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Psicoterapie brevi

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Dr. Walter La Gatta


Il termine 'psicoterapia' viene dal greco “psichè” (anima, soffio vitale) e “therapeia” (cura), per cui in termini letterali il suo significato è 'prendersi cura dell’anima'.

La psicoterapia consiste principalmente in uno scambio verbale tra due persone: uno è un esperto (psicoterapeuta), l'altro è una persona in cerca di aiuto (paziente o cliente).

Queste due persone lavorano insieme sui disturbi o i problemi vissuti dal paziente, cercando di raggiungere la guarigione di quest'ultimo (nel caso non fosse presente una vera e propria patologia, ma solo un malessere esistenziale, ciò che si vuole raggiungere è un cambiamento significativo dello stile di pensiero e di comportamento, al fine di migliorare la qualità della vita).

Da diversi anni ormai si sono diffuse anche in Italia, provenienti dall'America, le così dette 'psicoterapie brevi'. 'Brevi' non significa naturalmente 'magiche' e neppure 'superficiali': esse sono delle psicoterapie ugualmente 'serie', capaci di dare dei risultati abbastanza stabili nel tempo, anche se hanno tempi di risoluzione molto più brevi rispetto alle psicoterapie classiche. La psicoterapia classica evita di concentrarsi esclusivamente sul sintomo, prediligendo l'analisi della intera storia del paziente, in quanto ritiene che, curando solo il sintomo, si otterrebbe solo un suo spostamento (ad esempio, se si cura con successo la fobia dei ragni, poco tempo dopo potrebbe insorgere un altro sintomo, come la fobia per gli spazi aperti) e non la guarigione definitiva.

I metodi della psicoterapia breve sono invece centrati sulla comprensione del problema nella sua forma attuale, cioè sui sintomi che comportano i maggiori disagi nel paziente. Questo tipo di psicoterapie suggerisce dunque delle soluzioni pratiche e comporta sempre la verifica dei risultati ottenuti dopo la messa in atto delle soluzioni individuate. Una psicoterapia breve può durare da qualche settimana (per risolvere un disagio non troppo invalidante) a qualche mese (nel caso di problematiche più complesse, più antiche o più invalidanti).

Principalmente le tecniche di psicoterapia breve appartengono alla famiglia degli approcci cognitivo-comportamentali (che mirano cioè a cambiare non solo i comportamenti del paziente, ma anche gli aspetti cognitivi, il suo modo di percepire la realtà).

Ultimamente anche le psicoterapie dinamiche hanno messo a punto dei trattamenti di psicoterapia breve, per venire incontro alle richieste dei pazienti, che difficilmente riescono a pianificare un impegno terapeutico per sette-otto anni, come accadeva nel passato.

Ad esempio, la 'Psicoterapia Intensiva Dinamica Breve', pur mantenendo fermi alcuni principi della psicodinamica classica, come per esempio i fattori sommersi e l’inconscio, punta molto sulla brevità degli incontri. Su tali modalità di cura si è aperto tra gli psicoanalisti, un acceso dibattito, tra chi è a favore e chi è contro tali tecniche. Gli scettici ritengono che tali metodiche siano troppo deboli e del tutto inconsistenti sul piano teorico, almeno rispetto alle terapie tradizionali.

C'è poi la Terapia Breve Sistemica, un approccio psicoterapeutico di tipo pragmatico, anch'esso centrato sul problema vissuto dal paziente e volto ad ottenere dei cambiamenti nel tempo più breve possibile. Il disagio psicologico viene studiato qui dal punto di vista sistemico e costruttivista: l'individuo, la coppia, la famiglia sono parte del sistema che li circonda e delle relazioni che hanno stabilito gli uni con gli altri, ciascuno secondo la propria visione del mondo.

La Terapia Breve Sistemica è stata sviluppata negli anni sessanta a Paolo Alto (California) da un team di ricercatori, i cui nomi più conosciuti sono Paul Watzlawick, Richard Fisch et John Weakland. Essi si sono ispirati ai lavori di Gregory Bateson sulla comunicazione e sui paradossi, alla pratica clinica di Donald Jackson con le famiglie di psicotici e alle strategie terapeutiche dell'ipnosi di Milton Erickson. Il punto di vista costruttivista è basato su questo concetto: non si può conoscere la realtà se non conosciamo prima noi stessi. Ciascuno infatti costruisce ciò che chiama la 'realtà', senza avere consapevolezza del fatto che si tratta di una costruzione personale, basata sulle proprie esperienze e conoscenze: pertanto non esiste una costruzione della realtà 'giusta' e una 'sbagliata', ma esistono visioni della realtà che 'funzionano' ed altre che 'non funzionano', in vista del raggiungimento degli obiettivi che ci si è dati.

In una psicoterapia breve è frequente che vengano proposte delle tecniche di rilassamento: esse sono semplici, ma indispensabili per ridurre la risposta emotiva all'ansia. Il rilassamento, spesso ispirato al Training Autogeno di Schultz o al rilassamento progressivo di Jacobson, anche se è insufficiente, da solo, a risolvere un problema, può aiutare il paziente a sentirsi meno teso, prima solo a livello locale, poi in tutto il corpo e nella psiche.

Il terapeuta (o il coach) in genere gioca un ruolo attivo, più o meno direttivo, stabilendo con il paziente una relazione 'collaborativa': con lui analizza infatti il problema da risolvere, ed insieme cercano di trovare le soluzioni più efficaci, partendo da una migliore comprensione del sé, fino alla ridefinizione dei propri obiettivi, preparando per tempo il terreno e le risorse necessarie per poter arrivare all'azione e all'auspicato cambiamento.

E' importante precisare che, quando si parla di risultati ottenuti con una psicoterapia breve si intende sempre la percezione del risultato dal punto di vista del paziente, sia per il livello dei risultati raggiunti, sia per la loro stabilità nel tempo.

Una terapia breve termina quando c'è il riconoscimento, sia da parte del terapeuta, sia da parte del cliente, della scomparsa della manifestazione disfunzionale che aveva motivato la richiesta di consulenza.

Questo approccio risulta molto più conveniente per il paziente, per vari motivi, sia economici che organizzativi: infatti non tutti possono prendersi lunghi periodi di assenza dal lavoro o essere rimborsati dalle assicurazioni.

Resta certamente la critica per cui, se non si conosce l'origine del disagio, tutte le soluzioni possono essere superficiali e non durature, ma del resto anche i risultati ottenuti dalle psicoterapie tradizionali, che mirano ad una ristrutturazione completa della personalità, non sempre mostrano dei risultati stabili nel tempo.

La psicoterapia non è più un trattamento che si fa una volta nella vita: come l'aspirina, la si prende quando serve.

 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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