terapia familiare
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La terapia familiare è un modello di intervento psicoterapeutico che deriva dalle cosiddette teorie sistemico-relazionali.

Le diverse scuole di terapia familiare hanno in comune la convinzione che, indipendentemente dall’origine del problema,  indipendentemente dal fatto che i pazienti lo considerino un problema “individuale” o “familiare”, il coinvolgimento della famiglia nella terapia rappresenti la migliore soluzione nella direzione del cambiamento e della salute.  Il terapeuta familiare deve dunque saper influenzare positivamente le interazioni fra i membri della famiglia, in modo da far emergere i comportamenti più sani.

Lo sviluppo formale della terapia familiare risale agli anni ’40 e agli inizi degli anni ’50 con la fondazione, nel 1942, dell’Associazione Americana dei Consulenti Matrimoniali e attraverso il lavoro di vari clinici e gruppi indipendenti  nel Regno Unito (John Bowlby della Tavistock Clinic) e negli Stati Uniti (Donald deAvila Jackson, John Elderkin Bell, Nathan Ackerman, Christian Midelfort, Theodore Lidz, Lyman Wynne, Murray Bowen , Carl Whitaker, Virginia Satir, Ivan Boszormenyi-Nagy).

Il movimento ha ricevuto un importante impulso a partire dai primi anni ’50 grazie all’opera dell’antropologo Gregory Bateson (e dei suoi colleghi  Jay Haley, Donald D. Jackson, John Weakland, William Fry, e più tardi, Virginia Satir, Ivan Boszormenyi-Nagy, Paul Watzlawick e altri)  a Palo Alto,  negli Stati Uniti. Questo gruppo di lavoro introdusse nella psicoterapia idee tratte dalla cibernetica e dalla teoria dei sistemi generali, concentrandosi in particolare sul ruolo della comunicazione.

Una famiglia, secondo questo approccio, si compone di diverse unità, che si relazionano all’intero ‘sistema famiglia’, stimolandolo, ed essendone stimolati. Ogni unità, pur condividendo con i familiari una vita di relazione, conduce anche esperienze esterne alla famiglia (scuola, lavoro, tempo libero etc.), ma i comportamenti individuali sono comunque regolati dall’organizzazione-famiglia, che può essere più o meno aperta alle informazioni e alle energie provenienti dal mondo esterno.

Questa prospettiva considera limitate sia le teorie psicoanalitiche (la personalità che si delinea in base al superamento dei traumi infantili) che quelle comportamentiste (la personalità che si forgia sulla base dei condizionamenti prodotti dall’ambiente) perché esse, pur se molto diverse fra loro, hanno in comune il fatto che considerano ogni evento come consequenziale all’altro, in modo lineare (es. il fenomeno A causa il fenomeno B).

La scuola sistemica prevede invece, per uno stesso effetto, tante cause in relazione fra loro, secondo un sistema di causalità circolare per cui la causa e l’effetto non hanno più una linearità ma l’effetto si ritorce sulla causa e da effetto diventa causa es.(il fenomeno A e il fenomeno B costituiscono un insieme organizzato, all’interno del quale sia l’uno sia l’altro sono, di volta in volta e reciprocamente, causa di qualche effetto).

La terapia consiste nella convocazione della famiglia al completo, con l’obiettivo di mettere in luce tutti i conflitti più evidenti fra i membri, per correggere gli atteggiamenti anomali di ciascun componente, migliorando la formula di convivenza e liberando così il ‘malato’ (cioè il familiare che è stato in qualche modo designato ad esprimere i disagi vissuti da tutto il gruppo-famiglia) dalle tensioni legate alla sua condizione di ‘capro espiatorio’. Gli obiettivi terapeutici vengono raggiunti attraverso l’utilizzo di compiti da attuare sia nelle sedute terapeutiche sia a casa e  si articolano intorno alle problematiche dei ruoli, delle gerarchie, delle alleanze, e della qualità della comunicazione.

Obiettivo considerato fondamentale è quello di migliorare la comunicazione all’interno del gruppo-famiglia, cioè le modalità con le quali soggetti si scambiano messaggi verbali e non verbali, influenzandosi reciprocamente, al fine di rendere stabili i cambiamenti ottenuti.

Questo orientamento è stato anche influenzato in modo significativo dal lavoro dello psichiatra statunitense Milton H. Erickson, specialmente per il suo uso innovativo di strategie per il cambiamento, come le prescrizioni paradossali. 

Secondo uno studio del governo francese del 2004 (condotto dall’Istituto francese di salute e ricerca medica), la terapia familiare e di coppia è la seconda terapia più efficace dopo la terapia cognitivo-comportamentale. Lo stesso studio ha trovato la terapia familiare efficace nel trattamento della schizofrenia, del disturbo bipolare, dell’anoressia e dell’alcolismo.

Dr. Giuliana Proietti

Immagine:
Pexels

Come vivere bene anche se in coppia

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


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