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Amore romantico e neurochimica del cervello

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Amore romantico e neurochimica del cervello

amore romantico

Delle tante forme di amore (verso gli amici, verso la comunità, verso i familiari, ecc.) l’amore detto “romantico” è quello che si prova comunemente verso un partner con il/la quale si sia sviluppato uno stabile rapporto di coppia.

Le intense emozioni associate provate in questi rapporti d’amore fanno parte di ogni cultura umana e sono documentate a partire dai primi documenti scritti dai nostri antenati (Dunbar, 2012; Gottschall & Nordlund, 2006; Jankowiak & Fischer, 1992 ).

La pervasività di questa forma di affetto probabilmente è tale perché essa assolve una funzione importante nel contesto dell’ accoppiamento umano, nel senso che permette la creazione di un legame stabile per l’allevamento della prole (Clutton-Brock, 1989; Fraley, Brumbaugh, e Marks, 2005; Kleiman, 1977).

I piccoli dell’essere umano richiedono infatti un sostegno essenziale durante l’allevamento, a differenza di quanto avviene per altri mammiferi o primati (Bogin 1999), vista la complessità del nostro cervello, che ha bisogno di un certo periodo di tempo per sviluppare tutte le funzioni di cui è capace. Tali elevati livelli di dipendenza richiedono tempo e risorse nell’allevamento della prole ad almeno uno dei genitori (generalmente la madre), anche se è provato che le possibilità di sopravvivenza dei piccoli migliorano notevolmente quando c’è la presenza attiva di entrambi i genitori (Geary, 2000).

Il coordinamento biparentale per l’allevamento della prole è più probabile in una coppia monogamica, che si costruisce a partire dall’esperienza del così detto ‘amore romantico’ (Fisher, Aron, & Brown, 2006; Fisher, 1989; Mellen, 1981).

Data l’importanza per la sopravvivenza di questi legami di coppia essi dipendono da strati fisiologici diversi. (Carter, 1998; de Boer, van Buel, & Ter Horst, 2012; Esch & Stefano, 2005; Kendrick, 2004; L. J. Young, Murphy Young, & Hammock, 2005). In particolare, il legame di coppia è stato associato con i sistemi neuroendocrini dell’ ossitocina e della vasopressina (Carter, 1992; Insel, 1992). Questa osservazione è stata fatta inizialmente per i volatili, ma poi è stata confermata anche per gli esseri umani. (Diamond, 2004).

Poiché nell’essere umano l’attività principale di questi due neuropeptidi avviene nel sistema dopaminergico di ricompensa del cervello, il loro rilascio è stato associato con la dopamina (Young & Wang, 2004), la quale ha un ruolo nella formazione del legame di coppia e questo spiega perché l’amore possa essere avvertito come una dipendenza, come in altri comportamenti associati con percorsi dopaminergici di ricompensa, come il gioco d’azzardo o la tossicodipendenza (Edwards & Self, 2006).

La serotonina è un neurotrasmettitore anch’esso associato con il legame di coppia, tanto che la ricerca suggerisce che l’amore romantico nelle sue fasi iniziali possa essere associato a livelli impoveriti di serotonina (Zeki, 2007). Livelli simili di esaurimento della serotonina si trovano anche in condizioni psichiatriche come i disturbi ossessivo-compulsivi (Feygin, Swain, e Leckman, 2006; Marazziti, Akiskal, Rossi, e Cassano, 1999), nella depressione (Young & Leyton, 2002), e nell’ansia (Leonardo & Hen, 2006), suggerendo che i comportamenti associati con l’amore romantico  potrebbero condividere gli stessi substrati neurali presenti nelle persone che soffrono di questi disturbi.

L’ endorfina è in genere correlata con l’attività svolta dalla dopamina,  e recentemente si è osservato che essa è implicata nella creazione di varie forme di attaccamento sociale e nei legami interpersonali, presenti negli esseri umani così come nei primati (Dunbar, 2010; Machin & Dunbar, 2011). Infine, altri cambiamenti neuronali e ormonali che sono stati associati con la fase iniziale dell’amore romantico riguardano l’asse ipotalamo ipofisi surrene (HPA) e cortisolo, che sono anche noti per la loro interazione con ossitocina e vasopressina, il fattore di crescita nervoso (NGF), e il testosterone (Boer et al., 2012).

Si pensa che questi driver biologici siano responsabili nell’influenzare diverse motivazioni associate con l’interesse esclusivo per uno specifico partner, riducendo l’interesse del soggetto nella ricerca di altri partner, e nella creazione del desiderio di intimità emotiva e di vicinanza con la persona amata (Dunbar, 2012; Fisher, 1992; McIntyre et al., 2006).

I maggiori livelli di intimità e attaccamento aiutano i partners ad allineare i rispettivi interessi, a coordinare i comportamenti, in modo da prepararsi al compito genitoriale (Dunbar, 2014). Negli esseri umani i legami intensi associati alle fasi iniziali dell’ ‘amore tendono a durare una media di circa quattro anni, come si vede anche dalle statistiche riguardanti le separazioni e i divorzi nelle varie culture (Fisher, 1989). Questa è, per coincidenza, anche la quantità di tempo che i neonati umani richiedono in attenzioni e supporto per migliorare le loro possibilità di sopravvivenza (Geary, 2000).

Le motivazioni alla base dell’amore romantico sono legate a sentimenti di dipendenza emotiva, sicurezza, impegno, e riduzione dei livelli di ansia (Fisher , 1998). Vari comportamenti affiliativi sono ulteriormente guidati da queste cognizioni in modo da rafforzare l’attaccamento, e includono elevati livelli di interazione sociale, coordinamento congiunto del comportamento, contatto fisico diretto, e vari tipi di attività di eccitazione fisica e psicologica (Dunbar & Shultz, 2010) .

Una potenziale capacità cognitiva che potrebbe funzionare come strumento utile per allineare gli interessi dei partners è la capacità di ragionare sugli stati mentali di un altro individuo, una capacità nota come “mentalizzazione” o teoria della mente (rappresentarsi internamente gli stati mentali) (Frith, Morton, e Leslie, 1991; Premack & Woodruff 1978 ). Teorizzare circa le intenzioni, le emozioni, i desideri, e le credenze di un altro individuo è probabilmente una caratteristica esclusivamente umana ( Povinelli e Bering, 2002), che si sviluppa nei bambini intorno all’età di quattro o cinque anni ( Wellman, Cross, e Watson, 2001), ma che può anche essere presente in fase meno evoluta anche nei neonati (Kovács, Téglás, e Endress, 2010). Con la mentalizzazione si acquisisce la capacità di valutare e ragionare sugli stati emotivi degli altri. Questa capacità può comportare l’attribuzione di uno stato emotivo ad un altro individuo (Baron-Cohen , Wheelwright, Hill, Raste, e Plumb, 2001).

La capacità di ragionare sulle intenzioni degli altri è di vitale importanza per coordinare i comportamenti all’interno delle relazioni di coppia, oltre che per accertare le credenze e le intenzioni di un altro individuo, in modo da garantire la sopravvivenza stessa della coppia. E’ possibile dunque che gli individui che vivono un rapporto di coppia utilizzino tali processi in misura maggiore con i loro partner rispetto a ciò che fanno nei confronti di altri individui con i quali hanno relazioni meno impegnative.

È interessante notare che la ricerca in passato ha scoperto che le donne di solito superano gli uomini nei vari compiti di mentalizzazione, nonché sui compiti che comportano l’attribuzione di stati emotivi ad altri (Baron-Cohen et al., 2001; Stiller & Dunbar, 2007). Queste differenze possono riflettere una maggiore attenzione femminile alla formazione e al mantenimento del rapporto (Ellis & Symons, 1990; Low, 1978; Shackelford, Schmitt, e Buss, 2005).

E’ noto che le persone innamorate utilizzano una maggiore energia a pensare all’oggetto del loro amore rispetto ad altri temi (Fisher, 1998; Hatfield & Sprecher, 1986; O’Leary, Acevedo, Aron, Huddy, e Mashek, 2012), il che potrebbe essere anche considerato un comportamento ossessivo-compulsivo (Feygin et al., 2006).

Una recente ricerca condotta con neuroimaging su individui profondamente innamorati rispetto a soggetti che non lo erano ha mostrato che le persone innamorate potrebbero soffrire di più povere capacità di mentalizzazione. Questi studi hanno rivelato modelli unici di attivazione cerebrale in individui che sono ‘innamorati’, dimostrando che quando si presenta loro una foto della persona amata aumenta l’attività nelle aree dopaminergiche che formano il sistema di ricompensa del cervello, mentre l’attività cerebrale può diminuire nelle regioni legate alla mentalizzazione (Acevedo, Aron, Fisher, & Brown, 2012; Aron et al, 2005;. Bartels & Zeki, 2000; Ortigue, Bianchi-Demicheli, Hamilton, e Grafton, 2007 ;. Xu et al, 2011; Younger, Aron, Parke, Chatterjee, e Mackey, 2010; Zeki & Romaya, 2010).

I soggetti innamorati studiati vengono selezionati sulla base delle loro risposte a test e questionari, in modo da valutare l’ ‘intensità del loro sentimento; si esaminano anche le loro risposte cerebrali quando viene presentato loro uno stimolo del partner (immagini, nome o video) rispetto ad uno stimolo neutro.

La prima ricerca di neuroimaging che ha studiato questo fenomeno ha reclutato 17 partecipanti (sei maschi) che si sono auto-identificati come ‘realmente, profondamente e follemente innamorati’ del partner ed i cui livelli di innamoramento sono stati calcolati attraverso la Passionate Love Scale (PLS, Hatfield & Sprecher, 1986). Essi sono stati inoltre valutati sulla base delle risposte fMRI mentre guardavano una foto a colori del partner e mentre guardavano immagini di amici (Bartels & Zeki, 2000). Questo studio ha scoperto che quando questi soggetti guardano un’immagine del partner rispetto a quella di un amico, l’attività cerebrale è maggiore nelle regioni dopaminergiche del cervello come il nucleo caudato, così come nelle regioni relative alla regolazione delle emozioni e all’ integrazione sensoriale, aree che comprendono l’insula e la corteccia cingolata anteriore.

Altre ricerche hanno trovato attivazioni simili utilizzando la presentazione subliminale del nome del partner (Ortigue et al., 2007), trovando che stimoli impliciti di amore romantico agiscono su  regioni normalmente associate con la cognizione sociale e l’auto-rappresentazione.

Non si sono invece riscontrate differenze di attivazione cerebrale tra partecipanti eterosessuali e omosessuali innamorati o fra uomini e donne riguardo agli effetti cerebrali prodotti dall’innamoramento (Zeki & Romaya, 2010).

E’ stata inoltre osservata la differenza nelle attivazioni cerebrali dovute all’innamoramento nell’arco di sei mesi in soggetti che erano innamorati da almeno tre mesi (Kim et al., 2009). Si è così riscontrato che mentre le auto-valutazioni dell’innamoramento sono diminuite solo leggermente nel corso del semestre, le attivazioni cerebrali si sono significativamente ridotte in questo periodo nel caudato e sono aumentate nelle regioni corticali, come il giro cingolato, suggerendo che il legame potrebbe cambiare nel corso del tempo anche in base a fattori esclusivamente fisiologici.

Allo stesso modo, un altro esperimento ha confrontato le attivazioni nelle fasi iniziali dell’innamoramento (Xu et al., 2011) e 40 mesi dopo (Xu et al., 2012) in un campione cinese scoprendo il modello tipico dei centri di ricompensa nelle fasi iniziali di amore, ma mostrando livelli ridotti delle attivazioni iniziali in alcune aree della ricompensa del cervello, risultati in effetti predittivi sia per la minore soddisfazione rispetto al rapporto iniziale, sia per la maggiore probabilità di scioglimento della relazione in uno studio di follow-up.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:

Wlodarski R, Dunbar RIM. The Effects of Romantic Love on Mentalizing Abilities. Review of general psychology : journal of Division 1, of the American Psychological Association. 2014;18(4):313-321. doi:10.1037/gpr0000020.

Immagine:
Wikimedia

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