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Non
è difficile per me parlare di Logoterapia: metodica
all’avanguardia, nel campo della psicoterapia, intesa da molti come
aiuto alle persone che soffrono e che hanno perso il senso della vita
o non sono mai riuscite a trovarlo.
Poiché
la LOGO ormai mi appartiene, è arduo porla così come facevo una
volta, agli inizi, rispettando il pensiero e il metodo del creatore e
di altri. Oggi, è inevitabile, mi discosto da ciò che ho imparato in
passato e tendo a dimenticare la teoria per applicare al meglio del
mio essere la tecnica e rispettare al massimo l’empatia che viene a
crearsi nel rapporto con l’altro che soffre.
Credo
che la Logoterapia sia uno strumento per essere sempre… sempre
vincenti, anche quando qualcosa non va nel verso giusto e la persona
‘si scopre’ difficile da sostenersi. Si sente quasi inadeguata nel
baccano che fa questo mondo con le sue diversità e che si
affanna a massificare, massificare…
La
Logoterapia di Victor Frankl si inserisce con me in un contesto
integrato perché, per me, da sola, oggi non avrebbe ragione di
esistere.
Mi
spiegherò meglio nel prosieguo delle parole e delle immagini che
cercherò di produrre a chi mi ascolta, mi legge, mi sente.
La
Logoterapia si presenta salda ed irripetibile già nel senso profondo
della parola stessa: terapia del significato. Frankl, nella modestia
dell’applicazione, non la riteneva “una panacea che risolvesse
tutti i mali”. Ma io sento che la LOGO è un’aria nuova che si
immette giocosa e morbida nella personalità e, prima o poi, la
soggioga. Essa tenta di svolgere la matassa della vita
dell’individuo, perché, tramite la sua storia, egli possa cogliere
il valore della sofferenza che l’ ha caratterizzata nella sua
particolare unicità esistenziale. Compilare l’autobiografia,
difatti, vuol dire rivivere la propria storia ed il proprio
dolore per poi trascenderlo, autodistanziarsi. Non significa rotolarsi
nella storia e sentirne il peso, ma diventare leggeri, leggeri, con
tutto il proprio essere.
Scrivere
la propria storia è il primo “actus” da compiere, per dirla con
Elisabette Lukas, il primo scoglio dolente che non reca
precipitazioni, ma emozioni. (E l’emozione è un particolare modus
dell’intelligenza). Poi, la logodinamica subliminale di Ferdinando
Brancaleone, opera una serie di cambiamenti che si generano
all’interno, emergono piano e si collocano nella storia attuale
della persona per renderla maggiormente funzionante nel lavoro, nella
vita, nella sua esistenza singola ed irripetibile.
Ma
cosa rappresentò la Logoterapia per Victor Emil Frankl?
Fu
scoperta della capacità di sopportare la sofferenza nel campo di
concentramento, di evidenziare il dolore dell’altro che diceva addio
alla vita, nascondendosi dietro l’ultima sigaretta o piatto di cibo
annacquato. Qualcuno glielo aveva preparato per dimostrargli che non
valeva niente, meno che niente. “Se questo è un uomo?”- Levi
Ebbe
tanto coraggio Frankl e ci insegnò che si può anche non ubbidire
alla mappa del camaleonte che si mimetizza nell’ambiente in cui
vive, si mimetizza, si mimetizza fino a restare vittima della sua
stessa scelta. In altre parole, dice, fa, agisce quello che fanno gli
altri, cioè accusa, attacca, sconvolge e non dice mai, mai la verità.
[E’ la verità che salva e non la terapia – Umberto Galimberti]
Frankl
scelse di non accusare nessuno, all’uscita dal campo di
concentramento e di ringraziare Dio se si era salvato. Di continuare a
guardare nel suo futuro dove avrebbe ancora salvato, aiutato perché
era quello il suo compito di vita.
A
me questa cosa ha confermato molti miei modi di agire: non attaccare
mai nessuno, amare il proprio nemico e viverlo come un buddha che
aiuta a risolvere, risolvere e crescere…
Non
si tratta di masochismo. Crudele e stereotipa parola di un tempo
andato, corrotto e ricco di scempio.
Qualche
volta anche Frankl si chiese se fosse giusto continuare a “fare”,
visto che bisogna morire, ma nella vita vide solo e soltanto il
compimento di un compito assegnato da Dio, forse nel tentativo di
ritornare a Lui, più simile a Lui, unito in una miriade di piccoli
frammenti colorati, scintillanti. (Il corsivo è mio).
“La
vita non è qualcosa, ma il significato ed il motivo per
qualcosa” per cui si regge sulla piattaforma dell’autodistanziamento
e dell’autotrascendenza. Attraverso questi nuovi equilibri l’uomo
va oltre se stesso e ritrova quella che io sento essere
“l’anima”, il senso, il significato. Trasforma, annota le sue
emozioni, si spinge nel mondo per l’altro e realizza una connessione
totale. E’ in questo che io Antonia sento la presenza e l’essenza
di ciò che anche Jung diceva, negli stessi anni in cui Frankl viveva:
connettersi con l’inconscio collettivo. Esso ci unisce e ci
trasmette la necessità di essere insieme in un mondo che ha perso le
impronte della sacralità, che è scivolato nel nulla e si adopra
affinché i valori si affossino sempre di più e la razionalità, la
tecnica prenda il posto della vita, della storia, forse dell’uomo
stesso.
La
Logoterapia mi consente di tenere vivo il coraggio di vivere, mi
incute il timore di Dio, mi assolve perché mi dà l’opportunità di
servirmi di valori di atteggiamento che possono cambiare la mia vita,
renderla emozionale, consentirmi di scegliere, di sentire che anche
l’angoscia fa parte del mio esistere- dasein e del mio tempo.
Serve!
E’
stato pure Kierkegaard a dare tanto alla Logoterapia, riconoscendo il
valore del singolo individuo, delle sue scelte e delle sue proprie
responsabilità, persino della sua angoscia. Ha insegnato all’uomo
che molte cose possono essere e non; forse ha aperto il mondo del
sogno: sostanza e valore per un uomo del nostro tempo tanto
materializzato. (Possibilità che sì - possibilità che no -).
E
nei valori dell’atteggiamento, come in quelli contemplativi la mia
anima cresce, si riempie di vita e di ‘quei sogni’, osserva i
cambiamenti dell’aria, del cielo e dell’universo nel quale siamo
immersi, affinchè riconosciamo che la mutazione di paradigma non è
solo dell’uomo ma di tutte le forme viventi e bisogna riconoscerlo
fino in fondo per affrontarlo e gestirlo. La nuova ottica:
ecosistemica.
Nei
valori dell’atteggiamento l’uomo si sforza di essere anche ciò
che ancora non è, per crescere, per cambiare, per apparire migliore e
finire con l’esserlo davvero, perché non è amore quello che
viviamo e perché è necessario AMARE in questo mondo di emozioni
false, di sorrisi inceppati e di mani che si muovono seguendo le
indicazioni delle regole della comunicazione apparente, dove non si è
se stessi ma ciò che il mondo richiede. Il fatidico camaleonte.
E’
necessario AMARE, anche sulla striscia di Gaza, per evitare di
costruire altri muri dell’odio, al di là dei quali il maschio o la
femmina continueranno a saltare in aria per assolvere ad un vecchio
compito di distruzione e di rabbia, di superomismo e di falsa
“fede”.
Nella
Logoterapia tutti ricercano il senso seguendo l’intima natura
soltanto e nell’imitazione sciolgono le redini della verità
che diventa linea fondamentale della vita, perché solo il coraggio e
la verità possono lavarsi nel fiume dell’ autodistanziamento,
offrendo un’acqua pulita e trasparente, in luogo di quella
inquinata, sporca e piena di escrementi che abbiamo dovuto di continuo
ripulire affinché potesse essere bevuta fino in fondo.
Nella
mia Logoterapia sento molto la presenza dell’Amore, sì quello con
la A maiuscola, quello universale, senza il quale non si realizza
proprio nessun significato, perché all’interno di questo tipo di
amore agisce soprattutto la Pietas latina (e i latini la sapevano
lunga) secondo la quale mi devo rendere conto – come dice la Lukas
– che non tutti hanno avuto la fortuna di capire, di studiare, di
crescere e, magari anche attraverso il dolore, di riuscire a servirsi
delle grandi possibilità che qualcuno aveva dato loro.
E’
l’amore che risolve. Ma deve essere denudato della sua essenza
sessuale, che lo guasta e lo avvolge in un velo di trasformazioni e di
pulsioni, talvolta insostenibili, dove l’impegno non regge [E. Fromm].
E’
l’Amore e… non si assolve nell’utilizzo di qualcuno che si
collochi al nostro servizio.
E’
l’Amore che riesce a rispettare i bisogni e le diversità
dell’altro, le scelte, le credenze e le essenze.
Amore
e Logoterapia è il fulcro della mia metodica, non nuova ma
semplicemente rivista, come ogni allievo ha fatto nel tempo della sua
vita, generando nuove possibilità per se stesso e per… gli altri.
Anch’io,
allieva virtuale di Frankl, della Lukas e discepola reale di tanti
altri, alcuni viventi, mi accingo fortemente a questo.
E,
nella mia personale storia individuale, mi riporto ogni volta a
seguire il tragitto del mio sguardo che si perdeva, inconscio, dietro
ad una carrozza, tirata da otto cavalli, un freddo giorno di febbraio
del lontano 1965. Essa si muoveva arrancando su una strada non ancora
asfaltata e portava via i resti di un uomo tanto amato, di mio padre.
La vidi girare alla mia destra, lontano. Poi sparire. E… mi ispirò
tutta la forza e il valore che oggi mi appartiene, per cui non mi sono
mai, mai rotolata nel dolore, ma ho agito, agito e… dato, dato a me
stessa ed agli altri. Ho coltivato e coltivo sulle terrazze delle mie
case un’argentata e gialla cineraria che mi ricorda un secondo
cognome, mai posseduto, ma fortemente desiderato e che tuttavia mi
avvolge.
Antonia Illiano |