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Home Page > SESSO IN PILLOLE > Pillole di informazione sulla sessualità (6) 2006/4


SESSO IN
PILLOLE

2006 (4)
 


Pillole di informazione sulla sessualità: brevi, interessanti e curiose

 

Indice della Pagina:

I medici non parlano di sesso ai giovani pazienti

L'intimità virtuale

L'asfissia autoerotica

La sessualità ed i 'permissivisti'

La sessualità ed i 'naturalisti'

La sessualità ed i 'personalisti'

Sex business: la prosituzione

Educare alla sessualità in Europa

La circoncisione e il cancro

Ambidestri ambisex

Sessualità: una definizione

Erotomania: cosa significa?

Disfunzioni sessuali: quale terapia?

La vulvodinia trattabile con psicoterapia

I MEDICI NON PARLANO DI SESSO AI GIOVANI PAZIENTI

Da Los Angeles arriva la notizia secondo la quale i teen agers omosessuali ( lesbiche, gay e bisessuali), non parlano ai loro dottori del loro orientamento sessuale, anche se pensano che potrebbe essere utile, per il loro medico, conoscere questo dato. Uno studio della RAND Corp. e dell'UCLA rivela che il 70% dei ragazzi esaminati (N. 131) aveva parlato del proprio orientamento sessuale con amici e familiari, ma solo il 35 per cento ne aveva parlato con il proprio medico.
The American Academy of Pediatrics, the American Medical Association e la Society for Adolescent Medicine raccomandano sempre ai propri medici di parlare di sesso con i ragazzi. Il 66% per cento dei ragazzi esaminati si rendeva conto che sarebbe stato bene parlarne con il proprio medico, ma aveva paura che poi il medico facesse la spia ai genitori.
Si è visto che ciò che faceva la differenza, fra dirlo o non dirlo al medico, stava nell'aver o meno parlato di sessualità in generale con il proprio dottore.
Sono veramente pochi i medici di base che parlano di sesso con i giovani pazienti, anche se la sessualità è uno degli argomenti principali che riguarda il loro sviluppo ed è uno dei maggiori rischi cui i giovani espongono la propria salute. Secondo il Dr. Mark A. Schuster, i medici dovrebbero parlare apertamente con i pazienti dell'orientamento sessuale e non dare per scontato che sia eterosessuale. Ad esempio, se invece di chiedere ad un ragazzo se ha una fidanzata gli chiedessero se esce con ragazzi o con ragazze, questo potrebbe essere un bel segnale di disponibilità, da parte del medico, per parlare dell'argomento. Lo studio è stato pubblicato nel numero di Dicembre degli Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine.

Fonte: NC times
Dic. 06

L'INTIMITA' VIRTUALE

Nella rivista CyberPsychology & Behavior è stato pubblicato uno studio che prende in esame i casi di 546 partecipanti che avevano una relazione romantica con un partner, alcuni 'faccia-a-faccia' ed altri mediata da un computer, cioè 'virtuale'. Lo studio ha scoperto che l'intimità era sentita maggiormente da coloro che avevano una relazione faccia-a-faccia che da coloro che avevano la relazione mediata tramite PC. Coloro che avevano relazioni virtuali hanno mostrato di avere minori capacità di entrare in intimità anche con altre persone, al confronto di coloro che avevano stabilito relazioni faccia-a-faccia. Lo studio ha sollevato diverse critiche: ad esempio, nei campioni, le donne erano più degli uomini in entrambi i gruppi, poi dei 546 partecipanti, solo il 15% erano nel gruppo delle relazioni 'virtuali'. Come si fa a fare una comparazione esatta? Non ci sono inoltre informazioni su come è stato composto il campione: chi erano i partecipanti, con quali criteri sono stati scelti?
Un'altra ricerca da prendere con le molle!

Scott, V.M., Mottarella, K.E., & Lavooy, M.J. (2006). Does virtual intimacy exist? A brief exploration into reported levels of intimacy in online relationships. CyberPsychology and Behavior, 9:759-761.

Fonte: Psychcentral
Dic. 06
 

L'ASFISSIA AUTOEROTICA

L'asfissia autoerotica è una parafilia di tipo masochistico, che può avere conseguenze letali. Chi la pratica, lo fa perché la deprivazione di ossigeno sembra che induca un'eccitazione sessuale.
Già prima del 1600 si era a conoscenza che l'impiccagione poteva causare erezione ed aiaculazione, tanto che si era pensato che questa pratica potesse rivelarsi utile nella cura delle disfunzioni erettili... Di questo collegamento, fra impiccagione e sessualità, se ne parla nei libri del Marchese De sade, Melville, Giono e Becket.

Non si hanno molti dati a disposizione sulla frequenza di questa parafilia, perché essa viene spesso scambiata per suicidio. Questo per due motivi: il primo è che chi descrive la scena della morte non sempre è a conoscenza di questo genere di autostimolazione erotica; il secondo è che i parenti, rendendosi conto che il loro congiunto è morto per cause relative alla sua vita sessuale, cercano di far sparire subito tutti i materiali che potrebbero ricondurre alla vera causa della morte.

L'asfissia autoerotica spesso si accompagna all'uso di materiale pornografico, al travestitismo, al feticismo, al masochismo. Il mancato apporto di ossigeno al cervello può causare euforia ipossica, che comporta sensazioni di euforia, leggerezza, diminuzione delle inibizioni, stordimento ed incremento delle sensazioni relative alla masturbazione e all'orgasmo (Resnik, Eroticized Repetitive Hangings, American Journal of psychotherapy, 1972).

Il problema molto serio è che questa pratica può portare alla morte, a causa dell'incapacità della vittima, di utilizzare i sistemi di protezione. Inoltre, la ripetizione di questa pratica comporta l'assuefazione alle sensazioni piacevoli, spingendo il soggetto ad accrescere la pericolosità delle sue pratiche, per provare ancora piacere.

Gosink e Jumbelic (Autoerotic Asphixiation in a Female, The American Journal of Forensic Medicine and Pathology, 21, 2000) sottolineano che il decesso per asfissia deve essere considerato un incidente, perché sulla scena della morte vengono quasi sempre ritrovati sistemi di protezione aventi lo scopo di evitare un esito letale. Come riportano Hazelwood, Dietz e Burgess (Autoerotic Fatalities, Lexington Books, 1983), solo nel 2% dei casi di morte per asfissia autoerotica sono stati trovati dei biglietti lasciati dalla vittima.

Per identificare i casi di asfissia autoerotica occorre tener conto di sei criteri fondamentali:

1. Evidenza di asfissia, prodotta da lacci, corde o cinture;
2. Elementi che provino un meccanismo di auto-protezione che non ha funzionato;
3. Evidenza di attività sessuale solitaria;
4. Evidenza di ausili per la fantasia sessuale;
5. Evidenza di pratiche autoerotiche pericolose precedenti;
6. Nessun intento suicida apparente

(Hazelwood, Dietz e Burgess, The Investigation of Autoerotic Fatalities, Journal of Police Science and Administration, 9, 1981)

Cosa spinge una persona a queste pratiche? A parte il piacere, si pensa che il soggetto voglia soddisfare bisogni psicologici relativi a sensazioni forti, legate alla ricerca del rischio, a fantasie masochistiche, a desideri di espiazione purificatrice.

Come si scopre questa pratica? In genere in modo casuale, per esempio durante pratiche erotiche di tipo masochistico, ma anche tramite consigli dati da amici o letture su riviste mediche o pornografiche, internet, films o televisione (Dietz P., Television Inspired Autoerotic Asphyxiation, Journal of Forensic Sciences, 1989; Jenkins A.P., When self-pleasuring becomes self-destruction: autoerotic asphyxiation parafilia, International Electronic Journal of Health Education, 3, 2000)

Il Dr. Andrew Jenkins ha messo on line uno strumento per dare informazioni ai professionisti che si occupano di questa parafilia, al fine di prevenirne il rischio letale o diminuirlo.

Segnali d'allarme: segni sul collo, interesse per le parafilie, in particolare masochismo, travestitismo, feticismo, bondage, ecc.), occhi arrossati, mal di testa e consuetudine a chiudersi a chiave in camera (Jenkins, 2000 op. citata).

Terapie:
si sono mostrate efficaci le terapie comportamentali comprendenti l'utilizzo della desensibilizzazione sistematica e l'insegnamento di strategie di coping (Haydn-Smith e coll., Behavioural Treatment of life threatening masochistic aspyxiation: a case studY, British Journal of Psychiatry, 150, 1987);

Interventi multidiscioplinari focalizzati sulle risorse sociali, sulla famiglia e sull'ambiente (Williams, Phillips e Ahmed, Assessment and Management of auto-erotic asphyxiation in a young man with learning disability: a multidisciplinary approach to intervention; British Institute of Learning Disabilities, British Journal of Learning Disabilities, 28, 2000);

Programmi comportamentali basati sullo shaping e modeling e psicoeducazionali (Thompson e Beail, The treatment of autoerotic asphyxiation in a man with sever intellectual disabilities: the effectiveness of a behavioural and educational programme. Journal of Applied Research in Intellectual Disabilities, 15, 2002);

Programmi comportamentali di esposizione ai pensieri proibiti attivanti il comportamento compulsivo (Martz, Behavioural Treatment for a female engaging in autoerotic asphyxiation, Clinical Case Studies, 2, 2003)

Fra i trattamenti farmacologici, sembra che buoni risultati si siano ottenuti attraverso il carbonato di litio (Cesnik e Coleman, use of lithium carbonate, in the treatment of autoerotic asphyxia, American Journal of Psychotherapy, 43, 1989).

Fonte: G. Prati, Morire di piacere: la pratica dell'asfissia autoerotica, Rivista di Sessuologia, CIC, vol. 30, n. 1, 2006

LA SESSUALITA' ED I 'PERMISSIVISTI'

Tra gli autori dell'approccio antropologico 'permissivista ' alla sessualità (classificazione fatta dal pedagogista Norberto Galli) hanno una primaria importanza il pensiero di Wilhelm Reich e Herbert Marcuse. Anche altri autori hanno considerato Reich e Marcuse tra i maggiori esponenti della così detta 'sinistra freudiana' , ovvero i capostipiti del permissivismo contemporaneo (Robinson P.A., La sinistra freudiana, Astrolabio 1970).

W. Reich sosteneva che ognuno, a qualsiasi età, ha diritto alla soddisfazione sessuale, indipendentemente dalla riproduzione biologica. Nel volume 'La lotta sessuale dei giovani' (Samonà e Savelli, 1972) egli rivendicava tale diritto per le giovani generazioni ed invitava a combattere la società oppressiva dell'Occidente, con queste parole: "La gioventù ha diritto a qualcosa di più di una semplice informazione: ha diritto alla propria sessualità".
Concludendo il volume "La rivoluzione sessuale' (Feltrinelli, 1975) Reich scrive: "Un individuo sano che abbia abbastanza da mangiare non ruba. Un individuo sessualmente felice non ha bisogno di 'morale' inibistrice e di 'esperienza religiosa' soprannaturale. Fondamentalmente la vita è semplice. La complica solo la struttura umana quando è caratterizzata dalla paura di vivere".

H. Marcuse (Eros e Civiltà, Einaudi, 1964) sosteneva invece che la coercizione della sessualità è espressione della repressione della società. Marcuse auspicava l'avvento di una civiltà fondata sulla liberalizzazione degli istinti sessuali, contrastando la razionalizzazione, la sublimazione, l'attività lavorativa.

In questi autori, a giudizio di Norberto Galli, c'è il rifiuto di qualsiasi sapere normativo predefinito. Ci si trova di fronte ad un totale nichilismo, ossia all'assenza di qualunque valore e guida dell'esistenza. Il piacere e la sua ricerca diventano il motivo predominante e la meta ultima della vita quotidiana. L'individuo si costituisce origine della morale: a un'etica oggettiva ne subentra una soggettiva, nell'illusione che quest'ultima liberi l'uomo dai ceppi ai quali, da sempre, è avvinto. (Norberto Galli, Educazione sessuale e mutamento culturale, La Scuola, 1980).

Fonte: D. Simeone, L'educazione sessuale nella prospettiva della pedagogia personalista di Norberto Galli, Rivista di Sessuologia, CIC, vol. 30 n. 2

LA SESSUALITA' ED I 'NATURALISTI'

Nella concezione dell'uomo che nega ogni riferimento al trascendente, (ovvero: nulla esiste di là da ciò che è oggetto dell'esperienza; l'uomo, e con esso la sessualità, è come qualsiasi oggetto naturale e va quindi studiato con gli stessi modelli scientifici impiegati per conoscere le altre cose), troviamo secondo la classificazione del pedagogista Norberto Galli, tre correnti: marxismo, freudismo e laicismo.

Nel marxismo la relazione sessuale è vista nell'ambito del rapporto tra natura umana e fondamento biologico, strettamente connessa con gli aspetti sociali e culturali; per il freudismo la natura dell'uomo è dominata dall'inconscio (alcuni psicoanalisti considerano l'Io ostaggio dell'inconscio, altri sostengono una psicologia dell'Io che, liberata dai processi primari, possa restituire al soggetto la piena capacità di autodeterminazione). Nel laicismo l'individuo si considera la sede propria della verità e pertanto rifiuta ogni interferenza esterna, "ritenendosi un'essenza in sé sufficiente nella sua struttura fondamentale" (Fabro C., Natura del laicismo moderno: laicismo e libertà, in AAVV, Libertà e Scuola, La Scuola Brescia).

Il pedagogista Norberto Galli riscontra, nelle tre prospettive citate "un nucleo comune, in virtù del quale nulla esiste fuori della natura, dalla quale occorre desumere i principi fondamentali della convivenza, della formazione generale, dell'educazione sessuale" (Galli, Educazione sessuale e mutamento culturale, La Scuola, Brescia, 1980).

Un ruolo di primo piano nello sviluppo dell'antropologia naturalistica va assegnato agli studi di A.C. Kinsey e di W.H. Masters e V.E. Johnson.

A.C. Kinsey tra la fine degli anni quaranta e l'inizio degli anni cinquanta pubblicò Sexual Behavior in the Human Male (1948) e Sexual Behavior in the Human Female (1953), nei quali affrontava la sessualità con gli strumenti 'oggettivi' della ricerca scientifica. Kinsey si accosta alla sessualità con una prospettiva positivistica e biologistica, sottolineando il primato delle esigenze fisiologiche su ogni altro aspetto.

In una prospettiva simile si collocano le ricerche di Masters e Johnson che studiano la sessualità muovendo da una visione prettamente biologica dell'individuo. Le prime ricerche sulle basi fisiologiche della risposta sessuale dell'uomo e della donna, iniziate nel 1954, vengono pubblicate nel 1966 nel volume Human Sexual Response; nel 1959 l'attenzione dei due ricercatori si estende al trattamento clinico dei disturbi sessuali ed i risultati sono pubblicati nel libro Human Sexual Inadequacy (1966).

Fonte: D. Simeone, L'educazione sessuale nella prospettiva della pedagogia personalista di Norberto Galli, Rivista di Sessuologia, CIC, vol. 30 n. 2

LA SESSUALITA' ED I 'PERSONALISTI'

Nell'ambito dell'antropologia 'personalistica' (classificazione fatta dal pedagogista Norberto Galli) troviamo gli psicologi umanisti (G.W. Allport, A.H. Maslow, C. Buhler, C.R. Rogers, V.E. Frankl, H. Thomae, J. Nuttin), filosofi ( G. Thibon, J. Guitton, E. Mounier, J. Maritain, P. Ricoeur) e pedagogisti (P. Braido, A. Agazzi, M. Peretti, L. Stefanini, G. Flores d'Arcais).

Gli psicologi umanisti sostengono l'unicità e l'irripetibilità dell'uomo e la sua possibilità di autodeterminazione, di là da ogni condizionamento ambientale, psicologico e socio-culturale. Essi manifestano attenzione per le capacità personali di progettazione, autorealizzazione, creatività: avvalorano la dignità e le potenzialità di ogni essere umano, esaltano lo slancio individuale verso l'incontro e il dialogo interpersonale.

I filosofi ed i pedagogisti personalisti muovono da una precipua formulazione di 'realismo spiritualistico', dalla quale ricavano ispirazioni generali per la teoria pedagogica e indicazioni concrete per la prassi educativa. Viene sottolineato il primato della persona, contraddistinta da razionalità e libertà.

Nella prospettiva dell'antropologia personalista, il passaggio dall'amore narcisistico infantile all'amore maturo non è mera conseguenza della crescita biologica: la ragione è nelle capacità volitive e progettuali del soggetto.

La persona matura è protesa allo sviluppo, trova nella relazione con il partner l'occasione per una maggiore espansione di sé e per un reciproco perfezionamento. Invece, la persona immatura rimane vincolata all'esigenza infantile di soddisfare le proprie carenze: desidera ricevere, ma non sa donare. L'amore maturo ha ben poco da spartire con i processi primari legati ai bisogni infantili e narcisistici: esso è qualificato da sentimenti di apertura, di oblatività, di accettazione dell'altro.

L'amore insomma è concepito come una modalità privilegiata per attuare l'autorealizzazione del soggetto e il riconoscimento della sua unicità. Come dice Galli: "L'amore è acceso e avviato dall'attrazione fisica, ma attinge la completezza solo quando alimenta in sé il suo trascendimento o la spiritualità dell'altro". (Galli N. Educazione dei giovani alla vita matrimoniale e familiare, Vita e Pensiero, Milano, 1993).

Fonte: D. Simenone, L'educazione sessuale nella prospettiva della pedagogia personalista di Norberto Galli, Rivista di Sessuologia, vol. 30 n. 2 CIC

SEX BUSINESS: LA PROSTITUZIONE

Alla fine degli anni novanta, il numero delle ragazze che si prostituivano in strada oscillava tra 18.800 e 25.100, con una presenza maggiore al Nord stimabile fra 8.800 e 11.300 unità, seguita dal Centro con 5.700-7000 presenze e dal Sud e Isole con 5100-6800 unità (A.A, 2000).
Transcrime (2005) ipotizza che tra il marzo 2000 e il marzo 2001 possano esserci state in Italia tra le 17.550 e le 35.500 vittime di tratta; l'anno successivo nello stesso periodo, le ipotesi formulate considerano le ragazze coinvolte nel giro del trafficking tra le 18.360 e le 36.720. L'anno successivo il dato risulta diminuito: tra il marzo 2002 e il marzo 2003 si è ipotizzata la presenza di ragazze in un range che va dalle 17.970 alle 35.940, dato ricresciuto tra il marzo 2003 e il marzo 2004 con un incremento valutabile tra le 19.710 e le 39.420 unità.

Storicamente la prostituzione di massa è attribuibile (Federici S., Fortunati L, Il grande Calibano. Storia del corpo sociale ribelle nella prima fase del capitale, Franco Angeli, 1984) alla nascita dell'esercito e della marina, e al permanere di un clero maschile reso forzatamente celibe, ma non desessualizzato; al disequilibrio nel mercato del matrimonio, che si registra con il progredire della crescita della popolazione urbana; al maggior accesso al denaro da parte del proletariato maschile, che ha reso possibile un maggior numero di scambi con le prostitute e da ultimo alla diversificazione del lavoro sessuale tra moglie da un lato e prostituta dall'altro.

La prostituzione autenticamente volontaria è sempre risultata marginale: in genere le donne sono ricorse alla vendita del proprio corpo per scopi sessuali quando era loro precluso il mondo del lavoro e qualsiasi altra attività extra-domestica, per arrotondare i redditi familiari.

La denuncia dello sfruttamento sessuale delle donne è iniziata nella seconda metà dell'ottocento, in Inghilterra, quando si è cominciato a parlare della pesante degradazione della persona e dello sfruttamento da parte del protettore, che spesso era lo Stato.

Dopo la seconda guerra mondiale la comunità internazionale ha tentato di contrastare i traffici e lo sfruttamento della prostituzione, lasciando aperta la strada del meretricio alle donne che sceglievano questo come professione, in piena consapevolezza e senza che vi fossero situazioni di controllo delle sue azioni e della sua volontà. Nel 1949 fu siglata la Convenzione delle Nazioni Unite per la soppressione del traffico delle persone e dello sfruttamento della prostituzione altrui.

Questo trattato internazionale riconosce in linea generale la necessità di criminalizzare qualsiasi forma di sfruttamento sessuale, di tratta e organizzazione della prostituzione e il diritto di praticare in modo autonomo tale attività, vietando però espliciti inviti al libertinaggio o il ricorso a molestie.

L'Italia ha recepito la logica abolizionista sopprimendo, fin dal 1958, le 560 case chiuse presenti sul territorio nazionale, che ospitavano 2705 prostitute. L'abolizione istituzionale però non ha cancellato la prostituzione, che ha cominciato a riprodursi in forma clandestina, mascherata da facciate di legalità, dove la figura del protettore ha continuato a giocare un ruolo di rilievo. Del resto le donne vedono nella figura del 'magnaccia' una persona che può tutelarle contro le aggressioni di strada e dei clienti.

Anche le donne che decidono di dedicarsi volontariamente alla prostituzione, sono perlopiù costrette dalla miseria, dall'ignoranza o dalla tossicodipendenza. Oggi in Italia le prostitute sono in maggioranza giovani e straniere. Si è stimato (Leonini L., Sesso in acquisto, Unicopli, Mi) che nella sola città di Milano vi siano 700 prostitute nelle strade e che ognuna di esse abbia in media 10 clienti. In considerazione del basso status cui le operatrici del sesso appartengono e alla luce di quanto dichiarato da chi è riuscita ad affrancarsi da questa vita, appare evidente che sono il degrado e l'indigenza e dunque la debolezza e il bisogno a spingere le donne verso questa professione.

Oltre tutto, va tenuto presente che le norme restrittive sugli ingressi degli stranieri hanno resa necessaria la presenza di mediatori criminali che hanno di fatto controllato il reclutamento e lo sfruttamento della prostituzione femminile. La prostituta bene inserita, può poi entrare nella catena criminale e diventare procacciatrice di altre ragazze e poi diventare istruttrice, o avere funzioni di controllo.

Oggi, numerosi networks criminali si occupano, sul piano internazionale, di reclutare e trasferire le prostitute da un Paese all'altro, perché la vendita di servizi di natura sessuale è molto redditizia, specialmente quando le prestazioni coinvolgono soggetti minorenni e sono particolarmente cruente e pericolose per la donna.

Una riflessione seria andrebbe fatta sul bisogno dell'uomo di acquistare sesso a pagamento anche quando si è consapevoli dei drammi esistenti: tutti sanno, ma poco si fa per combattere questa piaga. Forse siamo tutti assuefatti.


Fonte: Condizione femminile e prostituzione (P. Degani, Università di Padova), pubblicato su Rivista di Sessuologia, vol. 30 n. 2 ed. CIC

EDUCARE ALLA SESSUALITA' IN EUROPA

L'International Planned Parenthood Federation (IPPF) European Network, in collaborazione con la Lund University svedese e la WHO Regional Office for Europe, con il supporto finanziario della Commissione Europea, ha pubblicato uno studio sull'educazione sessuale in Europa. Lo studio è uno strumento importante per conoscere le esperienze europee e le amministrazioni governative dei vari paesi membri possono trovare in esso molti suggerimenti, da adattare alle differenti culture e società. In Danimarca ed in Olanda ad esempio, l'educazione sessuale è largamente accettata e favorita, mentre la maggiore avversione verso questo tipo di insegnamento viene dalla Repubblica Ceca, dalla Germania, dall'Irlanda e dalla Polonia (Splendido: L'Italia non è, per una volta, nella lista nera, n.d.b.). Ad interessarsi sempre più dell'educazione sessuale dei giovani sembrano essere dei gruppi religiosi, come la Chiesa Ortodossa di Grecia (Ehi, neanche qui una citazione, ma che sta succedendo?, n.d.b.) La pubblicazione mette inoltre in rilevo l'importante ruolo dei media nell'educazione sessuale. In Scandinavia, i media informano largamente sugli aspetti della sessualità umana, in Danimarca la TV pubblica ha messo a disposizione delle ore per l'educazione sessuale dei giovani. Quello che occorre, conclude lo studio è che i programmi di educazione sessuale non siano isolati, ma siano un'importante componente delle iniziative prese a favore dell'educazione dei giovani per migliorare il loro benessere e la loro salute. Non bastano i corsi di educazione sessuale nelle scuole: l'educazione sessuale comincia sin dall'inizio della vita, con ciò che riescono a trasmettere i genitori e gli adulti che si prendono cura dei bambini, e continua fino (ed oltre) l'età adulta. Educare alla sessualità non significa solo fornire informazioni, ma aiutare i giovani a sviluppare dei valori, delle attitudini, delle competenze, in modo che possano fare delle scelte appropriate sui loro comportamenti sessuali. Avere rispetto per sé e per gli altri, fare delle scelte consapevoli sull'attività sessuale, acquisire l'intelligenza emotiva sono gli obiettivi-chiave che devono essere fissati in ogni programma di educazione alla sessualità.

Fonte: Medical News
Dic. 06

CIRCONCISIONE E CANCRO

I risultati di due importanti studi confermano che la circoncisione riduce i rischi di infezione al virus HIV tra gli uomini eterosessuali. Gli Istituti Nazionali della Sanità del Canada e degli Stati Uniti hanno condotto congiuntamente delle ricerche in Kenia ed Uganda, le quali mostrano che la circoncisione può ridurre della metà i rischi di propagazione dell'AIDS nei rapporti eterosessuali.
Le autorità sanitarie conoscevano il legame fra HIV e circoncisione dagli anni ottanta. Nel 2005 un altro studio condotto in Africa del Sud su 3000 uomini aveva già mostrato che la circoncisione diminuisce il rischio del 60%. Erano in molti però ad attendere una ulteriore conferma scientifica, che ora sembra arrivata. Questi dati sono importanti per promuovere azioni di prevenzione ad esempio nell'africa sub-sahariana, dove quest'anno ci sono stati 3 milioni di nuovi casi di infezione. Per il momento le conferme riguardano solamente i rapporti eterosessuali e non è possibile estendere questi risultati ai rapporti omosessuali.

Fonte: Radio Canada
Dic. 06

AMBIDESTRI AMBISEX

Quanti studi sono stati fatti fino ad oggi sui mancini, i destrimani (o destrorsi) e gli ambidestri? Eppure nessuno finora aveva ipotizzato quello che ci rivela questa nuovissima ricerca, condotta presso l'Università di Guelph, Ontario. I risultati sono emersi in seguito a un sondaggio proposto dalla televisione pubblica britannica su 250.000 persone, alle quali è stato chiesto quale mano utilizzavano più spesso. Lo studio ha mostrato che gli ambidestri sono più inclini ad essere bisessuali e, in minor misura ad essere omosessuali, a soffrire d'asma, di iperattività e di dislessia. Secondo lo psicologo Michael Peters, nessuna malattia è invece associata all'uso particolare di una mano o dell'altra: i mancini e i destrimani non hanno peraltro alcuna particolare inclinazione quanto all'orientamento sessuale.
I risultati mostrano che gli uomini bisessuali sono 4% destrimani e 4,5 mancini; questa percentuale sale al 9,2% presso gli ambidestri. Nelle donne c'è la stessa tendenza, ma più marcata. Sono bisex il 6,2% delle donne che usano prevalentemente la mano destra, contro il 6,3% delle mancine; la percentuale di donne bisex sale al 15,6% fra le ambidestre.
I risultati completi sono pubblicati nella rivista Brain and Cognition.

Fonte: Radio Canada
Dic. 06

SESSUALITA' : UNA DEFINIZIONE

Insieme degli aspetti psichici (soggettiv e comportamentali) legati alla funzione riproduttiva, animale e umana. La concezione oggi prevalente della sessualità è quella psicoanalitica, cui si ispira anche, in larga misura, la sessuologia contemporanea. Secondo Freud le nozioni di sessualità e di pulsion sessuale vanno intese in un senso molto ampio: al di là dellinterpretazione preformazionistica, secondo la quale la condotta sessuale è governata da un istinto di conservazione della specie rigidamente finalizzato al coito. Più esattamente, nella concezione freudiana il piacere sessuale non deriva soltanto dal funzionamento degli organi genitali, bensì da una serie di altre attività corporee che iniziano nella prima infanzia, e che, al di là dell'apparenza, non sono finalizzate al soddisfacimento di un bisogno psicologico primario (come la fame o la sete). E' questo il caso della suzione del pollice da parte di un bambino, che non soddisfa la pulsione alimentare, bensì la pulsione sessuale, che anche nella sessualità genitale dell'adulto (soprattutto nelle forme di piacere preliminare, come nel bacio) vedrà la suddetta partecipazione della zona orale. Lo stesso vale anche per altre zone somatiche, come quella anale.

EROTOMANIA: COSA SIGNIFICA?

L’erotomania consiste in una follia amorosa non corrisposta, una esasperazione patologica di una passione, anche erotica, che può arrivare, nei casi più gravi, ad un vero e proprio delirio sessuale.
L’erotomane, che può essere un soggetto di sesso maschile o femminile, tende ad idealizzare una figura dell’altro sesso, che a volte neanche conosce personalmente, convincendosi che anche l’altro/a lo/a ami o condivida il suo stesso interesse sessuale.
A volte le persone oggetto di queste attenzioni sono dei semplici conoscenti, oppure possono essere dei personaggi noti, che godono del rispetto sociale. Qualsiasi tipo di risposta da parte della vittima alle avances della persona che soffre del disturbo di erotomania, compresi i maltrattamenti e gli insulti, vengono interpretati come un segnale di incoraggiamento. La follia amorosa si spinge, in questi casi, a non fare accettare all’interessato l’idea che non si sia ricambiati.
Quando non si tratta di un disturbo psicotico, alla base dell’erotomania vi è sicuramente uno stato di ansia, timidezza cronica, vulnerabilità. La mancanza di relazioni sociali, l’assenza di confronti con la realtà, il vivere solamente della propria immaginazione e dei propri pensieri, può portare a proiettare questo materiale all’esterno, su un’altra persona, che viene dunque percepita in modo diverso da come è ed i suoi comportamenti vengono interpretati solo nella direzione desiderata dall’erotomane.

DISFUNZIONI SESSUALI: QUALE TERAPIA?

Quando un uomo si rende conto di avere una disfunzione sessuale, in genere si chiede quale tipo di terapia può essere più adatta alla soluzione del problema: terapia farmacologica o psicoterapeutica?

Fino a non molti anni fa si riteneva che la terapia più indicata fosse, a priori, quella psicoterapeutica, pensando che la disfunzione sessuale avesse sempre origine da problematiche legate a sensi di inadeguatezza, sensi di colpa, ansia da prestazione ecc.

Oggi, con i progressi della medicina, si è visto che le disfunzioni sessuali hanno più spesso causa organica, anche se il problema psicologico è sempre presente in quanto, anche se non è la causa del disturbo, ne è sicuramente la conseguenza.

Per questo, la cosa migliore da fare è cercare anzitutto un andrologo (o urologo) per una visita obiettiva, gli esami di laboratorio ecc. e ottenere una diagnosi ed, eventualmente, una terapia.

Può essere quindi utile, a questo punto, cercare una terapia di supporto psicologico, per ritrovare sicurezza di sé nelle prestazioni sessuali e vivere la relazione con la partner in forma meno ansiogena.

Un ulteriore consiglio viene inoltre dai cardiologi: al 12° Congresso Mondiale di Medicina Sessuale, tenutosi al cairo questo mese, gli esperti hanno sostenuto che forme leggere di disfunzione erettile possono essere predittori di problemi cardiovascolari futuri (dietro una DE possono infatti esserci problemi di circolazione del sangue)
Sito consultato: The peninsula Qatar
OTT. 06

LA VULVODINIA TRATTABILE CON PSICOTERAPIA

Il 10% delle donne soffrirebbe, secondo il professor Mauro Buscaglia, direttore dell'unità operativa ostetico-ginecologica San Carlo di vulvodinia, un dolore cronico localizzato alla vulva senza una causa attualmente identificabile, che colpisce le donne in tutte le fasi del ciclo vitale.
Il 30% delle donne colpite diverrebbe casta per forza maggiore. Roberto Bernorio, ginecologo psicoterapeuta del San Carlo informa che aprirà a metà novembre un ambulatorio apposito all'ospedale di via Pio II.
Léquippe medica si ocuperà di seguire, in un'ottica integrata bio-psico-sessuologica, la diagnosi e la cura di problemi di dolore sessuale coitale, l'impossibilità coitale più conosciuta come vaginismo e disturbi vulvari ricorrenti.
I sintomi della vulvodinia sono spontanei o provocati dal coito. Includono bruciore, punzecchiamento, fitte, irritazione e dispareunia. La gravità dei sintomi varia da un leggero senso di fastidio a un forte dolore disabilitante. La Vulvodinia è difficile da diagnosticare e da curare, ma all'ambulatorio in procinto d'essere aperto al San Carlo sono sicuri di poterci riuscire con trattamenti integrati: quali ad esempio l'uso di anestetici locali, applicazione topica di estrogeni in crema, anticonvulsivanti, psicoterapia comportamentale o ipnotica e terapia sessuologica.

Fonte : Il Giornale

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 16/07/2010
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