Aspetti psicologici, ambientali e strutturali della Day Surgery

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Apertura dei lavori al Convegno “Innovazioni chirurgiche e costi della Sanità Pubblica
Franco Avenia
Sala “Aldo Moro”, Palazzo Montecitorio
Roma 29.04.2016

 

In Italia i ricoveri ospedalieri, come noto, sono in calo dal 2005, con una maggior diminuzione negli ultimi anni a partire dal 2007. Nel 2014, ne sono stati effettuati 9.526.832, per un totale di 63.129.031 giornate, con una riduzione rispetto al 2013 di circa 315 mila ricoveri (-3,2%) e 1.184.000 giornate (-1,8%).[1]

Nel primo semestre del 2015 la tendenza si conferma con una diminuzione dell’attività ospedaliera complessivamente erogata.  Le dimissioni per acuti in regime ordinario sono state 3.178.661 e 877.627 in regime diurno, pari al 21,6% del totale delle dimissioni per acuti. Gli interventi chirurgici di Day Surgery (in regime di ricovero limitato alle sole ore del giorno) e One Day Surgery (con una sola notte di ricovero) sono stati pari circa al 50% di tutta l’attività chirurgica.

Ciò, come evidente, produce una notevole riduzione dei costi, sia per le risorse umane, sia per le risorse economiche in generale. Va però tenuto conto che il regime diurno non può basarsi solo sul risparmio, ma deve altresì considerare gli aspetti soggettivi ed oggettivi che consentano di ottimizzare il risultato terapeutico con la soddisfazione e la percezione di salute del paziente.

Per quanto attiene ai fattori soggettivi, vanno analizzati i possibili vissuti positivi e negativi che si configurano, non soltanto durante il breve ricovero, ma anche nel ritorno a casa, dove il paziente deve confrontarsi con stati emotivi di diversa natura, del tutto nuovi rispetto ad una tradizionale dimissione ospedaliera.

Uno dei principali ostacoli emotivi che deve superare il soggetto ospedalizzato è il distacco dalle sue abitudini, dai familiari e la riduzione sensibile della sua privacy, aspetti negativi che invece non si manifestano in ambito di ricovero diurno.

Va, infatti, notato che chi sa di poter tornare a casa la sera stessa o il giorno dopo affronta l’intervento chirurgico con maggior serenità di chi, al contrario, entra in ospedale senza poter conoscere quanto a lungo vi rimarrà.

La sensazione spontanea – ancorché non realmente corretta – di esser già guariti, che s’ingenera dopo la dimissione, favorisce poi uno stato d’animo di maggior sicurezza e tranquillità.

Il brevissimo periodo d’ospedalizzazione consente inoltre di evitare il distacco dall’ambiente familiare e, di conseguenza, anche di mantenere immutate le proprie abitudini di vita. Ciò è sicuramente importante per il morale del paziente e per la possibilità pratica, facilitata anche dall’uso degli abituali locali, di curare la propria persona con l’aiuto dei familiari, che offrono non solo il conforto della loro presenza, ma anche un supporto pratico. Il senso di pudore, infatti, e di vergogna d’essere accuditi intimamente da persone sconosciute e magari dell’altro sesso, crea spessissimo un fortissimo disagio, capace anche d’interferire con le funzioni corporee o di sottostimare dolori o problemi d’altro tipo, rimandando o impedendo di chiedere aiuto al personale infermieristico, con conseguenze più o meno severe.

In ultimo, non dobbiamo dimenticare un aspetto oggettivo importante: la riduzione, prossima allo zero, del rischio d’infezioni per l’assenza dei “germi da ospedale”.

Non tutto, però si appalesa positivamente. Una dimissione effettuata in un ristretto ambito temporale (dopo poche ore o dopo una sola notte di degenza) può generare una sensazione d’insicurezza, rispetto al ricovero ordinario. Trovarsi a casa dopo un intervento chirurgico senza assistenza medica,  invece che affidarsi alla sorveglianza dei sanitari, alla loro esperienza ed ai macchinari a loro disposizione, può favorire una risposta d’ansia.

Ansia che può crescere pensando di essere lontani dall’ospedale in caso d’improvvise complicanze o di poter sbagliare posture, medicazioni, assunzione di farmaci, ecc..

In altre parole, la dimissione rapida, prevista nel ricovero diurno, può favorire la resistenza del paziente ad accettare tale modalità terapeutica poiché, pur valutando gli aspetti positivi di un trattamento in Day Surgery, è facile che si sviluppi una sensazione d’abbandono.

Oltre agli aspetti psicologici, per valutare con ponderazione la portata del regime di ospedalizzazione diurno, vanno tenuti presenti gli aspetti ambientali e strutturali. Esistono, infatti, delle incombenze che sono direttamente a carico del paziente e del suo contesto familiare ed altre che fanno capo all’organizzazione del sistema dei ricoveri diurni.

Le prime consistono essenzialmente nelle disponibilità del paziente, che deve assicurare di poter utilizzare un auto, di possedere un telefono in casa (preferibilmente fisso, per evitare problemi di campo di recezione o di batterie scariche) e di avere un accompagnatore che poi lo assista anche in casa. La figura dell’accompagnatore è, infatti, essenziale nella Day Surgery e nella One Day Surgery e non è possibile accedere a regimi diurni di ricovero senza di essa. L’accompagnatore, oltre ad accompagnare materialmente il paziente, riceve istruzioni sulle cure da prestare, i farmaci da somministrare e gli eventuale sintomi da comunicare ai medici della struttura ospedaliera. L’accompagnatore, poi, svolge il compito di raccordo con il Medico di Medicina Generale (intermediario qualificato) cui deve consegnare la documentazione affidatagli all’atto della dimissione, con le indicazioni riportanti il tipo di intervento eseguito e le terapie da seguire.

Le seconde, ovvero le incombenze post-dimissioni a carico della struttura ospedaliera, si concretano nella garanzia di un follow-up organizzato con i medici del territorio e nella possibilità di ricevere segnalazioni dai pazienti, offrendo consultazioni telefoniche esaurienti e tempestive.

In conclusione, per un’ottimizzazione della terapia chirurgica in regime diurno, sono elementi essenziali: un’informazione chiara e completa sulle modalità dell’intervento e del post-intervento domiciliare, da fornire al paziente ed ai familiari (accompagnatore); un’interazione garantita tra paziente, Medico di Medicina Generale e ospedale; e – ove possibile – nei casi indicati, una valutazione psico-sociale preventiva (aspettative, paure, resistenze, impedimenti pratici, deficit ambientali e familiari, ecc.) atta a garantire il più possibile una compliance alla terapia.

La Day Surgery e la One Day Surgery non devono, dunque, rappresentare solo procedure atte a ridurre i costi della Sanità Pubblica, ma altresì a garantire al paziente un’efficace terapia ed una controllata convalescenza, vissute senza paure, in tutta tranquillità e con una percezione progressiva di salute.

Dr. Franco Avenia

[1] Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero (Dati SDO 2014), a cura dell’Ufficio VI della D.G. programmazione sanitaria del Ministero della salute.

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Dr. Franco Avenia
Sociologo, Sofrologo, Androsessuologo. Presidente dell’Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia (AIRS). Vicepresidente della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica (FISS).

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