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Ma in fondo, a cosa serve l’economia? La felicità interna lorda

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Ma in fondo, a cosa serve l’economia? La felicità interna lorda

a cosa serve l'economia

A cosa serve l’economia?

Avete mai sentito parlare della misurazione della felicità interna lorda (Gross National Happiness o GNH) ?  Si tratta di una indicazione del benessere generale di una nazione, proprio come il prodotto interno lordo indica il reddito complessivo di un Paese. Il GNH è stato avviato dal precedente re del Bhutan, Jigme Singye Wangchuck, per misurare il benessere dei cittadini del suo Paese.

Dopo la sua precoce abdicazione, ora in Bhutan regna suo figlio,  Jigme Khesar Namgyal Wangchuck, laureato in Scienze politiche a Oxford e più giovane monarca del mondo (che in questo video dell’anno scorso possiamo vedere mentre si sposa con la borghese Jetsun Pema).

Il compito del giovane Re Wangchuck è quello di modernizzare il suo Stato, nel quale fino al 1999 non c’era neanche la tv, tenendo conto sia dei principi buddisti sia di questo tasso di felicità interna lorda, introdotto dal padre.Vedremo cosa riuscirà a fare.

Quello che intanto emerge da queste illuminanti riflessioni sul tasso di felicità interna lorda è che le condizioni ambientali e sociali sono fondamentali, nel tasso di felicità che può raggiungere una nazione ed esse non dipendono esclusivamente dai nostri buoni comportamenti, ma soprattutto dipendono dalle scelte dei governi, che in molti Paesi del mondo (non in Bhutan, ad esempio), i cittadini contribuiscono ad eleggere.

Secondo un sondaggio Gallop del 2010, ciò che rende felice una popolazione è una riduzione del divario fra ricchi e poveri e un buon equilibrio vita-lavoro, come si fa in Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia, dove vivono, sembra, le persone più felici del mondo sviluppato.

In Danimarca, ad esempio, non si lavora dopo le 17: la sera i caffè all’aperto sono pieni di gente e parchi ed impianti sportivi pubblici abbondano. L’istruzione è gratuita, e così è anche il sistema sanitario. La cura dei figli e degli anziani sono sovvenzionate dal ministero del welfare. E’ vero, i danesi pagano le tasse più alte del mondo, ma tale spesa li ricompensa sicuramente per il senso di sicurezza e di protezione sociale che ricevono in cambio dal loro Paese.

Quando si può evitare di lavorare non-stop o di impazzire nelle città disordinate e sovraffolate, rimane certamente la libertà di interagire con la famiglia e con gli amici, o anche la libertà di fare le cose che desideriamo fare. Le leggi dello Stato dunque contano moltissimo nella felicità individuale.

Nel libro “What’s the Economy For, Anyway?” (In fondo, a cosa serve l’economia?), titolo che richiama l’omonimo suo film, John de Graaf e David Batker dimostrano che la migliore qualità della vita si raggiunge quando le persone e i mercati lavorano insieme per creare una economia che soddisfi tutti, che porti al benessere collettivo. La qualità della vita si costruisce sulla salute, la sicurezza, la giustizia sociale, la possibilità di divertirsi e, forse ancor più importante, la sostenibilità.

La vivibilità di un Paese dipende inoltre da quanto i suoi abitanti riescano a mantenere rapporti solidi con i familiari e con gli amici, nella fiducia provata nei confronti dei vicini, nella vita di quartiere, nell’attaccamento ai propri luoghi d’origine, al proprio Paese. Una solida rete di sicurezza sociale è ciò che, fondamentalmente, rende felici le persone.

A cosa serve l’economia, dunque? Secondo gli autori del libro essa serve anzitutto ad indirizzare le scelte economiche di uno Stato, così come le sue politiche sociali: solo quando i cittadini di un Paese si sentono sicuri, si sforzano di realizzare i loro sogni e seguire le loro passioni, per sé stessi e per il loro Paese.

In conclusione, ciò che salta agli occhi è che è un’utopia pensare di poter costruire una felicità individuale sganciata da una felicità sociale, come vorrebbe l’American Dream (“impegnati duramente nel lavoro e potenzia le tue risorse, per raggiungere la ricchezza, e dunque la felicità”). Forse gli americani si stanno rendendo conto solo ora che il loro modello sociale ideale non serve a rendere le persone più felici (nel sondaggio Gallop sono al quattordicesimo posto, dopo il Brasile): peccato che noi, mentre gli americani si ravvedono, stiamo ancora inseguendo il loro sogno.

A questo proposito, vale la pena di soffermarsi su quanto si legge, di sorprendentemente avanzato per i tempi in cui viviamo, nel compendio della dottrina sociale della Chiesa (n. 334):

“Oggetto dell’economia è la formazione della ricchezza e il suo incremento progressivo, in termini non soltanto quantitativi, ma qualitativi: tutto ciò è moralmente corretto se finalizzato allo sviluppo globale e solidale dell’uomo e della società in cui egli vive ed opera. Lo sviluppo, infatti, non può essere ridotto a mero processo di accumulazione di beni e servizi. Al contrario, la pura accumulazione, anche qualora fosse per il bene comune, non è una condizione sufficiente per la realizzazione dell’autentica felicità umana”.
L’economia, i mercati, non sono forze della natura, ma sono l’espressione di comportamenti umani che rispondono (o non rispondono) a leggi e regolamenti, fatti dagli uomini. E le leggi e i regolamenti umani, come tutti sappiamo, se non funzionano, possono essere cambiati.

Giuliana Proietti

Immagine: 

Copertina del libro

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Dr. Giuliana Proietti
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Psicoterapeuta Sessuologa
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