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LA MONOGAMIA NON E' NATURALE
New Scientist ha pubblicato, qualche mese fa, un articolo sulla
psicologia della poligamia - cioè l'avere più partners allo stesso
momento, con il consenso di tutti gli interessati. Le persone che vivono
diveri amori contemporaneamente sentono di poter amare diverse persone
alla volta e non vivono l'esclusività dell'amore coniugale, come se
questo fosse una legge della natura. Si stima che l'infedeltà nelle
relazioni monogamiche sia attorno al 60-70%: da questo si potrebbe
dedurre che essere attratti da più persone nello stesso momento sia una
cosa naturale. Secondo il biologo evoluzionarista David Barash della
Università di Washington, Seattle, molte persone credono che, una volta
trovato 'il partner giusto' non sentiranno più attrazione verso nessun
altro. Non è vero: in questo modo si rendono ciechi alle proprie stesse
inclinazioni naturali, che sono invece quelle di desiderare altre
persone.
Non è detto tuttavia che il 'poli' funzioni meglio del 'mono': ad
esempio le possibilità riproduttive di una persona possono diminuire se
non c'è la pressione dell'esclusività del rapporto. C'è poi il problema
dell'allevamento dei bambini. Joan Roughgarden, della Stanford
University di Palo Alto, California sostiene che allevare bambini in un
contesto familiare simile sarebbe impossibile: c'è un problema di
responsabilità.
Fonte: Mind Hacks
Febb 07
BAMBINI BOMBARDATI DAL PORNO ON LINE
Molti bambini ed adolescenti sono esposti a scene di sesso e di
pornografia on line mentre navigano su Internet, magari per chattare con
i loro amici o per scambiarsi e-mails. Il quarantadue per cento degli
utilizzatori di Internet tra i 10 ed i 17 anni che hanno partecipato ad
uno studio su questo tema, ha dichiarato di essersi casualmente
imbattuto, almeno una volta, in tali scene di sesso, negli ultimi 12
mesi. Di loro, il 66% ha affermato che non desiderava vedere queste
immagini e che gli sono capitate davanti agli occhi senza aver fatto
nulla per cercarle. Questi sono gli allarmanti risultati di uno studio
della University of New Hampshire, pubblicate sul numero di Febbraio di
Pediatrics. Parte dello studio era stata già pubblicata lo scorso
Novembre: si parlava allora del fatto che un ragazzo su sette riceveva
"sollecitazioni sessuali indesiderate". Il tutto accade attraverso dei
pop up che escono fuori all'improvviso e se non si ha un apposito "pop-up
blocker", una sorta di filtro, espone a questo tipo di immagini. Sta di
fatto dunque che i nostri bambini e ragazzi vedono immagini
pornografiche non solo quando attivamente le cercano on line per
soddisfare le loro naturali curiosità, ma anche quando stanno navigando
con tutt'altri pensieri per la testa. Occorre dunque che i genitori
evitino di tenere i PC nelle camere dei ragazzi, ma li collochino in
posizioni centrali della casa, in modo di avere un maggiore controllo
della situazione. L'uso degli specifici filtri e programmi di bloccaggio
aiuta sicuramente a prevenire l'esposizione a scene di sesso 'a
sorpresa' , ma non sempre questi strumenti si rivelano efficaci. Questa
sovra-esposizione al sesso potrebbe portare i ragazzi a diventare
sessualmente attivi troppo presto, in un periodo in cui non sono ancora
maturi dal punto di vista psico-sessuale, mettendosi oltre tutto a
rischio attraverso la frequentazione di siti dove operano dei pedofili.
La cosa peggiore di tutte comunque è forse l'assuefazione alla visione
di materiale pornografico : a forza di vederlo così rappresentato su
Internet, quelle scene rappresentano per bambini e adolescenti la
'normalità' dei rapporti sessuali fra persone.
Link: Crimes Against Children Research Center
Fonte: CBS News
FEBB 07
ODORE DI MASCHIO
Secondo quanto afferma una ricerca realizzata dalla University of
California Berkeley (qui l'abstract dello studio), una sostanza
contenuta nel sudore maschile, provoca nelle donne l'innalzamento del
livello di un ormone correlato con lo stress ma anche con l'attivazione
dell'attività cerebrale e l'eccitazione sessuale.
Si tratta, secondo quanto si legge su questo articolo di Cnet , della
prima evidenza del fatto che anche negli esseri umani i feromoni
provocano reazioni ormonali, fisiologiche e psicologiche nell'altro
sesso. Un fatto già accertato su topi e insetti ma ancora alla ricerca
di una conferma scientificamente solida per quanto riguarda la nostra
specie. Le conclusioni dello studio, pubblicato sul prestigioso Journal
of Neuroscience, sono il risultato di un esperimento condotto su alcune
studentesse dell'Università di Berkeley a cui è stato chiesto di
annusare una bottiglia, nella metà dei casi contenente andriostadenone,
un ormone presente nel sudore degli uomini, nell'altra una soluzione
neutra. Le successive analisi della saliva delle donne hanno rivelato un
aumento del livello di cortisolo, che non è un ormone sessuale, ma è
associato allo stress e influenza l'attività cerebrale, nel gruppo
esposto alle esalazioni maschili. La sostanza, avrebbe anche comportato
un miglioramento dell'umore e un aumento dell'eccitazione sessuale delle
ragazze, oltre a cambiamenti nella pressione sanguigna e nel ritmo
cardiaco.
Fonte: Corriere della Sera
FEBB. 07
CALO DEL DESIDERIO SESSUALE NELLE DONNE IN MENOPAURA CHIRURGICA
In Italia, a maggio, arriverà il cerotto transdermico a base di
testosterone, il primo farmaco approvato per le donne con calo del
desiderio associato a disagio. Il disturbo da desiderio sessuale
ipoattivo (HSDD) colpisce almeno la metà delle donne con menopausa
chirurgica, cioè di coloro che subiscono l'asportazione delle ovaie, a
cui si associa spesso anche quella dell'utero. In Italia sono oltre un
milione, di cui 100 mila con un'età compresa tra i 35 e i 40 anni. Il
cerotto (inserito in fascia 'C') contiene testosterone, che svolge un
ruolo chiave nella regolazione del desiderio sessuale femminile. "E'
l'ormone della libido. Nella donna è importante la componente
psicologica nel rapporto di coppia ma resta fondamentale il 'motore
biologico', appunto il testosterone prodotto dalle ovaie", sottolinea
Rossella Nappi, ricercatrice presso l'Unità di endocrinologia
ginecologica & della menopausa IRCSS- Università di Pavia. Non si tratta
dunque del 'viagra rosa', ma di un farmaco indicato per coloro che
vogliono riscoprire la propria sessualità, dopo un intervento chirurgico
dalle forti ripercussioni fisiche e psicologiche. Entro pochi giorni
dall'intervento infatti "il testosterone si riduce anche del 50%",
afferma Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e
sessuologia medica al San Raffaele di Milano. Il disturbo HSDD causa
nelle donne preoccupazione e infelicità, fa sentire meno femminili e il
90% afferma che il disagio provoca impatti negativi sulla relazione di
coppia e sulla qualità di via del partner. Poiché la mancanza di
informazione rende più grave e difficile affrontare questo disturbo del
desiderio, parte in questi giorni il 'Progetto Lei', con il patrocinio
della Società internazionale di ginecologia endocrinologica (ISGE),
della Società italiana per la menopausa (SIM) e della Società della
Ginecologia della Terza Età (Si. Gi. T. E). E' un'indagine, la prima in
Italia, che coinvolge 100 ginecologi e 400 donne tra i 35 e i 69 anni,
per avere una fotografia reale nel nostro Paese sulla conoscenza del
calo del desiderio sessuale nelle donne in menopausa chirurgica.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
Fonte: Repubblica
fEBB 07
POCHI SANNO TUTTO SUL SESSO
Uno studio che ha interessato 495 persone, condotto dalla Family
Planning Association ha scoperto che sono in molti a non sapere nulla
sul sesso, o ad avere sull'argomento informazioni sbagliate. Per questo,
dopo questo studio, si suggerisce di mettere a punto dei corsi di
educazione alla sessualità che siano tagliati su misura per gli studenti
e per le loro esperienze sessuali. E' vero che nelle scuole secondarie (n.d.b.
In Inghilterra)l'educazione sessuale dovrebbe essere già parte del
programma di studi ma, dicono i ricercatori, non sono stati fissati i
criteri, gli obiettivi didattici, il contenuto delle lezioni.
Metà delle persone intervistate per questo studio non sapevano quale era
il periodo più fertile nel ciclo mestruale di una donna; un terzo
pensavano che l'esercizio fisico, una doccia o la pipì dopo un rapporto
sessuale potessero bastare per impedire la fecondazione; l'89% non
sapeva che lo sperma può sopravvivere nel corpo della donna anche per
sette giorni.
Solo il 4% degli alunni che ha avuto lezioni di educazione sessuale a
scuola le ha definite 'eccellenti'; il 38% le ha definite poco
interessanti ed il 18% per niente interessanti.
Anne Weyman, della FPA sostiene che la biologia riproduttiva non possa
essere la sola informazione sessuale da dare ai giovani, peraltro con
così scarsi risultati.
Alcuni ricercatori della Coventry University in uno studio su 3.800
allievi di età compresa fra i 13 ed i 16 anni hanno invece scoperto che
un quarto di loro erano attivi sessualmente, ma che solo la metà di loro
usavano il contraccettivo tutte le volte.
Conclusione: ai ragazzi occorre dare un'educazione più specifica sulla
sessualità, che gli serva per avere conoscenza e strumenti adatti per
compiere scelte responsabili.
Fonte: BBC
FEB 07
PIU' ESERCIZIO, MENO DISFUNZIONE ERETTILE
La disfunzione erettile è significativamente e indipendentempente
associata a: età, disturbi cardiocircolatori, diabete, mancanza di
attività fisica. In particolare, essa viene sperimentata in presenza di
ipertensione e diabete.
I ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health e il
Johns Hopkins Hospital hanno analizzato dati relativi a 2 126 uomini che
hanno partecipato, negli anni 2001-2002 al National Health and Nutrition
Examination Survey (NHANES). Questa la conclusione cui sono giunti:
Lo stile di vita è fondamentale. Ad esempio, migliorare l'attività
fisica, controllare la dieta e fare prevenzione per i disturbi
cardiovascolari e per il diabete, può prevenire il disturbo della
disfunzione erettile. (Gli autori hanno scoperto che il 18.4% di uomini
dai venti anni in su sperimentano la DE).
"La relazione fra DE e scarsa attività fisica suggerisce di cambiare
stile di vita: aumentare l'esercizio fisico può essere un ottimo
trattamento non farmacologico" ha dichiarato la ricercatrice Elizabeth
Selvin.
Fonte: Medical News
Febb 07
L'IDENTITA' SESSUALE
Stoller (Sex and Gender. On the development of masculinity e femininity,
Science House, New York, 1968) ha definito l’identità di genere come ‘la
conoscenza e la consapevolezza che il bambino o la bambina ha di essere
rispettivamente maschio o femmina [...], che è ben altra cosa dal
rispettivo sesso biologico, la percezione cioè di avere degli organi
genitali maschili o femminili tout court.
In seguito, Money e Ehrandt (Uomo, Donna, Ragazzo, Ragazza, Feltrinelli,
1974) spiegarono l’identità di genere come: “L’individuazione, unità e
persistenza dell’individuo personale come maschile o femminile o, in
maggiore o minore grado, ambivalente, in particolare come la si
sperimenta attraverso il senso di sé e il comportamento”.
L’identità sessuale è un argomento piuttosto complesso perché, malgrado
i tanti studi condotti in materia, è ancora difficile definirla in modo
oggettivo, senza lasciarsi condizionare da pregiudizi o limiti
culturali. In cosa differisce, ad esempio, in un soggetto gay, la sua
‘mascolinità’ da quella di un soggetto ‘eterosessuale’. L’identità
sessuale è altra cosa dall’identità di genere o l’identità di genere è
parte dell’identità sessuale? Cosa determina l’essere maschi o femmine?
La natura? La società?
La corrente di pensiero dei deterministi culturali (o culturalisti)
sostiene che si diventi uomini o donne grazie ai processi di
inculturazione e socializzazione, mentre i deterministi biologici
ritengono che vi sia una irriducibile diversità biologica fra i sessi.
Secondo molti autori, non esiste una identità omosessuale, un ‘tipo
psicologico gay’, ma differenti omosessualità, così come esistono varie
mascolinità eterosessuali.
Altri autori invece parlano di ‘identità omosessuale’ con riferimento ad
una costellazione di esperienze peculiari, a un processo evolutivo
specifico, di accettazione e riconoscimento personale, che differenzia i
gay dagli ‘etero’ (vedi ad esempio Isay R.A. Essere omosessuali,
Raffaello Cortina, 1996, oppure Del Bavero R., Palomba M., Identità
diverse. Psicologia dell’omosessualità, ed.Kappa, Roma).
E' stato ipotizzato a tal riguardo che, oltre all’identità di genere
(ovvero il riconoscersi uomini o donne) e di ruolo (svolgere il ruolo
comunemente ritenuto maschile o femminile), vi sia anche una identità di
meta, ovvero la direzione, l’oggetto, verso cui si rivolgono le pulsioni
sessuali. (Detto in altre parole, l’identità di meta potrebbe essere un
sinonimo di ‘orientamento sessuale’).
Concludendo, potremmo allora dire che l’identità sessuale di un
individuo comprende questi tre tipi di identità: l’identità di genere (i
miei genitali sono di sesso maschile o femminile?), l’identità di meta
(sono attratto da maschi, femmine o da entrambi?) e l’identità di ruolo
(atteggiamenti e comportamenti che rispecchiano il ruolo, maschile o
femminile, che si desidera avere, prescindendo dal sesso anagrafico).
Fonte: Battistelli R., Sesso e genere: un'analisi antropologica
dell'identità maschile occidentale, Rivista di Sessuologia, CIC, , vol.
30 n. 2
STUDI SULLA FREQUENZA DEI RAPPORTI SESSUALI
Il sesso nel matrimonio non è mai stato sentito come un problema sociale
: per questo non sono state fatte molte ricerche sull'argomento prima
degli anni novanta del secolo scorso.
I primi studi di Kinsey e collaboratori (Sexual Behaviour in the Human
Male, 1948 e Sexual Behaviour in the Human Female, 1953) hanno misurato
soprattutto la frequenza dell'attività sessuale nella coppia in
relazione alla fertilità e alla qualità percepita della relazione
matrimoniale, senza tener conto dell'età.
Il fattore età è invece importante perché, con il crescere dell'età
decresce anche l'attività sessuale dei partners. Il fenomeno sembra
essere legato a fattori psicologici e biologici del processo di
invecchiamento.
Call ed altri (The incidence and frequency of marital sex in a national
sample, Journal of Marriage and the family, 57, 1995) hanno messo in
evidenza come la frequenza dei rapporti sessuali diminuisca in maniera
indirettamente proporzionale alla durata del matrimonio: più si sta
insieme, meno si fa sesso. Il motivo è l'assuefazione allo stesso
partner.
Vivere insieme è un altro fattore che determina un calo della frequenza
dei rapporti sessuali in una coppia (LaumannE.O., Michael R.T., Michaels
S., The social organization of Sexuality: Sexual practices in the United
States, University of Chicago Press, 1994).
IL PRESERVATIVO LIQUIDO
Alcuni ricercatori dello Utah hanno dichiarato di lavorare su un
progetto di ricerca per creare un "liquid condom", cioè un 'preservativo
liquido', che potrebbe proteggere le donne dalla trasmissione del virus
dell'AIDS. Si tratta di una sostanza da inserire in vagina che rilascia
un componente anti-virale in presenza del seme maschile. Ci vorranno
anni, tuttavia, per vedere questo prodotto nelle nostre farmacie. Per la
cronaca, i 'preservativi liquidi' esistono già e si chiamano micobicidi
(microbicides), anche se probabilmente il nome fa molto meno effetto
sulla stampa popolare.
Fonte: Global Health
genn 07
IL SESSO IN GRAVIDANZA
Durante la gravidanza, numerosi pregiudizi e false credenze sembrano
influire sull'immaginario sessuale delle coppie, come ad esempio che :
- le donne incinte perdano interesse per la sessualità,
- gli uomini non dimostrino interesse sessuale per le donne incinte,
- le donne incinte non riescano ad avere orgasmi,
- il rapporto sessuale possa essere causa di aborto,
- lo sperma possa arrivare al bambino,
- il feto possa avvertire il rapporto sessuale dei genitori ecc.
Studi recenti dimostrano che, effettivamente, nel primo trimestre di
gravidanza nella donna vi sia un calo del desiderio sessuale. Ciò sembra
dovuto anzitutto al cattivo stato di salute fisico (nausea, sonnolenza)
e al timore di ledere il feto durante il coito. Inoltre c'è il fattore
psicologico: la difficoltà di integrare l'immagine del figlio che viene
a formarsi con l'equilibrio già acquisito all'interno della coppia.
Il desiderio sessuale nella donna gravida raggiunge il massimo livello
nel secondo trimestre, per poi diminuire nel terzo trimestre, a causa
dei dolori lombari, della fatica, del senso di pienezza addominale e a
tante altre difficoltà. I mariti possono, in questo periodo, accusare
disfunzionalità: essi infatti possono non comprendere totalmente le
esigenze della moglie e sviluppare pensieri distorti o comunque non
funzionali all'attività sessuale della coppia.
Masters e Johnson (L'atto sessuale nell'uomo e nella donna, Feltrinelli,1966),
ma anche studi più recenti (Scarselli, Biagiotti, Lino, Scarselli,
Sessualità della donna in gravidanza in Baldaro Verde J.Genazzani V.,
Identità sessuale: percorsi a confronto, CIC Roma) hanno riscontrato
negli uomini disagi e timori rispetto alla donna incinta. La paura più
comune è quella di far male al feto.
Nella maggior parte degli studi fin qui condotti, perlopiù di approccio
medico e retrospettivo, si è studiata solamente la frequenza del coito,
tralasciando le attività di sesso orale, anale e masturbazione.
Altrettanto poco si sa sulla soddisfazione sessuale.
Fonte: Panzeri, Donà, Cusinato, La sessualità della coppia nel ciclo di
vita familiare, Rivista di Sessuologia, vol. 30, 2006, CIC)
IL MACHO MAN
Macho-man è un termine che nasce nel contesto messicano, col quale si
indica un tipo di mascolinità eccessiva, prepotente e aggressiva. Due
psicologi statunitensi hanno descritto questa tipologia di individuo nel
contesto nordamericano. Dal punto di vista psicologico, i tratti
salienti del machismo sono: tendenza alla violenza e alla
prevaricazione, atti vandalici, violenza sulle donne, scontri fisici fra
rivali. (Mosher D., Tomkins S., Scripting the Macho Man: Hypermasculine
Socialization and enculturation, Journal of Sex research, vol. 25,
1988).
Secondo gli autori, i comportamenti del macho non sono estranei al
gruppo e alle norme sociali dell'ambiente in cui egli vive: essi si
ispirano anzi ad una precisa ideologia che si forma nella persona
durante l'infanzia e la socializzazione.
Superati tutti i riti di passaggio, il 'macho' si sente un vero uomo.
Questi riti riguardano prove fisiche, come il fare a botte per provare
chi è più forte, situazioni di pericolo dalle quali occorre sapersi
districare ed infine, prove di prestanza sessuale, dove dimostrare la
propria potenza con le donne.
Ci sono tanti tipi di 'machos' e molti di loro possono essere
individuati in speciali categorie di persone. Vediamone due.
Culturisti. Il culturista o il 'palestrato' usa il corpo come emblema di
forza; non per distruggere l'altro con la forza, ma con un'aggressività
di tipo narcisistico, che viene dal corpo, dalla propria immagine forte,
che incute timore e schiaccia l'avversario anche senza doverlo
affrontare.
Nonostante non usi la forza dunque, il palestrato è un macho-man, perché
esercita il proprio potere tramite il corpo, orgogliosamente esibito, a
danno di tutti gli altri uomini meno forti e meno prestanti e di tutte
le donne, che sono assai meno muscolose.
In questo modo, ogni muscolo scrive una certezza laddove ne mancano e
diventa il veicolo primo attraverso il quale rappresentare agli altri la
propria identità.
Oltre ad essere un simbolo di forza e di potenza virile però, il
palestrato è anche, contraddittoriamente, emblema di seduzione e di
bellezza, per cui non è infrequente che questa consapevolezza lo porti a
sviluppare anche dei comportamenti 'femminili', come l'attenzione
ossessiva verso la perfezione, la scrupolosità nel seguire diete, nel
migliorare la scultura del proprio corpo, che viene usato per sedurre.
Bikers. I bikers, o motociclisti, o centauri, insomma, gli appassionati
della motocicletta, rappresentano un altro tipo di macho-man che si
fregia di tutta una serie di orpelli esteriori e di atteggiamenti, a
testimoniare la sua virilità. Non il corpo dunque per veicolare
all'esterno la propria potenza, ma la moto. Rifacendosi ad un'idea di
virilità fatta di ribellione, voglia di libertà ed insofferenza alle
regole, i motociclisti uniscono alla passione del viaggio in moto la
tematica dell'estraneazione, dell'isolamento, per ritrovare una
mascolinità più vera, ma anche una mutua condivisione e solidarietà
all'interno del gruppo.
Il loro codice di abbigliamento è fatto di borchie, giubbotti ed
indumenti di pelle nera. Bevono in prevalenza un certo tipo di birra (Bud)
e, come moto, prediligono o semplicemente sognano, la Harley-Davidson,
che rappresenta una loro estensione.
Alcuni autori hanno fatto notare i pericoli fisici che si possono
incontrare quando ci si atteggia da 'duri': spesso, fin da ragazzi, si è
indotti ad assumersi dei rischi che portano ad incidenti, a fumare e
bere, a guidare con sprezzo del pericolo. Il 'machismo' spinge a
mostrarsi forti e determinati in ogni occasione, a non lasciare
trapelare dubbi, emozioni, insicurezze, ansia da prestazione, creando
un'armatura di comportamenti stereotipati e pregiudizi, per nascondere
qualsiasi debolezza. Il rischio, in questi ambienti, per chi non si
conforma all'ideologia del machismo, è l'esclusione dal gruppo e la
derisione dei pari.
Purtroppo a volte i genitori diventano complici di queste ideologie: per
timore che il figlio, crescendo, resti 'mammone' o diventi omosessuale,
per paura che non sappia difendersi o contare sulle proprie forze, essi
preferiscono adottare uno stile educativo che porta il figlio a
nascondere le proprie incertezze, magari attraverso il bullismo, la
droga o altri comportamenti devianti.
Fonte: R. Battistelli, Sesso e genere: un'analisi antropologica
dell'identità maschile occidentale, Rivista di Sessulogia, ed. CIC, vol.
30 n. 2 2006
L'UOMO MOLLE
Per uomo molle nei paesi nordici si intende colui che rinuncia di sua
volontà ai privilegi maschili, rifiuta il potere, la preminenza del
maschio che tradizionalmente gli viene conferita dall'ordine
patriarcale. Domina la sua tendenza all'aggressività, rinuncia
all'ambizione e alla carriera, per dedicarsi alla moglie e ai figli.
Naturalmente è anche favorevole all'uguaglianza fra uomo e donna. Detto
in altre parole, è l'assoluta negazione del macho-man.
Seidler (Riscoprire la mascolinità, Editori Riuniti, 1992) e Connel
(Maschilità, Feltrinelli, 1996) fanno derivare questa tipologia
dall'esperienza di quegli uomni che, sulla spinta del femminismo,
avevano creduto di dover abbandonare ogni virilità e adottare i valori e
i comportamenti femminili più tradizionali. Nacque così il soft man: una
persona riflessiva, premurosa, desiderosa di soddisfare le esigenze
della sua partner.
Tra gli 'uomini molli' vi sono sicuramente i militanti dei diritti
umani, i pacifisti, gli ecologisti: questi uomini sono stati tra i primi
a criticare i valori maschili, portatori di guerra, competizione e
dominio. Agli occhi di questi uomini, le donne apparivano moralmente
superiori, dal momento che erano portatrici di altri valori come la
vita, la compassione, il perdono.
Non tutti vedono questa figura di uomo come positiva: Badinter (XY.
L'identità maschile, Longanesi, 1993) lo considera un uomo
destrutturato, confuso, che ha smarrito dei modelli di identificazione
precisi e che cerca di compensare questa sua debolezza strutturandosi a
partire dall'esterno.
Fonte: R. Battistelli, Sesso e genere: un'analisi antropologica
dell'identità maschile occidentale, Rivista di sessuologia, vol. 30 n. 2
2006
L'IMPRINTING SESSUALE
Il riconoscimento dei soggetti della propria specie è dato
dall'imprinting. L'imprinting sessuale èun apprendimento precoce, basato
sull'osservazione dei conspecifici, primariamente i genitori.
L'imprinting sessuale è stato studiato attraverso esperimenti di
manipolazione delle esperienze di giovani animali. L'esperimento tipico,
detto di adozione incrociata, consiste nell'individuare due specie dal
comportamento simile, ma dall'aspetto diverso e nello scambiare loro la
prole. Per esempio, è possibile far allevare capretti dalle pecore e
agnelli dalle capre (Kendrick, Hinton, Atkins, Haupt, Skinner, Mothers
determine sexual preferences, Nature, 1998).
Se l'imprinting sessuale ha luogo nella specie considerata, al
raggiungimento della maturità sessuale il giovane animale corteggerà, o
accetterà il corteggiamento, di individui della specie adottiva e non
della propria. Nell'esperimento citato, sia le pecore che le capre hanno
dimostrato questo effetto, in entrambi i sessi. Gli animali sono stati
poi seguiti per alcune stagioni riproduttive, evidenziando che le
preferenze dei maschi erano più stabili (cioè più influenzate
dall'esperienza di imprinting) rispetto alle esperienze delle femmine,
le quali invece cambiavano nel tempo, maturando una preferenza per la
propria specie, oltre che per la specie adottiva.
Nella nostra specie, l'imprinting sessuale non è incompatibile con altre
cause di preferenze, come cause genetiche o altri fenomeni di
apprendimento, per cui ogni preferenza e comportamento sessuale potrebbe
ricevere contributi da una pluralità di fattori. Non si può escludere ad
esempio che alcuni individui, per motivi genetici o di altro ordine,
possano presentare una predisposizione per acquisire alcune preferenze
sessuali invece di altre, indipendentemente dalle esperienze avute
durante il periodo dell'imprinting.
Fonte: Ghirlanda, Scorolli, La sessualità atipica in prospettiva
etologica, Rivista di Sessuologia, CIC, vol. 30, n.1 2006 |