Bulimia

Cosa significa “Bulimia”?

Il termine “bulimia” deriva dal greco boulimia (lett. “fame da bue”) e definisce una fame enorme, smisurata, un sentimento soggettivo di coazione invincibile all’alimentazione, con perdita di controllo.

Cosa si intende per bulimia in senso psicopatologico?

La bulimia è un disturbo alimentare solitamente caratterizzato da periodi di abbuffate e seguito da una sorta di comportamenti compensatori. L’assunzione di cibo si verifica in un periodo di tempo circoscritto (pochi minuti o ore) attraverso una quantità di cibo assai superiore a quella che la maggior parte delle persone assumerebbe in un periodo di tempo simile ed in simili circostanze.

Quali sono i segni e i sintomi evidenti del soggetto che soffre di questo disturbo?

Uno dei primi segnali è quello di trascorrere molto tempo in bagno: questo potrebbe far sospettare possibili comportamenti di eliminazione associati alla bulimia (vomito). La persona bulimica inoltre parla costantemente di peso o dell’aspetto fisico, preferisce mangiare da sola e nasconde le prove delle sue abbuffate. Il ritrovamento di una quantità insolita di rifiuti alimentari e involucri nell’immondizia potrebbe essere un altro indizio di una solitaria abbuffata. Le persone con bulimia che si auto-inducono il vomito inoltre possono avere dei tagli sulle mani causati dalle dita che sfregano contro i denti. In genere questi soggetti hanno dei piccoli segni rossi sul volto a causa della rottura dei vasi sanguigni.

Quali soggetti ne sono maggiormente interessati?

Il disturbo è molto più frequente nel sesso femminile (l’85% dei soggetti bulimici sono donne).

In quale fascia d’età insorge più frequentemente?

La bulimia insorge in una fascia d’età compresa fra i dodici ed i trentacinque anni, raggiungendo il picco massimo fra i 17 ed i 19 anni.

In quali classi sociali è maggiormente diffusa?

La bulimia è diffusa in tutte le classi sociali (vi sono soggetti bulimici anche fra i barboni senza fissa dimora!).

Un soggetto bulimico è sempre obeso?

Assolutamente no. Molto spesso questa patologia tende ad essere tenuta nascosta per vergogna: in effetti il disturbo può essere ‘mascherato’ per anni ai familiari, visto che un comportamento bulimico può essere riscontrato non solo in soggetti ‘sovrappeso’, ma anche nei ‘normopeso’ e nei ‘sottopeso’.

La bulimia è in relazione con altri disturbi alimentari?

Si. La bulimia in genere segue o facilmente si alterna con periodi di anoressia. Il peso corporeo, malgrado le abbuffate alimentari, può essere mantenuto costante, o addirittura ridotto, a causa della messa in atto di comportamenti compensatori, come il vomito, che può verificarsi ogni due-tre giorni o quotidianamente, l’uso di lassativi, l’esercizio fisico.

Come avvengono le abbuffate?

In genere le abbuffate avvengono di nascosto, in solitudine, perché il soggetto si vergogna di questo suo comportamento ed è di solito sopraffatto dai sensi di colpa. L’abbuffata, di cibi vari, anche se soprattutto dolci e semiliquidi, continua fino alla comparsa di dolore addominale, senso di nausea, sonnolenza, senso di pienezza o vomito.

Perché le persone che soffrono di disturbi alimentari non amano mangiare insieme ad altre persone?

L’accaparramento del cibo e le pratiche di eliminazione sono, nella vita di questi pazienti, dei veri e propri rituali, che non amano trasgredire: ecco perché non amano essere coinvolti in situazioni sociali o in eventi non organizzati.

Ogni quanto tempo si verificano le abbuffate compulsive?

Le abbuffate compulsive capitano in media due volte alla settimana per almeno tre mesi e suscitano sofferenza e disagio; esse aumentano nei momenti in cui il soggetto si trova ad affrontare qualche forma di stress.

Quanto influiscono i fattori psicologici in questo disturbo?

Nel quadro clinico del paziente bulimico i fattori psicologici, quali bassa autostima, disturbi dell’umore, fobie sociali, impulsività, elevata sensibilità interpersonale, scarsa tolleranza alla frustrazione, tendenza all’atto, insoddisfazione per il proprio corpo, sono abbastanza rilevanti. Tra i più frequenti fattori causali è sicuramente il ricorso a numerosi e ripetuti tentativi di dieta e l’eccessivo interesse attribuito all’essere magri o il timore di essere in sovrappeso. A tutto questo si aggiunge in genere un carattere ansioso, instabile, teso, infelice, affetto da sensi di colpa, senso di fallimento e bassa autostima.

Come viene descritta, in genere, la famiglia del soggetto bulimico?

La famiglia del bulimico presenta genitori che hanno difficoltà di rapporti, scarsa comunicazione interpersonale, con una tendenza a consolare i figli attraverso il cibo.

Come viene descritto, in genere, il carattere della persona bulimica?

I soggetti bulimici, a differenza degli anoressici, sono più aperti, estroversi, disinibiti e non è infrequente che ricorrano spesso all’alcool o alle droghe leggere, oltre che a comportamenti sessuali a rischio. In genere una persona bulimica tende ad evitare le situazioni conviviali e questo comporta spesso l’isolamento sociale.

Quali sono i comportamenti di eliminazione più usati?

Tra i comportamenti di eliminazione frequentissimo è il vomito: inizialmente autoindotto, attraverso le dita o l’uso di spazzolini per i denti, cucchiai eccetera, ma con il tempo può diventare spontaneo, facilitato dal semplice piegarsi o dalla compressione dell’addome. Altri comportamenti sono l’attività fisica eccessiva, l’uso di lassativi, clisteri, digiuno.

Le persone che si abbuffano, ma poi non eseguono comportamenti di eliminazione rientrano nella diagnosi di bulimia?

No. Le persone che si abbuffano senza comportamenti di eliminazione spesso ricevono la diagnosi di “disturbo da alimentazione incontrollata”.

Cosa comportano le abbuffate e successivi comportamenti eliminatori sull’organismo?

Da un punto di vista organico il vomito ripetuto e l’abuso di lassativi e diuretici inducono scompensi dell’equilibrio elettrolitico, riducendo i livelli ematici di potassio, con serie ripercussioni a livello cardiaco, renale, cerebrale. Altre patologie secondarie al vomito sono le erosioni gravi dello smalto dei denti, gastriti, esofagiti, emorroidi, prolasso rettale. Nelle donne la bulimia a volte causa problemi di fertilità. È importante notare che i problemi di salute cronici non scompaiono quando si guarisce dalla bulimia. Per esempio, si potrebbe continuare a soffrire di gastroparesi (malattia che consiste nella parziale paralisi dello stomaco, che comporta la stagnazione del cibo nell’antro per un periodo molto più lungo del normale) anni dopo l’ultimo ciclo di abbuffate e relativi comportamenti di eliminazione.

Le persone con bulimia che fanno uso di sostanze corrono maggiori rischi?

Si.  Esistono rischi dovuti al fatto che l’aggiunta di droghe ricreative può creare una combinazione pericolosa e letale. Il vomito indotto, combinato con stimolanti, come la cocaina o il binge drinking (bere molto) può comportare problemi cardiaci. È inoltre pericoloso mescolare lassativi e farmaci per la perdita di peso con le droghe ricreative, specialmente perché molti lassativi e farmaci per la perdita di peso disponibili online non rivelano i loro ingredienti, il che può portare a interazioni farmacologiche pericolose e imprevedibili.

Per quanto tempo può durare?

La bulimia può risolversi in pochi episodi, concentrati in pochi mesi, oppure cronicizzarsi ed in questo caso portare a complicanze mediche o a comportamenti autolesionisti. Più del 50% dei soggetti guarisce completamente nel corso della vita e molti alternano fasi di relativo benessere a ricadute importanti.

Come si cura ?

Il trattamento è in genere basato su psicoterapia individuale o familiare, associata eventualmente a terapia farmacologica (soprattutto con antidepressivi). Infatti, cercare di curare i sintomi bulimici senza curare la depressione sarebbe affrontare soltanto la parte comportamentale del problema e non quella emotiva. Si ricorre al ricovero ospedaliero solo nei casi più gravi: consistente perdita di peso (maggiore del 40 per cento) squilibri elettrolitici, disturbi psichici gravi e rischio di suicidio, oltre che per la necessità di una separazione dalla famiglia a causa di interazioni disturbate e non controllabili.

Un’altra opzione utile potrebbe essere quella di frequentare un gruppo di auto-aiuto: il senso di comunità che si viene a creare  dà spesso la forza per combattere efficacemente il disturbo alimentare.

Dr. Giuliana Proietti

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona Civitanova Marche, Fabriano
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


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