Coco Chanel

Gabrielle Bonheur Chanel, meglio conosciuta come Coco Chanel è un mito mondiale in campo femminile: la ricordiamo infatti come una delle prime donne-manager europee, una persona che, partendo dal nulla, fu abile a ‘farsi da sola’, a costruire un impero nel campo della moda. Molto meno piacevole da ricordare è che la nostra ricorse abbondantemente ai suoi numerosi amanti per farsi finanziare, e venne a patti perfino con i nazisti.

In ogni caso, dobbiamo riconoscere a Coco che molte donne nella storia hanno vissuto delle ricchezze dei propri uomini, ma pochissime hanno costruito qualcosa di così importante e duraturo, riuscendo a fare del proprio nome, sconosciuto e plebeo, un punto di riferimento imprescindibile nel campo della moda.

Coco ebbe, sin da giovanissima, grande determinazione nel cercare di rompere con le vecchie regole della moda, per inventare un proprio stile. Cocteau diceva di lei che era ‘particolare’, per quel suo creare abiti secondo regole che sembravano poter avere valore solo per i pittori, i musicisti, i poeti… Un’artista dunque, prima che una manager.

La Chanel era di umili origini: era nata il 19 agosto del 1883, nel villaggio francese di Saumur, nella Francia meridionale. All’età di dodici anni perse la madre, fatto dolorosissimo, cui seguì a breve l’abbandono del padre. Passò la sua adolescenza in un orfanotrofio e presso alcune zie, che vivevano nella provincia di Auvergne e che le insegnarono a cucire: furono loro, sembra, a darle il soprannome di Coco, che significa ‘bestiolina’. Quanto a questo famoso diminutivo, altre voci fanno invece riferimento alla breve carriera della giovanissima Coco nei club di Vichy e Moulins, dove veniva appunto chiamata “Coco” e si esibiva come cantante. Le due spiegazioni potrebbero non essere in contrasto fra loro. Una terza ipotesi invece sostiene che Coco venga dall’abbreviazione di “cocotte”, la parola francese che indica la “mantenuta”, cioè una sorta di prostituta privata.

Coco cominciò la sua attività nel 1909, cucendo cappelli, e già nel 1914 i suoi guadagni le permisero di aprire due negozi, uno a Parigi ed un altro a Deauville. Nel 1916 aprì un salone di alta moda a Biarritz, che nel 1920 trasferì a Parigi, in una zona frequentata da gente molto abbiente, rue Cambon, dove è ancora il suo atelier.

Le sue creazioni di questo periodo erano particolarmente in contrasto con quelle della belle époque, allora in gran voga: i suoi modelli erano minimalisti, informali e piuttosto mascolini (ad esempio non prevedevano corsetti). Nelle sue parole: “Fino a quel momento avevamo vestito donne inutili, oziose, donne a cui le cameriere dovevano infilare le maniche: invece io avevo una clientela di donne attive; una donna attiva ha bisogno di sentirsi a suo agio nel proprio vestito”.

Si dice che il suo stile nacque dalla mancanza di mezzi economici, che le impediva di comprare i vestiti in voga durante il periodo della sua giovinezza; fu così che cominciò a cucirseli da sola, usando le giacche sportive e le cravatte che erano, fino a quel momento, l’abbigliamento maschile di tutti i giorni . La sua era una moda che tendeva a nascondere il lusso, piuttosto che ostentarlo, appropriandosi di stili, tessuti e articoli d’abbigliamento che prima di allora erano stati indossati solo dagli uomini: soprattutto si ispirò all’abbigliamento sportivo, che le donne non conoscevano ancora. “Come fa un cervello a funzionare sotto a certe cose?” diceva Coco, alludendo alla moda femminile del tempo, specialmente ai corsetti.

Il suo stile inconfondibile era dunque un mix di stile maschile e femminile, arricchito da gioielli. Lo stile Chanel contribuì alla emancipazione femminile, nella misura in cui permise la diffusione degli stili “garçon” e “soup kitchen”, con un look androgino, adatto alla donna dinamica.

I suoi primi capi includevano lana jersey, che era comoda e pratica, ma non veniva considerata elegante, il ‘vestitino nero’, lo stile unisex e la moda per lo sport. Gli accessori prevedevano perle e catene d’oro, gioielli veri accanto a bigiotteria di qualità, borsette imbottite con catene dorate che si indossavano sulle spalle, scarpe con due tonalità e gardenie. Coco diceva sempre che lei disegnava solo ciò che le sarebbe piaciuto indossare: se poi piaceva anche agli altri, la cosa non poteva che farle piacere.

Nel 1923 uscì il famoso profumo Chanel No.5, in una tipica bottiglia Art Deco. Fu il primo profumo a portare il nome di uno stilista e divenne in seguito il profumo più famoso del mondo, reso ancor più leggendario negli anni 50-60 da Marilyn Monroe, che dichiarò alla stampa di utilizzarlo come ‘pigiama’.

Coco divenne ricca e cominciò a frequentare uomini ancor più ricchi di lei. Le piaceva ricevere in dono dei gioielli costosissimi, che poi lei prese a copiare, per farne della bigiotteria da abbinare ai suoi modelli.

Nei primi anni ’30 ebbe una relazione importante con uno degli uomini più ricchi d’Europa, il Duca di Westminster, che le chiese di sposarlo. Cocò rispose: “Ci sono state parecchie Duchesse di Westminster, ma c’è una sola Chanel”.

Nel 1939 fu costretta a chiudere il proprio atelier, quando la Francia dichiarò guerra alla Germania. Durante la guerra ebbe una storia d’amore con un ufficiale nazista che le fece perdere il successo e la simpatia dei francesi.

Si trattava del barone Hans Gunther von Dincklage, detto “Spatz”, ufficiale nazista, che le permise di vivere, durante gli anni dell’occupazione tedesca in Francia, al settimo piano del Ritz di Parigi. L’hotel era a quel tempo frequentato soprattutto da gerarchi nazisti di primissimo livello, come Goering e Goebbels.

Di lei inoltre ormai si conosceva il suo anti-semitismo (oltre agli ebrei, odiava i sindacati, il socialismo, il comunismo e la massoneria) e vi erano forti pettegolezzi sulla sua vita privata (si diceva che fosse lesbica e tossicomane, oltre che spia nazista).

Con la fine della guerra, Coco venne arrestata e liberata, poche ore dopo, grazie all’intervento diretto dell’amico Winston Churchill. Dopo la guerra la creatrice di moda negò di essere stata una spia nazista e si trasferì in Svizzera, per essere dimenticata.

Il 1954 vide il suo grandioso ritorno sulle scene della moda mondiale, forse per poter meglio fronteggiare il calo delle vendite dei profumi, forse per il disgusto da lei provato per ciò che vedeva nella moda del momento, o semplicemente per noia, per tornare ad essere una protagonista della vita mondana.

Non si sposò mai. Del resto non aveva un buon concetto degli uomini, che riteneva dei semplici accessori nella vita di una donna.

Morì il 10 gennaio del 1971, all’età di 87 anni, nei suoi appartamenti personali all’Hotel Ritz di Parigi, mentre stava preparando la collezione di quello stesso anno. È sepolta a Losanna sotto cinque teste di leone (il suo numero e il suo segno), scolpite nel marmo.

Giuliana Proietti

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


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