alla
quale il soggetto non riesce a sottrarsi, anche a causa dell’ossessività
del desiderio di cui è vittima. Tra gli esibizionisti uomini vi sono
anche i sadici, il cui scopo è quello di provare piacere spaventando ed
offendendo le persone più indifese; per questo si denuda spesso davanti
a bambini ed adolescenti, godendo del loro imbarazzo e della loro paura.
Generalmente l’esibizionista prova dei sensi di colpa e per questo
ritorna spesso sulla scena delle sue esibizioni, rendendosi facilmente
individuabile. L'insorgenza avviene spesso prima dei 18 anni e, perché
si tratti realmente di un disturbo psicologico, deve durare almeno sei
mesi e deve causare disagio importante nel soggetto, compromettendo
seriamente la sua vita sociale e lavorativa.
SONO O NON SONO INCINTA?
Il periodo fecondo, in una donna con ciclo mestruale di 28 giorni, va
calcolato fra il 10° ed il 18° giorno del ciclo; l’ovulazione infatti
può avvenire tra il 12° ed il 16° giorno.
I due giorni prima e dopo sono considerati ‘a rischio’ perché gli
spermatozoi possono sopravvivere fino a 72 ore e l’ovulo 48 ore.
Il metodo contraccettivo basantesi sul calcolo dei giorni, denominato
metodo Ogino Knaus, è oggi considerato poco sicuro e dunque
sconsigliabile se usato da solo. Abbinandolo invece ad un altro metodo
anticoncezionale, come ad esempio il preservativo, può essere più
efficace.
Se si è verificata la fecondazione dell'ovulo, occorreranno 6-7 giorni
prima che l'ovulo fecondato raggiunga l'utero, dopo aver attraversato le
trombe di Falloppio.
Nel momento in cui l’embrione si impianta nell’utero viene prodotto
l’ormone o beta-hCG e contemporanemante aumentano anche estrogeni e di
progesterone, che impediscono la perdita della mucosa uterina.
L’ ormone hCG è prodotto dal trofoblasto, cioè dallo strato di cellule
presente all'inizio dello sviluppo embrionale e che in seguito darà
origine alla placenta.
La quantità di hCG presente nell'organismo della donna incinta cresce di
giorno in giorno sin dall’inizio della gravidanza, arrivando al culmine
tra la settima e la dodicesima settimana di gravidanza, dopo di che
comincia a diminuire, anche se rimane presente nel sangue e nelle urine
per tutto il periodo della gravidanza.
Il metodo più veloce per sapere se una donna è incinta è fare un test di
gravidanza sul sangue. Poiché però tale test non è possibile farlo in
casa, è abbastanza diffuso ricorrere ai test di gravidanza venduti nelle
farmacie e nei supermercati. Il costo per ogni singolo test si aggira
intorno ai 10-15 euro.
Naturalmente non serve la ricetta medica. .Alcuni test di gravidanza
possono essere eseguiti con una sola operazione, da effettuare in
qualsiasi momento della giornata (non occorre utilizzare la prima urina
del mattino) e già dal giorno in cui dovrebbero iniziare le
mestruazioni. E' possibile leggere il risultato in soli 2 minuti.
Qualora il risultato non fosse ancora leggibile, attendere un altro
minuto.
Se il risultato è dubbio, oppure è negativo, ma è stato fatto con
qualche giorno di anticipo sulla data prevista per l’arrivo delle
mestruazioni, occorre ripetere il test dopo un paio di giorni. Questi
test, se effettuati nei modi e nei tempi previsti, sono sicuri ed
affidabili come i test svolti in laboratorio. Infatti essi evidenziano
la presenza nelle urine dell’ormone hCG che è presente solo nella donna
incinta: se il test è positivo è perciò sempre sicuro; eventuali dubbi
possono essercene se il test fosse negativo.
Se si vuole anticipare il test di qualche giorno sulla data attesa delle
mestruazioni, per avere maggiore certezza è consigliabile utilizzare le
prime urine del mattino, evitando alla sera di bere troppi liquidi (in
modo che la concentrazione dell’urina sia massima). Vi sono diverse
marche (es. Analysis, Farmasan, Verità ecc.)
In genere occorre mettere il kit fornito in un flacone di urina o
metterlo direttamente sotto il flusso. La risposta è pronta in tre
minuti.
IL BACIO E L'AIDS
Il bacio consiste nel contatto delle labbra , o anche della lingua, di
due individui.
Freud ritiene che ”il primo organo che si presenta come zona erogena e
avanza alla psiche una richiesta libidica è, fin dalla nascita, la
bocca”. Infatti vede nell’erotismo orale la fase costitutiva della vita
sessuale e ritiene che il contatto col seno materno, con tutte le
piacevoli sensazioni ad esso collegate (calore, nutrimento, abbraccio,
appagamento, soddisfazione) sia la prima soddisfazione sessuale della
vita.
Il bacio è in genere un preliminare importante nel rapporto sessuale,
perché dalle terminazioni nervose della lingua e delle labbra si
dipartono stimoli che raggiungono gli organi sessuali attraverso il
sistema simpatico.
Fra le popolazioni orientali è diffuso il bacio con il naso,
sviluppatosi certamente dal reciproco odorarsi, comune nel comportamento
animale.
Il bacio con la lingua, o bacio profondo, consiste nella penetrazione
della lingua di un individuo nella cavità orale di un altro (e
naturalmente la cosa può essere reciproca).
In qualche modo questo bacio ricorda il coito e per questo è considerato
particolarmente erogeno.
Troviamo questa forma di bacio descritta già nell’antica Grecia, da
Aristofane, che nella commedia Le Nuvole parla di katàglossos (katà
significa ‘in profondità’ e glòssa significa ‘lingua’). I latini
distinguevano fra osculum, il bacio fra amici e il basium, di cui parla
Catullo. Il bacio degli amanti era invece il suavium.
Nel Medioevo la morale religiosa considerava il bacio con la lingua
peccaminoso anche nei rapporti coniugali.
In Germania, quando si voleva definire questo bacio lo si chiamava
‘bacio fiorentino’, mentre in Italia (ed anche a Firenze!) lo si è
sempre chiamato ’bacio alla francese’.
Con il diffondersi dell’Aids si è molto discusso per capire se questo
tipo di bacio porteva essere considerato ‘a rischio’. In un primo
momento si escluse completamente la possibilità, visto che il virus
dell’HIV, si disse, si trasmette esclusivamente attraverso il sangue e
non attraverso la saliva. In un secondo momento, a partire dal 2000, il
ricercatore Montagnier sostenne che le ghiandole salivari contengono
componenti virali, le quali possono essere trasmesse al partner con un
bacio. "Anche se il tasso di trasmissione con questo processo è molto
basso, non possiamo escluderlo completamente. Bisogna essere cauti a
proposito del bacio con scambio di saliva, poichè potrebbe provocare l'
Aids", sottolineando che il rischio si accresce se uno dei partner ha
piaghe o ulcere in bocca.
Naturalmente, baciare una persona che non ha avuto comportamenti
sessuali a rischio è del tutto tranquillo. Il problema si pone se non si
conosce la storia personale del/della partner e dei suoi precedenti
rapporti sessuali.
Secondo Federfarma il bacio di per se non rappresenta una modalità di
trasmissione dell’ HIV ; non si può tuttavia escludere che un tale
evento possa verificarsi , anche se con basso rischio , in presenza di
lesioni sanguinanti del cavo orale , e di contemporanee lesioni orali
del partner.
Dunque, attenzione a chi baciate, oggi più che mai!
VIRILITA' E FEMMINILITA'
La convinzione di ‘essere maschio’ oppure di ‘essere femmina’, si
costruisce progressivamente durante l’infanzia e l’adolescenza. Essa
produce effetti sulla percezione dell’immagine di sé e sulla maniera in
cui è vissuta la propria identità di genere.
L’immagine di sé è anzitutto quella che ciascuno di noi può osservare
nello specchio e quella che gli altri ci rimandano quando fanno
affermazioni e commenti su di noi.
Vi sono poi dei modelli sociali, maschili e femminili, ai quali tutti ci
conformiamo. Essi provengono dalle persone che abbiamo intorno ma anche,
in modo più allargato, dalla moda, dalla pubblicità, dalla politica,
dallo sport ecc. Questi richiami incessanti finiscono per incidere sul
proprio concetto di ‘virilità’ o ‘femminilità’.
La virilità o la femminilità sono vissute grazie, soprattutto, agli
attributi sessuali (apparato genitale e caratteristiche sessuali
secondarie) che normalmente si sviluppano durante il periodo della
pubertà. Alcuni soggetti, dopo questo sviluppo, vivono male alcune parti
del loro corpo, perché non le sentono sufficientemente caratterizzate in
modo virile o femminile. (Per i maschi l’ attenzione può focalizzarsi ad
esempio nell’apparato muscolare, nei piedi, nelle misure del pene ecc.,
per le femmine nelle misure o nella forma del seno, dei fianchi, della
bocca ecc.). Infatti, come ha fatto notare anche Freud, quando si parla
di identità, si parla soprattutto di identità corporea. Il corpo che
percepiamo può essere anche abbastanza realistico, ma non
necessariamente rispetta con precisione quello che effettivamente è; nel
periodo puberale è dunque più che frequente provare delle crisi di
identità, dovute ad una non perfetta rappresentazione della propria
identità corporea in seguito alle nuove caratteristiche acquisite.
Questa difficoltà ad accettare il proprio corpo può determinare una
scelta omosessuale o essere alla base di psicopatologie quali la
dismorfofobia, la fobia sociale, la depressione.
L'ORA DELL'AMORE
Una ricerca dell’ Indiana University School of Medicine Adolescent
Medicine durata sei anni e riportata nel numero di Marzo del Journal of
Adolescent Health ha studiato i comportamenti sessuali di 106 ragazze di
età compresa fra i 14 ed i 18 anni. Per la ricerca sono stati studiati i
diari personali delle ragazze, che contenevano annotazioni per la durata
di 12 settimane e sono stati somministrati 3 questionari.
Tutte le adolescenti studiate vivevano nella città di Indianapolis.
Il Dr. Fortenberry ha così scoperto che:
I rapporti sessuali delle adolescenti sono relativamente infrequenti
(riguardano solo 12 giorni ogni 100);
I rapporti avuti quando sono sole a casa riguardano meno di un terzo del
totale dei rapporti e sono meno frequenti nei giorni di scuola che nei
giorni di vacanza;
I rapporti avvengono generalmente di sera o di notte, più spesso nei
week ends o nei giorni di vacanza piuttosto che nei giorni di scuola;
Il controllo dei genitori riduce la possibilità di avere rapporti
sessuali di pomeriggio, ma non ha effetto su quelli avuti di sera o di
notte.
Non andare a scuola aumenta la possibilità di avere rapporti sessuali
nel pomeriggio, ma non ha effetto sui rapporti avuti di sera.
I racconti sui diari personali hanno mostrato che una lite con il
proprio ragazzo aumenta, per le adolescenti, la possibilità di fare
sesso durante il pomeriggio (del 60%), ma il controllo dei genitori, o
uno stato d’animo tranquillo fanno decrescere questa possibilità (del
20%). Stare molto insieme al partner sembra che faccia aumentare di
molto la possibilità di avere dei rapporti sessuali, sia di pomeriggio
che di sera.
COPPIE GAY, COPPIE LESBICHE
Secondo una recente ricerca degli psicologi John Gottman e Robert
Levenson, (professori all’Università di Washington) le coppie gay e
lesbiche affrontano le stesse problematiche delle coppie eterosessuali
nella loro vita di coppia, gli stessi alti e bassi, ma il loro modo di
affrontare i conflitti è diverso. In uno studio durato 12 anni su 21
coppie gay e 21 lesbiche che valutava l’interazione fra i partners, la
qualità delle espressioni che si scambiavano, oltre ad interviste e
questionari di autovalutazione personale.
Anzitutto la ricerca mostra che queste coppie debbono affrontare
maggiori problemi delle coppie etero, dal momento che in genere sono
isolate dal contesto familiare, non sviluppano relazioni sociali sul
luogo di lavoro e devono affrontare tante altre barriere sociali. A
parità di soddisfazione e qualità nei rapporti, i partners nelle coppie
omosessuali tendono ad essere meno ostili in caso di conflitto, cercando
di essere più controllati ed usare il senso dell’umorismo. Inoltre, se
fanno commenti positivi l’uno sull’altro, questi sono accolti con molto
favore, ma se i commenti sono negativi, sembra che l’altro non se ne
abbia troppo a male, non le prenda come offese personali, quasi come se
mettesse nel conto che un minimo di difetti nell’altro/a sia la norma.
Non esistono inoltre, nei litigi, degli stati di eccitazione eccessivi,
come palpitazioni, sudorazione delle mani, il che significa che l’altro
partner è più capace di far calmare il partner irritato. Per questo,
dicono i ricercatori, le coppie eterosessuali avrebbero molto da
imparare dalle coppie ‘omo’ sulla gestione dei conflitti. Anche i
rapporti di potere sono più bilanciati all’interno di una coppia
omosessuale. Rispetto ai gay, le lesbiche sono apparse più portate ad
esprimere le emozioni, sia positive che negative. Questo è dovuto al
fatto che entrambe hanno ricevuto un’educazione al femminile, in cui è
consentita la libera espressione dell’emotività, almeno rispetto a
quella maschile. Se però c’è un litigio grave fra due gay, essi ne
escono con grande difficoltà e spesso hanno bisogno di un aiuto esterno.
A CINQUANTA VIENE MEGLIO
I cinquantenni sono più soddisfatti della loro vita sessuale dei
trentenni e dei quarantenni, raggiungendo, quanto a soddisfazione,
livelli simili ai ragazzi di età compresa fra i 20 ed i 29 anni. Lo dice
uno studio pubblicato nel numero di febbraio 2006 del BJU International.
Esperti norvegesi ed americani hanno esaminato un campione di 1185
uomini di età compresa fra i 20 ed i 79 anni, ponendo dei quesiti che
riguardavano i diversi aspetti della vita sessuale, compresi il
desiderio, le erezioni e le eiaculazioni.
I risultati hanno mostrato che, sebbene i cinquantenni (età 50-59)
debbano affrontare problemi di calo del desiderio, difficoltà di
erezione e di eiaculazione, si considerano molto soddisfatti della loro
vita sessuale. Gli uomini che hanno risposto per posta al questionario
norvegese hanno attribuito un punteggio alla loro vita sessuale,
variabile da 0 (assolutamente scadente) a 4 (buone funzioni sessuali,
nessun problema).
Risultati: i ragazzi fra i venti ed i trenta anni hanno avuto un
punteggio medio complessivo di 2,79, i cinquantenni (50-59) 2,77, i
trentenni (30-39) 2,55 ed i quarantenni (40-49) 2,72. Praticamente
dunque, i più soddisfatti di tutti (e c'era da aspettarselo!) sono i più
giovani, i quali sono seguiti dai cinquantenni e non dai trentenni o
quarantenni (e questo sorprende di più, anche se ormai diversi studi
concordano sulla buona soddisfazione sessuale dei cinquantenni)
Dopo i 59 anni la soddisfazione sessuale scende significativamente a
2,46 per gli ultrasessantenni e 2,14 per gli ultra-settantenni. Ma
vediamo il livello di soddisfazione per ogni singolo aspetto della
ricerca.
- Desiderio sessuale: il punteggio medio per il desiderio sessuale è
stato 2,19 su quattro, partendo dal 2,79 dei ventenni all’1,54 dei
settantenni.
- Erezione: La soddisfazione per quanto attiene l'erezione ha avuto una
media di 2,83, punteggio che cade drasticamente dopo i cinquanta. I
ventenni hanno totalizzato 3,63, i cinquantenni 3,03, i sessantenni
1,60.
-Eiaculazione: L’eiaculazione ha avuto un punteggio di 3,28, mostrando
un declino meno forte con l’avanzare dell’età, se non dopo i sessanta
anni. I ventenni hanno avuto su questo item un punteggio di 3,85, mentre
i settantenni 2,32.
Il campione era rappresentativo della popolazione maschile norvegese in
termini di stato civile e livello scolastico. In particolare: l’86%
degli uomini del campione erano sposati o avevano una relazione sessuale
e il 57% erano stati sessualmente attivi negli ultimi 30 giorni, il 6%
aveva avuto una nuova partner sessuale negli ultimi sei mesi.
LA VERGINITA'
La verginità femminile consiste nell’avere l’imene intatto. Si tratta di
una membrana situata nell’orificio vaginale esterno: non sembra avere
una vera e propria funzione biologica, anche se si è detto che potrebbe
servire a proteggere la vagina dalle infezioni, durante il periodo
giovanile della donna. In molte culture, ciò che rende una donna
particolarmente gradita al futuro marito non è la sua bellezza, non è la
sua intelligenza, o la sua effettiva serietà, ma la sua verginità. Non
che la donna ‘seria’ non sia desiderabile, ma la sua verginità è in
qualche modo considerata di per sé la prova dell’onesta e della
affidabilità della ragazza. L'imene dunque, se non serve a nulla dal
punto di vista biologico, come simbolo di verginità, è stato ed in molti
casi ancora è, molto importante a livello sociale.
Durante il primo rapporto sessuale infatti, l’imene si rompe e sanguina,
dimostrando la verginità della donna e la virilità dell’uomo che, con la
forza della sua erezione, è riuscito a penetrare la donna e a lacerare
il suo imene. Ecco perché anche in Italia, fino a non molto tempo fa, le
lenzuola sporche di sangue della prima notte di nozze venivano stese
alle finestre, perché tutto il paese sapesse. La presenza di quel sangue
garantiva che la discendenza di quella donna era sicuramente
attribuibile al marito, perché nella credenza popolare questa era la
prova che nessuno prima di quella notte avrebbe potuto fecondarla.
Questo avveniva, a maggior ragione, nelle famiglie reali, dove la
discendenza era ancor più tenuta in considerazione per ragioni
dinastiche. (Questo non accadeva nei lontani secoli bui, ma meno di
trenta anni fa, quando nella civilissima Inghilterra Lady D. fu scelta,
tra l’altro, perché vergine! )
Nel Medio Evo, per capire se una ragazza era vergine le si faceva il
test dell’urina, nella convinzione che l’urina della vergine fosse più
chiara e limpida di quella della non-vergine, oppure le si guardavano i
capezzoli (quelli della vergine dovevano essere rivolti in su...).
In realtà, non tutte le donne vergini hanno un sanguinamento alla
rottura dell’imene: le attività sportive, l’uso dei tamponi, la pratica
del petting, possono lacerare l’imene in modo graduale. Vi sono donne
poi che sono nate senza imene ed altre che, al contrario, hanno un imene
talmente elastico che può permettere la penetrazione senza lacerarsi.
Dunque, la mancanza del sanguinamento non dà alcuna certezza circa
l’effettiva verginità della ragazza. Va qui ricordato che molte donne
nel mondo sono state, e sono, torturate per la loro intera vita,
screditate socialmente, o addirittura uccise, per la loro presunta
non-verginità.
Si capisce dunque la ragione per cui in passato molte donne sono ricorse
a medici compiacenti per la riparazione dell’imene, attraverso la
saturazione delle parti residue dell’imene, il prelevamento di una
piccola parte del tessuto vaginale e perfino la collocazione in zona
strategica di una piccola capsula contenente una sostanza gelatinosa,
molto simile al sangue.
Questo intervento, ancora praticato nei paesi con tradizioni forti
riguardo alla verginità femminile, costa in genere dai 100 ai 1500
dollari. (Meno comprensibile è la nuova moda americana dell’intervento
chirurgico della rivergination, fatto solo come status symbol, a puro
scopo consumistico)
Vi sono poi molte ragazze vergini, ma incinte… Come è potuto succedere?
E’ accaduto perché gli spermatozoi, anche se depositati esternamente
alla vagina, hanno la capacità di risalire il muco vaginale,
particolarmente durante il periodo dell’ovulazione, in cui il muco
aumenta in modo notevole.
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