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Sesso in pillole (13)
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Pillole di informazione sulla sessualità (13) 20
10-2011

Indice della Pagina:

Il sesso e l'amnesia globale transitoria

Wilhelm Reich, l'inventore della liberazione sessuale

L'effetto ordine nell'orientamento sessuale

La vera scienza delle differenze sessuali

La terapia riparativa per i gay e la contestazione del terapeuta

Immagini sessuali nei media e sesso precoce fra adolescenti

Disturbo bipolare: come aiutare chi ne soffre

I giovani, gli anticoncezionali e le fiction TV

  Proteggere i figli dalla cultura sessualizzata

 Coercizione riproduttiva

  L'eccitazione sessuale è diversa fra uomini e donne
 

IL SESSO E L'AMNESIA GLOBALE TRANSITORIA

Una donna di 54 anni si è recata presso il Pronto Soccorso del Georgetown University Hospital con il marito: non riusciva a ricordare nulla di ciò che le era successo nelle ultime 24 ore, tranne che l'amnesia era iniziata dopo un rapporto sessuale con il marito, un'ora prima. Il caso è stato riportato nell'edizione di Settembre del Journal of Emergency Medicine ed è stato diagnosticato come amnesia globale transitoria, una condizione rara in cui la memoria improvvisamente scompare. 
Le persone affette da questo disturbo non soffrono di effetti collaterali, ed in poche ore la memoria in genere torna normale. Ogni anno questo disturbo si verifica su 3 - 5 persone su 100.000. Non è ancora chiaro da cosa dipenda e come mai la persona possa continuare normalmente a conversare attivamente, mentre tanta parte della memoria scompare. In ogni caso non si tratta di un ictus ed in genere gli esiti sono benigni.  Il sesso può produrre questo genere di amnesie, come qualsiasi altra attività fisica intensa. Le persone più a rischio sono i cinquanta-sessantenni, ma stranamente le persone che soffrono di questo problema lo sperimentano una sola volta nella vita. In molti casi l'amnesia è anterograda, cioè ha problemi nel formare nuovi ricordi o è retrograda, cioè si dimenticano una parte dei ricordi già acquisiti.   La scansione cerebrale della donna con risonanza magnetica (MRI) e tomografia computerizzata (CT) non ha mostrato danni al cervello e quando la signora è uscita dal Pronto Soccorso, poco tempo dopo, i suoi sintomi erano completamente scomparsi.  Secondo gli studiosi, questo problema potrebbe non essere iniziato nel cervello della donna, ma nel collo. In uno studio di gennaio 2010, pubblicato nella rivista Stroke, Ameriso e colleghi hanno fatto delle ecografie al collo di 142 pazienti che avevano avuto questa particolare forma di amnesia nell'ultima settimana. Essi hanno così scoperto che l'80 per cento dei pazienti soffrivano di "insufficienza delle valvole della vena giugulare".  Questa vena, che scorre in una parte laterale del collo, porta il sangue dalla parte posteriore del cervello al cuore. Le valvole della vena fanno si che il sangue non possa rifluire verso la testa ma se le valvole non si chiudono bene, il sangue può tornare verso l'alto.  Questo può succedere ad esempio quando sale la pressione dell'addome in seguito al sollevamento di un peso, nella defecazione o durante un atto sessuale. L'aumento di pressione produce una resistenza a che il sangue possa fluire verso il basso lungo la vena giugulare e l'insufficienza delle valvole può portare sangue non ossigenato al cervello, specialmente nelle regioni centrali, che sono quelle della formazione della memoria.  Ciò non spiega tuttavia perché questo evento accada una sola volta nei soggetti predisposti.  Qualunque sia la causa, l'amnesia globale transitoria può essere sconvolgente. In un caso del 1964 un uomo perse la memoria nel momento che raggiungeva l'orgasmo, il che lo portò a gridare: "Che succede? Dove sono?" 
Secondo Ameriso è un bene che le persone che si accorgono di aver perso la memoria corrano in ospedale, perché potrebbe trattarsi anche di disturbi neurologici più gravi. La cosa importante, in questi casi, è una diagnosi veloce, controllando lo stato delle vene.

Fonte:

'Mind-Blowing' Sex Can Wipe Memory Clean, Live Science
Ott. 2011

 
WILHELM REICH, L'INVENTORE DELLA LIBERAZIONE SESSUALE

"In psicoanalisi non c'è nulla di vero tranne le esagerazioni". Così scriveva Adorno nel suo Minima Moralia, riguardo alla natura scandalosa e spesso paradossale delle intuizioni di Freud sulla nostra vita psicosessuale. Una biografia dettagliata e coinvolgente scritta da Christopher Turner, da poco pubblicata in lingua inglese, su Wilhelm Reich afferma ora che nessun analista è stato più estremo ed ossessivo di questo allievo di Freud, prima coccolato, poi allontanato dal movimento psicoanalitico.  Quando, nel 1927, Reich pubblicò "La funzione dell'orgasmo", Freud scrisse all'analista Lou Andreas-Salomé: "Abbiamo il Dr. Reich, un giovane degno, ma impetuoso, appassionato al suo cavallo di battaglia, che ora vede nell'orgasmo genitale l'antidoto ad ogni nevrosi".  Verso Reich Freud si era acidamente e laconicamente espresso in occasione della presentazione del libro di 206 pagine, La funzione dell'orgasmo: "Quel mattone"?  Questo fu il primo segnale di allontanamento fra il Maestro e l'allievo, che ormai sembrava completamente rapito dalla sua ossessione orgasmica. 
Reich ebbe un'infanzia quasi melodrammatica e psicoanaliticamente affascinante: sua madre infatti si era suicidata dopo che Wilhelm fu costretto dal padre a rivelare l'adulterio di lei. Quattro anni dopo morì anche il padre e Wilhelm si fece carico, diciassettenne, di gestire l'impresa familiare ed i possedimenti agricoli, ma la guerra gli portò via tutto.  Reich, andato a Vienna per studiare medicina, era salito rapidamente attraverso le fila dei discepoli di Freud a Vienna, arrivando fino al Maestro nel 1919. Iniziò a collaborare a 22 anni. La sua specialità era l'analisi del carattere, secondo la quale le fasi infantili di erotismo orale, anale e genitale danno luogo a particolari tipi di personalità. Il lavoro dell'analista era quello di attaccare le difese del paziente e spingerlo ad una sessualità pienamente adulta. Reich sembrava adatto a quel compito: possedeva infatti un carattere da bullo che aveva portato i suoi colleghi a chiamarlo "il fracassatore di caratteri". Il suo metodo consisteva nel mettere letteralmente le mani sui pazienti e, per quanto riguarda la sua teoria, era assolutamente convinto della centralità dell'orgasmo per la salute psichica. Questo "primitivismo radicale", come lo definì in seguito Herbert Marcuse, contribuì all'allontanamento di Reich dalla cerchia dei fedelissimi di Freud.  Reich lasciò Vienna per Berlino, allora paradiso bohemien, ma presto i suoi libri furono bruciati dai nazisti. Soggiornò in Danimarca e in Norvegia, fino a che, nel 1939, fuggì negli Stati Uniti. L'autore del libro descrive la nascente controcultura americana, centrata sul Greenwich Village, dove le idee di Reich prosperavano. L'America aveva vissuto la sua prima rivoluzione sessuale nel 1920, in parte in risposta agli scritti di Freud. Ma se Freud aveva una concezione poco consolante della sessualità umana, in cui la pulsione di morte faceva a gara con il vitalismo erotico, il suo allievo sembrava promettere una nuova utopia orgasmica, e dalla metà degli anni quaranta si impose come il profeta di un "nuovo culto del sesso e dell'anarchia".  A questo punto, il pensiero di Reich, sempre eccentrico, anche per gli standard degli analisti più eterodossi, aveva preso una piega curiosamente fai da te. Lo psicoanalista infatti veva escogitato, e iniziato a vendere o affittare, un dispositivo per la concentrazione e la direzione terapeutica dell'energia "orgone" (ipotetica energia cosmica bioelettrica primordiale): si trattava di una cabina simile a quelle telefoniche, ricoperta da metallo e coibentata con lana d'acciaio. I materiali presenti nella cabina avevano, secondo la bizzarra idea di Reich, il potere di accumulare energia ed irradiarla all'interno della grande scatola di legno, in cui il paziente sedeva ed attendeva l'orgasmo.
Reich cercò di dare un imprimatur scientifico  a questa sua  scoperta dell' "accumulatore orgonico" (Einstein, invitato a sedersi nel box, affermò subito che il suo inventore era un ciarlatano) ma fu proprio questa sua invenzione a rovinarlo completamente.  Infatti, sebbene apprezzato da artisti del calibro di Norman Mailer, Allen Ginsberg e William Burroughs (il quale sosteneva peraltro che l'aggeggio aveva effettivamente funzionato su di lui), il congegno attirò l'attenzione dell'FBI e della Food and Drug Administration. Dopo molti anni di indagini, quando ormai la follia paranoica di Reich era a caccia di UFO e di immaginarie energie negative, il Nostro fu imprigionato per frode medica. Morì in carcere nel 1957. La storia del declino di Reich, da pseudoscienziato, impegnato in politica nei movimenti più radicali, a delirante paranoico, che pensava di aver trovato le origini della vita organica nelle sue creazioni, sarebbe solo un aneddoto a margine della storia della psicoanalisi, se le sue idee non fossero penetrate così a fondo nella cultura americana del dopoguerra. Turner ci ricorda che una buona parte della rivoluzione sessuale degli anni Sessanta fu direttamente ispirata alla convinzione di Reich che l'orgasmo era una sorta di panacea universale.  Anche i suoi primi attacchi al puritanesimo sessuale avrebbero potuto essere positivi, ma secondo l'analisi di Marcuse e Michel Foucault furono proprio queste idee a portare alla repressione attraverso la liberazione sessuale: il nuovo capitalismo infatti, secondo questa analisi, ci spinge a realizzare i nostri (presunti) desideri.

Fonte:

Sexual revolution all boxed up, Irish Times
Ago 11


L'EFFETTO ORDINE NELL'ORIENTAMENTO SESSUALE

Le prime impressioni sono molto importanti. Nel primo momento in cui incontriamo una nuova persona, ci facciamo subito un'opinione su di lei. Come si formano queste prime impressioni è stato oggetto di interesse per molti ricercatori nel campo della psicologia sociale. 
Gli esperimenti di Asch sulla formazione delle impressioni hanno suggerito che quando gli aggettivi che descrivono una persona sono presentati in sequenza, i primi hanno un impatto maggiore rispetto a quelli successivi (effetto ordine). Le stesse parole usate per descrivere una persona potrebbero creare dunque valutazioni molto diverse su quella persona, se l'ordine in cui vengono presentate le parole viene invertito. Quando gli aggettivi con significato positivo sono pronunciati per primi, seguiti da parole con significato meno positivo, i soggetti tendono a valutare la persona in modo più favorevole, ma quando l'ordine è invertito, i partecipanti hanno la tendenza a giudicare la persona meno positivamente (Asch, 1946).
Di recente è stato pubblicato uno studio sulle prime impressioni relative a soggetti gay: a differenza di altri gruppi che subiscono un pregiudizio sociale, come le minoranze etniche o gli anziani, le persone omosessuali in genere hanno la possibilità di nascondere la loro identità sessuale, quando interagiscono con gli altri. Questo fa sorgere una domanda: rivelare il proprio orientamento sessuale in un secondo momento, invece che subito, potrebbe modificare la percezione sociale negativa di una persona gay?
David Buck e Ashby Plant hanno studiato questo problema. Quarantacinque soggetti eterosessuali di entrambi i sessi (in gran parte studenti) hanno partecipato a quello che pensavano fosse uno studio sul comportamento sociale che si tiene la prima volta che si conosce una persona. Queste persone hanno ascoltato un'intervista pre-registrata con un uomo che sapevano dover incontrare subito dopo. L'intervista registrata (solo audio) durava otto minuti ed in essa l'uomo parlava della sua vita e dei suoi interessi. Soprattutto, gli venivano poste delle domande sulla sua situazione sentimentale,  sin dall'inizio (seconda domanda dell'intervista) o alla fine del colloquio, ed era in questa risposta  che l'uomo rivelava il suo orientamento sessuale. Metà dei partecipanti hanno ascoltato la versione in cui il coming out avveniva subito, l'altra metà ha ascoltato la versione in cui esso avveniva alla fine dell'audio-intervista.
Risultato: tra i partecipanti di sesso maschile, i tempi hanno fatto una grande differenza. Coloro che avevano saputo dell'orientamento sessuale del soggetto nella fase iniziale hanno poi segnalato la loro frustrazione nel dover incontrare l'uomo ed hanno sviluppato aspettative peggiori su come sarebbe andato l'incontro, oltre che pregiudizi più negativi nei confronti delle persone omosessuali in generale. Ciò accadeva di meno fra i partecipanti di sesso maschile che avevano ascoltato la registrazione in cui la confessione veniva fatta in un secondo momento.
Un secondo studio, che ha coinvolto altre 85 partecipanti, è stato riproposto, con le seguenti modifiche: il colloquio veniva mostrato su video, dunque non solo via audio e c'era una terza condizione: l'uomo intervistato rivelava di essere eterosessuale.
I partecipanti hanno poi dovuto selezionare alcuni aggettivi che descrivevano l'uomo, rivelando così quanto le loro impressioni fossero stereotipate (ad esempio: 'femminile', 'artistico', 'melodrammatico').
Ancora una volta, per i partecipanti uomini, i tempi di comunicazione dell'orientamento sessuale hanno fatto una grande differenza. La divulgazione precoce ha portato i partecipanti di sesso maschile a sentirsi meno favorevoli nei confronti dell'uomo, mostrando maggiore ostilità verso di lui e attribuendogli i tratti che costituiscono lo stereotipo del gay.
Il messaggio è chiaro: una divulgazione precoce influenza la percezione dei partecipanti di sesso maschile per il resto del colloquio, sollevando dei pregiudizi nei confronti dell'uomo gay. I partecipanti di sesso maschile che hanno ascoltato la comunicazione in un secondo momento sembravano avere  una visione meno stereotipata dell'uomo, riducendo così i loro pregiudizi negativi e le loro ostilità anche dopo che lui aveva rivelato il suo orientamento sessuale. In contrasto con questi effetti, i tempi di divulgazione non hanno fatto alcuna differenza nella percezione di un soggetto che rivelava di essere eterosessuale.
Il suggerimento implicito che viene da questa ricerca, per i gay, è quello di trattenersi dal rivelare la propria omosessualità, in modo da ridurre la probabilità di divenire vittime di pregiudizi.  'La nostra speranza - dicono però i ricercatori - non è quella di incoraggiare le persone a nascondere il proprio orientamento sessuale: questa ricerca speriamo permetta invece di promuovere una cultura in cui la gente non senta più il bisogno di nascondersi.'
Sono ora necessarie ulteriori ricerche per stabilire se processi simili si verificano per le lesbiche e per gli altri gruppi stigmatizzati (ad esempio persone con diagnosi di una malattia mentale). Un altro problema da studiare è l'effetto cronologico: i risultati sarebbero diversi se la rivelazione avvenisse dopo settimane, invece che dopo otto minuti?


Fonte:

Buck, D., and Plant, E. (2011). Interorientation interactions and impressions: Does the timing of disclosure of sexual orientation matter? Journal of Experimental Social Psychology, 47 (2), 333-342 via Psych Central
Mag 2011


LA VERA SCIENZA DELLE DIFFERENZE SESSUALI

In lingua inglese è da poco uscito un libro, "Delusions of Gender: The Real Science Behind Sex Differences" ("Follie sul genere sessuale: la vera scienza delle differenze sessuali') che sfata molti antichi miti sulle differenze sessuali.
Il libro è diviso in tre parti: 'Metà mondo è cambiato, metà delle menti sono cambiate', 'Neurosessismo' e 'Riciclo di genere'. L'autrice compie una eccellente revisione delle scoperte scientifiche fin qui effettuate nel campo delle neuroscienze che è estremamente utile per contrastare le tante indicazioni pseudoscientifiche divulgate dai media, tra le quali, ad esempio, quella per cui i ragazzi e le ragazze avrebbero bisogno di ricevere l'istruzione in classi separate, perché avrebbero nature diverse (ne abbiamo parlato qui). 

Cordelia Fine si scaglia decisamente contro questo genere di libri divulgativi, che parlano in modo pseudoscientifico delle differenze sessuali. Il suo feroce attacco è molto rigoroso ed informato, ma brillante nella scrittura, tanto che potrebbe essere facilmente letto anche dai lettori abituali dei libri verso i quali l'autrice si scaglia in modo davvero forte e chiaro.

La Fine tiene a precisare che non ci sono esseri umani che vengono da Marte, né da Venere, ma che gli esseri umani sono piuttosto a contatto con il pianeta terra, luogo in cui una lunga tradizione di regole e costumi sociali, continuano a riprodurre le relazioni di potere che mantengono le divisioni piuttosto arcaiche tra uomini e donne. Inoltre,dice l'autrice, c'è anche chi vuole piegare, distorcere e sfruttare la scienza, nel tentativo di giustificare tali divisioni.

Seguendo con attenzione la ricerca compiuta fin qui sulle differenze sessuali, l'autrice mette in evidenza  le inesattezze, le interpretazioni esagerate, le caratteristiche di autori privi di scrupoli scientifici come - i nomi non mancano - Simon Baron-Cohen, Steven e Susan Pinker, Allan e Barbara Pease de 'Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere?', John Gray, de "Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere", Michael Gurian di "I ragazzi e le ragazze imparano diversamente!" .

Uno dei nomi meno apprezzati, fra questi pseudo-scienziati è, per l'autrice, quello di Louann Brizendine,  direttrice della Women’s Mood and Hormone Clinic, allieva della Harvard Medical School dell'Università di California-Berkeley e della Yale School of Medicine, la quale ha scritto un libro The female brain (il cervello femminile) che è stato stroncato dalla rivista Nature  in questo modo: "nonostante le credenziali accademiche dell'autrice, il libro non riesce a soddisfare anche le norme più elementari di precisione scientifica e di equilibrio". Nel libro la Brizedine  afferma, ad esempio, questi concetti: "la bambina ha un diverso modo, più emotivo, per interagire con gli altri, rispetto ai maschi "",  "La maternità cambia la donna, perché cambia letteralmente il suo cervello e questo cambiamento è, per molti versi, irreversibile" ecc.

La Fine si chiede se la scienza riuscirà un giorno a guardarsi indietro e a rileggere criticamente tutte le affermazioni, pubblicate in questi libri pseudoscientifici e popolari, così come può capitare oggi, pensando al gusto vittoriano di basare le presunte differenze sessuali sulla misurazione dei teschi, delle ossa della spalla e della verticalità cranica.

Cordelia Fine si è laureata in psicologia presso l' University College di Londra ed ora è una ricercatrice presso il dipartimento di Applied Philosophy & Public Ethics all'Università di Melbourne.

Fonte:
Book Review: Cordelia Fine’s ‘Delusions of Gender, GEA

Links:

Delusions of Gender: The Real Science Behind Sex Differences

Recensioni del libro

Genn. 2011


LA TERAPIA RIPARATIVA PER I GAY E LA CONTESTAZIONE DEL TERAPEUTA

La terapia riparativa è quella terapia che tenta di cambiare l'orientamento sessuale dei gay, portandoli ad essere soggetti eterosessuali.

Oggi se ne riparla sulla stampa estera per il caso Lesley Pilkington, 60 anni, psicoterapeuta da 20 anni, che potrebbe essere cancellata dall'Ordine degli Psicoterapeuti britannici, la British Association for Counselling e Psichotherapy (BACP) dopo aver tentato di "curare" un paziente gay.

Il paziente era in realtà un importante leader per i diritti omosessuali e un giornalista, che ha segretamente inciso due sedute con la Dr.ssa Pilkington, devota cristiana, prima di riferire il fatto all'Ordine degli Psicologi britannico.

La Pilkington ha affermato che il suo metodo terapeutico - il Sexual Orientation Change Efforts (SOCE) – è legittimo ed efficace.

Il suo interesse per il metodo nasce dall'esperienza con il figlio ventinovenne, che è omosessuale: la dottoressa, dopo aver vissuto direttamente la cosa, si è sentita mossa dal desiderio di aiutare gli altri. La sua convinzione infatti è che suo figlio sia, come gli altri, un eterosessuale con un "problema omosessuale".

Patrick Strudwick, il giornalista finto-paziente,  ad un certo punto della seduta ha chiesto alla terapeuta cosa pensava dell'omosessualità. "Secondo lei è una malattia mentale, una dipendenza o un fenomeno antireligioso?", domanda cui la terapeuta ha risposto: "E' un po' di tutto questo."

Strudwick ha dichiarato al Sunday Telegraph: "Essere entrato in terapia con qualcuno che pensava che io fossi malato... è stata l'esperienza più agghiacciante della mia vita", aggiungendo: "se una persona di colore va da un medico di famiglia e dice che vuole sbiancarsi la pelle, il medico deve rifiutarsi di accogliere questa richiesta. E' dovere dell'operatore sanitario comportarsi in modo responsabile ".

Il giornalista ha contattato la terapeuta durante una conferenza di ispirazione cristiana - gestita dall'organizzazione americana per la Ricerca e la Terapia dell'Omosessualità (The National Association for Research and Therapy of Homosexuality) - dicendo che si sentiva infelice a causa del suo stile di vita omosessuale, e che "voleva cambiare", chiedendole esplicitamente un "trattamento per la sua attrazione verso persone dello stesso sesso".

Nel maggio 2009,  Strudwick ha partecipato a una seduta di terapia nello studio privato della Pilkington,  nella sua casa di Chorleywood, Herts, ed ha registrato la seduta.

Nel richiamo disciplinare inviato alla Pilkington, la terapeuta viene accusata dall'Ordine (BACP) di "pregare Dio affinché guarisca Strudwick della sua omosessualità" ed è anche accusata di ritenere che l'omosessualità sia sbagliata e che i gay possano cambiare, il che fa presumere che la terapeuta abbia tentato di "infliggere" queste sue opinioni sul paziente.

La terapeuta si difende dall'accusa, affermando che il falso paziente le aveva detto di sentirsi depresso e infelice, a causa della sua omosessualità, e che desiderava intraprendere la terapia. "Gli ho detto che la terapia funziona solo in un contesto biblico e cristiano", riferisce la terapeuta, affermazione cui il giornalista aveva risposto che "era esattamente ciò che voleva."

I terapeuti che praticano questa terapia sono mossi dal desiderio di aiutare le persone a cambiare stile di vita, per far loro superare la depressione e l'infelicità in cui vivono. La convinzione è che tutti siano eterosessuali, anche se alcune persone hanno un "problema omosessuale". Nessuno nasce gay: è l'ambiente,  l'educazione che porta a questo.

Il metodo SOCE prevede  tecniche comportamentali, psicoanalitiche e religiose. Gli uomini omosessuali vengono invitati durante il fine settimana ad uscire con altri uomini eterosessuali  "incoraggiando la loro mascolinità",  in modo da sviluppare "relazioni sane" con le donne.

"[Mio figlio] è ancora gay ... - ha dichiarato la professionista inglese - abbiamo avuto un rapporto difficile per molti anni, ma ora è diventato molto più tranquillo. Sono fiduciosa che lui risolverà i suoi problemi e che cambierà ".

La sua difesa legale è stato finanziata dal Christian Legal Centre (CLC), che ha incaricato Paul Diamond, un importante avvocato esperto di diritto religioso, per combattere l'accusa.

Il Royal College of Psychiatrists l'anno scorso aveva rilasciato una dichiarazione che condannava esplicitamente queste così dette "terapie di conversione". Leggiamo nella dichiarazione: "Non vi è alcuna prova scientifica solida per cui l'orientamento sessuale possa essere cambiato. Inoltre, i così detti trattamenti dell'omosessualità creano le condizioni per aumentare i pregiudizi e le discriminazioni".

Fonte: The Telegraph


Genn 2011

IMMAGINI SESSUALI NEI MEDIA E SESSO PRECOCE FRA ADOLESCENTI

La prevalenza di immagini legate al sesso nei media ha portato molti ricercatori a studiarne l'effetto sugli adolescenti. Sono stati pubblicati diversi studi sull'argomento e si è arrivati alla conclusione che c'è un legame fra sesso precoce e esposizione alla sessualità proposta dai media.

Questo mese però, nella versione on line di  Developmental Psychology, è stato pubblicato lo studio di Laurence Steinberg, il quale ha riconsiderato i dati di una ricerca condotta nel 2006 e pubblicata su Pediatrics. In questo studio si affermava che gli adolescenti tra i 12 e i 14, fortemente esposti a contenuti sessuali su film, televisione, canzoni, giornali, ecc.,  avevano una maggiore probabilità di avere rapporti sessuali intorno ai 16 anni.

Steinberg sostiene che questo studio non è corretto, in quanto non tiene pienamente conto del fatto che gli adolescenti sono già naturalmente interessati al sesso prima ancora di essere sollecitati dalle immagini proposte dai media: non sarebbero dunque, per questo ricercatore, i media a determinare il comportamento del sesso precoce tra gli adolescenti, ma al contrario quei media sarebbero scelti solo come conseguenza della presenza di interessi sessuali nei giovani.  

"C'è un problema comune nella ricerca delle scienze sociali, chiamato il problema della terza variabile", ha detto Steinberg. "Se si guarda alla relazione tra un dato comportamento e una data esperienza, potrebbe sembrare che vi sia fra i due fattori una certa correlazione, quando in realtà il rapporto  è dovuto a qualcosa di completamente diverso".

Steinberg spiega il concetto con un esempio:  "Se un ragazzo è molto religioso, avrà meno probabilità di avere rapporti sessuali in età molto giovane, ma avrà anche meno probabilità di esporsi alla visione delle immagini relative al sesso tramite i media".

Gli adolescenti sono grandi utilizzatori dei mezzi di comunicazione di massa; le ricerche esistenti mostrano che essi sono esposti ai mass media per circa otto ore al giorno. "Tutto ciò giustifica certamente la preoccupazione da parte degli adulti", ha affermato Steinberg,  "ma invece di puntare il dito collettivo verso l'industria dello spettacolo, occorrerebbe rendersi conto che le influenze più importanti sul comportamento sessuale degli adolescenti probabilmente sono più vicine alla propria casa".

Non che la rappresentazione del sesso che danno i mass media non sia discutibile, conclude Steinberg, ma bisognerebbe non confondere le questioni che riguardano il gusto con le questioni che riguardano la scienza.

Fonte:Eurekalert

Ago 2010

DISTURBO BIPOLARE: COME AIUTARE CHI NE SOFFRE

Ecco qualche consiglio per le persone che vivono con un partner che soffre di disturbo bipolare:
Il disturbo bipolare è una malattia, determinata da condizioni genetiche e ambientali e, come tutte le malattie mediche interessa l'umore, il pensiero e il comportamento, ma è importante ricordarsi che i sintomi non sono pienamente generalizzabili e che ogni persona è malata a modo suo;

Il disturbo bipolare di solito risponde bene ad una combinazione di farmaci adeguati e alla psicoterapia. Se non trattato o trattato in modo inadeguato, il disturbo bipolare può portare a problemi nella vita lavorativa, nelle relazioni, conducendo la persona anche a pensieri di morte;

I sintomi e i trattamenti, possono essere gestiti al meglio se c'è la collaborazione del/della partner. Occorre dunque mantenere il dialogo aperto su questi temi e andare insieme agli appuntamenti con il medico curante.

Quando si ha un nuovo episodio di disturbo bipolare occorre cercare di capire subito se si è in presenza di una recidiva di malattia e non sottovalutare nulla.

In aggiunta al trattamento professionale, molti altri fattori aiutano lo stile di vita del paziente e fondamentale è il supporto da parte dei familiari, degli amici, dei conoscenti.

Sicuri giovamenti possono essere trovati nel regolare esercizio fisico, in una buona dieta, nel dormire sano e nel ridurre ogni forma di stress.

Fonte: Bruce M. Cohen Living With Someone Who's Living With Bipolar Disorder: A Practical Guide for Family, Friends, and Coworkers
Mar 2010


I GIOVANI, GLI ANTICONCEZIONALI E LE FICTION TV

La gran parte dei giovani oggi riceve un'informazione abbastanza dettagliata sull'uso del preservativo ed altri metodi di controllo delle nascite, ma non per questo essi ne fanno poi effettivamente uso, tanto è vero che le gravidanze precoci continuano ad aumentare, all'estero quanto in Italia. Come fare dunque a convincere i giovani ad utilizzare gli anticoncezionali? Se ne è occupata una nuova ricerca, pubblicata in questi giorni.

Ad un gruppo di 353 studenti universitari, di età compresa tra 18 e 25 anni, sono stati mostrati due tipi di programmi tv: una fiction televisiva il cui soggetto era la gravidanza precoce di una loro coetanea, oppure un programma di informazione sulle difficoltà causate dalle gravidanze precoci.

Da tempo è infatti conosciuto il potere delle fiction: come ha affermato Emily Moyer-Guse, co-autrice dello studio e assistente professore di comunicazione presso la Ohio State University, le fiction possono influenzare moltissimo le persone, dal momento che un messaggio nascosto all'interno di una storia può superare con maggiore facilità la resistenza delle persone, mostrando di avere un grande impatto sulle loro credenze e le loro intenzioni.

Prima di guardare i programmi, i partecipanti hanno dovuto compilare un questionario che indagava la frequenza con cui essi utilizzavano una qualche forma di controllo delle nascite, se erano sessualmente attivi, la loro intenzione di utilizzare il controllo delle nascite nel corso dell'anno successivo.

Subito dopo aver visualizzato i programmi, i partecipanti hanno compilato un questionario: i ricercatori volevano infatti capire quanto fossero stati emotivamente coinvolti dal programma visto e, per coloro che avevano visto la fiction, quanto si fossero identificati con i personaggi, ecc.

Due settimane più tardi, i ragazzi sono stati nuovamente contattati ed è stato chiesto loro quale fosse la loro posizione relativamente al controllo delle nascite. I ricercatori hanno così scoperto che le risposte erano diverse, in base al genere sessuale.

I maschi che avevano visto il programma di informazione non mostravano infatti alcun cambiamento di atteggiamento nei confronti degli anticoncezionali, mentre chi aveva visto la fiction era addirittura ancora meno interessato di prima a farne uso. (I ricercatori sostengono che questo atteggiamento potrebbe essere spiegato dal fatto che i maschi non avevano gradito la fiction e non si erano identificati nei personaggi).

Anche le ragazze che avevano visto il programma di informazione non mostravano alcun cambiamento di atteggiamento verso l'uso degli anticoncezionali, mentre coloro che avevano visto la fiction mostravano di essere molto più interessate di prima al controllo delle nascite.

Identificarsi con i personaggi principali nella fiction The OC ha fatto infatti sentire le giovani donne più vulnerabili, dal momento che esse hanno sentito che ciò che accadeva alla protagonista della storia, avrebbe potuto capitare anche a loro. Questo sentimento di vulnerabilità è stata la chiave per motivare le ragazze ad un maggiore utilizzo degli anticoncezionali.

"Una delle ragioni per cui alcune persone evitano l'uso degli anticoncezionali è perché si sentono invulnerabili - hanno una concezione ottimista sul fatto che nulla di male potrà mai succedere loro", ha spiegato la ricercatrice. Se però viene data loro la possibilità di vivere questa esperienza negativa per interposta persona, attraverso una fiction, questo può avere effetti sul comportamento, molto più di quanto si riuscirebbe a fare attraverso un messaggio diretto."

La maggior parte dei soggetti non si è resa conto che l'episodio OC "predicava" l'uso del controllo delle nascite, ma quelli che lo hanno compreso (soprattutto i maschi) sono stati molto meno propensi a cambiare atteggiamento nei confronti dell'uso degli anticoncezionali.

La ricerca ha dunque dimostrato che gli effetti principali della fiction si sono avuti sulle persone che maggiormente si sono sentite coinvolte emotivamente nella storia. La Moyer-Guse ha sottolineato che i risultati non mostrano assolutamente che i maschi non si lascino persuadere da racconti come le fiction TV: forse l'episodio scelto, dice la ricercatrice, non era adatto ad un pubblico maschile e se fosse stato scelto un altro argomento o un altra fiction, questa avrebbe potuto essere convincente anche per gli spettatori di sesso maschile (direi che comunque questo non può essere dato per scontato e andrebbe dimostrato! N.d.B.)

In ogni caso la ricerca mostra che uno stesso messaggio può essere inteso in modo diverso e che non sempre si ottengono i risultati che ci si aspetta, perché la persuasione non avviene in automatico, semplicemente inviando un messaggio: dipende molto anche dal tipo di pubblico che riceve questo messaggio.

La Moyer-Guse ha condotto lo studio insieme a Robin Nabi della University of California, Santa Barbara e la ricerca è stata pubblicata nella rivista Human Communication Research.

Fonte: Science Daily
Febb. 2010
 

PROTEGGERE I FIGLI DALLA CULTURA SESSUALIZZATA

Proteggete i vostri figli da una cultura sessualizzata che li "bullizza": questo è sostanzialmente il messaggio che riceveranno a breve i genitori del Regno Unito attraverso una guida che consiglierà loro di insegnare ai figli "il valore di ritardare le esperienze sessuali".

Secondo le linee guida di questa nuova camapagna governativa, nel XXI secolo i bambini ed i ragazzi sono esposti a immagini con contenuti sessuali in molti mezzi di comunicazione: nella pubblicità, in internet, nei video games, nei cellulari, nelle canzoni, in Tv e sui giornali: questi media spesso presentano una visione del sesso distorta e imprecisa della sessualità, attraverso immagini sempre più esplicite.

Il problema della sessualità anticipata dei giovani in Gran Bretagna è così sentito che Conservatori e Labouristi stanno lavorando insieme per arginare il fenomeno, enfatizzando ad esempio l'istituzione matrimoniale così come "le sfide e le responsabilità dell'essere genitori".


La guida inoltre si impegnerà ad insegnare ai ragazzi  "come resistere alle pressioni per perdere la propria verginità". Alla base di questa campagna vi è l'osservazione che i giovani crescono oggi in un mondo completamente diverso da quello dei propri genitori: è un mondo ipertecnologico in cui le immagini sessuali sono onnipresenti e forniscono spesso informazioni sbagliate sulle relazioni e sullo sviluppo ed inoltre fanno sentire i ragazzi sotto pressione, spingendoli a divenire soggetti sessualmente attivi prima ancora che essi si sentano realmente pronti.


Il Children's Secretary, Ed Balls ha infine dichiarato che la campagna mirerà ad enfatizzare l'importanza del matrimonio e delle relazioni stabili. Tutto ciò diverrà parte della formazione Personale, Sociale, della Salute (Health) ed Economica  - PSHE - che il Governo renderà obbligatoria entro il 2011.

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COERCIZIONE RIPRODUTTIVA

Spesso le donne ed in particolare le ragazze più giovani, devono affrontare alcuni comportamenti maschili che mirano a sabotare i metodi di controllo delle nascite utilizzati, come danneggiare volontariamente i preservativi, o distruggere i contraccettivi. Questi comportamenti di "coercizione riproduttiva" sono frequentemente associati con la violenza fisica e sessuale e mirano a far rimanere incinta la donna, anche contro la sua volontà.

Di questo si parla in una nuova ricerca pubblicata online dalla rivista Contraception, mentre lo studio specifico si chiama "Pregnancy Coercion, Intimate Partner Violence and Unintended Pregnancy".

Le donne che sperimentano una violenza sessuale e una coercizione riproduttiva, hanno chiaramente il doppio delle possibilità di rimanere incinte. 

"Questo studio mette in luce un fenomeno sotto-stimato", dice la ricercatrice Elizabeth Miller, assistente presso la Davis School of Medicine dell'Università della California e medico presso l'omonimo Ospedale dei Bambini. Ci sono infatti molti uomini che fanno di tutto perché la loro partner resti incinta, contro la volontà della donna.

La ricerca, condotta fra Agosto 2008 e marzo 2009 in cinque Ospedali della Northern California, ha riguardato 1.300 donne, di lingua inglese e spagnola, fra i 16 ed i 29 anni di età.
Le partecipanti hanno dovuto riempire un questionario in cui veniva loro chiesto se avevano mai sperimentato il sabotaggio, da parte del partner, del controllo delle nascite utilizzato: il 15 per cento ha risposto positivamente.
Il 53% ha sperimentato una violenza, fisica e sessuale dal partner; più di un terzo delle donne che hanno riportato la violenza - il 35% - hanno riportato anche la coercizione alla gravidanza e il sabotaggio del controllo delle nascite.

Fonte:Eurekalert


Genn  10

L'ECCITAZIONE SESSUALE E' DIVERSA FRA UOMINI E DONNE

La mente della donna e la sua zona genitale rispondono in modo diverso all'eccitazione sessuale, mentre fra gli uomini questa differenza fra eccitazione mentale ed eccitazione fisica è molto più attenuata. Lo afferma uno studio condotto da Meredith Chivers, della Queen's University di Kingston, in Canada ed i suoi collaboratori, pubblicato questa settimana sulla rivista Springer's Archives of Sexual Behavior.

La risposta sessuale umana è una combinazione dinamica di processi cognitivi, emotivi e fisiologici. Chivers e colleghi erano interessati a comprendere fino a che punto l'esperienza di eccitazione sessuale potesse rispecchiare l'attività fisiologica genitale e se vi fossero, in questo, differenze di genere.

Gli autori hanno così esaminato 134 studi, pubblicati tra il 1969 e il 2007, che hanno avuto l'obiettivo di misurare la correlazione esistente tra le esperienze soggettive di eccitazione sessuale e le risposte fisiologiche genitali. Nel complesso, gli studi esaminati hanno riguardato oltre 2.500 donne e 1.900 uomini. I partecipanti a questi studi avevano specificato i loro vissuti di eccitazione sessuale soggettiva durante (o dopo) l'esposizione a una varietà di stimoli sessuali. I ricercatori hanno misurato le reazioni fisiologiche agli stimoli sessuali con metodi diversi, compresi i cambiamenti nello stato di erezione del pene per gli uomini e le variazioni del flusso sanguigno genitale per le donne.

I vissuti soggettivi e fisiologici di eccitamento sessuale degli uomini hanno mostrato un maggior grado di sincronia rispetto a quelli donne. Per i partecipanti di sesso maschile, le valutazioni soggettive di eccitazione sessuale erano infatti in linea con le stimolazioni mentali prodotte dall'attivazione del sistema fisiologico, mentre per le donne le risposte della mente e dei genitali non erano così strettamente in relazione fra loro (come avviene per gli uomini), il che suggerirebbe una sorta di "separazione" tra i vissuti corporei della donna e quelli prodotti dalla sua mente. La lettura delle misurazioni fisiologiche e la valutazione soggettiva fornita sono state, infatti, notevolmente diverse.

Fonte: Springer Science + Business Media via Medical News Today
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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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