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Nella
mia pratica clinica, lungo i percorsi di ipnosi
regressiva, notavo nel corso degli anni e delle tante persone che
trattavo , il manifestarsi di un linguaggio
che risuonava dai sette centri .
Idioletti
differenziati di parole , emozioni e frammenti di vite si liberavano
durante le trance dalle sette galassie interiori, confermandomi che
nell’universo uomo era nascosto il segreto linguaggio dei chakra.
Mi
veniva spontaneo appoggiare una mano sul cuore, sul plesso solare o
sulla fronte dei pazienti nei momenti in cui liberavano in
regressione le loro cariche emotive. Era
un gesto di presenza e di conforto , un contatto che significava
comprensione e partecipazione alla sofferenza o alla gioia, mentre
apparivano i mutevoli e iridescenti colori della trance.
Compresi
che la modica pressione nelle aree dei centri attivava la sincerità
racchiusa nelle sette galassie di linguaggio e notai quanto ciò
fosse terapeutico. In
trance profonda , la pressione della mia mano sul capo , in
corrispondenza dell’antica fontanella dei neonati , poteva attivare
le parole del sahasrara chakra.
Imparai
a bendare i pazienti per sollecitare la radice del settimo centro : la
ghiandola pineale produttrice di melatonina e di serotonina , un
neurotrasmettitore che influenza lo stato affettivo e l’equilibrio
psicologico delle persone.
La
luce è la sostanza del sahasrara e la sua gradazione mi narrava della
salute spirituale del centro e del livello di crescita di
quell’anima.
Spesso
la galassia restava oscura e la tenebra non permetteva all’ego di
spiccare il balzo verso la sponda dell’infinito cosmico e della
gioia di annullamento dell’io. Questo
chakra permette di vivere l’unione con l’universo e l’estasi del
samadhi .
Margaretha
Mijnlieff riporta una definizione di Lao Tze che sancisce in sintesi
l’essenza del sahasrara: “ vuoto che contiene tutto”(1).
La
pressione della mano sulla fronte , nel mezzo delle sopracciglia,
sempre con i pazienti in trance produce un approfondimento
dell’ipnosi , se viene stimolata la meditazione sull’ipofisi.
L’ipnosi
ed il sonno vengono facilitati dall’accantonamento di ogni attività
senziente e di ogni brusio mentale prodotto dai nostri rumorosi
pensieri.
Scendere
consapevolmente nell’ajna o sesto chakra, favorisce il silenzio e
la trance e questa meditazione, accompagnata al respiro nutritivo
orientato sul centro, deve essere compiuta quotidianamente come se si
annaffiasse un fiore. La
pressione ed il massaggio profondo della tiroide possono attivare
invece le memorie di violenza subite nelle vite precedenti e favorire
la diagnosi dei disturbi fobici , che parlano nella gola dei pazienti.
Il
linguaggio del quinto chakra, Vishuddhi , in regressione
ipnotica libera le esperienze ancestrali di paura e di panico e le
parole “rimaste in gola” delle vite pregresse .
L’etere
è l’elemento di questo centro ove il tempo e lo spazio risolvono i
loro domini, permettendoci di espandere la coscienza dal piano fisico
ai livelli più sottili. Dalla
tiroide, porta dell’anima , inizia un sentiero che scorre in
direzione del cuore. Ai suoi lati i fiori indicano la direzione verso
l’Anahata chakra : la “valle dei colori”. Una
pianura si apre entro il cuore ricoperta da un rigoglioso Eden ,
poiché Dio non ha mai cacciato l’uomo dal Paradiso, ma lo ha
nascosto dentro di noi.
Secondo
la mia esperienza , i pazienti in regressione ipnotica comunicano ,
dopo la pressione ed il massaggio esercitati sul cuore , i
contenuti ed i linguaggi della relazione paterna . Ulteriormente
il linguaggio del centro descrive le relazioni familiari , la
compassione, l’altruismo , la perdita e l’abbandono affettivi, il
rapporto spirituale con le anime dei trapassati.
In
regressione si può ottenere la liberazione emotiva dal dolore , il
perdono ed il raggiungimento dell’ infinita sorgente dell’Amore.
Come
dice Anodea Judith ,” Il diritto fondamentale del chakra del cuore
– amare ed essere amati- è semplice, profondo, diretto”.(2)
Stimolando
Anahata chakra, si possono ripercorrere le vie dell’amore
karmico e l’incantesimo di questa emozione apre il cammino ad una
coscienza più ampia. Ancora
citando la Judith : “Il blocco più diffuso del chakra del cuore è
l’assenza di amore per se stessi”. (3)
Dopo
tanti anni di esperienza so quante persone manifestino disamore per se
stesse , fino al disprezzo, condizione inibente la possibilità di
reperire tale amore all’esterno.
Ricordo
una regressione di un paziente tradito ed abbandonato dalla sua
partner che ripercorse una separazione antica, avvenuta in una
precedente vita, nei confronti della stessa donna.
Il
suo debito karmico , in entrambe le esistenze era determinato dalla
sua radicale distimia che si riproduceva di vita in vita
“antidotando” l’amore.
Nell’Anahata
chakra l’amore duale trascende ed il cuore diviene il Santo Graal ,
la coppa di Verde Smeraldo e lo spirito partecipa il “senso
d’eternità”, come riporta Renè Guenon (4).
Steiner
(5) riconosce nel Graal il vero Mistero del Cristo Gesù nel
rapporto fra il sangue, Signore della Terra e l’acqua, Madre
Virginale, la madre unita al Figlio.
La
compressione del centro cardiaco porta il sangue ad irrorare gli altri
centri ed attiva inspiegabili vie di emozionalità.
Spesso
il massaggio del cuore fa prorompere in un pianto liberatorio i
pazienti e scorrono lacrime calde, intime da me aiutate a fluire
vincendo l’iniziale timidezza.
Riportando
ancora il pensiero della Judith :” Entrare nel cuore significa
entrare nell’autoriflessione cosciente “ e ancora
“l’autoriflessione cosciente ci permette di integrare le nostre
parti psichiche, di farle entrare in relazione e di vedere in che modo
si pongano in concordanza l’una con l’altra per divenire un’unità”(6).
Anahata
parla dell’autocontrollo e della tutela dell’io nei confronti
della relazione con l’autorità genitoriale.
L’elemento
del quarto centro è l’aria ed il timo ne è la radice endocrina ,
presidio fondamentale per le nostre difese immunitarie.
La
pressione esercitata sul chakra attiva le risposte immunologiche e di
difesa biologica nei confronti delle malattie.
L’analisi
del terzo centro, Manipura, localizzato nel plesso solare attiva i
codici relazionali del nostro ancestrale rapporto con la
madre.
Spesso
la compressione di questo chakra è dolorosa svelando i conflitti
insiti nella relazione materna , l’angoscia di non riuscire a
partorire il proprio sé e l’ambivalenza di amore-odio insita nei
rapporti karmici di dipendenza.
L’elemento
proprio del Manipura è il fuoco e la sua analisi ci riferisce
quindi delle tre componenti dell’infiammazione : il calor, il rubor
e il dolor.
La
radice del centro è il pancreas , ma la destra del Manipura è il
fegato , la sinistra la milza e la sottostante l’intestino.
E’
un centro fondamentale per diagnosticare nel soggetto la sua rabbia
bilio-epatica o la sua splenica difesa psicologica e per comprendere i
disordini metabolici ed alimentari.
In
trance la pressione del Manipura facilita l’affiorare dei contenuti
di regressione e contemporaneamente ne favorisce la detensione e
l’apertura.
Partorire
il proprio Sé è un evento non raro nel mio studio e sempre
commovente. Due giorni or sono ho assistito ad un parto con vere
doglie, travaglio ed espulsione di una signora che tra le lacrime di
gioia ha partorito se stessa e questa magia è verità del terzo
centro.
Il
secondo centro o Swadhishthana è la sorgente dell’acqua ,
dell’istinto creativo e procreativo, della sessualità e
dell’amore passionale e dell’unione fisica.
L’acqua
deve scorrere e fluire perché rimanga pura e non contaminata e
parimenti è essenziale che defluisca liberamente la nostra libido e
non ristagni negli acquitrini dei dogmi e dei sensi di colpa.
Ho
notato come nel disturbo ossessivo-compulsivo e nei disordini della
sessualità , l’obbiettività del secondo centro racconta spesso
un’energia vitale coatta ed una tensione dello Swadhishthana chakra.
Le
regressioni , stimolando il centro, raccontano il desiderio, la
passione , la repressione istintuale fino all’anestesia dello
Swadhishthana.
Una
paziente educata sotto l’egida di un fervente credo cattolico, dopo
aver represso i suoi istinti e le sue emozioni per tutta la vita, mi
comunicò che la pressione del secondo centro le produceva una
sensazione di freddo in tutto l’addome : la sua acqua si era
congelata.
L’armonia
della sessualità richiede che vi sia equilibrio tra movimento e
flusso, ma anche l’eccessiva dinamicità inaridisce il centro.
Il
primo centro , Muladhara, si esprime con parole di sopravvivenza e di
paura antica di non essere sorretti ed accuditi dalla Madre primitiva
: la terra.
La
sua stimolazione nella zona dei surreni svela le radici genealogiche e
familiari e ricollega l’individuo alla storia , all’utero ed
alla razza.
Occorre
ritrovare il nostro sangue per essere stabilmente radicati alla madre
terra e da qui iniziare il nostro cammino di consapevolezza.
L’adrenalina
prodotta dal surrene è l’ormone della sopravvivenza ed essa grida
la sua irruente chimica di salvezza e salvaguardia
dell’essere.
E’
un bagliore , un lampo che squarcia il buio mondo della paura renale e
manifesta la grande e prioritaria forza dell’esistenza .
Mentre
in Manipura si può accedere al “parto del Sé”, come prima
accennato, stimolando in trance lo Swadhishthana chakra si possono
recuperare le esperienze legate ai traumi della nascita attuale o
delle pregresse nascite .
E’
paradossale che in un mondo così tecnologico ed evoluto
scientificamente , si disconosca ancora con quanta inconsapevolezza
vengono fatti nascere i bambini .
Piccoli,
grandi esseri accecati dai neon , traumatizzati da contatti rudi e
separati dalla madre senza pietà .
Ricordo
un paziente il cui caso compare in Vita nella Vita, il mio primo libro
(7), che in trance rivisse il suo parto e l’angoscia di separazione
al momento del taglio del cordone ombelicale.
Ogni
frase riportata in questo testo deriva dalla mia più che ventennale
esperienza di ipnoterapeuta ed è la sintesi del mio quotidiano
lavoro.
Considero
il linguaggio dei centri un ausilio indispensabile al fine di condurre
correttamente un’ ipnosi regressiva.
Le
parole dei chakra illuminano la trance lungo sentieri di espressione
altrimenti non svelabili ed allora improvvisamente entro l’uomo può
comparire la città del cuore.
Angelo Bona
Note:
Judith
A., Il libro dei chakra, , Neri Pozza Editore, Vicenza , 1998.
Judith
A., Op. cit.
Guenon
R., Simboli della scienza sacra, Adelphi Editore, Milano, 1975.
Steiner
R., Cristo e il mondo spirituale- La ricerca del Santo Graal ,
Editrice Antroposofica, Milano.
Judith
A., Op. cit.
Bona
A., Vita nella Vita, Ipnosi regressiva a vite precedenti, Edizioni
Mediterranee, Roma, 2001.
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