Ansia, stress e benessere emotivo

Questa pagina raccoglie tutte le lettere della consulenza online dedicate a ansia, stress, gestione delle emozioni e benessere psicologico. Si tratta di una pagina tematica che organizza l’archivio delle lettere pubblicate dal 2018 in poi, rendendo più semplice la consultazione dei contenuti legati al benessere emotivo. Grazie a questa riorganizzazione per argomenti, è possibile trovare rapidamente consigli pratici e riflessioni dei lettori su come affrontare tensioni quotidiane, momenti di difficoltà emotiva e strategie per migliorare la qualità della vita.

 

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Psicoterapia e Sessuologia clinica 
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Paura di tornare a scuola

Ho paura di tornare a scuola…mi piace molto ciò che studio e cerco di approfondire tutti gli argomenti ma ogni volta che devo andare a scuola misveglio e ho mal di pancia, credo per l’ansia, sono stata bocciata un annoperchè alle interrogazioni facevo scena muta pur studiando.quest’anno avevo lamedia dell’8 ma ad aprile non sono riuscita ad andare più a scuola e i mieivoti sono diventati tutti 6 e due 5..giustamente. ho troppa paura di tornare a scuola ma ho voglia di imparare…che faccio??

Gentilissima,

La risposta è una, e una sola: non mollare! Capisco quanto ti sia difficile affrontare la vita scolastica, le interrogazioni, i professori, i compagni e poi gli esami… Ma questa è la vita, e tutto quello che provi oggi nella scuola, lo proverai un domani anche fuori, in altri luoghi, sia di lavoro, sia di svago. La cosa che devi risolvere dunque, non è il problema scolastico, ma il tuo stato ansioso. Per fare questo puoi rivolgerti allo psicologo scolastico, se c’è, oppure consigliati con i tuoi genitori per trovare la soluzione più adeguata.
Un altro suggerimento è quello di assecondare sempre questa tua voglia di imparare, perché nella vita più si impara, più ci si sente sicuri di sé. Coraggio!

Dott.ssa Giuliana Proietti
05-09-2006

Evolvere da una certa situazione

Salve. Ho 26 anni e sono un’impiegata. Vivo con i miei genitori e sono fidanzata da quasi 6 anni.Non ho particolari interessi, mi piace il mio lavoro anche se questo assorbe molte delle mie energie e alle volte la sera sfogo parte delle mie tensioni litigando per motivi futili sia con i miei genitori che con il mio ragazzo. Con i miei genitori ho un discreto rapporto ma molto spesso non ci troviamo d’accordo e sfociamo in brevi litigi ma che mi lasciano molta amarezza. Lo stesso accade con il mio ragazzo il quale si lamenta di me per la scarsa attenzione che dimostro a “Noi ” inteso come coppia. Le loro opinioni contano molto per me, ma da un po’ di tempo a questa parte ho necessità del loro affetto ma è come se non avessi alcuna intenzione di ascoltarli e tuttavia trovo poca gratificazione in quel che faccio e poca comprensione nelle persone che quotidianamente frequento. Tutto ciò mi spaventa, specialmente se penso che ho un’età nella quale da una parte vorrei/dovrei cominciare a pensare di costruire le basi per una famiglia. Cosa potrebbe suggerirmi di fare per evolvere da questa situazione? Ringraziando per una vs. cortese risposta cordiali saluti

Gentilissima,

Per costruire una famiglia è importante anzitutto che ve ne siano i presupposti. Probabilmente l’amore verso il suo fidanzato, come avviene spesso di questi tempi, si è trasformato in una bella amicizia, in un rapporto in cui vi offrite reciprocamente solidarietà e affetto, ma dove potrebbe essere sparita la passione, il desiderio.

Questo potrebbe essere il limite che lei, senza parlarne con il suo ragazzo e, senza nemmeno confessarselo trova, di fatto, nella vostra unione.

Qualora le cose stessero realmente in questo modo, occorre fare una riflessione più profonda sugli obiettivi che vuole raggiungere a breve/medio termine. Quali sono le sue priorità?

E’ importante che lei riesca a leggere dentro di sé. Forse anche uscire dal “nido” familiare per andare a vivere da sola (o a convivere), visto che ha un lavoro e se lo potrebbe permettere, potrebbe aiutarla nel suo percorso di crescita personale.

Cordialmente,

Dott.ssa Giuliana Proietti
03-11-2009

Periodo No

Salve, sto attraversando un momento particolare e non so come comportarmi, così ho pensato che sfogarmi e chiedere aiuto a qualcuno di esterno mi avrebbe dato una mano. So che probabilmente i miei problemi sono molto meno gravi di altri, ma purtroppo sto male lo stesso e non so come fare.

Sono una ragazza giovane, appena maggiorenne, e tutto è iniziato l’anno scorso quando ho litigato pesantemente con la mia migliore amica finendo per non parlarci più e, nello stesso preciso periodo, sono stata presa in giro e lasciata da un ragazzo che mi piaceva molto e che si è comportato veramente male nei miei confronti, facendomi stare ancora peggio di quanto stessi già.

In poche settimane, dunque, ho perso due persone che reputavo veramente importanti nella mia vita, ma fortunatamente dopo un paio di mesi di sconforto ho conosciuto un altro ragazzo che mi ha letteralmente salvata da quel periodo buio in cui non avevo praticamente nessuno al mio fianco. In poco tempo mi sono affezionata a lui e viceversa, è diventato il mio ragazzo e mi sono accorta che avevo trovato una delle persone migliori che si possa mai immaginare.

Forse parlo ancora da persona innamorata, ma posso assicurare che questo ragazzo ha sempre fatto i salti mortali per vedermi felice e farmi stare bene, era molto premuroso e avevamo tantissime cose in comune, voleva sempre vedermi e stare insieme a me e faceva di tutto per progettare esperienze da fare insieme, insomma per farla breve, posso sembrare esagerata ma per me era davvero il ragazzo perfetto ed ero convinta che lui (visti i suoi atteggiamenti) provasse le stesse cose, tanto che in me è cresciuto un sentimento talmente forte che, nonostante la mia giovane età, ho iniziato a pensare (ovviamente in modo limitato) a un futuro con lui, insomma ero convinta che saremmo stati insieme per molto tempo e che non mi avrebbe mai ferita.

Qualche tempo fa, però, ha chiuso la nostra relazione completamente dal nulla, nonostante andasse a gonfie vele e lui non avesse mai minimamente dato segni di non volere stare più con me, spiegandomi che nonostante con me si trovasse molto bene, è in realtà innamorato di un’altra ragazza per cui ha una specie di ossessione da quando l’ha conosciuta (prima di conoscere me), anche se con questa determinata persona non ha più alcun tipo di rapporto.

Ha deciso dunque di lasciarmi perché non gli sembrava giusto stare con me se nel frattempo pensava a un’altra… è vero, è stato sincero e questo lo apprezzo, ma le sue parole mi hanno letteralmente gettata nella tristezza più totale e non posso fare a meno di domandarmi giorno e notte come sia possibile che per lui davvero tutti questi mesi insieme non siano significati niente e che i suoi comportamenti a dir poco perfetti erano in verità solo una bugia.

In più, mi sento veramente sola, dato che sono sempre stata una ragazza con poche amiche strette, e in questo momento le uniche due a cui voglio veramente bene e che mi potrebbero tirare su, anche se vorrebbero non riescono a farlo: una delle due è fidanzata da tanto tempo e ormai passa la maggior parte del tempo con lui, spesso anche quando vorrei stare da sola con lei c’è anche questo ragazzo (è molto raro che lui e la mia amica si stacchino); l’altra mia amica, invece, non riesco a vederla spesso dato che non abita vicino a me e in più anche lei sta passando un periodo difficile e io non voglio annoiarla con i miei problemi sentimentali che in confronto possono sembrare davvero stupidi.

Vorrei cercare di mostrarmi felice almeno per non fare preoccupare i miei genitori, che ormai non sanno più che fare vedendomi sempre zitta (che non è da me), oppure in lacrime, che non mangio e non dó nessun segno di volermi rialzare, ma la verità è che non ci riesco davvero. Così, mi ritrovo da sola e vorrei con tutte le mie forze avere di nuovo il mio ragazzo vicino a me, perché ora come ora una vita senza di lui mi sembra quasi impossibile e tutta questa situazione mi sembra surreale, inoltre questo lockdown rende tutto ancora più pesante… come posso fare?

Gentilissima,

Riprendendo la tua ultima frase, sono convinto anche io che, una volta che saremo usciti da questo incubo della pandemia, si potrà guardare alla vita con altri occhi e che molte depressioni, tristezze ed incertezze accumulate negli ultimi tempi svaniranno con il ritorno alla normalità.

Quanto al ragazzo, ti inviterei piuttosto a cercare di vedere la cosa in positivo: hai incontrato una persona che per diversi mesi ti ha fatto stare molto bene ed è stato inoltre molto leale con te, raccontandoti della sua ossessione per la sua ex.

Ora devi fartene una ragione: non dipende né da te, né da lui se prima di te ha incontrato l’altra e se l’altra è diventata per lui un pensiero fisso: evidentemente è una ragazza particolare e probabilmente lui la ha molto idealizzata, visto che la relazione con te non è riuscita a togliergliela dalla testa.

Non è una sconfitta: non puoi competere con una persona idealizzata, perché non c’è partita. Forse un giorno, dopo aver conosciuto meglio l’altra, tornerà da te, ma ancor meglio sarebbe che tu cercassi di trovare un nuovo ragazzo con le sue caratteristiche, che tanto ti sono piaciute e che ti hanno fatto stare molto bene.

Il mondo è grande e, non appena sarà possibile, non restare più chiusa in casa a piangere: non serve a nulla!

Saluti cordiali.

Dr. Walter La Gatta
10-04-2021

Stato ansioso insopportabile

Salve sono una ragazza di 25 anni e da qualche mese soffro uno stato ansioso insopportabile…sono spesso angosciata per l’università. Mi sembra sempre di non riuscire ad affrontarla, soprattutto gli esami orali mi terrorizzano. Ho paura di essere giudicata male dai professori e di fare brutte figure. Questo è dovuto anche al fatto che ultimamente faccio molta fatica a concentrarmi nello studio e a ricordare le cose studiate. Ma quello che più mi assilla sono i pensieri che mi tormentano continuamente…penso continuamente a tutto quello che faccio, a quello che devo fare…pensieri stupidi su cose che non sono problemi reali che però mi creano molta ansia. Credo di essere una persona ansiosa di carattere, soffro anche di tricotrillomania però ultimamente questi pensieri proprio non mi danno pace…è come se il mio pensiero fosse accelerato. Vorrei capire a cosa è dovuto, cosa sono questi pensieri che mi impediscono di agire e di studiare. Passo il tempo a pensare invece che a “fare”.
Ringrazio per l’attenzione
Cordiali saluti

Gentilissima,

L’ansia è un’emozione molto utile: infatti se non vi fosse l’ansia quando ci prepariamo ad un compito impegnativo, probabilmente non dedicheremmo una sufficiente attenzione all’apprendimento e alla preparazione della nostra performance. Chiaramente però, se l’ansia è presente in misura eccessiva, ciò finisce per rivelarsi uno svantaggio, più che un vantaggio. L’abilità di un soggetto ansioso consiste pertanto nel saper fare un uso positivo della propria ansia ed anche nel saperla tenere sotto controllo, quando è eccessiva. Detto in altre parole, si tratta di curare non solo il pensiero logico, ma anche l’intelligenza emotiva. Scoprire le cause di questa situazione non è semplice, soprattutto perché non la conosco personalmente e non abbiamo avuto modo di approfondire i discorsi, ma comunque può essere certa che questa condizione dipende in parte dal suo corredo genetico (ciò che le hanno trasmesso i genitori a livello di DNA) ed in parte da esperienze negative vissute, o da modelli educativi sbagliati. Il fatto che lei passi più tempo a pensare anziché a fare potrebbe significare due cose: la prima è che probabilmente sta affrontando uno scoglio difficile all’Università, per cui con la volontà si impegna a studiare, ma con il pensiero e attraverso la fantasia il suo inconscio la fa fuggire lontano, laddove si sente più serena e tranquilla; la seconda è che probabilmente lei non si organizza sufficientemente bene, dividendo il tempo dello studio da quello dello svago (che non necessariamente deve essere una “perdita di tempo”, ma che potrebbe anche esserlo, dal momento che non è possibile mantenere sempre desta la propria attenzione, senza ogni tanto rilassarsi: facendo altro o, semplicemente, “facendo nulla”).
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti
19-03-2018

Depressione

Salve dottoressa, sono un ragazzo di 27 anni, studente, mi sono resto conto da poco che soffro di depressione, credo di esserne affetto da molti anni però ultimamente sento si stia aggravando, non ho mai seguito cure perchè credevo di stare bene e che i miei fossero solo normali sbalzi di umore, adesso che ho letto le sintomatologie del male mi rispecchio quasi completamente tranne che per i pensieri di suicido, ho difficoltà nel relazionarmi con la gente, mi sento inferiore, non all’altezza in tutti i campi, ho disturbi nel dormire, mi capita di stare chiuso in casa volontariamente per giorni, ultimamente non provo sollievo neanche facendo viaggi e uscendo con gli amici, mi sento come invisibile, inadeguato agli occhi degli altri, adesso che ho preso atto di avere questa malattia voglio curarmi, prima vorrei intraprendere una cura naturale senza usi di farmaci modificando alimentazione e stile di vita, in caso non dovessi ottenere risultati concreti passero agli antidepressivi, lei come mi consiglia di procedere?

Salve.

In primo luogo direi che non è corretto farsi da soli una diagnosi: la depressione è una seria malattia psichiatrica e dunque per poter capire se si ha realmente questo problema (e come curarlo) non basta leggere qualcosa su Internet, ma occorre parlarne seriamente con un professionista.

Da quello che lei racconta, inoltre, l’origine dei suoi problemi potrebbe avere ben poco a che fare con gli stati depressivi, mentre potrebbe essere più legato agli stati ansiosi e fobici. Che poi, a seguito di queste problematiche, lei possa avvertire un calo dell’ autostima, un senso generale di scoraggiamento e di infelicità è abbastanza probabile, ma questo non significa soffrire di depressione, e curarsi con antidepressivi potrebbe non servirle a nulla (se non ad addormentare la sua coscienza, facendole perdere tempo prezioso, nel terminare gli studi e nell’organizzare la sua vita adulta).

Gli stati ansiosi e fobici, se di questo si tratta, non si curano con particolari cambiamenti nell’alimentazione, mentre potrebbe essere risolutiva la sua idea di cambiare in modo significativo stile di vita (ed ancor più stile di pensiero, aggiungerei io).

Per fare questo, nel caso lei, per qualsiasi motivo, non volesse avvalersi di uno psicoterapeuta, potrebbe provare a seguire i consigli di uno dei tanti libri di auto-aiuto che sono in vendita nelle librerie, nel settore “psicologia”.

Non tutti questi libri sono seri e non tutti forniscono soluzioni validissime, ma ciascuno di essi può contenere almeno una buona idea da applicare alla propria vita, potendo così sperimentare modi diversi di proporsi agli altri e di interpretare la realtà. Intanto provi così.

Con molti auguri.

Dr. Giuliana Proietti
26-04-2011

La perdita della mamma

salve dott.ssa purtroppo da un po di tempo ho perso la mamma a soli 61 anni a cui ero molto legata, ma non il solito sentimentalismo. le sono stata vicina fino all ultimo nella sua improvvisa malattia. ma ad oggi sto ancora soffrendo moltissimo non riesco a concentrarmi nei lavori domestici, ho perso il lavoro e non riesco a riprendere, e anche con gli amici il rapporto è peggiorato loro hanno problemi anche con le mamme anziane e io non riesco a vederli cosi contenti. ad aggravare la situazione già abbastanza critica, mi ritrovo l indifferenza di mia sorella, il babbo che è rimasto solo e come me piange in continuazione e mio marito con cui non ci prendiamo più. io parlo di casa, lui di lavoro, io penso ad arrivare a fine mese lui mi parla di auto se ho voglia di affetto lui gioca a playstation e il sesso una volta all anno quando va bene dato anche da impotenza ed eiaculazione precoce. ora mi ritrovo sola, a piangere continuamente pensando ai bei momenti e forse ultimi che ho passato con la migliore amica e mamma del mondo, continuo a star male dolori articolare e febbre e dopo un ricovero all ospedale mi hanno detto che tutto è nella mia testolina e nel mio cuore. ho sentito tanti consigli “c’è chi sta peggio” la “vita va avanti” ma sinceramente sono magre consolazioni. e a questo punto non so più che pesci prendere. mi aiuti. grazie

Gentilissima,

Quando il rapporto con la propria madre è così intenso, questa figura è davvero unica e insostituibile e la sua perdita è sicuramente uno dei più grandi dolori della vita. E’ dunque abbastanza normale che, a seguito di questo doloroso evento, sia cominciato per lei un periodo di depressione, in cui fa fatica a ritrovare il senso della propria vita, della propria quotidianità.

Per questo l’unico consiglio che posso darle è di parlarne con il suo medico, per farsi consigliare se può esserle più utile una terapia farmacologica o psicoterapeutica (o entrambe).

Ciò che racconta del suo rapporto di coppia tuttavia, al di là della depressione, è già di per sé qualcosa che mette pensiero: sembra che fra voi non ci sia più comunicazione, né rispetto, né complicità. Anche questo problema va dunque affrontato, ma in un secondo momento, quando lei sarà riuscita a ritrovare un po’ di gioia di vivere e di equilibrio personale.

Il consiglio dunque è quello di concentrarsi intanto su se stessa, per venire fuori dallo stato ansioso-depressivo che l’ha colta. Non appena si sentirà meglio, dovrà cercare di risolvere anche il suo rapporto di coppia che, così come è, non può che arrecarle ulteriore infelicità.

Cari saluti.

Dott.ssa Giuliana Proietti
08-05-2021

Consulenza per una adolescente

Salve sono Lora, ho 14 anni e vivo a …. Da un po’ di anni che ho la bassa autostima sinceramente pari a 0, per vari motivi, tra cui quella più importante cioè quella di esser nera. Sicuramente mi dirà “ Il colore della pelle non cambia niente” Per me invece si, perchè non posso credere che non cambia niente quando ogni volta mi sonto dire da qualche persona “ quella negra de merda e cose del genere” questo mi ha veramente abbassato l’autostima. E da quando mi sono messa insieme ad un ragazzo è peggiorato molto di più perchè tendo ad esser come le altre pensando che il mio ragazzo ( bianco) si senta più a suo agio stando con qualcuna uguale a lui, anche se lui molte volte mi ripete che non gli interessa niente delle altre e che vuole solo me , io comunque non riesco a credergli, Perchè dovrebbe voler una nera brutta con il naso schiacciato e un po di pancia invece di altre bianche belle magre bionde? Di questo passo non riuscirò ad andare avanti. Spero che mi risponda. Grazie dell attenzione.

Gentilissima Lora,

Va bene, non ti dirò “il colore della pelle non cambia niente”. Vorrei però dirti altre due cose, per darti qualche spunto di riflessione.

1. Mi spieghi perché tutti, d’estate, ci mettiamo al sole, soffrendo le pene dell’inferno, per avere la pelle nera? E più siamo neri, più ci sentiamo belli? Come mai, se la pelle bianca fosse sinonimo di bellezza, facciamo tutti questa sciocchezza?

2. Guardati intorno: quante ragazze vedi “bianche belle e magre”? Molte saranno sicuramente bianche, ma belle e magre non lo sono poi tutte… Dunque, non bast essere bianche per essere belle!

Sulla base di queste due semplici considerazioni vorrei arrivare a questa conclusione: il fatto di essere nera, di per sé, non significa bruttezza, anzi. Ciascuno di noi cresce in un corpo che non ha scelto: alcuni sono fortunati e si sentono belli, ma la maggior parte delle persone, bianche, nere o gialle, si trova dei difetti e vorrebbe essere migliore, in un modo o nell’altro.

Per questa ragione, l’unica cosa che possiamo fare per migliorarci è cercare di sfruttare i punti di forza che abbiamo. La pancia, ad esempio, non fa parte dell’essere nera: probabilmente non sei stata attenta nel mangiare e fai poco esercizio fisico. Perché non cerchi di migliorarti? Hai belli gli occhi, la bocca, i denti? Valorizza quello che hai, non pensare a quello che non ti piace di te. Considera anche che la tua bellezza è ancora acerba, devi ancora “sbocciare”:  a 14 anni non hai ancora sviluppato tutti i caratteri femminili che ti rendono bella.

Non posso tuttavia concludere il discorso senza parlare del razzismo. Ti capisco, non è facile da sopportare, specialmente perché viene da persone talmente piccine, che non sono mai uscite dal loro piccolo mondo e pensano che tutti debbano essere come loro, per essere “normali”.

Non hanno capito che il bello della vita è nella diversità e nella varietà delle culture. Ma ecco la parola chiave: cultura! Cerca di migliorarti anche sul piano culturale, studia, impara una professione e fatti valere: tutto questo ti ripagherà certamente per questi stupidi atti di bullismo che stanno rovinando la tua adolescenza e, soprattutto, goditi l’amore del tuo ragazzo, perché avere persone che ti amano e ti apprezzano è la cosa più importante della vita.

Fatti forza, non ti demoralizzare e impegnati al massimo per auto-migliorarti: vedrai che sempre meno persone si permetteranno di insultarti per una cosa così sciocca come il colore della pelle.

Un abbraccio.

Dr. Giuliana Proietti
14-09-2020

Paura di cambiare lavoro

Gentile Dott.sa, ho 25 anni, lavoro come impiegata in una piccola azienda e mitrovo abbastanza bene. Ho il diploma di ragioneria. Da qualche settimana ho ricevuto la notizia che a dicembre la mia azienda chiuderà e pertanto io sarò costretta a cercarmi un altro lavoro…sono a dir poco terrorizzata…già a leggere gli annunci di lavoro mi viene il panico…non ho competenzes pecifiche, non parlo lingue, non faccio contabilità (attualmente le mie mansioni sono quelle di segretaria, piuttosto semplici.) La cosa che più mi spaventa sono le difficoltà che certamente incontrerei nell’adattarmi a nuovi colleghi, nuovi capi. Dopo il diploma ho cambiato due lavori, e ci ho messo davvero tanto tempo per adattarmi e per riuscire a svegliarmi la mattina senza ansia. purtroppo di carattere sono ipersensibile, timida e insicura….ho paura di quello a cui andrò in contro, ho paura delle sicuramente tante difficoltà che sarò costretta ad affrontare. E’ normale avere tutte queste paure? come posso fare per prendere la cosa con maggiore serenità? La ringrazio di cuore della risposta che vorrà darmi, tanti cari saluti.
Lella

Carissima Lella,

In psicologia si parla di ‘profezia che si autorealizza’. Traduzione: se una persona si mette in testa un’idea, se ne fa un’ossessione, poi anche senza volerlo si comporta di conseguenza; gli altri dunque reagiscono al suo comportamento, facendo esattamente quello che la persona temeva. Conclusione: la profezia negativa si è realizzata.
Come vede, non è solo la realtà ad influenzare i nostri pensieri, ma spesso sono i nostri pensieri ad influenzare la realtà.
Ripartiamo da questa ultima considerazione: Se i nostri pensieri possono influenzare la realtà, facendo semplicemente pensieri positivi, potremo generare comportamenti positivi, cui gli altri risponderanno in modo positivo. E così avere successo.
… Le sembra che le abbia suggerito una soluzione troppo semplice? Non giudichi dalle apparenze: prima ci provi! E tanti auguri per i suoi futuri successi personali.

p.s. Se lei si impegnasse un po’ (con lezioni private, corsi gratuiti, lezioni su internet, corsi su dischi, vacanze in Inghilterra, ecc. ) da qui a dicembre potrebbe parlare l’inglese come lo parlano a Oxford: tutto è possibile se c’è entusiasmo e buona volontà. 🙂

Dott.ssa Giuliana Proietti
16-03-2018

Gita scolastica

Cara Dottoressa, le scrivo dopo che sono appena uscita da una delle situazioni peggiori della mia vita da adolescente. Oggi dovevo partire per la Gita scolastica a Parigi, ma da stamani mattina una paura di partire mi ha avvolto in una spirale terribile, così che nel pomeriggio ho pianto tutta la sera, non riuscendo a smettere nè a spiegare cosa mi succedeva. L’idea di partire sola mi ha sempre impaurito, e sono stata sempre restia ad andarmene di casa, ma stasera c’era qualcosa di più. Non sn riuscita a controllarmi e mi sn fatta paura da sola, nn riuscendo a capire il reale motivo di tutto ciò. Mia mader,e la persona più splendida di qsto mondo, ha cercato di convicermi in tutti i modi, ma nn c’è riuscita: risultato HA CHIAMATO LA PSICOLOGA PER ANDARCI LEI STESSA, DA SOLA! Mi sento un fallita, una scema, che non sa cogliere le occasioni, Forse ho dei problemi dentro di me( ho 18 anni e nn ho mai avuto un ragazzo, anche se ho tantissimi amici….) I miei genitori mi danno tutto ed io li adoro, ma nn riesco a togliermi contiunui stati d’ansia che mi si creano per tutto. Faccio molte attività, tutte, o quasi, con ottimi risultati, a partie dalla scuola. Ma nonostante tutto l’ansiia mi attanaglia in qualsiasi situazione della mia vita, e stasera credo che ATTACCO DI PANICO sia la parola giusta per definire ciò che mi è successo. Ho paura di me stessa, e adesso mi sento anche inj colpa per tutte, e ho paura che mia madre si senta una fallita, cosa che non è assolutamente, perchè mi fa trascorrere una vita meravigliosa. Non mi manca niente, eppure sento che c’è qualcosa dentro me che mi blocca e non so cosa è. Spero che parlare con lei mi possa aiutare a trovare la chiave delle mie insicurezze e delle mie ansie. La saluto e aspetto una sua risposta RAGAZZA TRISTE

Cara “Olga”,

Non so come ti chiami, ma poiché il nick che hai scelto (ragazza triste) non mi sembra adeguato alla situazione, permettimi di chiamarti con un nome a caso: Olga.
Come ti dicevo, è anzitutto sbagliato affibbiarsi delle etichette (es. ‘scema’, ‘triste’, ‘fallita’ ecc.) dalle quali poi è difficile liberarsi. E’ vero infatti che in qualche momento puoi sentirti così, ma sentircisi per qualche momento (fossero anche giornate intere…) non è abbastanza per poter dire ‘io sono così’. Tu non sei SOLO quello, sei anche altro.
Basti pensare agli ottimi risultati che hai conseguito a scuola, nello sport ed in tutte le altre attività: se non fossi una persona di valore questi risultati non li avresti raggiunti, ti pare?
Anche le persone di valore dunque hanno dei momenti di debolezza, di fragilità, dei momenti in cui non ci si sente contenti della propria vita e delle proprie prestazioni. L’importante è non farne un dramma, guardare avanti e continuare a vivere, perché occorre avere sempre le risorse pronte per fronteggiare adeguatamente le tante sfide (belle e brutte) che la vita ci riserva.
Probabilmente i tuoi genitori non ti hanno mai fatto mancare nulla e, paradossalmente, è proprio questo che oggi ti fa mancare una cosa importante: la fiducia in te stessa. Per avere fiducia nelle proprie possibilità bisogna infatti imparare dalla vita, superare degli ostacoli, cadere e rialzarsi. Se non ti metti mai in una situazione ‘difficile’ mai potrai sapere fino a che punto Olga sa giocare al gioco della vita, fino a che punto Olga può sopportare le frustrazioni, le difficoltà, i contrattempi. Olga, dicevo, non la famiglia di Olga!
Il fatto che tua madre sia andata dalla psicologa anche senza di te non è un problema tuo, ma SUO. Come tu dici, può sentirsi inadeguata, incapace nel suo ruolo genitoriale, ma questo non dipende certo da te: il problema è suo e non sta a te cercare di capire gli eventuali suoi sensi di inadeguatezza, le sue ansie, le sue fragilità. Sicuramente la psicologa l’avrà tranquillizzata e le avrà dato gli strumenti per superare questo momento di defaillance (capita anche alle persona grandi sai, non solo agli adolescenti…). L’importante è che tu non ti senta in colpa: ciò che fai o che non fai riguarda anzitutto la tua vita; dal momento che ormai hai 18 anni e sei anche maggiorenne, devi pensare come una persona adulta che bada a sé stessa e che cerca di aiutarsi da sé TUTTE LE VOLTE CHE E’ POSSIBILE.
E infine veniamo alla gita: non diciamo parole grosse, un attacco di panico è qualcosa di molto più grave! Hai solo avuto paura, tanta paura, di trovarti da sola a dover fronteggiare situazioni cui non sei abituata. Sai che ti dico? Pazienza! Hai 18 anni e chissà quante altre occasioni avrai di andare in vacanza con i tuoi amici… Questa volta è andata così, il mondo non si fermerà per questo! Cerca dunque di sdrammatizzare, di scherzarci su, rilassati.
Questo per quanto riguarda il passato; per il futuro invece cerca di stabilire due o tre cose non tanto difficili che vuoi provare a fare da sola (e che non hai mai fatto prima da sola). Impegnati al massimo, falle e poi, quando raggiungerai gli obiettivi, fatti dei complimenti: significa che il tuo fiore è finalmente sbocciato.

p.s. Se qualche volta fallirai non importa: ogni errore è scuola di vita.
Cari saluti.

Dott.ssa Giuliana Proietti
01-04-2008

Vivere in una borgata la deprime

salve, ho 39 anni e sono sposata da 12,ho due bimbi e sono casalinga.
Tutto sembra svolgersi al meglio,ma purtroppo vivo in un posto molto isolato,che non mi permette di poter interagire con altre persone. Sono nativa di una cittadina di 20mila abitanti,ho sempre lavorato e spesso frequentavo discoteche e pub in compagnia di amici e colleghe. Purtroppo con la decisione di venire a vivere qui,in questa borgata,mi costringe ogni giorno a chiudermi sempre di più in me stessa,arrivando al punto di soffrire di depressione. Mio marito non vuole che andiamo via di qui perchè è legato alla sua terra,abitiamo di fronte ai miei suoceri,con loro ci vado d’accordo,ma sento di non potercela più fare.invece mio marito è libero professionista,praticamente non è mai a casa.
A volte penso anche di volermi suicidare,ma poi mi metto a piangere a dirotto perchè penso ai miei figli..loro sono la mia unica sorgente di vita. Il rapporto con mio marito va bene,apparentemente,ma dentro di me sono in continua lotta con quello che mi circonda e lui non vuole che affrontiamo l’argomento trasloco. Per un breve periodo ho preso delle pastiglie contro l’ansia,che mi ha prescritto il medico. Non mi hanno dato alcun miglioramento,ma ho smesso di prenderle perchè avevo paura di diventare dipendente da queste.Mi sento depressa e non capìta da nessuno,non so più cosa fare.
Non vorrei che la situazione degeneri compromettendo il mio rapporto coi figli,ma a volte tratto male tutti e vorrei solo scappare o morire. Lavoro saltuariamente presso un agriturismo,giusto x guadagnare qualcosina,ma anche se riuscissi a trovare un’occupazione a tempo pieno non ci posso andare perchè tra strada da fare e custodire i figli,non ho il tempo materiale,quindi anche in questo mi sento una fallita.
I miei suoceri hanno la salute che va e viene,quindi non posso contare su di loro al 100%.
Cosa ne pensa?
La ringrazio per il suo prezioso tempo.saluti sisma.

Gentile Sisma,

Anzitutto vorrei dirle che il mio tempo è prezioso quanto il suo, visto che entrambe abbiamo una sola vita da vivere ed ogni momento che usiamo, ogni cosa che facciamo, già mentre la facciamo, diventa un pezzettino della nostra storia personale. Questa premessa per dirle che non è tanto importante dove si vive, ma come si vive, cosa si fa. Oggi, grazie ad Internet, le distanze non esistono più e ciascuno di noi può stringere relazioni, acculturarsi, svagarsi, perfino lavorare e guadagnare, senza neanche uscire di casa. Il posto dove si vive non ha più alcuna importanza e si può fare una vita sociale e appagante anche se si vive in un borgo selvaggio (diverso poteva essere, semmai, ai tempi di Leopardi e della sua Recanati). Il motivo della sua grande insoddisfazione deve essere dunque altrove: forse c’è qualcosa che non va nel rapporto con suo marito, forse vi siete un po’ allontanati, avete poche cose da condividere; forse i figli stanno crescendo e lei non si sente più così indispensabile per loro… Insomma, cara Sisma, qualcosa che non va c’è sicuramente, ma credo che il posto dove lei vive attualmente non sia il vero problema della sua vita. Forse ha bisogno di fare qualcosa di più interessante, forse desidera riempire di senso le sue giornate… Il consiglio è quello di parlarne con uno psicologo, se le è possibile, perché anzitutto lei ha bisogno di chiarirsi le idee, entrando in maggiore confidenza con il mondo dei suoi bisogni e dei suoi desideri. Poi ci sarebbe da prendere delle decisioni importanti, su come impiegare il suo tempo, prezioso, per fare delle cose che le riempiano la vita di tanta soddisfazione e di tanti progetti da realizzare. Coraggio, a 39 anni c’è ancora tutta una vita da vivere!
Cari saluti.

Dr. Giuliana Proietti
02-03-2018

Come posso aiutare la mia amica?

Ho conosciuto da qualche mese una mia coetanea con cui ho stretto un forte legame di amicizia. Parlando con lei ho avuto la sensazione che ci fosse qualcosa che la facesse soffrire molto ed infatti, dopo qualche tempo, mi ha confidato di essere stata adottata a 12 anni. Dalla nascita al momento dell’adozione è vissuta in istituto con la madre che andava a trovarla con fequenza settimanale. In occasione della sua prima comunione ha passato 4 giorni nella casa materna e in quell’occasione ha subito molestie sessuali da parte della madre e di un fratello di poco più grande di lei. Sarebbe stata coinvolta infatti in un rapporto a 4 (madre fratello ed un partner) e molestata (ha quanto ho potuto capire però non si è arrivati allo stupro). Vieve ancora oggi un forte senso di colpa (perchè non ho reagito?) ma è riuscita ad elaborare almeno il concetto che se è stata rifiutata dalla madre non è per sua colpa. Oggi è sposata, ha due figlie adolescenti ed è riuscita a parlare con me di queste cose in modo abbastanza chiaro anche se credo di essere l’unica persona a conoscenza del fatto. Purtroppo però sta dimostrando verso di me un’autentica passione (anche fisica) cosa che la fa molto soffrire e che, naturalemente, mette in difficoltà anche me. Vorrei aiutarla anche se credo che sia necessario che lei parli con una persona professionalmente qualificata. Mi rendo conto però che per lei questa strada è difficile ed ha bisogno di arrivare alla consapevolezza che un aiuto è necessario, per gradi. Nel frattempo come posso aiutarla? Avendo vissuto due affidi prima dell’adozione, ha il terrore di essere abbandonata nè io posso pensare di lasciarla sola proprio ora che ha più necessità di una persona amica capace di ascoltarla.

Gentilissima,

Credo che la sua amica abbia bisogno di confidarsi con un terapeuta e non con un’amica. Il/La terapeuta è una persona estranea, neutrale, professionale, alla quale si può raccontare tutta la propria vita, nella certezza di essere compresi, di essere aiutati e, non ultimo, di poter contare sul rispetto del segreto professionale. Il/la terapeuta non è una persona verso la quale si dovrebbe provare “un’autentica passione – anche fisica”, e neanche un semplice rapporto di amicizia. Il racconto dei propri traumi, dei sensi di colpa, dei sentimenti e dei vissuti più difficili e scabrosi non dovrebbe essere fatto a persone con le quali si condividono le proprie giornate ed il tempo libero: non solo infatti l’aiuto non sarebbe qualificato, ma il soggetto interessato potrebbe, in seguito a queste confessioni, entrare in un labirinto di specchi, che riflette e ripropone, anche involontariamente, scene della propria vita, senza permettere di trovare vie d’uscita. In un rapporto professionale invece, terminata la terapia, si può ‘archiviare’ questa esperienza, dimenticare il/la terapeuta e continuare a fare la propria vita, sentendosi una persona ‘normale’ fra altre persone ‘normali’.

Dott.ssa Giuliana Proietti
18-03-2018

Pensieri fastidiosi

Spesso mi vengono dei pensieri fastidiosi come la paura di tumori e malattie o pure una paura incondizionata di farmi o di fare del male.Essi durano pochi minuti ed io non credo ad essi ma mi agitano.Tuttavia non eseguo nessun rituale per eliminarli.Vengono quasi sempre la sera.Ci sono periodi in cui non vengono che possono essere anche lunghi.Come posso eliminarli?

Gentissimo/a,

Il fatto che lei parli di rituali fa pensare che si sia documentato/a bene sui disturbi ossessivi-compulsivi e dunque sappia che questo genere di pensieri produce, quasi automaticamente, delle risposte auto-protettive, come sono appunto i rituali, che servono per scacciare i pensieri negativi. Ne è un esempio, nella comune scaramanzia, toccare ferro quando si pensa o si dice qualcosa che non si desidera che si verifichi.

E’ una cosa abbastanza normale avere ogni tanto dei pensieri di questo genere, che sono generati da ansia, insicurezza, paure. La cosa da fare è non dare loro troppa importanza: sono pensieri automatici che si collegano fra loro, contro la nostra volontà e che, come i sogni, producono scenari che talvolta ci piacciono e talvolta ci spaventano (come nel suo caso).

Per stare meglio, può essere utile apprendere una tecnica di rilassamento, come il training autogeno, oppure imparare a scacciare i pensieri negativi con parole che si conoscono a memoria, come in un mantra. Può servire pregare, se si crede, così come contare (ad esempio fino a mille) o recitare poesie a memoria (Ei fu, siccome immobile…) o canticchiare delle canzoni dall’inizio alla fine. La mente non si può occupare contemporaneamente di due cose: se non vogliamo che si occupi di quello che non ci va, diamole altro da fare!

Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti,
05-11-2025

 

 

Autore

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