Zombificare in nome della morale – Gli abusi della psichiatria

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Rosemary KennedyNel 1941, una delle sorelle di John Kennedy, di una bellezza sessualmente inquietante, viene  “pulita” dall’inventore della lobotomia… Con il pretesto che lei è mentalmente disturbata. Le perfora il cranio al fine di sezionare del tessuto cerebrale. Ed eccola trasformata in un vegetale. Rosemary Kennedy è una delle 50.000 donne e persone devianti che i medici hanno zombificato in nome della morale.

Nella sua Brève histoire de l’électrisation médicale (1),  lo scrittore Bernard Pasobrola ripercorre le fasi principali di questa medicina, ‘di shock’ che proclama, dal XIX secolo, di ‘curare’ uomini e donne o di abolire i loro impulsi sessuali attraverso la somministrazione di Metrazol, ad esempio, oppure sottoponendoli a scosse elettriche, prelevando loro delle parti di materia cerebrale… o infilando aghi d’acciaio nella loro corteccia.

Sebbene ormai la lobotomia sia solo un brutto ricordo, gli adepti del Mind Control  e delle esperienze sul cervello ancora dilagano. Perché, dice l’autore, “a seguito della la scoperta degli impulsi nervosi, nel XVIII secolo, si è creata una vera e propria ossessione per il controllo della mente. La possibilità di controllare il funzionamento della psiche dall’esterno e senza che gli individui ne abbiano consapevolezza ha affascinato molti scienziati e governi”. Nella sua Brève histoire de l’électrisation médicale, Bernard Pasobrola descrive alcune di queste tecnologie attualmente in fase di sperimentazione ed altre che sono ancora in fase di ricerca…  le cui implicazioni riguardo alle nostre libertà hanno di che renderci paranoici. Ma attenzione, non è un “complotto”, ha detto. Le cose sono più complicate di così: da una parte, lo sviluppo di queste ricerche obbedisce ad una logica intrinseca delle neuroscienze; d’altra parte, tutto è fatto per suscitare l’entusiasmo del “progresso” realizzato.” Se si deve diffidare di qualcosa, è quindi anzitutto di noi stessi – per la nostra propensione a desiderare delle ‘cure’. Cure che la medicina cerebrale è prontissima a darci.

La trama del suo ultimo romanzo, Sans crier gare surgit la nuit, (La notte sorse senza avvisare) un thriller senza fiato e meticolosamente documentato, prefigura sinistramente il futuro di questo tipo di medicina: un nuovo partito guidato da uno scienziato raccoglie il consenso popolare per il progetto di ‘riprogrammazione del cervello’ dei cosiddetti individui antisociali. «L’obiettivo, spiega, è “riprogrammare” massicciamente i “cervelli malati”, per aumentare il loro senso morale e modificare la loro memoria.» Ma queste tecnologie non valgono solo per i delinquenti. Sedotte dalla promessa di felicità, “sempre più persone corrono dal loro medico, per chiedergli di alleviare le loro ansie e cambiare i loro sentimenti attraverso le nuove tecniche.”
Queste tecniche sono già pronte? Forse sì. In ogni caso lo saranno presto. Nel caso vi seducessero, ricordatevi il contesto in cui esse sono state sviluppate: la loro storia nasce da esperienze terrificanti, che Bernard Pasobrola ripercorre passo passo.

1888: la corticotomia o ‘asportazione corticale’ di Burckhardt

Con il pretesto di trattare i disturbi mentali, alcuni medici come il direttore di un ospedale svizzero, Gottlieb Burckhardt (1836-1907), credevano che il modo migliore per curare i pazienti incurabili fosse quello di asportare alcune parti della loro corteccia. Burckhardt operò il cervello di sei pazienti. Uno di loro morì ed un altro fu trovato annegato pochi giorni dopo l’operazione. Sebbene non avesse alcuna formazione chirurgica, Burckhardt non esitò, per esempio, a rimuovere 5 g di materia grigia nella parte destra della regione temporale del cervello di una donna considerata “delirante e impulsiva”. Nella sua mente, l’ “asportazione corticale” era una sorta di clitoridectomia cerebrale? Secondo lo psicologo Zbigniew Kotowicz, alcuni medici “condannano la chirurgia cerebrale di Burckhardt, ma accettano come un dato di fatto il legame tra la malattia mentale e gli organi sessuali e pensano che gli interventi chirurgici su questi organi siano legittimi” (2).

Nel 1934, l’ inglese John F. Fulton (1899-1960) praticò l’ablazione delle aree premotrici delle scimmie, per renderle più tranquille. Jacobsen riporta il caso di uno dei famosi scimpanzé di Fulton: l’animale aveva delle “reazioni nevrotiche” in determinate circostanze, ma dopo l’operazione… “Era come se l’animale avesse aderito al culto della felicità d’Elder Micheaux (il primo telepredicatore della storia, nda) e avesse affidato tutte le sue pene alle mani di Dio”… Non più soffrire, che bella promessa di liberazione!?

1935: la leucotomia di Moniz

Ispirato dallo stile psicochirurgico di Burckhardt, Egas Moniz (1874-1955), praticò i suoi primi esperimenti di foratura nell’area prefrontale del cranio a pazienti depressi o schizofrenici, iniettando alcool. Più tardi, “nel novembre 1935, scrive Bernard Pasobrola, il neurologo portoghese fu il primo a trattare la malattia mentale in un intervento chirurgico al cervello che chiamò” leucotomia “. L’operazione consisteva nel tagliare la sostanza bianca che connette i due emisferi cerebrali, che se va bene trasforma il paziente in un vegetale, se va male gli toglie la vita stessa. Questa procedura fu bene accolta dalle istituzioni psichiatriche – in essa vedevano un modo per facilitare la gestione dei pazienti nelle loro strutture sovraffollate. Moniz fu premiato con il premio Nobel per la medicina nel 1949 (3) “.

1936: la lobotomia di Freeman

Dal 1936, lo psichiatra e neurologo americano Walter Freeman (1895-1972) si propose di continuare il lavoro di Moniz. Con l’aiuto del neurochirurgo James Watts, Freeman eseguì il suo primo intervento di lobotomia prefrontale negli Stati Uniti, presso la George Washington University. “L’operazione continua Bernard Pasobrola, fu progettata per separare i lobi frontali dal resto del cervello“, la paziente si chiamava Alice Hammatt. Era una donna di sessantatre anni che soffriva di una grave depressione.  «Freeman successivamente sviluppò una procedura applicabile su grande scala: la lobotomia transorbitale che consiste nello spingere un ago metallico lungo il setto orbitale del paziente (per le prime prove, Freeman si servì di un rompighiaccio della cucina dell’ospedale) fino a penetrare il cervello a livello della regione frontale». A questo punto si trattava di sezionare le fibre nervose con un piccolo movimento a tergicristallo. Tutto andava fatto molto rapidamente, e per accorciare la procedura, Freeman sostituì l’anestesia con l’elettroshock, la famosa tecnica inventata da Ugo Cerletti ispirata al metodo di macellazione di suini. Questo perché Freeman era un uomo pratico (4).

Malgrado le avvertenze di Moniz, che riservava questo genere di trattamenti ai pazienti «più perturbati», Freeman ritenne di poter espandere l’uso della lobotomia – riservata fin qui ai malati di mente – a tutte le persone che desideravano essere «calmate» per ragioni di circostanza. Nel mondo, 50.000 persone vennero lobotomizzate, generalmente dei bambini un po’ agitati, con problemi scolastici, i dissidenti e le persone che non si conformavano alle norme morali. L’operazione si eseguiva in 10 minuti e lasciava generalmente la vittima in uno stato vegetativo. Poiché la zona interessata (la nato-corteccia) era il centro delle emozioni e delle capacità cognitive, le persone lobotomizzate non provavano più sentimenti, non erano più in grado di comprendere, perdevano la loro personalità e diventavano dei robots. Un’infermiera degli anni quaranta testimoniò «Li guardavi negli occhi e ti accorgevi che lì non c’era più la persona»

Bernard Pasobrola riporta che per la sua campagna, Freeman “si equipaggiò sommariamente con una automobile e percorse il Paese con questa “lobotomobile”, una sorta di sala operatoria ambulante. Eseguì così circa tremila e cinquecento interventi, a volte su giovani donne accusate di non essere in grado di tenere a freno la loro sessualità.” Nel 1952, eseguì 228 lobotomie in un periodo di due settimane nella Virginia occidentale. Lobotomizzò 25 donne in un solo giorno. Il tasso di mortalità era del 14%. “Fortunatamente, continua l’autore, ‘ l’arrivo sul mercato di sostanze chimiche antipsicotiche farà terminare la carriera di Freeman. Ma egli continuerà a lobotomizare fino alla fine degli anni sessanta, la sua ultima operazione fu quella fatta a Helen Mortensen, nel febbraio 1967, che morì di emorragia cerebrale”.

1941: il caso di Rosemary Kennedy

I documenti sono rari. La famiglia Kennedy ha nascosto questa storia con una cura molto particolare. L’unica biografia di Rosemary Kennedy in francese non mette in luce elementi significativi sui motivi che hanno portato il padre a distruggere sua figlia. Ma per Bernard Pasobrola, un certo numero di testimoni ha stabilito che Rosemary era troppo libera sessualmente per i gusti della famiglia Kennedy. Bisognava “calmarla”. Ecco ciò che scrive su questo caso:

«Barbara Gibson, ex segretaria personale di Rose Kennedy, ha svelato uno dei più oscuri segreti della famiglia Kennedy nella biografia scritta con Ted Schwarz (5) Rosemary, figlia di Joe e Rose e sorella dell’ex Presidente, fu distrutta psicologicamente all’età di 23 anni dal lobotomista Walter Freeman, assistito da James Watts durante l’autunno del 1941. Secondo Barbara Gibson, Joe Kennedy deliberatamente trasformò sua figlia in una disabile a vita, con il pretesto che soffriva di “ritardo mentale”, sebbene si trattasse semplicemente, sempre secondo Barbara Gibson, di una lieve dislessia.

Joe distrusse una parte del suo cervello per paura di ciò che avrebbe potuto diventare se fosse stata lasciata libera di seguire la propria strada,” scrive la biografa, aggiungendo che “la propria strada” significava in realtà un minimo di libertà sessuale, qualcosa di assolutamente proibito per una ragazza Kennedy.
Laurence Leamer, autore di The Kennedy Women: The Saga of an American Family (6), fa notare che i diplomi ottenuti da Rosemary, i suoi viaggi in Svizzera all’età di 19 anni, da sola con sua sorella Eunice di 16 anni, mal si inquadrano con la tesi difesa dalla famiglia. Il patriarca Joe Kennedy era così diffidente di questa ragazza bella e piena di vita, che la fece entrare in convento, a Washington. Ma, scrive Leamer : “la notte lei usciva nel buio cercando la luce e la vita nelle strade della città… La famiglia temeva che lei facesse quello che sua sorella Kathleen chiamava “la cosa che il sacerdote dice di non fare“. Avevano una paura tremenda della gravidanza, della malattia e della vergogna”.
Dopo aver subito l’operazione col rompighiaccio di Freeman, continua Leamer, “lei regredì allo stadio infantile, borbottando qualche parola, stando seduta per ore a fissare le pareti… Fu un orrore oltre l’orrore, un disastro indicibile, impensabile. Rose e i suoi figli avevano rimosso e cancellato dalla memoria ciò che Joe aveva fatto a sua figlia, avevano cancellato tutto, sostenevano che non era mai accaduto e che Rosemary non esisteva più.”Rosemary Kennedy è morta il 7 gennaio 2005 di cause naturali all’età di 86 anni in un ospedale di Fort Atkinson, Wisconsin, dopo aver trascorso quasi tutta la sua vita adulta in un Istituto per disabili, dimenticata dal clan Kennedy”.

1943: il caso di Rose Williams

Bernard Pasobrola aggiunge che è difficile non fare un accostamento fra il caso di Rosemary e Rose Williams, la sorella maggiore di Tennessee Williams, una giovane donna che subì lo stesso tipo di operazione nel gennaio 1943. “Lo spettro di sua sorella, scrive, ossessiona quasi tutte le opere dell’autore di Un tram chiamato desiderio e de il gatto sul tetto che scotta, specialmente Lo zoo di vetro, una pièce direttamente ispirata al caso di Rose.
Nel 1918, dopo la nascita del loro terzo figlio, i genitori lasciarono il Mississippi e si stabilirono a St. Louis, nel Missouri. Il padre, Cornelius Williams, che lavorava in una fabbrica di scarpe, mancava da casa la maggior parte del tempo e lasciava che la moglie, Edwina, figlia di un vescovo protestante, si occupasse da sola della loro prole.
Nel suo libro autobiografico Memorie (7), pubblicato nel 1972, Tennessee Williams descrive Rose come un adolescente piuttosto timida, ma la cui “bellezza risiedeva principalmente nell’espressione dei suoi occhi grigio-verdi e dei suoi riccioli color rame”.
Quando Tennessee lasciò la casa e abbandonò il suo lavoro come impiegato nella fabbrica di scarpe dove lavorava suo padre, Rose non ce la fece. Lei conobbe, scrive, ‘la sua prima vera depressione’. E aggiunge: “credo che sia stato in questo momento che il nostro vecchio e saggio medico di famiglia disse a mia madre che la salute fisica e mentale di Rose dipendeva da quello che colpì Miss Edwina come una cosa mostruosa: un matrimonio organizzato ,”terapeutico” in qualche modo.” Ovviamente, il vecchio dottore Alexandre aveva compreso i reali disturbi di Rose. Era una ragazza normale – ma dal grande desiderio sessuale – e si distruggeva nel corpo e nella mente a causa della repressione imposta dal puritanesimo monolitico di Miss Edwina.”
Pochi anni più tardi, Rose fu sottoposta ad una visita medica presso un ospedale cattolico nella periferia di St. Louis e fu detto alla madre Edwina che la ragazza soffriva di dementia precox. Internata presso l’ospedale statale di Farmington, subì un shock insulinico e una terapia con metrazol. Sei anni dopo, nel 1943, Rose fu sottoposta ad una lobotomia prefrontale bilaterale con l’approvazione di Edwina Williams, dal momento che il marito aveva rinunciato ad interessarsi di Rose.
L’unico commento di Tennessee è questo versetto scarabocchiato su un blocco notes:

“1000 leghe di distanza.
Rosa. La sua testa tagliata, aperta.
Una pugnalata nel suo cervello.
Io. Sono qui che fumo la mia sigaretta.
Mio padre, visto come un diavolo, che russa.
1000 leghe di distanza”.

Solo molto più tardi, nel 1979, quattro anni prima della sua morte, i suoi taccuini rivelarono una storia precisa e preoccupante dell’origine del crimine commesso sulla persona di Rose. «Edwina, scrive, “approvò che mia sorella fosse sottoposta ad uno dei primi interventi di lobotomia pre-frontale eseguiti negli Stati Uniti, perché era sconvolta dalle rivelazioni esplicite di Rosa, anche se svelate n altri termini, sul fatto che lei si fosse masturbata con candele rubate dalla cappella, durante la celebrazione dei morti, a Vicksburg”.

Brève histoire illustrée de l’électrisation médicale, 1780 – 2014, Bernard Pasobrola, mai 2014.
Sans crier gare surgit la nuit, roman, éd. La vie du rail, coll. Rail Noir, avril 2014.

(1)  Ebook format ePub. Prix : 0,99 euro. Format Kindle. Prezzo : 0,89 euro. Presentazione.

(2)  Gottlieb Burckhardt and Egas Moniz – Two Beginnings of Psychosurgery, Zbigniew Kotowicz.

(3) Consultare il blog dell’autore.

(4) Consultare il blog dell’autore.

(5) Rose Kennedy and Her Family: The Best and Worst of Their Lives and Times. Hardcover, di Barbara Gibson e Ted Schwarz, Birch Lane Pr; First Edition edition (Luglio 1995).
Consultare l’articolo di Jack El-Hai  : The exiled Kennedy, in The Independent, 15 gennaio 2005.

(6) Ballantine Books; Édition : 1st Ballantine Books Trade Pbk. Ed (29 settembre 1996).

(7) Mémoires d’un vieux crocodile, Tennessee Williams, Points, 1993.

Dr. Agnès Giard
Articolo originale:
Zombifier au nom de la morale, Les 400 culs

Traduzione autorizzata, a cura di psicolinea.it

Immagine:
Rosemary Kennedy

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Agnès Giard autrice di libri, giornalista e dottore in antropologia, ha lavorato in passato su nuove tecnologie, artisti underground e cultura popolare giapponese, prima di dedicarsi alla sessualità. Nel 2000, è diventata corrispondente per la rivista giapponese SM Sniper con cui lavora da più di dieci anni. Nel 2003 ha pubblicato un libro d'arte in Giappone: Fetish Fashion poi ha iniziato una serie di ricerche che saranno pubblicate in collaborazione con artisti contemporanei giapponesi come Tadanori Yokoo, Makoto Aida, Toshio Saeki, etc. Il suo primo libro, L'Imaginaire érotique au Japon, tradotto in giapponese, è classificato 4 ° tra i libri stranieri più venduti. La sua biografia completa è disponibile qui:
http://sexes.blogs.liberation.fr
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Agnès Giard autrice di libri, giornalista e dottore in antropologia, ha lavorato in passato su nuove tecnologie, artisti underground e cultura popolare giapponese, prima di dedicarsi alla sessualità. Nel 2000, è diventata corrispondente per la rivista giapponese SM Sniper con cui lavora da più di dieci anni. Nel 2003 ha pubblicato un libro d'arte in Giappone: Fetish Fashion poi ha iniziato una serie di ricerche che saranno pubblicate in collaborazione con artisti contemporanei giapponesi come Tadanori Yokoo, Makoto Aida, Toshio Saeki, etc. Il suo primo libro, L'Imaginaire érotique au Japon, tradotto in giapponese, è classificato 4 ° tra i libri stranieri più venduti. La sua biografia completa è disponibile qui: http://sexes.blogs.liberation.fr

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