|
Il termine
'psicoterapia' viene dal greco “psichè” (anima, soffio
vitale) e “therapeia” (cura), per cui in termini letterali il suo
significato è
'prendersi cura dell’anima'.
La psicoterapia consiste principalmente in uno
scambio verbale tra
due persone: uno è un esperto (psicoterapeuta), l'altro è una
persona in cerca di aiuto (paziente o cliente).
Queste due persone lavorano insieme sui disturbi o i problemi vissuti
dal paziente, cercando di raggiungere la guarigione di quest'ultimo
(nel caso non fosse presente una vera e propria patologia, ma solo un
malessere esistenziale, ciò che si vuole raggiungere è un
cambiamento
significativo dello stile di pensiero e di comportamento, al
fine di migliorare la qualità della vita).
Da diversi anni ormai si sono diffuse anche in Italia, provenienti
dall'America, le così dette
'psicoterapie brevi'.
'Brevi' non significa naturalmente 'magiche' e neppure 'superficiali':
esse sono delle psicoterapie ugualmente 'serie', capaci di dare dei
risultati abbastanza stabili nel tempo, anche se hanno tempi di
risoluzione molto più brevi rispetto alle psicoterapie classiche. La
psicoterapia classica evita di concentrarsi esclusivamente sul
sintomo, prediligendo l'analisi della intera storia del paziente, in
quanto ritiene che, curando solo il sintomo, si otterrebbe solo un suo
spostamento
(ad esempio, se si cura con successo la fobia dei ragni, poco
tempo dopo potrebbe insorgere un altro sintomo, come la fobia per gli
spazi aperti) e non la guarigione definitiva.
I metodi
della psicoterapia breve sono invece centrati sulla
comprensione del
problema nella sua forma attuale, cioè sui sintomi che
comportano i maggiori disagi nel paziente. Questo tipo di psicoterapie
suggerisce dunque delle
soluzioni
pratiche e comporta sempre la
verifica dei
risultati ottenuti dopo la messa in atto delle soluzioni
individuate. Una psicoterapia breve può durare da
qualche settimana
(per risolvere un disagio non troppo invalidante) a
qualche mese
(nel caso di problematiche più complesse, più antiche o più
invalidanti).
Principalmente le tecniche di psicoterapia breve appartengono alla
famiglia degli
approcci cognitivo-comportamentali (che mirano cioè a
cambiare non solo i comportamenti del paziente, ma anche gli aspetti
cognitivi, il suo modo di percepire la realtà).
Ultimamente anche le
psicoterapie dinamiche hanno messo a punto dei trattamenti di
psicoterapia breve, per venire incontro alle richieste dei pazienti,
che difficilmente riescono a pianificare un impegno terapeutico per
sette-otto anni, come accadeva nel passato.
Ad esempio, la 'Psicoterapia Intensiva Dinamica Breve', pur
mantenendo fermi alcuni principi della psicodinamica classica, come
per esempio i fattori sommersi e l’inconscio, punta molto sulla
brevità degli incontri. Su tali modalità di cura si è aperto tra gli
psicoanalisti, un acceso dibattito, tra chi è a favore e chi è contro
tali tecniche. Gli scettici ritengono che tali metodiche siano troppo
deboli e del tutto
inconsistenti sul piano teorico, almeno rispetto alle terapie
tradizionali.
C'è poi la Terapia
Breve Sistemica, un approccio psicoterapeutico di tipo
pragmatico, anch'esso centrato sul problema vissuto dal paziente e
volto ad ottenere dei cambiamenti nel tempo più breve possibile. Il
disagio psicologico viene studiato qui dal punto di vista sistemico e
costruttivista: l'individuo, la coppia, la famiglia sono
parte del sistema
che li circonda e delle relazioni che hanno stabilito gli uni con gli
altri, ciascuno secondo la propria visione del mondo.
La Terapia Breve Sistemica è stata sviluppata negli anni sessanta a
Paolo Alto (California) da un team di ricercatori, i cui nomi più
conosciuti sono Paul Watzlawick, Richard Fisch et John Weakland.
Essi si sono ispirati ai lavori di Gregory Bateson sulla
comunicazione e sui paradossi, alla pratica clinica di Donald
Jackson con le famiglie di psicotici e alle strategie
terapeutiche dell'ipnosi di Milton Erickson. Il punto di
vista costruttivista
è basato su questo concetto: non si può conoscere la realtà se non
conosciamo prima noi stessi. Ciascuno infatti costruisce ciò che
chiama la 'realtà', senza avere consapevolezza del fatto che si tratta
di una costruzione
personale, basata sulle proprie esperienze e conoscenze:
pertanto non esiste una costruzione della realtà 'giusta' e una 'sbagliata',
ma esistono visioni della realtà che 'funzionano' ed altre che 'non
funzionano', in vista del raggiungimento degli obiettivi che ci si è
dati.
In una psicoterapia breve è frequente che vengano proposte delle
tecniche di
rilassamento: esse sono semplici, ma indispensabili per
ridurre la risposta emotiva all'ansia. Il rilassamento, spesso
ispirato al Training Autogeno di Schultz o al rilassamento progressivo
di Jacobson, anche se è insufficiente, da solo, a risolvere un
problema, può aiutare il paziente a sentirsi meno teso, prima solo a
livello locale, poi in tutto il corpo e nella psiche.
Il terapeuta (o il coach) in genere gioca un ruolo attivo, più o meno
direttivo, stabilendo con il paziente una
relazione 'collaborativa':
con lui analizza infatti il problema da risolvere, ed insieme cercano
di trovare le soluzioni più efficaci, partendo da una migliore
comprensione del sé, fino alla ridefinizione dei propri obiettivi,
preparando per tempo il terreno e le risorse necessarie per poter
arrivare all'azione e all'auspicato cambiamento.
E' importante precisare che, quando si parla di
risultati ottenuti
con una psicoterapia breve si intende sempre la percezione del
risultato dal punto di vista del paziente, sia per il livello dei
risultati raggiunti, sia per la loro stabilità nel tempo.
Una terapia breve termina quando c'è il riconoscimento, sia da parte
del terapeuta, sia da parte del cliente, della
scomparsa della
manifestazione disfunzionale che aveva motivato la richiesta
di consulenza.
Questo approccio risulta molto più conveniente per il paziente, per
vari motivi, sia economici che organizzativi: infatti non tutti
possono prendersi lunghi periodi di assenza dal lavoro o essere
rimborsati dalle assicurazioni.
Resta certamente la critica per cui, se non si conosce l'origine del
disagio, tutte le soluzioni possono essere superficiali e non
durature, ma del resto anche i risultati ottenuti dalle psicoterapie
tradizionali, che mirano ad una ristrutturazione completa della
personalità, non sempre mostrano dei risultati stabili nel tempo.
La psicoterapia non è più un trattamento che si fa una volta nella
vita: come l'aspirina, la si prende quando serve.
Psicolinea. Ult. aggiornamento: Maggio
2008
|