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Tecniche di valutazione scolastica

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(a cura della Redazione di psicolinea)
 


La valutazione è un bisogno essenziale della nostra vita  perché ci consente di misurare, classificare, dividere in categorie, confrontare fra loro cose e persone. In ambito scolastico la valutazione è sempre esistita.

Pitagora ad esempio, prima di prendere un giovane nella sua scuola esigeva delle informazioni dettagliate sul passato del ragazzo, sui suoi rapporti con i genitori, con i parenti e con gli amici, sulle sue occupazioni.

Veniva valutato perfino il suo aspetto fisiognomico perché, secondo le conoscenze del tempo, da questo si poteva risalire ai tratti dell’anima.

In questa scuola lo studente veniva dapprima ‘accettato con riserva’; nei primi tre anni lo si teneva ai margini della comunità per controllarne il comportamento e poi, per altri cinque, lo si obbligava a dar prova di autocontrollo facendogli tenere a freno la lingua, in un completo silenzio.

Al termine di questo durissimo tirocinio finalmente Pitagora si permetteva di esprimere un prudente giudizio.

Ovviamente ai nostri giorni questi tempi e questi metodi sarebbero impensabili, anche perché la moderna psicologia ha richiamato gli insegnanti a riflettere sul fatto che la loro valutazione in ambito scolastico non ha solo fini istituzionali, ma condiziona in larga misura anche la stima e la rappresentazione che l’individuo conserva di sé stesso, dopo aver subito il processo valutativo.

Valutare a scuola dunque non significa semplicemente misurare, ma anche accompagnare, stimolare, verificare i processi di apprendimento dell’allievo: non bastano le verifiche e le misurazioni sugli aspetti cognitivi veri e propri, ma occorre considerare anche la maturazione complessiva dell’alunno, l’acquisizione o meno di abilità trasversali rispetto alle singole discipline, la conoscenza e la capacità di gestione degli aspetti affettivi e relazionali, l’acquisizione di un metodo di lavoro.

Il docente dovrebbe saper distinguere tra le ‘verifiche’ formative proposte con frequenza allo scopo di colmare eventuali carenze e le ‘valutazioni’ conclusive, sintetiche, che si riferiscono ai livelli conoscitivi raggiunti dall’allievo. 

Se con la ‘verifica’ si intende il processo di quantificazione che viene ottenuto a partire dalle risposte date dallo studente ad una serie di domande postegli (è un accertamento dei dati, un’indicazione finale del punteggio realizzato dal singolo studente sottoposto ad una o più prove), con la ‘valutazione’ si intende quel ‘quid’ che va oltre la semplice misurazione, che va al di là della interpretazione statistica dei dati quantificati, che cerca di mediare la quantificazione matematica con tutta la complessità di fattori propri di ogni singolo allievo.

Già all’inizio dell’anno scolastico dovrebbero essere fissati degli obiettivi, che riguardino sia i contenuti che gli studenti dovrebbero assimilare durante l’anno (informazione), ma anche quello che gli allievi alla fine del percorso dovrebbero diventare (formazione) passando dal ‘sapere’, al ‘saper fare’ al ‘saper essere’.

La verifiche periodiche dovrebbero essere il più possibile ‘obiettive’ ovvero si dovrebbero mettere tutti gli allievi nelle medesime condizioni, al fine di valutarli in modo oggettivo, senza lasciarsi condizionare da aspetti marginali, che  potrebbero modificare il giudizio in bene o in male per motivi che niente hanno a che vedere con la preparazione effettiva degli studenti.

Esistono allo scopo dei tests appositamente strutturati per la misurazione del rendimento o per il controllo del comportamento.

Infine, esaminando uno studente al termine del suo percorso didattico, l’insegnante dovrebbe chiedersi se e quanto del risultato ottenuto (o non ottenuto) sia derivante dal proprio modo di porgere i contenuti e di sollecitare la sete di conoscenza dei suoi allievi. 
 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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