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Sesso in pillole (3)
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Pillole di informazione sulla sessualità (3) 2006/1

Indice della Pagina:


Il futuro delle bambine abusate

La stimolazione dei capezzoli

Donne in menopausa

Teen agers e banca del seme

Menopausa chirurgica e desiderio sessuale

La terapia sessuale

Disfunzioni sessuali maschili in coppie omo/eterosessuali

L'amore in Cina

Come si diventa uno stupratore

Imenoplastica

Gay, ma non sul posto di lavoro

La DE, disfunzione erettile
IL FUTURO DELLE BAMBINE ABUSATE

Cosa succede ad una donna che ha subito una violenza sessuale nell’infanzia o nell’adolescenza?
Vi sono vari studi (Finkelhor et al, 1990; Lundqvist et al, 2004;Barone, Maffei, 1997) che mettono in evidenza come tali esperienze rappresentino un fattore di rischio per i disturbi mentali in età adulta. Le conseguenze di tali abusi possono essere di vario tipo. Ad esempio una reazione potrebbe consistere nel negare la gravità dell’evento, minimizzando l’accaduto, cercando di non pensarci più attraverso la soppressione di ricordi disturbanti.
Un’altra strategia simile, ma che richiede un intervento più attivo del soggetto nella realtà può consistere nel cercare di distrarsi, di sognare delle cose positive, in modo da distrarsi. Oppure si può avere una reazione emotiva, esprimendo le proprie emozioni; si può avere una reazione depressiva, accettando l’accaduto come la prova della propria incapacità di affrontare la situazione stressante.
Infine, si può mettere in atto una strategia focalizzata sul problema, che consiste nella ricerca di assistenza, consigli, informazioni, comprensione, supporto sociale, rassicurazioni. Attraverso un percorso psicoterapeutico ad esempio, la donna che ha subito violenza può rielaborare l’esperienza traumatica in termini di crescita personale.
E’ stata condotta una ricerca (anni 2003-2004) su 38 donne di età compresa fra i 17 ed i 56 anni, utenti dell’AUSL di Modena. Di esse, il 79% erano italiane ed il 21% di nazionalità extraeuropea.
Nel 53% dei casi erano nubili, nel 43% conviventi o sposate. Solo l’8% di loro erano laureate, il 39% aveva la licenza media ed il 53% il diploma di scuola superiore. Di esse, il 39% aveva subito un abuso con penetrazione, il 48% aveva riportato molestie ed il 13% aveva subito uno stupro.
(Per abuso e molestia si intendono atti sessuali non volontari, dalla masturbazione ai rapporti completi con penetrazione; per stupro si intende invece un unico rapporto completo violento subito dalla vittima minorenne).
La sessualizzazione traumatica ha avuto come esecutore il padre (25% dei casi), un parente prossimo (23%), parente prossimo E padre (6%), amico di famiglia (36%), vicino di casa (5%), sconosciuto (5%). (n.d.b. Interessante notare, anche in questa ricerca, come i maggiori pericoli di abuso derivino, per le bambine, dalla frequentazione dei parenti più prossimi o dei così detti ‘amici di famiglia’, mentre, come si vede, il pericolo derivante da persone sconosciute è, in confronto, piuttosto basso).
Il padre ha compiuto l’abuso soprattutto in presenza di una figlia ancora piccola, mentre in età adolescenziale i casi più frequenti sono attribuibili all’amico di famiglia.
Si è potuto così constatare che in prevalenza le donne hanno adottato delle strategie di minimizzazione e negazione. (I vissuti sono di vergogna ed autoaccusa: “Era il suo modo di esprimere il bene che mi voleva”, “E’ stato vittima di una mia provocazione”, “Ero cattiva”, “Me lo meritavo”, oppure espressioni che attribuiscono la causa dell’evento alla propria corporeità “Ero formosa”). Le reazioni emotive sono state presenti a breve e media distanza dall’evento traumatico, nella maggior parte delle donne, in coloro che avevano subito la violenza da parte di un congiunto, che mantenevano tale modalità anche dopo diverso tempo.
Le donne della ricerca avevano, nel 95% dei casi, chiesto un aiuto professionale, allo scopo di rielaborare l’esperienza dell’abuso, anche allo scopo di sentirsi “meno orribili”.
Non sono state infrequenti infatti espressioni tipo “mi sento schifosa”, “è come se avessi una malformazione”, “mi sento rovinata per sempre”.
I ricercatori hanno anche notato un tono dimesso, quasi per non attirare l’attenzione, per non sembrare “facili”.

Riferimento bibliografico: Analisi cognitiva delle strategie di coping in un gruppo di donne vittime di un abuso sessuale in infanzia e adolescenza (Ribecchi, Boldrini, Lissandron) Rivista di sessuologia, CIC, Marzo 2006
LA STIMOLAZIONE DEI CAPEZZOLI

La stimolazione dei capezzoli influenza davvero l’eccitazione dei due partners che stanno avendo un rapporto? Secondo la vox populi si, certamente. Ma ora c’è uno studio specifico sull’argomento. Lo studio si è basato sulla compilazione di un questionario per 301 soggetti (148 uomini; 153 donne) di età compresa fra i 17 e i 29 anni (di cui il 95% fra i 18 e i 22).
L’81,5% delle donne ha dichiarato che questa pratica provoca in loro un’eccitazione sessuale, il 78,2% dichiara che, se è già sessualmente eccitata, lo è ancor di più dopo questa pratica, il 59,1 ha espressamente richiesto al partner di essere accarezzata sui capezzoli durante il rapporto e solo il 7,2% ha trovato che questa manipolazione faceva diminuire la loro eccitazione. Per gli uomini, il 51,7% ha dichiarato che la manipolazione li eccitava, il 39% ha dichiarato di aver accresciuto l’eccitazione se la manipolazione avveniva quando erano già eccitati, solo il 17,1% ha chiesto questa stimolazione alla partner e solo il 7,5% si è dichiarato disturbato, al punto di perdere l’eccitazione.
In conclusione, la pratica aumenta l’eccitazione nell’82% delle donne e nel 52% degli uomini.

Fonte: Levin, Roy & Meston, Cindy (2006)
Nipple/Breast Stimulation and Sexual Arousal in Young Men and Women.
Journal of Sexual Medicine
Mar 06

DONNE IN MENOPAUSA

Secondo l’OMS per ‘menopausa’ si intende il periodo che va dalla ultima mestruazione in avanti. Quasi tutte le ricerche che indagano il comportamento sessuale delle donne durante la menopausa concordano nel dire che l’interesse sessuale decresce con l’età. Quello che non è ancora chiaro del tutto è se questo minore interesse sia dovuto a fattori organici, oppure sia una conseguenza dei cambiamenti nell’aspetto, nel sentirsi meno attraenti e desiderate, nell’avere ormai dei figli grandi che possono esprimere dei giudizi severi sui comportamenti dei genitori, sul non avere più accanto un partner desiderabile e premuroso…Tanti sono insomma i fattori che possono influire sul desiderio sessuale della donna in menopausa, anche se secondo R. Basson, che nel 2000 ha pubblicato uno studio specifico sulla risposta sessuale femminile, The female sexual response, la donna di questa età ha più bisogno di intimità che di pratiche propriamente genitali. La donna in menopausa, in pratica, sarebbe ugualmente soddisfatta della donna più giovane da un punto di vista sessuale, anche se i rapporti intimi sono per lei meno coinvolgenti dal punto di vista erotico. La possibilità di avere una buona intimità di coppia, con scambio di attenzioni, coccole, manifestazioni di affetto è già considerata fortemente appagante.

Per verificare queste ipotesi, è stata condotta una ricerca su un campione costituito da 84 donne in menopausa; il gruppo di controllo riguardava invece 168 donne non in menopausa.
Da questo ultimo campione sono state escluse le donne che allattavano, che non erano in buono stato di salute, che assumevano farmaci che potevano influire sulla funzione sessuale.
E’ stato utilizzato il Brief Index of Sexual Functioning for Women (BISF-W) di Taylor, Rosen e Leiblum (1994), uno strumento di autovalutazione composto di 22 domande per un totale di 49 item che valutano gli aspetti quantitativi e qualitativi delle esperienze sessuali femminili.

Risultati:
Dall’analisi dei dati è emerso che le donne in menopausa hanno livelli inferiori di desiderio sessuale, eccitazione e orgasmo, e praticano meno frequentemente delle altre donne più giovani l’attività sessuale. L’attività più frequentemente praticata dalle donne in menopausa è il baciare, una o più volte al giorno, dopo di che viene il coito, praticato da una a tre volte alla settimana. Sebbene le donne in menopausa abbiano un livello di funzionamento sessuale inferiore rispetto alle donne non in menopausa, con una riduzione dell’intensità dell’orgasmo e del livello di eccitazione raggiunto, esse si dichiarano ugualmente soddisfatte delle loro relazioni (confermando l’ipotesi iniziale). Non vi sono fra i due campioni delle differenze elevatissime relativamente all’eccitazione raggiunta attraverso l’auto-erotismo, mentre vi sono delle differenze significative riguardo alla frequenza di tale attività – praticata in misura minore dalla donna in menopausa - .

Fonte: Donà MA, Panzeri M., La funzione sessuale in menopausa: indagine su un campione di donne italiane. Rivista di sessuologia, Marzo 2006, ed, CIC

Marzo 2006

TEEN AGERS E BANCA DEL SEME

I giovani teen agers che hanno ricevuto delle cure per cancro, dovrebbero depositare il loro sperma in una banca del seme, in modo da non rinunciare, in futuro, ad avere una vita familiare felice, con dei figli. Lo dicono i ricercatori della Università di Manchester

Il Dr Guy Makin, della Divisione Sviluppo Umano e Salute Riproduttiva, a questo proposito suggerisce che siano date informazioni più circostanziate sulle banche del seme anche a pazienti giovanissimi, a partire dai 13 anni. Molti tipi di chemioterapia e di radiazioni infatti possono causare un danno permanente nella produzione spermatica dei testicoli, portando all’infertilità.

Non tutti riescono, di loro iniziativa, a depositare correttamente il seme nella banca apposita: per motivi di ansia, difficoltà nel parlare di fertilità e per minore capacità di recepire le informazioni che vengono loro date. Molti si disinteressano del problema perché lo ritengono un problema lontano ed al momento di scarso interesse.

Per questo motivo i ricercatori raccomandano all'équipe medica che esegue i trattamenti di routine, di inserire anche questo procedimento, al fine di garantire la gioia della paternità anche a ragazzi che altrimenti la perderebbero.

Fonte : Università di Manchester
Feb 06

MENOPAUSA CHIRURGICA E DESIDERIO SESSUALE

In uno studio che sarà pubblicato nel numero di Marzo 2006 dal Journal of Sexual Medicine, dei Ricercatori hanno scoperto che le donne in menopausa chirurgica, a seguito di isterectomia e asportazione delle ovaie, se messe a confronto con donne in pre-menopausa, o con donne in menopausa per vie naturali, hanno un maggiore rischio di vedere diminuito il loro desiderio sessuale, oltre a maggiori difficoltà di raggiungere il piacere.
Lo studio, denominato "Hypoactive Sexual Desire Disorder in Menopausal Women: A Survey of Western European Women," ha riguardato 1685 donne di età compresa fra i 20 ed i 70 anni, residenti in Francia, Germania, Italia e Regno Unito. Nel decidere di fare questa operazione chirurgica, suggeriscono i Ricercatori, le pazienti ed i ginecologi dovrebbero tenere in considerazione il fatto che vi potranno essere dei cambiamenti nella vita sessuale della donna, quasi certamente dovuti ad un fatto ormonale. La Dr.ssa Alessandra Graziottin, co-autrice della ricerca e Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell’Ospedale San Raffaele di Milano ha dichiarato che questi problemi relativi alla menopausa prematura sono ancora poco considerati. I chirurghi dovrebbero avere un atteggiamento volto in misura maggiore alla conservazione delle ovaie, che svolgono un importante ruolo nella vita sessuale della donna. La rimozione delle ovaie per prevenire l’insorgere del cancro –conclude la Graziottin - è l’unico caso in medicina in cui viene rimosso un organo sano, nel timore che possa ammalarsi.
Feb 06

LA TERAPIA SESSUALE

La terapia sessuale è una terapia che consente alle persone di affrontare e risolvere dei problemi di tipo sessuale. In genere si tratta di psicoterapie condotte da medici, o psicologi- psicoterapeuti, con una formazione specifica in sessuologia.
Vi sono dei problemi sessuali che sono organici, conseguenti a disabilità congenite, malattie, effetti collaterali conseguenti a trattamenti farmacologici, o chirurgici. Altri problemi sessuali sono invece di origine psicologica, dovuti ad esempio ad un’educazione troppo rigida relativamente alle norme morali, o a qualche particolare trauma subito nella sfera sessuale, anche nella primissima infanzia. Va detto che anche i problemi tipicamente fisici hanno comunque una componente psicologica, perché una menomazione nella funzionalità del proprio apparato sessuale non può non influire anche sulla qualità della vita dei soggetti interessati. Vi sono poi dei problemi sessuali che nascono da relazioni difficili, eccessiva ansia da prestazione, aspettative del/della partner troppo elevate ecc.
In genere si chiede una terapia sessuale per disfunzioni erettili, eiaculazione precoce, anorgasmia, vaginismo, rapporti sessuali dolorosi, mancanza di eccitazione, sexual addiction, parafilie ecc.
Quando il problema riguarda la coppia è assolutamente necessario che la terapia riguardi entrambi i partners. Oltre alla psicoterapia, che si basa sul potere terapeutico della parola, vi sono dei particolari esercizi, o terapie mansionali, che possono essere consigliate alla coppia o alla persona, da eseguire nel proprio domicilio.
Spesso il problema sessuale è dovuto ad insicurezza, ansia, mancanza di autostima o semplicemente ad inesperienza.
Per cercare un sessuologo nella propria città si possono consultare le pagine gialle, internet, le ASL. Molte persone sono convinte di non potersi permettere queste terapie: seppure vi sono dei centri particolarmente cari, cercando con attenzione potranno essere trovati anche specialisti che offrono le loro prestazioni a 40-50 euro a seduta, o perfino gratis nei consultori familiari.
Infine un’ultima considerazione: uno specialista è tale, a prescindere dal sesso, per cui non vi dovrebbe essere differenza nella scelta di un professionista uomo o donna. Tuttavia molte persone preferiscono affidarsi a terapeuti dello stesso sesso per sentirsi più comprese ed altre a terapeuti del sesso opposto, perché sentono di poter così stabilire un rapporto più franco e meno competitivo.

La DE, disfunzione erettile

La disfunzione erettile consiste nell’impossibilità di ottenere e/o mantenere un’erezione adeguata per una relazione sessuale soddisfacente (DSM, NIH). Spesso la causa scatenante della DE è un problema organico, ma può anche essere provocata da fattori psicologici (ansia, depressione), relazionali (stress, divorzio) o stile di vita (abuso di alcool e droghe).
La DE è anche il principale problema lamentato dagli uomini che si rivolgono ad uno studio sessuologico: la DE infatti diminuisce la motivazione ad iniziare una relazione sessuale, per la paura di avere una performance non adeguata ed essere respinti.
La DE porta anche alla depressione: uno studio di Shabsigh ed altri (1998) ha stabilito che i soggetti con DE avevano sintomi depressivi circa 2,6 volte in più dei pazienti della stessa età affetti da ipertrofia prostatica semplice. Quello che non è ancora del tutto chiaro è se la DE è la causa della depressione o una sua conseguenza.
Uno studio di Feldman ed altri (1994) ha anche trovato che c’era una correlazione fra l’emozione della rabbia (sia verso sé stessi che verso gli altri) e la DE, come se gli uomini più ‘arrabbiati’ avessero maggiori probabilità di avere anche problemi di disfunzione erettile.
Infine, molti altri studi ci dicono che il fumo di sigaretta aumenta di molto la probabilità che compaia una DE.
Come curarsi.
Per prima cosa occorre rivolgersi ad un andrologo (o anche ad un urologo) e fornire una descrizione accurata sulla capacità erettile precedente ed attuale, sulla durata dell’erezione, sulla frequenza delle difficoltà erettili (percentuale dei tentativi), sulle modalità di insorgenza dei sintomi, sulla presenza di erezioni mattutine e notturne, sulla capacità erettile nelle pratiche di autoerotismo.
Lo specialista cercherà inoltre di capire se il soggetto o la coppia abbiano conoscenze adeguate riguardo alla funzione genitale e anche se vi sia adeguato desiderio.
Se si ha un rapporto di coppia, per lo specialista è importante parlare anche con la partner e coinvolgerla nel trattamento, sia per avere informazioni importanti da lei, sia per una migliore risposta al trattamento.
La partner collaborativa potrà inoltre superare lei stessa i dubbi la sensazione di essere rifiutata, che spesso prova quando il partner ha una DE. Certo, se il matrimonio è infelice anche per altri motivi, è assolutamente impossibile trovare una moglie sinceramente disposta a collaborare con un sessuologo per risolvere la disfunzione erettile del marito: un altro buon motivo per i mariti di trattare sempre bene le proprie compagne di vita…

GAY, MA NON SUL POSTO DI LAVORO

Una ricerca svela che circa la metà dei gay e delle lesbiche inglesi (che secondo una fonte ufficiale sarebbero circa il 6% della popolazione adulta, ovvero circa tre milioni di persone), evita di rivelare ai propri colleghi le proprie scelte sessuali, o eventuali relazioni con un/una partner dello stesso sesso, perché teme i loro giudizi ed i loro commenti.
Fonte: London, UK (PRWEB)

IMENOPLASTICA

Moltissimi giornali americani, anche politici ed economici, riportano una strabiliante notizia: da quelle parti va molto di moda rifarsi l'imene, attraverso un'operazione chirurgica che si chiama, appunto, 'imenoplastica', allo scopo di ritrovare la perduta verginità. La procedura è nota in America anche con il nome di ‘riverginazione’ : pubblicizzata come un dono da fare al proprio marito, che così potrà riprovare l’eccitante momento della deflorazione... Per la cronaca, la ‘riparazione dell’imene’ costa, fra l'altro, dai 1800 ai 5000 dollari. Questa cosa non può non lasciare di stucco noi europei, soprattutto noi italiani: nel nostro Paese infatti, fino a pochi decenni fa, moltissime ragazze ‘rovinate’ da una storia che non le aveva portate al matrimonio, ricorrevano a questa pratica per trovare un marito senza dover dichiarare la loro ‘colpa’. Le donne americane invece, non sembrano avere alcun motivo per ‘apparire’ illibate: esse sono libere, sin da adolescenti, di avere le loro storie di sesso, con il beneplacito dei genitori. E allora perché questa nuova ‘tendenza’ quasi tribale, che ricorda quasi le MGF (mutilazioni genitali femminili) ?
I commentatori del luogo dicono che ci si vuole ‘riverginare’ principalmente per ritrovare l’autostima, per avere una vita sessuale nuova, più soddisfacente, per fare un regalo al proprio marito.
Insomma, è poco più di uno sfizio, la conquista di uno status symbol, la soddisfazione di potersi permettere un’operazione chirurgica facile ed ‘economica’, almeno rispetto ad altre più costose e più invasive.
Fonte : Political Gateway

COME SI DIVENTA UNO STUPRATORE?

Le cause possono essere moltissime: errori educativi (consistenti nel rinforzare e addirittura favorire dei modelli di comportamento aggressivo) l’assunzione di droghe disinibenti, il vivere in ambienti degradati in cui vige la subcultura criminale o in condizioni di basso livello socio-economico per mancanza di attività lavorativa proficua, l’umiliazione di essere stati rifiutati da una donna, l’aver subito frustrazioni e violenze di ogni genere.
In letteratura psicologica vi sono tre scuole di pensiero: quella così detta ‘femminista’, quella dell’’apprendimento sociale’, quella ‘evoluzionistica’.
La teoria ‘femminista’ (sostenuta da Brownmiller, 1975 – Clarck e Lewis, 1977 – Dworkin, 1981, Schwendinger e Schwendinger, 1983 ed altri) sostiene che l’aggressione sessuale non sia motivata da un impellente desiderio erotico, ma da un desiderio di controllare, dominare, umiliare e quindi mantenere la donna in uno stato di asservimento politico ed economico nei confronti dell’uomo.
La teoria dell’’apprendimento sociale’, sostenuta principalmente da Malamuth 1981-84, Check e Malamuth, 1985, Zillman, 1984, Linz 1985) vede nello stupro una tradizione repressiva nei confronti della donna, non come reazione ad un impellente desiderio erotico, ma come un’imitazione di un modello presente nell’ambiente, da cui il soggetto ha ‘appreso’ il comportamento, divenendo progressivamente desensibilizzato alle relative conseguenze dannose e associando la violenza al piacere sessuale, nella convinzione che la gratificazione sessuale si può ottenere rapidamente attraverso l’aggressione delle donne.
La teoria ‘evoluzionista’ (sostenuta da Symons, 1979, Schields e Schields, 1983, Thornill e Thornill 1983-87, Marshall 1984, Thiessen, 1986, Ellis, 1989), ritiene la violenza sessuale un fattore quasi genetico, un impulso maschile a fecondare quante più donne possibili, soprattutto nella condizione di carenza delle qualità che lo renderebbero adeguato a soddisfare i criteri di selezione della femmina. (Insomma, in mancanza di quelle qualità fisiche, psicologiche, sociali che qualsiasi donna si aspetterebbe in un partner).
Presso il Massachussets Treatment Center (MTC) sono stati raccolti molti dati, clinici e sperimentali, che hanno consentito di sviluppare una ‘tipologia dello stupratore’ derivata dalla classificazione in basa alla natura e alla motivazione del comportamento aggressivo, al ruolo dell’eccitazione e della motivazione sessuale.
La tipologia del MTC distingue sei tipi di stupratori:
1. Tipo ‘criminale opportunista’; presenta scarso controllo degli impulsi, storia di comportamenti criminali, scarsa empatia, uso strumentale impulsivo della violenza. Da lui la violenza sessuale è messa in atto, in modo occasionale, d’impulso, senza premeditazione
2. Tipo ‘non-criminale sessuale non sadico’, caratterizzato da cognizioni distorte sulle donne e sulla sessualità, sentimenti di inadeguatezza sulla propria sessualità e la propria immagine di sé come maschio, fantasie sessuali non aggressive.
3. Tipo ‘criminale con rabbia pervasiva’: la sua rabbia e la sua ostilità non permettono sentimenti socio-affettivi; si eccita sessualmente sia durante la visione scenica di stupro, sia durante la visione scenica di attività sessuali consenzienti; la sua rabbia non è diretta esclusivamente verso le donne ed è disposto a compiere anche altri tipi di crimini. Durante lo stupro non ha fantasie sessuali, usa la violenza anche se non è necessaria ai fini della congiunzione sessuale. Può anche uccidere.
4. Tipo ‘non criminale vendicativo’: la sua rabbia è diretta esclusivamente verso le donne, attraverso minacce verbali, volontà di umiliare e degradare la vittima, possibilità di commettere lesioni fisiche.
5. Tipo ‘criminale palesemente sadico’: l’aggressione sessuale è spesso premeditata, guidata da fantasie sessuali violente, che possono portarlo anche ad inferire gravi lesioni fisiche alla vittima.
6. Tipo ‘non criminale sadico latente’: stessi aspetti del precedente, senza quello di provocare lesioni alla vittima.
Secondo uno studio di Barbaree e Serin (1992) sembrerebbe che il primo e il secondo tipo di stupratori preferiscano il modello di eccitamento erotico offerto dal rapporto sessuale consenziente, mentre il terzo e il quarto tipo gradiscano, in egual misura, sia il modello di eccitamento erotico offerto dal rapporto sessuale consenziente sia il modello di eccitamento ricavato dal rapporto sessuale procurato aggressivamente. Il quinto e il sesto tipo prediligono esclusivamente il modello di eccitamento erotico procurato con aggressività.

Cosa fare?
La somministrazione di antiandrogeni, detta anche ‘castrazione chimica’ a uomini adusi allo stupro sembra efficace nel ridurre l’interesse, in questi soggetti, per l’attività sessuale in genere e pertanto qualcuno la consiglia come mezzo per reprimere gli impulsi degli stupratori recidivi. Qualche successo sembra lo si sia ottenuto attraverso l’utilizzo di farmaci simili a quelli utilizzati in psichiatria per i soggetti che presentano disturbi ossessivo-compulsivi.
Secondo Marshall (1993) i trattamenti psicoterapeutici da adottare con gli stupratori devono essere orientati non tanto al riordinamento della sessualità deviata, quanto all’addestramento nell’empatia, alla ristrutturazione delle distorsioni cognitive, all’acquisizione della capacità di agire in intima sintonia con gli altri.

Rif. Bibl.Lipford, La componente aggressiva insita nella sessualità ed i fattori inducenti la condotta aggressiva che caratterizza lo stupro, in Rivista di sessuologia, Cic, n. 28

L'AMORE IN CINA

Muzi Mei è il nick name di una giornalista venticinquenne che scrive in un blog nel quale tiene un diario della sua vita sessuale, ed in particolare racconta i suoi 70 ultimi compagni di letto e di avventure. E’ un concetto moderno in Cina, questo dell’amore libero, perché fino a non molti anni fa, in epoca maoista, bisognava chiedere il permesso alle autorità per sposare una certa persona e si veniva ‘consigliati’ anche sui metodi contraccettivi da utilizzare, oltre che sulle ‘posizioni dell’amore’, stando almeno a ciò che afferma la blogger Muzi Mei. Oggi il 70% dei residenti nella zona di Beijing afferma di avere avuto relazioni sessuali prima del matrimonio, mentre solo nel 1989 il dato relativo riguardava il 15,5% della popolazione (dati forniti da Li Yinhe, sociologo alla Accademia Cinese di Scienze Sociali).
Una ricerca dello scorso gennaio su sette grandi città cinesi ha scoperto che tra i giovani in età compresa fra i 14 ed i 20 anni, la prima esperienza sessuale si compie intorno ai 17,4 anni, mentre coloro che hanno oggi tra i 31 ed i 40 anni dichiarano di aver avuto il primo rapporto sessuale intorno ai 24 anni.
Educati sentimentalmente con la serie televisiva Sex and the city, i cinesi sono diventati grandi consumatori di biancheria intima. Infatti, le industrie di lingerie proliferano ovunque in Cina e, lo scorso Novembre, il Festival della Cultura Sessuale nella città meridionale di Guangzhou ha attratto più di 50.000 persone, che volevano essere informate sui più nuovi giocattoli dell’amore, peraltro fabbricati, nel 70% dei casi, proprio in Cina (il più venduto sembra che sia la ‘farfalla erotica’).
Sebbene l’educazione sessuale sia prevista in Cina sin dalla scuola media, i professori si sentono imbarazzati a parlare della materia, così saltano le pagine dedicate alla sessualità nei libri scolastici, come dice Hu Peicheng, segretario generale della Associazione Cinese di Sessuologia di Beijing.
Poiché non c’è istruzione sessuale, molte donne restano incinte, in un Paese dove la maternità fuori del matrimonio è ancora un tabù. Una ricerca fatta a Shangai da Yan Fengting ha scoperto che il 65% delle donne che vivono in città e che ricorrono all’aborto sono ‘single’, contro il 25% del 1999. Le malattie sessualmente trasmesse, fra cui anche l’HIV, stanno diffondendosi velocemente, soprattutto fra i ragazzi fra i 15 ed i 24 anni ed aumenta anche la prostituzione, ormai scomparsa in Cina dal 1949. Le coppie cinesi che hanno chiesto il divorzio nel 2004 sono aumentate del 21% rispetto all’anno precedente (cifre del Ministero degli Affari Civili).

ADOLESCENTI E MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE

Le ragazze adolescenti sanno abbastanza poco sulle malattie sessualmente trasmesse e se ne accorgono solo quando è troppo tardi, secondo uno studio della Carnegie Mellon University pubblicata sul Journal of Adolescent Health.
Lo studio ha interessato 300 ragazze fra i 13 ed i 19 anni residenti nell’area di Pittsburgh. I ricercatori hanno dato un test alle ragazze per valutare le loro conoscenze sulle malattie sessualmente trasmissibili: HIV/AIDS, clamidia, gonorrea, herpes genitale, verruche genitali, epatite B, trichomonas e sifilide. Le ragazze alle quali era stata diagnosticata una di queste malattie sapevano più delle altre coetanee, ma erano informate solamente della malattia che le riguardava. In media, con l’eccezione HIV/AIDS, le ragazze non conoscevano assolutamente nulla delle altre malattie trasmesse attraverso i rapporti sessuali.
I ricercatori mettono in evidenza il fatto che le nostre scuole hanno deciso di focalizzare la loro attenzione sull’AIDS: per questo i nostri ragazzi non si proteggono da altre malattie, come ad esempio l’herpes genitale, che non può essere curato. Le vesciche genitali possono rendere una donna suscettibile di contrarre un cancro alla cervice, la clamidia può portare all’infertilità… Ce n’è abbastanza per convincere gli operatori a prestare attenzione ANCHE a queste altre forme di malattie sessuali, meno severe dell’AIDS, ma comunque non trascurabili.
gen06

DISFUNZIONI SESSUALI MASCHILI IN COPPIE OMO/ETEROSESSUALI

Il DSM-IV definisce l’eiaculazione precoce come ‘persistente o ricorrente eiaculazione con minima stimolazione sessuale prima o poco dopo la penetrazione o prima che la persona lo desideri’.
Questa definizione tiene conto dell’evidenza clinica: infatti le persone che lamentano un’eiaculazione precoce si riferiscono alla insoddisfazione legata alla durata del coito.
(A volte la durata dell’erezione prima dell’eiaculazione rientra perfettamente nella norma, ma il soggetto la percepisce come troppo breve per essere soddisfacente).
Nella coppia eterosessuale il problema viene sentito maggiormente, perché c’è il desiderio, da parte dei due partners, di raggiungere l’orgasmo simultaneamente e, quando l’eiaculazione arriva troppo presto, la donna non ha la possibilità di provare l’orgasmo vaginale (che però provano solo 3 donne su dieci). Per questo motivo la durata del coito è sentita dai due partners etero come fattore rilevante della loro vita sessuale.
Non così avviene nella coppia omosessuale maschile (coito anale), dove il partner ricevente non ha alcuna possibilità di raggiungere l’orgasmo e dunque la durata del rapporto è del tutto irrilevante.
Cove e Boyle (2002) hanno pubblicato una ricerca condotta a Londra su un campione di 300 omosessuali tra i 18 ed i 65 anni, il 41% single ed il 59% in coppia. Attraverso la somministrazione di un questionario di 90 domande, sono state indagate le disfunzioni sessuali secondo i criteri del DSM IV. L’8,4% del campione riferisce di soffrire di disfunzione erettile, l’1,2% di eiaculazione precoce, il 3,6% di disturbo del desiderio ipoattivo.
Risultati simili sono stati ottenuti anche da Paff (1995) in particolare riguardo alla più marcata prevalenza della disfunzione erettile rispetto all’eiaculazione precoce.
Shires e Miller (1998) hanno somministrato il test GRISS (che misura la soddisfazione sessuale del soggetto) ad un campione di 50 individui, di cui 25 omosessuali e 25 eterosessuali. Risultato: nessuna differenza significativa nelle percentuali di disfunzione erettile riscontrata nei due gruppi, ma forte differenza (p<0,078) nella prevalenza di eiaculazione precoce nei maschi etero.
Va detto poi che nelle pratiche omosessuali maschili, la penetrazione non è sempre presente: essa si trova al quarto posto nelle statistiche relative, preceduta nell’ordine da bacio, masturbazione e rapporto orale (Fonte: Weatherburn P. The sexual lifestyles of gay and bisexual men in England and Wales, London, Routledge & Kegan Paul, 1992). Alle stesse conclusioni sono giunti Barbagli e Colombo (Barbagli M, Colombo A., Omosessuali moderni, ed. Il Mulino, 2002), che hanno verificato che il rapporto anale è praticato, fra i gay, solamente dal 24% delle persone che hanno rapporti occasionali e dal 36% dei partners che hanno anche un rapporto di coppia. Come si vede, il rapporto con penetrazione, tipico della coppia eterosessuale, è praticato soprattutto da gay che hanno una relazione anche affettiva, oltre che sessuale, mostrando il profondo significato simbolico dell’atto: a livello di coppia come espressione di intimità, vicinanza unione, a livello di partner ‘attivo’ come conferma della propria virilità e come probabile difesa dal disagio psicologico provocato dalla difficoltà di integrare le diverse identità sessuali: maschile ed omosessuale.
 
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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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