Ciclotimia e disturbo bipolare

ciclotimia

La ciclotimia e il disturbo bipolare: di cosa si tratta?

Il disturbo bipolare consiste nell’oscillazione fra due polarità. Ad oscillare è il tono dell’umore, che passa da una polarità depressiva ad una euforica, con una certa ciclicità. Da qui anche l’altro termine che caratterizza questa condizione medica: la ciclotimia, un disturbo dell’umore che ha caratteristiche simili al disturbo bipolare, solo che si tratta di un disturbo meno grave e non cronico.

Quale è la differenza fra “maniacale” e “ipomaniacale”?

Se i sintomi durano più di una settimana e la persona è incapace di assolvere ai suoi abituali compiti lavorativi e familiari, oppure è necessaria l’ospedalizzazione, si parla di episodio maniacale (disturbo bipolare di tipo I); se invece la durata dell’episodio è minore, o la compromissione è meno marcata, viene fatta diagnosi di episodio ipomaniacale (disturbo bipolare di tipo II).

Cosa accade a chi soffre di ciclotimia?

La persona che soffre di ciclotimia presenta caratteristici alti e bassi del tono dell’umore, per almeno due anni o più. Si può andare dunque da una depressione (leggera) a momenti in cui si mostra un comportamento accelerato e piuttosto bizzarro.

Cosa distingue la ciclotimia dai normali sbalzi d’umore?

La ciclotimia può aumentare le probabilità di sviluppare il disturbo bipolare (le stime variano ampiamente da un 15% al ​​50% di aumento del rischio di diagnosi di disturbo bipolare se si soffre di ciclotimia) e inoltre gli alti e bassi dell’umore interferiscono con le funzioni e le relazioni della vita quotidiana.

Quanto è diffusa la ciclotimia?

Si stima che il tasso di insorgenza di ciclotimia nella popolazione generale sia compreso tra lo 0,4% e l’1%, con pari effetti su uomini e donne. Le donne, tuttavia, hanno maggiori probabilità di rivolgersi ad uno specialista per potersi curare. Il disturbo insorge in genere durante l’adolescenza, ma è difficile da identificare, dato il particolare momento di cambiamento che vive l’adolescente.

Quali sono i criteri diagnostici per la ciclotimia?

I criteri diagnostici dell’American Psychiatric Association stabiliscono che per ricevere una diagnosi di ciclotimia, è necessario soddisfare tutti i seguenti requisiti:

  • Avere avuto numerosi periodi di umore elevato (ipomania) e periodi di sintomi depressivi per almeno due anni;
  • I periodi di umore stabile di solito durano meno di due mesi;
  • I sintomi influenzano in modo significativo la vita sociale, il lavoro, la scuola;
  • Non vi sono episodi maniacali gravi, depressione maggiore o disturbo schizoaffettivo, né allucinazioni o deliri;
  • I sintomi non sono causati da farmaci, abuso di sostanze o da una malattia.

Quali sono i sintomi?

I sintomi sono quelli consueti della depressione, come:

  • ansia e irrequietezza,
  • demotivazione,
  • noia,
  • pessimismo,
  • sensi di colpa,
  • sensi di inadeguatezza,
  • scarsa autostima,
  • tendenza a piangere ed a commuoversi,
  • scarse capacità di concentrazione,
  • rallentamento nel pensiero, nell’eloquio, nella gestualità,
  • alterazioni del sonno e dell’appetito,
  • idee di morte e di suicidio,
    ecc.

Meno conosciuti, anche perché più facilmente scambiati per un tratto di personalità, sono i sintomi relativi alla fase euforica, o maniacale:

  • ottimismo eccessivo,
  • grande stima di sé,
  • grande energia,
  • espansività,
  • eloquio e pensieri accelerati e inarrestabili,
  • fuga delle idee,
  • insonnia senza sensi di stanchezza,
  • iperattività confusa,
  • disinibizione sessuale,
  • impulsività nelle spese (acquisto di cose inutili e dispendiose compromettendo la stabilità economica familiare),
  • sottovalutazione della realtà,
  • facile irritabilità, tendenza alla lite per futili questioni (scenate, cause in tribunale, ecc.)
  • tendenza a comportamenti polemici
  • deliri di onnipotenza ( la persona si attribuisce conoscenze importanti, poteri particolari, missioni per conto di Dio, ecc.)

Quali sono le cause e i fattori di rischio?

Come la maggior parte dei disturbi mentali, la causa esatta della ciclotimia è sconosciuta. Tuttavia, la componente genetica della ciclotimia sembra ormai accertata, tanto è vero che tutte le persone interessate hanno parenti o affini con sfumature simili di personalità. Chiaramente oltre alla predisposizione genetica, grande importanza hanno anche gli eventi della vita, le influenze dell’ambiente:  ad esempio, alcuni eventi della vita, come abusi fisici o sessuali, esperienze traumatiche e periodi prolungati di stress possono aumentare il rischio di sviluppare una ciclotimia. L’alternarsi delle stagioni ha grande influenza su questa ciclicità del tono dell’umore, per cui in inverno, primavera ed autunno si tende più facilmente verso la depressione e durante l’estate verso l’euforia (o la mania).

Tra i rischi cui sono esposte le persone con disturbo bipolare si ricordano:

  • il suicidio (durante gli episodi depressivi);
  • la morte per cause accidentali (es. a causa di una guida spericolata) durante gli episodi maniacali;
  • la compromissione dei rapporti interpersonali;
  • la compromissione della stabilità economica (durante gli episodi maniacali, per shopping compulsivo);
  • la perdita del lavoro (es. per comportamenti inadeguati, tenuti durante gli episodi maniacali);
  • uso di tranquillanti e droghe per automedicazione.

Terapia

I farmaci e la psicoterapia sono le opzioni di trattamento più comuni per i  pazienti che soffrono di ciclotimia. Il trattamento, sia farmacologico che psicoterapeutico, ha l’obiettivo di ridurre i sintomi depressivi e ipomaniacali e il rischio di sviluppare un disturbo bipolare.

Poiché nella fase euforica è ben difficile convincere il paziente che ha bisogno di cure, un trattamento ideale di psicoterapia dovrebbe collocarsi tra due episodi, di mania o depressione, per 6/9 mesi.

Il trattamento psicoterapeutico dovrebbe includere:

  • informazione. Approfondimento degli aspetti del disturbo bipolare;
  • monitoraggio del tono dell’umore. Per capire quando ci sono in atto i cambiamenti;
  • strategie di gestione dell’umore – Per aiutarsi a controllare meglio i cambiamenti;
  • acquisizione di abilità – Per saper far fronte ai momenti di ricaduta nella malattia;
  • terapia cognitivo-comportamentale – Per il trattamento della depressione.

Evoluzione

L’evoluzione della malattia, se non diagnosticata e trattata, può arrivare a un punto in cui i periodi di stabilità sono sempre più brevi, mentre i sintomi degli episodi maniacali e depressivi sempre più gravi. Con una adeguata terapia il decorso del disturbo è in genere benigno, con una remissione totale dei sintomi nei periodi intercritici nella maggior parte dei pazienti; esistono tuttavia persone affette da disturbo bipolare in cui il grado di disabilità è marcato, per il susseguirsi quasi ininterrotto di episodi di malattia, o per la cronicizzazione di una fase: in genere quella depressiva.

Dr. Giuliana Proietti

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Dr. Giuliana Proietti
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Psicoterapeuta Sessuologa
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