Cesare Borgia di Francia

Cesare Borgia di Francia, detto il Valentino

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Cesare Borgia di Francia, detto il Valentino

Ultimo aggiornamento: Nov 15, 2020 @ 16:57

Non si sa con certezza quando nacque Cesare Borgia, duca di Valentinois: probabilmente era il 13 settembre 1475, o forse l’aprile del 1476, il luogo dove nacque fu probabilmente Roma o qualche zona limitrofa. Questa incertezza sulla data e il luogo di nascita del Borgia non deve stupire: Cesare era infatti un figlio illegittimo, in quanto figlio naturale del cardinale Rodrigo Borgia (poi Papa Alessandro VI) e della sua storica amante Vannozza Cattanei.

I Borgia erano un’antica e nobile famiglia spagnola, residenti nell’area di Valencia. La loro  massima promozione sociale avvenne tuttavia quando Alfonso Borgia (1378-1458), vescovo di Valencia, fu eletto papa, con il nome di Callisto III, nel 1455. Rodrigo Borgia, padre di Cesare, giunse dunque a Roma, alla corte papale di suo zio, ricevendo fin da giovane insieme alla porpora e alla promessa di una futura successione alla tiara, una dotazione di tutto rispetto con la quale sorreggere la propria scalata ai vertici della chiesa. La sua carica di vicecancelliere era infatti il primo ufficio, per prestigio, della curia romana e il secondo per emolumenti, dopo quello del camerlengo.

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La designazione di Rodrigo Borgia a membro di punta della dinastia curiale romana venne sancita dallo zio pontefice con la trasmissione al nipote del vescovado di Valenza, uno dei più ricchi di Spagna, il quale passò poi a Cesare, destinato a diventare, per incredibile omonimia, da cardinale Valentino (di Valencia) a duca Valentino (del contado francese di Valentinois).

Il Papa di Valencia si circondò dunque a Roma di suoi connazionali e parlò sempre la sua lingua natale con i suoi familiari. Si ricordano due primati in famiglia: Rodrigo fu il primo papa a riconoscere i suoi figli illegittimi, mentre suo figlio Cesare fu il primo a rinunciare al cardinalato.

Cesare era il primo dei quattro figli avuti dal pontefice con Vannozza: gli altri erano Juan, Lucrezia e Jofré. Prima di loro il cardinale Borgia aveva avuto altri figli: Pedro Luis (duca di Gandìa, nato nel 1460) e Girolama, nati da madri sconosciute.

I primi insegnanti di Cesare furono i catalani Paolo Pompilio e Giovanni Vera. Si dice che il giovane Borgia fosse un ragazzo brillante e particolarmente gradevole sul piano estetico. Era anche un uomo colto: studiò infatti legge nell’università di Perugia e poi si trasferì presso l’Università di Pisa, dove si laureò in diritto civile e canonico con il famoso giurista Filippo Decio.

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Nel 1491, dunque in piena adolescenza, Cesare fu nominato vescovo di Pamplona. Nel 1492, dopo l’ascesa al trono papale di suo padre, fu fatto arcivescovo di Valencia: aveva la “veneranda” età di 18 anni. L’anno successivo, a 19 anni, divenne cardinale e poi ancora governatore generale e legato di Orvieto (1495). Sappiamo tuttavia che sin dall’inizio il Valentino non aveva una forte vocazione religiosa, tanto che di lui si conoscevano più i legami amorosi, le battute di caccia e le feste, che non le messe.

Quando il fratello maggiore morì, il titolo di Duca di Gandìa passò al  fratello minore di Cesare, Juan, in quanto, come secondogenito, per Cesare era ormai stato riservato un destino ecclesiastico. Il nuovo duca di Gandìa fu dunque nominato comandante dell’esercito papale nel 1496 e fu lui ad impegnarsi nella prima guerra del papa contro la famiglia Orsini, che si ribellava al dominio papale. Cesare era estremamente geloso del fratello e quando Juan fu misteriosamente ucciso, nel 1497, si disse che ad ucciderlo potesse essere stato lo stesso Cesare, il quale aveva sicuramente le potenzialità per commettere un omicidio del genere. In realtà non sono mai state trovate prove contro Cesare. La gelosia verso il fratello non riguardava solamente il potere e la carriera, ma vi era anche una questione di donne: Sancha d’Aragona infatti, moglie del fratello minore di Cesare, Jofré, prestava le sue attenzioni ad entrambi i cognati, Cesare e Juan, fra loro rivali.

Alessandro VI sapeva di avere davanti a se pochi anni di pontificato, per cui cercava di non perdere tempo per realizzare i suoi progetti. Con lo stile che lo contraddistingueva (“per illusionem, dolum et fraudem”, come ebbe poi a definirlo il papa che gli succedette, Giulio II), cominciò a confiscare i beni dei baroni del Lazio, i Caetani, sterminando i maggiori rappresentanti delle loro famiglie, per poi allargarsi ai vassalli del Patrimonium presenti nella Romagna e nelle Marche, che vennero destituiti con l’accusa di mancato versamento dei tributi.


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Il papa aveva bisogno di fondi per condurre le guerre di riconquista ai signorotti locali all’interno dello Stato della Chiesa, per mano del figlio Cesare. Si servì dunque del denaro della Chiesa (anche attraverso la vendita di uffici ecclesiastici, la concessione di cappelli cardinalizi, le entrate del giubileo, le decime per la crociata). Per mettere insieme un forte esercito però ci voleva anche dell’altro: delle sicure alleanze.

Si doveva dunque cercare una moglie per Cesare, che garantisse le alleanze desiderate. La prima scelta cadde su Carlotta, figlia di Federico d’Aragona, re di Napoli, ma le trattative non giunsero a buon fine (Federico si oppose fermamente a questo matrimonio, affermando, con triste presentimento, di essere piuttosto disposto a perdere lo stato piuttosto che vedere sua figlia sposata al figlio del papa), per cui il principe guardò fuori dei confini nazionali, precisamente in Francia, dove era disponibile la mano di Charlotte d’Albret, sorella del re di Navarra (1499).

La trattativa fu questa: Luigi XII, re di Francia, conferiva a Cesare Borgia il titolo di duca di Valentinois e  il diritto di firmarsi “Cesare Borgia di Francia”, oltre alla possibilità di unire alle proprie insegne araldiche i tre gigli della casa reale francese. Da parte sua Alessandro VI si impegnava ad accordare al re francese la dispensa necessaria per ottenere l’annullamento delle nozze con Giovanna di Valois, in modo che potesse sposare Anna di Bretagna, vedova di Carlo VIII.

Questa parentela con il regno di Francia assicurava dunque al papato il supporto francese al piano borgiano di ristabilire il controllo dello stato della chiesa e, se possibile, costituire in esso uno stato permanente per la famiglia Borgia, che potesse durare oltre il papato di Rodrigo.

Luigi XII, re di Francia, invase dunque l’Italia nel 1499, dopo che Gian Giacomo Trivulzio aveva deposto il duca Ludovico Sforza. Cesare accompagnò il re nel suo ingresso a Milano. Lo stesso anno il Valentino, che era capitano generale dell’esercito papale, assistito da un grande contingente di truppe francesi, iniziò l’occupazione sistematica di molte città della Romagna e delle Marche, che erano cadute sotto il dominio di signorie locali ribelli, che cercavano di svincolarsi dal Papato. Il papa dichiarò decaduti tutti i signorotti locali (con la scusa dell’irregolarità nel pagamento del loro “census” vicariale alla camera apostolica), poi Cesare si occupò della conquista militare: le prime città che caddero nelle sue mani furono Imola (il cui castello resistette dal 23 all’11 dicembre 1499) e Forlì (che cadde il 12 gennaio 1500). Erano città governate da Caterina Sforza, in nome del figlio minorenne Ottaviano.

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Le operazioni furono interrotte temporaneamente per un rientro di Cesare a Roma fino all’ottobre del 1500, che gli consentì di assassinare, forse personalmente, il secondo e amatissimo marito di Lucrezia, Alfonso d’Aragona, duca di Bisceglie, per rendere libera la sorella, in vista di un ulteriore matrimonio, a lui più vantaggioso.

Cesena si arrese spontaneamente durante il soggiorno romano di Cesare. Riprese le attività belliche, la prima città a cadere nelle mani del Valentino fu Pesaro (grazie all’estromissione del primo marito di Lucrezia Borgia, Giovanni, il quale era sfuggito al tentativo di eliminazione fisica e se l’era cavata con il solo annullamento del matrimonio con Lucrezia per una presunta e mai dimostrata impotenza). Caddero poi Rimini e Faenza (il cui giovane signore, Astorre Manfredi III, di 15 anni, venne annegato nel fiume Tevere, per ordine di Cesare, malgrado la promessa di libertà fattagli sotto giuramento).

Cesare fu nominato Gonfaloniere della Chiesa (29 Marzo 1500). Il Gonfalonierato era un’antica e prestigiosa carica attraverso la quale i nominati dovevano custodire il gonfalone, fregiato delle chiavi incrociate, insegna della chiesa apostolica. Nella pratica comportava il ruolo di difensore dei diritti giuridici dello stato pontificio in tutte le controversie o ribellioni riguardanti sia lo stato, sia la figura del papa). A questo punto, grazie alla nomina di dodici nuovi cardinali si trovarono i soldi per assumere dei condottieri, come Vitellozzo Vitelli, Gian Paolo Baglioni, Giulio e Paolo Orsini, Oliverotto da Fermo, per portare a termine il progetto.

Il 7 maggio 1501 Cesare divenne duca di Romagna, il che gli consentì di riunire tutti i suoi territori in un’unica struttura federata, dove ciascuna terra manteneva i suoi statuti e i suoi privilegi. L’appetito del Valentino volgeva ormai verso la Toscana, dove gli faceva gola soprattutto Firenze, anche se la città era alleata del Re di Francia e questo creava non pochi ostacoli. Per ingraziarsi il re francese, dopo l’assedio di Piombino (concluso definitivamente nel 1502), Cesare prese il comando delle truppe francesi per assediare Napoli e Capua, facendo così crollare il potere aragonese nel sud Italia.

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Il 1501 si concluse con lo sfarzoso matrimonio fra Lucrezia Borgia e l’erede degli Este di Ferrara, una città che poteva essere un importante appoggio ai Borgia per il controllo del Po e punto di partenza per un eventuale ritorno alla carica per la conquista di Bologna.

Nel giugno del 1502 il giovane Borgia partì per le Marche, dove prese Urbino e Camerino. Urbino fu presa con l’inganno, in tre giorni. Cesare, partendo da Spoleto, finse di andare verso Camerino, munito di artiglieria (concessa peraltro, su richiesta del papa, dallo stesso signore di Urbino, Guidubaldo), per poi deviare verso Urbino. Il giorno prima della conquista della città il Valentino aveva inviato un messaggio a Guidubaldo, facendogli sapere che “non aveva altro fratello che lui in Italia”. Mentre Guidubaldo riusci a fuggire, Giulio Cesare da Varano, signore di Camerìno, e i suoi tre figli, furono trucidati.

La notte del 31 dicembre 1502 viene ricordata come quella del “magnifico inganno”. Il Valentino convocò presso la Rocca di Senigallia quattro suoi capitani di ventura, che non vedevano di buon occhio il progetto di unire Marche e Romagna e che per questo avevano organizzato un complotto contro di lui. Paolo e Francesco Orsini, Oliverotto da Fermo, Vitellozzo Vitelli accettarono dunque di incontrarsi col Valentino per una cena di capodanno, che potesse riportare la pace fra loro. Invece, una volta finito di mangiare scattò la trappola: Oliverotto da Fermo e Vitellozzo Vitelli furono immediatamente strangolati, mentre i due Orsini lo furono solo in un secondo momento, dopo il via libera concesso del papa (gli Orsini erano una famiglia potente e Cesare si fece lo scrupolo di non voler creare un possibile incidente diplomatico). Allo stato borgiano furono poi aggiunte Perugia e Città di Castello.

Nei primissimi anni del Cinquecento dunque il Valentino fu a capo di uno stato pacificato e saggiamente governato da luogotenenti, mentre la sorella Lucrezia era a Ferrara, imparentata con gli Este. La Francia e Venezia manifestarono in quel tempo la loro deferenza verso la famiglia del pontefice. Cesare era diventato, come osservò Machiavelli, l’ago della bilancia fra tutti gli stati italiani e le potenze straniere, condizione che precipitò però fulmineamente dopo la morte del papa e papà.

Alessandro VI morì improvvisamente di malaria perniciosa (18 agosto 1503). Questa inattesa morte stroncò i disegni del giovane principe: alla fine d’agosto Guidubaldo riprese lo stato urbinate, poco dopo lo Sforza riconquistò Pesaro e i Malatesta tornarono a Rimini. Per intercessione della corona di Spagna, il nuovo papa, Pio III Piccolomini (il cui governo durò meno di un mese), lasciò al Valentino, oltre al titolo di vicario e gonfaloniere, anche la Romagna. Questo nuovo e conciliante papa però morì poco dopo (18 ottobre 1503) e a lui succedette Giulio II (il cardinale savonese Giuliano Della Rovere, il 1 Novembre 1503), di ben altra tempra.

Nel maggio del 1504, dopo essere stato privato di tutti gli uffici che aveva ricoperto nello stato papale, il duca Valentino fu fatto prigioniero e condotto in Spagna, dapprima nella fortezza di Chinchilla, nel reame di Valencia, poi nel castello de la Mota a Medina del Campo, residenza reale nel centro della Spagna. Da lì evase la notte del 25 ottobre 1506 ed il 3 ottobre arrivò a Pamplona, capitale del regno del cognato, Giovanni d’Albret, che mancava di un comandante militare esperto, in vista del temuto invasore castigliano.

Come capitano generale dell’armata navarrina, il Valentino marciò contro Viana. Viana venne conquistata ma poi Cesare cadde in un agguato e fu ucciso con ventitrè colpi di lancia e di spada. Fu dunque spogliato di tutti i suoi abiti di lusso, degli oggetti di valore e di una maschera di pelle che gli copriva mezza faccia (sfigurata dalla sifilide) e lasciato nudo, con solo una piastrella rossa a coprirgli i genitali.

Fu poi sepolto a Viana, in un mausoleo in marmo, che Giovanni III aveva fatto disporre presso l’altare della maestosa chiesa di Santa Maria, una delle tappe del Cammino di Santiago. Nel seicento le sue ossa, considerate non degne di risiedere in una chiesa, furono sepolte in strada, in un luogo dove tutti potessero calpestarle. Più volte analizzate (l’ultima volta nel 1945), esse si sono sempre confermate compatibili con quelle del figlio del papa. L’11 marzo 2007, il giorno prima del cinquecentesimo anniversario della sua morte, le sue esequie sono tornate nella chiesa di Santa Maria. “Non abbiamo nulla contro il trasferimento dei suoi resti. Qualunque cosa abbia fatto nella vita, merita ora di essere perdonato”, hanno detto i responsabili della chiesa.

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Carlotta d’Albret, vedova del Borgia, si richiuse volontariamente nel castello de la Motte-Feuilly. Per suo ordine le mura del castello e quelle della cappella furono ricoperte di velluto nero, in segno di lutto perenne.

Per la cronaca, Cesare fu padre di almeno 11 figli illegittimi, tra i quali Girolamo Borgia, che sposò Isabella, contessa di Carpi, e Lucrezia Borgia (la giovane), la quale, dopo la morte di Cesare, venne trasferita a Ferrara presso l’omonima zia.

Il Valentino degli ultimi anni non era più lui: la sua audacia, la sua mancanza di scrupoli, la sua velocità nel decidere, nello sposatarsi, nel sorprendere ed attaccare l’avversario, nel tessere trame diplomatiche erano sparite, in quanto era venuto meno il motore della macchina da guerra che Cesare Borgia guidava:  papa Alessandro VI.

Alessandro e Cesare agirono sempre in grande armonia e furono fra loro complementari: Alessandro era il politico astuto con l’ambizioso progetto di legare a sé gli stati italiani ed europei legittimando il papato come impero fra gli imperi nascenti; Cesare fu il suo più valente uomo d’azione.

Cesare Borgia è stato quasi dimenticato dalla storia: lo si cita solo come personaggio carismatico, ammirato dal Machiavelli, fonte di ispirazione per il suo Principe, oppure per i tanti scandali legati alla sua intraprendente famiglia spagnola. Se Cesare (il cui motto era Aut Caesar aut nihil, o Cesare o nulla) avesse saputo conquistare anche il cuore e gli interessi di Giulio II, la sua stella forse non sarebbe caduta così presto e, dopo la conquista del potere, avrebbe potuto forse dare prova di essere un principe illuminato, un letterato e un mecenate. In realtà nessuno sa come avrebbe potuto essere il principe Borgia, se fosse riuscito a diventare anziano, mantenendo il potere sul suo stato.


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