Archivio Generale – Famiglia, Genitori e Figli

Famiglia, Genitori e Figli

Questa sezione raccoglie tutte le lettere della consulenza online dedicate a tematiche familiari, educazione dei figli, relazioni tra genitori e figli e dinamiche familiari. Si tratta di una pagina tematica che organizza l’archivio delle lettere pubblicate prevalentemente dal 2018 in poi, per offrire una consultazione più intuitiva e mirata. L’obiettivo è fornire spunti, strategie e riflessioni utili per migliorare la comunicazione e il rapporto tra i membri della famiglia, affrontare le sfide quotidiane e supportare lo sviluppo emotivo e relazionale dei figli.

 

⚠️Lavori in corso! Stiamo riorganizzando l’archivio per renderlo più semplice da consultare.

 

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Psicoterapia e Sessuologia clinica 
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Miss Macbeth

Ciao a tutti. Ho trovato per caso questa rubrica e adesso che ci penso, vorrei raccontarvi una cosa (realmente accaduta). Premetto: vi racconto la mia storia e non pensate che io sia pazza ad inverntarmi queste cose… Sono vere..All’età di 5 anni un ragazzo, amico di mia sorella e mia cugina, mi ha condotto in casa sua… e mi ha Violentato. é una cosa, che nessuno sa, tranne il mio ragzzo a cui l’ho rivelato 1 anno emezzo dopo l’inizio della nostra storia. Nessuno sa niente: mio padre, mai madre, le mie sorelle,nessuno…Assolutamente nessuno!!!!Per carità di Dio, se lo sapessero morirebbero dal dolore…A volte soffro tanto per questa cosa, di cui mi sono sempre sentita responsabile, perchè se non fossi andata lì, se non avessi il carattere che ho,forse non sarebbe successo nulla… Ma ormai non posso farci nulla! E me ne rendo conto…Sono riuscita a superare questa cosa, anche se fin da bambina soffro di sonnambulismo (parlo addirittura nel sonno). Ho sempre avuto paura di rivelare il mio segreto… Forse è per questo che sono diventata, sol passare del tempo (tempo in cui ho realizzato quello che è successo) triste e depressa… Non sono violenta, ad eccezione che con me stessa… Mi do morsi, pugni, mi graffio a sangue, quando sono arrabbiata…Non riesco a controllarmi… Mai!A volte ho paura di me stessa!!! …in questo periodo ho studiato a scuola la storia di “Lady Macbeth”, che comevoi sapete parla, in parte, di una donna, la quale diventa sonnambula a causa dei rimorsi… Sono riuscita a superare, per così dire, questo trauma di cui ricordo tutto (aimè), ma vorrei capire grazie a voi, che cosa mi accade…. Cosa succede nella mia testa???…. <>…Ciao Roberta

Gentile  Roberta,

Della tua lettera colpisce anzitutto questo tuo rivolgerti ‘a tutti’, quasi a fare una confessione pubblica. Forse per te raccontare in modo anonimo questa storia , facendola conoscere alle tante persone che ci leggono è sembrata una liberazione, dopo tanti anni di sofferenza dovuta ai postumi del ricordo e al trauma subito.

Come tutte le persone che subiscono una violenza infatti, anche tu ti senti responsabile, ti colpevolizzi. Cerca, se puoi, di guardare alla scena del trauma come se quella bambina non fossi tu: che responsabilità può avere quella piccola che segue un amico di famiglia, una persona fidata, nella sua casa? Ti colpevolizzi per essere stata troppo curiosa, per averlo seguito invece di tornare a casa? Ma tutti i bambini sono curiosi, e la curiosità, il piacere della scoperta, non è forse alla base della nostra intelligenza?

Colpisce anche il tuo volerti scusare per il racconto che ci fai, il tuo rassicurarci di non essere ‘pazza’. E’ chiaro che il ricordo, per quanto doloroso e indelebile, ti appare un po’ come un sogno, una rappresentazione che ormai ha poco a che fare con la realtà e si confonde con le fantasie. Forse tu stessa qualche volta dubiti che il fatto sia veramente accaduto e per questo hai paura di perdere il controllo di te, di impazzire.

Fa molto piacere il fatto che tu stia cercando di capire quello che ti è successo e quello che ne è conseguito anche attraverso la cultura, che apprendi a scuola: vai avanti così, perché il sapere permette di capire e questo è molto importante. Capire però non equivale a guarire, altrimenti, in senso psicologico, una volta fatta una diagnosi e spiegato al paziente quale è il suo problema, tutti i disagi dovrebbero scomparire… E invece, purtroppo, non è così. Dovresti dunque farti aiutare da uno psicologo, che ti permetta la rielaborazione di questo ricordo traumatico e che ti faccia riconquistare la serenità e la gioia di vivere che hai perduto, per colpa di questo ‘incidente di percorso’ che ti è capitato in così giovane età.

Capisco quanto possa essere difficile proporre di consultare uno psicologo a genitori che non sanno niente dell’accaduto e che potrebbero considerarla una giovanile stravaganza e quindi ti consiglierei di rivolgerti allo psicologo scolastico, se c’è. Potresti cercare in qualche consultorio familiare (spesso ce ne sono nelle parrocchie), dove si possono trovare psicologi che lavorano come volontari. Oppure potresti parlarne con il tuo medico di famiglia, che magari ti potrà prendere un appuntamento con uno psicologo della ASL, o in qualche centro di adolescentologia…

Insomma, purtroppo non è facile aiutarti, e sicuramente non posso farlo io con questa lettera, però vorrei spronarti a non sottovalutare la situazione e, tra le altre cose, anche a valutare se potrebbe essere opportuno parlarne anche con i familiari, che potrebbero capirti molto più di quello che pensi: infatti, poiché tu sei la protagonista della storia, senti di avere delle colpe, ma i tuoi genitori, che sono adulti e conoscono la vita, mai potrebbero responsabilizzare una bambina di cinque anni per ciò che le è accaduto.

Dunque, coraggio, cara Roberta, fatti forza e usa tutta quella voglia di aggressività che hai non per fare del male a te stessa, ma per cercare un rimedio, affinché questi fatti terribili non succedano più. Apri un blog, condividi la tua esperienza con altre persone, impegnati nel sociale per aiutare chi è vittima di violenza: aiutando gli altri aiuterai te stessa e ti sentirai molto meglio.
Cari saluti.

Dott.ssa Giuliana Proietti
24-10-2007

Sessualità per anziani

Buongiorno,

vi scrivo a proposito di mio padre, che ha da pochi mesi compiuto 80 anni. I suoi problemi di salute (diabete e bypass) non compromettono in nessun modo la sua autonomia. Abbiamo sempre avuto un rapporto di confidenza e ultimamente spesso viene fuori il suo desiderio sessuale e anche la sua rinuncia soddisfarlo perché non saprebbe come fare.

Parte di questa difficoltà deriva anche dal fatto che una parte di lui reputa di “non avere più l’età” per attirare una donna, ma è emerso che sarebbe anche aperto alla possibilità di incontrare una lavoratrice del sesso, ma anche in questo ambito non ha idea di come muoversi.

Vi scrivo per avere dei consigli al riguardo, perché vorrei poterlo aiutare.
Io da parte mia per adesso gli sto dicendo che non ha niente di cui vergognarsi, che desiderare di avere delle relazioni sessuali è assolutamente legittimo e che, oltretutto, manifesta un desiderio vitale e sano.
Grazie mille.

Gentilissima,

Visto che la vita media si è di molto allungata e che molti anziani, come suo padre, arrivano a una veneranda età senza particolari problemi di salute, è normale che essi provino desiderio di affetto, di carezze, o di atti sessuali veri e propri.

Non capisco perché lei abbia pensato a una lavoratrice del sesso, che poi sarebbe una prostituta, quando ci sono tante signore vedove, più o meno coetanee di suo padre, che potrebbero essere interessate a stringere affettuosi rapporti di amicizia con qualcuno, per mitigare la loro solitudine.

Ovviamente, se suo padre pensa ad avere rapporti con una persona molto più giovane, la cosa è un po’ più complicata.

In questo caso tuttavia, piuttosto che farlo avvicinare a un mondo che evidentemente non conosce e non ha mai praticato, come quello della prostituzione (non ne parlerebbe con lei!), rischiando raggiri o malattie a trasmissione sessuale (gli anziani sanno difendersi da queste malattie molto meno dei giovani).

Se possibile, cercherei piuttosto di spingerlo a frequentare un circolo per anziani, dove frequentare corsi di ballo, di burraco, di musica, insieme a gite e conferenze,  in modo da stringere relazioni sociali, che possano essergli utili non solo per le attività sessuali, ma anche per avere compagnia, amicizia, affetto ecc, oltre che a  tenere allenati mente e corpo, che è poi il segreto di una lunga vita.

Buone cose.

Dr. Giuliana Proietti
21-11-2019

Un Natale sereno

Le scrivo perchè non riesco più a risolvere da sola i miei problemi. Sposata da sei anni, ho due bambini piccoli e lavoro, insieme a mio marito nell’azienda della mia famiglia. Da sempre i nostri litigi scattano per problemi lavorativi. Mio padre non è mai stato equo e per lui qualsiasi cosa fa e dice mio fratello, e di riflesso sua moglie, va sempre bene, anche se sbaglia! Mio marito ha dato l’anima nell’attività per risollevarla in un momento di crisi, ha lavorato anche nei giorni di chiusura senza chiedere nulla in cambio. Per l’ennesima volta si è sentito dire da mio padre, durante una riunione che lui non ha il diritto di intromettersi perchè l’azienda non è sua. Noi ci siamo risentiti, offesi e abbiamo discusso con loro per giorni. Lui ha deciso di prendere una pausa di riflessione pensando di cambiare lavoro. A 38 anni non è così semplice, alla fine ha deciso di rientrare e di non occuparsi più della gestione dell’attività ma di essere l’anonimo operaio che mio padre gli ha detto di essere. Si aspettava da me, che io non parlassi più con la mia famiglia per continuare a difenderlo. Io, per ragioni lavorative, e anche perchè lui è comunque mio padre, non riesco a non rivolgergli la parola. Mio marito ora vuole lasciarmi e da settimane non mi rivolge la parola, pensa che io amo la mia famiglia d’origine e dice che io non ho mai avuto rispetto di lui, altrimenti avrei litigato con tutti e avrei combattuto una guerra. Io cerco di spiegargli le mie ragioni, ma lui dice che posso anche andar via e che l’unico suo dispiacere sono i figli perchè ormai non merito più il suo amore. Mi sento annullata, finita. Desideravo la bella famiglia della pubblicità del mulino bianco, ce l’ho messa tutta ed ho fallito. Non posso lasciare il lavoro, non so come uscire da questo baratro, non voglio far soffrire i miei figli. Io non voglio andarmene, l’ho sposato per amore ed è lui che voglio. Ma come si fa a non rivolgere la parola a chi lavora insieme a te? Come posso ancora una volta passare un Natale sereno.

Cuoricina

Gentile Cuoricina,

Quando ci sono dei conflitti, come quello che lei ha descritto, la verità e la ragione non stanno mai da una parte sola. A volte, più che i contenuti stessi di un discorso, offendono i modi di parlare, il tono della voce, i gesti, qualche parola di troppo.

Direi che lei non può semplicemente tirarsi fuori da questa lite familiare con la scusa che “è obbligata a parlare con chi lavora con lei”: certo che è così, ma se è vero questo, è vero anche che, se suo marito, come lei dice, ha dato l’anima per la vostra azienda familiare, sarebbe giusto sostenerlo in questo momento di difficoltà e di delusione.

Lei dovrebbe mediare fra le varie posizioni: suo marito ha fatto bene a fare, rispetto al passato, un passo indietro in azienda, ma ora suo padre dovrebbe provare ad attribuirgli qualche ruolo particolare, da gestire in autonomia, per non farlo sentire come un operaio qualsiasi (il che vuol dire dequalificarlo, non solo come lavoratore, ma anche come membro della famiglia).
L’ideale sarebbe poter fare una bella riunione familiare, alzandosi dal tavolo solo quando si sia raggiunto un accordo, capace di soddisfare tutte le varie esigenze.

Il Natale è però alle porte e questa delicata riunione di famiglia è difficile organizzarla in così pochi giorni: non resta che cercare di vivere le festività in apparente armonia, perché almeno i figli possano godersi la festa ed essere felici. Cercate di non parlare di affari, siate sorridenti e rilassati, perché poi, passate le feste, dovrete impegnarvi seriamente a trovare una giusta soluzione agli affari ed anche, possibilmente, ritrovarvi voi, a livello di coppia. Ma questo, ovviamente, non potrà avvenire fino a che non vi sarà un chiarimento generale.

Un saluto e un augurio per un Natale sereno.

Dr. Walter La Gatta
22-12-2011

Quando la figlia ha il ragazzino

Ho una figlia di 14 anni che da febbraio ha cominiciato ad un uscire con un ragazzino di 16 anni che fa quegli stage lavorativi. Da quel momento ha cominciato a raccontare bugie (avevamo un bellissimo rapporto di confidenza), a marinare, ad andare male a scuola (la boccerranno). Ha avuto rapporti completi per la prima volta. Ha usato una sola volta a suo dire il “popper” perchè le hano detto che che no era una droga.Subito allarmati dal suo comportamento dopo soli 15 giorni abbiamo consultato uno psicologo che ci ha consigliato, vedendo prima noi, poi la ragazza e poi tutti e tre insieme, di mettere delle regole sia da parte nostra che da parte sua e che se non venivano rispettate scattava il castigo. Abbiamo inserito queste regole (le abbiamo ridato il computer, internet, che le avevamo tolto) e lei la trasgredite subito marinando. Di conseguenza è scattato il castigo. 2 settimane fa mi dice che ha avuto un rapporto non protetto (nonostante le nostre raccomandazioni) l’ho portata subito a prendere la pillola del giorno dopo. Tra l’altro c’era un pò di maretta col ragazzino si lasciavano si riprendevano. Ieri pomeriggio ci chiede se poteva andare a dormire da un’amica (ci siamo consultati con mio marito, noi eravamo al lavoro) e le abbiamo risposto di no. Torniamo a casa la sera alle 19,30 e alla nostra richiesta di venire a tavola, risponde che non ha fame e cerca di evitare il mio sguardo. Dopo 2 ore esce dalla camera e mi accorgo che ha una escoriazione al mento, alla mano e al petto, le chiedo che cosa è successo e risponde che è scivolata stava correndo giù dalle scale col suo ragazzo e inavvertivamente lui le ha dato un colpo che l’ha fatta andare a sbattere contro il muro procurandole quelle escoriazioni. Mio marito le ha detto di dire la verità perchè sarebbe stata una cosa grave da andare dai carabinieri. Lei risponde che se le avesse fatto del male lo direbbe che non è mica scema. Il fatto è che io non credo più a mia figlia dopo tutte queste bugie. Lei cosa mi consiglia? Sono disperata. Ho paura che possa combinare qualche cosa di spiacevole. Grazie.

Gentile signora,

Il rapporto con lo psicologo mi sembra sia stato un po’ troppo sbrigativo: non è con tre sedute che si aiutano un adolescente e la sua famiglia ad uscire da un periodo di difficoltà. Se siete stati voi, come è probabile, a voler tagliare drasticamente le sedute di psicoterapia familiare, vi consiglio di ricominciare tutto da capo e di aspettare un periodo di almeno sei mesi/un anno, prima di potervi sentire più tranquilli e, gradualmente, sospendere o diradare gli incontri con lo psicologo. Le regole che vi ha consigliato il collega infatti sono ottime e sacrosante, ma perché esse siano efficaci e possano essere rispettate vanno continuamente discusse, adattate, rinnovate, a seconda degli eventi che accadono, dentro e fuori la famiglia. Lo psicologo, un professionista che conosce i fatti, ma che è estraneo ai reciproci condizionamenti generati dai legami familiari, può essere in questi casi molto di aiuto: non solo per i genitori, ma anche per l’adolescente stesso. Infatti, confidarsi e consigliarsi con una figura adulta, ma estranea all’ambiente familiare, può aiutare l’adolescente a non subire passivamente le regole imposte dal gruppo dei coetanei (a proposito del popper) così come gli atteggiamenti stupidamente aggressivi di un sedicenne alle prese con la sua prorompente virilità.
Poi c’è il problema della sessualità: visto che sua figlia ha rapporti sessuali completi, va trattata come una donna. Dunque, visita ginecologica, uso di metodi contraccettivi, informazione sul periodo fertile e sui rischi di malattie sessualmente trasmesse.
In questo momento vi trovate in difficoltà perché vi sembra che la ‘ricetta’ magica dello psicologo, che sembrava risolutiva, si è rapidamente svuotata di qualsiasi contenuto e voi non sapete più quale strada percorrere. Il consiglio è tornare indietro, perché la strada della consulenza psicologica in realtà non l’avete ancora percorsa fino in fondo.

Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti
02-05-2008

Rebecca, la seconda fidanzata

Salve, sono una ragazza di 20 anni, Le avevo già scritto qualche mese fa. Nonavendo avuto risposta (immagino vi arriveranno tonnellate di lettere) e essendoche la situazione non è cambiata, ho deciso di riprovare. Sono assieme da treanni ad un ragazzo e tutto filerebbe liscio se non fosse che la sua ex ragazza(23 anni) continua imperterrita a tormantarmi. Inizialmente la capivo perchèera stata lasciata (per cause esterne a me, che sono arrivata MOLTO dopo), poi,però, ha cominciato a stancarmi.

Prima mi voleva far passare per una ragazzatradita (naturalmente con lei), mostrando in giro sms che le avrebbe mandato ilmio ragazzo e che poi ho scoperto che erano stati inviati da lei stessa. Hotentato più volte di parlarle civilmente, ma tutte le volte lei mi mettevanelle condizioni di passare per pazza con le persone (che lei portava al nostroappuntamento), piangendo e dicendo che lei non era stata. La situazione èpeggiorata (dispetti come isolarmi dai miei amici, da quelli del mio ragazzo,dalla sua famiglia), fino a chè ha raccontato che la chiamo di notte perminacciarla.

Sto cercando di superare queste chiacchiere e di evitarla, ma leimi cerca, viene nel mio negozio, passa per casa mia anche 4 volte al giorno emolte persone ancora le credono. La mia situazione è difficile perchè mi sentosola ed isolata da tutti i miei rapporti. E quello che mi fa paura è che lasituazione continui a peggiorare, dato che io e il mio ragazzo abbiamo fatto ditutto per farla smetterle, fino addirittura andare a parlare con il padre checi ha appoggiati (ma la situazione è rimasta uguale se non peggiorata)La ringrazio per il Suo aiuto.

Rebecca

Gentile Rebecca,

Credo che lo sbaglio sia stato fatto nel dare a questa ragazza troppa importanza, sin dall’inizio. Lei, con tutte queste storie, continua ad essere incredibilmente presente nel vostro rapporto di coppia, continua a farsi pensare dal tuo ragazzo e addirittura sta riuscendo a trascinare dalla sua parte tutti i vostri amici, portandoti all’isolamento sociale.
Per uscirne hai solo un modo: ignorarla, ma davvero!

Non la ignori se cerchi di parlarle civilmente, se la accogli al tuo negozio e a casa tua, se vai a parlare con suo padre, ecc.. Civilmente, l’unica cosa che devi dirle, è che non intendi più avere rapporti con lei (non sei tenuta a darle spiegazioni) e da quel momento devi solo ignorarla, cioè comportati con lei come con qualsiasi persona che non conosci e che non ha alcuna importanza nella tua vita.

Non parlarle mai più di te, né di voi, né al presente, né al passato. Infine, non parlare mai più a nessuno di lei (neanche al tuo ragazzo, in modo da cominciare, finalmente, un normale rapporto di coppia, senza questo fantasma che riemerge dal passato per rendervi difficile la vita…).

Cari saluti e auguri.

Dott.ssa Giuliana Proietti
19-12-2006

L’Italia vista da lontano

Gentile Dott.ssa. Sono una donna sposata da 15 anni, ho due bambini splenditi che frequentano la scuola elementare e mio marito é un grande lavoratore. Viviamo all’estero, io da sempre, e quindi mi sento a casa mia, Per quanto riguarda mio marito lui é venuto qui dopo avere finito le scuole in Italia, quindi noi ci siamo conosciuti qui. Tutto procedeva bene eravamo una famiglia molto affiatata, fino a quando mio marito due anni fa a iniziato ad esprimere il desiderio di rientrare in Italia (un paese vicino Napoli) per potere relizzarsi nel campo lavorativo, da premettere che qui fa un lavoro molto pesante. Per motivi di lingua qui avrebbe molta difficoltà ad realizzarsi. Purtoppo questa sua scelta a portato non pochi sconbussolamenti nella nostra famiglia. Avvolte diventa dispetoso come un bambino perché non si sente capito. Ma in questo momento io non faccio che pensare a come vivrebbero questo cambiamento i miei bambini, oramai vivono qui hanno leloro amicizie, le loro abitudini e credo anche un futuro migliore. Io come anche i nostri bambini notiamo diffrenzze a raggionare con la gente di quel paese. In poco parole ho paura di dannegiare i miei bambini. Non avendo mai vissuto in italia, tante notizie purocratiche come quelle di malasanità mi mettono molta ansia. Io amo l’italia ma ho paura di quel paese.

Gentile signora,

Cosa potrei dirle? Credo che la verità sia nel mezzo: l’Italia è un Paese con tanti limiti e difetti, ma lei, non avendoci mai vissuto, potrebbe avere troppi pregiudizi in merito. In Italia infatti non c’è solo monnezza: c’è anche cultura, storia, scienza e tecnica. Provare per credere.
Cari saluti.

Dott.ssa Giuliana Proietti
22-07-2008

Bellissime famiglie e tradimento

Sono sposata con una bellissima famiglia. Da quasi un anno frequento, per motivi di lavoro, un uomo della mia stessa età, anche lui con una bellissima famiglia. Fino a qualche mese fa i nostri rapporti sono sempre stati abbastanza formali, ma poi qualcosa è cambiato. Ho cominciato a sentire con lui un legame più profondo e ho scoperto molte affinità tra di noi. Nonostante abbia un carattere molto ermetico è come se lo conoscessi da una vita e noto che anche lui lascia trasparire una certa simpatia e attrazione nei miei confronti. Mi sento confusa, non riesco a spiegarmi come abbia potuto succedere. Non so più come comportarmi con lui. Visto che i nostri rapporti sul lavoro non ci consentono un dialogo vero e proprio e visto che non oso assolutamente chiedergli di trovarci al di fuori, gli ho scritto una lettera in cui ho tentato di spiegargli quello che sento, in cui dichiaro di essere molto felice di questo legame ed esprimo però le mie paure al riguardo. Ma non so se avrò mai il coraggio di dargliela, né so se sia giusto. Forse sarebbe meglio non forzare le cose e lasciare che gli eventi seguano il proprio corso? Grazie per il Suo aiuto. Utopia

Gentile Utopia,

Credo non le stia succedendo nulla di particolare, né di imprevisto: frequentare una persona dell’altro sesso, specialmente quando c’è una certa affinità, porta a provare un naturale interesse verso l’altro/a, insieme ad una certa curiosità ed attrazione sessuale. La lettera che lei ha scritto (al di là di tutte le giustificazioni morali e le razionalizzazioni che lei avrà usato per spiegare a sé stessa e all’altro il senso profondo di questo messaggio…) probabilmente non ha altro scopo che quello di far comprendere al collega che lei è pronta e disponibile a saltare il fosso… Ma lei lo è davvero? La sua “bellissima” famiglia resterebbe tale anche dopo questa esperienza? Oppure: è proprio sicura che la sua famiglia sia davvero “bellissima”? Quanto si sente felice e realizzata lei, all’interno della sua “bellissima” famiglia? Provi a farsi queste domande e cerchi dentro di sé una risposta sincera. Nulla infatti, in questo genere di situazioni, accade realmente per caso: se desidera avere questa esperienza, abbia il coraggio di confidarlo a sé stessa ed agisca di conseguenza; se tiene di più alla “bellissima” famiglia, sua e del suo collega, faccia invece un passo indietro. Gli “eventi” di questo tipo possono seguire il loro corso, come lei dice, ma possono essere anche opportunamente “guidati”: scrivendo una lettera, così come cambiando abitudini e frequentazioni. Auguri.

Dott.ssa Giuliana Proietti
15-02-2010

Il segreto di famiglia

Sono la mamma (lavoratrice dipendente) di una bambina che a maggio compirà nove anni e che qui chiameremo Miriam per mantenere l’anonimato.Non so come, quando e con quali parole spiegarle la ns. situazione familiare.Il mio compagno, padre di Miriam, con il quale conviviamo solo da 2 anni, haaltri due figli dal suo precedente matrimonio di cui la bambina ignoral’esistenza.Da premettere che ho 43 anni, lui 67, i figli 36 e 37 sposati con prole.Penso che ormai sia giunta l’ora che Miriam venga a conoscenza di questa situazione, ma non trovo mai il coraggio di affrontare l’argomento o prendere spunto da una conversazione in corso per informarla che il suo papà ha altri due figli, che lei non conosce e che non vogliono conoscerci (almeno per ora);per non parlare della ex moglie che ancora non si è rassegnata della situazioneormai consolidata e che farebbe una sceneggiata se ci incontrasse. Vivendo in paese la situazione è ancora più difficile perché tutti conoscono tutti.Il rapporto del mio compagno con i suoi figli non si è interrotto, anzi lui ogni giorno aiuta (essendo pensionato) uno dei due in un’attività commerciale;Miriam sa che è un amico di suo padre e quando chiede perché non andiamo in quel negozio a fare acquisti mi ritrovo a tergiversare invece di cogliere l’occasione per spiegarle tutto.Accompagno Miriam a scuola la mattina, prima di andare al lavoro poi la rivedola sera quando, finito il lavoro, vado a riprenderla a casa dei nonni che mi hanno sempre aiutato a crescere la piccola. Nell’ora e mezza di pausa al lavoro torno a casa e pranzo con il mio compagno.So che dovrei dirle tutto con parole semplici ed evitare che venga a conoscenza di tutto magari da estranei, sarebbe la cosa peggiore che non mi perdonerebbe mai e poi potrebbero porle il tutto in modo travisato; quindi mi rendo conto che non devo più aspettare e “risolvere” questo “problema” al più presto.Aspetto cortesemente un Vs. consiglio in merito e Vi ringrazio in ogni caso.Cordiali saluti.

Cara signora,

Si, credo anch’io che sia giunto il momento di rivelare tutto a sua figlia. Il consiglio che vorrei darle è questo: cercare di essere naturale, non drammatizzare la situazione, non farle vivere il momento della ‘rivelazione-del-segreto-familiare’. Cerchi di dirle qualcosa ogni giorno, non tutto insieme e, soprattutto risponda alle domande che sua figlia le farà, man mano che il racconto prenderà più consistenza. Inoltre, per parlare del passato, faccia sempre riferimento a situazioni che sua figlia conosce e che rappresentano il suo presente.
Cordiali saluti e auguri.

Dott.ssa Giuliana Proietti
27-07-2007

La madre anziana

Buongiorno,ho 49 anni, sposata, sena figli (per scelta). Mi sono sposata a 23 anni, e, sia io che mio marito, siamo usciti dalle rispettive famiglie di origine, andando,allora, ad abitare per conto nostro.I rapporti con la mia famiglia, sebbene formalmente sembrassero ottimi, sono stati molto conflittuali: mia madre è sempre stata nevrotica, ansiosa ed iperprotettiva, tarpandomi spesso le ali; mio padre invece ,freddo, autoritario ed introverso ma, soprattutto, ad entrambi, ho sempre rimproverato, tra me e me, di non avermi mai dato una mano concreta, nel momento del bisogno.Ora, mio padre, ottantunenne,è impovvisamente deceduto, ed io mi trovo nella situazione di dover gestire mia madre, che non vuole stare da sola.Per adesso, io e mio marito , ci siamo trasferiti da lei, ma la convivenza non è delle più facili , sebbene mio marito abbia un ottimo carattere .Io sto soffrendo molto per questa stuazione: ho crisi di ansia, spesso accuso disturbi quali la tachicardia, l’ emicrania; non dormo bene ed ho sensi di colpa. Come risolvere il problema?Grazie Angela

Cara Angela,

La sua situazione è complessa e delicata. Mi chiedo se la scelta che avete compiuto sia la più ragionevole: forse, visto che tra lei e sua madre non c’è stata mai molta affinità e complicità, sarebbe stato più opportuno trovare una sistemazione più adeguata, come due appartamenti nello stesso palazzo. Credo infatti che quello che non si è riusciti a costruire in tanti anni sia impossibile costruirlo ora, visto anche il comportamento di sua madre che, malgrado l’età, la vedovanza e la generale condizione di bisogno, non è cambiato e non si è fatto più mite ed adattabile, per cercare di venirle, finalmente, un po’ incontro. Del resto, anche la sua scelta di non volere figli dimostra la difficoltà ad assumere il ruolo di una figura che probabilmente l’ha fatta molto soffrire (forse anche senza che l’interessata se ne rendesse pienamente conto). Malgrado sia giusto rispettare i propri genitori, assistendoli e curandoli come meglio possibile fino al loro ultimo giorno di vita, ritengo altrettanto utile prendersi cura di sé stessi e cercare di preservare al meglio anche la propria salute, che vale sicuramente tanto quanto quella di un genitore anziano. Si può stare insieme se si sta bene tutti: la sua malattia per la salute di sua madre non mi sembra, con tutto il rispetto per sua madre, una scelta etica o ragionevole.
Cari saluti.

Dott.ssa Giuliana Proietti
11-04-2007

Io e mio figlio

Sono separata da due anni e ho un figlio di 6 (Riccardo)che sta manifestando dei comportamenti violenti sia a scuola che in famiglia. A richieste negate diqualsiasi tipo oppure a situazioni che non vanno come vorrebbe reagisce appuntocon violenza e rabbia arrivando anche alzando le mani sia verso i compagni che verso genitori, nonni… in maniera incontrollabile.Sono momenti di terrore a casa perchè nei suoi occhi si vedono la rabbia e ilrancore che ha.. e sia io che i miei genitori non sappiamo come fermarlo.abbiamo provto sia con le buone che con le cattive ma non smette.Cosa dovrei fare? come dovrei comportarmi?Ringrazio. Silvia

Gentile Silvia,

La prima cosa che le consiglierei di fare è richiedere un’accurata visita presso un neuropsichiatra infantile. Una volta che sia perfettamente escluso qualsiasi problema di tipo organico (cioè legato al cervello, al sistema nervoso, ecc.) non resta che considerare l’aspetto psicologico.

In ogni caso, in attesa della visita e delle risposte dello specialista, quello che vorrei dire è che non potete, lei ed i suoi genitori, spaventarvi di un bambino di sei anni: opponete una ferma resistenza, senza violenze, senza alzare le mani, ma facendogli chiaramente capire chi ha l’autorità in famiglia.

Qualora il problema fosse psicologico, consiglierei una psicoterapia familiare.
Cari saluti e auguri.

Dott.ssa Giuliana Proietti
15-12-2006

Io, lui e sua madre

Gentile Dottoressa, sono sposata da 1 anno e qualche mese, dopo 2 di convivenza e 6 di fidanzamento; Conosco da sempre mio marito e quindi 3 anni fa quando mi chiese di lasciare l’Italia per andare con lui in Inghilterra (dove lui è nato e ha la sua famiglia) lo feci senza pensieri. Il primo anno capii subito che non potevo contare molto su di lui per l’inserimento, perchè il suo lavoro lo impegnava (impegna) molto e quindi mi diedi da fare da sola con discreti risultati: mi iscrissi ad un corso di lingue e trovai un bel lavoro part time. Mi fu anche subito chiaro che il nostro rapporto di coppia non era più a due, ma a tre, e cioè lui, io e la mamma di lui. Non ostante ciò decisi di sposarmi credendo che con il tempo e il matrimonio lui sarebbe cambiato e invece adesso mi ritrovo nella stessa situazione di prima. Il problema non è la madre, che si è invadente, egoista e immatura, ma il fatto che lui non riesca ad imporsi a lei, ovvero che non riesca a fare da filtro fra me e lei, lasciandomi quindi la responsabilità totale nella gestione del rapporto e imponendomi al contempo la sua presenza. Non essendo particolarmente diplomatica, non mi faccio neanche troppi problemi a trattarla come lei merita; Ma piano, piano comincio a stancarmi di questo uomo, che in realtà mi fa rabbia nella sua inettitudine, ma anche tenerezza in quanto lo vedo indifeso, non in grado di farsi rispettare, diviso tra due fuochi (per una situazione che ha creato lui), tutto lavoro e basta. Alcune volte mi chiedo se debba lasciar tutto e andarmene (buttar via 3 anni così), altre penso che dovrei rivolgermi ad un terapista per coppie. Mi sento confusa, disinlusa, stanca e presa in giro, Non so più che fare, so che se lo lasciassi andrei incontro ad un forte periodo di depressione (sono una persona soggetta a periodi di depressione), per via del senso di fallimento che mi porterei dietro. Non so veramente che fare. Grazie per un’eventuale risposta

Gentilissima,

Le crisi, anche in un bel rapporto di lunga durata, non sono rare e dunque occorre imparare ad affrontarle, a gestirle e a superarle. Un periodo di crisi significa che c’è qualcosa che non va, che tutte le strade tentate per risolvere questo qualcosa non hanno funzionato: occorre dunque andare verso un significativo cambiamento, che non necessariamente significa la separazione. Non mi sembra infatti che i problemi che lei lamenta siano poi così gravi e irrisolvibili: si tratta di stabilire delle nuove regole di comportamento, in modo che ciascuno di voi tre sappia con precisione i confini all’interno dei quali muoversi con tranquillità ed i terreni in cui è invece necessario interagire con maggiore accortezza. Rivolgersi ad un terapeuta della coppia è molto importante: per i risultati positivi che se ne possono trarre ed anche perché così non si rischia di affrontare le questioni più delicate dal verso sbagliato.
Cari saluti.

Dott.ssa Giuliana Proietti
16-12-2008

Tante famiglie

Gentile Dottoressa, la figlia di 5 anni del mio compagno da circa 6 mesi vuole essere maschio come il padre, cerca di emularlo in tutto, a volte anche nel rapporto con me. I genitori separati dalla sua nascita e in costante lite, si sono rivolti ad una psicologa che ha evidenziato un disagio ed una aggressività dovuta alla mancanza del padre che la madre gli ha impedito di vedere per buona parte della sua vita, fino a circa due anni fa grazie all’intervento del tribunale e sotto la supervisione dei servizi sociali. Dopo questa diagnosi, la madre si è convinta a lasciare la bimba con il papà per più tempo ed essere flessibile negli orari. Secondo la psicologa però sarebbe indispensabile per la bambina che i genitori (che fino a 15 gg fa non si parlavano neanche) cominciassero non solo ad avere finalmente rapporti civili ma, addirittura, almeno PER UN CERTO PERIODO di tempo ad uscire insieme, portarla al cinema allo zoo al fine di rassicurarla sul fatto che anche lei ha una famiglia. A questo punto mi chiedo, non è una cosa negativa per lei darle quello che lei non ha mai conosciuto per poi toglierlo spiegando che mamma e papà hanno due vite separate e non potranno mai tornare insieme? Non potrebbe scattare in lei la voglia di vivere quella situazione e magari dare la colpa a me e a sua sorella (nata lo scorso anno dalla nostra unione) perché questo non accadrà ? Inoltre, aggiungo che la madre è sola e cerca in tutti i modi di intromettersi tra di noi, non ha mai accettato e rispettato ne’ me ne’ nostra figlia. Mi rendo conto che sintetizzare tali situazioni è difficile ma la ringrazio comunque se vorrà darmi una sua opinione.

Gentilissima,

Credo che la bambina dovrà adattarsi ad avere non una sola famiglia, ma tre: quella composta dai genitori biologici e quelle formate da ogni singolo genitore con il /la nuovo/a partner e gli eventuali altri figli.
Per i bambini infatti, che hanno molte meno reticenze e pregiudizi di noi adulti, accettare una situazione di questo genere non è poi così problematico come potrebbe sembrare. Mi sembra giusto che la bambina veda anche il padre, dal momento che per crescere in modo sano è importante frequentare entrambe le figure genitoriali, ma non capisco questa richiesta fatta al suo compagno, di uscire per un certo periodo di tempo con la sua ex, per far capire alla bambina che ha una famiglia. … Che questo accada in giornate particolari, come ad esempio il Natale, il compleanno della bambina, la prima Comunione, ecc. è una cosa veramente bella per i figli ed i genitori che ci riescono sono veramente da ammirare: stiamo però parlando di occasioni particolari, non certo di quotidianità. Non capisco che senso abbia presentare alla bambina una realtà fittizia, che non esiste più: del resto si può essere ottimi genitori anche se non ci si frequenta, mentre non è sempre vero il contrario.

Dott.ssa Giuliana Proietti
15-12-2008

Mamma disperata

Spero che mi rispondiate presto sono una mamma disperata.ho due figli di 15 e 17 anni.quello di 17 anni sta creando molte preoccupazioni in me e in mio marito.rifiuta un rapporto con noi e vuole tenerci lontano dalla sua vita ,non rispetta nessuna regola risponde in maniera aggressiva (anche con parolacce) ai nostri tentativi di fargli rispettare gli orari o per i problemi scolastici che ha (frequenta il liceo classico)da un pò di tempo ci siamo accorti che il sabato sera beve perchè torna con l’alito che puzza di alcol. Siamo terrorizzati da questo anche perchè ha il motorino.non riusciamo a capire quale possa essere il suo disagio la nostra è una famiglia serena e lui ha avuto sempre un ottimo rapporto sia con me che con il padre anche con il fratello ha un ottimo rapporto di amore e complicità.cosa dobbiamo fare?

Gentile signora,

Il ragazzo sta sicuramente vivendo un periodo difficile, come è, per tutti, quello dell’adolescenza, in cui il giovane sperimenta nuovi ruoli, nuove amicizie, nuove esperienze e fondamentalmente non sa più chi realmente sia: infatti, non è più il bambino di un tempo, ma non è ancora l’uomo sicuro di sé che vorrebbe essere. In questo periodo è frequente che vi siano scontri con i genitori e che ci si abbandoni a qualche piccola (o grande) trasgressione. E’ questo un momento in cui i genitori devono imporre la loro autorità, stabilendo con chiarezza le regole ed i confini antro i quali il ragazzo si può e si deve muovere. Il problema è che questa autorità non può essere imposta con la forza, come avveniva in passato, ma deve essere ‘suggerita’ attraverso il dialogo, l’interessamento alle problematiche del ragazzo, il suo coinvolgimento in qualche progetto, la negoziazione ecc. E’ un periodo difficile per i genitori, perché anche loro devono mettersi in gioco, abbandonare i metodi educativi e lo stile di comportamento fino ad allora adottati, adattandosi alla nuova realtà. Visto che non è consigliabile imporsi con la forza, meglio influire sul comportamento dei figli attraverso premi e punizioni: un buon voto a scuola equivale a questo premio, un cattivo voto porta invece a questa restrizione (no al motorino, no alle uscite del sabato sera, ecc.). Occorre mediare su ogni cosa, contrattare, discutere, interagire. E’ faticoso, anzi faticosissimo, ma chiudersi nel silenzio, come fanno alcuni genitori, non porta a nulla di buono, seppure sia molto più facile (anche se non meno doloroso…).
Cari saluti e auguri.

Dott.ssa Giuliana Proietti
05-03-2008

Faccio tutto per il mio piccolino

Buona sera dott.ssa, fino a qualche mese fa per 2 anni dal matrimonio io e mio marito vivevamo in casa con i miei genitori; il rapporto fra mia madre e lui si col tempo si è logorato. Appena sposata ho voluto un bambino che con mio immenso dolore è morto poche settimane prima della data prevista per la nascita. I mesi di gravidanza sono stati duri a causa del riposo assoluto e dei rapporti fra mio marito ed i miei; più volte lui ha minacciato di andar via da casa e io l’hoconvinto a rimanere. Dopo la morte del bambino le cose fra noi si sono sistemate ma io non mi davo pace, sapevo che per superare la cosa, avrei dovutoa vere un altro bambino e così è stato, dopo tre mesi sono rimasta nuovamente incinta. Ho avuto un’altra brutta gravidanza trascorsa a letto e con mio marito che si comportava ancora peggio della prima, era sempre più distante. In cuor mio sapevo che lui aveva un’altra! Nel frattempo siamo andati a vivere da soli.Quando finalmente è nato il mio secondo piccolo ( è la mia gioia) lui era mentalmente e sentimentalmente distante, aveva deciso di lasciarci e così dopo due settimane dal rientro dall’ospedale mi ha raccontato del tradimento. Io contrariamente a quanto avrei pensato, ho “accettato” la cosa per il bene del bambino e adesso che son passati circa 7 mesi apparentemente viviamo una vita quasi tranquilla, ma in fondo non l’ho perdonato, ci sono momenti in cui lo odio, altri in cui gli voglio molto bene, ma l’amore… quello è svanito.Abbiamo rapporti sessuali rarissimamente, ma lui dice che la causa è la stanchezza, il fatto che il piccolo porta via tanto tempo. Quest’uomo è stato una enorme delusione, la nostra storia all’inizio sembrava una favola ed invece è stato tutt’altro. A lui attribuisco la causa della morte del mio primo bambino (i medici dicono che è stata sfortuna ma per me è stato lo stress della situazione).A questo si aggiunga il fatto che ha un carattere molto più forte del mio e che cerca di sopraffarmi in tutto, facendomi fare esattamente quello che vuole lui, anche nella cura del mio bambino devo rendere conto a lui. Mi rende insicura ed incapace di prendere decisioni da sola. E’ giusto che stringa i denti per mio figlio? Anche perchè mi ha detto che se ci separassimo lui farebbe tutto per prendersi il bambino!! Come potrei vivere senza di lui??Non so proprio come comportarmi, amo troppo il mio bambino per rischiare di perderlo. Mi aiuti!!Il mio piccolino invece è una meraviglia, in lui riverso tutto l’amore che ho,è la mia consolazione!!!

Cara signora,
Voglio sperare che la sua lettera, scritta di sera, sia solo l’espressione di una momentanea malinconia e che lei non pensi davvero ciò che scrive. Per quanto possa essere stata difficile la situazione in famiglia infatti, suo marito non è certamente la causa della morte del suo primo bambino ! Del resto, se anche lui avesse il carattere tanto aggressivo e prepotente che descrive, è pur vero che vivere a casa dei suoceri, specialmente in un momento di difficoltà e di tensione come quello che avete affrontato, non è facile per nessuno.
Dopo il tradimento di lui e la crisi che avete attraversato, sarebbe stato forse meglio cercare di riconquistare un po’ di serenità coniugale, ricreando un rapporto di complicità, di intimità, favorito anche dall’essere andati a vivere da soli. La ricerca di un altro figlio invece, subito dopo la perdita dell’altro, dimostra che lei intendeva realizzarsi soprattutto come madre, quasi dimenticando che un figlio è di entrambi i genitori e di tutti quelli che lo amano, non solo della madre biologica.
Attenzione dunque: suo figlio, crescendo, potrebbe non avere i mezzi o le capacità per ‘difendersi’ da questo eccesso di amore e di attenzioni da parte della mamma e sviluppare un attaccamento o dei sensi di colpa che potrebbero minarne le intime sicurezze.
Lei è una donna giovane, oltre che una madre e per questo deve tornare a relazionarsi affettivamente e sessualmente con una figura maschile adulta, che possa rappresentare il vero compagno della sua vita. Lo deve fare non solo per lei, ma anche per suo figlio. Se poi questo suo compagno di vita debba essere suo marito o no sta a lei deciderlo, ma se la scelta cadesse su di lui, non si può pensare di ricominciare una vita da vivere insieme senza una buona terapia di coppia, che riscriva le regole del vostro rapporto, che vi porti a stringere un nuovo ‘patto’ coniugale, per cercare di essere più sereni, anche per vostro figlio.
Cari saluti e auguri.

Dott.ssa Giuliana Proietti
22-10-2007

Ingabbiata dal passato

Salve, sono V. e da un pò di tempo a questa parte non sto passando un bel periodo. E’ da più di un anno che ho una storia ad intermittenza con il mio ex ragazzo, mi sento ancora legata a lui ma non riesco pienamente a staccarmi da lui. Ho provato ad avere altre storie, ma non hanno avuto alcun esito positivo.Con qusto ragazzo abbiamo provato tante volte a stare insieme ma subertrano sempre i problemi legati al passato, alla sua rabbia nei miei confronti cheancora non ha elaborato (in passato si è sentito dscriminato da me e dalla mia famiglia) nonostante abbia fatto di tutto per rimediare i miei errori. E’ un continuo attacco nei miei confronti, è sempre aggressivo e non sono felice però non riesco a staccarmi da lui. Vorrei potere riuscire a stare bene con lui, ma non so cosa fare, oppure vorrei dimenticarlo ma è una perenne persecuzione…mi sento semplicemente ingabbiata dal passato. Grazie

Cara V.,

Questa lettera che ci invia, senza una richiesta specifica, sta a dimostrare che lei sta elaborando quanto prova per questa persona e, prima o poi, da queste riflessioni, da questa analisi dei suoi sentimenti, passati e presenti, fiorirà una decisione che le darà la motivazione di agire, in un senso o nell’altro. L’importante infatti è ‘uscire dalla gabbia’: stare insieme con lui deve essere una scelta consapevole, non una mancanza di coraggio.
Cari saluti e auguri.

Dott.ssa Giuliana Proietti
22-10-2007

Dall’altra parte, sua sorella

Salve, da anni che leggo la vostra rubrica e oggi più che mai ho bisogno di una vostra consulenza. Da tempo oramai che nella mia famiglia si sta vivendo una situazione di conflitto dove da una parte del fronte ci siamo io e i miei genitori e dall’altra parte mia sorella; voglio aggiungere che questo conflitto non è voluto, ma anzi i miei genitori (compreso me ) ne soffrono tantissimo e non sanno come comportarsi. Ciò mi porta a scrivervi, proprio perchè anche io non so proprio qual’è l’atteggiamento e lo spirito adatto per affrontare il seguente “problema”. Mia sorella, da due anni diplomata, ha sempre avuto un carattere “forte”, ha sempre fatto di testa sua adoperando anche comportamenti ribelli e atteggiamenti di vero e proprio odio verso i suoi genitori che le imponevano limiti ed orari, vive da sempre chiusa a chiave nella sua camera, se si vuole parlare con lei bisogna fare il diavolo a 4 bussando e gridando (molte volte fa finta anche di non sentire). Da tempo ha anche svolto dei lavoretti ( alcuni dei quali la portano lontano da casa per poi ritornarsene perchè ha litigato con il principale o ha mandato a quel paese qualcuno) e tutti i soldi che riesce a guadagnare, li spende in cose inutili fino a svuotare il conto in banca e chiedere soldi in prestito ai miei genitori. Da che io ho memoria, ha sempre usato questo atteggiamento intensificandolo sempre di più, i miei genitori pensavano fosse un atteggiamento dovuto all’adolescenza ma purtroppo invece di svanire va sempre peggiorando. Ultimamente viene a chiedermi favori (come se fossero dovuti) se le si chiede del tempo o magari le si dice no perchè sono cose assurde lei manda a quel paese, minaccia e sfida provocando in me scatti d’ira che faccio sempre più fatica a contenere (mi sfida anche a picchiarla, cosa che io non ho mai fatto nonostante mi prudano sempre di più le mani). Secondo la mia valutazione sembra come se vivesse in un mondo tutto suo, dove lei si fa in quattro e non le viene riconosciuto niente e i Scusate per la lunga trattazione, non priva di errori d’ortografia Grazie e Arrivederci Marco

Gentile Marco,

Non vi sono, da quello che lei racconta, elementi che potrebbero indurre a pensare tout court ad una diagnosi psichiatrica, ma sinceramente neanche ad escluderla. L’atteggiamento di sua sorella infatti potrebbe essere dovuto ad antichi problemi di relazione con i genitori che si sono ormai cristallizzati, così come ad insoddisfazioni esistenziali di vario tipo, che la spingono al ritiro sociale così come ad atteggiamenti particolarmente aggressivi verso gli altri. E’ anche possibile però che vi sia un disturbo più grave, di tipo paranoico, che non permette a sua sorella di avere un buon contatto con la realtà. Ritengo che, chiedendole di sottoporsi a test psicologici ed ad un colloquio clinico, sarà sicuramente possibile comprendere la natura del problema ed i trattamenti più adeguati per risolverlo o, almeno, per limitarne l’impatto, nella sua vita personale così come nella vita familiare, consentendo a voi tutti di ritrovare una migliore armonia familiare.
Cordiali saluti e grazie per il suo interesse per il nostro lavoro.

Dr. Giuliana Proietti
21-12-2010

Fare delle scelte

Gentile Dottoressa,
ho quasi 31 anni e un pensiero che mi assilla da un anno o più. Non sono in grado di capire se desidero o no un figlio. E’ facile ridurre tutto ad una semplice frase, difficile spiegare i terrificanti moti interiori del mio animo. Ho una relazione stabile e felice con una persona estremamente paziente e comprensiva. Nel corso della mia vita ho sofferto (ma oserei dire soffro ancora) di depressione, dalla quale sono (forse) uscita ad intervalli irregolari, grazie ad una gentilissima dottoressa che ha saputo insegnarmi a scavare nel profondo. Sono molto insicura, o forse credo di esserlo. Mi guardo indietro e non mi capacito di tutto quello che sono riuscita a fare. Ho vissuto e lavorato all’estero, ho realizzato i miei sogni, anche se a volte mi sono resa conto che stavo scappando da una situazione familiare poco piacevole. Ma non mi pento di niente, rifarei tutto quanto. 

Ho avuto esperienze meravigliose e conosciuto persone altrettanto meravigliose, che ora fanno parte del mio piccolo tesoro che chiamo amicizia. Nonostante questo sento che mi manca ancora qualcosa, sento che sono alla ricerca di qualcosa e non capisco che cosa sia. Il confronto con le coetanee che si sposano e che diventano madri è quasi inevitabile. Sono atea. Mi piace l’idea del matrimonio, del progetto di vita insieme e so che prima o poi accadrà perchè è quello che voglio. Ma il pensiero dei figli mi tormenta. Le parole come GRAVIDANZA e PARTO sono per me difficili da pronunciare. Ed è difficile parlarne anche con il mio ragazzo. Mi altero senza motivo, mi innervosisco inutilmente e non capisco il perchè. Dato che il tema è molto delicato, abbiamo deciso di affrontarlo a piccole dosi. Inoltre ho una pessima opinione del mondo maschile. Non so bene da cosa sia causata, ma ho quasi la sensazione che gli uomini siano guidati fortemente dal loro istinto sessuale, e questo li riduce ai miei occhi a poveri animali senza cuore ne coscienza. Lo so, sono molto dura. Rabbrividisco all’enesima notizia che riporta l’ennesimo caso di stupro. Ma ancora non capisco cosa non va.
Dopo una lunga serie di riflessioni sono arrivata alla conclusione che non è tanto il bisogno di essere simile agli altri che mi fa stare male: sono quasi sicura che se decidessi di non diventare madre sarei in grado di farmi accettare, nonostante i pregiudizi di questa nostra ambigua società.
E allora cosa mi tormenta? Ho ripensato al rapporto con mia mamma. L’adolescenza è stata una bufera terribile, disastrosa e che ha lasciato diverse cicatrici dentro di me, ma ora è cambiato tutto: il rapporto è positivo, è diventata la mia confidente. Anche se mi rendo conto che non potremmo più vivere sotto lo stesso tetto, sono contenta che lei ci sia e temo molto il momento in cui dovrò dirle addio.
E allora proprio non capisco: mi piacciono i bambini ma non sono sicura di volermi assumere questa enorme responsabilità. Ho forse paura che scada presto il mio tempo a disposizione? Forse ho paura di pentirmi della mia scelta di non averne? O al contrario ho paura di pentirmi di averne e non essere in grado di amarli come vorrei? Non mi va che i figli passino attraverso i momenti difficili che ho vissuto io. Non mi va di farlo “solo perchè E’ ORA” come ho sentito dire a molte: questo mi fa molta rabbia. Per fortuna non ho pressioni da parte della mia famiglia, ne da parte di quella del mio ragazzo. Eppure a volte mi piacerebbe poter insegnare a crescere ad una personcina che è frutto dell’amore.
Sto scrivendo e mi rendo conto che sono più confusa di quando ho iniziato.
Ho fatto molta fatica ad accettare il mio fisico (magra e seno inesistente). Faccio fatica a definirmi DONNA, perchè in fondo mi sento una ragazza, un’adolescente con qualche conto in sospeso ancora da chiarire.
Probabilmente devo trovare un equilibrio dentro di me, ma COME??!!
Grazie per l’ascolto…
Spirito libero

Gentilissima Spirito Libero,

Quando, a livello inconscio, non si desidera affrontare le proprie difficoltà ed i propri disagi, la soluzione può essere quella di porsi un numero infinito di problemi: questo non solo genera una grande confusione, che stordisce come una droga, ma soprattutto evita alla persona di compiere delle scelte e di assumersi delle responsabilità.
Forse, dopo i trenta anni, sente più vicino il momento del matrimonio e questo acuisce in lei il timore di perdere la sua libertà, oltre che la paura di tornare a vivere una situazione familiare non facile, come quella che si è lasciata alle spalle.
Direi che, parlando in generale, è apprezzabile che una persona non voglia giungere al matrimonio e alla genitorialità semplicemente per caso, magari solo per far contente altre persone che premono in quella direzione, ma esagerare in tal senso potrebbe essere molto negativo e controproducente. Tutto infatti, nella vita, cambia, matura, si trasforma ed anche la scelta più convinta e consapevole potrebbe nel tempo rivelarsi un errore, così come a volte una scelta fatta “per caso” potrebbe, nel tempo, confermarsi valida e opportuna (o, quanto meno, non così sbagliata…)
Non bisogna avere paura della propria libertà di agire e di scegliere e quando c’è (se c’è) qualcosa che non va, occorre affrontarla e, se possibile, risolverla, evitando di trincerarsi dietro alibi e distrazioni mentali che sono solo un’offesa alla sua intelligenza.
Le faccio molti auguri.

Dr. Giuliana Proietti
13-04-2011