Il nostro benessere psicofisico dipende
da processi regolatori interni molto complessi che, in risposta a
stimoli provenienti dall’ambiente esterno o interno, attivano
automaticamente i sistemi interessati del nostro organismo per
mantenere il miglior adattamento possibile (omeostasi).
La capacità di autoregolazione, secondo alcuni autori (ad es., Stern,
1983) è già presente alla nascita. Il bambino piccolo presenta dei
livelli ottimali di stimolazione: a seconda che le stimolazioni
ambientali siano al di sopra o al di sotto di questo livello ottimale
egli mette in atto dei comportamenti per sollecitare o evitare tali
stimolazioni (ad es. un neonato può fissare una persona che gli è di
fronte, oppure voltare la testa e addirittura addormentarsi). Ma il
bambino piccolo non è l’unico attore: gli studi di osservazione dei
bambini insieme alle madri hanno mostrato che ci sono interazioni
complesse che regolano il comportamento e diverse funzioni
fisiologiche del bambino al fine di raggiungere, e mantenere, la gamma
ottimale per lo stato del bambino. La relazione madre-bambino può
essere quindi concettualizzata come un sistema interattivo che
organizza e regola il comportamento e la fisiologia del bambino fin
dalla nascita.
Entrambi i poli della relazione
contribuiscono attivamente al successo o al fallimento
dell’instaurarsi di questo processo regolativo. Le differenze
individuali nel temperamento alla nascita possono suscitare,
modificare o impedire molti comportamenti regolativi della madre. I
bambini, alla nascita possono differire in maniera sorprendente per
diverse caratteristiche (livelli di attività, la soglia di reazione
agli stimoli, durata dell’attenzione ecc.), ma a seconda dell’incontro
con la caratteristiche di chi si prenderà cura del neonato, tali
caratteristiche potranno risultare determinanti rispetto ad una
condizione di salute o di malattia. Ad es. Mirsky (1958), in un lavoro
sull’ulcera peptica, ha ipotizzato che i neonati possano differire per
il livello di pepsina gastrica, e che questo possa influenzare i
bisogni orali e le modalità di suzione. Queste diverse modalità
porteranno ad esiti diversi a seconda della disponibilità della madre
a gratificare i bisogni orali del figlio (scegliendo, ad es. di
allattare ad orario anziché a richiesta). Thomas e Chess (1977, 1984),
in una ricerca iniziata a New York nel 1956, seguirono lo sviluppo di
133 soggetti, dalla prima infanzia alla prima maturità, confermando
che uno sviluppo ottimale si aveva in presenza di una buona
concordanza (goodness of fit) tra caratteristiche del bambino e
dell’ambiente di accadimento (Solano, 2001).
Secondo Hofer , molti processi
biologici del bambino sono relativamente stabili e indipendenti dalle
interazioni con la madre, altri invece sono regolati in maniera
specifica da processi che avvengono nella relazione simbiotica con la
madre. Hofer ha tratto queste conclusioni dopo una serie di
esperimenti (riportati in Taylor, 1987 e Solano, 2001) compiuti su
animali. L’aspetto innovativo di tali studi è consistito nel fatto che
Hofer e i suoi collaboratori non si sono limitati ad osservare gli
effetti della separazione, ma sono riusciti a ripristinare e
ri-regolare le funzioni disturbate con interventi artificiali
specifici per ciascuna delle funzioni considerate. I risultati di tali
esperimenti, pur con le dovute cautele per il fatto che sono stati
compiuti su animali, appaiono davvero interessanti rispetto alla
funzione regolatrice della relazione madre-bambino:
- Ratti di due
settimane separati dalla madre mostrano una diminuzione della
frequenza cardiaca fino al 40% . Questa disregolazione viene
riportata alla norma solo fornendo attraverso una sonda gastrica la
quantità di latte necessaria per produrre lo stesso aumento di peso
che si verifica nel gruppo di ratti non separati dalla madre. In
assenza della somministrazione di latte, il neonato compensa la
diminuzione della frequenza cardiaca con una vasocostrizione, per
mantenere invariata la pressione arteriosa. La somministrazione di
latte ripristina anche il normale tono vasale.
- Piccoli di
ratto, porcellini d’India e scimmia in seguito alla separazione
dalla madre presentano alterazioni del ritmo sonno-veglia: dormono
di meno, con un sonno più frammentato e una minore quantità di sonno
REM. Questo disturbo non viene modificato dalla somministrazione
intragastrica ‘continua’ di latte, né dalla presenza di una madre
non allattante. La regolazione è fornita dalla ritmicità’
dell’allattamento: quanto più il latte viene somministrato con ritmi
simili a quelli dell’allattamento materno, tanto più si regolarizza
il ritmo sonno-veglia.
- Dopo una
prolungata separazione dalla madre, i piccoli di ratto presentano
ipotermia, con conseguente blocco dello sviluppo del cervello e del
cervelletto, nonché ulcerazioni gastriche di notevole entità e morte
entro sei giorni. Tutto ciò non avviene se i ratti vengono mantenuti
ad una temperatura costante di 35° in grado di mimare l’effetto di
regolazione della madre
- Già dopo due
ore di separazione dalla madre, nei piccoli di ratto si nota una
diminuzione dell’ormone della crescita (GH). Questa alterazione non
è dovuta a deprivazione alimentare, dato che può essere prevenuta
dalla presenza di una madre sostitutiva non allattante, purché
interagisca con i piccoli o da una stimolazione tattile dorsale con
una spazzola morbida, equivalente artificiale della stimolazione che
la madre fornisce leccando la schiena del cucciolo.
- In cuccioli di
scimmia (e anche in bambini) separati dalla madre compaiono
movimenti stereotipati di dondolamento. Tali movimenti scompaiono se
il cucciolo viene fornito di un surrogato materno mobile cui possono
aggrapparsi e dondolare. Hofer ipotizza che l’essere trasportati e
coccolati potrebbe favorire la maturazione del sistema vestibolare e
regolare lo sviluppo di un normale comportamento motorio.
Ovviamente, nel caso di esseri umani
è eticamente impossibile fare esperimenti del genere, possiamo
tuttavia osservare gli effetti psicosomatici nei bambini che hanno
subito una separazione dalla figura di accudimento. Si pensi alle
osservazioni di Spitz sui bambini istituzionalizzati. Le depressioni
analitiche, la scarsa salute fisica e l’alta mortalità tra quei
bambini non si possono attribuire solo alla mancanza di una relazione
emotiva con la madre. L’apatia e la lenta maturazione corporea e
cerebrale di questi bambini possono essere dovute ad un disturbo
termoregolatore e, come hanno riferito Stone, Bonnet e Hofer (1976),
l’alta incidenza di malattie infettive può essere spiegata come un
deterioramento della risposta febbrile
Si pensi anche al “nanismo da
deprivazione”, riscontrato in bambini provenienti da ambienti sociali
distratti, non responsivi e caotici, nei quali si riscontrano un
arresto della crescita e una bassa secrezione di GH, anche in presenza
di normale apporto nutritivo. La condizione morbosa regredisce
completamente se il bambino viene inserito in una struttura dove ci
sia qualcuno che si occupi di lui a tempo pieno e che interagisca
attivamente con lui
E’ evidente che la regolazione che
si effettua all’interno della relazione neonato-accudente necessita di
essere gradualmente interiorizzata affinché l’individuo possa condurre
una vita autonoma (né i piccoli di ratto, né quelli umani
trascorreranno tutta la vita a contatto con la madre). Sempre dagli
studi di Hofer e dei suoi collaboratori sappiamo che l’influenza dei
regolatori materni tende a scemare man mano che l’animale diventa un
individuo giovane semindipendente. La regolazione dei sistemi
biologici in alcuni casi diviene autonoma, in altri si sposta su altre
fonti di regolazione presenti nell’ambiente: ad es. il ciclo
luce-buio, la temperatura, le relazioni con altri accudenti e con i
pari. Inoltre le alterazioni psicobiologiche secondarie alla
separazione dalla madre, possono risultare significativamente e
notevolmente modulate dal rapporto con i pari.
Nel caso degli esseri umani si può
ipotizzare che benché questo sistema di regolazione abbia inizio ad un
livello di organizzazione biologico-neurofisiologico-comportamentale,
gradualmente poi si sposti ad un livello maggiormente psicologico, via
via che la mente del bambino sviluppa la capacità di formare simboli,
pensare e usare il linguaggio e che il bambino diventa sempre più
consapevole di essere separato dalla madre.
Quando le interazioni regolative,
come quelle basate sulla nutrizione e sul mantenimento della
temperatura, avvengono ripetutamente in associazione con lo stesso
insieme di percezioni olfattive, uditive e visive relative alla figura
della madre, le due serie di eventi si vanno collegando nella memoria,
per cui uno specifico insieme di percezioni, che denota la madre,
suscita l’aspettativa di determinate interazioni comportamentali e
delle loro conseguenze sulla regolazione neurobiologica. Con
l’esperienza e la maturità questi collegamenti si trasformano in
speranze e ricordi, fino a generare una complessa serie di aspettative
relazionali, risposte acquisite, stati interni, che di solito vengono
definiti “rappresentazioni interne delle relazioni” o “modelli
operativi interni”. Il livello di regolazione si sposta dal livello
sensomotorio delle relazioni reali ad un livello cognitivo più alto di
aspettative e tracce mestiche strettamente correlate con il modello
operativo interno o rappresentazione interna della relazione.
All’interno di questo modello è
possibile ritenere che gli individui adulti differiscano nella misura
in cui le funzioni regolatrici possono essere svolte
autonomamente,anche in assenza di relazioni con figure reali, sulla
base di relazioni regolatrici interiorizzate. “Poiché in genere gli
esseri umani sono immersi in una rete di relazioni reali, mi sembra
più corretto che ciò che può variare è la qualità delle relazioni
reali necessarie per la regolazione, e il loro collegamento con la
rappresentazione interna. L’entità della dipendenza può variare dalla
semplice consapevolezza che una persona è in vita, anche ad una grande
distanza, alla necessità di un’interazione continua, quotidiana, in
uno stato di sintonizzazione paragonabile a quello madre-bambino, pena
la dissoluzione anche della rappresentazione interna” (L. Solano,
2001, p.272).
Quando le esperienze primarie di
sintonizzazione sono costantemente carenti, o i processi regolatori
non vengono sufficientemente interiorizzati, il bambino può ammalarsi
fisicamente o sviluppare un disturbo del comportamento. In alternativa
il bambino può garantirsi un equilibrio fisiologico (omeostasi) e un
equilibrio mentale, mantenendo una dipendenza di tipo simbiotico con
l’accudente primario; nell’età adulta, tale dipendenza potrà essere
trasferita nella relazione con il coniuge o con un'altra persona
reale. Qualora questa relazione vada perduta, si potrà avere con
grande probabilità uno stato di disregolazione che potrà portare a
malattia fisica o mentale (Taylor, 1987, 1992; Mc Dougall, 1989).
McDougal J. (1989): Teatri del
corpo, trad. It. Raffaello Cortina, Milano.
Mirsky I.A. (1958): Physiologic, psychologic and social determinants
in the etiology of duodenal ulcer. American Journal of Digestive
Disorder, 3, 285-314.
Solano L. (2001): Tra mente e corpo. Come si costruisce la salute.
Raffaello Cortina Editore.
Stern D. N. (1983): Inplication of onfancy research on psychoanalitic
theory and practice, in Psychiatry Update, Vol II, a cura di L.
Greenspoon, Washington, American Psychiatric Press
Stone E.A., Bonnet K.A., Hofer M.A. (1976): Survival and development
of maternally deprived rats: Role of body temperature. Psychosomatic
Medicine, 38, 242-249.
Taylor G.J. (1987): Psychosomatic Medicine and contemporary
psychoanalysis. International United Press. Trad. It. (1993): Medicina
psicosoamtica e psicoanalisi contemporanea. Astrolabio, Roma.
Taylor G.J. (1992): Psychosomatic and self-regulation. In Barron J.W.,
Eagle M.N., Woltzky D.L. (a cura di), Interface of psychoanalysis and
psychology. American Psychological Association, Washington, pp.
464-488.
Thomas A., Chess S. (1977): Temperament and development. New York,
Bruner/Mazel.
Thomas A., Chess S. (1984): Genesis and evolution of behavioral
disorder: From infancy to early adult life. American Journal of
Psychiatry, 141, pp.1-9. |